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La nuova partecipazione al lavoro delle donne (Vol.1 Cap.2)

Gli uomini (60%) sono più presenti nel mondo del lavoro rispetto alle donne (40%), ma sono ripartiti in

modo diverso a seconda del settore di riferimento.

+ terziario -> + donne impiegate (soprattutto in istruzione, sanità e turismo)

È soprattutto il lavoro dipendente ad essere femminilizzato.

Nel tempo:

- XX secolo, le donne si dedicavano al tessile e all’agricoltura

- Dopo la seconda guerra, con l’industrializzazione, le donne escono dal mercato del lavoro

- Anni ’70 decolla il rientro delle donne nel mercato del lavoro

- Anni ’80 crescita sostenuta

- Anni ’90 assestamento

Nello spazio:

- Paesi ad alta partecipazione: SW - DK

- Paesi a medio-alta partecipazione: UK - NL

- Paesi a medio-bassa partecipazione: FR - Ger

- Paesi a bassa partecipazione: IT – SP – GR

La partecipazione dipende principalmente da quanto le donne (25-50) della fascia critica partecipano al

lavoro -> non dipende solo dalla dimensione economica, ma culturale, sociale e politica.

Modelli di partecipazione

Per studiare la partecipazione si utilizzano le curve dei tassi d’attività per età.

Modello a M o Bimodale -> partecipazione discontinua

La partecipazione femminile è discontinua:

100 - Presenza molto elevata fino ai 25 anni -> 1° picco

- Forte calo nella fascia critica (25-35), periodo in cui le donne si

sposano, fanno figli e li crescono.

0 - Successivamente molte tornano a lavoro, ma non tutte -> 2° picco

C’è un alto livello del tasso totale di partecipazione, è il caso tipico dell’Europa centro-settentrionale.

Modello a L rovesciata -> partecipazione limitata

La partecipazione femminile è di breve durata:

100 - Presenza elevata fino ai 25 anni -> picco

- Forte calo nella fascia critica (25-35), periodo in cui le donne si

sposano, fanno figli e li crescono.

0 - Successivamente pochissime tornano a lavorare

C’è un basso livello del tasso totale di partecipazione, è il caso tipico dell’Europa meridionale.

Modello a Campana -> partecipazione continua

La partecipazione femminile è continua:

100 - Presenza elevata dai 25 ai 50 anni

- Declino dai 50 anni

0 - Scompare la temporaneità

Questa curva è molto simile a quella dell’andamento partecipativo degli uomini, ma è più bassa.

Cambiamenti

Dagli anni ’80 in poi inizia una convergenza verso il modello a campana in tutti i paesi, ma con livelli diversi.

Si assiste quindi a un forte aumento della partecipazione al lavoro della fascia 25-50 anni e le generazioni

successive tendono ad avere curve superiori a quelle delle generazioni precedenti (analisi longitudinale).

In Italia

Fino agli anni ’70 l’andamento della curva seguiva quello del modello della L rovesciata; attualmente invece

tende al modello a campana, ma i livelli sono i più bassi rispetto agli altri paesi europei, soprattutto per la

fascia 35-50 che ha subito un ritardamento della partecipazione.

- 15-24 lavorano meno perché studiano di più;

- 24-50 lavorano di più, e l’età aumenta a causa delle restrizioni nei pensionamenti.

Differenze territoriali

Tutta Italia presneta un andamento a campana, la differenza sta nel livello che al Nord è più alto che al Sud.

Centro-Nord -> 15-30 anni, non ci sono differenze con il resto dell’Europa; la figura della casalinga

scompare.

Sud -> basso tasso d’attività, la figura della casalinga rimane rilevante e ci sono tante donne in cerca.

Ragioni della crescita della partecipazione femminile

Dal punto di vista dell’offerta le ragioni sono una maggiore istruzione e maggiori sostegni alle famiglie;

dal punto di vista della domanda le ragioni sono l’aumento del part-time e maggiore terziarizzazione.

Istruzione

C’è una relazione positiva tra i tassi d’attività femminile e i livelli d’istruzione -> le donne meno istruite

contribuiscono a tenere basso il tasso di scolarizzazione di un paese:

+ istruzione -> + occupazione femminile

ma si entra nel mercato del lavoro più tardi.

Le donne partecipano più al mercato del lavoro se istruite

- Teoria del capitale umano -> l’istruzione è un investimento costoso a lungo termine; permette di

avere un guadagno, ma esso è posticipato nel futuro. L’elevata scolarità spinge le donne a cercare una

buona occupazione e a mantenerla.

- Emancipazione -> la scuola diffonde nuovi valori e modelli di vita creando maggiore autonomia

individuale:

- le giovani ricercano autonomia

- le adulte cercano un’occupazione più qualificata che aumenti il loro attaccamento al lavoro

e consenta di guadagnare di più

Le donne sono più istruite degli uomini

Anni ’70 inizia a crescere rapidamente la scolarità femminile tanto da riuscire a superare quella maschile

die giovani negli anni ‘80. Questo aumento avviene per 2 ragioni principali:

- maggiore tenore di vita che permette di continuare gli studi;

- aspirazione e mobilità sociale grazie al lavoro qualificato -> si occupano posizioni più prestigiose

Occupazione e natalità

In passato l’aumento della partecipazione al lavoro portava a una diminuzione della natalità; oggi i paesi a

più alta occupazione femminile sono, invece, quelli con i tassi di fertilità più alti.

Il FAMILISMO riduce il numero dei figli perché:

- ritarda l’uscita dalla famiglia;

- frena le nascite fuori dal matrimonio;

- carica la famiglia di pochi compiti -> + disoccupazione.

Part-time

Il part time è una forma ridotta dell’orario di lavoro.

-> ha sostenuto la crescita della partecipazione e dell'occupazione femminile nella maggioranza dei paesi

tranne che in l'Italia che, fino agli anni 90, è cresciuta anche senza il part-time.

È un fenomeno prevalentemente femminile, viene utilizzato dagli uomini solo quando sono giovani e

studiano o quando stanno uscendo dal mercato del lavoro per anzianità.

È difficile comparare le situazioni di part-time in quanto ci sono diversi quadri regolativi da paese a paese,

esistono quindi due modi per definirlo:

- soglia delle 30 ore;

- auto-classificazione delle lavoratrici.

Il part-time è associato una condizione precaria

Si pensa che il part-time sia instabile, ma in realtà c'è poca differenza con il full time:

- non è formalmente instabile;

- solo in alcuni paesi il part-time è più a tempo indeterminato rispetto al full time.

Tuttavia, in tutti i paesi, le lavoratrice part-time hanno maggiori probabilità di smettere di lavorare

volontariamente.

Conciliazione

Si pensa che il part-time agevoli la doppia presenza perché lascia più tempo libero, ma in realtà può

peggiorare la qualità della vita delle lavoratrici perché:

- lo status giuridico e contrattuale è penalizzante;

- può essere connesso a orario socialmente disagiati;

- le imprese possono modificare l'orario e la collocazione.

Quindi, la possibilità di conciliare lavoro retribuito e vita familiare non è favorita automaticamente da un

minor numero di ore lavorative, ma dalla loro organizzazione e distribuzione della gironata.

In Italia

Anni 70/80, incremento popolazione, senza il contributo del part-time.

Il rapporto di lavoro subordinato part-time fu introdotto negli anni 80, era un'eccezione intendeva:

- incrementare i livelli occupazionali;

- favorire forme flessibili di lavoro;

- favorire la conciliazione del tempo di vita con il tempo di lavoro.

Diversi interventi normativi ne hanno reso più agevole l'utilizzo:

- Riforma Organica del 2000 -> flessibilizzazione;

- Jobs act -> forma normale.

Anni 90, oltre il 50% della nuova occupazione era part-time.

Oggi, la diffusione del part-time è ancora limitata, ad eccezione del settentrione.

I livelli di partecipazione al lavoro delle donne italiane sono poco distanti da quelli dagli altri paesi, questo

perché vengono sostituiti lavori pieni di un uomo con lavori mezzi di più donne.

Il full-time si riduce poco in Italia e tanto in Germania, Svezia, Danimarca e Gran Bretagna.

Modelli di part-time europei

- Modello Positivo = Per fare lavorare le donne che altrimenti rimarrebbero a casa -> attività stabili, ben

retribuite e non disagiate (Paesi Nordici);

- Modello Negativo = Per assicurarsi un basso costo del lavoro e alta flessibilità -> attività mal pagate e

precarie (deregolamentazione Inglese).

Evidenza empirica dei livelli d’occupazione -> dove c’è più part-time, c’è più occupazione femminile, anche

nella fascia critica (25-50 anni).

Profilo dei lavoratori part-time

IMPRESA -> il part-time è utilizzato per professioni poco qualificate nella distribuzione commerciale, nella

ristorazione, negli alberghi e nei servizi sociali e alla persona -> bassa retribuzione.

È tipico soprattutto delle grosse imprese, dove è possibile ammortizzare il lavoratore part-time

-> anche per questo l’Italia utilizza poco il part-time in quanto l’economia italiana è caratterizzata da tante

piccole imprese e dalla scarsa diffusione dei servizi pubblici.

LAVORATORE -> generalmente si tratta di una donna, non più giovane, con un livello d’istruzione medio-

basso, essa si occupa attività poco qualificate e percepisce una bassa retribuzione.

Le lavoratrici possono essere:

- Emancipate -> orientate al lavoro e al full-time che le renda indipendenti;

- Greateful slaves -> orientate alla famiglia e quindi al lavoro part-time, in questo caso sono più escluse

in caso di scarsa occupazione.

Volontario o Involontario

Il lavoro part-time può essere:

- Una strategia scelta volontariamente per conciliare il lavoro con il tempo libero o il tempo per la

famiglia (doppia presenza);

- Una situazione subita per la flessibilità organizzativa dell’impresa.

Nei paesi UE : + part time = - involontario, è così anche in Italia, ma con delle differenze:

- Centro-Nord -> + diffuso, - involontario

- Sud -> - diffuso, + involontario

Il lavoro part-time involontario è cresciuto con la crisi.

Femminilizzazione della domanda di lavoro

Nel passato l’occupazione femminile era “occupazione cuscinetto” che serviva solo in alcuni momenti.

Oggi l’aumento dell’occupazione femminile si ha nel settore terziario, un settore più adatto a mantenere

occupate le donne in età adulta (già dagli anni 70). I paesi a più alta quota di occupazione nei servizi sono

infatti quelli dove è maggiore la quota di donne tra gli occupati.

Fasi della crescita occupazione femminile legata alla terziarizzazione

- Anni 70-80, un grosso numero di donne poco istruite entra nel mercato del lavoro occupando attività

poco qualificate -> commercio, turismo, ristorazione, servizi pubblici e alla persona, assicurazioni e

banche.

- Anni 90, fenomeno di upskillng -> crescita delle occupazioni molto qualificate (intellettuali, tecniche),

ma anche crescita di occupazioni non qualificate -> POLARIZZAZIONE!

Il settore del commercio, turismo e ristorazione non è più leader nell’assorbimento delle donne ->

aumentano invece le attività terziarie avanzate (medicina) e rimane comunque importante il ruolo del

settore pubblico.

Settore terziario è più appetibile per le donne

Il settore terziario è più appetibile per le donne per diverse ragioni:

Tipizzazione delle attività lavorative

Stereotipo di genere, domanda -> esistono lavori maschili e lavori femminili: le donne sono viste come

pazienti e capaci di svolgere mansioni noiose (impiegate, lavori d’ufficio…) e attività domestiche (cameriere

in alberghi e ristoranti, cucinare).

Autoselezione formativa

Stereotipo di genere, offerta -> Le donne stesse attribuiscono delle professioni al genere maschile e altre a

genere femminile (autoselezione formativa). Scelgono infatti percorsi di studio coerenti con le mansioni che

pensano essere adatte per loro.

Circuito virtuoso dell’occupazione femminile

Le attività che in passato venivano svolte a livello domestico dalle donne entrano a far parte del mercato

del lavoro e ad essere retribuite, questo perché le donne lavorano e non hanno più il tempo di dedicarvici

tutto il giorno.

Il ruolo del pubblico impiego

Il pubblico impiego è decisivo per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro:

- Principale datore di lavoro delle donne istruite: il settore pubblico assume tramite concorsi (selezione

formalizzata) -> le donne non vengono escluse per pregiudizi o stereotipi di genere come nel settore

privato ove la selezione è informale. Le donne devono essere istruite per poter accedere tramite le

proprie capacità e competenze.

- Il settore pubblico offre condizioni che consentono di conciliare il lavoro con la famiglia (orario

ridotto, tolleranza su assenze brevi, ambiente meno costrittivo).

Segregazione

La segregazione è la concentrazione delle donne in settori/occupazioni dove sono dominanti, ciò comporta

un’esclusione dai settori “maschili”.

Orizzontale

Concentrazione di uomini o donne in alcuni settori o occupazioni.

Viene misurata attraverso l’indice di dissimiglianza -> proporzione di donne che dovrebbero cambiare

settore per avere un’eguale distribuzione di genere nell’occupazione.

- Paesi nordici -> alto indice di dissimiglianza -> alta segregazione : l’occupazione femminile è alta, ma

non solo nei servizi

- Italia/Grecia -> basso indice di dissimiglianza -> bassa segregazione : l’occupazione femminile è bassa,

ma in diversi settori

Il settore che presenta più segregazione è quello terziario. Il part-time è costruito al fine di incrementare

l’occupazione delle donne in particolari settori, + part time -> + occupazione femminile.

Le donne più segregate sono quelle con bassa qualificazione e carico familiare maggiore.

Verticale

Concentrazione di uomini o donne nei livelli gerarchici di una professione.

Generalmente gli uomini occupano posizioni a livelli gerarchici più alti delle donne.

Modello europeo Italia

Sovra-rappresentate in Sovra-rappresentate in attività

occupazioni non manuali e meno professionali.

qualificate. Meno sovra-rappresentate nel

lavoro non manuale esecutivo

Sotto-rappresentate in Sotto-rappresentazione in

occupazioni manuali e occupazioni manuali.

professioni dirigenziali

Soffitto di cristallo

Sempre più spesso le donne entrano nell’occupazione in modo paritario, grazie a processi di selezione

formalizzati e istruzione, ma raramente fanno carriera perché:

- la carriera richiede un investimento in tempo e mobilità -> difficile con la conciliazione

- la carriera spesso si fa per meccanismi di cooptazione: gli uomini ai modelli apicali scelgono attraverso

le reti informali (old boys networks), ma le donne arrivate più di recente non sono presenti.

Gli effetti della crisi

Fasi della partecipazione femminile

1. 1973-2003, la partecipazione al lavoro delle donne, come occupate o disoccupate, è cresciuta

ininterrottamente per parecchi anni, anche a ritmo elevato.

2. 2004-2008, la tendenza si interrompe e per alcuni anni la partecipazione rimane costante, mente

continua a crescere l’occupazione e accelera la riduzione della disoccupazione -> dietro la

stagnazione una forte divaricazione territoriale.

3. 2009-2011, l’effetto di scoraggiamento si estende a tutta l’Italia.

4. 2012: quando la disoccupazione esplode, in tutta Italia la fascia delle donne alla ricerca attiva del

lavoro e quella delle inattive disponibili cresce -> un maggior numero di donne cerca lavoro invece

di scoraggiarsi in un mercato del lavoro ove le opportunità sono sempre più scarse.

Variazione della partecipazione delle donne

Ci sono due possibili relazioni opposte:

- Effetto partecipazione/scoraggiamento ->

quando l’occupazione aumenta, la partecipazione aumenta, perché le maggiori occasioni di lavoro

incoraggiano le donne a cercarle; + posti di lavoro -> + partecipazione

mentre quando l’occupazione diminuisce, anche la partecipazione diminuisce, perché le minori

opportunità di lavoro scoraggiano le donne dal cercarle. - posti di lavoro -> - partecipazione

- Effetto lavoratrice aggiuntiva ->

quando l’occupazione aumenta l’offerta di lavoro femminile diminuisce, perché crescono le famiglie

in cui il reddito del capofamiglia è sufficiente; + reddito capo famiglia -> - partecipazione

mentre quando l’occupazione diminuisce l’offerta di lavoro femminile aumenta, perché molte donne

costrette a cercare un lavoro per sopperire alla disoccupazione o alla cassa integrazione del

capofamiglia. – reddito capofamiglia -> + partecipazione

Il differenziale retributivo di genere

L’Italia non occupa una posizione particolarmente critica perché :

poca occupazione femminile -> poche occupate poco istruite -> poche donne poco retribuite

Il gender pay gap in Italia risulta abbastanza in linea con la media europea.

- Settore pubblico -> poca differenza tra uomo e donna

- Settore privato -> molta differenza tra uomo e donna

Flessibilità del lavoro e occupazione instabili (Vol.2 Cap.2)

ECONOMIA DI SCALA (Taylor-Fordismo*) ECONOMIA DELL’APPROPRIATEZZA

-> Riduzione del costo unitario di produzione -> Beni appropriati nel tempo e nel luogo

Impresa industriale grande Impresa terziaria piccola

Integrazione verticale Integrazione orizzontale

Produzione di massa Produzione diversificata/ridotta

Scorte Just in time (in magazzino solo su ordinazione)

Domanda di lavoro RIGIDA Domanda di lavoro FLESSIBILE

-> mansioni standardizzate -> mansioni diversificate

Lavoro dipendente o lavoro in proprio Articolazione delle forme di lavoro

*Taylorismo: divisione del lavoro in mansioni semplici e ripetitive. Fordismo: produzione di beni

standardizzati in grandi serie.

Aree della flessibilità di lavoro

Esistono due tipologie di flessibilità, entrambe trasferiscono sui lavoratori parte dei rischi connessi alla

maggiore incertezza produttive.

Flessibilità numerica (o esterna)

Margini d’azione con i quali un’impresa può adeguare il volume e le caratteristiche professionali

dell’occupazione (quali a quanti lavoratori) all’andamento della produzione o ai mutamenti tecnologici.

-(Quanto può assumere o licenziare)-

Dipende da:

- ammissibilità dei rapporti di lavoro a tempo determinato

- vincoli normativi che regolano licenziamenti e assunzioni

- subappalto ad altre imprese o a lavoratori in proprio

Il mercato del lavoro interno è uno strumento della flessibilità organizzativa, è isolato da quello esterno ->

regole sull’assunzione e sulle carriere.

- le assunzioni vengono fatte solo all’inizio: punti d’ingresso;

- Incentivo alla carriera interna per trattenere i lavoratori attraverso gerarchia e progressione

retributiva;

- Stabilità dell’occupazione, qualificazione specifica e identificazione dell’impresa.

Scopi

- Tesaurizzare le competenze specifiche dell’impresa

(fare tesoro)

- Coinvolgere i lavoratori per ottenere partecipazione attiva e disponibilità alla flessibilità funzionale

- Dividere e controllare i lavoratori

Vantaggi

- Sicurezza dell’occupazione

- Progressione di carriera e salariale

Flessibilità funzionale (o interna)

Possibilità di spostare un lavoratore da un posto all’altro nell’impresa o di variarne il contenuto della

prestazione lavorativa.

Presuppone:

- assenza di vincoli allo spostamento dei lavoratori

- polivalenza professionale: il lavoratore deve saper svolgere la nuova professione

- consenso dei lavoratori: importante coinvolgimento nei fini aziendali e attaccamento all’impresa ->

occorre garantire stabilità occupazionale al lavoratore.

Vantaggi

- Flessibilità

- minor costo del lavoro

Svantaggi

- scarsa cooperazione tra lavoratori e impresa

- scarsa motivazione a investire nel capitale umano (investimenti in formazione)

Strategia di flessibilità dualistica

Le imprese possono dividere la forza di lavoro in:

- un nucleo fisso di lavoratori strategici -> flessibilità funzionale

- una fascia periferica a geometria variabile -> flessibilità numerica

Questa alternativa dipende da:

- disponibilità del lavoratori

- dimensione d’impresa: piccole imprese hanno minori garanzie occupazionali

- incertezza dei mercati, complessità della tecnologia e del contenuto del lavoro -> maggiore

incertezza, minore sviluppo tecnologico rendono più probabile la flessibilità esterna

Deregolamentazione parziale e selettiva

Dalla fine degli anni 80 si assiste una differenziazione dello status dei rapporti di lavoro nei paesi europei

con una deregolamentazione parziale o selettiva, con l’obiettivo di far crescere l’occupazione femminile

giovanile. Essa ha contribuito anche a:

- conservare le protezioni contro il rischio di perdere il lavoro;

- ampliare le possibilità di ricorso a forme di lavoro a termine, anche nuove.

Le riforme a margine hanno provocato una segmentazione del mercato del lavoro con una forte

connotazione generazionale giovane selettiva. Queste riforme non hanno toccato gli occupati con

contratto a tempo indeterminato.

Jobs Act (Legge 183/2014)

La riforma del mercato del lavoro attraverso otto decreti:

- Febbraio 2015, approvazione dei primi due decreti

- Nuovo contratto a tempo indeterminato a tutelare crescenti

- Nuovo ammortizzatore sociale NASPI

- Giugno 2015, decreto in materia di ridorino dei contratti atipici

- Altri decreti…

Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti

Non costituisce un nuovo tipo di contratto, ma una riformula che allenta le tutele rispetto al licenziamento

per i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato:

- I licenziamenti per motivi economici o disciplinari non prevedono il reintegro, ma un indennizzo;

- Cresce l’anzianità

- Viene dato un incentivo alle assunzioni:

- Legge di stabilità 2015: sgravi contributivi per 3 anni a chi assume CTC (max 8000 euro)

Legge di stabilità 2016: proroga per due anni (max 3000 euro).

Lavori atipici

I lavori atipici sono i lavori non standard, ai quali manca almeno una delle seguenti caratteristiche, tipiche

dei contratti normali:

- subordinazione a un solo imprenditore

- contratto tempo indeterminato

- integrazione di un’organizzazione produttiva

- protezione legislativa contro il rischio di perdere il lavoro

I contratti atipici sono caratterizzati da maggiore flessibilità del lavoro, tra questi troviamo:

- contratti a tempo determinato, lavoro interinale, lavoro a domicilio/telelavoro, lavoro con fini

formativi (apprendistato), lavoro intermittente, lavoro a chiamata, lavoro a progetto, lavoro ripartito,

collaborazioni.

Esulano il lavoro autonomo in senso stretto, il part time e subappalto.

Lavoro a tempo determinato

Il contratto a tempo determinato è una delle forme atipiche di lavoro: questi contratti comprendono gli

stagionali, gli interinali e quelli con fini formativi.

La diffusione di questi contratti e in crescita, ma la percentuale è ancora modesta 9/15%, ma i lavoratori

coinvolti sono molti di più -> persone che transitano tra i contratti a tempo determinato.

- La Spagna rappresenta un'eccezione infatti 1/3 della popolazione ha un contratto a tempo

determinato, molto più alta rispetto alla media.

- L'Italia è leggermente al di sotto della media europea.

Ci sono differenze tra paesi per livello e tendenze:

- è meno diffuso dove è minore la protezione del Lavoro (GB, Danimarca)

- cresce nei paesi che promuovono una deregolamentazione parziale e selettiva (FR, IT)

La domanda di occupazione a tempo determinato rimane stagnate perché -> con la crisi i lavoratori a

tempo determinato sono svantaggiati perché non si vedono rinnovati i contratti una volta scaduti, poi,

quando la domanda riprende, si assume, ma lo si fa a termine.

Relazione marco

La relazione macro afferma che:

- non c’è alcuna relazione con la regolazione (rigidità) nel lavoro temporaneo -> ma c’è una relazione

positiva tra diffusione del lavoro temporaneo e protezione del lavoro a tempo indeterminato;

- non c’è alcuna relazione con il tasso d’occupazione o con il tasso di disoccupazione -> il lavoro

temporaneo non contribuisce a variare i tassi.

Maggiore flessibilità -> maggiore occupazione??

Ci sono diverse forme di sicurezza: posto, mansione, condizione occupazionale.

Flessibilità numerica

- a livello macro -> un impresa può essere invogliata ad assumere dalla facilità di poter licenziare;

- a livero micro -> una maggiore flessibilità provoca più ampie oscillazioni dell’occupazione per un

maggiore numero di lavoratori, + lavoratori -> + turnover.

Profilo dei lavoratori

- giovani, inseriti nel marcato del lavoro con nuove forme contrattuali (anche a fini formativi);

- donne, perché più penalizzate rispetto agli uomini;

- poco qualificati, per sostenere il ricambio

- settori stagionali quali agricoltura, turismo e edilizia;

- per fini formativi;

- involontariamente temporanei -> accettano un lavoro temporaneo perché non ne trovano uno fisso.

Il modello secondo l’età è uguale in tutti i paesi, ma con livelli diversi -> molto alti in Spagna.

Differenze territoriali in Italia

C’è molto più lavoro a termine al Sud rispetto al Nord:

- le mansioni del Sud sono fortemente stagionali;

- al Nord il lavoro temporaneo riguarda prevalentemente la formazione.

Dopo il lavoro temporaneo

Ci sono maggiori possibilità per chi ha un lavoro temporaneo di essere disoccupato l’anno successivo;

inoltre, chi lavora a tempo determinato spesso rimane intrappolato da questo tipo di contratto.

Ci sono grosse differenze tra paesi, l’Italia ha una posizione intermedia.

Il passaggio a una posizione stabile è molto più probabile per i maschi. giovani e istruiti.

Lavoro interinale (o in somministrazione)

Il lavoratore assunto da un'agenzia che lo invia in missione presso un’impresa che utilizza come se fosse un

proprio dipendente:

- temporaneità del rapporto;

- dissociazione tra datore di lavoratore impresa utilizzatrice.

È una forma di occupazione di nicchia, anche se in forte sviluppo (max 1,5%) e è più diffusa dove è

ammessa da più tempo (FR, GB).

Nell’interinale ruotano un gran numero di lavoratori, 3% dei dipendenti, ma solo l'1,3% sono occupati.

Normativa

Introdotto in Italia con un pacchetto Treu 1997 in via sperimentale -> ampliato con la legge 30/2003 che

abolisce il divieto di subappalto -> ordinato dal Jobs Act.

Vantaggi

Un'ora di lavoro interinale costa 20/30% in più all'azienda poiché si paga una commissione all'agenzia, ma

questa forma di lavoro presenta diversi vantaggi:

- il lavoratore è già selezionato,

- rapidità di reperimento per esigenze impreviste,

- caratterizzato da un forte periodo di prova.

Il turismo, come altri settori stagionali, non utilizza questa forma di lavoro in quanto non si presentano

situazioni previste.

Imprese utilizzatrici

Le imprese che utilizzano questo tipo di contratto sono soprattutto imprese nel settore secondario

(industria) per esempio quando ci sono dei picchi di produzione.

È utilizzato soprattutto al Nord e nelle medio-grandi imprese, in quanto esse sono in grado di supportarne i

costi, ma non viene utilizzato nelle grosse imprese perché hanno già un dipartimento di risorse umane.

Profilo dei lavoratori

I lavoratori sono soprattutto:

- manuali uomini

- non manuali donne per parti non esecutive.

Sono maggiormente giovani che entrano nel mercato del lavoro e sono mediamente istruiti in quanto

veicolo a persone che non aspirerebbero un lavoro manuale verso un lavoro manuale.

Lavoro indipendente

Ipotesi dell'arretratezza/modernizzazione -> sviluppo internalizzato nelle grandi imprese.

- Metà anni 70, si arresta la salarizzazione

- il lavoro indipendente rinasce dove era in via d'estinzione

- anni 90, la ripresa si arresta.

L'Italia é il paese con la più alta quota di lavoro indipendente extra-agricolo (>25%).

Lavoratore Indipendente

Il lavoratore indipendente:

- lavora per conto proprio e organizza la propria attività autonomamente -> organizzazione autonoma

- sopporta il rischio di impresa, non ha uno stipendio assicurato -> indipendenza economica

Eterogeneità

È molto eterogeneo: imprenditori, lavoratori in proprio, professionisti, coadiuvanti, parasubordinati…

L’eterogeneità può essere:

- imprenditoriale: con dipendenti. Con lavoratori salariati, alta presenza nelle microimprese.

- individuale: senza dipendenti. Dove il lavoro in proprio è più diffuso, la quota di quelli senza lavoro

salariato e maggiore (Italia record 15 16%).

Poca autonomia

La ripresa del lavoro indipendente si deve ai lavoratori autonomi: spesso i lavoratori sono formalmente

indipendenti (mono-committenza, franchising), ma non hanno autonomia organizzativa -> forte-etero

direzione (la direzione arrivata altri).

Caratteristiche

I media lavoratori indipendenti:

- lavorano più ore,

- sono più soddisfatti,

- hanno una difficile valutazione dei guadagni che sono polarizzati (o guadagnano tanto guadagnano poco),

- sono più stabili occupazionalmente,

- in caso di crisi si possono ridurre i guadagni oppure chi è marginale o mono-committente risulta instabile.

Profilo dei lavoratori

Uomini, in età adulta o avanzata, capifamiglia, con esperienza e con disponibilità di denaro.

In Italia c'è minor differenza di genere e un ritardo nell'ingresso e nell'uscita dal mercato indipendente.

Rivoluzione

La rivoluzione degli ultimi vent'anni ha portato a :

- meno lavoratori autonomi (coltivatori diretti, piccoli commercianti e artigiani);

- più professionisti nei servizi alle imprese e nel credito;

- più indipendenti in servizi sociali e alla persona ;

- più indipendenti nell'edilizia.

In Italia

In Italia si ha una vasta diffusione perché ci sono tante piccole imprese familiari, questa tradizione è

spiegata da fattori economici e culturali e politici quali:

- arretratezza economica, abilità artigianale, ricerca di consenso, spirito di iniziativa, eccesso dell'offerta.

Ci sono due ipotesi che spiegano la vasta diffusione del lavoro indipendente :

Rigidità del mercato del lavoro

Il lavoratore indipendente è più diffuso di quello dipendente (che è più protetto) perché assumere è più

costoso, si ricorre al subappalto e esternalizzazione a lavoratori in proprio.

Spinta della disoccupazione

La quota di indipendenti è più alta nei paesi ove il sostegno dei disoccupati è meno generoso -> chi perde

lavoro senza poter contare su un indennità non ha altra alternativa che mettersi in proprio.

Chi entra nel mercato del lavoro indipendente non è disoccupato o alla ricerca del primo lavoro, ma

proviene da un lavoro dipendente o eredita un'attività. Sono importanti esperienza e reti di relazioni.

Il lavoro indipendente è piuttosto un canale di mobilità occupazionale ascendente in quanto rappresenta

l’unica possibilità di carriera per i meno istruiti.

Lavoro parasubordinato

Quando l'oggetto è il risultato del lavoro svolto, raggiunto senza vincolo di subordinazione verso il

committente. Prestazione d'opera = autonomia organizzativa + indipendenza economica ma:

- unico committente -> lavoro indipendente, economicamente dipendente;

- unico committente e nessuna autonomia organizzativa -> falso lavoratore indipendente.

Il Dependent self-employed negli altri paesi rappresenta una via di mezzo tra il lavoratore dipendente e il

lavoratore indipendente, ma è meno diffuso rispetto all'Italia. Vi è un diverso quadro regolativo:

pendenza economica e temporaneità,

- di

- inserimento di fatto in un'organizzazione.

Prevalgono le mansioni intellettuali e tecniche e i free lance.

In Italia

 1995-1996, istituzione fondo INPS a gestione separata

 Legge Biagi 30/2003, istituzionalizzata una nuova forma di lavoro non subordinato, il contratto a

progetto che:

- è un contratto a durata limitata;

- e prevede l'inserimento in uno specifico progetto o programma di lavoro, determinato da

committente e gestito autonomamente dal collaboratore-

 Jobs act, abolisce i contratti a progetto, ma rimangono in vita le collaborazioni.

Quanti sono

I lavoratori a progetto in Italia sono quasi 3 milioni di iscritti al Fondo Inps, ma bisogna considerare che

l'Inps non cancella chi ha cessato, molti sono doppio lavoristi o pensionati o amministratori di società e

quindi i contribuenti effettivamente attivi sono 800000.

Diversi equilibri

Sia molti clienti sia uno solo possono indicare situazioni di forza e di debolezza.

- Monocommittenza -> dipendenza economica e incertezza, ma stabilità basata sul rapporto fiduciario.

- Pluricommittenza -> apparente indipendenza economica, precarietà.

Le reti di relazioni e la reputazione sono fondamentali per le imprese per esternalizzare senza rischi.

- Alta qualificazione è alta affidabilità -> relazioni stabili;

- Basta qualificazione bassa affidabilità -> relazioni instabili e opportunità.

Passione o costruzione

Il 30% dei lavoratori con collaborazione non rinuncerebbe alla propria professione per averne una fissa.

Ci è eterogeneità delle situazioni e polarizzazione tra:

- Costrizione -> chi subisce la collaborazione in attesa di un lavoro

- Passione -> chi vive la parasubordinità come un passaggio verso un'attività professionale in campi non

regolamentati

I fattori intervenienti sono: il livello d’istruzione e qualificazione, le condizioni del mercato del lavoro locale

e la cultura del lavoro.

Le collaborazioni rappresentano la via italiana per la flessibilità

tempo determinato + parasubordinato = occupazione instabile

La deregolamentazione ha seguito in Italia una via peculiare, cioè la consuetudine a privilegiare il lavoro

indipendente per aggirare vincoli normativi e fiscali di quello dipendente. Rispetto agli altri paesi vi è una

penalizzazione dei giovani più istruiti.

Occupazione sommersa (Vol.2 Cap.3)

Economie

Economia formale

L’economia formale è limitata al mercato regolato;

Economia informale

l’economia informale riguarda invece l’attività di produzione di beni e servizi per il consumo familiare, non

considerate lavorative in quanto mancano del requisito della remunerazione e inserite in relazioni di

affettività e di reciprocità.

Economia criminale e irregolare

Quando l’oggetto è illecito si tratta di economia criminale: si distingue tra estorsioni e furti che,

costituiscono un trasferimento forzoso di ricchezza; e contrabbando, prostituzione, gioco d’azzardo, traffico

di droga che, che producono beni e servizi grazie all’attività di soggetti consenzienti.

Economia irregolare

Nell’economia irregolare o in nero, si producono beni e servizi leciti, la violazione concerne i modi in cui

l’attività è svolta in particolare le disposizioni poste a tutela del lavoratore dipendente e volte a disciplinare

il lavoro in proprio.

Lavoro in nero

Il lavoro in nero diventa quello subordinato non registrato dai centri per l’impiego e dagli enti previdenziali

e quello indipendente privo delle necessarie licenze e iscrizioni agli albi professionali.

Lavoro in grigio

Quando si tratta di uso improprio di rapporti non dipendenti: part-time quando di fatto l’orario è intero e

del tempo determinato quando le esigenze produttive sono permanenti.

In Italia

- Industrializzazione; vasta occupazione irregolare;

- Periodo fascista, contrazione in quanto lo stato esercitava un forte controllo sul sistema economico e

sulla disponibilità di forza lavoro.

- Anni 60-70, forte aumento dell’occupazione irregolare;

- Anni 80, diffusione degli ammortizzatori sociali che vincolano il diritto al sussidio per l’uscita

dall’occupazione regolare;

- Anni 90, crescente presenza di immigrati non autorizzati a lavorare;

- 1991-2002, si ha una continua, ma lenta diminuzione dell’occupazione irregolare;

- 2002-2003, forte diminuzione dovuta alla sanatoria del 2002 che consente di trovare un lavoro

regolare agli stranieri non residenti;

- Oggi, l’occupazione irregolare è molto diffusa, i lavoratori non registrati superano il 16%.

Molto del reddito non tassato è prodotto anche da lavoratori regolarmente registrati:

- Indipendenti -> dichiarano redditi inferiori

- Dipendenti -> pagamenti “fuori busta” per straordinari.

Differenza settoriali

- Agricoltura -> settore con maggior lavoro in nero, ma in declino

- Edilizia -> lavoro in nero molto elevato, ma in leggera diminuzione rispetto al passato

La quota di lavoro nero in generale è più elevata nei rami tradizionali e tecnologicamente arretrati:

industria tessile e abbigliamento; industria del legno e del mobile.

- Servizi -> l’occupazione irregolare ha ormai superato l’edilizia, questo tasso sarebbe maggiore se si

escludesse il settore pubblico (soprattutto servizi domestici presso le famiglie).

Differenze territoriali

L’occupazione irregolare continua a essere molto più diffusa nel mezzogiorno dove sono più presenti

attività agricole e dell’edilizia.

Condizioni che consentono una maggiore presenza di lavoro irregolare

- Ridotta dimensione dell’impresa;

- Prossimità alla domanda finale delle famiglie;

- Bassa intensità di capitale e impianti;

- Immaterialità della prestazione offerta;

- Mancanza di un luogo fisso e ben visibile dove svolgere il lavoro.

Vecchio e nuovo sommerso

- Sommerso tradizionale -> frutto di un’arretrata organizzazione economica e sociale e di un alta

disoccupazione;

- Nuovo sommerso -> frutto della crescita della domanda di servizi da parte delle famiglie e delle

persone; nuove forme di lavoro a domicilio.

Chi svolge lavoro irregolare

Il lavoro irregolare è svolto principalmente da giovani, donne e anziani con un livello basso d’istruzione.

- La segregazione conserva le sue caratteristiche -> un occupazione considerata femminile rimane tale

anche nel lavoro irregolare, lo stesso vale per le mansioni maschili.

- I giovani spesso svolgono un lavoro irregolare per mettersi nel mercato del lavoro, ma vi è il rischio di

intrappolamento.

È importante il ruolo familiare del lavoratore -> egli può avere un ottica temporanea o permanente in base

al reddito familiare.

Dinamiche

Cuneo fiscale e regolamentazione economica

Quando l’impresa paga un lavoratore regolarmente spende quasi il doppio di quanto il lavoratore

percepisca effettivamente, questo perché esiste un cuneo fiscale e previdenziale che comprende le quote

da versare agli enti previdenziali per sanità e pensioni e al fisco come trattenuta alla fonte sul reddito delle

persone fisiche, salario differito per tredicesima/ferie/liquidazione.

Tuttavia la pressione fiscale non sembra influire sull’occupazione irregolare:

- Europa mediterranea -> bassa pressione fiscale (tranne Italia) -> occupazione irregolare molto diffusa

- Europa centro-settentrionale -> alta pressione fiscale -> occupazione irregolare meno diffusa

Controlli

Europa centro-settentrionale

Alto cuneo fiscale non spinge a assumere comportamenti irregolari perché sicuri di essere scoperti in

quanto il sistema è molto controllato e le imprese sono grandi.

Europa mediterranea

Ci sono meno controlli e tante piccole imprese.

In Italia è improbabile ricevere un controllo, salvo denuncia, e in caso di sanzioni si paga semplicemente

una multa.

Consenso sociale

Maggiori controlli avrebbero scarsi effetti se non sostenuti da un forte consenso sociale.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del turismo e comunità locale
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher KatiKey_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Fellini Ivana.

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