Sociologia del lavoro
Natura e struttura del mercato del lavoro (Vol.1 Cap.1)
Il mercato del lavoro è l'insieme dei meccanismi che regolano l'incontro tra l'offerta di lavoro (persone in cerca di occupazione) e la domanda di lavoro (posti di lavoro vacanti); e che determinano i salari pagati dalle imprese.
Questa definizione presuppone alcuni elementi:
- Indipendenza dei soggetti
- Tendenza d'equilibrio -> non c'è eccesso di offerta o domanda, si mantiene l'equilibrio modificando il salario.
Condizioni perché sia un mercato come gli altri
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Il lavoro è equiparabile a qualsiasi merce
No, non si scambia solo una prestazione lavorativa qualificata da capacità professionali acquisite, ma l'intera personalità del lavoratore con tutte le sue caratteristiche ascritte (norme, lavoratori, reti di relazioni sociali e familiari, affidabilità...).
Lo scambio di mercato presuppone l'istantaneità, nel mercato del lavoro la relazione tra le parti continua dopo lo scambio perché il lavoro deve essere erogato, sono quindi fondamentali le condizioni d'uso che generano conflitti e istanze di controllo relative alla produttività (il lavoratore deve impegnarsi) e alla cooperazione (il lavoratore deve voler lavorare). Per questa incertezza il rapporto di lavoro necessita organizzazione e si instaurano relazioni di potere e di controllo.
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Relazioni di scambio paritetiche tra domanda e offerta
No, lavoratori e imprese non hanno la stessa posizione sul mercato; essi hanno un rapporto asimmetrico.
- I lavoratori sono formalmente liberi di vendere forza lavoro;
- Gli imprenditori non sono costretti ad acquistare forza lavoro perché possono sopravvivere consumando il proprio capitale, perché possono mettere in atto processi di risparmiazione del lavoro (es. nuove macchine che richiedono meno lavoratori) e perché l'impresa può delocalizzare la produzione (per il lavoratore è più difficile delocalizzarsi perché deve trasferirsi);
- Lo Stato ha funzione di riequilibrio dei rapporti tra lavoratori e imprenditori, che garantisce maggiore simmetria (diritto di sciopero, regolazione del lavoro, protezione dei redditi).
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Il salario (prezzo) esercita una funzione di riequilibrio tra domanda e offerta
No, il salario non funziona come variabile economica.
- Teoria economica: se il salario regolasse l'incontro tra domanda e offerta non dovrebbe esserci occupazione.
- Evidenza empirica: il salario reale è > al salario equilibrio -> quindi c'è disoccupazione
- Il salario è determinato da fattori extra-economici (fattori sociali, consuetudini, istituzioni):
- Salario d’efficienza -> le imprese sono in competizione per i lavoratori migliori e pur di averli sono disposte a pagarli di più; devono incentivare la qualità del lavoro con soldi e buone condizioni lavorative;
- Teoria insiders/outsiders -> l’impresa non ha interesse a esporre i lavoratori alla concorrenza dei disoccupati al fine di ridurre i salari;
- Dilemma del prigioniero -> i disoccupati non hanno intenzione di fare concorrenza a coloro che hanno già un posto di lavoro offrendosi a un prezzo inferiore.
Teoria economica: il salario determina la domanda e l'offerta di lavoro. Dal lato delle imprese conta di più l'obiettivo in termini di volume di produzione, può succedere che si riducono i salari ma la domanda di lavoro ristagna; l'alternativa tra lavoro e ozio è indeterminata:
- Effetto di reddito -> se cresce il salario il lavoratore potrebbe offrire meno lavoro/impegno;
- Effetto di sostituzione -> il lavoratore rinuncia a parte del tempo libero per aumentare il salario.
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I soggetti agiscono secondo razionalità economica (massimizzano l'utilità minimizzando i costi)
No, non sempre i lavoratori fanno qualcosa per razionalità, a volte decidono di farlo perché seguono le loro identità, aspirazioni, o perché decidono di cambiare vita, cambiando lavoro sociale. Spesso non possiedono adeguate informazioni.
Concetti chiave
La popolazione viene divisa in tre grosse categorie. È necessario definire i concetti e le caratteristiche per collocare un soggetto (livello teorico) e gli strumenti operativi per rilevare tali caratteristiche (livello empirico).
Occupati
Sen afferma che per definire un lavoro occorre avere tre elementi:
- Deve generare un reddito (remunerazione) alla persona;
- Deve condurre alla produzione di un bene o un servizio;
- Deve esserci un riconoscimento sociale/personale dell’attività, l’attività deve essere percepita come lavoro dalla comunità.
I tre criteri caratterizzano il lavoro delle moderne economie di mercato dove predomina il lavoro salariato, la forma di scambio è extra-familiare -> economia formale. Anche nelle moderne economie di mercato esistono:
- Alcune forme moderne di produzione non destinate alla vendita, ma alla soddisfazione dei bisogni della comunità (es. volontariato);
- Alcune produzioni di beni e servizi destinati all’auto-consumo (es. casalinga).
In cerca di lavoro/disoccupati
- Coloro che non hanno un’occupazione (condizione economica);
- Coloro che sono in cerca di lavoro (condizione d’attività);
- Coloro che sono disponibili al lavoro (condizione d’attitudine);
- Coloro che hanno bisogno di reddito (stato di necessità);
- Condizione amministrativa, registrazione agli uffici pubblici per l’impiego CPI
Queste quattro dimensioni sono solo raramente compresenti nelle società contemporanee -> le figure di disoccupato oggi si sono molto modificate. Questa definizione va bene per gli adulti in cerca di lavoro disponibile a qualsiasi impiego. Mancano nella definizione i giovani e le donne che vivono in famiglia, giovani istruiti, coloro che hanno sostegno del reddito (es. mantenuti dai genitori).
Inattivi
La popolazione che non partecipa al mercato del lavoro: non lavora e non è in cerca di lavoro. Alcuni sono inattivi per limiti d’età per esempio bambini e anziani; altri invece hanno un’età lavorativa, ma non lavorano e non cercano lavoro per esempio studenti, casalinghe e pensionati.
Ci sono numerose condizione di ambiguità:
- Sotto-occupazione: condizione di chi è disponibile a lavorare più intensamente perché, lavorando solo poche ore o occasionalmente, è in cerca di un lavoro di più ore e non occasionale;
- Disoccupati-occupati: coloro che sono formalmente disoccupati, ma lavorano in un’economia sommersa più o meno occasionale;
- Stagionali: coloro che lavorano solo per un periodo in base alla stagione;
- Lavoratori in cassa-integrazione: coloro che sono formalmente occupati, ma di fatto senza lavoro;
- Giovani in alternanza scuola-lavoro;
- Le persone scoraggiate per mancanza di occasioni di lavoro, sono maggiormente donne che cercano occupazione ma non attivamente in quanto convinte di non trovare lavoro. Donne scoraggiate per mancanza di infrastrutture sociali, per esempio asili;
- Disoccupati volontari: cercano lavoro, ma non sono disponibili a cattivi lavori o mobilità.
Indagine ISTAT sulle forze del lavoro
È lo strumento con cui l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) stima numero (quanti) e caratteristiche (quali, profilo socio-demografico) di occupati, disoccupati e persone non attive. ISTAT Forze Lavoro
Tutti i paesi europei promuovono rilevazioni delle forze di lavoro, queste rilevazioni vengono utilizzate da EUROSTAT che confronta le rilevazioni nazionali e offre i dati della ELFS (European Labour Force Survey).
Per risolvere i problemi di definizione che ci sono tra uno Stato e l’altro bisogna avere una classificazione monovalente e gerarchica:
- Le condizioni di occupato, disoccupato e inattivo si escludono reciprocamente -> no ambiguità
- La condizione di occupato prevale su quella di disoccupato che prevale su quella di inattivo
Ciò permette di risolvere contrasti, ma porta a una grossa semplificazione delle condizioni, si sovrastima l’occupazione.
Come funziona l’indagine ISTAT
È un questionario somministrativo a campione di famiglie residenti da un intervistatore professionale; queste famiglie sono individuate attraverso l’iscrizione all’anagrafe comunale -> viene rilevato un comportamento effettivo degli over 15 (almeno un’ora di lavoro nella settimana / ricerca attiva di lavoro).
In ISTAT
Occupati
Coloro che hanno svolto almeno un’ora di lavoro nella settimana precedente la rilevazione. È una misura indiretta della domanda di lavoro a cui andrebbero aggiunti i posti vacanti nelle imprese.
Ci sono occupati:
- Dipendenti: persone con un impiego salariato che sono al lavoro o comunque hanno un legame formale con il proprio impiego;
- Indipendenti: persone che svolgono un lavoro in vista di un profitto o di un guadagno proprio o della famiglia.
Disoccupati
Persone in cerca di occupazione, ovvero chi, privo di un lavoro retribuito, lo ricerca attivamente ed è disponibile a lavorare. La ricerca attiva consiste nell’aver svolto almeno un’azione di ricerca negli ultimi 30 giorni; disponibile a lavorare vuol dire essere in grado di accettare un lavoro nella settimana successiva alla rilevazione.
Ci sono disoccupati:
- Con esperienza / in senso stretto: ha perso un lavoro e ne cerca un altro
- In cerca di una prima occupazione: non ha esperienza di lavoro
La popolazione attiva (forza di lavoro) è caratterizzata dagli occupati e i disoccupati; le forze di lavoro rappresentano l’offerta di lavoro.
Inattivi (non forze di lavoro)
Popolazione non attiva o non forza lavoro, chi non è né occupato né in cerca. Ci sono quelle non in età lavorativa e quelle in età lavorativa (15/64 anni).
Forze di lavoro potenziali
Persone che secondo l’ISTAT sono inattivi, ma che alleggerendo i vincoli potrebbero rientrare nelle forze di lavoro.
- Persone disponibili al lavoro che non cercano, ma sono disponibili a lavorare (scoraggiati);
- Gli indisponibili che cercano, ovvero coloro che cercano ma non sono subito disponibili.
Indicatori
Un indicatore è una misura di sintesi dei dati che consente la comparazione nel tempo tra paesi, nello studio del mercato del lavoro gli indicatori di base più utilizzati sono i tassi.
Tasso d’attività (totale) o partecipazione
Il tasso d’attività lordo è dato dal rapporto tra le forze di lavoro e la popolazione totale.
T_attività = (forze lavoro)x100 / popolazione totale
Il tasso d’attività netto è dato dal rapporto tra le forze di lavoro e la popolazione attiva (15-64).
T_attività = (forze lavoro)x100 / popolazione attiva
Interpretazione
Il tasso d’attività è il grado di partecipazione al mercato del lavoro di una popolazione, cioè la sua propensione a cercare un lavoro, indipendentemente che si riesca (occupati) o no (disoccupati) a trovarlo.
Possono essere costruiti tassi d’attività specifici per età, genere, titolo di studio…
Evidenze
Il tasso d’attività è sempre costante su livelli che sfiorano il 100% per i maschi in età adulta.
- Ciò significa che non c’è nessuno (degli uomini) che non lavorano o non provano a lavorare, tutti partecipano al mercato del lavoro lavorando o cercando lavoro.
- Il tasso d’attività varia notevolmente nello spazio (diversi paesi) e nel tempo.
I livelli dipendono dai non maschi quindi da donne, giovani e anziani.
- Ci sono variazioni e differenze tra paesi nel tasso di attività totale che dipendono da:
- Diversa partecipazione di donne, giovani e anziani
- Diverso peso della popolazione di donne, giovani e anziani
In Italia
Oggi in Italia il tasso d’attività è aumentato per le donne, ma è diminuito per gli uomini occupavano attività dei settori maggiormente colpiti dalla crisi.
Tasso d’occupazione
Il tasso d’occupazione lordo è dato dal rapporto percentuale tra gli occupati e la popolazione totale.
T_occupazione = (occupati)x100 / popolazione totale
Il tasso d’occupazione netto è dato dal rapporto percentuale tra gli occupati e la popolazione attiva.
T_occupazione = (occupati)x100 / popolazione attiva
Interpretazione
Il tasso d’occupazione misura il livello di domanda di lavoro da parte del sistema produttivo; esso indica anche il grado di benessere economico, poiché il suo reciproco (pop.tot/occupati) misura il numero di persone a carico di ogni occupato. È un indicatore sempre più importante in quanto obiettivo della politica europea.
Possono essere costruiti tassi d’occupazione specifici per età, genere, titolo di studio…
In Italia
Il tasso di occupazione è fortemente diminuito negli ultimi anni.
Tasso di disoccupazione
Il tasso di disoccupazione lordo è dato dal rapporto percentuale tra i disoccupati e le forze di lavoro.
T_disoccupazione = (disoccupati)x100 / forze di lavoro(occupati+disoccupati)
Interpretazione
Il tasso di disoccupazione indica quanti non trovano lavoro ogni 100 che lo cercano.
Possono essere costruiti tassi di disoccupazione specifici per età, genere, titolo di studio…
In Italia
Il tasso di disoccupazione è fortemente aumentato negli ultimi anni. Le differenze tra regioni sono enormi, c’è molta più disoccupazione nel mezzogiorno che nel Nord Italia. C’è anche una grossa differenza di genere, sono molto più disoccupate le donne degli uomini.
Confronto con altri paesi
- Tasso di occupazione -> in Italia è notevolmente inferiore rispetto agli altri paesi insieme alla Svizzera e alla Croazia… con tasso maggiore sono Svizzera, Paesi Bassi e Germania.
- Tasso di disoccupazione -> in Italia è superiore alla media europea.
La crisi non ha influito sui tassi di occupazione, mentre sui tassi di disoccupazione ha influito fortemente.
Analisi settore turistico
Area occupazionale -> gli occupati in un dato settore. È necessaria un’adeguata definizione del settore; il criterio utilizzato è quello merceologico definito dai beni e servizi prodotti (anche le statistiche sull’occupazione adottano tale criterio).
Il turismo non produce beni / servizi relativi a uno specifico settore merceologico in quanto si ha a che fare con diversi settori. Un bene / servizio è turistico in base a finalità e situazione; il turismo genera occupazione anche nell’indotto. È più opportuno utilizzare il criterio della funzione turistica che considera l’insieme delle attività volte a soddisfare le esigenze e i bisogni turistici. Si distinguono comunque:
- Attività direttamente turistiche (alberghi, pubblici esercizi…)
- Attività indirettamente turistiche (esigenze specifiche in base al tipo di turismo)
Operatori chiave
Ricettività e ristorazione, intermediazione, trasporti e servizi turistici.
Tipologie di dato
- Dati statistici -> dati rilevati con fini statistici
- Dati amministrativi -> dati rilevati con altre finalità
Indagine ISTAT e EUROSTAT sulle forze del lavoro
- Si identificano la componente dell’occupazione turistica diretta, cioè della sola componente alberghi, ristoranti e pubblici esercizi -> ricettività turistica.
- Si rileva il numero di occupati nel settore -> stock
- Si confrontano gli stock e si evincono le tendenze
- Si fa un’analisi strutturale degli occupati nel turismo ovvero l’analisi delle caratteristiche socio-demografiche (età, genere, titolo di studio, tipo di contratto…)
Negli ultimi anni il settore turistico (occupazione diretta e ristorazione) è cresciuto e gli occupati nel 2015 erano circa il 5.90 %. Mentre la filiera turistica pesa più del 10%, da tenere in considerazione ricordando che hanno una doppia valenza, poiché possono riguardare sia i turisti che i residenti. Dal 2008 al 2014 il settore turistico in Italia è aumentato, ma si piazza ancora dopo Grecia, Spagna, Cipro, Irlanda, Croazia, Austria. Se c’è crisi/disastri ambientali l’economia potrebbe crollare. Importante confrontare i dati sul turismo con il tasso di occupazione totale.
Turismo oggi
Il turismo è un settore fortemente femminilizzato caratterizzato da molti occupati stranieri; è soggetto a piccole stagionalità e a picchi prevedibili e pianificabili; e è caratterizzato da profili low skill imprese/settore frammentato -> creazione di rete. Gli impieghi sono sia part-time che full-time.
Le principali fonti di dati per studiare l’occupazione
Censimenti
I censimenti sono la fonte più esaustiva per fare un’indagine sulla forza lavoro, ma hanno cadenza decennale. Come l’indagine ISTAT essi hanno la regola monovalente e gerarchica. La differenza sta nel fatto che il censimento è somministrato a tutte le famiglie, non solo a un campione, e viene compilato direttamente dall’intervistato sovrastima la disoccupazione. Permette di avere una vastità territoriale poiché esamina la provincia e il comune.
- Vantaggi: vastità territoriale, tutte le famiglie.
- Svantaggi: ogni 10 anni.
Uffici pubblici per l’impiego
Gli uffici pubblici per l’impiego sono una fonte amministrativa, non statistica in senso stretto poiché i dati sono raccolti per altre motivazioni. L’iscrizione a tali uffici permette ad alcuni di percepire un sussidio di disoccupazione. Sono dati importanti perché:
- Permettono di analizzare la disoccupazione, ma essa viene sovrastimata poiché alcune persone si iscrivono solo per ricevere un sussidio;
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