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L'inchiesta campionaria: parte prima

Definizione di inchiesta campionaria

Per inchiesta campionaria intendiamo un modo di rilevare informazioni interrogando gli stessi individui oggetto della ricerca appartenenti a un campione rappresentativo mediante una procedura standardizzata di interrogazione allo scopo di studiare le relazioni esistenti tra le variabili. Questa comporta la formulazione di domande, spesso in forma orale, talvolta in forma scritta. Queste domande vengono poste direttamente agli individui che costituiscono l’oggetto della ricerca.

Poiché la popolazione oggetto di studio è costituita da un insieme numeroso di soggetti, la ricerca viene condotta su un campione di popolazione, cui caratteristica principale deve essere la rappresentatività, ovvero deve essere in grado di riprodurre le caratteristiche della popolazione oggetto di studio, al fine di permettere la generalizzazione dei risultati sul campione all'intera popolazione attraverso regole statistiche.

La standardizzazione dello stimolo impone che tutte le domande vengano poste allo stesso modo a tutti gli intervistati al fine di comparare tutte le risposte analizzandole con strumenti statistici. Oltre alle domande, però, anche le risposte devono essere standardizzate, ovvero devono essere organizzate sulla base di uno schema di classificazione comune a tutti i soggetti. In questo modo viene a formarsi la matrice-dati, base delle successive elaborazioni statistiche.

Le informazioni raccolte vengono organizzate in una matrice casi per variabili, in cui in riga abbiamo i casi, in colonna le variabili ed in ogni cella vi è un dato, ovvero il valore assunto da una variabile su quel particolare caso.

Il fine ultimo dell’inchiesta campionaria è quello di studiare le relazioni tra variabili, viene quindi fatta differenza tra l’inchiesta campionaria e il sondaggio. Il sondaggio è un’indagine esplorativa volta ad accertare l’esistenza e la consistenza del fenomeno, mentre l’inchiesta campionaria non si limita a intenti esplorativi, ma vuole controllare empiricamente le ipotesi.

Strumenti di rilevazione

Questa si distingue quindi dal sondaggio per l’esistenza di una problematica teorica che struttura l’impostazione della rilevazione dei dati, per l’ampiezza dei temi trattati (con il sondaggio i temi vengono trattati superficialmente) ed infine per il tipo di analisi che viene condotta sui dati rilevati, per il sondaggio quest’analisi è puramente descrittiva, per l’inchiesta campionaria includerà correlazioni tra variabili e tecniche di analisi multivariata. A seconda se la domanda e la risposta sono standardizzate o meno, abbiamo tre diversi strumenti di rilevazione:

  • Questionario: se la domanda e la risposta sono standardizzate.
  • Intervista strutturata: se la domanda è standardizzata mentre la risposta è libera.
  • Intervista libera: se la domanda e la risposta non sono standardizzate.

L’inchiesta campionaria ricevette una forte spinta negli Stati Uniti, soprattutto a partire dagli anni ‘30 del Novecento, è dovuta principalmente all’impulso neopositivista, all’orientamento pragmatico della cultura americana, alla mancanza di dati statistici sulla popolazione e allo sviluppo delle tecniche di marketing. Un’ulteriore accelerazione nella stessa direzione è arrivata negli anni ’80, grazie alla diffusione dei personal computer e all’accesso diffuso alla telefonia.

I problemi della ricerca sociale

Posizioni oggettivista e costruttivista

I problemi fondamentali di fronte ai quali si trova il ricercatore sono riconducibili alle due posizioni contrapposte della ricerca sociale: quella oggettivista, per cui il dato sociale può essere rilevato oggettivamente, con una procedura non molto diversa dall’osservazione delle scienze naturali (approccio positivista), e la posizione costruttivista, per la quale il dato sociale non viene osservato ma costruito o generato nell’interazione fra i due soggetti (studiante e studiato, approccio interpretativo).

Questo dualismo si riflette sul problema del rapporto tra intervistato e intervistatore, per l’approccio oggettivista infatti questo rapporto deve essere completamente spersonalizzato, ma non deve essere freddo e distaccato, per cui attraverso una molteplicità di segnali deve indicare all’intervistato che sta facendo un buon lavoro con le sue risposte. Gilli muove una critica a questo “galateo da scompartimento” per l’asetticità del rapporto tra intervistatore e intervistato, in quanto il primo ha delle sue reazioni e percezioni che lo porteranno a non essere neutrale, mentre l’intervistato subisce un’alterazione nel momento in cui diventa oggetto di indagine, in quanto si sente sottoposto ad un esame a cui vuole fare bella figura.

Il rapporto conoscitivo non può quindi essere di osservazione-rilevazione, ma di interazione.

Uniformismo e individualismo

Un altro dilemma mette a confronto le posizioni uniformista e individualista. La posizione uniformista ritiene che i comportamenti umani e i fenomeni sociali siano in una certa misura classificabili e standardizzabili, mentre la posizione individualista sottolinea la rilevanza delle differenze interindividuali, da cui deriva l’irriducibilità del soggetto umano a generalizzazione e standardizzazione. Questo dualismo solleva il problema della standardizzazione dello strumento di rilevazione.

Il questionario ad esempio vincola l’intervistatore (che deve sottoporre a tutti le stesse domande) e vincola l’intervistato (in quanto prevede risposte chiuse). I più grandi limiti del questionario sono due: esso essendo uguale per tutti viene somministrato a tutti nello stesso modo, presupponendo che tutti i destinatari siano dotati di eguale sensibilità, prontezza e maturità. Gilli muove una critica anche al questionario, dicendo che l’oggetto non possa testimoniare la realtà in cui vive al di sotto o al di sopra del livello consentito dal questionario.

Neutralità dello strumento di rilevazione

La risposta della posizione oggettivista-uniformista a questi due quesiti (la spersonalizzazione del rapporto intervistatore-intervistato e la standardizzazione di domande e risposte) è la neutralità dello strumento di rilevazione (della quale fa parte anche l’intervistatore), finalizzato alla comparabilità delle risposte. Il ricercatore allora dovrà fare una scelta di campo: privilegiare la ricerca di uniformità rispetto all’inseguimento dell’individualità, la ricerca di ciò che accomuna gli individui piuttosto che di ciò che li distingue.

Attendibilità del comportamento verbale

L’attendibilità del comportamento verbale viene influenzato dalla desiderabilità sociale delle risposte e dalla mancanza di opinioni:

  • Desiderabilità sociale: ovvero la valutazione che in una certa cultura viene data a un certo atteggiamento o comportamento individuale. Di fronte ad uno sconosciuto che lo interroga, l’intervistato teme di essere giudicato negativamente, per cui volendo fare bella figura, mente.
  • Mancanza di opinioni: Si crea nella dinamica dell’intervista una sorta di pressione a rispondere, per cui l’intervistato, facilitato dalla risposta chiusa, sceglie a caso una delle possibili risposte. Converse coniò il termine non-attitude per indicare questo tipo di mancanza di opinione.
  • Intensità: la domanda standardizzata rileva solamente l’opinione del soggetto, non l’intensità o il radicamento, il ricercatore non è in grado di distinguere opinioni profondamente radicate ed emotivamente coinvolgenti da quelle superficiali. Questo perché, come dice Barbara Spinelli, i sondaggi sono schiavi dei sentimenti e degli umori istantanei.

Tipologie di domande

  • Domande relative a proprietà sociografiche di base: si riferiscono alla descrizione delle caratteristiche sociali di base dell’individuo, sia quelle permanenti come quelle demografiche (genere, età) sia i connotati ereditati dalla famiglia (classe sociale d’origine), oltre che le caratteristiche che definiscono l’individuo per un certo periodo della sua vita (professione, stato civile).
  • Domande relative ad atteggiamenti: fanno capo ad opinioni, motivazioni, orientamenti, sentimenti e valori. Le domande sugli atteggiamenti sono tra le più difficili da formulare e le loro risposte sono facilmente influenzate dal modo in cui la domanda è espressa, dalla sua collocazione nel questionario o dal modo di porsi dell’intervistatore, esse inoltre non riescono a rilevare l’intensità dell’atteggiamento.
  • Domande relative a comportamenti: viene rilevato ciò che l’intervistato dice di fare o di aver fatto. I comportamenti sono inequivoci: c’è stato o non c’è stato, oltre che osservabili e quindi empiricamente controllabili. L’esistenza di una risposta esatta fa sì che sia più facile rispondere a domande relative a comportamenti, e la sua controllabilità esterna fa sì che sia più difficile mentire.

Domande aperte e chiuse

Per domanda aperta intendiamo una domanda per cui l’intervistatore pone la domanda lasciando piena libertà all’intervistato nella formulazione della risposta, mentre nella domanda chiusa oltre alla domanda, viene presentato un ventaglio di possibili risposte entro le quali l’intervistato è invitato a scegliere quella più appropriata al suo modo di vedere.

La domanda aperta ha il vantaggio della libertà di espressione. Una volta trascritta la risposta dell’intervistato, è necessaria la codifica della risposta, ovvero la sua classificazione in una categoria per permettere il confronto con le successive analisi quantitative. Se non vi è una precodifica della domanda dovrà comunque esserci una postcodifica. Entrambi questi processi comportano un elevato livello di arbitrarietà da parte del codificatore, che può condurre a una forzatura della risposta originale. Per motivi essenzialmente pratici (costi e realizzabilità) la domanda aperta è stata progressivamente abbandonata nelle grandi inchieste campionarie.

La domanda chiusa offre a tutti lo stesso quadro di riferimento. I suoi vantaggi sono che facilita il ricordo, stimola l’analisi e la riflessione. I limiti della domanda chiusa sono dati dal fatto che lascia fuori tutte le alternative di risposta che il ricercatore non ha previsto, imponendo lo schema concettuale del ricercatore, inoltre le alternative della domanda chiusa influenzano le risposte, suggerendo la risposta anche a chi non ha un’opinione sull’argomento. Le risposte offerte non hanno uguale significato per tutti, è quindi maggiore la possibilità di interpretazioni diversa tra i soggetti. La domanda chiusa maschera l’incomprensione della domanda, mentre in una domanda aperta l’intervistatore è in grado di capire se l’intervistato ha effettivamente compreso il senso della domanda.

Non è possibile praticare una domanda chiusa quando le possibili alternative non sono chiare all’intervistatore, quando queste sono troppo numerose o quando gli intervistati sono di livello culturale troppo basso e poco abituati al linguaggio astratto delle risposte precodificate.

Come formulare le domande di un questionario

  • Semplicità di linguaggio: occorre impiegare un linguaggio accessibile a tutti, il linguaggio del questionario deve in particolare essere adatto alle caratteristiche del campione studiato, il questionario autocompilato deve avere un linguaggio più semplice rispetto al questionario con intervistatore, in quanto non può prevedere spiegazioni da parte di quest’ultimo.
  • Lunghezza delle domande: le domande devono essere concise. Domande troppo lunghe possono distrarre l’intervistato dall’interrogativo o fanno sì che si dimentichi dell’inizio e la sua risposta verterà solamente sulla sua fine. La domanda lunga viene preferita su questioni personali o delicate.
  • Numero delle alternative di risposta: non possono essere troppo numerose, se sono poste a voce, non sono raccomandabili più di cinque. Per numeri superiori è raccomandabile l’uso di un cartellino da fornire all’intervistato nel quale vengono riportate le risposte in forma scritta.
  • Definizioni ambigue: occorre fare molta attenzione a non utilizzare termini dal significato non definito (es. stabilità del lavoro).
  • Parole dal forte connotato negativo: bisogna evitare termini carichi di significato emotivo, soprattutto se questo è negativo (es. lei picchia suo figlio? / delinquente / criminale).
  • Domande sintatticamente complesse: la domanda deve avere una sintassi lineare e semplice, ad esempio bisogna evitare le doppie negazioni, o evitare una frase negativa, che contenga disapprovazione o condanna verso un certo oggetto.
  • Domande con risposta non univoca: vanno evitate le domande multiple (i tuoi genitori erano religiosi?) e quelle su problematiche non sufficientemente articolate (Lei è favorevole o contrario all’aborto? -> uno può essere contrario in linea di principio ma favorevole in caso di malformazioni).
  • Domande non discriminanti: le domande devono essere costruite in modo tale da operare delle discriminazioni nel campione degli intervistati: una domanda che ottiene il 90% di risposte dello stesso tipo è una domanda inutile, per questo motivo bisogna evitare modalità che attirino su di sé in maniera ovvia una quota elevata di consensi.
  • Domande tendenziose: domande che orientano l’intervistato verso una delle possibili alternative di risposta invece di presentarle in maniera equilibrata.
  • Comportamenti presunti: bisogna evitare di dare per scontato comportamenti che non lo sono, in generale vengono usate delle domande filtro che permettono di porre una domanda che non riguarda tutti e domande condizionate, ovvero quelle poste solo se il soggetto ha risposto in un certo modo alla domanda filtro.
  • Focalizzazione nel tempo: bisogna essere attenti nelle domande riferite al comportamento abituale. Sarà opportuno aggiungere a queste domande una seconda riferita a un preciso momento temporale, in quanto la focalizzazione su un definito periodo facilita il ricordo e rende più difficile la sovrapposizione del comportamento ideale con quello reale.
  • Concretezza/astrazione: la domanda astratta può dare facilmente luogo a risposte generiche o superficiali, mentre la concretezza del caso facilita la riflessione, l’immedesimazione nel problema reale e rende più difficile il fraintendimento. Per una domanda astratta è utile presentare un episodio nel quale si chiede all’intervistato di prendere una posizione.
  • Comportamenti e atteggiamenti: è buona regola focalizzare la domanda su un comportamento piuttosto che restare nell’ambito dell’opinione, oppure di cercare comportamenti per i quali esiste un riscontro empirico: tenersi al corrente della politica (atteggiamento) leggere i giornali (comportamento) -> domanda di una conoscenza specifica rispetto a un recente fatto di cronaca politica.
  • Desiderabilità delle risposte: se l’intervistato deve prendere una posizione, bisogna formulare la domanda in modo da rendere accettabile anche la risposta meno desiderabile, offrendo per essa una giustificazione (lei trova il tempo per leggere il giornale?). Oppure di considerare normale e diffuso un comportamento negativo (a tutti è capitato di…). Un altro modo è quello di formulare la domanda equilibrando la desiderabilità delle risposte, presentandole come possibilità ugualmente legittime, mettendo in dubbio il fatto che su una di esse ci possa essere un consenso maggiore (alcuni pensano… altri invece…). Altra possibilità è quella di attribuire all’intervistato il comportamento socialmente condannato, lasciandogli il compito della smentita (quante volte ha picchiato sua moglie questa settimana?). Nonostante questi accorgimenti, non si riuscirà mai ad eliminare del tutto la desiderabilità sociale del tutto.
  • Domande imbarazzanti: domanda su questioni delicate come il comportamento sessuale sono estremamente difficili da studiare tramite il questionario somministrato dall’intervistatore. Se il problema è la riservatezza, si può chiedere all’intervistato di autocompilare una parte di questionario e poi restituirlo in una busta chiusa.
  • Mancanza di opinione e non so: può essere affrontato facendo capire all’intervistato che non so è una risposta legittima, in quanto il soggetto che non ha un’opinione sull’argomento risponderà a caso.
  • Intensità degli atteggiamenti: gli atteggiamenti degli intervistati non si distinguono solo in favorevoli e contrari, è importante cogliere la gradazione di intensità di tali posizioni. Schuman e Pesser suggeriscono di articolare il tema della forza degli atteggiamenti in intensità, centralità e conseguenze comportamentali. Una domanda sull’intensità: i suoi sentimenti su X sono: assai forti ecc. Una domanda sulla centralità: quanto è importante X? molto importante ecc. Una domanda sulla rilevanza comportamentale: lei ha mai fatto X a proposito di Y?.
  • Distorsione sistematica delle risposte: comporta due tipi di errore: l’acquiescenza, ovvero la tendenza a dare risposte che esprimono accordo piuttosto che negative, più frequente fra le persone meno istruite, e viene in genere attribuito ad un atteggiamento di deferenza delle persone con...
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Uranus75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Fasanella Antonio.
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