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Riassunto secondo modulo Metodologia della ricerca sociale, prof. Fasanella e Nobile, libro consigliato Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Corbetta

Appunti di Metodologia della ricerca sociale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Fasanella dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, facoltà di Scienze della comunicazione, Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Metodologia della ricerca sociale docente Prof. A. Fasanella

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5 – L’inchiesta campionaria: parte prima.

1 – Per inchiesta campionaria intendiamo un modo di rilevare informazioni interrogando gli

stessi individui oggetto della ricerca appartenenti a un campione rappresentativo mediante

una procedura standardizzata di interrogazione allo scopo di studiare le relazioni esistenti

tra le variabili. Questa comporta la formulazione di domande, spesso in forma orale,

talvolta in forma scritta. Queste domande vengono poste direttamente agli individui che

costituiscono l’oggetto della ricerca. Poiché la popolazione oggetto di studio è costituita da

un insieme numeroso di soggetti, la ricerca viene condotta su un campione di popolazione,

cui caratteristica principale deve essere la rappresentatività, ovvero deve essere in grado

di riprodurre le caratteristiche della popolazione oggetto di studio, al fine di permettere la

generalizzazione dei risultati sul campione all’intera popolazione attraverso regole

statistiche. La standardizzazione dello stimolo impone che tutte le domande vengano

poste allo stesso modo a tutti gli intervistati al fine di comparare tutte le risposte

analizzandole con strumenti statistici. Oltre alle domande però, anche le risposte devono

essere standardizzate, ovvero devono essere organizzate sulla base di uno schema di

classificazione comune a tutti i soggetti. In questo modo viene a formarsi la matrice-dati,

base delle successive elaborazioni statistiche. Le informazioni raccolte vengono

organizzate in una matrice casi per variabili, in cui in riga abbiamo i casi, in colonna le

variabili ed in ogni cella vi è un dato, ovvero il valore assunto da una variabile su quel

particolare caso. Il fine ultimo dell’inchiesta campionaria è quello di studiare le relazioni tra

variabili, viene quindi fatta differenza tra l’inchiesta campionaria e il sondaggio.

Il sondaggio è un’indagine esplorativa volta ad accertare l’esistenza e la consistenza del

fenomeno, mentre l’inchiesta campionaria non si limita a intenti esplorativi, ma vuole

controllare empiricamente le ipotesi. Questa si distingue quindi dal sondaggio per

l’esistenza di una problematica teorica che struttura l’impostazione della rilevazione dei

dati, per l’ampiezza dei temi trattati (con il sondaggio i temi vengono trattati

superficialmente) ed infine per il tipo di analisi che viene condotta sui dati rilevati, per il

sondaggio quest’analisi è puramente descrittiva, per l’inchiesta campionaria includerà

correlazioni tra variabili e tecniche di analisi multivariata. A seconda se la domanda e la

risposta sono standardizzate o meno, abbiamo tre diversi strumenti di rilevazione:

Il questionario se la domanda e la risposta sono standardizzate.

L’intervista strutturata se la domanda è standardizzata mentre la risposta è libera.

L’intervista libera se la domanda e la risposta non sono standardizzate.

L’inchiesta campionaria ricevette una forte spinta negli Stati Uniti, soprattutto a partire

dagli anni ‘30 del Novecento, è dovuta principalmente all’impulso neopositivista,

all’orientamento pragmatico della cultura americana, alla mancanza di dati statistici sulla

popolazione e allo sviluppo delle tecniche di marketing. Un’ulteriore accelerazione nella

stessa direzione è arrivata negli anni ’80, grazie alla diffusione dei personal computer e

all’accesso diffuso alla telefonia

2.1 – I problemi fondamentali di fronte ai quali si trova il ricercatore sono riconducibili alle

due posizioni contrapposte della ricerca sociale: quella oggettivista, per cui il dato sociale

può essere rilevato oggettivamente, con una procedura non molto diversa

dall’osservazione delle scienze naturali (approccio positivista), e la posizione costruttivista,

per la quale il dato sociale non viene osservato ma costruito o generato nell’interazione fra

i due soggetti (studiante e studiato, approccio interpretativo). Questo dualismo si riflette sul

problema del rapporto tra intervistato e intervistatore, per l’approccio oggettivista infatti

questo rapporto deve essere completamente spersonalizzato, ma non deve essere freddo

e distaccato, per cui attraverso una molteplicità di segnali deve indicare all’intervistato che

sta facendo un buon lavoro con le sue risposte. Gilli muove una critica a questo “galateo

da scompartimento” per l’asetticità del rapporto tra intervistatore e intervistato, in quanto il

primo ha delle sue reazioni e percezioni che lo porteranno a non essere neutrale, mentre

l’intervistato subisce un’alterazione nel momento in cui diventa oggetto di indagine, in

quanto si sente sottoposto ad un esame a cui vuole fare bella figura.

Il rapporto conoscitivo non può quindi essere di osservazione-rilevazione, ma di

interazione.

2.2 – Un altro dilemma mette a confronto le posizioni uniformista e individualista. La

posizione uniformista ritiene che i comportamenti umani e i fenomeni sociali siano in una

certa misura classificabili e standardizzabili, mentre la posizione individualista sottolinea la

rilevanza delle differenze interindividuali, da cui deriva l’irriducibilità del soggetto umano a

generalizzazione e standardizzazione. Questo dualismo solleva il problema della

standardizzazione dello strumento di rilevazione. Il questionario ad esempio vincola

l’intervistatore (che deve sottoporre a tutti le stesse domande) e vincola l’intervistato (in

quanto prevede risposte chiuse). I più grandi limiti del questionario sono due: esso

essendo uguale per tutti viene somministrato a tutti nello stesso modo, presupponendo

che tutti i destinatari siano dotati di eguale sensibilità, prontezza e maturità. Gilli muove

una critica anche al questionario, dicendo che l’oggetto non possa testimoniare la realtà in

cui vive al di sotto o al di sopra del livello consentito dal questionario.

2.3 – La risposta della posizione oggettivista-uniformista a questi due quesiti (la

spersonalizzazione del rapporto intervistatore-intervistato e la standardizzazione di

domande e risposte) è la neutralità dello strumento di rilevazione (della quale fa parte

anche l’intervistatore), finalizzato alla comparabilità delle risposte. Il ricercatore allora

dovrà fare una scelta di campo: privilegiare la ricerca di uniformità rispetto all’inseguimento

dell’individualità, la ricerca di ciò che accomuna gli individui piuttosto che di ciò che li

distingue.

3 – L’attendibilità del comportamento verbale viene influenzato dalla desiderabilità sociale

delle risposte e dalla mancanza di opinioni:

Desiderabilità sociale: ovvero la valutazione che in una certa cultura viene data a un certo

atteggiamento o comportamento individuale. Di fronte ad uno sconosciuto che lo interroga,

l’intervistato teme di essere giudicato negativamente, per cui volendo fare bella figura,

mente.

Mancanza di opinioni: Si crea nella dinamica dell’intervista una sorta di pressione a

rispondere, per cui l’intervistato, facilitato dalla risposta chiusa, sceglie a caso una delle

possibili risposte. Converse coniò il termine non-attitude per indicare questo tipo di

mancanza di opinione.

Intensità: la domanda standardizzata rileva solamente l’opinione del soggetto, non

l’intensità o il radicamento, il ricercatore non è in grado di distinguere opinioni

profondamente radicate ed emotivamente coinvolgenti da quelle superficiali. Questo

perché come dice Barbara Spinelli, i sondaggi sono schiavi dei sentimenti e degli umori

istantanei.

4.1 – Le domande generalmente vengono tripartite fra proprietà sociografiche di base,

atteggiamenti e comportamenti:

Domande relative a proprietà sociografiche di base: si riferiscono alla descrizione delle

caratteristiche sociali di base dell’individuo, sia quelle permanenti come quelle

demografiche (genere, età) sia i connotati ereditati dalla famiglia (classe sociale d’origine),

oltre che le caratteristiche che definiscono l’individuo per un certo periodo della sua vita

(professione, stato civile).

Domande relative ad atteggiamenti: fanno capo ad opinioni, motivazioni, orientamenti,

sentimenti e valori. Le domande sugli atteggiamenti sono tra le più difficili da formulare e le

loro risposte sono facilmente influenzate dal modo in cui la domanda è espressa, dalla sua

collocazione nel questionario o dal modo di porsi dell’intervistatore, esse inoltre non

riescono a rilevare l’intensità dell’atteggiamento.

Domande relative a comportamenti: viene rilevato ciò che l’intervistato dice di fare o di

aver fatto. I comportamenti sono inequivoci: c’è stato o non c’è stato, oltre che osservabili

e quindi empiricamente controllabili. L’esistenza di una risposta esatta fa sì che sia più

facile rispondere a domande relative a comportamenti, e la sua controllabilità esterna fa sì

che sia più difficile mentire.

Le domande possono anche essere classificate in domande fattuali e domande

motivazionali. Le prime riguardano i fatti, ovvero ciò che è osservabile dall’esterno

includendo variabili sociodemografiche e il comportamento dell’intervistato, mentre le

seconde riguardano opinioni, atteggiamenti e motivazioni.

4.2 – Per domanda aperta intendiamo una domanda per cui l’intervistatore pone la

domanda lasciando piena libertà all’intervistato nella formulazione della risposta, mentre

nella domanda chiusa oltre alla domanda, viene presentato un ventaglio di possibili

risposte entro le quali l’intervistato è invitato a scegliere quella più appropriata al suo modo

di vedere.

La domanda aperta ha il vantaggio della libertà di espressione. Una volta trascritta la

risposta dell’intervistato, è necessaria la codifica della risposta, ovvero la sua

classificazione in una categoria per permettere il confronto con le successive analisi

quantitative. Se non vi è una precodifica della domanda dovrà comunque esserci una

postcodifica. Entrambi questi processi comportano un elevato livello di arbitrarietà da parte

del codificatore, che può condurre a una forzatura della risposta originale. Per motivi

essenzialmente pratici (costi e realizzabilità) la domanda aperta è stata progressivamente

abbandonata nelle grandi inchieste campionarie.

La domanda chiusa offre a tutti lo stesso quadro di riferimento. I suoi vantaggi sono che

facilita il ricordo, stimola l’analisi e la riflessione. I limiti della domanda chiusa sono dati dal

fatto che lascia fuori tutte le alternative di risposta che il ricercatore non ha previsto,

imponendo lo schema concettuale del ricercatore, inoltre le alternative della domanda

chiusa influenzano le risposte, suggerendo la risposta anche a chi non ha un’opinione

sull’argomento. Le risposte offerte non hanno uguale significato per tutti, è quindi

maggiore la possibilità di interpretazioni diversa tra i soggetti. La domanda chiusa

maschera l’incomprensione della domanda, mentre in una domanda aperta l’intervistatore

è in grado di capire se l’intervistato ha effettivamente compreso il senso della domanda.

Non è possibile praticare una domanda chiusa quando le possibili alternative non sono

chiare all’intervistatore, quando queste sono troppo numerose o quando gli intervistati

sono di livello culturale troppo basso e poco abituati al linguaggio astratto delle risposte

precodificate.

5 – Come formulare le domande di un questionario:

1 – Semplicità di linguaggio: occorre impiegare un linguaggio accessibile a tutti, il

linguaggio del questionario deve in particolare essere adatto alle caratteristiche del

campione studiato, il questionario autocompilato deve avere un linguaggio più semplice

rispetto al questionario con intervistatore, in quanto non può prevedere spiegazioni da

parte di quest’ultimo.

2- Lunghezza delle domande: le domande devono essere concise. Domande troppo

lunghe possono distrarre l’intervistato dall’interrogativo o fanno sì che si dimentichi

dell’inizio e la sua risposta verterà solamente sulla sua fine. La domanda lunga viene

preferita su questioni personali o delicate.

3 – Numero delle alternative di risposta: non possono essere troppo numerose, se sono

poste a voce, non sono raccomandabili più di cinque. Per numeri superiori è

raccomandabili l’uso di un cartellino da fornire all’intervistato nel quale vengono riportate le

risposte in forma scritta.

4 – Definizioni ambigue: occorre fare molta attenzione a non utilizzare termini dal

significato non definito (es. stabilità del lavoro)

5 – Parole dal forte connotato negativo: bisogna evitare termini carichi di significato

emotivo, soprattutto se questo è negativo (es. lei picchia suo figlio? / delinquente /

criminale)

6 – Domande sintatticamente complesse: la domanda deve avere una sintassi lineare e

semplice, ad esempio bisogna evitare le doppie negazioni, o evitare una frase negativa,

che contenga disapprovazione o condanna verso un certo oggetto.

7 – Domande con risposta non univoca: vanno evitate le domande multiple (i tuoi genitori

erano religiosi?) e quelle su problematiche non sufficientemente articolate (Lei è

favorevole o contrario all’aborto? -> uno può essere contrario in linea di principio ma

favorevole in caso di malformazioni).

8 – Domande non discriminanti: le domande devono essere costruite in modo tale da

operare delle discriminazioni nel campione degli intervistati: una domanda che ottiene il

90% di risposte dello stesso tipo è una domanda inutile, per questo motivo bisogna evitare

modalità che attirino su di sé in maniera ovvia una quota elevata di consensi.

9 – Domande tendenziose: domande che orientano l’intervistato verso una delle possibili

alternative di risposta invece di presentarle in maniera equilibrata.

10 – Comportamenti presunti: bisogna evitare di dare per scontato comportamenti che non

lo sono, in generale vengono usate delle domande filtro che permettono di porre una

domanda che non riguarda tutti e domande condizionate, ovvero quelle poste solo se il

soggetto ha risposto in un certo modo alla domanda filtro.

11 – Focalizzazione nel tempo: bisogna essere attenti nelle domande riferite al

comportamento abituale. Sarà opportuno aggiungere a queste domande una seconda

riferita a un preciso momento temporale, in quanto la focalizzazione su un definito periodo

facilita il ricordo e rende più difficile la sovrapposizione del comportamento ideale con

quello reale.

12 – Concretezza/astrazione: la domanda astratta può dare facilmente luogo a risposte

generiche o superficiali, mentre la concretezza del caso facilita la riflessione,

l’immedesimazione nel problema reale e rende più difficile il fraintendimento. Per una

domanda astratta è utile presentare un episodio nel quale si chiede all’intervistato di

prendere una posizione.

13 – Comportamenti e atteggiamenti: È buona regola focalizzare la domanda su un

comportamento piuttosto che restare nell’ambito dell’opinione, oppure di cercare

comportamenti per i quali esiste un riscontro empirico: tenersi al corrente della politica

(atteggiamento) leggere i giornali (comportamento) -> domanda di una conoscenza

specifica rispetto a un recente fatto di cronaca politica.

14 – Desiderabilità delle risposte: Se l’intervistato deve prendere una posizione, bisogna

formulare la domanda in modo da rendere accettabile anche la risposta meno

desiderabile, offrendo per essa una giustificazione (lei trova il tempo per leggere il

giornale?). Oppure di considerare normale e diffuso un comportamento negativo (a tutti è

capitato di…). Un altro modo è quello di formulare la domanda equilibrando la

desiderabilità delle risposte, presentandole come possibilità ugualmente legittime,

mettendo in dubbio il fatto che su una di esse ci possa essere un consenso maggiore

(alcuni pensano… altri invece…). Altra possibilità è quella di attribuire all’intervistato il

comportamento socialmente condannato, lasciandogli il compito della smentita (quante

volte ha picchiato sua moglie questa settimana?). Nonostante questi accorgimenti, non si

riuscirà mai ad eliminare del tutto la desiderabilità sociale del tutto.

15 – Domande imbarazzanti: domanda su questioni delicate come il comportamento

sessuale sono estremamente difficili da studiare tramite il questionario somministrato

dall’intervistatore. Se il problema è la riservatezza, si può chiedere all’intervistato di

autocompilare una parte di questionario e poi restituirlo in una busta chiusa.

16 – Mancanza di opinione e non so: può essere affrontato facendo capire all’intervistato

che non so è una risposta legittima, in quanto il soggetto che non ha un’opinione

sull’argomento risponderà a caso.

17 – Intensità degli atteggiamenti: gli atteggiamenti degli intervistati non si distinguono solo

in favorevoli e contrari, è importante cogliere la gradazione di intensità di tali posizioni.

Schuman e Pesser suggeriscono di articolare il tema della forza degli atteggiamenti in

intensità, centralità e conseguenze comportamentali. Una domanda sull’intensità: i suoi

sentimenti su X sono: assai forti ecc. Una domanda sulla centralità: quanto è importante

X? molto importante ecc. Una domanda sulla rilevanza comportamentale: lei ha mai fatto

X a proposito di Y?.

18 – Distorsione sistematica delle risposte: comporta due tipi di errore: l’acquiescenza,

ovvero la tendenza a dare risposte che esprimono accordo piuttosto che negative, più

frequente fra le persone meno istruite, e viene in genere attribuito ad un atteggiamento di

deferenza delle persone con basso status sociale nei confronti dell’intervistatore, in genere

di ceto medio.

Una seconda forma di distorsione è l’uniformità delle risposte, il response set, che consiste

nel rispondere sempre allo stesso modo ad una batteria di domanda, per pigrizia o per

mancanza di opinioni. Il problema viene affrontato alternando la polarità delle risposte: un

individuo con idee coerenti risponderebbe ad alcune domande in modo positivo e ad altre

in modo negativo.

19 – Effetto memoria: domande relative a fatti e comportamenti avvenuti nel passato

comportano difficoltà dovute a incompletezze o distorsioni del ricordo. Bisogna quindi

stabilire dei limiti temporali al ricordo, la domanda verrà collocata in un arco di tempo

definito, per fissare la data di un avvenimento passato. Quando il comportamento da

rilevare riguarda non solo il passato ma anche il presente e il futuro, per evitare di basarsi

solamente sul ricordo, si possono utilizzare diari o strumenti analoghi.

20 – Sequenza delle domande: compito primario dell’intervistatore è quello di rassicurare

l’intervisto, a cui segue quello di fargli rapidamente apprendere il meccanismo

dell’intervista e della domanda-risposta. La prima parte del questionario deve avere

l’obiettivo di mettere l’intervistato a suo agio e fargli capire come funziona l’intervista, in

genere si raccomanda di mettere all’inizio domande facili. Se il questionario prevede

domande imbarazzanti, si raccomanda di metterle a metà questionario, dopo che

l’intervistatore ha avuto un tempo per conquistare la fiducia dell’intervistato. Il secondo

criterio ha a che fare con l’interesse e la stanchezza dell’intervistato. L’attenzione e

l’interesse dell’intervistato seguono una curva crescente fino a circa metà dell’intervista,

per poi decrescere. Possiamo dire che la durata media di un questionario standard

dovrebbe aggirarsi sui 45 minuti per l’intervista faccia a faccia, e sui 25 minuti per

l’intervista telefonica. Un terzo criterio è quello della sequenzialità dell’intervista, i temi

infatti devono avere una sequenza logica. Nella sequenza delle domande bisogna seguire

il criterio del passaggio da domande generali a domande particolari, secondo la tecnica a

imbuto, che consiste nel formulare prima domande ampie e generali, per poi stringere su

aspetti più specifici. L’ultimo punto è quello dell’effetto contaminazione, e riguarda il fatto

che in certi casi la risposta ad una domanda può essere influenzata dalle domande che

l’hanno preceduta.

6 - Spesso nei questionari vengono usate le batterie di domande, ovvero domande

formulate allo stesso modo e che quindi vengono presentate all’intervistato in un unico

blocco. Il loro obiettivo è quello di risparmiare spazio e tempo grazie alla condensazione di

più domande in un’unica formulazione, facilitano la comprensione del meccanismo di

risposta, migliorano la validità della risposta, in quanto l’intervistato nel rispondere a una

singola domanda implicitamente tiene conto delle risposte date alle altre domande della

batteria, ed infine permettono al ricercatore di costruire indici sintetici che riassumono in

un unico punteggio le diverse domande della batteria.

Una domanda formulata in termini assoluti se ogni elemento della batteria è un’entità

autosufficiente, alla quale l’intervistato può rispondere indipendentemente dalle altre

domande, o in termini relativi se la risposta nasce da un confronto con le altre possibili

risposte, implicando un confronto. Questa è spesso migliore agli effetti della valutazione

del punto di vista dell’intervistato, in quanto permette di differenziare meglio le diverse

posizioni. Limite della batteria di domande è che essendo ripetitiva favorisce le risposte

date a caso ed il response set.

7 – Fasi che precedono la rilevazione condotta mediante interviste faccia a faccia:

Lo studio esplorativo: il ricercatore deve conoscere perfettamente il problema oggetto del

suo studio prima di iniziare a redigere le domande. Questa fase esplorativa preliminare

verrà condotta con una molteplicità di tecniche, come ad esempio interviste libere ad

osservatori privilegiati, ma si tratterà in genere di interviste e prove condotte dagli stessi

ricercatori dell’équipe di ricerca.

Il pre-test: quando il questionario è pronto in una versione quasi definitiva, si apre la fase

di collaudo, ovvero il pre-test, che è sufficiente condurre su poche decine di casi aventi le

stesse caratteristiche della popolazione studiata. Le interviste del pre-test verranno

effettuate dagli intervistatori nelle stesse condizioni dell’intervista vera e propria. Scopo del

pre-test è quello di determinare la durata dell’intervista, esso infatti è spesso più lungo

dell’intervista definitiva.

La preparazione e la supervisione degli intervistatori: viene prevista una fase formativa

degli intervistatori. Il briefing consiste in un primo incontro tra l’équipe di ricerca e gli

intervistatori, con lo scopo di presentare la ricerca, descrivere il suo disegno e illustrare nel

dettaglio lo strumento di rilevazione. Seguiranno a questo incontro le interviste di prova

(pre-test) a cui seguirà un secondo incontro sul funzionamento dello strumento. Dopo la

formulazione del questionario nella sua versione definitiva inizierà la rilevazione vera e

propria.

Il contatto iniziale con i soggetti: nella sua presentazione l’intervistatore dovrà chiarire

all’intervistato: chi è il committente della ricerca, quali sono gli obiettivi, perché ci si rivolge

proprio a lui, dovrà quindi sottolineare l’importanza della sua collaborazione e rassicurarlo

sull’anonimato delle risposte.

La forma grafica del questionario: è opportuno adottare una convenzione che distingua

chiaramente il testo da leggere all’intervistato dalle indicazioni riservate all’intervistatore. Il

questionario deve essere graficamente compatto e non estendersi su troppe pagine. I

questionari autocompilati devono essere autoesplicativi, ovvero non deve essere richiesto

all’intervistato di leggere delle istruzioni preliminari, le domande devono essere semplici e

brevi, possibilmente dello stesso formato, ed infine l’impostazione grafica deve essere

compatta e chiara, evitando salti di domande e domande condizionate.

6 – L’inchiesta campionaria: parte seconda

1.1 – Inizialmente le informazioni sui soggetti studiati erano rilevate mediante una

conversazione personale fra intervistatore e intervistato. La rivoluzione informatica ha

lievemente modificato questo tipo di rilevazione sostituendo la carta e la penna con un

personal computer sul quale l’intervistatore legge le domande e registra le risposte,

gestendo quindi lo svolgimento dell’intervista (CAPI: Computer Aided Personal

Interviewing). L’intervistatore:

Le loro caratteristiche: l’identikit ideale dell’intervistatore è rappresentato da una donna

sposata di mezza età, diplomata e di ceto medio. I manuali si soffermano spesso anche

sull’abbigliamento e l’aspetto esteriore dell’intervistatore, in quanto la prima impressione in

casi come questi può essere determinante, per cui questo deve essere neutrale, non

vistoso e nemmeno eccentrico.

Le loro aspettative: le aspettative degli intervistatori influenzano fortemente le risposte

degli intervistati. Per Maria Pitrone vengono a crearsi due tipi di distorsioni: quelle prodotte

dall’ideologia e dalla struttura dei valori degli intervistatori (le risposte ambigue vengono

interpretate coerentemente con le opinioni dell’intervistatore) e le distorsioni generate dalle

aspettative che l’intervistatore ha sull’intervistato (se l’intervistatore ritiene che l’intervistato

sia poco informato, tenderà a sottoporre con tono sbrigativo domanda più complesse,

accettando i non so come risposta).

La loro preparazione: l’intervistatore dove essere reso consapevole del tipo di interazione

tra lui stesso e l’intervistato, inoltre deve essere informato su come agire in caso di

fraintendimenti o risposte di chiarimento, al fine di limitare la variabilità soggettiva e

interpretativa.

La loro motivazione: occorre tener presente la disposizione psicologica dell’intervistatore

nei confronti del suo lavoro e dell’intervista in oggetto. Un atteggiamento passivo non può

che riverberarsi negativamente sull’intervistato, è necessario che egli sia convinto

dell’importanza del suo lavoro in generale e della ricerca in particolare.

1.2 – Questionari autocompilati: vantaggio principale di questa tecnica è l’enorme

risparmio nei costi di rilevazione. Suo limite principale è che non possiamo contare

sull’intervento dell’intervistatore per chiarire o istruire l’intervistato a redigere il

questionario, per cui i questionari autocompilati devono essere brevi, concisi e il più

semplici possibile. Secondo limite è l’autoselezione delle persone che rispondono.

Individuiamo due casi fondamentali di autocompilazione: la rilevazione di gruppo e la

rilevazione individuale: per la rilevazione di gruppo basti pensare ad un questionario rivolto

a studenti e distribuito in classe. La rilevazione individuale viene distinta se con o senza

vincoli sulla restituzione del questionario. Un caso di restituzione vincolata è ad esempio

quello del censimento, in questo caso l’autoselezione viene evitata in quanto la consegna

non è lasciata all’arbitrio dell’intervistato. La compilazione individuale senza vincoli sulla

restituzione del questionario è ad esempio il questionario postale, che consiste nell’inviare

per posta il questionario a una lista di nominativi che rappresentano la popolazione

studiata. I principali vantaggi del questionario autocompilato sono: l’altissimo risparmio nei

costi, il poter essere compilato dall’intervistato quando gli fa comodo, la maggior garanzia

di anonimato rispetto alle interviste faccia a faccia, l’assenza di distorsioni dovute

all’intervistatore e l’accessibilità anche a intervistati residenti in zone molto distanti dal

centro di rilevazione o isolate. I principali svantaggi sono: la bassa percentuale di risposte

(sotto al 50%), la distorsione del campione dovuta all’autoselezione, il livello di istruzione

della popolazione studiata (medio-alto) mancanza di controlli sulla compilazione,

l’impossibilità di questionari complessi e la lunghezza del questionario, che non può

superare certi limiti.

1.3 – L’intervista telefonica, i suoi principali vantaggi: permettono una grande rapidità di

rilevazione, si possono effettuare rilevazioni su un campione nazionale anche in un giorno.

Comporta costi molto inferiori all’intervista faccia a faccia, presenta minori resistenze alla

concessione dell’intervista e maggiore garanzia di anonimato, permette di raggiungere a

parità di costo anche gli intervistati collocati nelle periferie della nazione, facilita

enormemente il lavoro di preparazione degli intervistatori e la loro supervisione, consente

di utilizzare direttamente il computer in fase di rilevazione (CATI: Computer Aided

Telephone Interviewing). I suoi principali svantaggi sono: il mancato contatto con il

personale, in quanto l’intervistato si sente meno coinvolto nell’intervista, il rapporto tra

intervistato e intervistatore viene a logorarsi prima (per cui si consigliano tempi ridotti

rispetto all’intervista faccia a faccia), l’impossibilità di utilizzare materiale visivo, come i

cartellini che riportano le alternative di risposta, l’impossibilità di cogliere segnali non

verbali da parte dell’intervistatore e di raggiungere alcuni settori sociali che non

dispongono di un telefono, il fatto che anziani e persone con titolo di studio inferiore sono

in genere fortemente sottorappresentate, ed infine la limitatezza del tempo a disposizione

costringe ad una semplificazione dei quesiti.

Un nuovo grande problema è la straordinaria accelerazione che nel nostro paese hanno

avuto i telefoni cellulari, di cui non esiste traccia in un registro accessibile, rendendo

impossibile l’intervista telefonica su una quota rilevantissima della popolazione, gli errori di

copertura e di non risposta incidono pesantemente sulla rappresentatività dei campioni

ottenuti via telefono.

1.4 – Nel primo decennio di questo secolo si è venuta affermando nella ricerca sociale la

distribuzione, compilazione e raccolta di questionari via internet:

Le inchieste via web (web surveys): viene innanzitutto fatta distinzione tra email surveys e

web surveys: nel primo caso il questionario viene preparato attraverso un word processor

e poi viene spedito al destinatario allegato ad un email, il destinatario compila il

questionario e lo rispedisce al mittente. Nel caso delle web surveys il soggetto intervistato

accede a un sito web e questo compila il questionario online. I principali vantaggi di questo

modo di procedere sono che il questionario appare all’intervistato graficamente elegante e

direttamente compilabile, vengono implementati automaticamente i meccanismi relativi

alle domande filtro, il questionario è compilabile anche in frazioni di tempo successive, ed

infine le risposte vengono direttamente scaricate in un dataset, senza la mediazione di una

codifica. Il problema principale del questionario telematico è che l’accesso a internet è

limitato a una quota della popolazione e anche se si dispone di questo accesso esistono

propensioni e capacità diverse a utilizzarlo fra le persone.

Panel online: un gruppo di persone che accetta di partecipare tramite la connessione

internet a inchieste telematiche per un certo periodo di tempo. Il termine panel viene

utilizzato anche per indicare la rilevazione ripetuta delle stesse domande sulle stesse

persone in tempi diversi. L’espressione panel online si riferisce invece a un gruppo stabile

di persone, ripetutamente interpellate via internet su temi che possono anche essere

diversi. Il problema principale del panel online è della sua rappresentatività, per cui è

cruciale il modo di reclutamento delle persone che vi fanno parte. Viene fatta distinzione

tra situazioni di tipo probabilistico e di tipo non probabilistico:

Nel caso del campione non probabilistico l’adesione al gruppo di persone che accettano di

rispondere alla rilevazione avviene su base volontaria, ad esempio tramite inviti a mailing

lists o annunci sui social networks. Il campione così costruito presenta due tipi di

distorsione: una di tipo sociografico, in quanto rifletterà le stesse diversità rispetto alla

popolazione degli utenti di internet, e il fatto che i volontari in ricerca sociale sono una

specie particolare: ad esempio in una ricerca sulla partecipazione politica potrebbero

offrirsi di partecipare più persone politicamente attive che passive, con una distorsione non

controllabile sulle variabili oggetto di studio. Nel caso del campione probabilistico, il punto

di partenza è rappresentato da una lista di persone scelte indipendentemente dalla loro

volontà e dalla dimestichezza con internet, ad esempio viene costruito sulla base delle

liste elettorali di un certo numero di comuni.

L’intervista faccia a faccia ha il vantaggio decisivo della presenza dell’intervistatore che

permette una conversazione approfondita e prolungata nel tempo. L’intervista telefonica

ha il vantaggio dei costi ridotti, ma gli svantaggi della brevità e superficialità

dell’interazione con l’intervistatore e quello della crescente inadeguatezza del campione. Il

questionario telematico ha il vantaggio decisivo dei costi enormemente inferiori, ma gli

svantaggi della limitazione del campione agli utenti di internet e all’autoselezione dei

partecipanti.

2 – Chiamiamo diacronici gli studi che si prolungano nel tempo, in contrapposizione a

quelli sincronici che si realizzano in un solo momento preciso e limitato. Sono

fondamentalmente due le strade che si pongono al ricercatore sociale per studiare il

mutamento sociale: replicare nel tempo su campioni diversi, la stessa ricerca (studi

trasversali) oppure rilevare ripetutamente le stesse informazioni sugli stessi soggetti (studi

longitudinali).

2.1 – Le inchieste trasversali seguono la trasformazione sociale mediante la rilevazione in

più punti temporali successivi. Un caso classico di inchieste trasversali replicate è

rappresentato dai vari National election studies, condotti su molte nazioni a ogni elezione

dopo il voto su campioni rappresentativi di elettori. Con questo tipo di inchieste si riesce a

cogliere il cambiamento a livello aggregato, ma non il cambiamento a livello individuale.

Con il solo dato aggregato resta però difficile analizzare le cause del cambiamento, che

sono invece più facilmente individuabili quando il cambiamento è rilevato a livello

individuale, così da poterlo mettere in relazione con altre variabili individuali.

2.2 - La tecnica dell’inchiesta longitudinale, ovvero dell’intervista ripetuta sugli stessi

soggetti, venne proposta ai ricercatori sociali negli anni 40 del secolo scorso da

Lazarsfeld. Le inchieste longitudinali pongono alcuni problemi specifici, come la mortalità

del campione, ovvero il decremento di ampiezza del campione che si verifica ad ogni

nuova rilevazione, oppure che le precedenti rilevazioni possono influenzare le successive,

in quanto il soggetto studiato, sentendosi oggetto di una particolare attenzione, può

modificare il suo comportamento normale.

2.3 – Il panel online consiste in un campione di persone disponibili a compilare questionari

online che vengano inviati loro a intervalli di tempo. Le persone che fanno parte del panel

sono le stesse, ma data la volontarietà di compilazione del questionario, non ci sarà totale

identità di rispondenti tra le somministrazioni in tempi diversi. La ripetizione della

rilevazione sugli stessi soggetti non rappresenta tuttavia l’unico modo per effettuare uno

studio longitudinale, un’altra soluzione è rappresentata dall’inchiesta retrospettiva, che

consiste in una normale inchiesta trasversale in un’unica soluzione nella quale si pongono

ai soggetti intervistati domande relative al loro passato.

3 – Per analisi secondaria intendiamo una ricerca che viene condotta su dati di inchiesta

campionaria già precedentemente raccolti e disponibili nella forma della matrice dati

originale, si tratta di una forma di rianalisi di file già esistenti. I principali vantaggi

dell’analisi secondaria sono di tipo economico, in quanto i costi vivi della ricerca sono

praticamente azzerati. A questo si aggiunge il fatto che l’analisi secondaria valorizza la

cumulatività: ogni risultato empirico assume più valore se si pone in continuità con il

corpus complessivo di conoscenze di quel settore. Un fattore esterno che ha contribuito

fortemente allo sviluppo dell’analisi secondaria è rappresentato dallo sviluppo

dell’informatica, la quale presenta comunque dei limiti, come ad esempio la mancanza di

controllo sulle fasi di rilevazione può mettere il ricercatore nell’impossibilità di valutare la

qualità dei dati, inoltre eventuali errori compiuti in fase di memorizzazione o di trattamento

dei dati possono essere non più visibili. Altri gravi limiti sono la divisione del lavoro che

viene introdotta tra chi pone gli interrogativi e analizza i dati e chi i dati li raccoglie,

portando così ad una limitazione degli interrogativi.

La meta analisi è invece un approccio che si è affermato negli ultimi anni nei paesi nei

quali la ricerca sociale è più sviluppata, si intende quindi un metodo di selezione,

integrazione e sintesi di studi aventi uno stesso oggetto d’analisi a partire dai risultati degli

studi invece che dai dati.

4.1 – La ricerca bibliografica è preliminare a qualsiasi operazione di ricerca empirica, essa

è l’azione per scoprire quello che è già stato detto (sul piano teorico) e fatto (sul piano

empirico) per decidere che cosa fare e come farlo aggiungendosi alle esperienze

precedenti, attraverso l’esplorazione delle pubblicazioni (la lettura) sull’argomento trattato.

Trattandosi di un itinerario individuale, non ci sono regole fisse o procedure stabilite che

possano guidare il ricercatore inesperto. La qualità e la completezza della ricerca

bibliografica condiziona la rilevanza dei risultati empirici.

Caratteristica tipica della ricerca bibliografica è la sua struttura a cascata, si comincia da

un articolo o un libro, e poi, inseguendo i suoi riferimenti bibliografici, si risale ad altri

contributi che ci sembrano utili e importanti. L’informatica ha fatto fare un salto di qualità

alla ricerca bibliografica, l’ha facilitata tramite due strumenti fondamentali: la diffusione di

banche dati bibliografiche che permettono attraverso parole chiave la rapida

individuazione dei testi, e gli abbonamenti online alle riviste specializzate, che mettono il

materiale scientifico alla portata di ogni singolo ricercatore.

4.2 – Si è assistito in questi anni in Italia a quello che potremmo definire un processo di

internalizzazione della ricerca sociale, come ad esempio l’affermazione dell’inglese come

lingua franca, il finanziamento da parte dell’Unione Europea di progetti aventi carattere

internazionale. Fra le richieste campionarie internazionali replicate nel tempo citiamo una

delle prime avvenute in Europa, quella dell’Eurobarometro, su un arco vastissimo di

problematiche, con un campione mediamente di 1000 casi per nazione. In questo quadro

si sono sviluppate le cosiddette indagini multiscopo: grandi indagini disegnate per

raccogliere informazioni e dati su una quantità molto vasta di problematiche. La loro

finalità è quella di produrre informazioni da mettere a disposizione degli operatori politici e

degli studiosi. Esempio è il Sistema di indagini multiscopo dell’Istat, che si articola su sette

indagini che coprono i più importanti temi di rilevanza sociale, per cui si sono sviluppati

archivi centralizzati per la gestione e diffusione dei dati.

4.3 – Uno dei più diffusi archivi bibliografici per le scienze sociali è il Social Sciences

Citation Index (Ssci), un archivio interdisciplinare in cui sono presenti i contenuti

bibliografici di oltre 2500 riviste scientifiche, che appartengono a più di 50 discipline nel

campo delle scienze sociali e umanistiche. L’archivio viene aggiornato settimanalmente

dall’Institute for Scientific Information (Isi) ed è accessibile attraverso il servizio Web of

Science.

Scopus è un ampio archivio multidisciplinare che contiene abstracts e citazioni di lavori

accademici di differenti campi scientifici, comprendendo oltre 21.000 titoli di riviste che

sono pubblicate da oltre 5.000 editori.

Scholar.google.it è uno dei più utilizzati motori di ricerca non a pagamento. Uno dei suoi

punti di forza è la possibilità di poter trovare e visionare anche dei lavori in corso, cioè devi

lavori che non sono stati ancora pubblicati in libri e riviste.

Uno dei più diffusi archivi specializzati nelle scienze sociali è Sociological Abstracts.

Questo archivio copre un arco temporale molto ampio e viene aggiornato mensilmente,

presenta contributi scientifici che riguardano non solo tutte le aree della sociologia, ma

anche molte scienze sociali affini, come la psicologia sociale, la scienza politica,

l’economia o la filosofia. 7– La tecnica delle scale

1 – Con l’espressione tecnica delle scale, traduciamo il termine inglese scaling, ovvero

l’insieme di procedure messe a punto al fine di misurare l’uomo e la società. In questo

modo un concetto generale come la religiosità viene operativizzato da un concetto

specifico denominato indicatore, a questo legato da un rapporto di indicazione. Una scala

è quindi un insieme coerente di items (elementi) che sono considerati indicatori di un

concetto più generale. L’elemento è il singolo componente, mentre la scala è l’insieme di

elementi. L’applicazione più frequente della tecnica delle scale è rappresentata dalla

misura degli atteggiamenti, dove l’unità di analisi è l’individuo, il concetto generale è un

atteggiamento e i concetti specifici sono le opinioni. L’atteggiamento è quindi il concetto

generale, di cui le opinioni ne sono indicatori. La procedura che rileva gli atteggiamenti

consiste nel sottoporre ai soggetti studiati una serie di affermazioni concernenti

l’atteggiamento studiato, chiedendo di esprimere la loro opinione in proposito.

Combinando le risposte ricevute si perviene a un punteggio individuale che stima la

posizione di ogni soggetto sull’atteggiamento in questione. La dimensione sottostante le

variabili viene immaginata come una proprietà continua, da questo ne deriva che le

variabili prodotte dalla tecnica delle scale non si traducono in variabili cardinali a causa

della nostra incapacità di definirne un’unità di misura.

La tecnica delle scale rappresenta quindi il modo per affrontare questo problema,

proponendo delle misure che conducano a punteggi cardinali relativi alla proprietà in

questione producendo delle variabili che potremmo chiamare quasi-cardinali, si parlerà

comunque di “attribuzione di valori” agli stati dei soggetti e non di misurazione perché per

le proprietà che il ricercatore intende rilevare non si dispone di una unità di misura

2 – Una batteria è costituita da più elementi (domande), possiamo quindi dire che una

scala è costituita da una batteria di domande. Queste domande, in genere in forma chiusa,

possono adottare tre modi di proporre le alternative di risposta:

Il primo consiste nel presentare delle possibilità di risposta che sono semanticamente

autonome, cioè ciascuna ha un suo significato compiuto che non necessita per essere

compreso di essere messo in relazione con il significato delle altre alternative presenti

nella scala.

Il secondo caso è quello in cui le categorie di risposta sono a parziale autonomia

semantica.

Il caso più comune è quello delle risposte ordinate in “molto, abbastanza” ecc. In questo

caso il significato di ogni categorie è solo parzialmente autonomo dalle altre.

Infine, abbiamo le cosiddette scale autoancoranti, dove solo le due categorie estreme

sono dotate di significato, mentre fra esse si colloca un continuum entro il quale

l’intervistato colloca la sua posizione.

In nessuna di queste situazioni siamo in grado di affermare che le diverse modalità di

risposta siano fra esse equidistanti (un intervistato può percepire che “abbastanza” sia più

prossimo a “molto” e più distante rispetto a “poco”, mentre per un altro potrebbe valere

l’opposto). Questo processo di autovalutazione della distanza fra le varie modalità di

risposta ha maggiori probabilità di realizzarsi con le risposte autoancoranti. Il fatto che sia

lo stesso soggetto studiato a stabilire l’unità di misura della scala, fa sì che questa

procedura soffra di soggettività, per questo ci troviamo di fronte a delle variabili quasi-

cardinali. Quando la variabile è del tipo a parziale autonomia semantica, si pone il

problema dell’opportunità di offrire esplicitamente all’intervistato un’opzione centrale

neutrale, oppure di non lasciarla costringendo l’intervistato a schierarsi. In genere sembra

opportuno lasciare la possibilità di un punto neutro, a meno che si voglia esplicitamente

forzare l’individuo a una scelta. È comunque raccomandabile offrire sempre l’opportunità

dell’opzione “non saprei”, per evitare le pseudo-opinioni.

3 – La Scala Likert: il nome di questa tecnica deriva da quello dello psicometrico Rensis

Likert che la propose per la prima volta all’inizio degli anni 30 del ‘900. Sotto questa

denominazione collochiamo un’ampia varietà di scale, chiamante in inglese anche

summated rating scales, che vengono tradotte come scale additive, ovvero scale nelle

quali il punteggio complessivo deriva dalla somma dei punteggi dei singoli elementi della

scala. Il formato delle singole domande delle scale di Likert è rappresentato da una serie

di affermazioni per ognuna delle quali l’intervistato deve dire in che misura è d’accordo.

Nella versione iniziale lo stesso Likert proponeva sette alternative, successivamente sono

state ridotte a cinque. La costruzione della scala avviene in quattro fasi:

Nella prima fase poiché il concetto da rilevare complesso, solo un’adeguata riflessione

teorica può portare all’individuazione delle dimensioni e alla selezione degli item (indicatori

della dimensione) da sottoporre all’intervistato. Si tratta dunque di individuare le

dimensioni dell’atteggiamento studiato e di formulare delle affermazioni (item) che coprano

i vari aspetti del concetto generale che si vuole rilevare verso le quali l’intervistato

esprimerà il proprio grado di accordo/disaccordo. Quanto alla formulazione delle

domande, lo stesso Likert raccomanda che siano brevi, semplici e comprensibili e che

usino il linguaggio comune. Un punto assai delicato per le batterie di domande è la

tendenza a scegliere sempre la stessa categoria di risposta (response set) e/o a

dichiararsi d’accordo con ogni frase (acquiscenza). Questi due problemi possono essere

affrontati con successo formulando gli elementi della scala con polarità opposte,

stimolando così l’attenzione dell’intervistato e riuscendo ad individuare gli acquiescenti e

ad eliminarli dall’analisi dei dati.

Successivamente la scala viene sottoposta a un campione di intervistati.

Si apre a questo punto la terza fase:

Sottoposti gli item agli intervistati si pone il problema di valutare l’effettiva capacità della

scala di conseguire l’obiettivo per il quale essa è stata costruita. Il presupposto è che tutti

gli item che la compongono siano correlati ad uno stesso concetto. Per accertarci

dell’unidimensionalità della scala utilizziamo due procedure statistiche:

La correlazione elemento scala (che serve a informarci su quanto il valore su un certo item

sia simile a quello sull’intera scala, dunque utile a individuare item non coerenti con gli

altri). Si calcola per ogni soggetto il punteggio su tutta la scala e si calcola il coefficiente di

correlazione fra questo punteggio complessivo e il punteggio su ogni singolo elemento. Se

queste variabili covariano, esso assume un valore elevato (un massimo di 1 se la

correlazione è diretta o -1 se è inversa), se esse non sono correlate allora si avrà un

valore pari a zero.

Il coefficiente alfa (che da un grado di complessiva coerenza interna della scala

confrontando i punteggi ottenuti su tutti gli item).

A questo punto si apre la quarta fase, quella dei controlli sulla validità e l’unidimensionalità

della scala. Una tecnica assai efficace è costituita dall’analisi fattoriale, Il suo scopo è

quello di ridurre una serie di variabili tra loro correlata a un numero inferiore di variabili

ipotetiche fra loro indipendenti. Il punto di partenza per l’analisi è costituito da una matrice

di correlazione fra le variabili osservate, e l’obiettivo è quello di spiegare queste

correlazioni attraverso l’esistenza di fattori sottostanti. L’analisi fattoriale può essere

utilizzata per vedere se effettivamente, dietro agli elementi di una scala che si presume sia

unidimensionale, stia un solo fattore oppure più fattori. Le scale di Likert rappresentano la

tecnica più diffusa nel campo della rilevazione delle proprietà continue nelle scienze

sociali. I suoi principali vantaggi sono: la semplicità nella progettazione, la veloce

somministrazione e registrazione delle risposte da parte dell’intervistatore, la facilità di

comprensione delle modalità di risposta da parte dell’intervistato, e che le categorie di

risposta sono facilmente ordinabili lungo un continuum.

Questa tecnica presenta tuttavia non pochi aspetti insoddisfacenti: un primo problema ha

a che fare con il punteggio assegnato ai singoli elementi, ogni elemento è una variabile

ordinale, in genere del tipo a parziale autonomia semantica, nel caso più frequente a

cinque modalità alle quali vengono assegnati in maniera del tutto arbitraria, punteggi in

scala sempice (1,2,3) che vengono poi trattati come scale cardinali. Un secondo problema

riguarda la mancata riproducibilità della scala, e cioè il fatto che dal punteggio di scala non

sia possibile risalire alle risposte alle singole domande, per cui lo stesso punteggio può

essere ottenuto da molte diverse combinazioni di risposte. Infine, il punteggio finale della

scala non rappresenta una variabile cardinale: non disponiamo di alcun elemento per

poter dire, per esempio, che la distanza tra 14 e 18 sia la stessa che intercorre tra 8 e 12,

si tratta quindi di una variabile quasi cardinale, che verrà trattata come cardinale dal punto

di vista dell’analisi statistica.

4 – La proposta di Guttman nasce con l’obiettivo di fornire una soluzione al problema

dell’unidimensionalità della scala. La sua scala si presenta come una sequenza di gradini,

una successione di elementi aventi difficoltà crescente, di modo che chi ha risposto

affermativamente a una determinata domanda deve aver risposto affermativamente anche

a tutte quelle che la precedono nella scala di difficoltà. Da ciò la definizione di questa scala


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Uranus75

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Uranus75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fasanella Antonio.

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