L'inchiesta campionaria: parte prima
Definizione di inchiesta campionaria
Per inchiesta campionaria intendiamo un modo di rilevare informazioni interrogando gli stessi individui oggetto della ricerca appartenenti a un campione rappresentativo mediante una procedura standardizzata di interrogazione allo scopo di studiare le relazioni esistenti tra le variabili. Questa comporta la formulazione di domande, spesso in forma orale, talvolta in forma scritta. Queste domande vengono poste direttamente agli individui che costituiscono l'oggetto della ricerca.
Poiché la popolazione oggetto di studio è costituita da un insieme numeroso di soggetti, la ricerca viene condotta su un campione di popolazione, cui caratteristica principale deve essere la rappresentatività, ovvero deve essere in grado di riprodurre le caratteristiche della popolazione oggetto di studio, al fine di permettere la generalizzazione dei risultati sul campione all'intera popolazione attraverso regole statistiche.
Standardizzazione e raccolta dati
La standardizzazione dello stimolo impone che tutte le domande vengano poste allo stesso modo a tutti gli intervistati al fine di comparare tutte le risposte analizzandole con strumenti statistici. Oltre alle domande però, anche le risposte devono essere standardizzate, ovvero devono essere organizzate sulla base di uno schema di classificazione comune a tutti i soggetti. In questo modo viene a formarsi la matrice-dati, base delle successive elaborazioni statistiche.
Le informazioni raccolte vengono organizzate in una matrice casi per variabili, in cui in riga abbiamo i casi, in colonna le variabili ed in ogni cella vi è un dato, ovvero il valore assunto da una variabile su quel particolare caso. Il fine ultimo dell'inchiesta campionaria è quello di studiare le relazioni tra variabili, viene quindi fatta differenza tra l'inchiesta campionaria e il sondaggio.
Distinzione tra inchiesta e sondaggio
Quest'ultimo è infatti un'indagine esplorativa volta ad accertare l'esistenza e la consistenza del fenomeno, mentre l'inchiesta campionaria non si limita a intenti esplorativi, essa vuole controllare empiricamente le ipotesi. Questa si distingue quindi dal sondaggio per l'esistenza di una problematica teorica che struttura l'impostazione della rilevazione dei dati, per l'ampiezza dei temi trattati (con il sondaggio i temi vengono trattati superficialmente) ed infine per il tipo di analisi che viene condotta sui dati rilevati, per il sondaggio quest'analisi è puramente descrittiva, per l'inchiesta campionaria includerà correlazioni tra variabili e tecniche di analisi multivariata.
Strumenti di rilevazione
- Il questionario: se la domanda e la risposta sono standardizzate.
- L'intervista strutturata: se la domanda è standardizzata mentre la risposta è libera.
- L'intervista libera: se la domanda e la risposta non sono standardizzate.
L'inchiesta campionaria venne applicata già da Marx e Weber, ma il vero salto di qualità si realizzò con l'affermarsi del concetto di rappresentatività e l'introduzione delle procedure di campionamento.
Sviluppi tecnologici
Negli ultimi anni due sviluppi tecnologici hanno dato un forte impulso all'inchiesta campionaria: il diffondersi dei personal computer, che ha permesso ad ogni ricercatore di poter trattare ampie masse di dati in tempi rapidissimi e senza passaggi intermedi, e il diffondersi nella popolazione del telefono, portando con sé l'affermazione dell'intervista telefonica.
Problemi fondamentali nella ricerca sociale
Oggettivismo vs Costruttivismo
I problemi fondamentali di fronte ai quali si trova il ricercatore sono riconducibili alle due posizioni contrapposte della ricerca sociale: quella oggettivista, per la quale il dato sociale può essere rilevato oggettivamente con una procedura simile a quella dell'osservazione, e la posizione costruttivista, per la quale il dato sociale non viene osservato ma costruito o generato nell'interazione fra i due soggetti (studiante e studiato).
Questo dualismo si riflette sul problema del rapporto tra intervistato e intervistatore, per l'approccio oggettivista infatti questo rapporto deve essere completamente spersonalizzato, egli tuttavia non deve essere freddo e distaccato, ma attraverso una molteplicità di segnali, deve indicare all'intervistato che sta facendo un buon lavoro con le sue risposte, non eccedendo comunque nella familiarità.
Critica di Gilli
Gilli muove una critica a questo “galateo da scompartimento” per l'asetticità del rapporto tra intervistatore e intervistato, in quanto il primo ha delle sue reazioni e percezioni che lo porteranno a non essere neutrale, mentre l'intervistato subisce un'alterazione nel momento in cui diventa oggetto di indagine, in quanto si sente sottoposto ad un esame a cui vuole fare bella figura. Il rapporto conoscitivo non può quindi essere di osservazione-rilevazione, ma di interazione.
Uniformismo vs Individualismo
Un altro dilemma mette a confronto le posizioni uniformista e individualista. La posizione uniformista ritiene che i comportamenti umani e i fenomeni sociali siano in una certa misura classificabili e standardizzabili, mentre la posizione individualista sottolinea la rilevanza delle differenze interindividuali, da cui deriva l'irriducibilità del soggetto umano a generalizzazione e standardizzazione.
Questo dualismo solleva il problema della standardizzazione dello strumento di rilevazione. Il questionario ad esempio vincola l'intervistatore (che deve sottoporre a tutti le stesse domande) e vincola l'intervistato (in quanto prevede risposte chiuse). I più grandi limiti del questionario sono due: esso essendo uguale per tutti viene somministrato a tutti nello stesso modo, presupponendo che tutti i destinatari siano dotati di eguale sensibilità, prontezza e maturità.
Critica al questionario
Gilli muove una critica anche al questionario, dicendo che l'oggetto non possa testimoniare la realtà in cui vive al di sotto o al di sopra del livello consentito dal questionario.
Risposta della posizione oggettivista-uniformista
La risposta della posizione oggettivista-uniformista a questi due quesiti (la spersonalizzazione del rapporto intervistatore-intervistato e la standardizzazione di domande e risposte) è la neutralità dello strumento di rilevazione (della quale fa parte anche l'intervistatore), finalizzato alla comparabilità delle risposte.
Da qui si apre tuttavia il dilemma che il significato di una stessa domanda possa essere diverso per individui diversi, questo in quanto ogni individuo ha un suo sistema di riferimento e ricevendo uno stimolo lo legge e lo interpreta alla luce del proprio vissuto. Il ricercatore allora dovrà fare una scelta di campo: privilegiare la ricerca di uniformità rispetto all'inseguimento dell'individualità, la ricerca di ciò che accomuna gli individui piuttosto che di ciò che li distingue.
Attendibilità del comportamento verbale
L'attendibilità del comportamento verbale viene influenzato dalla desiderabilità sociale delle risposte e dalla mancanza di opinioni.
Desiderabilità sociale
Desiderabilità sociale: ovvero la valutazione che in una certa cultura viene data a un certo atteggiamento o comportamento individuale. Di fronte ad uno sconosciuto che lo interroga, l'intervistato teme di essere giudicato negativamente, per cui volendo fare bella figura, mente. Questo effetto può essere influenzato dalla dinamica che si realizza con l'intervistatore, con l'ambiente nel quale si effettua l'intervista e dal modo con il quale è formulata la domanda.
Mancanza di opinioni
Nelle ricerche sociali spesso i soggetti vengono interrogati su tematiche complesse, è quindi plausibile che un certo numero di intervistati non abbia mai riflettuto su questi temi. Si crea però nella dinamica dell'intervista una sorta di pressione a rispondere, per cui l'intervistato, facilitato dalla risposta chiusa, sceglie a caso una delle possibili risposte. Converse coniò il termine non-attitude per indicare questo tipo di mancanza di opinione.
Intensità
La domanda standardizzata rileva solamente l'opinione del soggetto, non l'intensità o il radicamento, il ricercatore non è in grado di distinguere opinioni profondamente radicate ed emotivamente coinvolgenti da quelle superficiali, magari nate nell'atto della domanda stessa. Questo perché, come dice Barbara Spinelli, i sondaggi sono schiavi dei sentimenti e degli umori istantanei.
Tipi di domande nel questionario
Classificazione delle domande
Le domande generalmente vengono tripartite fra proprietà sociografiche di base, atteggiamenti e comportamenti:
- Domande relative a proprietà sociografiche di base: si riferiscono alla descrizione delle caratteristiche sociali di base dell'individuo, sia quelle permanenti come quelle demografiche (genere, età) sia i connotati ereditati dalla famiglia (classe sociale d'origine), oltre che le caratteristiche che definiscono l'individuo per un certo periodo della sua vita (professione, stato civile). In genere non rappresentano l'oggetto ultimo della ricerca campionaria, ma vengono utilizzate come base di riferimento nel quale collocare le proprietà relative ad atteggiamenti e comportamenti specificamente rilevati nell'inchiesta campionaria.
- Domande relative ad atteggiamenti: fanno capo ad opinioni, motivazioni, orientamenti, sentimenti e valori. Le domande sugli atteggiamenti sono tra le più difficili da formulare e le loro risposte sono facilmente influenzate dal modo in cui la domanda è espressa, dalla sua collocazione nel questionario o dal modo di porsi dell'intervistatore, esse inoltre non riescono a rilevare l'intensità dell'atteggiamento.
- Domande relative a comportamenti: viene rilevato ciò che l'intervistato dice di fare o di aver fatto. I comportamenti sono inequivoci: c'è stato o non c'è stato, oltre che osservabili e quindi empiricamente controllabili. L'esistenza di una risposta esatta fa sì che sia più facile rispondere a domande relative a comportamenti, e la sua controllabilità esterna fa sì che sia più difficile mentire.
Domande fattuali e motivazionali
Le domande possono anche essere classificate in domande fattuali e domande motivazionali. Le prime riguardano i fatti, ovvero ciò che è osservabile dall'esterno includendo variabili sociodemografiche e il comportamento dell'intervistato, mentre le seconde riguardano opinioni, atteggiamenti e motivazioni.
Domande aperte e chiuse
Per domanda aperta intendiamo una domanda per cui l'intervistatore pone la domanda lasciando piena libertà all'intervistato nella formulazione della risposta, mentre nella domanda chiusa oltre alla domanda, viene presentato un ventaglio di possibili risposte entro le quali l'intervistato è invitato a scegliere quella più appropriata al suo modo di vedere.
Vantaggi e svantaggi delle domande aperte
La domanda aperta ha il vantaggio della libertà di espressione. Una volta trascritta la risposta dell'intervistato, è necessaria la codifica della risposta, ovvero la sua classificazione in una categoria per permettere il confronto con le successive analisi quantitative. Se non vi è una precodifica della domanda dovrà comunque esserci una postcodifica. Entrambi questi processi comportano un elevato livello di arbitrarietà da parte del codificatore, che può condurre a una forzatura della risposta originale. Per motivi essenzialmente pratici (costi e realizzabilità) la domanda aperta è stata progressivamente abbandonata nelle grandi inchieste campionarie.
Vantaggi e svantaggi delle domande chiuse
La domanda chiusa offre a tutti lo stesso quadro di riferimento. I suoi vantaggi sono che facilita il ricordo (ogni proposta è l'equivalente di un promemoria per l'intervistato), stimola l'analisi e la riflessione (aiuta l'intervistato a separare alternative che sono ancora confuse nella sua mente e che in una domanda aperta verrebbero espressa in maniera indistinguibile). I limiti della domanda chiusa sono dati dal fatto che lascia fuori tutte le alternative di risposta che il ricercatore non ha previsto, imponendo lo schema concettuale del ricercatore, inoltre le alternative della domanda chiusa influenzano le risposte, suggerendo la risposta anche a chi non ha un'opinione sull'argomento.
Le risposte offerte non hanno uguale significato per tutti, è quindi maggiore la possibilità di interpretazioni diversa tra i soggetti. La domanda chiusa maschera l'incomprensione della domanda, mentre in una domanda aperta l'intervistatore è in grado di capire se l'intervistato ha effettivamente compreso il senso della domanda. Un escamotage utile ma poco efficace è quello di inserire alla fine dell'elenco la voce “altra risposta”, infatti le alternative presentate all'intervistato attirano la sua attenzione, scegliendo così tra quelle proposte. Non è possibile praticare una domanda chiusa quando le possibili alternative non sono chiare all'intervistatore, quando queste sono troppo numerose o quando gli intervistati sono di livello culturale troppo basso e poco abituati al linguaggio astratto delle risposte precodificate. Sui grandi numeri non c'è alternativa alla domanda chiusa.
In linea di principio è possibile immaginare un'intervista nella quale una parte delle domande è a risposta chiusa e una parte a risposta aperta, con un equilibrio fra le due parti. Ad oggi le inchieste campionarie su grandi campioni sono tutte condotte con questionari a domande chiuse.
Come formulare le domande di un questionario
- Semplicità di linguaggio: occorre impiegare un linguaggio accessibile a tutti, il linguaggio del questionario deve in particolare essere adatto alle caratteristiche del campione studiato, il questionario autocompilato deve avere un linguaggio più semplice rispetto al questionario con intervistatore, in quanto non può prevedere spiegazioni da parte di quest'ultimo, anche se non bisogna tenere conto sui suoi interventi esplicativi in quanto gli intervistati provano imbarazzo ad ammettere che non capiscono una domanda o una risposta.
- Lunghezza delle domande: le domande devono essere concise. Domande troppo lunghe possono distrarre l'intervistato dall'interrogativo o che si dimentichi dell'inizio e la sua risposta verterà solamente sulla sua fine. La domanda lunga viene preferita in quanto facilita il ricordo, da più tempo all'intervistato per pensare ed infine agevola una risposta più articolata. La domanda lunga viene quindi preferita su questioni personali o delicate.
- Numero delle alternative di risposta: non possono essere troppo numerose, se sono poste a voce, non sono raccomandabili più di cinque. Per numeri superiori è raccomandabile l'uso di un cartellino da fornire all'intervistato nel quale vengono riportate le risposte in forma scritta.
- Definizioni ambigue: occorre fare molta attenzione a non utilizzare termini dal significato non definito (es. stabilità del lavoro).
- Parole dal forte connotato negativo: bisogna evitare termini carichi di significato emotivo, soprattutto se questo è negativo (es. lei picchia suo figlio? / delinquente / criminale).
- Domande sintatticamente complesse: la domanda deve avere una sintassi lineare e semplice, ad esempio bisogna evitare le doppie negazioni, o di evitare una frase negativa, che contenga disapprovazione o condanna verso un certo oggetto.
- Domande con risposta non univoca: vanno evitate le domande multiple (i tuoi genitori erano religiosi?) e quelle su problematiche non sufficientemente articolate (Lei è favorevole o contrario all'aborto? -> uno può essere contrario in linea di principio ma favorevole in caso di malformazioni).
- Domande non discriminanti: le domande devono essere costruite in modo tale da operare delle discriminazioni nel campione degli intervistati: una domanda che ottiene il 90% di risposte dello stesso tipo è una domanda inutile, per questo motivo bisogna evitare modalità che attirino su di sé in maniera ovvia una quota elevata di consensi.
- Domande tendenziose: domande che orientano l'intervistato verso una delle possibili alternative di risposta invece di presentarle in maniera equilibrata, oppure di formulare una domanda chiusa omettendo di collocare fra le alternative alcune possibili risposte.
- Comportamenti presunti: bisogna evitare di dare per scontato comportamenti che non lo sono, in generale vengono usate delle domande filtro che permettono di porre una domanda che non riguarda tutti e domande condizionate, ovvero quelle poste solo se il soggetto ha risposto in un certo modo alla domanda filtro.
- Focalizzazione nel tempo: bisogna essere attenti nelle domande riferite al comportamento abituale o che richiedono il computo di medie nel tempo. Sarà opportuno aggiungere a queste domande una seconda riferita a un preciso momento temporale, in quanto la focalizzazione su un definito periodo facilita il ricordo e rende più difficile la sovrapposizione del comportamento ideale con quello reale.
- Concretezza/astrazione: la domanda astratta può dare facilmente luogo a risposte generiche, normative o superficiali, mentre la concretezza del caso facilita la riflessione, l'immedesimazione nel problema reale e rende più difficile il fraintendimento. Per una domanda astratta è utile presentare un episodio nel quale si chiede all'intervistato di prendere una posizione.
- Comportamenti e atteggiamenti: gli atteggiamenti sono per natura più ambigui ed esposti a risposte normative rispetto ai comportamenti. È buona regola focalizzare la domanda su un comportamento piuttosto che restare nell'ambito dell'opinione, oppure di cercare comportamenti per i quali esiste un riscontro empirico: tenersi al corrente della politica (atteggiamento) leggere i giornali (comportamento) -> domanda di una conoscenza specifica rispetto a un recente fatto di cronaca politica.
- Desiderabilità delle risposte: Se l'intervistato deve prendere una posizione, bisogna formulare attentamente la domanda.
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