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bene da parte di tutti gli altri individui, per cui tutti consumano simultaneamente l’intera

disponibilità del bene in questione”. Per tale categoria, un’allocazione Pareto-efficiente richiede

condizioni diverse da quelle imposte dal primo teorema. In realtà, esistono molti beni e servizi che

hanno la caratteristica di poter essere consumati simultaneamente da più individui. Nella categoria

di beni pubblici rientrano alcuni beni e servizi che possono essere erogati da soggetti privati

possono arrecare beneficio a più individui contemporaneamente (strade). I beni che godono in

modo simultaneo della non rivalità nel consumo e della non escludibilità (beni pubblici puri)

difficilmente si riscontrano nella realtà.

BENI CONGESTIONABILI= beni pubblici le cui possibilità di consumo dipendono anche dal numero di

individui che vi hanno accesso la non rivalità nel consumo vale solo fin quando il numero di

soggetti ammessi al godimento del bene non diventa eccessivo. Per tutti i beni pubblici si

potrebbero escogitare meccanismi di esclusione. È possibile che costi derivanti da una concreta

attivazione di questi meccanismi siano troppo elevati affinché si realizzino.

I.4.2 Fornitura ottima: la condizione di Samuelson

Si considera la situazione di 2 studenti, A e B, che condividono lo stesso appartamento che è dotato

di connessione a internet da 2 GB al secondo. Quando uno dei 2 accede alla rete, non preclude la

possibilità di accesso da parte dell’altro. Per A e B la connessione presenta le caratteristiche di un

bene pubblico puro= non rivalità e non escludibilità. Questi valutano l’opportunità di migliorare le

prestazioni della loro connessione. Il servizio comunica che per aumentare la velocità di

connessione (4GB) è necessario pagare un canone aggiuntivo di 10 euro al mese. A è disposto a

versare 6 euro in più, mentre B è disposto a 5 euro aggiuntivi. Se la connessione fosse un bene

privato non sarebbe efficiente aumentare la velocità di connessione e nessuno dei 2 studenti è

disposto a pagare il costo marginale del necessario upgrading. Siccome il bene in questione è non

rivale e non escludibile, il beneficio marginale di una connessione più veloce si ricava sommando la

disponibilità a pagare di A e B. Poiché i 2 studenti sono disposti a pagare 11 euro e il passaggio a

una connessione costa 10 euro, diventa efficiente passare a un collegamento più veloce. La

fornitura efficiente di un bene pubblico è quella per cui si verifica l’uguaglianza tra il costo

marginale e somma delle disponibilità a pagare di tutti gli individui interessati al consumo di quel

bene. GRAFICO I.4.1 PAG 76 In (a) e (b) = le curve di domanda di una connessione più veloce da

D D

parte di studente A e di B, indicate rispettivamente con e . Se si interpreta queste due

A B

relazioni = funzioni di domanda inversa, per ogni quantità aggiuntiva di MG al secondo, le 2 rette

danno sull’asse verticale la disponibilità marginale a pagare dei 2 studenti.

BOX I.4.1 DOMANDA DIRETTA E DOMANDA INVERSA: curva di domanda = relazione che intercorre

tra la qualità di un determinato bene desiderata da un individuo e il suo prezzo. Ha inclinazione

negativa= quando il prezzo del bene aumenta, la quantità desiderata si riduce. La domanda diretta

individua la quantità desiderata per ogni livello di prezzo. La domanda inversa misura il prezzo che

si desidera corrispondere per una determinata quantità e misura la disponibilità marginale a pagare

del soggetto di riferimento. Quando la domanda diretta è rappresentata da una funzione invertibile

è sempre possibile ricavare la domanda inversa corrispondente.

In (c) sono tracciate la curva di offerta del servizio in questione G e la somma della disponibilità

marginale a pagare di A e B. La relazione di offerta registra sull’asse verticale il costo marginale di

produzione di ogni MG aggiuntivo, mentre la disponibilità marginale a pagare dei due studenti è

+

D D p p

ottenuta sommando verticalmente e . La spezzata è ottenuta sommando

A B G , A G , B

per ogni quantità aggiuntiva di MG il prezzo di domanda dello studente A e di B. L’angolo della

spezzata è dovuto al fatto che se anche il bene fosse fornito a un prezzo nullo, B non ne

domanderebbe mai più di 7 unità, pertanto la disponibilità marginale a pagare complessiva dei 2

studenti tra 7 e 8 MG coincide totalmente con quella di A.

Al contrario, se il bene fosse stato privato (rivale nel consumo + escludibile) la domanda

complessiva sarebbe stata derivata sommando orizzontalmente le funzioni di domanda individuali,

trovando in tal modo per ogni livello del prezzo la quantità complessivamente domandata dai due

soggetti.

Come è evidenziato in (c), la fornitura efficiente di MG aggiuntivi (G*) si trova in corrispondenza del

punto in cui la somma delle disponibilità marginali a pagare dei 2 studenti incontra la scheda di

offerta del servizio = curva dei costi marginali la fornitura efficiente è quella per cui la somma

delle disponibilità a pagare per il servizio eguaglia il costo marginale del servizio stesso.

Nell’economia dei 2 studenti esiste anche un altro bene privato indicato con “x” e il prezzo unitario

e costo marginale del bene sono entrambi normalizzati a 1 euro. Dato che il SMS = rapporto tra i

prezzi e che il SMT = rapporto tra i costi marginali le ordinate delle schede di domanda indicano

 A B

anche il SMS tra i MG aggiuntivi e l’altro bene per A e B, rispettivamente , mentre

SMS e SMS

G ,x G , x

(SMT )

l’ordinata della scheda di offerta dà il corrispondente SMT tra i due beni . La condizione

G , x

per la fornitura ottima di un bene pubblico può essere riformulata imponendo che la somma dei

SMS tra i MG aggiuntivi e i pasti alla mensa per i due studenti eguagli il relativo SMT

A B

+ =SMT condizione indicata da Samuelson per un’allocazione Pareto-efficiente dei

SMS SMS

G ,x G , x G ,x

beni pubblici puri.

Un’allocazione ottima per un’economia in cui esistono solo beni privati richiede l’uguaglianza per

tutti gli individui dei SMS e la loro coincidenza con il rispettivo SMT. In un’economia in cui esistono

anche beni pubblici, l’allocazione Pareto-efficiente si ha quando il valore complessivamente

attribuito da tutti i consumatori all’ultima unità di bene pubblico = costo aggiuntivo che la comunità

deve sostenere per produrla con l’ammontare di beni privati ai quali l’economia deve rinunciare

per produrre un’unità addizionale di beni di consumo collettivo.

I.4.3 La possibilità di un sistema di prezzi personalizzati, l’equilibrio di Lindahl e i

comportamenti opportunistici

In presenza di beni pubblici, un sistema concorrenziale analogo a quello derivato dal primo teorema

non conduce ad un’allocazione Pareto-efficiente. Il fatto che i consumatori possano avere

valutazioni diverse riguardo alla fornitura dei beni pubblici= fonte di inefficienze quando gli agenti

devono tutti pagare un prezzo uguale. Un’allocazione Pareto-efficiente nel caso in cui

raggiunta

sia possibile stabilire per ogni consumatore un sistema di prezzi personalizzati. Con beni rivali nel

consumo ed escludibili, tutti i consumatori hanno lo stesso sistema dei prezzi, ma è consentito

domandare quantità diverse secondo le loro preferenze. Con beni non rivali e non escludibili, i

consumatori pagano prezzi diversi, ma domandano sempre la stessa quantità G*. La possibilità di

un equilibrio con prezzi personalizzati è stata indagata da Lindahl. Tale costruzione teorica=

estensione dello schema competitivo in cui ogni merce ha un unico prezzo.

Aspetto centrale di questo modello in presenza di beni pubblici e privati= i consumatori basano le

loro decisioni di acquisto sul reddito individuale dei prezzi relativi e sulla quota del costo di

produzione dei beni pubblici che ciascuno deve pagare. Quando questa quota si riduce le

preferenze dei consumatori sono tali da generare una domanda di beni pubblici che cresce senza

limiti. È possibile definire un equilibrio in cui: -la somma delle quote pagate dai

consumatori/contribuenti copre esattamente il costo di produzione dei beni pubblici; -tutti ne

domandano la stessa quantità. Nonostante l’esistenza di beni non escludibili e non rivali nel

consumo, l’allocazione che ne deriva è Pareto-efficiente, dato che la condizione di Samuelson è

soddisfatta. L’equilibrio di Lindahl 2 soggetti A e B. Per ipotesi, ciascuno di questi è dotato di un

⍵ ⍵

e

reddito fisso, . Si suppone che ci sia une bene privato x e un bene pubblico G, entrambi

A B

prodotti con una tecnologia caratterizzata da rendimenti costanti di scala. Se si normalizza a 1 euro

( )

p

il prezzo del bene privato, il prezzo del bene pubblico viene a coincidere con il SMT tra G e x.

G ( (

U x , G) U x ,G)

Le funzioni di utilità dei 2 consumatori presi in considerazione: e

A A B B

x e x

dove = quantità di bene privato consumata da A e B. I vincoli di bilancio: -

A B

+τ +τ

x p G=⍵ x p G=⍵ τ e τ

; - , dove = quote del costo di produzione del bene

A A G A B B G B A B

pubblico a carico di A e B. Affinché il costo di produzione di G sia interamente coperto è necessario

+ =1

τ τ

che . Risolvendo per la quantità di bene privato domandato si avrà che:

A B

=⍵ −τ =⍵ −τ

x p G x p G

;

A A A G B B B G (⍵ −τ

U p G ,G)

Sostituendo nelle rispettive funzioni utilità si deriva: ;

A A A G

(⍵ −τ

U p G , G)

B B B G

Tali espressioni suggeriscono che, dati i redditi dei 2 consumatori e le rispettive quote di costo, le 2

⍵ e τ

funzioni di utilità dipendono dalla quantità di bene pubblico consumata. Dati è

A A

U

ragionevole assumere che esista un valore di G che rende massima . Tenendo costante il

A Ɗ

reddito e facendo Δ il saggio di contribuzione si può ricavare una funzione , la quale indica la

A

τ

domanda ottima di bene pubblico per A al Δ di . Per il soggetto B, dato facendo variare

A B

Ɗ

τ Ɗ Ɗ Ɗ Ɗ

= (⍵ ) = (⍵ )

, τ , τ

è possibile ricavare e .

 A A A A B B B B

B B

Normalmente le 2 funzioni dipendono positivamente dal reddito individuale e negativamente dalla

quota di costo. Ɗ Ɗ

e

GRAFICO I.4.2: si incontrano in un unico punto L= equilibrio di Lindahl caratterizzato

A B

da 2 importanti proprietà:

-la quantità di bene pubblico domandata (G*) = stessa per gli individui; -la somma delle quote di

¿ ¿ ¿ ¿

=1−τ

τ e τ τ

costo a carico di A e B, ovvero è pari a 1

A B A B

2 implicazioni importanti: in corrispondenza del punto L, le quote di contribuzione degli individui

coprono i costi di produzione G e in corrispondenza di L è soddisfatta la condizione di Samuelson:

τ p τ p

e costituiscono SMS tra bene pubblico e bene privato per A e B. Di conseguenza, se

A G B G

¿ ¿ + =p

τ p τ p

=1−τ

τ .

 A G B G G

A B

p = prezzo unitario del bene pubblico e SMT tra G e x la condizione di Samuelson per

G

un’allocazione Pareto-efficiente è verificata. L’equilibrio di Lindahl = prova dell’esistenza di una

soluzione decentralizzata in cui è possibile realizzare un’allocazione ottimale. È complicato stabilire

come tale equilibrio possa essere effettivamente raggiunto si può pensare a un meccanismo di

aggiustamento basato sulle quantità invece che sui prezzi. Se si verifica quanto i 2 individui sono

disposti a contribuire per una quantità di bene pubblico superiore a G*, si nota che A e B non sono

0 0

disposti a coprire il costo di produzione in GRAFICO I.4.2, ciò dovrebbe indurre ad

+ <

τ τ 1

A B

aggiustare la fornitura di G verso il basso.

Per una quantità inferiore a G*, la somma delle contribuzioni dei 2 individui eccede il costo di

produzione aumento della fornitura di G. Un processo di aggiustamento basato sulle quantità è in

grado di far convergere il sistema verso un equilibrio efficiente. Quando gli agenti diventano

quantity-taker acquisiscono una posizione che è loro negata nello schema concorrenziale

tradizionale. Può darsi che il singolo consumatore emerga la tendenza a fare in modo che siano gli

altri a farsi carico dei costi associati alla fornitura dei beni pubblici godendo dei relativi benefici

(free-riding).

Wicksell l’utilità finale dipenderà per singolo in massima parte da quanto per essi pagano tutti gli

altri e quasi niente da quanto paga egli medesimo. Samuelson per quanto riguarda le attività di

consumo collettivo è nell’interesse inferiore a quello effettivo. Congettura Wicksell-Samuelson.

I.4.4 Fornitura privata di beni pubblici

Le problematiche sulla congettura di Wicksell-Samuelson diventano rilevanti nel caso di fornitura

privata di beni pubblici e la non rivalità e la non escludibilità generano incentivi distorti quando gli

agenti economici prendono i prezzi come dati questo conduce a un’allocazione inefficiente delle

⍵ ⍵

e

risorse. Si considera una situazione dove ci sono 2 individui, A e B, con un reddito fisso .

A B

Vi è un solo bene privato X e un unico bene pubblico G, ma tutti i prezzi sono normalizzati a 1 euro.

+ =⍵ +g =⍵

X g X

I vincoli di bilancio dei due consumatori sono dati da: ;

A A A B B B

⍵ ⍵

In cui e = quantità di bene pubblico acquistata da A e B. Se il bene pubblico gode

A B

simultaneamente della non rivalità nel consumo e della non escludibilità, le funzioni di utilità di A e

=U ( =U (

U X , G) U X ,G)

B: e

A A A B B B

+

G=g g

dove è la fornitura complessiva di bene pubblico. È possibile per ogni consumatore

A B

ricavare la domanda di bene privato in funzione di quella per il bene pubblico e del reddito

=⍵ −g =⍵ −g

X X

individuale e

A A A B B B =U (⍵ −g + )

U , g g

Sostituendo nelle rispettive funzioni di utilità e

 A A A A A B

=U (⍵ −g + )

U , g g .

B B B B A B

Le 2 funzioni di utilitàper ogni consumatore l’acquisto di una certa quantità di bene pubblico

arreca beneficio a se stesso e all’altro soggetto. Tale connessione sul piano delle preferenze pone i

consumatori in una situazione di interazione strategica le scelte di A dipenderanno da quelle di B

e viceversa. La teoria dei giochi= studia la situazione dove il comportamento di un giocatore può

influenzare il comportamento o il benessere di un altro giocatore. Ipotesi: analisi del

comportamento di ciascun consumatore assumendo che la scelta dell’altro sia data= Congettura di

g

Cournot-Nash, il consumatore A massimizza la sua utilità prendendo come dato, mentre B

B

g

massimizza la sua utilità prendendo come dato. In tale situazione, l’equilibrio di Cournot-Nash

A

si riscontra quando le scelte dei 2 soggetti sono mutuamente compatibili= quando la scelta di

ciascuno è la miglior risposta alla scelta dell’altro. L’equilibrio di Cournot-Nash = illustrato

g g

descrivendo le preferenze dei 2 consumatori rispetto alle diverse combinazioni di e .

A B

GRAFICO I.4.3 illustra le curve di indifferenza del consumatore A che mostra:

g g

-per ogni valore di , al crescere di , il consumatore è in grado di raggiungere curve di

A B

indifferenza più elevate,

^ ^ ^

2 1 0

> > ;

 U U U

A A A

-il reddito individuale pone un limite superiore all’acquisto del bene pubblico in questione.

g

Il consumatore A prende la scelta di B come data quando sceglie . Di conseguenza, per ogni

A

dato valore di (barra = scelta è presa come fissa), le alternative a disposizione del

B

consumatore A giacciono sulla corrispondente linea orizzontale che esce dall’asse verticale.

All’interno di queste alternative, quella ottima (che max la funzione di utilità), si trova in

corrispondenza della curva di indifferenza di livello più elevato. Variando il livello di si trova la

B

R

funzione di miglior risposta = funzione di reazione, del consumatore A indicata con . BOX I.4.2

A

PAG 84

R = inclinazione negativa se B acquista una quantità maggiore di bene pubblico, allora al

A

consumatore A conviene comprarne di meno perché può giovarsi dell’acquisto del primo. ^ 2

GRAFICO I.4.4 all’aumentare di , B raggiunge curve di indifferenza di livello elevato >

U

A B

R

^ ^

1 0 ǵ

> . Inoltre, per ogni valore di la curva di reazione di B si trova in

U U (¿¿ B)

A

B B ¿

corrispondenza della tangente verticale con la curva di indifferenza più a destra. L’inclinazione di

R = negativa se il consumatore A acquista una quantità più elevata di bene pubblico, a B

B

conviene acquistarne di meno perché può avvalersi, e godervi in termini di benessere, di quanto

acquistato da A.

L’equilibrio di Cournot-Nash si trova nel punto in cui le 2 funzioni di reazione si incontrano

¿ ¿

(g )

, g in GRAFICO I.4.5, le scelte dei 2 consumatori = mutuamente compatibili: la scelta di A è

A B

la migliore data la scelta di B e viceversa. Di conseguenza tale allocazione è ottimale. Dal punto di

¿ ¿

(g )

, g

vista sociale non è Pareto-efficiente nell’equilibrio di Cournot-Nash le curve di

A B

indifferenza dei 2 consumatori si intersecano. Rispetto a tale allocazione, sono possibili

g g

miglioramenti paretiani muovendosi verso combinazioni di e all’interno dell’area

A B

tratteggiata. Spostandosi in questo spazio si può aumentare il benessere di uno dei 2 consumatori

senza documento per l’utilità dell’altro. All’interno di tale area, le allocazioni Pareto-efficienti = per

cui le curve di indifferenza dei 2 consumatori sono tra di loro tangenti. Solitamente esiste un’infinità

di allocazioni efficienti per cui le curve di indifferenza degli agenti coinvolti risultano tra loro

tangenti. La scelta di quale allocazione efficiente selezionare si concretizza in un problema di max

del benessere sociale maggiore e viceversa. Il grafico dimostra che quando gli individui scelgono in

modo privato la quantità di beni pubblici da acquistare è verosimile che l’allocazione raggiunta non

sia ottimale e che miglioramenti paretiani siano possibili incrementando il consumo di beni pubblici

da parte di tutti i consumatori. Di conseguenza se la fornitura di beni pubblici si avvale in canale

privato, è probabile che il livello totale di produzione di tali beni sia inferiore rispetto a quello

efficiente e il motivo: indicato in congettura Wicksell-Samuelson = incentivo che ogni agente ha di

avvalersi dei beni di consumo collettivo finanziati o erogati dagli altri evitando di sborsare risorse

proprie.

I.4.5 La tragedia delle risorse comuni

Hardin è necessario adottare un sistema di mutua coercizione condiviso da tutti gli individui che

impedisca ai singoli di trattare l’ambiente e le risorse della terra come dei commons. La tragedia

sarebbe limitata ai beni che sfuggono alla proprietà privata e comune (res nullius), che potrebbero

avere scarsa rilevanza. La tragedia dei beni comuni può essere evitata con la privatizzazione di tali

risorse. Ostrom dimostra che esiste una varietà di situazioni concrete in cui certe collettività sono in

grado di auto-organizzarsi sviluppando una gestione efficiente delle risorse comuni senza ricorrere

a forme di controllo centralizzate e nemmeno a soluzioni privatistiche. Esso sostiene che sotto

determinate condizioni gli utilizzatori di una risorsa comune possono evitare la tragedia dei

commons mettendo in atto un sistema di gestione collettivo che eviti i fenomeni di sovra-

sfruttamento e free-riding descritti da Hardin.

CAPITOLO QUINTO – LE ESTERNALITA’

I.5.1 Le esternalità: definizione e tassonomia

Non sempre le decisioni di consumo e di produzione assunte da ciascun individuo sul mercato sono

indipendenti dalle scelte di consumo e di produzione degli altri individui. Le attività economiche

sono caratterizzate da un alto grado di interdipendenza per cui le scelte di alcuni influenzano il

benessere di altri agenti che influenzano con le proprie scelte il benessere dei primi o di altri. In

economia di mercato parte di interdipendenze si riflette nei prezzi esse non producono effetti

negativi sull’efficienza economica, poiché gli agenti economici modificano le loro scelte tenendo

conto della Δ dei prezzi = “esternalità pecuniarie” rientrano nel normale funzionamento del

mercato. Quando gli effetti (positivi/negativi) esterni alla sfera di azione dell’agente che pone in

essere l’attività di consumo o di produzione influenzano il benessere di altri agenti senza che tale

effetto si rifletta nei prezzi pagati o ricevuti, ci si trova davanti a un caso di fallimento del mercato

detto “esternalità tecnologiche”. Le esternalità derivano dall’interdipendenza tra consumo e

produzione di agenti economici generata dall’imperfezione di uno specifico mercato o dall’assenza

di una completa definizione dei diritti di proprietà, entrambe situazioni che non consentono lo

scambio di beni con il meccanismo dei prezzi. Possono essere positive o negative. Si fa riferimento

a un’economia in cui operano agenti A e B che consumano beni privati X e Y e le cui funzioni di

( ) B B B B

A A A A

utilità sono e . Si suppone che le funzioni di produzione dei beni

=U (X )

=U U ,Y

U X ,Y

X e Y siano

X X Y Y

e ossia funzioni di capitale e lavoro. Vi sono diverse tipologie di

=X (K ) =Y ( )

X , L Y K , L

esternalità:

1. Esternalità da produttore a produttore generate da attività di produzione di un’impresa sulle

possibilità di produzione di una o più imprese: gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno impatto

positivo su imprese; impresa siderurgica che inquina ha impatto negativo su ambiente. La funzione

di produzione di X dipende da i suoi input di produzione e dai suoi output

X X ;

(K )

Y : X , L , Y

2. Esternalità da produttore a consumatore può essere generata dalla produzione dell’impresa o

dall’uso di un fattore produttivo o da entrambi: la quantità prodotta di X e il consumo di X da parte

di A influenzano entrambi l’utilità di A= A A A ;

( )

U X , Y , X

3. Esternalità da consumatore a produttore generate da attività di consumo di uno o più agenti

che influenza le possibilità produttive di una o più imprese: il consumo di A del bene Y influenza la

produzione di X, per dati livelli di K e L,

X X A ;

(K )

X , L ,Y

4. Esternalità da consumatore a consumatore generate da attività di consumo di un individuo che

ha un impatto sull’utilità di un altro individuo: l’utilità di A dipende dal proprio paniere di consumo e

A A A B

anche da quello di B: . I beni pubblici= caso particolare di esternalità positive da

( )

U X , Y , X

consumatore a consumatore. Quando il consumo individuale di un bene manifesta effetti positivi

non rivali e non escludibili su tutti gli altri consumatori, le esternalità presentano le caratteristiche

proprie dei beni pubblici. In tal caso l’utilità di A dipende dal consumo di X e di un bene G presente

A A A

in stesso ammontare nelle funzioni di utilità di tutti gli altri consumatori-utenti: .

=U (

U X , G)

In presenza di esternalità, la valutazione dei costi e dei benefici del singolo individuo differisce dalla

valutazione dei costi e dei benefici sociali inefficienza allocativa. Quando individui non

sopportano pienamente il costo delle esternalità negative da essi generate,

produrranno/consumeranno in eccesso; nel caso dove non godano interamente dei benefici,

produrranno/consumeranno in difetto. Anche se ciascun individuo fa una scelta ottimale, a livello

sociale l’esternalità determina una scelta non Pareto-ottimale. GRAFICO I.5.1 dimostra come

l’esistenza di un’esternalità modifichi la condizione di efficienza paretiana considerando il caso di

un’esternalità negativa di inquinamento di aria prodotta da concerie a danni di residenti (esempio).

Ascisse = giacche pelle Q; ordinate= il prezzo di giacca (=la valutazione marginale del beneficio

BMp

derivante dal consumo del bene). La curva dei benefici marginali privati = beneficio

marginale corrispondente a ciascun livello di quantità prodotta, decrescente all’aumentare della

CMp

quantità. A ciascun livello di quantità è associato un costo marginale privato = funzione di

DM

costo delle imprese crescente. Si rappresenta il danno marginale causato dalle imprese , con

retta crescente in quanto i residenti vedono peggiorare il loro benessere all’aumentare della

Q

produzione di giacche di pelle. Nel grafico le imprese producono fino al livello , per cui il costo

1

CMp BMp

marginale privato interseca . Se il meccanismo del prezzo non considera

l’inquinamento prodotto dall’impresa, questo livello di produzione non è efficiente. Al fine di

individuare la soluzione che internalizzi i costi esterni di inquinamento si deve considerare la curva

CMs CMp

del costo marginale sociale = somma per ogni unità di prodotto la curva dei e quella

DM .

dei costi esterni o CMs CMp DM

La distanza verticale tra e = . Dal punto di vista delle collettività devono

>CMs

essere prodotte solo le unità di output per cui . Tale analisi quando la produzione di

BMp 

un bene genera un’esternalità negativa, il meccanismo del prezzo non è in grado di internalizzarla.

¿ P

>

Q Q

Nel mercato se ne produce una quantità (quella efficiente), a un prezzo più elevato .

2

1

Si può identificare i benefici derivanti dalla riduzione del livello di produzione in GRAFICO I.5.2

BMp CMp DM

curve del , del e . Il profitto marginale associato a ciascuna unità di output =

¿

Q aQ

BMp−CMp . Quando si riduce l’output da , le concerie vedono diminuire il profitto

1

cde

dell’area . I residenti migliorano il loro benessere in quanto la diminuzione della quantità di

DM

giacche riduce l’inquinamento. Il loro guadagno = distanza tra e l’asse delle ascisse per ogni

¿

Q aQ

unità in meno di output. Quando quest’ultimo si riduce da e il guadagno complessivo =

1

¿ ¿

Q Q ab Q aQ

DM

area , che si colloca sotto la curva del tra . Per costruzione l’area

1 1

¿

Q Q ab=cdfe ¿

CMs e CMp DM

(= distanza verticale tra è pari alla distanza tra e l’asse delle

1 ¿

Q aQ

ascisse. Lo spostamento da determina un guadagno netto per la società pari a

1

−cde

cdef efc

= . L’analisi mostra che un livello di inquinamento = 0 non è ottimale;

l’inquinamento socialmente desiderabile è il frutto di un trade-off tra perdite e guadagni.

L’esternalità può essere anche positiva casi benefici sociali generati dall’istruzione. Il meccanismo

di mercato non è in grado di considerare i benefici esterni in aggiunta a quelli individuali generati

dall’attività di consumo di istruzione da parte del singolo studente, producendo una quantità del

(I ) CMp=BMp

servizio inferiore a quella efficiente in cui il . Se l’istruzione genera capitale

1

umano più qualificato e ambienti di lavoro più produttivi, il beneficio marginale dell’istruzione è

BMs , che si ricava sommando il beneficio marginale privato dell’individuo che fruisce

BMs BME

direttamente dell’istruzione universitaria e i benefici esterni ad essa associati . Il

¿

deve essere = avviene ad un livello di fornitura dell’istruzione maggiore e

CMp BMs  I

¿

ad un prezzo più elevato come conseguenza dell’aumento della domanda.

P

I.5.2 La correzione delle esternalità attraverso soluzioni pubbliche

In ambito di soluzioni che prevedono l’intervento pubblico per modificare gli scambi all’interno del

mercato, vi sono 2 diversi approcci normativi: a) Incentivi di mercato; b) Regolamentazione indiretta

o di comando e controllo.

I.5.2.1 Gli incentivi di mercato: le imposte e i sussidi pigouviani

Gli incentivi di mercato in forma di imposte e sussidi= meccanismi correttivi dei comportamenti

individuali volti a internalizzare i costi o i benefici sociali. “L’imposta pigouviana” o “imposta

specifica sulla produzione”= imposta che si applica su prodotti dannosi per l’ambiente quando

vengono utilizzati nei processi di produzione o quando consumati. L’imposta grava su ogni unità

DM

prodotta che genera un’esternalità negativa ed è pari al che le imprese provocano in

corrispondenza del livello di produzione efficiente. GRAFICO I.5.4: l’introduzione dell’imposta

CMp lm

determinerà lo spostamento verso l’alto dell’intera curva della distanza e le imprese

¿

BMp=CMs

produrranno fino a quando , ossia . L’introduzione dell’imposta pigouviana induce

Q

le imprese a considerare i costi interni che generano e a produrre a un livello efficiente, in

corrispondenza di un prezzo più elevato. L’imposta determina un gettito = all’area del rettangolo

olmm lm nm

(prodotto tra , aliquota, e ogni unità prodotta, base imponibile), che può essere

destinato a varie finalità di spesa.

Il meccanismo di tassazione pigouviana presuppone che sia facile identificare il soggetto che

provoca esternalità e l’entità del danno, mentre nella realtà stimare l’ammontare ottimale di

imposta è difficile. A volte le imposte pigouviane vengono applicate con aliquote basse per poter

rappresentare un incentivo adeguato alla riduzione dell’inquinamento e finiscono per costituire fonti

di gettito come altre. Esse hanno il limite di non incentivare le imprese inquinanti a individuare

soluzioni diverse da quella di riduzione. L’imposta pigouviana può essere applicata a ciascuna unità

di emissione piuttosto che a ciascuna unità di prodotto (caso di imposta sulle emissioni). Le imposte

sulla produzione e di emissione su MP inquinanti intervengono direttamente sui costi (e sui prezzi), i

sussidi e gli incentivi creditizi e fiscali tesi a favorire l’adozione di tecnologie pulite = forme di

intervento indirette sui costi (e sui prezzi). Tali sussidi devono essere finanziati con la tassazione

(distorsiva) che può risultare anche più costosa della stessa esternalità negativa. L’erogazione dei

sussidi può incentivare un maggior numero di imprese a insediarsi nella zona che ne beneficia,

facendo aumentare il livello di inquinamento.

Il sussidio pigouviano = strumento di correzione delle esternalità positive e può essere utilizzato per

aumentare la domanda di istruzione con borse di studio per internalizzare il beneficio marginale

esterno generato da istruzione e garantire una produzione maggiore di quella fornita sul mercato. In

alternativa è possibile erogare un sussidio all’istruzione universitaria che fornisce istruzione al fine

di ridurre il costo marginale privato e aumentare la produzione del servizio.

I.5.2.2 Il meccanismo del cap and trade

Un meccanismo di soluzione del problema delle esternalità = creazione di un mercato da parte di

autorità pubblica cap and trade. L’autorità pubblica crea un mercato di risorse comuni rispetto

alle quali non esiste un diritto di proprietà, 2 fasi:

-un tetto alle emissioni inquinanti totali (cap); -mettendo in vendita i diritti di emissione a immettere

nell’ambiente una quantità ottimale di sostanza inquinante. Tali diritti verranno venduti al prezzo in

corrispondenza del quale la domanda e l’offerta si intersecano, per cui il livello di inquinamento

=limite fissato dall’autorità pubblica. Il prezzo che l’impresa paga per acquistare l’autorizzazione a

produrre sostanze inquinanti = imposta sulle emissioni. In alternativa l’autorità pubblica ripartisce i

diritti di emissione tra le imprese nei settori industriali. L’allocazione iniziale dei diritti di emissione

si basa su livelli storici di emissione al fine di evitare effetti di turbativa legati a distribuzioni iniziali

diverse. In questo caso non è prevista alcuna riduzione dell’inquinamento. Le imprese più

innovative vendono i diritti di emissione alle imprese più inquinanti se i costi marginali di

abbattimento sono inferiori al prezzo dei diritti di emissione e accumulano nel tempo maggiori

risorse da destinare ad investimenti produttivi. Le altre imprese acquistano i diritti se i costi

marginali di abbattimento sono superiori al loro prezzo. I meccanismi di commercializzazione dei

diritti di inquinamento dovrebbero:

1. favorire l’efficacia ambientale, riducendo le emissioni nei limiti del cap; 2. ridurre i costi della

regolamentazione;

3. incentivare l’efficienza economica, consentendo alle singole imprese di gestire liberamente lo

scambio dei permessi negoziabili e la realizzazione di interventi di riduzione delle emissioni.

Strumento di incentivazione economica = sostegno di un mercato avviene nei casi in cui le

agenzie pubbliche si assumono la responsabilità di stabilizzare i prezzi in alcuni mercati. BOX I.5.1

PROTOCOLLO DI KYOTO PAG 102-103

I.5.2.3 La regolamentazione diretta

La regolamentazione diretta o approccio di comando e controllo richiede la fissazione di standard

tecnologici, di performance o basati sui benefici.

Standard tecnologici le imprese inquinanti violano la legge se riducono l’inquinamento con altre

modalità.

Standard di performance la normativa lascia alle imprese la possibilità di scegliere le modalità con

cui raggiungere lo standard; sono più efficienti sul piano dei costi rispetto a quelli tecnologici, anche

se non creano nessun incentivo per le imprese a investire per migliorare lo standard stabilito.

Standard basati sui benefici le imprese inquinanti sono obbligate a installare impianti di controllo

dell’inquinamento nella misura in cui ci sia un effettivo bilanciamento tra i benefici della riduzione

dell’inquinamento e i costi della tecnologia di controllo. Q Q

GRAFICO I.5.5: l’autorità pubblica può imporre alle imprese di produrre invece che per

2 1

limitare il danno ambientale.

La tassazione pigouviana e la regolamentazione dovrebbero pervenire gli stessi risultati, ma in

realità l’approccio di comando e controllo mostra elementi di inefficienza: a) Richiede al regolatore

di investire risorse pubbliche nell’acquisizioni di informazioni sui costi di riduzione di emissioni di cui

le imprese già dispongono;

b) Presenta problema di ricerca di protezione delle imprese già operanti in settore industriale da

parte dei regolatori con richiesta di sussidi che rischiano di limitare l’accesso ad altre imprese;

c) Si scontra con problema che i costi di riduzione dell’inquinamento possono essere diversi per le

imprese.

Mentre le imprese caratterizzate da elevati costi di riduzione dell’inquinamento preferirebbero

pagare le imposte, quelle con bassi costi di riduzione preferirebbero dotarsi di impianti adeguati al

perseguimento dello standard di qualità ambientale.

I.5.3 La correzione delle esternalità attraverso soluzioni private

L’attribuzione precisa dei diritti di proprietà su una risorsa di interesse comune consentirebbe di

risolvere il problema delle esternalità senza ricorrere all’intervento pubblico, ma con una

contrattazione privata.

I.5.3.1 I diritti di proprietà e il teorema di Coase

Coase introduce tale tipo di argomentazione riferendosi a controversia tra pasticciere e medico.

L’attribuzione precisa dei diritti di proprietà sulla risorsa in questione, chiunque sia il titolare,

risolverebbe in modo efficiente il problema delle esternalità negative con una contrattazione

privata. Si deve precisare che l’attribuzione dei diritti di proprietà è rilevante dal punto di vista

distributivo in quanto determina la direzione della compensazione. Caso di acciaieria che scarica

scorie della produzione in fiume, che è FP analogo sotto il profilo economico ai fattori usati per

produzione acciaio, l’utilizzo della risorsa non ha prezzo e l’impresa può abusarne utilizzandola in

modo eccessivo. Analisi argomento di Coase con GRAFICO I.5.6: si suppone che fiume sia di

Qm

acciaieria. L’impresa sarebbe disposta a ridurre la produzione a cui max i profitti in cambio di

( )

BMp−CMp .

una compensazione = profitto che otterrebbe producendo quella quantità

L’agricoltore è disposto a pagare all’impresa una compensazione per non far produrre quella

DM

quantità, a condizione che la somma da pagare sia < al che tale quantità produca. Finché la

somma che l’agricoltore è disposto a pagare all’acciaieria è > del profitto che questa perde non

<(BMp−CMp) ¿

DM

producendo una data quantità di output (= , è possibile che le parti negozino

Q BMp−CMp=0 >0

per trovare accordo. In grafico I.5.6 a e . L’agricoltore è disposto a

DM

 1 ¿

pagare per ridurre la produzione solo fino a in quanto, a ogni livello di produzione a destra di

Q

¿ ¿

( BMp−CMp)

, la somma che l’agricoltore è disposta a pagare è maggiore di . il costo

Q Q ¿

BM

marginale per la vittima di inquinamento è > del dell’inquinatore, mentre prima di è

Q

>CM . Ipotesi: fiume proprietà di agricoltore acciaieria disposta a pagare somma per avere

BM

il permesso di inquinare a condizione che la somma da pagare per produrre un’unità aggiuntiva di

(BMp−CMp)

output sia minore di .

L’agricoltore sarà disposto ad accettare una quantità di inquinamento in cambio di somma

superiore a DM che deve sopportare. Si arriverà a determinare una quantità di output socialmente

¿

desiderabile . La soluzione al problema di esternalità di Coase richiede assunzioni che in realtà

Q

si riscontrano poco:

-i costi di transazione siano trascurabili= negoziare non costoso; -si operi in un mercato di

concorrenza perfetta dove il potere negoziali delle parti sia uguale; -coinvolti pochi agenti; -fonti di

esternalità identificate chiaramente

-distinzione netta tra inquinatore e vittima. Se il diritto di proprietà è assegnato a più di un soggetto

per cui ciascuno ha potere di veto su altri, è probabile che le trattative vengano interrotte. BOX

I.5.3 PAG 108

I.5.3.2 Fusioni di attività economiche e gestione civica delle risorse comuni

Modalità di internalizzazione privata delle esternalità= fusione delle attività economiche coinvolte.

Se acciaieria e agricoltore fondessero le loro attività profitto superiore a somma dei profitti

ottenuti singolarmente.

Risorse comuni= risorse collettive possedute e gestite da una comunità secondo norme definite.

Risorse libero accesso= rischio di sfruttamento eccessivo è elevato per individui che utilizzano per

interesse personale senza considerare gli interessi di altri. Una soluzione di gestione civica richiede

definizione di confini, per evitare free-riding per sfruttamento risorse, il riconoscimento del diritto di

autorganizzarsi e l’esistenza di un sistema di monitoraggio, con previsione di sanzioni. Tale

soluzione rappresenta un’alternativa all’intervento pubblico.

CAPITOLO SESTO – IL MONOPOLIO NATURALE

I.6.1 Il monopolio naturale come caso di fallimento del mercato

Uno dei casi di fallimento di mercato= assenza di pluralità dei produttori in un determinato

settore regime di mercato che si crea = monopolio riduce la quantità prodotta e aumenta il

prezzo, determinando una diminuzione di benessere dei consumatori rispetto a quando vi è un

equilibrio concorrenziale. Riduzione il monopolista, quando fissa prezzo di vendita in

corrispondenza ricavo marginale = costo marginale, sceglie un prezzo di equilibrio superiore a

quest’ultimo.

GRAFICO I.6.1 con costi marginali e costi medi costanti, si confronta con concorrenza perfetta, che

Q

conduce all’ottimo paretiano. La quantità prodotta in caso di monopolio max il profitto in

m

R C .

punto dove il ricavo marginale sia = al costo marginale Il prezzo di equilibrio (=prezzo

m m

Q P

al quale i consumatori sono disposti ad acquistare ) = . In corrispondenza di tale

m m

equilibrio vi è spazio per aumenti di produzione del bene e il benessere della collettività. ¿

Se fosse possibile ripristinare un regime di concorrenza per spingere l’offerta fino al livello e al

Q

¿ C

prezzo (fino a quantità in cui il prezzo = ), i consumatori ne ricaverebbero un vantaggio

P m

¿ ¿

P AC P P AB P

(surplus= ) e il monopolista vedrebbe ridurre il profitto iniziale (=area ) a 0. In

m m

ipotesi in cui i consumatori decidessero di compensare il monopolista della perdita subita, la

ABC

collettività ne trarrebbe un vantaggio pari all’area = “perdita secca” di

monopolioriduzione del benessere collettivo in presenza di monopolio. In realtà il ripristino di

condizioni che consentono vantaggi di concorrenza, avviene con varie forme di intervento pubblico.

Spesso lo Stato non si limita a produzione dei beni pubblici puri e alla determinazione dei servizi

Welfare State, ma assume ruolo rilevante in produzione e distribuzione dei servizi pubblici. La

struttura produttiva di imprese che operano in tali settori richiede grossi investimenti; in tali

strutture i costi medi fissi e quelli totali diminuiscono all’aumentare della dimensione dell’impresa,

mentre i costi marginali e medi variabili rimangono costanti, dando origine ai monopoli naturali.

I.6.1.1 Definizione del monopolio naturale principio di sub-additività dei costi

La definizione di monopolio naturale si basa sul . In presenza di

una struttura di costi sub-additivi (caso di unico bene prodotto), il costo di produzione di una data

quantità da parte di una sola impresa è > alla somma dei costi che dovrebbero sopportare imprese

di dimensioni minori. Se imprese offrono una serie di prodotti congiuntamente, l’efficienza si

determina con la varietà produttiva: i vantaggi di costo derivano da sinergie economiche di

produzione congiunta di più beni o servizi di una singola impresa che usa la potenzialità delle parti

produttive comuni. C( q)

Si considera il caso delle imprese mono-prodotto. Se = costo dell’impresa di grandi

q

¿

C(¿ n)

)

C(q

dimensioni e = costi delle imprese più piccole .

 N

n ∑

( )< ¿

C q n=1

Tale condizione identifica la funzione dei costi di impresa mono-prodotto caratterizzata da costi

medi decrescenti. Perciò l’offerta da parte di una sola impresa avviene a costi minori rispetto

all’offerta suddivisa tra più imprese. Nel breve periodo= risparmi di costo possibile distribuire i

costi fissi su quantità crescenti di output, facendo diminuire il costo medio totale.

C

GRAFICO I.6.2 = costi marginali; = costi medi variabili evidenzia come in presenza

CMV

m

CMT

di costi medi ( ) decrescenti: (a) la funzione di costo sia sub-additiva per qualsiasi quantità

prodotta, mentre in presenza di un andamento decrescente all’inizio e dopo crescente della

funzione di costo medio (b), la funzione di costo sia sub-additiva fino all’output , oltre cui

diventa conveniente dividere la produzione fra 2 imprese e frazionarla tra più imprese per livelli di

output maggiore. La presenza di monopolio naturale garantisce l’efficienza di scala dimensionale e

il grafico evidenzia come l’andamento dei costi unitari consenta di identificare una soglia minima

efficiente di produzione o di attività. 1 2

Caso di imprese multi-prodotto: caso di produzione congiunta dei beni , è possibile dire che

q e q

esistono economie di scopo se il costo associato a un unico processo produttivo di una data

quantità di beni risulta inferiore al costo di produzione in forma separata

( ) ( )

1 2 1 2 .

<C + )

C q , q q , 0 C(0, q

La presenza di costi medi decrescenti= condizione necessaria ma non sufficiente, affinché esista un

monopolio naturale che risponda alla definizione data. Se la domanda tende ad espandersi, è

probabile che il principio della sub-additività dei costi non venga verificato. Ne consegue che

l’esistenza di un monopolio naturale dipende dal livello della domanda, per cui quanto più la

domanda è elevata, tanto è più probabile che la condizione di monopolio naturale venga meno.

GRAFICO I.6.3 soluzioni produttive che caratterizzano il caso del monopolio naturale.

 =C

Q R

In ipotesi di un monopolio privato la quantità ottimale viene fissata al livello , dove ,

p m m

¿ P=C

mentre in un regime di concorrenza perfetta la quantità ottimale è , dove . In

Q m

dc

corrispondenza di tale punto il costo medio supera nella misura del segmento il costo

marginale, per cui le imprese che adottano una politica dei prezzi di tale tipo incorrono in una

abcd

perdita pari a , corrispondente alla quota dei costi fissi che il prezzo di concorrenza perfetta

non consente di coprire. Al fine di garantire le condizioni di efficienza paretiana che la gestione

monopolistica privata non consente di ottenere, l’intervento pubblico = una soluzione per coprire la

perdita subita dalle imprese per spingerle a fornire il bene o servizio al livello ottimale.

I.6.1.2 Le politiche di determinazione dei prezzi

In caso di monopolio naturale la produzione da parte di un’impresa privata che opera in regime di

monopolio e si appropria dell’extraprofitto = soluzione inefficiente. La soluzione comunemente

adottata produzione pubblica, diretta o con impresa pubblica. GRAFICO I.6.4 evidenzia le diverse

 P=C

soluzioni di prezzo in caso di monopolio naturale. Per realizzare la soluzione di first-best ( )

m

si utilizzano forme di imposte in somma fissa a carico della fiscalità generale, per loro natura non

¿

distorsive, che coprono la perdita . Tale soluzione presenta difficoltà su l’applicabilità

adc p

concreta di un’imposta di questo tipo (equità). Data l’impraticabilità della soluzione di first-best

dell’imposta a somma fissa soluzioni second-best:

P=C

1. fissare il prezzo in misura pari al costo medio ( ) e quindi il livello di produzione pari a

m

Q . Si garantisce la copertura dei costi, generando una perdita di benessere misurata dall’area

SB

cef . Tale perdita risulta inferiore rispetto a quella che si sarebbe verificata in ipotesi di monopolio

(cgh)

privato . Le tariffe calcolate in base al costo medio possono determinare un disincentivo a

migliorare la tecnologia produttiva garantire all’imprenditore pubblico la copertura dei costi di

produzione lo assicura dai rischi di gestione di impresa e non lo incentiva a ricercare alcuna forma

di contenimento dei costi. In alternativa è impossibile imporre una tariffa che si compone di una

parte fissa (canone) che costituisce il costo di allacciamento del servizio e una parte variabile sulla

quantità del servizio consumata. Le tariffe binomie riflettono la struttura dei costi la parte fissa

copre i costi fissi, che non variano al variare del consumo, e quella variabile è finalizzata a coprire i

costi variabili imputabili direttamente al consumo dell’utente. I benefici derivanti dal sistema delle

tariffe a due parti devono essere valutati rispetto ai costi di transazione generati dalla maggiore

complessità della struttura tariffaria.

La soluzione ottimale di second-best consiste nel disegnare un sistema di prezzi che applica una

discriminazione perfetta dei prezzi, sulla base di elasticità di domanda, in modo da rispettare la

condizione di uguaglianza del prezzo con il costo marginale per ogni consumatore. BOX I.6.1. PAG

118-119

La discriminazione dei prezzi è perfetta nel caso limite dove l’impresa si rivolge a un numero

limitato di consumatori di cui conosce perfettamente le curve di domanda ma risulta di difficile

applicazione, in quanto occorre che l’impresa fronteggi domande caratterizzate da diversa elasticità

di prezzo e che non ci sia possibilità di rivendita dei beni e servizi da un gruppo di consumatori

all’altro. Un’altra forma di discriminazione è quella intertemporale la separazione dei consumatori

in base alle curve di domanda si realizza praticando prezzi diversi in relazione a diversi periodi di

tempo= peakload pricing.

Vi è poi la soluzione dei sussidi incrociati tra utenti. Nel caso in cui le inefficienze della produzione

pubblica rimangano elevate, sono possibili tre soluzioni alternative: -politiche di privatizzazione;

-politiche di concorrenza per il mercato;

-politiche di concorrenza nel mercato.

I.6.1.3 Dal monopolio naturale ai mercati contendibili

L’esistenza di un monopolio naturale configura una situazione dove si richiede l’intervento pubblico

al fine di evitare una parcellizzazione inefficiente dell’offerta e di garantire il benessere dei

consumatori con politiche di prezzo eque. La “teoria dei mercati contendibili” sostiene che

l’intervento pubblico può non essere più necessario. Affinché si determinino le condizioni efficienti

( )

P=C

di prezzo , ciò che rileva è che il mercato monopolistico sia contendibile. Si suppone che

m

il monopolista già presente nel mercato realizzi degli extraprofitti, praticando un prezzo superiore al

costo medio di produzione. In assenze di barrire all’entrata/uscita, nuove imprese potrebbero essere

interessate a condividere con quella presente una parte degli extraprofitti, praticando prezzi

inferiori rispetto a quello del monopolista. Al fine di evitare una guerra di prezzi, le nuove imprese

possono uscire dal mercato senza costi e con un extraprofitto netto. In caso di monopolio naturale

mono-prodotto il prezzo tenderà al costo medio. È frequente il caso di esistenza di costi

irrecuperabili.

TABELLA I.6.1 PAG 120 sintetizza le diverse tipologie di intervento associate alle diverse strutture di

mercato.

I.6.2 Le imprese private tra regolazione e liberalizzazione

Il modo più semplice per rimediare alle inefficienze del monopolio = favorire la creazione di un

mercato contendibile introducendo elementi concorrenziali per l’affidamento dei servizi alle imprese

erogatrici al fine di aumentare la funzionalità. La teoria economica considera 2 tipi di concorrenza:

-per il mercato; -nel mercato.

I.6.2.1 La concorrenza per il mercato

In tale caso la competizione è introdotta nella fase precedente alla produzione e alla vendita del

servizio con l’affidamento della gestione del servizio con gara competitiva (concorrenza alla

Demsetz) è la gara stessa a introdurre il meccanismo competitivo, simulando gli effetti di

contendibilità. Le modalità con cui si concretizza il regime di concorrenza= concessione

(franchising) o dell’affidamento di alcuni servizi in appalto (contracting-out). Si suppone che la gara

abbia come oggetto il diritto di poter diventare l’unico produttore in un mercato e che la gara sia

vinta da impresa che offre di soddisfare la domanda al prezzo più basso. Se le imprese concorrenti

hanno stessa tecnologia, un’impresa max il proprio profitto offrendo di vendere a un prezzo pari al

costo medio. La gara realizzata con un’asta competitiva genera una soluzione di second-best in cui

il prezzo = costo medio. Tale meccanismo serve per selezionare il produttore più efficiente

soddisfa domanda al prezzo più basso. La concorrenza per il mercato richiede che le gare per

l’affidamento vengano ripetute periodicamente. In assenza di orizzonte sufficientemente lungo,

nessuna impresa parteciperà alla gara per l’affidamento esiste un trade-off tra necessità di

mantenere breve l’affidamento per garantire la concorrenza e la necessità di prevedere un

affidamento di durata sufficiente a recuperare il costo degli investimenti. L’uso dell’affidamento a

gara dei servizi di pubblica utilità sembra essere preferibile nei casi dove non vi siano significativi

costi irrecuperabili da affrontare per il gestore.

I.6.2.2 La concorrenza nel mercato

Consiste nell’affidare il servizio ad imprese private definendo regole contrattuali alle quali devono

attenersi in relazione alla determinazione delle tariffe e alla qualità e quantità di servizio da

P=C

erogare. L’applicazione della regola pone vincoli al regolatore: -vincoli informativi, di

m

transazione, amministrativi e politici. Per tali ragioni occorre definire forme di regolazione che siano

in grado di fornire all’impresa incentivi sufficienti a evitare i vari tipi di inefficienza.

I.6.2.3 La liberalizzazione del monopolio legale integrato verticalmente

Nell’identificare un monopolio naturale è utile suddividere le diverse attività relative alla fornitura di

un servizio in quanto è possibile trovare soluzioni di mercato differenziate per ciascuna fase del

processo produttivo e distributivo. Se si ritiene che le economie di scopo e i costi di transazione

siano consistenti e che i guadagni potenziali dalla competizione siano inadeguati, allora si dovrà

optare per una struttura integrata verticalmente o monopolio legale il monopolista impedisce

l’entrata ad altre imprese anche nei segmenti competitivi, ma la regolamentazione delle tariffe

finali rappresenterà una garanzia per gli utenti. La rete mantiene le caratteristiche del monopolio

naturale per cui deve essere sottoposta a regolazione e i servizi possono essere liberalizzati e resi

contendibili. In questo modo gli effetti non desiderati dalla regolazione sono limitati all’ambito delle

infrastrutture e non si diffondono in quello dei servizi. Un aspetto che può incidere sulla

convenienza della separazione della rete dalla fornitura dei servizi è rappresentato dall’efficienza

del regolatore. Se quest’ultimo è efficiente (dotato di risorse ampie, esperienza illimitata e

informazione sufficiente), i vantaggi del processo di separazione sono inferiori agli svantaggi.

PARTE SECONDA – L’ECONOMIA DELLE SCELTE PUBBLICHE

CAPITOLO PRIMO – COMPORTAMENTI INDIVIDUALI, REGOLE DECISIONALI E SCELTE

COLLETTIVE IN UN SISTEMA DI DEMOCRAZIA DIRETTA

II.1.1 Introduzione all’economia delle scelte pubbliche

Analisi del modo in cui vengono assunte le decisioni collettive in un sistema di democrazia diretta e

si pone l’attenzione sul voto = strumento che consente di esprimere e aggregare preferenze

individuali in merito alla domanda di beni forniti dal settore pubblico e alla relativa ripartizione dei

costi GRAFICO II.1.1.

Votazioni= funzione di rilevazione delle preferenze dei cittadini analoga a quella che il mercato

svolge per i beni privati. Analisi dei processi decisionali e delle regole di votazione in una

prospettiva normativa, individuando la relazione esistente tra preferenze individuali e decisione

collettiva sotto il profilo della desiderabilità sociale, e in una prospettiva positiva, evidenziando

come nei sistemi democratici le decisioni vengono assunte BOX II.1.1.

II.1.2 Il paradigma dell’homo oeconomicus

Introduzione ipotesi metodologiche elaborate dalla teoria di public choice (BOX II.1.1). La teoria

riconduce l’azione collettiva alle azioni individuali in una prospettiva di individualismo

metodologico l’azione sociale è il risultato delle azioni di individui che, avendo scelto di perseguire

il loro scopi collettivamente e individualmente, partecipano al processo decisionale come elettori e

politici. Gli Stati e le comunità sono aggregazioni di individui e le istituzioni un insieme di processi

che consentono all’azione collettiva degli individui di avere luogo. Le motivazioni alla base del

comportamento degli individui diventano rilevanti per capire l’azione collettiva sono le stesse che

influenzano il comportamento dell’individui in ambito privato. L’individuo= soggetto razionale che

adotta un comportamento diretto a massimizzare la propria soddisfazione. Il paradigma dell’homo

oeconomicus viene utilizzato per analizzare le decisioni economiche sul mercato privato. I

responsabili delle scelte collettive usano il processo politico per promuovere i propri interessi

personali a riguardo delle decisioni su beni pubblici, che in parte coincidono con quelli degli altri

individui e non necessariamente conducono a scelte efficienti.

II.1.3 Il calcolo del consenso: maggioranza ottimale e unanimità

Per realizzare l’azione collettiva è necessario aggregare il consenso degli elettori allo stesso modo

di come in un mercato è necessario sommare le domande individuali per ottenere quella aggregata.

Le azioni che un consumatore fa nel scegliere il bene da acquistare comportano dei costi privati

(=costo-opportunità) in quanto si dedica ad attività di ricerca invece che ad altre attività che gli

forniscono una certa utilità. Nel decidere l’entità di spesa pubblica da destinare all’istruzione si

incorre in due tipi di costo:

- Costo decisionale: GRAFICO II.1.2 curva del costo decisionale crescente e tenderà a diventare

molto ripida e quasi verticale al livello del 100% (unanimità) dei favorevoli;

- Costo esterno della decisione: GRAFICO II.1.2 la curva del costo esterno della decisione

decrescente.

Sommando le 2 curve = curva del costo totale della decisione (prima decrescente poi crescente). Il

punto in cui raggiunge il minimo = maggioranza ottimale= minimizza i costi collegati al prendere

una decisione. Per le decisioni ordinarie si usa la maggioranza semplice, per le decisioni

straordinarie si adotta una maggioranza qualificata. La scelta all’unanimità = ottimo paretiano: una

volta presa, nessun elettore può migliorare la propria utilità voltando contro quella allocazione delle

risorse. Il costo di raggiungere l’unanimità in collettività grandi è elevato e rende necessario trovare

un compromesso tra capacità di prendere una decisione e costo esterno della stessa. La decisione a

maggioranza semplice risolve questo trade-off.

II.1.4 la regola della maggioranza semplice: il teorema dell’elettore mediano, il

paradosso del voto e il commercio dei voti

II.1.4.1 Il teorema dell’elettore mediano

La regola di votazione per le decisioni ordinarie = maggioranza semplice perché assicura l’unicità

dello schieramento vincente. Il teorema dell’elettore mediano il modello è fondato su 3

presupposti fondamentali:

-gli elettori sono chiamati a scegliere lungo uno spazio politico unidimensionale;

-per ciascun elettore l’ordinamento delle preferenze è completo, transitivo e lineare. Queste

caratteristiche implicano che ciascun individuo sia in grado di esprimere un giudizio in merito a

qualsiasi confronto tra due opzioni (completezza), che sia coerente nella scelta (transitività) e che

non ci siano casi di indifferenza tra le opzioni proposte (linearità);

-le preferenze degli individui sono unimodali o ad un solo picco (GRAFICO II.1.3). Le preferenze ad

un solo picco indicano che esiste un’unica alternativa ottima per ciascun individuo per cui l’utilità

dell’individuo diminuisce allontanandosi da quell’alternativa alternative diverse da quella ottima o

ideale sono classificabili in base alla distanza da quest’ultima.

Se la decisione si riassume in un’unica dimensione e le preferenze degli elettori in merito alle

alternative proposte sono unimodali, il voto a maggioranza semplice conduce a una scelta collettiva

unica che coincide con quella dell’elettore mediano= elettore che divide la distribuzione delle

preferenze in 2 parti uguali, ciò che lascia alla sua destra e sinistra un uguale numero di elettori per

cui il suo schieramento fa sì che una delle due parti diventi la maggioranza.

Si suppone che vi sia un’assemblea con 5 elettori (A, B, C, D, E) e sia chiamata a scegliere la

quantità di istruzione da produrre. Data le loro curve di domanda e il costo medio di produzione

(CM ) che si assume costante e coincidente con il costo marginale, si suppone che l’istruzione sia

finanziata ripartendone il costo medio in parti uguali fra i 5 individui. La quota di costo marginale a

/5

CM

carico di ogni individuo = . Per ciascun elettore la quantità ottima di istruzione è quella

BM CM x , y , z , w , k .

individuata dall’eguaglianza tra i e . GRAFICO II.1.4= quantità sono Man

mano che ciascun elettore si allontana dall’alternativa ottima la differenza tra i benefici e i costi

marginali unitari aumenta e si riduce il surplus. Le procedure di votazione possono essere diverse,

ma il risultato non cambia. Si suppone di votare per incrementi successivi di istruzione: si inizia

x y , z , w , k .

votando l’alternativa e si procede votando nell’ordine le alternative Ciascun

elettore sarà favorevole alle alternative in votazione fino a quando i benefici marginali dati dalla sua

curva di domanda sono superiori o uguali al costo marginale unitario la prima alternativa x

x

sarà votata all’unanimità; per l’elettore A, = quantità ottima di bene pubblico, mentre per gli

>CM

BM

altri elettori è una quantità di bene per cui il unitario GRAFICO II.1.4. Man mano che la

quantità di bene posta in votazione aumenta, il numero degli elettori favorevoli diminuisce. La

votazione deve proseguire dal momento che per tutti gli altri elettori (non A) incrementi della

−CM

BM

quantità di bene consentono di aumentare il surplus= unitari. Risultati di votazione =

TABELLA II.1.1 PAG 140. La tabella evidenzia che saranno accettati a maggioranza tutti gli

X z

incrementi di fino a (= proposta vincente con 3 voti favorevoli). Questa alternativa è

proprio quella dell’elettore che all’interno dell’assemblea occupa la posizione mediana nella

distribuzione delle preferenze relative alla quantità di istruzione da produrre. La regola della

maggioranza fa prevalere le preferenze dell’elettore mediano, assicurando una scelta collettiva

stabile. Data un’assemblea elettorale e un insieme di politiche alternative, è sufficiente conoscere

le preferenze dell’elettore mediano per prevedere l’esito delle votazioni a maggioranza.

II.1.4.2 Il paradosso del voto

Uno dei problemi della regola di maggioranza semplice= essa può fallire nel realizzare una

decisione collettiva stabile e non arbitraria= capace di imporsi su tutte le altre qualunque sia

l’ordine con cui le opzioni sono poste in votazione. Può accadere che la votazione dia luogo a

maggioranze in cui ciascuna delle alternative ciclicamente sia in grado di vincere e ciò dipende

dalla forma che le preferenze degli elettori assumono. Dati 3 elettori (A, B, C) e i rispettivi profili

individuali di preferenze: 1. Le alternative in votazione sono rappresentabili lungo un’unica

dimensione; 2. Gli ordinamenti individuali di preferenze sono caratterizzati da completezza,

transitività e linearità; 3. Per ciascun individuo le preferenze sono unimodali.

x a y e y a z

L’elettore A preferisce strettamente data la proprietà della transitività che

 x a z

caratterizza gli ordinamenti di preferenze individuali, preferisce ; l’elettore B preferisce

y a x e x a z y a z z a y e y a x z a x .

, e preferisce ; l’elettore C preferisce quindi preferisce

GRAFICO II.1.5 PAG 141. Il voto di maggioranza su coppie di alternative permette di ottenere una

decisione sociale stabile qualunque sia l’ordine di votazione. È possibile prevedere che l’alternativa

y

vincente è = alternativa preferita dall’elettore mediano (B). TABELLA II.1.3

Si suppone che l’ordinamento delle preferenze dell’elettore A cambi come prospetto: TABELLA II.1.4

L’elettore A = elettore con preferenze estreme (GRAFICO II.1.6) e non più unimodali: si immagina di

votare per quantità progressive di istruzione pubblica, all’elettore A piacciono soluzione del tipo

“tutto o niente” e preferisce gli asili nido privati e dopo pubblici gratuiti. Si ripetono le votazioni a

coppie di alternative. La regola di maggioranza non è in grado di garantire un’unica alternativa

preferita: a seconda dell’ordine di votazione, ciascuna delle alternative ciclicamente è in grado di

vincere. Il risultato paradossale della votazione (paradosso del voto o di Condorcet) dipende da un

cambiamento nell’ordine delle preferenze dell’elettore A. Nel primo caso l’elettore A ha preferenze

unimodali che garantiscono un’unica alternativa preferita a tutte le altre; nel secondo caso le

preferenze dell’elettore A sono estreme. In presenza di preferenze bimodali o multimodali, la regola

di maggioranza potrebbe determinare un risultato ciclico. Quanto più elevato è il numero degli

elettori e delle alternative, quanto maggiore è l’eterogeneità della collettività, tanto maggiore sarà

la probabilità che un ciclo si verifichi. Il paradosso del voto = fallimento della regola di maggioranza

quale meccanismo per rivelare le preferenze degli individui. In presenza di maggioranze cicliche le

scelte collettive dipendono dall’ordine con cui le diverse alternative sono poste a confronto=

procedure adottate.

II.1.4.3 Il commercio dei voti

Ciò che rileva ai fini della votazione è solo il modo in cui gli elettori ordinano le loro preferenze

individuali. La regola di maggioranza può condurre a risultati inefficienti per la collettività. Si x e y ,

suppone che una collettività costituita da 3 individui sia chiamata a votare su 2 alternative

il cui costo totale sarà ripartito in misura uguale fra i 3 elettori. Si suppone che i benefici netti che i

tre elettori di questa collettività ricavano dalle due opzioni in votazione siano ordinati: TABELLA

II.1.6 PAG 145. Entrambe le alternative comportano benefici netti positivi per la collettività.

L’approvazione dei due progetti determinerebbe un aumento del benessere collettivo. Se le opzioni

votate con la regola di votazione della maggioranza semplice, nessuna delle due alternative

passerà il voto a maggioranza potrebbe generare una soluzione collettiva inefficiente. È evidente

che la posizione di questi 2 individui potrebbe essere migliorata se B e C si accordassero e

decidessero di scambiare il loro voto. Se ciò accadesse, entrambi i progetti potrebbero essere

approvati con il risultato che il benessere di questa collettività aumenterebbe. La possibilità che si

verifichi uno scambio di voti introduce nell’analisi del funzionamento della regola di maggioranza

un’ipotesi più aderente alla realtà. Ciascun elettore riconosce che: 1. il voto individuale determina

decisioni collettive che producono effetti sul benessere individuale; 2. la scelta collettiva non è un

evento unico e isolato ma ha una dimensione temporale; 3. il proprio voto su alcune decisioni ha un

valore per gli altri elettori. Tale dimensione economica che ciascun elettore attribuisce al voto lo

motiva a entrare in uno scambio mutuamente vantaggioso con gli altri elettori. Il commercio di voti

(=logrolling) incrementa il benessere della collettività. Il commercio dei voti non sempre conduce a

risultati efficienti. Si considera l’esempio precedente e si suppone che i benefici netti che i 3 elettori

di quella collettività ricavano da ciascuna delle due opzioni in votazione TABELLA II.1.7

Se gli elettori B e C si accordassero e si scambiassero i voti, entrambi i progetti sarebbero approvati

benché ciascuno di questi due progetti sia valutato negativamente dalla collettività il logrolling

non seleziona le decisioni in base alle loro capacità di aumentare il benessere della collettività e può

determinare anche decisioni pubbliche inefficienti.

Per la sua capacità di determinare scelte collettive inefficienti il logrolling = una delle principali

cause della crescita della G. Attraverso lo scambio dei voti gli elettori riescono ad assicurarsi

l’approvazione di progetti il cui costo grava sull’intera collettività, ma i cui benefici ricadono su

gruppi specifici. BOX II.1.2 PAG 146

CAPITOLO SECONDO – LE SCELTE PUBBLICHE IN UN SISTEMA DI DEMOCRAZIA

RAPPRESENTATIVA

II.2.1 Competizione politica e scelte pubbliche: i modelli di voto deterministici

Come nel caso della democrazia diretta, la rilevanza dell’analisi dei processi decisionali nella

democrazia rappresentativa trae origine dal fatto che le scelte di allocazione delle risorse da parte

dei governi non sempre riflettono l’interesse generale, in quanto influenzate da elementi di cui

l’economia del benessere non considera. I mercati politici raggiungono equilibrio con processi

elettorali e vincoli istituzionali, analizzati dalla letteratura di political economy, che si concentra su 3

aspetti della democrazia rappresentativa:

1. Il comportamento dei politici durante la campagna elettorale e quando sono in carica;

2. Il comportamento degli elettori nel processo di scelta degli eletti; 3. Le caratteristiche delle scelte

collettive.

I politici che rappresentano gli elettori possono essere concepiti come agenti razionali che

intendono massimizzare la propria utilità nell’interazione con altri agenti portatori di interessi che

operano in contesti istituzionali diversi.

II.2.1.1 I modelli di voto deterministico in un contesto monodimensionale

Downs sviluppa l’idea che vi sia una forte simmetria fra comportamento dei politici e quello degli

elettori che offrono e domandano beni e servizi nel mercato dei beni. Scopo dei candidati di un

partito = essere eletti sforzo di massimizzare il sostegno politico di cui gode in termini di voti

degli elettori; al tempo stesso i cittadini che si comportano come elettori razionali danno il voto al

partito che ritengono garantisca loro maggiori benefici in termini di spesa e prelievo. Il modello di

concorrenza politica di Downs trae origine dal modello di concorrenza monopolistica di Hotelling,

dove si discute il problema di 2 venditori liberi di collocarsi dove preferiscono lungo una strada

limitata ai due estremi. Si suppone che il prezzo fissato da entrambi sia lo stesso e che i clienti

siano uniformemente distribuiti, se lo scopo del venditore è quello di vendere il maggior numero di

beni, essi dovrebbero collocarsi a metà strada. In modello di Downs le preferenze degli elettori sono

unimodali (=presentano un unico max e sono distribuite uniformemente lungo la dimensione dello

schieramento politico). Gli elettori sono informati dei contenuti delle piattaforme politiche dei

candidati e questi ultimi conoscono le loro preferenze. In una democrazia rappresentativa

bipartistica i candidati convergono al centro collocandosi in una posizione identica, al punto che

tutti gli elettori si trovano a essere indifferenti rispetto alle 2 piattaforme politiche. Nell’analisi la

politica è monodimensionale sintetizzata in un punto su una linea che va da sx a dx e rappresenta

il livello di spesa pubblica. Immagina che questa linea rappresenti il livello di G, che nella posizione

di estrema destra si collochino gli elettori che vogliono una quantità di G = 0 e nella posizione di

estrema sinistra quelli che vogliono il 100% GRAFICO II.2.1

Le preferenze degli elettori hanno un solo picco e che questi votano per il candidato che propone la

% più vicina a quella desiderata. Si ipotizza che vi siano 2 candidati che inizialmente si dividono i

voti all’elettorato. Il partito di sx si colloca sulla posizione che corrisponde al 75% di spesa pubblica

ed è appoggiato dalla metà degli elettori che preferiscono dal 100% al 50% di G. Il partito di dx si

collocherà in corrispondenza del 25% di G e otterrà l’altra metà dei voti. Se i 2 partiti vogliono max i

voti dovranno spostarsi verso il centro, per non perdere gli elettori collocati sulla posizione estrema.

Se il partito di sx si sposta verso dx, per gli elettori situati a sx la sua piattaforma politica rimane

sempre quella più vicina.

La principale implicazione di questa formulazione del modello di Downs = una volta vinte le

elezioni, il partito riuscirà a rimanere al governo se realizza la politica proposta in campagna

elettorale. Nella realtà quando le posizioni dei partiti sono simili, l’alternanza è l’esito più probabile

in quanto il partito al governo non sempre riesce a realizzare le promesse elettorali. Nell’ipotesi in

cui gli elettori si distribuiscono secondo una curva normale, tipica delle società in cui c’è una

prevalenza della classe media (BOX II.2.1), i candidati convergeranno verso il centro in quanto solo

un numero limitato di elettori si colloca sulle posizioni estreme mentre la maggior parte si addensa

su una posizione centrale (GRAFICO II.2.2).

Se invece la distribuzione delle loro preferenze assumesse una forma bimodale, i due candidati

avrebbero interesse a collocarsi su poli opposti (GRAFICO II.2.3 e GRAFICO II.2.3b). Quando voto è

deterministico, ogni elettore sposterà il suo sostegno da un partito all’altro sulla base della

piattaforma politica che gli è sufficientemente favorevole. La competizione tra partiti politici opera

come meccanismo di rilevazione delle preferenze che migliora la relazione tra gli elettori e gli eletti

(agente) e conduce ad un equilibrio politico stabile in cui i candidati eguagliano al margine i benefici

e i costi degli spostamenti ideologici per acquisire voti. Le condizioni che la scelta sia sintetizzabile

in un’unica dimensione e che le preferenze degli elettori abbiano un solo picco garantiscono

l’esistenza e la stabilità d’equilibrio.

II.2.1.2 I modelli di voto deterministico in un contesto multidimensionale

La prima generazione di contributivi per le scelte di tassazione/redistribuzione considerano un

contesto monodimensionale in cui la scelta riguarda (esempio) una singola aliquota fiscale il cui

valore è determinato con il voto, in assenza di asimmetrie informative. In tal caso dal processo di

scelta collettiva emerge l’aliquota che massimizza il benessere dell’elettore mediano. Se si estende

il modello dell’elettore mediano a due dimensioni, esso non è in grado di garantire un equilibrio

stabile in quanto le due dimensioni non sono necessariamente sovrapponibili e i partiti formulano

proposte perfettamente mirate per ciascuna di esse. GRAFICO II.2.4: caso di 3 elettori che devono

t

scegliere rispetto a due dimensioni le aliquote sul reddito da capitale e sul reddito da lavoro

k

t . Gli elettori paragonano le proposte di ciascun partito sulle due dimensioni e vota per quella

l t t ;

che max la propria utilità. Su asse orizzontale = e su quella verticale si raffigura le curve

l k

di indifferenza concentriche dei 3 elettori, identificando il punto di ottimo di ciascuno (BOX II.2.2.). Il

cerchio più vicino ad A indica un livello di utilità maggiore per il primo elettore, quello più vicino a B

un livello di utilità maggiore per il secondo e quello più vicino a C un livello di utilità maggiore per il

terzo. Le linee che uniscono in coppia i punti A e C, C e B e A e B = le curve dei contratti, formate

dai punti di tangenza tra le curve di indifferenza dei 3 elettori a coppie di due. Se il candidato si

sposta dal punto SQ verso sinistra aumenta l’utilità di C, ma riduce quella di A e viceversa se si

sposta da SQ versa dx. Si suppone che SQ sia la condizione attuale proposta dal partito al governo;

esso avrebbe l’appoggio di C e A, ma non di B. Questo equilibrio non è stabile perché se si

considera la curva dei contratti tra C e B, e in particolare il tratto che si colloca tra la curva di

U U

indifferenza che passa per SQ e la curva di indifferenza che passa per SQ, ogni punto

cl cl

su quel tratto garantisce a C e B una maggiore utilità rispetto a SQ. Se un candidato propone

l’alternativa SQ’ a SQ, riceverà l’appoggio di C e di B e sconfiggerà il primo candidato. Si considera

la curva dei contratti tra A e B: ogni punto situato sul tratto più spesso che si colloca tra le curve

U e U passanti entrambe per SQ, ad esempio SQ’’ sarebbe preferito a SQ’ da A e B, che

al bl

formerebbero così la maggioranza. I due candidati competono per ottenere il consenso di ciascun

elettore innescando una serie di reazioni che generano la ciclicità del voto. Quando la decisione

riguarda due politiche indipendenti non è possibile prevedere un equilibrio stabile. SI considera che

la posizione del partito al governo che propone la situazione attuale SQ (risultato certo), può

risultare preferita rispetto alla proposta SQ’, che è solo una promessa.

II.2.2 I modelli di voto probabilistico e la political economy della tassazione

Le decisioni in materia di tassazione non sono riconducibili a una singola dimensione in quanto

richiedono la determinazione simultanea di imposte sul reddito e sul consumo. Le politiche di

tassazione in un sistema democratico sono il risultato di equilibrio di un processo di scelta collettiva

condizionato da fattori economici e politici. L’idea di base: le scelte di voto= evento probabilistico e

i candidati max i voti attesi in una situazione di incertezza rispetto alla valutazione che gli elettori

faranno delle piattaforme politiche loro proposte. La competizione politica spinge i candidati a

formulare proposte che max la probabilità di successo elettorale e il partito al governo a formulare

proposte volte a max la probabilità di essere rieletto. Le scelte fiscali =risultato di equilibrio frutto di

una competizione politica che genera un trade-off tra efficienza e soddisfazione delle preferenze di

determinati gruppi di elettori. Quanto più è intensa la competizione politica, tanto maggiore sarà

l’incentivo dei candidati a proporre aliquote fiscali più basse ai gruppi di elettori mobili (esempio).

Modello di voto deterministico dell’elettore mediano un cambiamento minimo in politica porta a

un salto discontinuo nel sostegno elettorale che viene modificato da uno spostamento della

proposta mediana; Modello di voto probabilistico il numero atteso di voti ricevuti da uno dei due

partiti è una funzione continua delle aliquote proposte.

GRAFICO II.2.5 determinazione della struttura delle aliquote sul reddito da lavoro e da capitale per

¿ ¿ ¿

3 elettori o gruppi di elettori. Nell’ipotesi di curve di indifferenza concentriche, i punti P , M e R

¿ ¿ ¿

= 3 soluzioni ottimali per gli elettori e le linee continue che uniscono i punti = le curve

P , M e R

dei contratti tra ogni coppia di elettori = insieme di tutti i punti di tangenza fra le curve di

indifferenza dei 2 elettori. La combinazione di equilibrio delle aliquote (E) si colloca all’interno

dell’area delimitata dalle curve dei contratti. In modello di voto probabilistico ogni elettore ha un

peso nel determinare la scelta collettiva. I partiti attribuiscono i pesi in base all’aumento di supporto

politico atteso da parte di ciascun elettore come reazione a ogni cambiamento di politica. La

¿ ¿ ¿

lunghezza delle linee tratteggiate che uniscono i punti sono inversamente

P , M e R a E

proporzionali all’influenza politica effettiva del rispettivo elettore.

Riferimento alla scelta di struttura delle aliquote di un’imposta sul reddito (BOX II.2.3) modello=

trade-off in scelta di numero di scaglioni e di aliquota da applicare a ciascun gruppo: diminuire gli

scaglioni= perdita di supporto elettorale atteso tanto maggiore quanto maggiore è l’influenza

politica di elettori danneggiati da raggruppamento in numero inferiore degli scaglioni; al tempo

stesso la diminuzione del numero delle aliquote riduce i costi di amministrazione finanziaria e

consente di destinare una quota di gettito maggiore al finanziamento di G (genera supporto

elettorale).

La complessità fiscale, anche se costosa su piano amministrativo, è richiesta da eterogeneità di

elettori; ciascun elettore dovrebbe essere tassato con aliquota diversa (=espressione di beneficio

marginale associato all’utilità che ricava dai servizi pubblici). Quando il tributo si complica, il

Governo raggruppa gli elettori in un numero di scaglioni minore.

GRAFICO II.2.6 determinazione del numero politicamente ottimale di scaglioni contribuenti =

punto in cui la curva del beneficio politico marginale atteso o curva della differenziazione delle

B

aliquote marginali associato al soddisfacimento delle preferenze degli elettori eguaglia il

m

costo politico marginale atteso associato all’aumento dei costi amministrativi della complessità

C .

m

II.2.3 Il modello del Leviatano

Nei modelli precedenti, il potere di tassazione dello Stato viene limitato dai vincoli imposti dai

processi elettorali.

Nel 1980 Brennan e Buchanan elaborano un modello di Stato monopolistico = modello del

Leviatano usa il potere impositivo con il solo scopo di massimizzare il gettito. Questo modello

conduce al disegno di una struttura fiscale discutibile: ampie basi imponibili per minimizzare

l’evasione e aliquote regressive accompagnate da un sistema di agevolazioni fiscali per max il

gettito. I costi di amministrazione finanziaria risultano irrilevanti in quanto lo Stato Leviatano non è

interessato al livello di servizi pubblici che può finanziare con il gettito che ricava da tassazione

unico interesse= relazione tra livello dell’aliquota e gettito sintetizzata da curva di Laffer:

GRAFICO II.2.7 t

La curva di Laffer identifica la relazione esistente tra l’aliquota proporzionale ( ) su una

G

particolare base imponibile e il gettito fiscale complessivo derivante da essa ( ). La forma della

curva è determinata dalla capacità dei contribuenti di evitare la tassazione sostituendo il lavoro con

il tempo libero o di evadere quando l’aliquota supera il livello che essi considerano accettabile. Il

¿

Leviatano sceglierà = aliquota che max gettito. Secondo Brennan e Buchanan, il controllo da

t

parte dei cittadini può essere esercitato solo con vincoli di natura costituzionale che operino in

lungo periodo e che limitino il Governo nella scelta di tassare le basi imponibili più elastiche o di

stabilire aliquote uniformi per espandere il gettito.

Un’altra forma di vincolo al potere monopolistico dello Stato = decentramento fiscale: l’esistenza di

una molteplicità di Governi locali rappresenta una forma di controllo di natura istituzionale al potere

di tassare di un Governo centrale unico, che ne limita i potenziali abusi. Il ricorso al debito pubblico

e la creazione di moneta vengono utilizzate dal Leviatano = fonti di gettito, per cui diventano

strumenti di politica economica pericolosi. Inserimento in testo costituzionale di regola del pareggio

di bilancio e di restrizioni alla capacità del Governo di stampare moneta= forme di controllo previste

da teoria di Brennan e Buchanan = adatta ad analizzare le scelte fiscali in sistemi non democratici.

II.2.4 La teoria dei gruppi di pressione e del rent-seeking

Le elezioni sono uno dei canali con cui vengono prese le decisioni collettive. In intervalli i cittadini

hanno varie opportunità di influire su decisioni di classe politica al governo con petizioni,

referendum o come gruppi di pressione organizzati (lobbies). I gruppi di pressione si impegnano per

influenzare le politiche dei Governi e indirizzare flussi di reddito a proprio vantaggio. Tale

comportamento dei gruppi di pressione definito= rent-seeking o ricerca della rendita (≠ ricerca del

profitto).

Ricerca del profitto= utilizzo di risorse da parte di un’impresa che investe in ricerca per sviluppare

un nuovo prodotto e che beneficerà di una posizione di monopolio vantaggiosa (favorisce

indirettamente allo sviluppo economico) =esempio;

Ricerca della rendita= utilizza risorse disponibili in modo improduttivo al fine di indurre i Governi ad

assumere decisioni potenzialmente inefficienti. Rent-seeking= attività in cui gli agenti economici

impegnano risorse, tempo ed energie per creare, mantenere o trasferire un vantaggio economico e

si traduce in una perdita di benessere per la società in quanto distoglie le risorse utilizzate da altri

impieghi produttivi.

PAG 160-161 DA LEGGERE

CAPITOLO TERZO – LA CRESCITA DEL SETTORE PUBBLICO

II.3.1 Introduzione

Idea di Marshall= i fenomeni economici sono essenzialmente lenti e graduali e se vengono

confrontati con le dimensioni del settore pubblico in tutti i Paesi del mondo, tra inizio e fine del XX

secolo, si ha l’impressione che la natura abbia compiuto un “salto”. GRAFICO II.3.1 – II.3.3 =

fenomeno per Italia.

II.3.1= mostra la grande crescita della spesa pubblica pro capite rapida crescita della spesa

improduttiva (= spesa complessiva dello Stato, al lordo del rimborso di prestiti) rispetto a quella

direttamente produttiva. Il fenomeno è confermato in GRAFICO II.3.3 in cui la spesa totale è

disaggregata nelle sue componenti principali. GRAFICO II.3.2 i tassi di crescita di G sono

rapportati a quelli di crescita del PIL mostra una progressiva statalizzazione dell’economia

italiana.

II.3.2 Le spiegazioni della crescita del settore pubblico dal lato della domanda

Se individui creano un meccanismo detto “Stato” per ottenere beni e servizi, che individualmente

non riescono ad ottenere, la domanda di tali beni e servizi determinerà la dimensione del settore

pubblico. Le Δ della domanda determinano le variazioni delle dimensioni del settore pubblico. Se si

ipotizza che la funzione dello Stato = fornire beni pubblici ed eliminare esternalità, ciascun cittadino

esprime una domanda di beni e servizi pubblici = funzione del suo reddito, del prezzo relativo dei

beni pubblici rispetto a quelli privati di alcune variabili che rappresentano le sue preferenze tra beni

pubblici e privati. In sistemi democratici le quantità domandate che risultano decisive sono quelle

dell’elettore mediano. (P

G=f , M ,Q)

Si può scrivere una funzione di domanda per la spesa pubblica tipo: g m

P M

G= insieme di beni e servizi offerti dal settore pubblico; = è il loro prezzo; = reddito

g m

dell’elettore mediano

Q= vettore delle caratteristiche dell’elettore mediano che ne possono influenzare le preferenze per

l’offerta di beni e servizi nel settore pubblico piuttosto che in quello privato. L’equazione può

spiegare la crescita del settore pubblico relativo a quello privato se si verifica che:

1. la domanda di beni e servizi pubblici= inelastica e il prezzo dei beni pubblici è aumentato rispetto

P

ai prezzi dei beni privati . Molte stime che usano la pressione fiscale media come una misura di

x

P −1

trovano un’elasticità superiore a (caso inelasticità); ciò spiega la crescita di G su base

g

del “morbo di Baumol”, per cui il settore pubblico produce servizi ad alta intensità di lavoro che

sono meno esposti alla riduzione dei costi generati dal progresso tecnologico per i beni prodotti con

tecnologie ad alta intensità di capitale. L’aggregato di spesa a cui il morbo di Baumol fa riferimento

= consumi pubblici. P P

¿−1

2. la domanda di beni e servizi = elastica (elasticità ) e è diminuito rispetto a . In

g x

questo caso è più conveniente per gli utenti rivolgersi al settore pubblico per soddisfarei loro

bisogni. M

3. Si suppone che il reddito mediano sia aumentato nel tempo, la crescita del settore

m

pubblico richiede che questo aumenti in misura più che proporzionale all’aumentare del reddito. La

M

variabile cattura la “legge di Wagner”, per cui la crescita del reddito pro capite determina

m

una Δ più che proporzionale di G. Ci si trova davanti ad una regolarità empirica, poiché non risulta

che la spesa per gli investimenti cresca più rapidamente della produzione di beni e servizi privati.

4. Alcuni fattori indicati con Q che influiscono sulle preferenze sono cambiati per far aumentare G.

La globalizzazione e l’apertura a scambi internazionali di un’economia comportano dei rischi per

individui in termini di fluttuazione dei redditi e disoccupazione rispetto ai quali essi vogliono

assicurarsi con programmi statali di redistribuzione (BOX II.3.1)

II.3.3 Spiegazioni legate alla redistribuzione del reddito

Ciò che lo Stato effettivamente fa è redistribuire risorse. Anche le spese pubbliche per motivi di

efficienza hanno un profilo redistributivo. Per capire il settore pubblico e la sua crescita è necessario

studiare le sue attività redistributive. Meltzer e Richard hanno proposto un modello di crescita del

settore pubblico per cui lo Stato esiste per redistribuire risorse. In base al modello, tale

redistribuzione avviene con trasferimenti lump-sum finanziati con un’imposta proporzionale sul

reddito in un regime di bilancio in pareggio. La prima ipotesi fondamentale di tale modello= il

reddito dipende da un fattore di produttività x distribuito in modo aleatorio tra la popolazione. Per

ogni ora di lavoro, il reddito di un individuò sarà tanto più elevato quanta maggiore sarà la sua

produttività. La scelta che l’individuo dovrà compiere sarà quanto tempo dedicare al lavoro,

tenendo conto che il tasso marginale di sostituzione tra consumo e tempo libero è = al valore

marginale, al netto dell’imposta, della dotazione di tempo= il suo salario netto + redistribuzione

eventuale di cui potrà essere beneficiario.

Ipotesi standard del modello= esiste una curva di Laffer il gettito delle imposte e quindi

l’ammontare dei trasferimenti cresca con saggi decrescenti fino a un livello massimo e poi

decresca: GRAFICO II.3.4.

Gli elettori che lavorano sono caratterizzati da una curva di indifferenza tra imposte e sussidi

t r

inclinata positivamente (=le imposte riducono la loro utilità e i sussidi la aumentano). Gli

elettori che non lavorano hanno curve di indifferenza orizzontalinon percependo redditi da lavoro,

le imposte non ne influenzano il livello di utilità. I 2 tipi di elettori voteranno a favore della

t e r

combinazione di che max la loro utilità, indicata dai punti di tangenza tra la loro rispettiva

r= ý t t e r

curva di indifferenza e la funzione . Il valore ottimale di per gli individui ad alta

(r )

, t

produttività sarà essi voteranno a favore di un basso livello di redistribuzione. Gli

m m (r )

, t

individui a bassa produttività voteranno per il livello di redistribuzione massimo possibile ,

0 0

poiché il loro carico fiscale è nullo. Il valore di redistribuzione che emerge in equilibrio dipenderà

dalla posizione dell’elettore mediano rispetto a questi 2 gruppi: tanto più elevato è il suo livello di

reddito da lavoro, tanto minore sarà il livello di redistribuzione effettuato dallo Stato e tanto minore

sarà la dimensione del settore pubblico. Tanto più basso è il livello di reddito dell’elettore mediano,

tanto più elevato sarà il livello di redistribuzione di equilibrio e di conseguenza la dimensione del

settore pubblico.

Primo problema del modello di M&R= natura statica: fornisce spiegazione del livello di

redistribuzione deciso da uno Stato e della dimensione del suo settore pubblico, ma non spiega

motivi crescita. Meltzer e Richard hanno avanzato l’ipotesi che la progressiva estensione del diritto

di voto a elettori caratterizzati da un livello di reddito sempre più basso abbia progressivamente

abbassato il livello di reddito dell’elettore mediano, che ha domandato livelli di redistribuzione

sempre maggiori. Il modello prevede che l’elettore mediano sia il beneficiario della redistribuzione

che fa espandere il settore pubblico mentre studi dimostrano che i più poveri e i più ricchi sono i

massimi beneficiari della redistribuzione, a spese della classe media, dove si colloca l’elettore

mediano (la crescita non avviene secondo il loro modello).

II.3.4 Spiegazioni dal lato dell’offerta

Il principale processo decisionale alternativo a quello elettorale passa con l’azione dei gruppi di

interesse.

Un primo problema: in merito ai programmi di spesa suscettibili di far incrementare le dimensioni

del settore pubblico, i gruppi di pressione diversi possono avere interessi divergenti. North osserva

che l’azione dei gruppi di interesse determina un incremento dei flussi redistributivi e una rimozione

dei costi di transazione che tali gruppi sopportano in un’economia che diventa complessa. Il primo

effetto comporta un’espansione delle dimensioni del settore pubblico e il secondo aumenta

l’efficienza dell’economia privata e pubblica. Esiste un gruppo di pressione che ha un interesse

specifico per la crescita del settore pubblico e per cui il meccanismo che lega le scelte ottimali del

gruppo alle dimensioni del settore pubblico è stato identificato: la burocrazia. I burocratici operano

dal lato dell’offerta delle decisioni pubbliche. La teoria di Niskanen: il potere e il benessere dei

burocratici è legato alle dimensioni del bilancio pubblico stanziato a favore del loro ufficio.

La teoria economica della burocrazia può spiegare perché il settore pubblico è più grande rispetto

alla sua dimensione efficiente, ma non perché cresce. Alcuni modelli mostrano che quando il settore

pubblico raggiunge certe dimensioni, le sue funzioni aumentano e diventano più complicate e le

interazioni tra le amministrazioni e tra queste e il resto dell’economia diventano più articolate; per

svolgere tutte queste funzioni il numero di burocratici deve aumentare. Lo sviluppo tecnologico del

modello della burocrazia = Stato Leviatano. Nella teoria economica della burocrazia politici ed

elettori non riescono a controllare una classe burocratica che cerca di max la porzione di bilancio ad

essa assegnata. Dal momento in cui i politici hanno accesso all’intero bilancio, la max del loro

potere prenderà la forma della max di tutte le entrate fiscali.

Se la crescita del settore pubblico rallenta, la spiegazione = gli individui non siano più disposti a

farsi tassare in quel modo.

II.3.5 La crescita della spesa pubblica: fisiologica o eccessiva?

Le spiegazioni date finora sono dal lato della domanda. In queste teorie la crescita del settore

pubblico= risposta delle autorità politiche a richieste avanzate dalla società con meccanismi

elettorali. Ma in tali spiegazioni il potere decisionale rimane ai cittadini, per cui vi è un processo

democratico. In questo senso Buchanan caratterizza la crescita del settore pubblico che avviene

con questi canali come responsive. Diversa è la valutazione dal lato dell’offerta il fenomeno è

subito dalla collettività, in quanto deriva da un processo che pone il potere burocratico sopra alle

preferenze dei cittadini che lo subiscono e lo finanziano con le imposte. Per tale motivo Buchanan =

secondo tipo di crescita del settore pubblico come excessive rispetto alle dimensioni ottimali che il

settore pubblico assumerebbe quando i cittadini potessero decidere direttamente. Si ipotizza una

dinamica per cui i cittadini (elettori o gruppi di pressione) domandino più beni e servizi o maggiore

redistribuzione e lo Stato soddisfi tali domande in modo eccessivo, sfruttando il proprio potere

discrezionale e la propria condizione di monopolio.

CAPITOLO QUARTO – L’ANALISI ECONOMICA DELLA CORRUZIONE

II.4.1 Definire la corruzione: una questione problematica

La corruzione è difficile da conoscere per la natura e l’entità di attività che dipendono dalla

legislazione e da prerogative etiche e morali. L’espansione di G (esempio) = determinante della

corruzione crea opportunità di guadagno illeciti per gli attori. Sistemi politico-istituzionali corrotti

generano aumenti di G in quanto gli attori partecipano al processo decisionale.

Definire la corruzione come un abuso di un pubblico ufficio per l’ottenimento di un guadagno

privato implica:

1. l’esclusione di tutte le transazioni corrotte che si possono svolgere tra privati;

2. coesistenza tra: -il potere discrezionale del decisore pubblico di allocare le risorse; -la possibilità

associata a tale potere di estrarre rendite esistenti o di creare rendite da estrarre dal bilancio

pubblico; -la disutilità legata alla probabilità di essere scoperti che dipende dall’efficienza del

sistema di regole codificate.

La teoria economica ricomprende nella corruzione i comportamenti che ineriscono a uno scambio

fra un atto di potere posto in essere da politici ed esercitato in modo da deviare intenzionalmente

dal compito di tutela di interesse dei cittadini e una prestazione in denaro/vantaggio personale.

Distinzione:

Corruzione legislativa= “cattura dello Stato” si manifesta quando un privato o un gruppo di

interesse influenza il processo di formazione delle leggi e l’esercizio del potere decisionale delle

istituzioni pubbliche con comportamenti poco trasparenti per ottenere una rendita di posizione.

Corruzione amministrativa= burocratica abuso di potere pubblico da parte di pubblici ufficiali per

ottenere vantaggi privati; azioni poste in essere per indurre intenzionalmente comportamenti

distorsivi nell’attuazione delle regole.

Tale distinzione tiene conto della fase del processo decisionale su cui la corruzione va a incidere.

II.4.2 La misurazione della corruzione

Fonte di difficoltà= avere chiaro cosa si vuole effettivamente misurare. Si può essere interessati a

soggettive

catturare vari tipi di corruzione. Le misure possono essere distinte in o di percezione e

oggettive (=comprendono misure basate sull’esperienza diretta, indicatori di mercato collegati al

fenomeno e misure giudiziarie).

Soggettive= includono una serie di indicatori aggregati che sintetizzano vari aspetti della

corruzione sono basate sulla percezione del fenomeno. Si fondano su sondaggi e rilevamenti a

manager e imprenditori. Tra queste quella più usata e il “Corruption Perception Index” (CPI). Essi

non sono disponibili in forma disaggregata per le diverse aree territoriali di un paese e le percezioni

su cui si fondano possono cambiare rapidamente.

In alternativa esiste una molteplicità di altre misure della corruzione di natura oggettive elaborate

utilizzando il metodo delle interviste= “Global Corruption Barometer” (GCB). Un altro strumento

misura la corruzione emersa con il numero di condanne o di denunce per reati.

II.4.3 La teoria economica della corruzione

Si è sviluppata nella teoria microeconomica di Becker. Il modello di Becker applica il paradigma

dell’homo oeconomicus = ipotesi di razionalità delle decisioni attua una scelta razionale valutando i

costi e i benefici attesi associati all’azione criminale. La scelta avviene in condizioni di incertezza

poiché dipenderà dalla probabilità di essere scoperti. Se il potenziale criminale è neutrale al

rischio la scelta dipende dal confronto fra il costo atteso della scelta di delinquere e il costo

dell’alternativa di non delinquere. Si suppone che il numero dei reati commessi da un individuo

p s c

dipenda dalla probabilità di essere scoperto ( ) e dalla sanzione prevista ( ). Se = costo

a

della scelta non criminale e = costo atteso della scelta criminale, il criterio della razionalità

a< c

economica impone che sia adottato un comportamento disonesto se e solo se .

a

Date le ipotesi, il costo atteso della scelta criminale = media pesata tra 0 (=assenza di

s

sanzione) e ; i pesi della media sono rappresentati dalle probabilità associate ai due eventi 

(1− p

p) = non essere scoperti e = essere scoperti:

( ) +

a=0 × 1− p s × p=sp . <c

Questo consente di identificare la condizione in cui è razionale comportarsi da criminale .

sp

L’applicazione dell’ipotesi di razionalità suggerisce che il comportamento criminale è disincentivato:

-quanto maggiore è la probabilità di essere scoperti; -quanto maggiore è la severità della punizione;

-quanto più basso è il costo associato al comportamento non criminale. Lo Stato può contrastare la

p

criminalità aumentando la probabilità di = investendo risorse per aumentare la probabilità di

s

arresto o aumentando l’entità della pena .

II.4.4 L’analisi delle determinanti in un modello di scelta costi-benefici

Il modello di Becker evidenzia che il fenomeno corruttivo = risultato di una scelta individuale legata

alla struttura degli incentivi dell’azione criminale. Caratteristiche nazionali e i sistemi politico-

istituzionali possono incentivare o disincentivare il livello di corruzione di un paese. Tali fattori si

distinguono in: 1. Fattori economici; 2. Fattori giuridici; 3. Fattori politico-istituzionali; 4. Fattor socio-

culturali.

II.4.4.1 L’analisi delle determinanti: il ruolo dei fattori economici

In ambito di fattori economici, la letteratura ha indagato su: -livello e distribuzione del reddito;

-struttura degli incentivi;

-dimensione del settore pubblico; -regime di concorrenza.

Cittadini più consapevoli e informati sono in grado di scegliere una classe dirigente di livello più alto

e di controllarne l’operato; i paesi più ricchi dispongono di maggiori strumenti di denuncia di

pratiche corrotte e di maggiori risorse economiche per contrastare la corruzione. Non è sempre

possibile individuare il rapporto tra causalità tra PIL e corruzione. Se da un lato vi è ampia evidenza

empirica per cui un minore livello di reddito pro-capite causa corruzione, dall’altro vi sono motivi per

sostenere che la corruzione = impedimento allo sviluppo economico. L’idea che il ruolo della

struttura degli incentivi può avere su corruzione è mutuata in teoria microeconomica dei salari di

efficienza che lega la produttività e l’efficienza dei lavoratori al salario percepito. Tale teoria

suggerisce che può essere razionale per l’impresa corrispondere salari più elevati (salari di

efficienza) rispetto a quello di equilibrio tra domanda e offerta di lavoro perché una maggiore

retribuzione disincentiva il “turnover” e incentiva i lavoratori ad essere più produttivi. I salari di

efficienza consentirebbe di ridurre la probabilità di eventuali comportamenti opportunistici posti in

essere dal burocrate e di controllare i costi di monitoraggio. La più elevata remunerazione rispetto

al salario di concorrenza dovrebbe disincentivare il dipendente pubblico a comportarsi in modo

disonesto e contribuire ad attrarre dipendenti onesti. L’ammontare della corruzione in termini di

valore delle tangenti potrebbe aumentare rispetto a diminuire e i maggiori costi che

l’amministrazione affronta corrispondendo retribuzioni più elevate potrebbero non essere

compensati dal minore danno generato dalla diminuzione della corruzione. Le dimensioni

dell’intervento pubblico in forma di entità di G e di regolamentazione= la più importante causa della

corruzione. L’intervento pubblico può originare fenomeni di acquisizione di rendita economica con

manipolazione del bilancio pubblico, reso possibile da assenza di trasparenza e controlli istituzionali.

Quindi l’ampliamento di G offre opportunità di redistribuzione e origina politiche pubbliche

distorsive. Il regime di concorrenza fra imprese può contribuire ad attenuare la corruzione: se lo

Stato acquista beni da privati, la presenza di un elevato numero di imprese fornitrici riduce la

possibilità di corruzione se numero di imprese è elevato= più difficile trovare un accordo con

amministrazione pubblica per raggiungere posizioni privilegiate.

II.4.4.2 L’analisi delle determinanti: il ruolo dei fattori giuridici e politico-istituzionali

Il modello Becker mostra che la corruzione viene influenzata dall’efficacia del sistema giuridico e dal

grado di protezione che un paese riconosce agli individui danneggiati da attività corruttive. Gli

incentivi alla corruzione si riducono all’aumentare della severità delle pene. Anche le istituzioni

politiche svolgono un ruolo fondamentale nel determinare vincoli e incentivi al comportamento di

tutti gli attori sociali (incluse le imprese). Analisi di letteratura economica ruolo di: -democrazia;

-forme di governo; -sistemi elettorali; -organizzazione elettorale del governo.

Democrazia= crea ambiente sfavorevole all’inefficienza e alla corruzione. Nei paesi democratici vi è

maggiore grado di competitività del sistema politico e di controllo esercitato da cittadini con canale

elettorale rischio di essere scoperto e punito è più elevato. Forme di governo= i sistemi

presidenziali tendono ad essere meno corrotti di quelli parlamentari perché nei regimi presidenziali

la separazione dei poteri è più marcata.

Sistemi elettorali = -political economy: la corruzione è più diffusa in paesi con sistema elettorale

proporzionale ed è minore in paesi dove il Parlamento viene eletto con sistema maggioritario;

-studiosi: sistema maggioritario rende politici più inclini a offerte elettorali legate a interessi locali e

maggiormente esposti a fenomeni corruttivi.

Organizzazione territoriale del Governo= -sistemi decentrati favoriscono formazione di Governi

onesti ed efficienti per concorrenza tra amministrazioni che migliorerebbe la relazione tra elettori ed

eletti; solo quando Governi locali finanziano la spesa pubblica con tributi propri genera vantaggi di

efficienza.

II.4.4.3 L’analisi delle determinanti: il ruolo dei fattori socio-culturali

Le istituzioni informali e la storia di un paese= fattori con ruolo importante in trasmissione di

comportamenti inclini alla corruzione e spiegano la persistenza nel tempo del fenomeno. La

letteratura si è concentrata su: 1. Origine degli ordinamenti giuridici; 2. Norme sociali e tradizionali

culturali; 3. Capitale sociale; 4. Religione.

Le origini degli ordinamenti giuridici influenzano l’assetto dell’organizzazione giuridica e del

mercato. I sistemi di common law rispetto a quelli di civil law attribuiscono allo Stato un ruolo

limitato in regolazione dei mercati, presentano un minore grado di formalismo in procedure

giudiziarie e una maggiore indipendenza del potere giudiziario. Questi elementi sono associati ad

una maggiore tutela dei diritti di proprietà. La letteratura empirica mostra common law = meno

corrotti. Teorie evidenziano che norme sociali ed individuali= ruolo determinante in diffusione di

comportamenti illegali perché influenzano i comportamenti dei cittadini. Corruzione = caso di

frequency-dependent equilibrium (equilibrio che dipende dalla frequenza) dove la persistenza del

fenomeno dipende dalla sua stessa frequenza. Istituzioni corrotte modificano la struttura dei valori

individuali e delle norme sociali di comportamento. La ricerca empirica evidenzia che i paesi

caratterizzati da un elevato capitale sociale garantiscono un rendimento delle istituzioni superiore,

hanno disavanzi di bilancio contenuti e sono più efficienti ed efficaci in fornitura di beni/servizi

pubblici. Letteratura economica dà importanza a tradizioni e religioni di un paese: influenzano

l’atteggiamento dei cittadini verso la diffusione di comportamenti disonesti.

II.4.5 L’analisi degli effetti economici e sociali

La corruzione produce effetti economici e sociali. In ambito di effetti economici di corruzione è

possibile distinguere quelli sulla crescita economica da quelli sui meccanismi di redistribuzione delle

risorse. La relazione tra corruzione e crescita= complessa di sviluppo; ma per alcuni

ostacolo

studiosi il ricorso a pratiche corrotte = risposta razionale alla domanda di efficienza in distribuzione

dei beni e risorse pubbliche. Altro approccio vede la corruzione= causa di inefficienza del sistema e

ostacolo a crescita. La corruzione produce effetti su crescita attraverso canali che la determinano,

quali il progresso tecnico e l’innovazione ecc. È su questi canali che la corruzione agisce

alterandone il corretto funzionamento e producendo effetti economici negativi. Tra tali effetti i

principali sono:

1. Alterazione del mercato dell’offerta di lavoro corruzione= meccanismo che favorisce il

reclutamento di risorse umane non idonee o l’allocazione inefficiente dei talenti verso settori

caratterizzati da rendite di posizione, abbassando il tasso di progresso tecnologico e di crescita.

2. Modificazioni nella struttura degli incentivi delle imprese ed effetti negativi sulla loro

competitività imprenditori impiegano tempo dove vi è maggiore certezza di risultato e maggiore

rendita economica.

3. Effetto negativo sugli investimenti privati e sulle capacità del paese di attrarre investimenti

esteri corruzione agirebbe come tassa occulta, generando spostamento di risorse da investimenti

produttivi al pagamento di tangenti e riducendo convenienza di stranieri a investire nel paese

corrotto.

4. Inquinamento degli appalti pubblici ed effetti distorsivi nell’allocazione di G non tutti gli

investimenti pubblici alimentano la crescita economica. La corruzione altera la composizione degli

investimenti pubblici.

La corruzione produce effetti redistributivi negativi per individui e imprese aumentando il prezzo

dei servizi pubblici e riducendone la qualità, la corruzione colpisce la quota di popolazione meno

abbiente e redistribuisce ricchezza verso soggetti meno meritevoli, aumentando la povertà

(analogia a imprese).

La corruzione produce anche effetti sociali alimenta la sfiducia in istituzioni e in rapporti

interpersonali.

II.4.6 Strumenti di prevenzione e di contrasto alla corruzione

Il modello di Becker e la letteratura: è possibile contrastare la corruzione agendo sul funzionamento

del sistema penale con aumento di sanzioni e probabilità di arresto e agendo anche su fattori

economici che contribuiscono ad influenzare il comportamento criminale. Migliorare i meccanismi di

accesso alla politica con strumenti di valutazione dei selezionati può avere effetti positivi sulla

pratica dello “spoils system”= consente ai politici di collocare persone di fiducia in posti chiave di

apparato burocratico. Per controllare la selezione avversa è importante preservare le qualità morali

della popolazione perché essa ha un ruolo attivo in scelta di politici e perché si selezionano i

decisori pubblici all’interno politiche dirette a potenziare l’istruzione e a incentivare l’attività dei

produttori di moralità. Nell’ambito delle misure che consentono di controllare il problema

dell’azzardo morale rientrano quelle dirette a garantire la trasparenza degli agenti pubblici.

Importante può essere l’intensificazione dei controlli interni ed esterni all’amministrazione.

PARTE TERZA – BILANCIO E DEBITO PUBBLICO

CAPITOLO PRIMO – IL BILANCIO DELLO STATO

III.1.1 Introduzione

Il bilancio dello Stato= documento contabile che rappresenta i flussi finanziari in entrata e in uscita.

Con la legge di bilancio le risorse ottenute dall’imposizione fiscale e da altre entrate sono utilizzate

per sostenere la spesa pubblica, le cui caratteristiche e le finalità dipendono dalla politica eseguita

dai Governi.

III.1.2 Integrazione europea ed equilibrio di bilancio

Adesione al Trattato di Maastricht in 1992 lo Stato membro si è impegnato a rispettare due regole di

bilancio:

1. Rapporto di indebitamento netto/PIL < 3%; 2. Rapporto debito/PIL < 60%

Successivamente, con sottoscrizione del Patto di Stabilità e Crescita (1997), sono state dettagliate

regole di bilancio articolandole in un “braccio preventivo” e in un “braccio correttivo”. Trattato di

Lisbona (2009) impostazione rimane assestata sul divieto dei disavanzi eccessivi e sulla

sorveglianza multilaterale. Il nostro Stato ha l’obbligo di rispettare “l’equilibrio tra le entrate e le

spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo

economico”. Il Fiscal Compact stabilisce che la regola del pareggio è rispettata “se il saldo

strutturale annuo della PA è pari all’obiettivo di medio termine specifico per il paese, con il limite

inferiore di un disavanzo strutturale dello 0,5% del PIL”. L’ART 81 configura l’utilizzo del bilancio in

modo che durante le fasi di recessione, quando il gettito fiscale diminuisce, sono le spese per gli

ammortizzatori sociali ad aumentare, mentre durante le fasi di crescita sono le entrate fiscali ad

aumentare e a superare le spese, compensando il disavanzo della precedente fase di recessione.

Dal secondo comma dell’articolo si evince che è possibile ricorrere all’indebitamento nelle fasi

avverse del ciclo e nei casi eccezionali, il che lascerebbe margini di manovra al decisore pubblico.

Le disposizioni sulla riduzione del debito confermano la ratio ad essa sottesa secondo cui in

presenza di un bilancio in pareggio la riduzione del debito pubblico si potrà verificare con una

normale crescita del PIL.

In caso di scostamenti tra il tasso di crescita della spesa e quello del PIL potenziale, si dovrà

intervenire con aumenti compensativi delle entrate discrezionali.

III.1.3 La programmazione di bilancio

Il Governo presenta ogni anno alle Camere il disegno di legge di bilancio, la cui discussione deve

avvenire in assemblea secondo la disciplina prevista dai regolamenti parlamentari. La riforma della

governance economica europea è stata realizzata con diverse riforme che hanno introdotto il

“semestre europeo” e un calendario di bilancio comune. Per effetto dell’intarsio tra normativa

europea e nazionaleciclo di bilancio dove sono coinvolte le istituzioni nazionali ed europee, al

punto che l’attuale decisione di bilancio è frutto di un procedimento decisionale condizionato dalle

posizioni raggiunte in sedi europee. Dalle cadenze del ciclo di bilancio si nota che la funzione di

indirizzo politico finanziario esercitata con la decisione di bilancio è in parte assunta a livello

sovranazionale per aspetti legati a fasi ex ante ed ex post di controllo.

III.1.4 Il Documento di Economia e Finanza (DEF) e la nota di aggiornamento

Il DEF= base su cui verranno preparate la legge di stabilità e la legge di bilancio. Si articola in 3

sezioni:

1. Reca lo schema del Programma di Stabilità;

2. Comprende le principali informazioni relative alla finanza pubblica;

3. Comprende lo schema del Programma Nazionale di Riforma.

1] È il principale atto di programmazione nazionale in quanto è incentrato su obiettivi da perseguire

per la riduzione del debito pubblico sulla base delle linee guida fornite dal Consiglio europeo.

Sono indicati: a) scopi di politica economica e il quadro di previsioni economiche e di finanza; b)

aggiornamento delle previsioni per l’anno in corso, evidenziando scostamenti rispetto al precedente

programma; c) indicazione dell’evoluzione economico-finanziaria internazionale per il periodo di

riferimento. In questa parte sono indicate anche le previsioni tendenziali su andamento delle

entrate e della spesa, l’indebitamento delle PA e l’articolazione della manovra necessaria per

conseguire scopi programmatici.

2] Contiene l’analisi del conto economico e del conto di cassa delle amministrazioni pubbliche, le

previsioni tendenziali a legislazione vigente per il triennio successivo.

3] Principali riforme che il Governo intende adottare, risultati conseguiti e scopi da conseguire.

Il Programma Nazionale di Riforma e il Programma di Stabilità sono complementari alla più efficace

valutazione delle strategie poste in essere per il perseguimento degli scopi indicati in strategie

europee.

DEF definisce gli aspetti macroeconomici della manovra finanziaria che si svilupperà attraverso la

legge di bilancio e la legge di stabilità= quadro di scopi e limiti in termini di saldi di finanza pubblica

che troveranno attuazione con disposizioni di legge di stabilità. Il DEF concorre alla definizione della

manovra finanziaria con l’indicazione dell’obiettivo del saldo netto da finanziare, del bilancio dello

Stato e del saldo di cassa del settore statale. Il Parlamento lo approva seguendo un’approvazione

specifica, poiché è un documento di indirizzo e viene esaminato in contemporanea da Camera e

Senato.

III.1.5 La manovra di bilancio

La decisione di bilancio è stata articolata finora su 3 pilastri: legge di bilancio, legge finanziaria

(legge di stabilità) e leggi collegate alla manovra finanziaria.

L’impossibilità di intervenire su queste voci con il bilancio ha reso necessaria l’introduzione di uno

strumento in grado di modificare la legislazione di entrata e di spesa, che si ponesse al servizio

della legge di bilancio, operando senza limiti imposti da Costituzione. L’introduzione della legge

finanziaria fu finalizzata a tale scopo, ma l’estrema libertà da limiti di contenuto la trasformò in una

sorta di legge in cui si facevano veicolare le norme eterogenee che opacizzavano la comprensione

degli scopi e delle linee di intervento di manovra. Nuovo intervento= regolare i parametri dai quali

dipendeva il gettito dei tributi, al finanziamento di nuove spese configurazione legge finanziaria

con contenuto tipizzato con limiti simili a legge di bilancio. Nell’intervento di limitare il sovraccarico

decisionale è stata introdotta una legge di riforma di contabilità pubblica= ridefinisce il ciclo e gli

strumenti della programmazione, il sistema dei controlli e interviene in materia di coordinamento

dei sistemi contabili sopprime la legge finanziaria e introduce la legge di stabilità.

III.1.5.1 La legge di stabilità

La manovra finanziaria delineata per programmi e obiettivi in DEF=attuata disposizioni contenute

nella legge di stabilità e nella legge di bilancio che il Governo presenta al Parlamento. La legge di

stabilità definisce annualmente il quadro finanziario per il triennio successivo e provvede a regolare

le entrate e le spese previste in base alla legislazione vigente in funzione di scopi stabiliti della

manovra in ambito del triennio di riferimento del bilancio. È funzionale alla realizzazione della

manovra= scopo di realizzare variazioni sulle entrate e sulle spese tali da garantire al bilancio il

perseguimento di scopi di finanza pubblica. Contenuto necessario di legge di stabilità= deve

stabilire il livello massimo del ricorso al mercato e del saldo netto da finanziare obbligatorio

allegare alla legge un prospetto riepilogativo degli effetti derivanti dalla manovra finanziaria sul

saldo netto da finanziare, sull’indebitamento e sul fabbisogno è possibile valutare come è

costruita la manovra e la rispondenza dei suoi effetti ai vincoli europei del deficit e del debito

pubblico.

In parte tabellare, il contenuto necessario è formato da tabelle relative ai fondi speciali, di parte

corrente (tabella A) e di parte capitale (tabella B) = accantonamenti a risorse per la copertura di

leggi di spesa da approvare nel periodo di riferimento della legge di stabilità. Tabella C=

finanziamento delle leggi di spesa permanente per la cui quantificazione si rinvia alla legge di

stabilità; tabella D= finanziamenti di leggi di spesa in conto capitale a carattere pluriennale;

tabella E= riduzioni di autorizzazioni legislative di spesa di parte corrente.

La legge di stabilità ha contenuto facoltativo= variare aliquote, gli scaglioni delle imposte e delle

tasse, livello delle imposte margine di manovra ampio, senza introdurre nuove imposte o tasse

III.5.2 La legge di bilancio: la struttura

Il disegno di legge di stabilità e di bilancio viene presentata alle Camere entro il 15/10 apertura di

sessione di bilancio. Entrambi i disegni di legge= manovra triennale di finanza pubblica e recano

interventi necessari al raggiungimento degli scopi stabiliti del DEF. La legge di bilancio registra le

entrate che saranno acquisite e le spese che saranno erogate dalle amministrazioni centrali, mentre

la legge di stabilità reca gli interventi necessari per conseguire gli scopi del DEF. Il bilancio viene

redatto con il criterio: 1. della competenza= ammontare delle entrate che si prevede di accertare e

l’ammontare delle spese che si prevede di impegnare; 2. della cassa= risorse effettivamente

riscosse e le spese pagate in esercizio di bilancio.

Accanto al bilancio annuale si prevede un bilancio pluriennale in cui l’andamento delle spese e delle

entrate è proiettato al successivo triennio, secondo 2 diverse modalità: versione a legislazione

vigente o nella versione programmatica. Versione a legislazione vigente = l’andamento delle

entrate e delle spese è definito sulla base delle disposizioni legislative vigenti. Versione

programmatica= previsioni sono formulate sulla base degli effetti attesi dall’attuazione di interventi

programmati in DEF che dovranno essere recepiti da legge di stabilità.

Bilancio dello Stato= atto con forma di legge con il quale il Parlamento autorizza il Governo

all’impiego di risorse per lo svolgimento di attività amministrativa relativa al perseguimento di scopi

programmati in tal caso l’approvazione della legge di bilancio = principale decisione di finanza

pubblica: definisce il quadro per l’allocazione delle risorse finanziarie.

La legge di bilancio annuale dello Stato è costituita da 3 parti: -unico stato di previsione dell’entrata

(tabella di entrata);

-stati di previsione della spesa dei singoli ministeri con portafoglio (tabella della spesa); -quadri

generali riassuntivi del bilancio dello Stato. Le disposizioni legislative contenute nella legge di

bilancio sono finalizzate alla modifica della legislazione di entrata e di spesa primo articolo=

stabilisce l’accertamento e la riscossione delle entrate che spettano allo Stato in base al quadro

normativo vigente; gli altri articoli della legge autorizzano a effettuare gli impegni e i pagamenti

indicati nello stato di previsione della spesa di ciascun ministero.

Prima parte della struttura del bilancio= si articola in un unico stato di previsione dell’entrata in cui

sono inserite le entrate che si prevede di accertare ed incassare in successivo esercizio finanziario,

articolate in 4 livelli di aggregazione:

1. Figurano i titoli che rappresentato: entrate tributarie, extra tributarie, derivanti da alienazione e

da ammortamento di beni patrimoniali, derivanti dall’accensione di prestiti. La somma dei primi tre

titoli delle entrate =totale delle entrate finali.

2. Le entrate sono classificate in base alla loro natura ricorrente o meno, a seconda che la loro

acquisizione sia prevista a regime o sia di natura transitoria.

3. Le entrate sono articolate in base alla tipologia.

4. I proventi sono qualificati in categorie in base alla natura del cespite.

5. Ai fini della gestione e della rendicontazione, le entrate sono articolate in capitoli secondo

l’oggetto.

La seconda parte in cui è strutturato il bilancio è articolata in diversi stati di previsione della spesa

corrispondenti ai diversi ministeri con portafoglio. È stata adottata la classificazione funzionale delle

spese per missioni e programmi, in modo da esplicitare il collegamento con gli obiettivi e le funzioni

che si intendono perseguire con il bilancio. Tale nuova classificazione è costruita in relazione alla

finalità di G. Attraverso le missioni, il bilancio dello Stato viene rappresentato sotto il profilo politico

istituzionale poiché le missioni costituiscono le principali funzioni e gli obiettivi da perseguire

attraverso la spesa pubblica e consentono di comprendere le decisioni di allocazione della spesa

esse possono essere assegnate a un singolo ministero. Ciascuna missione è ripartita in programmi

che comprendono aggregati omogenei di attività svolte in ambito di ciascun ministero per il

raggiungimento degli obiettivi stabiliti. I programmi sono a loro volta ripartiti in macro aggregati in

cui le spese sono articolate in 3 titoli: i) Spesa corrente; ii) Spesa in conto capitale; iii) Spesa per

rimborso del debito pubblico e delle passività finanziarie. L’insieme delle spese correnti e in conto

capitale costituiscono le uscite finali che, se aggiunte alle spese per rimborso del debito,

rappresentano la spesa complessiva.

La terza parte della struttura del bilancio = quadro generale riassuntivo, elaborato in termini di

competenza e di cassa, in cui le entrate e le spese sono riportate in titoli ai fini del calcolo dei saldi

differenziali. Sono riportati 4 saldi di finanza pubblica: 1) Risparmio pubblico; 2) Il saldo netto da

finanziare; 3) L’indebitamento netto; 4) Il ricorso al mercato.

1) Risparmio pubblico= differenza tra totale delle entrate tributarie ed extra tributarie e le spese

correnti. Se il risparmio pubblico è positivo indica la quota di entrate fiscali destinabile al

finanziamento delle spese in conto capitale; se è negativo indica la misura in cui le spese correnti

eccedono sulle entrate.

Risparmio pubblico = entrate tributarie + entrate extratributarie – spese correnti.

2) Saldo netto da finanziare = differenza tra i primi 3 titoli dell’entrata e i 2 titoli della spesa (indica

misura della variazione del debito). Se negativo= indica incremento di debito necessario per coprire

il disavanzo creatosi in esercizio, al netto delle spese per rimborso prestiti. Se positivo= indica la

previsione di riduzione del volume di debito complessivo.

Saldo netto da finanziare= tributarie + extra tributarie + da alienazione e ammortamento dei beni

patrimoniali e rimborso dei crediti – (spese correnti + spese capitali).

3) indebitamento netto = differenza tra entrate finali e spese finali iscritte in bilancio, al netto delle

operazioni di natura finanziaria. Ciò si ottiene depurando dal saldo netto da finanziare le voci in cui

lo Stato opera come intermediario finanziario. In caso di eccedenza delle spese rispetto alle entrate,

l’indebitamento netto misura il disavanzo= volume di risorse che deve essere reperito sul mercato

per la copertura dello squilibrio tra entrate e spese.

Indebitamento netto = [(tributarie + extra tributarie + da alienazione e ammortamento dei beni

patrimoniali) – (entrate da riscossione dei crediti)] – [(spese correnti + spese capitali) – (spese per

partecipazioni + spese conferimenti + spese per anticipazioni)].

4) Il ricorso al mercato= differenza tra le entrate finali e il totale complessivo delle spese oppure è

pari al saldo detto da finanziare al lordo delle spese per rimborso prestiti. Rappresenta l’ammontare

complessivo delle risorse che è necessario raccogliere sul mercato per coprire le spese correnti e in

conto capitali e le spese per rimborso dei debiti contratti in precedenti esercizi in scadenza. Le

entrate devono essere pari alle spese.

Ricorso al mercato= (tributarie + extra tributarie + da alienazione e ammortamento dei beni

patrimoniali e rimborso dei crediti) – (spese correnti + capitali + rimborso prestiti).

III.1.5.3 I disegni di legge collegati

La manovra finanziaria è impostata sulla regolazione quantitativa delle grandezze finanziarie, ma

reca modifiche e interventi a diversi settori in cui il Governo vuole intervenire per dare attuazione

alla sua politica economica e di bilancio. Poiché legge di stabilità ha un contenuto limitato, tali

interventi di carattere settoriale sono affidati ai disegni di legge collegati. Con i disegni di legge

collegati si possono perseguire scopi di bilancio o di sviluppo dell’economia. Sono interventi di

carattere settoriale tenuti a rispettare i criteri di omogeneità della materia.

III.1.6 Le variazioni al bilancio. La legge di assestamento

Una volta approvata la legge di bilancio, durante la gestione possono verificarsi delle variazioni

rispetto alle iniziali previsioni dell’andamento delle entrate e delle spese, variazioni che impongono

una verifica e una correzione dei dati di bilancio al fine di rendermi maggiormente aderenti alla

realtà. A tale scopo interviene la legge di assestamento con cui si realizza una revisione dei dati di

bilancio ed una eventuale redistribuzione delle risorse dove vi sono nuove esigenze. I residui:

attivi= entrate accertate e non riscosse; passivi= spese impegnate e non effettivamente pagate; in

entrambi i casi= fenomeni che denotano un andamento delle entrate e delle spese diverso rispetto

a quello previsto e che necessita di una correzione.

III.1.7 Il rendiconto generale dello Stato

I risultati della gestione di bilancio = rendiconto generale. Il bilancio di previsione ha lo scopo di

prevedere le entrate e di autorizzare e vincolare le attività delle amministrazioni a scopi prefissati

strumento di indirizzo che espleta la sua funzione ex ante; il rendiconto ha la funzione di dimostrare

le risultanze della gestione = funzione di verifica e controllo degli obiettivi raggiunti che si svolge ex

post. Il rendiconto deve indicare il saldo netto da finanziare raggiunto a fine esercizio, gli

scostamenti dal saldo inizialmente stabilito e le ragioni dello scostamento sono illustrate nella

relazione allegata.

Il rendiconto è articolato per missioni e programmi ed è accompagnato da una nota integrativa che

espone i risultati di ciascuna amministrazione= valutazione relativa al grado di raggiungimento

degli obiettivi del bilancio e gli eventuali scostamenti. Il disegno di legge del rendiconto deve

permettere di valutare la correttezza della gestione finanziaria, se gli scopi prefissati sono stati

raggiunti e se le risorse preventivate sono state adeguate al raggiungimento degli scopi. La sua

funzione è quella di fornire al Parlamento uno strumento di controllo sull’attuazione della decisione

di bilancio il rendiconto svolge un ruolo contabile e assume un valore di controllo politico da parte

del Parlamento sulla conformità dell’azione amministrativa alle disposizioni contenute nella

manovra finanziaria. Si scompone in due parti: -il contro del bilancio -il conto del patrimonio. Il

conto del bilancio espone i risultati della gestione finanziaria e mostra l’ammontare dei residui attivi

e passivi. La struttura del conto del bilancio è simile a quella del bilancio di previsione e si articola

in un unico conto dell’entrata e da tanti conti della spesa quanti sono i ministeri con portafoglio.

In esso sono esposte: i) Entrate di competenza dell’anno accertate, riscosse o rimaste da riscuotere;

ii) le spese di competenza dell’anno, impegnate, pagate o rimaste da pagare;

iii) la gestione dei residui attivi e passivi degli esercizi anteriori;

iv) le somme versate in tesoreria e quelle pagate per ciascun capitolo di bilancio;

v) l’ammontare totale dei residui attivi e passivi, dati dalla somma dei residui formati in esercizio e

di quelli provenienti dai precedenti.

Conto del patrimonio= attività e passività finanziarie e patrimoniali, le variazioni della gestione del

bilancio.

Comprende la dimostrazione dei punti di concordanza tra la contabilità di bilancio e quella

patrimoniale, in modo da esplicitare le variazioni patrimoniali verificatesi dopo le scelte adottate

con la gestione di bilancio. Esprime il valore dell’insieme degli elementi che compongono il

patrimonio dello Stato a fine esercizio, rapportato con quello iniziale.

CAPITOLO SECONDO – IL DEBITO PUBBLICO

III.2.1 Introduzione

Uno Stato può non avere a disposizione le risorse finanziarie per far fronte a determinate spese e

può ricorrere al prestito attraverso l’emissione di titoli di Stato che vengono acquistati sui mercati

finanziari da investitori/finanziatori nazionali e internazionali. La presenza sistematica del “debito

pubblico” è dovuta a due elementi: il fatto che uno Stato ha vita infinita e non ha necessità di

estinguere i suoi debiti entro un certo limite temporale; gli Stati hanno interesse a produrre debito

pubblico in quanto quest’ultimo è uno strumento di politica economica: la spesa pubblica è

utilizzata come stabilizzatore del reddito nazionale a fronte delle oscillazioni che caratterizzano il

ciclo economico.

Condizione di sostenibilità: vincolo di bilancio che lo Stato deve rispettare che gli impedisca di

aumentare a dismisura lo stock di debito esistente quando gli investitori non ritengono credibile la

“promessa” dello Stato di onorare i propri debiti (ritengono la condizione insostenibile), diventano

restii ad acquistare i titoli pubblici emessi dallo Stato in questione, esigendo interessi molto

elevati crisi di sfiducia dei mercati finanziari può sfociare in “crisi del debito sovrano”.

La credibilità di uno Stato nel ripagare i propri debiti è legata alla sua capacità di controllare G e

raccogliere (con prelievo fiscale) risorse finanziarie adeguate per la restituzione del prestito più è

elevata la crescita del PIL, maggiori saranno le entrate fiscali e maggiore sarà il livello di debito

sostenibile da parte dello Stato.

III.2.2 Definizione e misura dalla contabilità nazionale

Definizione di debito pubblico stabilita in sede europea= valore nominale totale di tutte le passività

lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (=centrali, enti locali e istituti previdenziali

pubblici).

Passività lorde= al lordo delle attività detenute dalle amministrazioni pubbliche che potrebbero

essere utilizzate per estinguere il debito; passività consolidate= valore al netto delle passività

derivanti da rapporti intercorsi tra le PA stesse, al fine di compensare debiti e crediti all’interno dello

Stato. Debito pubblico= la somma (grandezza stock) di tutti i disavanzi (grandezze flusso) delle

pubbliche amministrazioni accumulati nel tempo e viene misurata il 31/12 di ogni anno. Descrive la

=( ) +G −T

D 1+ i D

dinamica nel tempo: t t−1 t t

D i

= debito esistente alla fine del periodo t; = tasso di interesse pagato in media sui titoli

t

esistenti;

G T

= spesa pubblica; = prelievo fiscale nominale.

Tale equazione= il valore del debito pubblico alla fine del periodo è pari alla somma di quello

t−1

esistente alla fine del periodo , capitalizzato al tasso di interesse, e del disavanzo primario,

S=G−T

pari alla differenza tra la spesa pubblica corrente e le entrati fiscali dell’anno. 

−D =i +

ΔD ≡ D D S

disavanzo primario = la Δ del debito pubblico tra i 2 periodi è uguale al

t t t−1 t−1 t

disavanzo complessivo dello Stato, pari alla somma del valore nominale degli interessi pagati sul

debito e del disavanzo primario. La Δ del debito sarà positiva (negativa), se lo Stato è in disavanzo

+i

G D

t

(avanzo). Quindi consegue che il FF dello Stato in anno , pari a , deve essere

t t−1

finanziato con tasse e con debito pubblico.

Le grandezze che influenzano la dinamica del debito pubblico espresso in rapporto al PIL:

ΔD iD P S id −1

t t−1 t−1 t t

= + = +s t

P P P P 1+ γ

t t−1 t t

d e s = debito pubblico e disavanzo primario entrambi espressi in rapporto al PIL e γ il tasso di

ΔD D D P d

−1 −1 −1

t t t t t

= − −

≡ d

crescita nominale del PIL. Riconoscendo che e sostituendo

 t

P P P P 1+ γ

−1

t t t t

ΔD t

l’espressione per della precedente equazione ne prima espressione si ottiene:

P t

i−γ

−d = +

Δd ≡ d d s

−1

t t t−1 t t

1+γ

Tale equazione Δ del rapporto debito/PIL in un certo periodo è direttamente proporzionale allo

stesso rapporto nel periodo precedente, al disavanzo primario del periodo, alla differenza tra il tasso

di interesse nominale effettivo sul debito e il tasso di crescita nominale del PIL ed è inversamente

proporzionale al tasso di crescita nominale del PIL. Il primo addendo a destra = snowball effect 

rappresenta l’impatto combinato sulla variazione del debito di elementi, quali la spesa per interessi,

il tasso di crescita del PIL e il livello del debito pre-esistente. Si usa un’ottica di lungo periodo e si

suppone costante il tasso di interesse si scrive l’equazione per i periodi successivi fino a :

t+3

=( ) =( )

+ −T +G −T

D 1+i D G D 1+i D

;

+1 +1 +2 +1 +2

t t t+1 t t t t t+2

=( ) +G −T

D 1+i D

; +3 +2 +3 +3

t t t t 2

D S S S S

1 ∑

+3 +2 +k

t t+1 t t+ 3 t

=D + + + =D +

t t

(1+i) (1+i)

3 2 3 k

(1+i) (1+i) (1+i) (1+ i)

=0

k +

t j

Generalizzando questa ultima espressione a un tempo futuro , si può scrivere:

j−1

D S

1 ∑

+ +k

t j t

=D +

t (1+i)

j k

(1+i) (1+i)

k=0

Essa fornisce una dimensione intertemporale più chiara del vincolo di bilancio pubblico. Se il valore

esistente del debito rappresenta la somma di tutti i deficit di bilancio accumulati nel passato, si

t+ j

capisce che il valore attuale del debito a una generica data futura deve essere pari alla

somma del valore del debito iniziale e di tutti i disavanzi primari che sono generati nell’intervallo di

j

tempo considerato ( anni).

III.2.3 La sostenibilità del debito pubblico

Il debito pubblico = sostenibile quando un paese è ritenuto solvibile= in grado di onorare il

servizio del debito accumulato. Il rispetto di questa condizione consente al paese di essere credibile

agli occhi degli investitori, in quanto essa sarà in grado di far fronte alla restituzione del capitale

ottenuto in prestito e degli interessi maturati. La fiducia da parte dei mercati consente al paese in

esame di pagare bassi tassi di interesse, in linea con quelli di mercato e di altri paesi. La mancanza

di fiducia degli investitori si traduce in difficoltà di finanziamento da parte del paese e in tassi di

interesse sul debito elevati riassunto nello spread. Esistono varie misure di sostenibilità del debito

pubblico:

1. la prima afferma che il debito pubblico sia costante nel tempo, in valore nominale. Il deficit

complessivo dello Stato deve essere nullo= gli interessi sul debito e la G devono essere finanziati

solo da imposte, evitando che il pagamento degli interessi sul debito sia finanziato da emissione di

nuovi titoli.

2. la seconda condizione di sostenibilità= richiede la costanza del rapporto debito/PIL.

i−γ

−d = +

Δd ≡ d d s

Ponendo pari a 0 e supponendo costanti le grandezze, si ottiene:

 −1

t t t−1 t t

1+γ

−( )

1+γ

=0

Δd → d= s

i−γ

La seconda condizione di sostenibilità afferma che il livello sostenibile del rapporto debito/PIL è

−s

proporzionale all’avanzo primario in rapporto al PIL ( ) e al tasso di crescita dell’economia γ e

inversamente proporzionale alla differenza tra il tasso di interesse di mercato e del tasso di crescita

i−γ

del PIL ( ). >i

Tale equazione quando il tasso di interesse è > del tasso di crescita del PIL ( ), la condizione

γ

−s> 0

per la stabilità del debito è che lo Stato presenti un avanzo primario ( ) e che tale avanzo sia

così elevato da coprire almeno una parte della spesa per interessi (la condizione è compatibile con

un aumento del valore nominale del debito).

Se il tasso di interesse di lungo periodo < al tasso di crescita del PIL, l’equazione ci dice che la

costanza del rapporto debito/PIL è ottenibile anche mediante disavanzi primari. In queste condizioni

il debito pubblico cresce in valore nominale in quanto le nuove emissioni vanno a finanziare gli

interessi sul debito e quella parte di spesa per beni e servizi non coperta dalle entrate fiscali; però il

d

rapporto rimane costante per la crescita sostenuta del dominatore (PIL).

i=γ d

Inoltre se dall’ultima equazione si può verificare che la costanza di necessita di un saldo

primario nullo.

Nel caso di crescita nulla (negativa) del PIL, l’invarianza del rapporto debito/PIL implica una

variazione nulla (negativa) del valore nominale del debito da un periodo all’altro. Se da un lato la

seconda regola stabilisce dei limiti alla crescita del debito, da essa non si può ricavare un livello

massimo di debito sostenibile, in quanto diverse combinazioni dei parametri garantiscono che

d

anche valori di molto elevati siano sostenibili nel lungo periodo. Il rispetto di questa regola è

compatibile con una crescita costante del valore nominale del debito, che potrebbe crescere a un

valore infinito senza mettere a rischio la sua stessa sostenibilità. Limiti alla crescita del debito

vengono forniti dalla terza regola di sostenibilità. j−1

D S

1 ∑

+ +k

t j t

=D +

Tale regola si ottiene riscrivendo l’equazione per un generico periodo

t (1+i)

j k

(1+i) (1+i)

k=0

t+ j molto distante nel futuro e imponendo la “condizione contro lo schema di Ponzi” che

stabilisce: il valore nominale del debito, nel lungo periodo, non deve essere troppo elevato, ovvero il

debito non deve crescere troppo velocemente. Si ottiene:

∞ S

−1 ∑ +k

t

=

D t (1+ k

i) (1+i)

k=0

Essa descrive la terza condizione di sostenibilità del debito pubblico e afferma che il valore del

debito corrente, per essere sostenibile deve essere pari alla somma di tutti gli avanzi primari e

futuri. La sostenibilità del debito implica che lo Stato deve essere in grado di ripagare il debito

corrente con un piano di opportuni avanzi primari futuri. Rispetto alla seconda misura di

sostenibilità, la terza ha il pregio di tenere in considerazione l’ottica intertemporale del debito, ma

ha lo svantaggio di basarsi su previsioni di lungo periodo che hanno un elevato grado di aleatorietà.

III.2.4 Gli effetti del debito pubblico: neutralità vs efficacia reale

Smith e Ricardo il debito pubblico ha effetti sostanzialmente negativi sull’economia, in quanto non

faceva altro che spiazzare scelte di investimento individuali, dirottando risparmi privati da attività

produttive a quelle improduttive (meno efficienti) dello Stato = “teoria della neutralità ricardiana

del debito”.Tesi opposta = Teoria Generale di Keynes: la spesa in disavanzo, quindi un maggior

debito pubblico, può generare effetti benefici su un’economia in sottoccupazione, stimolando la

domanda e la produzione aggregata e l’occupazione andata in crisi in anni Settanta/Ottanta.

Quadro di due visioni, partendo da costruzione di vincolo di bilancio individuale in presenza di

debito pubblico.

Si immagina che un individuo viva per 2 periodi: -periodo 0= lavora ottenendo un reddito pari a

m , consuma e risparmia;

0

-periodo 1= non lavora e consuma (con risparmi). Si ipotizza che i giovani siano beneficiari di G e

soggetti di prelievo fiscale per finanziarla, con tasse e sussidi a somma fissa (non distorsivi). Il

vincolo di bilancio in presenza di debito pubblico è:

c 1

+ =m +s

c 0 0

1+i c e c

i s

dove è il tasso di interesse di mercato, il consumo nei due periodi e il disavanzo

0 1

primario in termini di pro capite. Se si assume che il governo persegua una politica di costanza del

−(1+ )

γ

=0 des

Δd → d= s

debito in termini pro capite, il vincolo di bilancio pubblico è: , dove

i−γ

sono ora espressi in termini pro capite.

c (γ −i)

1 m

+ =m +d

Sostituendo si ottiene: . Il lato destro sarà maggiore o minore di a

c 0

0 0

1+i 1+ γ

seconda che il tasso di crescita dell’economia (γ) sia maggiore o minore del tasso di rendimento

i

delle attività finanziarie ( ), ovvero:

−i

γ ¿ ¿

+

m d m ↔ γ i la presenza di debito pubblico può avere effetti reali = modificare le

¿ ¿

0 0

1+γ

scelte individuali, se e in quanto esso modifica il vincolo di bilancio gli individui saranno più ricchi

o più poveri a seconda che il tasso di crescita dell’economia sia maggiore o minore del rendimento

delle attività finanziarie.

III.2.4.1 La teoria della neutralità del debito pubblico

L’analisi del vincolo di bilancio individuale ci permette di notare che il debito pubblico ha effetti reali

sulle scelte individuali in quanto l’orizzonte vita di un agente economico è finito e non coincide con

quello del debito pubblico, che è infinito il debito pubblico= neutrale (=una sua Δ non produce

effetti sulle scelte individui) solo se un individuo è chiamato a ripagare tale debito nell’arco della

sua esistenza. L’ipotesi della coincidenza tra durata della vita dell’individuo e del debito pubblico

appare realistica se si ammette che l’orizzonte temporale di un individuo si prolunghi per più

generazioni. In tal caso il capofamiglia tiene al benessere dei propri famigliari e terrebbe conto degli

effetti della G in deficit sul benessere delle generazioni future il suo vincolo di bilancio

∞ S

−1 ∑ +k

t

=

D

includerebbe l’equazione ; in base a questo vincolo, il capofamiglia sarebbe

t (1+ k

i) (1+i)

k=0

avvertito dal fatto che maggior debito pubblico oggi deve corrispondere a maggiori tasse che

graveranno sulle future generazioni e che esso non rappresenta un aumento di ricchezza il

capofamiglia tenderebbe a neutralizzare gli effetti reali del maggior reddito disponibile corrente con

maggiori lasciti agli eredi. L’esito: maggiori lasciti da parte degli individui e consumi invariati =

neutralità del debito pubblico. Ciò comporterebbe uno spiazzamento degli investimenti nel settore

privato in quanto i risparmi privati andrebbero a finanziare il debito pubblico, con effetti negativi

sulla crescita di lungo periodo e un aumento del tasso di interesse.

III.2.4.2 La visione degli effetti reali del debito pubblico: il modello a generazioni

sovrapposte e la Golden Rule

Il modello “a generazioni sovrapposte”, usato per questione non neutralità del debito pubblico, si

basa sull’ipotesi di piena occupazione; la presenza di individui appartenenti a generazioni diverse e

tra loro “disconnesse” produce il fallimento del primo teorema dell’economia del benessere. In tale

modello la regola per la realizzazione di un’allocazione ottima socialmente prevede che il prodotto

=n

PM g

marginale del capitale sia pari al tasso di crescita dell’economia: Golden Rule e

K

identifica un’allocazione di first-best nel caso in cui il criterio di benessere adottato sia la max del

consumo pro capite di equilibrio. Di norma l’equilibrio concorrenziale di un’economia a generazioni

=r

PM g

sovrapposte non rispetta tale regola poiché in equilibrio concorrenziale , si avrà che

K

¿

=r

PM g n .

¿

K

Un’economia decentralizzata raggiunge un capitale di equilibrio superiore o inferiore a quello ottimo

socialmente, in quanto ciascun individuo non considera l’effetto che le proprie decisioni di

consumo/risparmio esercitano sul capitale di equilibrio= un fallimento del primo teorema

dell’economia del benessere dovuto alla presenza di un’esternalità, generata da assenza di

coordinamento tra individui. In caso in cui il capitale accumulato in equilibrio di lungo periodo > di

quello ottimale, l’economia si trova in sovraccumulazione= ha compresso i consumi delle

generazioni precedenti e di quelle attuali. Potrebbe verificarsi un miglioramento paretiano se le

generazioni presenti consumassero parte del capitale eccedente, fino a eguagliare il livello ottimale.

Questa Δ provocherebbe un miglioramento del benessere delle generazioni presenti e

aumenterebbe quello delle generazioni seguenti in quanto al sentiero di crescita corrispondente alla

Golden Rule è associata la max dei consumi pro capite. Per questa possibilità di miglioramento

paretiano, un’economia con capitale superiore al livello di Golden Rule = dinamicamente

inefficiente. Quando un’economia presenta uno stock di capitale a quello ottimo non è

possibile ottenere miglioramenti paretiani, in quanto, per incrementare il capitale in dotazione

all’economia fino al raggiungimento del livello di Golden Rule, si dovrebbero ridurre i consumi della

generazione presente per accumulare maggior capitale con i risparmi, abbassandone il relativo

benessere; le economie in sotto-accumulazione sono Pareto-ottimali e vengono dette

“dinamicamente efficienti”. Un modo per correggere l’inefficienza è la correzione dell’esternalità

monetaria mediante il debito pubblico.

III.2.5 Le regole del debito pubblico in Europa e il dibattito attuale

Principali regole fissate a livello europeo a riguardo della gestione del debito pubblico dei paesi

della UE a garanzia della sua sostenibilità. Trattato di Maastricht del 1992 criteri di convergenza a

cui i paesi membri dovevano attenersi per partecipare alla fase di Unione economica e monetaria

europea. 4 criteri e riguardavano la stabilità dei prezzi e del tasso di cambio, la convergenza dei

tassi di interesse a lungo termine e la disciplina delle finanze pubbliche. Ogni anno la Commissione

europea prende in esame la situazione di bilancio di ciascun paese membro, verificando 2

parametri:

-il disavanzo pubblico annuale: rapporto tra disavanzo pubblico e il PIL;

il debito pubblico: rapporto tra il debito pubblico lordo e il PIL;

Patto di Stabilità e Crescita (1997) volto a salvaguardare la stabilità finanziaria della UE con

accordo di mantenere una posizione di bilancio pubblico di medio termine.

Lo scopo del trattato e degli accordi successivi era quello di voler scongiurare il pericolo che i paesi

indisciplinati potessero ricorrere a una monetizzazione collettiva del debito da loro accumulato o di

porre parte di onere fiscale a carico dei bilanci degli altri Stati membri. Il rapporto deficit/PIL =

ΔD ΔD γ

=d

, per volere il rapporto debito pubblico/PIL .

P P 1+ γ

PARTE QUARTA – LA SPESA PUBBLICA E IL WELFARE STATE: TEORIA E CASO ITALIANO

CAPITOLO PRIMO – LO STATO SOCIALE COME FORNITORE PUBBLICO DI BENI PRIVATI

IV.1.1 Introduzione: i vari ruoli dello Stato sociale

Stato sociale = forma di Stato che prevede fra i suoi compiti la fornitura ai cittadini di beni e servizi

privati (=rivali ed escludibili), in aggiunta a quelli di natura pubblica (non rivali e non escludibili) che

anche lo Stato liberale forniva. 2 tipologie di Welfare State: -beveridgiano -bismarckiano. Le

prestazioni tipiche dello Stato Sociale nella sua concezione beveridgiana sono fornite in modo

gratuito e sono finanziate dalla tassazione generale. L’accesso alle prestazioni bismarckiane è

subordinata al pagamento di un premio o del suo equivalente rientrano nella logica

dell’assicurazione privata (obbligatorie). L’idea= il gruppo dei fruitori finanzia in una % significativa

il servizio. Esempio di pensioni calcolo contributivo= lega l’ammontare della pensione al totale dei

contributi versati; prima era retributivo= pensione mensile era calcolata come una % dello

stipendio. Il metodo ora in vigore è bismarckiana perché i contributi giocano il ruolo dei premi

assicurativi= danno diritto di accedere alla prestazione e la finanziano allo stesso tempo. Le

prestazioni dello Stato Sociale sono diventate in modo progressivo insostenibili perché la platea

degli utenti è cresciuta più di quella dei contribuenti.

Il Welfare State ha posto le basi per la propria decadenza inducendo 2 fenomeni che lo hanno posto

in difficoltà: -le conquiste dello Stato Sociale in termini di maggiore istruzione, migliore accesso alla

sanità e alla sicurezza sociale hanno consentito un rapido innalzamento della vita media; -calo della

natalità, il Welfare State ha ridotto il ruolo dei figli nella cura dei genitori. Le domande che il sistema

deve soddisfare sono aumentate nello stesso tempo in cui le risorse a disposizione sono calate. Il

modello bismarckiano tenta di dare una risposta a tale problema della sopravvivenza dello Stato

Sociale cambiando le modalità di pagamento= trasforma i contribuenti in utenti, chiedendo a questi

ultimi di finanziare il sistema.

Con ruolo equitativo, lo Stato Sociale ha un ruolo di perseguimento dell’efficienza perché offre beni

e servizi che altrimenti sarebbero difficili da ottenere. Il Servizio Sanitario Nazionale, uno dei

capisaldi del Welfare State beveridgiano, può essere concepito come un efficiente meccanismo

assicurativo in cui i tributi svolgono il ruolo dei premi e le prestazioni sono gratuite, cosicché non

sono necessari i rimborsi.

IV.1.2 Lo Stato Sociale e la redistribuzione dal lato della spesa pubblica

La visione tradizionale riduce la G alla fornitura di alcuni beni non escludibili e non rivali, ma questo

non si verifica in pratica. In molti paesi dell’occidente europeo si è affermato un modello di Stato

Sociale per cui la maggior parte dei beni forniti pubblicamente sono tipicamente privati (escludibili

e rivali); quindi secondo i canoni tradizionali dovrebbero essere oggetto di fornitura sul mercato,

non di intervento pubblico. I Governi dovrebbero lasciare spazio quanto più possibile all’iniziativa

privata, perché la teoria economica non giustifica l’azione pubblica quando si ha a che fare con beni

privati.

“La distribuzione in natura non è desiderabile” falsa in second-best e corretta in first-best;

nessuno strumento, fiscale o dal lato della spesa, può essere preferibile atta tassazione in somma

fissa quando siamo in first-best: le economie reali sono in second-best e quello che è vero in first-

best non è sempre rilevante. 2 schemi diversi di fornitura pubblica:

-uno schema obbligatorio uniformeprevede un ammontare eguale per tutti di bene fornito

pubblicamente, nonché il consumo obbligatorio di tale ammontare;

-uno schema non obbligatorio non uniforme, in cui è consentito agli individui di scegliere se

utilizzare la prestazione pubblica o rivolgersi al mercato.

In entrambi i casi la giustificazione fornita dell’opportunità di effettuare la fornitura è la stessa, e

dipende dalla presenza di una tassazione distorsiva di second-best. Si immagina che esista una

collettività dove convivono 2 categorie di individui, che hanno le stesse preferenze ma 2 diversi di

livelli di reddito: ricchi (R) e poveri (P). Ciascun individuo R consuma più di ciascun individuo P con

riferimento a tutte le merci presenti nell’economia. Approssimando le condizioni di un’economia

reale, dove non vi è perfetta informazione, si deve assumere che non è possibile applicare il

secondo teorema dell’economia del benessere e si debba ricorrere a un sistema fiscale distorsivo di

second-best. Si suppone che il pianificatore sociale intenda max una funzione del benessere sociale

paretiana, welfarista, individualista e quasi-concava e che in base a tale scopo abbia strutturato il

sistema fiscale, che dovrà prevedere la tassazione indiretta. Ci saranno tributi sulle merci, che

+

p t , i=1,2 … n ,

avranno un prezzo al consumo dato da: i i

p t

n

per ciascuna delle merci, dove: - = prezzo chiesto dai produttori; - =imposta.

i i T

Vi sarà un’imposta sul reddito, definita da un sussidio uniforme a somma fissa e da un’aliquota

t t y

. Dato che è un numero compreso fra 0 e 1, se il reddito lordo è , il reddito netto è

( ) +T .

y−ty+ T 1−t y

Questa semplice formulazione dell’imposta sul reddito (imposta lineare) cattura la funzione

ridistributiva associata a tale imposta nel pensiero comune ciascun individuo paga in proporzione

ty T

al reddito ( ) ma riceve una somma che è uguale per tutti ( ); ne consegue che l’imposta

ty−T T

versata ( ) cresce al crescere del reddito. Tanto più è alto , maggiore sarà l’impatto

ridistributivo a favore dei meno abbienti.

X

Si considera una merce, si pone , che diventa oggetto di fornitura pubblica obbligatoria

1

uniforme. Si suppone che la merce sia presente anche sul mercato privato. Gli individui possono

comprare anche in misura ulteriore rispetto a quella fornito dallo Stato. È più semplice supporre che

lo Stato disponga di far pagare la quota di consumo obbligatoria al prezzo di mercato, salvo

T

rimborsare ciascun singolo individuo con il pagamento a somma fissa , uguale per tutti. La

+

p t X

1 1

fornitura della merce sarà gratuita se l’individuo riceve la differenza ) ; Per ipotesi R

1

−¿

T ¿

x X

consuma più di P; si assume che la razione imposta dallo Stato, indicata con , sia

1 1

¿

R P

> >

intermedia fra i due livelli di consumo, cioè . L’individuo R non modifica il suo

X X X

1 1 1

comportamento: riceve la razione dallo Stato, compra quel che gli manca e consuma quanto prima.

L’individuo P consuma la merce 1 in misura maggiore e questo altera tutto il suo paniere di

consumo: i complementi della merce 1 verranno consumati di più e i sostituti verranno consumati di

meno avrà effetto su introiti fiscali. Tale incremento di gettito può essere utilizzato per finanziare

un livello più alto del sussidio uniforme che rappresenta un incremento della capacità redistributiva

del sistema. Una maggiore equità si traduce in un aumento del benessere sociale stesso. Ciò

avviene ad un costo: quello di costringere gli individui P fuori dal loro equilibrio. Se tale costo in

termini di ridotta utilità è più che compensato dai benefici indotti dall’incremento del sussidio

uniforme, ne consegue che il benessere sociale aumenta. La restrizione quantitativa impone delle

sostituzioni nel paniere di consumo, che alterano il gettito dello Stato tramite imposte su merci se

il gettito dall’imposizione indiretta aumenta, può essere redistribuito tramite il sussidio uniforme,

creando un effetto positivo sul benessere sociale. La presenza di un sistema fiscale distorsivo =

condizione necessaria per stabilire la desiderabilità della fornitura pubblica di beni privati: imposte

di second-best e razionamento sono strumenti complementari di politica economica. Viene

raccomandato che la fornitura pubblica si concentri sui beni che creano gettito= beni che generano

un dividendo fiscale beni complementari a quelli tassati con aliquote più elevate= quelli su cui

grava maggiormente la distorsione indotta dalle imposte in tal modo si garantisce una maggiore

progressività del sistema tributario.

IV.1.3 Lo Stato Sociale come risposta ai bias cognitivi

Economia comportamentale è a favore dell’esistenza del Welfare State il modello dell’homo

oeconomicus è inadatto a rappresentare il comportamento tipico dell’agente economico ed è

preferibile adottare l’idea che tale agente sia dotato di razionalità limitata. Tale ipotesi afferma che

il senso delle azioni individuali è dato da un intelletto che può incorrere in errori e distorsioni.

Prenderemo a oggetto due casi, importanti per la teoria dell’intervento pubblico: 1. Il concetto di

bene di merito proposto da Musgrave; 2. Il concetto di dissonanza cognitiva da parte di Akerlof e

Dickens.

1. Per bene di merito o demerito= bene che viene consumato in misura minore o maggiore di quello

che sarebbe ottimale per l’individuo. È implicito che il consumatore commetta un errore cognitivo:

non è razionalmente in grado di valutare correttamente il livello di consumo ideale. Bene di

demerito= sigaretta; bene di merito= cintura di sicurezza in auto. L’idea è che vi sia dal

consumatore, non sempre in grado di valutare le conseguenze di lungo termine di certe scelte di

consumo, un atteggiamento “miope” = ipotesi che va contro la caratterizzazione dell’homo

oeconomicus. L’ipotesi giustifica una forma di intervento pubblico di tipo paternalistico in cui lo

Stato corregga il comportamento dell’individuo con strumenti fiscali e norme. La concezione liberale

dello Stato non concilia con questa visione, perché essa presuppone una sistematica violazione del

principio di sovranità del consumatore. Le attività basilari dello Stato Sociale = logica di Musgrave:

salute, istruzione e pensioni= beni di merito gli individui sottovalutano i benefici e occorre che lo

Stato imponga i consumi corrispondenti.

2. Akerlof e Dickens cercano di dare una possibile ragione dell’insorgere di errori cognitivi.

Dissonanza cognitiva= forma di incongruenza fra due “cognizioni”= nozioni scollegate o dissonanti.

Dissonanti= si verifica quando, cognizioni a e b, non-a discende necessariamente da b. La tesi

sostenuta è che certe forme di intervento pubblico si spieghi con l’idea che meccanismi psicologici

siano comuni.

Ipotesi e filoni sul concetto di razionalità limitata:

-Kahneman= dentro la mente di ciascuno di noi, convivono due sistemi: il sistema 1 opera in modo

automatico e veloce, senza percezione di forzo, mentre il sistema 2 opera solo se si pone

deliberatamente l’attenzione sulle complesse operazioni mentali richieste nelle circostanze in cui si

deve compiere l’azione. Il sistema 1 è responsabile delle euristiche, modi veloci di prendere

decisioni che possono condurre a errori e distorsioni (bias) nelle scelte che si compiono.

-paternalismo libertario= individui siano sempre razionali e compiano infallibilmente scelte nel loro

miglior interesse = falsa. La presenza di tali soggetti rende necessaria una forma di intervento

pubblico calibrata per gli errori cognitivi che gli individui compiono.

CAPITOLO SECONDO – SANITA’

IV.2.1 Salute ed economia

Per gli economisti la salute interagisce con il benessere economico: -una popolazione sana

costituisce un importante fattore di sviluppo economico; -lo stato di salute della popolazione viene

influenzato dal livello di sviluppo economico. Spesa per la salute = spesa per investimento.

IV.2.2 La spesa sanitaria: caratteristiche e determinanti

Nei paesi avanzati si osserva una tendenza di lungo periodo alla crescita del rapporto tra spesa

sanitaria e PIL.

Nel lungo periodo le spese sanitarie tendono ad aumentare in tutti i paesi mentre nel breve periodo

la spesa sanitaria sembra seguire un andamento non legato a quello dei cicli economici. Nei periodi

di crescita aumenta l’incidenza relativa della spesa sanitaria, mentre nel periodo di recessione la

spesa sanitaria rimane rigida per effetto dei sistemi di protezione sociale. Relazione stabile tra

variazioni del livello di reddito di un paese e variazioni di spesa sanitaria: in paesi con livello di

reddito nazionale medio-basso, in presenza di aumenti di reddito, la spesa sanitaria aumenta in

misura più che proporzionale in quanto si determina una capacità di offerta che induce maggiore

domanda e consumi sanitari, mentre in paesi con livello di reddito medio-alto, in presenza di

aumenti del reddito, la spesa sanitaria cresce in modo minore. L’andamento della spesa sanitaria è

condizionato da determinanti di fondo, distinte per azioni da lato di domanda e dal lato di offerta.

Domanda: 1. elevata elasticità rispetto al reddito (= la domanda di servizi sanitari presenta

un’elasticità rispetto al reddito superiore all’unità;

2. rapido aumento della popolazione anziana: -effetto di generazione= aumento della spesa

sanitaria da parte di tutta la popolazione dovuto al progresso; -effetto di mero invecchiamento= la

spesa sanitaria pro capite aumenta in quanto la popolazione invecchia e i consumi di servizi sanitari

sono più elevati.

3. estensione dei regimi di Welfare State= copertura sanitaria per la generalità della popolazione e

erogazione più ampia di servizi gratuiti.

Offerta: 1. Sviluppo della tecnologia medica;

2. morbo di Baumol= prestazione di lavoro = prestazione stessa

Vi sono determinanti della spesa sanitaria in cui offerta e domanda interagiscono:

1. esplosione dei costi= i progressi generano un incremento dei costi in breve e lungo periodo;

2. aumento della densità dei medici;

3. isolamento del consumatore dai prezzi dei servizi sanitari sindrome del pagamento da parte di

terzi.

IV.2.3 L’intervento pubblico in campo sanitario

Prestazioni sanitarie= beni pubblici in quanto beni essenziali ai fini del mantenimento delle

condizioni di salute della collettività. I benefici prodotti da i servizi sanitari vanno al consumatore

diretto del servizio, che configura un caso di rivalità nel consumo. Le due caratteristiche (non

rivalità e non escludibilità) che definiscono i beni pubblici non sono rispettate servizi sanitari=

beni privati. La teoria marginalista insegna che il mercato perfettamente concorrenziale porta a

un’allocazione ottimale delle risorse nel mercato dei servizi sanitari si presentano una serie di

deviazioni dai principi della concorrenza perfetta. Tra i vari fattori si dà importanza al ruolo del

consumatore= l’utilizzatore delle prestazioni sanitarie. In sanità vi è informazione imperfetta: il

bene sanitario = bene la cui qualità può essere verificata solo quando si sono già manifestati gli

effetti del consumo.

Il consumatore (paziente) non è capace di formulare da solo la domanda di servizi sanitari e si deve

rivolgere ad un agente (medico) che si introduce nel processo decisionale rapporto di agenzia con

informazione imperfetta= medico agisce per conto del paziente, ma senza che quest’ultimo abbia

le info necessarie per controllarne le azioni (asimmetria informativa). In mercato sanitario i servizi

offerti hanno la connotazione di beni non omogenei: difficilmente sostituibili. Ulteriore causa di

fallimento del mercato l’eventuale presenza di rendimenti di scala crescenti, per cui il costo

marginale è sempre inferiore al costo medio (sempre decrescente), che può condurre a situazioni di

monopolio naturale. Tale presupposto è incompatibile con condizioni di concorrenza perfetta

natura crescente dei costi determina una misura ottimale dell’impresa.

Quando i costi medi diminuiscono all’aumentare della scala di produzione, la concorrenza non è la

soluzione più efficiente. In settore sanitario vi sono varie barriere all’entrata in presenza di

monopoli naturali e barriere all’entrata è comune l’intervento pubblico, sotto forma di produzione

diretta o regolamentazione di quella privata. Anche in presenza di esternalità l’allocazione delle

risorse fornite dal mercato non può essere efficiente. Un’azione di consumo o produzione genera

esternalità quando produce costi o benefici non traducibili in termini monetari. La presenza di

esternalità = altro motivo di intervento pubblico in sanità.

IV.2.4 Il Servizio Sanitario Nazionale: istituzione, evoluzione e finanziamento

SSN i servizi sono erogati in modo gratuito o semi-gratuito da strutture pubbliche o convenzionate

e il finanziamento avviene con la fiscalità generale. La fornitura di servizi sanitari da parte di

strutture private con pagamento diretto del paziente o ricorso a copertura assicurativa personale da

parte di quest’ultimo è residuale. Il SNN è in grado di rimediare a una grave inefficienza del mercato

delle assicurazioni (affetto da problemi di carenza informativa). Le compagnie assicurative, per

evitare troppi rimborsi, possono attuare pratiche per rifiutarsi di assicurare soggetti di cui si

sospetta una forte carenza di salute. Nel tentativo di scoraggiare comportamenti opportunistici da

parte di potenziali clienti che potrebbero mentire sulle proprie prospettive di salute, le compagnie

tendono a tenere i premi a un livello più alto di quello che renderebbe conveniente assicurarsi a

persone con salute comune.

SNN= concepito come assicurazione universale obbligatoria, in cui i premi sono sostituiti dai tributi

e i rimborsi sono resi superflui dall’erogazione semi-gratuita. L’assicuratore pubblico, lo Stato, non

si deve preoccupare di avere troppi “clienti” inclini ad ammalarsi: la presenza di tali soggetti è

bilanciata dalla presenza di altri sani. In tal modo il SNN garantisce una copertura equa ed

efficiente.

IV.2.4.1 Le origini e i primi sviluppi

Prima Fase del sistema sanitario 1861 – 1947: il sistema sanitario si basava sulle assicurazioni

sociali o mutue assicurazioni Società di Mutuo Soccorso= associazioni assistenziali private di

carattere assicurativo in cui gli operai, con accantonamento di risorse propri, facevano fronte alle

incognite generate da malattia e vecchiaia.

Fine ‘800 passaggio da assistenza facoltativa a obbligatoria per gli infortuni sul lavoro

nell’industria.

Le varie Casse Mutue vennero fuse nel 1943 in ente mutualistico detto INAM.

Seconda fase del sistema sanitario 1948: entrata in vigore di Costituzione, con cui vennero poste in

nostro OG le norme fondamentali per la tutela della salute, diritto all’assistenza e alla previdenza

sociale.

IV.2.4.2 La fase del SSN

La terza fase 1978 legge 833= rinnovamento del sistema che, in risposta alle difficoltà del

sistema mutualistico fino ad allora in vigore, diventa su base nazionale. Tale legge ha previsto

l’istituzione di una struttura istituzionale centrale suddivisa in Unità Sanitarie Locali (USL). Disegno

organizzativo si ispirava ai principi di universalità della tutela sanitaria garantita a tutti. La riforma

creò vari problemi. Il reale riordino strutturale e normativo sanitario = 1992/1993 che hanno avviato

la riforma sanitaria bis dando impulso alla definizione dell’organizzazione sanitaria in chiave

aziendale, attribuendo all’USL personalità giuridica pubblica e definendo le modalità di

funzionamento economico-finanziarie. Le USL si sono trasformate in Aziende Sanitarie Locali (ASL)

nel duplice senso di riconoscimento di un’autonomia patrimoniale.

Si è cercato di realizzare una competizione tra pubblico e privato per garantire il costante

miglioramento qualitativo delle prestazioni e la più ampia libertà di scelta del privato per le

strutture.

IV.2.4.3 La svolta federalista e la riforma costituzionale

I trasferimenti di risorse finanziarie dallo Stato alle Regioni continuavano a basarsi sulla spesa

storica anziché sulla domanda effettiva con decreto 1999= rafforzare autonomia Regioni in

ambito sanitario.

“Riforma sanitaria ter” ha cercato di colmare le due principali lacune della riforma precedente ha

dato nuovo impulso alla regionalizzazione: le Regioni possono elaborare proposte nella fase di

predisposizione del Piano Sanitario Nazionale. È stata rafforzata l’aziendalizzazione del SNN: le ASL

sono dotate di personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale. Vi fu l’introduzione dei

Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che rappresentano tentativo di garantire la sostenibilità del

sistema sanitario. Legge 2001= sancisce il passaggio verso un welfare devoluto, caratterizzato dalla

dismissione dell’esclusivo ruolo pubblico della sanità. La riforma, ART 117, attribuisce alle Regioni il

compito di definire le linee di politica sanitaria, in quanto si tratta di materia riservata alla

legislazione regionale di tipo concorrente. Si è trattato di bilanciare il rapporto tra autonomie e

uguaglianza quale fondamentale principio costituzionale.

IV.2.4.4 Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale

La legge 833 del 1978 istitutiva del SSN ha contribuito alla creazione di un sistema decentrato, ma

non equilibrato dal punto di vista finanziario: uno dei punti cardine è stata la realizzazione del Fondo

Sanitario Nazionale, determinato ogni anno con legge di bilancio e costituito da contributi dei

lavoratori e risorse provenienti da fiscalità generale. Anni 90= ridefinizione di modalità di

finanziamento della sanità in direzione di rendere gli enti locali responsabili della spesa.

L’assegnazione delle risorse avviene in funzione del Fondo Sanitario Nazionale, il cui ammontare è

stabilito annualmente dalla legge finanziaria e distribuito alle Regioni in base alla “quota

capitaria” per uniformità dei servizi erogati. Fino ad anni 90= la spesa sanitaria è stata coperta

anche da entrate tributarie regionali (IRAP e IRPEF) e dal ticket (compartecipazione a spesa

sanitaria).

2000= realizzazione del federalismo fiscale in campo sanitario -meccanismo di finanziamento

autonomo regionale; -Patto di Stabilità Interno= obbligo di riduzione del disavanzo di parte corrente

e della diminuzione conseguente del rapporto tra ammontare di debito e PIL. Decreto 2011=

autonomia di entrata delle Regioni e disciplina il finanziamento delle Regioni e del servizio sanitario,

prevedendo che le Regioni a statuto ordinario coprano i costi di fornitura del Livelli Essenziali delle

Prestazioni in sanità. “Fabbisogno standard”= ammontare di risorse necessarie ad assicurare i LEA

in condizioni di efficienza e di appropriatezza”. Il costo standard ammesso è calcolato come la

media pro capite pesata dei costi registrati in Regioni benchmark (più efficienti). Il criterio della

spesa storia viene abbandonato in favore del criterio del costo standard ritenuto necessario per

garantire in tutti il paese il finanziamento globale dei LEP relativi ai diritti civili e sociali ed evitare

che le inefficienze di alcune Regioni ricadano sui contribuenti di altre.

CAPITOLO TERZO – PREVIDENZA

IV.3.1 Introduzione

Se si osservano i dati sui Sistemi Previdenziali in UE, emergono due tratti significativi: 1. I SP sono

una delle componenti più rilevanti dei sistemi di welfare; 2. Esistono diversità significative tra i SP

dei paesi membri.

Tali diversità = fonti di preoccupazione per diversi motivi: sostenibilità finanziaria e mancata

armonizzazione delle regole nazionali dei SP può produrre una distorsione dei trade-off che incidono

sulla libertà di circolazione di lavoratori e imprese.

IV.3.2 Perché un Sistema Previdenziale pubblico?

La teoria economica ha individuato ragioni che possono giustificare l’esistenza dei SP.

SP= strumento che consente il trasferimento di reddito dal periodo lavorativo a quello non

lavorativo: gli individui desiderano mantenere un livello dei consumi costante in arco di vita il

reddito da lavoro di questo periodo è insufficiente a garantire il tenore di vita desiderato, poiché

durante la vecchiaia si cessa di lavorare.

È necessario per il lavoratore accumulare annualmente una quota del proprio reddito che fornirà

quella ricchezza che potrà essere decumulata a partire dall’anno di pensionamento (rendita).

Funzione di SP= redistributiva e assicurativa: in tal caso il SP= strumento con cui generazioni

diverse si impegnano a condividere rischi di diversa natura.

Per la prima funzione (risparmio) l’elemento fondante = rapporto di stretta proporzionalità tra

contributi, durata della vita e prestazioni; mentre per le altre funzioni non è così.

IV.3.3 Perché un sistema pensionistico obbligatorio?

Ci sono due motivi fondamentali a favore dell’obbligatorietà di un SP: -fatto che gli individui soffrono

di “miopia” che li può condurre a sottostimare le risorse necessarie per garantirsi un tenore di vita

adeguato per la vecchiaia; -rischio del free-riding, secondo cui gli individui assumono

comportamenti rischiosi se possono confidare nel sostegno della collettività.

La teoria economia individua nell’obbligatorietà del risparmio previdenziale uno strumento capace

di limitare simili atteggiamenti.

IV.3.4 Gestione, finanziamento, formule e proprietà dei sistemi pensionistici

Rimangono da risolvere altre questioni: il soggetto gestore/erogatore del SP, la forma di

finanziamento, il meccanismo di calcolo dei benefici e la dimensione ottimale del sistema.

-gestore: lo Stato e i privati i costi di gestione delle imprese private sono maggiori di quelle dello

Stato.

-Un elemento rilevante su chi debba essere il gestore di un SP è il meccanismo di finanziamento,

che può essere “a ripartizione” o “a capitalizzazione”.

-il meccanismo di calcolo dei benefici: metodo contributivo o retributivo.

IV.3.4.1 Finanziamento dei Sistemi Previdenziali e calcolo dei benefici

Un elemento caratterizzante i SP è il meccanismo di finanziamento, che può essere:

1. A ripartizione (PAYG)= prevede che il finanziamento delle prestazioni pensionistiche correnti

avvenga con il flusso corrente dei contributi dei lavoratori assicurati;

2. A capitalizzazione (FF)= finanzia le prestazioni previdenziali di ciascun pensionato mediante la

decumulazione del montante accumulato dallo stesso soggetto nel corso della sua vita lavorativa e

costituito dai contributi e dai frutti dell’investimento di essi in attività finanziarie.

Si ipotizza che un individuo viva per 2 periodi: nel primo (0) lavora, percependo un salario pari a

y e destina una quota di salario


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraSantu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Grazzini Lisa.

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