Scienza delle finanze
Le giustificazioni dell'intervento pubblico
L'oggetto della scienza delle finanze è il finanziamento delle attività dello Stato nell'economia di mercato. Il mercato non può esistere in assenza di altre istituzioni, tra le quali un ruolo particolarmente importante è rivestito dallo Stato. Alla luce del ruolo dello Stato nel risolvere i problemi di allocazione di risorse scarse con usi alternativi, di redistribuzione della ricchezza e di stabilizzazione dell'economia possiamo fare riferimento a due meccanismi allocativi estremi:
- Economie pianificate: Il problema economico è risolto totalmente dallo Stato il quale prende tutte le decisioni politiche grazie al "comando".
- Economie di mercato: Il problema economico è risolto generalmente dai mercati i quali prendono decisioni cosiddette "decentrate" e regolano i prezzi. Al mercato partecipano individui, consumatori e produttori, che prendono libere decisioni di acquistare o meno i beni offerti, confrontando i prezzi di offerta con i propri bisogni e i mezzi a disposizione. I prezzi che emergono dalle attività di scambio sono il veicolo dell'informazione per produttori e consumatori del costo e della scarsità relativa dei beni e costituiscono la guida principale delle loro decisioni economiche.
Il cosiddetto "Stato minimale" definito da Nozick sottolinea la caratteristica propria dello Stato liberale di porsi come unico obiettivo la tutela dei diritti fondamentali. Infatti, al contrario dello Stato sociale, quello liberale predilige il rispetto e la salvaguardia dell'iniziativa privata in opposizione ad ogni tentativo di dirigismo statale. Il compito fondamentale non è quello di perseguire forme di eguaglianza sostanziale, ma di limitarsi unicamente a quelle di eguaglianza formale. Ne consegue l'idea di un apparato "alleggerito", incentrato sulla tutela di pochi diritti essenziali ed in grado di lasciare la massima libertà all'iniziativa dei singoli. Lo Stato minimo dovrebbe, quindi, garantire solo i servizi relativi alla giustizia, al diritto e alla protezione.
La scienza delle finanze, dunque, si occupa di analizzare le attività tradizionali di prelievo e di spesa esercitate dallo Stato, e della più recente attività di regolamentazione. Inoltre, l'analisi da effettuare può essere condotta secondo l'analisi positiva (con finalità conoscitiva, utilizza dei modelli in cui la realtà viene semplificata per poter analizzare certi fenomeni: qual è l'effetto della politica X sulla variabile Y?) e l'analisi normativa (presuppone l'analisi positiva di determinati fenomeni e ricerca gli strumenti che consentano di raggiungere una situazione desiderabile, ovvero l' "ottimo" sociale: qual è la cosa migliore da fare per ottenere il risultato Z?).
Obiettivi dello Stato
3 obiettivi dello Stato: allocativi, distributivi e di stabilizzazione e sviluppo.
Obiettivi allocativi
L'allocazione tenta di stabilire in che modo lo Stato influenza l'efficienza economica, uno dei principali obiettivi che l'economia di mercato persegue nelle società capitalistiche contemporanee. Spiega infatti come si formano i prezzi e le quantità prodotte in un'economia di mercato, sulla base del presupposto che gli attori economici agiscano secondo la razionalità economica. Il meccanismo allocativo utilizzato è il mercato di concorrenza perfetta, un meccanismo ottimale perché consente di raggiungere allocazioni Pareto efficienti.
Mercato: la domanda indica quante unità si riescono a vendere, dato un certo prezzo; l'offerta indica quanto le imprese sono disposte a produrre, dato un certo prezzo (coincide con la curva del costo marginale). Q*, P* = Punto di equilibrio del mercato (Domanda = Offerta).
- Eccesso di offerta: Q < QD I produttori tenderanno ad abbassare i prezzi per smaltire la quantità in eccesso, fino a tornare alla situazione di equilibrio.
- Eccesso di domanda: Q > QD I produttori incrementeranno la produzione e aumenteranno i prezzi, fino a tornare alla situazione di equilibrio.
Questo meccanismo funziona in un mercato libero, in cui i prezzi danno una corretta informazione sulla scarsità dei relativi beni. L'efficienza dell'equilibrio in Q c'è una perdita di benessere collettivo (in parte dei produttori e in parte dei consumatori), dunque, aumentando la quantità prodotta fino a P* Q*, aumenta sia il surplus dei consumatori sia quello dei produttori: la quantità Q* è dunque Pareto efficiente. Anche diminuendo i prezzi, infatti, si resta comunque al di sopra della curva Q* di offerta, che coincide con il costo marginale: al di sopra di esso, conviene sempre che i consumatori consumino e che i produttori producano (sia P sia P* sono superiori al costo marginale).
Benessere sociale = Surplus dei consumatori + Surplus dei produttori. In (Q*, P*) il mercato concorrenziale ha esaurito tutte le opportunità vantaggiose di scambio per i contraenti.
Caratteristiche dei mercati walrasiani
- Egoismo razionale dei soggetti: I soggetti sono razionali ed egoisti, dato che tengono in considerazione solo i propri interessi (attraverso di loro agisce la "mano invisibile" del mercato).
- Mercati completi: Tutto ciò che si trova sul mercato può essere prezzato, ogni transazione ha un prezzo ed esso è indice della scarsità relativa dei beni; esiste un mercato anche per le esternalità e per i beni pubblici.
- Mercati di concorrenza perfetta: Gli operatori sono price-taker (considerano il prezzo come dato) e possiedono le medesime informazioni, c'è un solo bene omogeneo, i fattori di produzione hanno perfetta mobilità nel lungo periodo.
Se valgono le ipotesi precedenti, allora il mercato raggiunge la massima efficienza nell'allocazione delle risorse nel senso di costi minimi ed efficienza dinamica (nel lungo periodo), ed efficienza perfetta o paretiana (nel breve periodo):
- Costi minimi: Situazione iniziale: sul mercato operano poche imprese, il costo medio è inferiore al costo marginale e si genera un profitto per la singola impresa. Se entrano nuove imprese sul mercato, attirate dalla possibilità di profitto, aumenta la quantità totale prodotta e l'offerta si sposta verso destra. Nel lungo periodo, il costo medio si ridurrà finché non si produrrà la quantità Q e si avrà così lo sfruttamento ottimale degli impianti. Il prezzo si riduce e si annulla il profitto economico dell'impresa.
- Efficienza dinamica: Grazie all'evoluzione tecnologica, i costi medi di produzione diminuiscono e si generano nuovamente profitti per l'impresa innovatrice. Man mano che altre imprese introdurranno la medesima tecnologia sul mercato, il prezzo di mercato diminuirà fino ad annullare il profitto.
- Efficienza paretiana: Il principio dell'efficienza paretiana è soddisfatto quando non esistono ulteriori modifiche nell'allocazione delle risorse tali da migliorare il benessere di qualcuno senza peggiorare allo stesso tempo quello di qualcun altro.
Queste caratteristiche dei mercati walrasiani si riassumono nei due teoremi dell'economia del benessere:
- Primo teorema: L'equilibrio di un sistema di mercati concorrenziali è efficiente nel senso di Pareto.
- Secondo teorema: Ogni allocazione Pareto efficiente può essere ottenuta come equilibrio di un sistema di mercati concorrenziali attraverso un'opportuna redistribuzione delle risorse.
In base a questi risultati, il mercato di concorrenza perfetta è il meccanismo allocativo cui dovremmo ricorrere per massimizzare il benessere collettivo (ovvero, la somma delle utilità di tutti gli individui), perciò il suggerimento normativo più opportuno sarebbe organizzare le economie come sistemi di mercati perfettamente concorrenziali e lasciare allo Stato solo il ruolo di definizione delle regole del gioco.
Il modello (detto Neoclassico) finora descritto presenta però diversi punti deboli:
- Concezione ottimistica: Le ipotesi non sono sempre verificate e non si occupa dei problemi di equità.
- Concezione insufficiente: Non vengono considerate alcune situazioni reali, come la presenza di individui altruisti e di fenomeni di disequilibrio, e presuppone l'accettazione della distribuzione dei redditi esistente.
Inoltre, esistono dei malfunzionamenti sia del mercato sia dello Stato che non consentono l'applicazione del modello Neoclassico:
- Malfunzionamenti (o fallimenti) del mercato: Il mercato non produce un'allocazione delle risorse Pareto efficiente in presenza di insufficiente concorrenza, esternalità, beni pubblici e asimmetrie informative; tali fallimenti giustificano l'intervento pubblico, che tenta di correggere l'esito del mercato per migliorare il benessere collettivo.
- Malfunzionamenti dello Stato: L'allocazione delle risorse avviene tramite un processo politico che può risultare sproporzionato rispetto alle situazioni da correggere.
La scelta è tra due tipi di disfunzioni, ma l'intervento statale resta comunque il migliore.
Obiettivi distributivi
La redistribuzione riflette la deliberata volontà dello Stato di intervenire sulla distribuzione dei redditi e dei patrimoni che nelle società si realizza attraverso l'operare del libero mercato. L'allocazione delle risorse generata dai mercati, pur se efficiente, può tuttavia essere considerata non equa (=socialmente accettabile).
Il criterio guida dello Stato nella redistribuzione varia a seconda della corrente di filosofia politica a cui ci si ispira:
- Utilitarismo (Bentham): L'utilità è una misura cardinale (o additiva) della felicità; essa è perciò aggregabile mediante l'operazione di somma. È quindi possibile misurare il benessere sociale definendolo come somma delle singole utilità degli individui appartenenti alla società.
- Egualitarismo: Ha l'obiettivo di contrastare la differenziazione generata dal merito e disincentiva i più bravi a svolgere la loro attività (problema di efficienza dinamica).
- Criterio del Maximin (Rawls): Punta a distribuire le risorse in modo che coloro i quali ne possiedono di meno massimizzino la propria utilità: una società giusta è una società che mira a migliorare prioritariamente le posizioni relative dei gruppi svantaggiati nella distribuzione di beni sociali primari.
- Uguaglianza delle opportunità (Sen): Tutti partono dal medesimo punto di partenza (ad esempio, tramite il pagamento di tasse di successione) e poi ci si differenzia grazie alle proprie capacità.
Esempio di redistribuzione in una società: la popolazione è divisa in quintili (= ciascuno rappresenta il 20% della popolazione) distinti per fasce di reddito:
- Reddito iniziale
- Reddito dopo aver incluso pensioni e trasferimenti
- Reddito dopo il pagamento delle imposte dirette (progressive)
- Reddito dopo il pagamento delle imposte indirette (regressive)
La redistribuzione può avvenire sia tramite trasferimenti di denaro (in-cash), sia di beni e servizi (in natura o in-kind); di questi ultimi beneficiano maggiormente i quintili più poveri (sanità e istruzione pubblica). In questo modo, l'intervento pubblico cerca di correggere questa insufficienza dei mercati per ragioni di equità; non a caso il secondo teorema dell'economia del benessere parla di un'opportuna redistribuzione delle risorse. I trasferimenti possono avvenire secondo due criteri:
- Trasferimenti in somma fissa (lump sum): Si trasferisce una quantità fissa di beni/servizi o di denaro dalle fasce più ricche a quelle più povere. I soggetti non modificano i propri comportamenti perché si genera solo un effetto reddito (= più reddito disponibile), ma sono molto difficili da attuare.
- Trasferimenti in percentuale: Sono le imposte sul lavoro, sul capitale o sui consumi. Provocano degli effetti distorsivi poiché inducono i soggetti a modificare i propri comportamenti, ed essi sono tanto più distorsivi quanto maggiore è il grado di redistribuzione (si genera un effetto sostituzione tra le fonti di reddito).
Per raggiungere allocazioni maggiormente efficienti, i mercati dovrebbero essere liberi di operare, ma con risultati allocativi potenzialmente iniqui. Per questa ragione si parla di trade-off tra efficienza ed equità. Perseguire una maggiore equità implica l'utilizzo di imposte distorsive che riducono il grado di efficienza delle allocazioni. Privilegiare l'uno o l'altro obiettivo è una decisione politica.
Scatola di Edgeworth
2 soggetti (Renzo e Lucia); 2 beni (cipolle e patate); utilità crescente in base alla quantità di beni posseduti (curve di indifferenza per ogni livello di benessere):
- Qualsiasi punto all'interno della scatola è di Lucia un'allocazione.
- Allocazione Pareto efficiente: ogni punto di tangenza tra le curve di utilità dei due soggetti è Patate di un'allocazione Pareto efficiente (ma non è detto Renzo Patate di che sia equa).
- Qualsiasi altro punto è un'allocazione inefficiente, poiché cade su un livello di utilità più basso per un soggetto rispetto a quello dell'altro.
La linea che collega tutti i punti Pareto efficienti è detta curva dei contratti: quando la contrattazione tra i soggetti termina su questa linea, si ha efficienza allocativa.
Obiettivi di stabilizzazione e di sviluppo
La stabilizzazione consiste nel mantenere un certo livello produttivo tale da evitare recessioni e periodi di crescita con inflazione, mentre lo sviluppo consiste nel garantire un livello di produzione il più vicino possibile a quello di pieno impiego (PIL potenziale = PIL che si avrebbe impiegando appieno tutti i fattori produttivi).
Basare l'analisi dello sviluppo sul PIL è piuttosto riduttivo, poiché non tiene conto dello sviluppo umano (importanza vitale del capitale umano per generare e sfruttare l'innovazione) né dello sviluppo sostenibile (bisogna rispondere ai bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità per quelle future di soddisfare i propri).
I malfunzionamenti dei mercati: insufficiente concorrenza
Caratteristiche dei mercati walrasiani e non concorrenziali
Mercati walrasiani (concorrenza perfetta):
- Agenti price-taker
- Informazione simmetrica
- No prodotti differenziati (c'è un solo bene omogeneo)
- Perfetta mobilità dei fattori di produzione
Mercati non concorrenziali (monopolio, monopsonio, oligopolio):
- Agenti price-maker
- Presenza di interazioni strategiche
- Esito non Pareto efficiente
L'interazione della domanda e dell'offerta determina il prezzo e l'equilibrio di lungo periodo è efficiente in senso paretiano.
Monopolio
Prezzo ≠ Costo marginale e, nel lungo periodo, ≠ Minimo costo medio. Per la singola impresa, la curva di domanda non è più orizzontale, ma è quella dell'intero mercato:
- D : p = a - bq
- Ricavo totale: RT= pq = aq - bq
- Ricavo marginale: MR= ∂RT/∂q = a – 2bq (stessa intercetta, ma pendenza doppia rispetto a D)
Per vendere più prodotti, è necessario abbassare il prezzo di tutti gli altri, quindi il ricavo marginale è sempre inferiore al prezzo. Prezzo = Costo marginale e Minimo costo medio (per la singola impresa nel lungo periodo) = Curva di domanda = Ricavo marginale. Curva di offerta = Curva di costo marginale (per il mercato). Profitto = 0. Risultato Pareto efficiente.
Nel punto in cui il ricavo marginale è uguale al costo marginale, il monopolista fissa la quantità da produrre (Q*) e il corrispondente prezzo di vendita (P*). Conviene produrre finché non si raggiunge l'incontro tra le due curve, perciò si opera un razionamento della quantità prodotta. Non si producono unità addizionali, altrimenti bisognerebbe abbassare il prezzo di tutte le altre: non si arriva alla quantità tale per cui MC= Domanda perciò questa soluzione non è Pareto efficiente.
Il monopolio dunque determina una perdita di efficienza: il surplus dei consumatori si riduce, quello del produttore aumenta (di una quantità pari al suo profitto), ma il bilancio sociale complessivo è sfavorevole poiché non si esauriscono tutte le possibilità di scambio vantaggiose per la collettività.
Il profitto π = pq - CT(q):
- In concorrenza perfetta: p = p (dato), perciò ∂π/∂q = p – ∂CT/∂q = p – MC dunque, per massimizzare il profitto, impongo p – MC = 0 ; p = MC
- In monopolio: p = p(q) (è funzione della quantità), perciò π = [p(q) · q] – CT(q) ∂π/∂q = MR – MC ; impongo MR – MC = 0 ; MR = MC
Per massimizzare il profitto in monopolio, MR dev'essere uguale a MC. Dal momento che creano inefficienza, perché esistono i monopoli? Ragione di breve periodo: presenza di barriere all'entrata quali controllo di risorse chiave, brevetti, licenze governative o appalti; Ragione di lungo periodo: struttura dei costi dell'impresa.
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