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Ragioneria e contabilità

La ragioneria: cenni storici

La ragioneria ha una lunga storia che risale ai mercanti fiorentini in epoca prerinascimentale ad opera di Fra’ Luca Pacioli, un religioso, matematico ed economista italiano, autore di diverse opere riguardanti Summa de Arithmetica, Geometria, il calcolo computistico (interesse, sconto, ecc.) e matematico (Proportioni e Proportionalità Divina Proportione) e la, che per primo si pose il problema di dare una struttura ordinata agli scambi che intervenivano fra questi mercanti.

In questa logica, poiché all’epoca sostanzialmente si tenevano dei semplici “fogli” intestati ai soggetti con cui si intrattenevano rapporti di scambio, sulla base di alcune locuzioni che venivano utilizzate nel vivere quotidiano, come “deve dare…” o “deve avere…”, Pacioli ha costruito una metodologia basata sulla relazione commerciale tra due soggetti, facendo nascere così quello che è il metodo della partita doppia, incentrato appunto sui concetti del dare e avere.

Nel corso del tempo tale metodo ha subito tutta una serie di evoluzioni e perfezionamenti fino ad arrivare ai giorni nostri ed, utilizzando una metafora, va considerato come un sistema di binari ferroviari attraverso cui transitano i vagoni. Quest’ultimi nel tempo hanno subito una trasformazione ed evoluzione, ma che sostanzialmente non ha comportato un cambiamento del sistema, ovvero degli stessi binari su cui possono viaggiare vagoni di ogni genere (merce, passeggeri, ecc). Pertanto, il contenuto non è legato al metodo che ha una sua struttura fissa.

Allo stesso modo il metodo della partita doppia prescinde dall’informazione che vogliamo cogliere nella tenuta della contabilità, questa metodologia risiede sul fatto che ogni evento, ogni memoria, ogni rilevazione riguardante la dinamica aziendale è sempre fatta a doppio, metodologia che per quanto possa essersi perfezionata, è rimasta invariata da secoli. In una contabilità aziendale ad esempio è possibile esplicitare informazioni riguardanti il reddito, il patrimonio, la cassa, la banca, ecc. seguendo sempre il metodo della partita doppia, ma il cui contenuto assume la forma di un sistema, ovvero, un insieme coordinato di elementi che, all’interno della vita aziendale, in genere alla fine di ogni esercizio, ci fa capire l’andamento dell’azienda, la cui attività è finalizzata al conseguimento di un utile e alla conservazione del patrimonio.

Il metodo della partita doppia e il sistema delle rilevazioni

Il metodo della partita doppia non va confuso con quello che è il Sistema delle rilevazioni. La rilevazione è la memorizzazione di un “fatto aziendale” (acquisto merci, incasso contante, pagamenti, ecc.), che può essere esterno, ovvero che implica un contatto con terze economie, cioè soggetti che svolgono attività economica, ed interno, ovvero che non implica un contatto con terze economie, come ad esempio il trasferimento di merce da un magazzino ad un altro dell’azienda.

Negli accadimenti aziendali intervengono quindi sempre due soggetti che svolgono un’attività economica, ovvero che utilizzano alcune risorse per generarne delle altre. Un’azienda che entra in contatto con un’altra azienda, per uno scambio di beni o servizi, genera operazioni economiche che saranno oggetto di rilevazione. Siccome ad ogni scambio corrisponde un corrispettivo in denaro, tali eventi vengono analizzati in una duplice lettura attraverso il citato metodo della partita doppia, che analizza l’aspetto finanziario e quello economico.

Quello finanziario può essere visto secondo la metafora della lampadina, cioè si vede ciò che è in una stanza se la lampadina è accesa, ma se è spenta quello che sta nella stanza è comunque presente, ma non è percettibile visivamente. Allora in ragioneria un accadimento economico può intervenire, ma se non vi è l’accadimento finanziario che ne rappresenta la misurazione non avremmo la possibilità di rilevarlo. Pertanto, in tutto il mondo la regola sottostante a tutte le rilevazioni ragionieristiche è che deve intervenire la variazione finanziaria affinché possa crearsi la variazione economica e non viceversa. Nella vita aziendale avvengono tutti accadimenti economici, come detto scambi di beni e servizi, per i quali, per poter dare un valore, si utilizza il metodo di misurazione dato dalla moneta. Gli accadimenti economici possono essere rilevati, se si ha quindi la variazione finanziaria.

Storia del sistema delle rilevazioni

Facendo un excursus storico, ancora una volta il primo sistema organico delle rilevazioni è ad opera degli italiani, infatti, è stato ideato nel 1890 dal Prof. Fabio Besta, assumendo inizialmente il nome di Sistema del patrimonio. Successivamente nel 1926 il suo allievo Gino Zappa, provvede ad ottimizzarlo e renderlo più contemporaneo rispetto al contesto storico degli anni precedenti alla rivoluzione post-industriale da cui era scaturito.

Nella rivoluzione post-industriale nasce una forma di economia che poi genererà una contrapposizione legata alla salvaguardia del lavoratore, che porta alla nascita del socialismo ad opera Marx ed Engels, un ampio complesso di ideologie, movimenti e dottrine che tendono ad una trasformazione della società in direzione dell'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico. Quindi il socialismo nasce come studio filosofico delle condizioni umane in seguito allo sfruttamento dei lavoratori.

L’economia nasce dalla scienza sociale, dai rapporti umani, e nel momento in cui si gestiscono scarse risorse si cerca di soddisfare un bisogno col minimo sforzo e l’economia si ripercuote anche nell’azienda, dando vita all’economia aziendale. Pertanto, per poter soddisfare i bisogni, ovvero raggiungere gli obiettivi imprenditoriali, bisogna partire dal capitale a disposizione necessario ad acquisire tutta una serie di fattori che, messi insieme, generano l’azienda e producono quelli che sono gli effetti della dinamica aziendale, tra cui il reddito.

In quegli anni l’azienda era considerata un’organizzazione patrimoniale e per la rilevazione dei guadagni allora si racchiudeva tutto in un unico prospetto patrimoniale, lo Stato patrimoniale, dove si evidenziava la cassa, la banca, gli immobili, le merci, ecc. Mettendo in relazione ogni singola voce si otteneva l’utile su ognuna di essa (es. utile sulle merci), quindi si analizzava la marginalità di ogni singolo elemento ed alla fine, sommando questi margini, si determinava il nuovo patrimonio.

Ad un certo punto, avvicinandoci all’era della finanza ed al crollo di Wall Street, la gestione aziendale è stata improntata dando maggiore importanza alla rendita del capitale, che al capitale stesso, quella che in economia politica si definisce efficienza marginale del capitale, cioè si va a commisurare il rischio dell’investimento rispetto al guadagno. L’investitore a parità di rischio sceglie l’investimento più redditizio e dato che non si potrà mai avere lo stesso rischio, si cerca la giusta combinazione tra minor rischio possibile e maggior guadagno. Dove non ci può essere maggior guadagno si preferisce il minor rischio (es. anziché investire in azioni, investo in B.O.T.).

L’azienda può essere vista come un investimento da parte di un soggetto che decide di essere imprenditore, con l’intento di realizzare un’attività economica che richiede un apporto di capitale e risorse che devono essere convertite nei mezzi necessari per avviare l’impresa. Si poneva maggiore attenzione al fatto che questo investimento deve marginare ed essere difeso, per questa ragione Zappa ritiene che, avendo un prospetto unico (Stato patrimoniale), dove inserire tutti gli elementi, è possibile capire quanto si è guadagnati facendo la differenza totale di patrimonio tra un esercizio e l’altro, ma non si riesce a capire la causa principale che ha generato il reddito, pertanto ha ideato il prospetto del Conto economico, (una volta chiamato Profitti e perdite), che, per la rilevazione dei guadagni, mette in relazione i soli costi e ricavi.

Zappa sviluppa quindi un’attenzione rivolta più al reddito rispetto al patrimonio, sviluppando un nuovo sistema che inevitabilmente ha assunto il nome di Sistema del reddito, basato quindi sullo Stato patrimoniale e sul Conto economico e che rappresenta il 90% di quello attuale.

Intorno agli anni ’60 a Bari il Prof. Antonio Amaduzzi ha apportato alcune correzioni e perfezionamenti. Tra le rilevazioni possiamo distinguere valori finanziari di funzionamento, che permettono di far funzionare gli scambi commerciali, e valori finanziari di finanziamento, per avere moneta, e Zappa ad esempio considerava un mutuo un debito di funzionamento e non di finanziamento, giustificandolo con una ragione più economica che finanziaria, legata al fatto che colui che presta denaro lo fa per avere un tornaconto, ovvero l’interesse attivo, e chi li chiede deve porre maggiore attenzione al costo che comporta, ovvero l’interesse passivo.

Per tale motivo, per gli aspetti economici che comportavano, interessi attivi e passivi, li considerava valori economici, collocandoli nel Conto economico e non nello Stato patrimoniale, aspetto non condiviso da Amaduzzi. Quest’ultimo inoltre non riteneva corretto mettere su due livelli differenti reddito e patrimonio, perché entrambi hanno lo stesso peso, in quanto, partendo con un patrimonio sbagliato il reddito non sarà quello che ci si aspetta, poiché risente dell’impostazione patrimoniale. Amaduzzi genera così quello che oggi è il sistema delle rilevazioni a livello mondiale, che si definisce Sistema del reddito e del patrimonio.

Evoluzione del concetto di azienda

L’azienda, come detto, veniva considerata come un investimento patrimoniale all’interno del quale lavorava un numero di persone pagate per il mantenimento del patrimonio stesso. Zappa l’ha definita un insieme di elementi economici e finanziari interdipendenti tra loro per il fine unico del raggiungimento del reddito ed il mantenimento del patrimonio. Questo concetto di insieme, grazie all’evoluzione che abbiamo avuto negli anni ’60 nel campo della fisica, la conquista del “sistema spazio”, ecc. ha portato all’adozione del termine “sistema” per indicare anche questo insieme di elementi coordinati che costituiscono l’azienda.

Ulteriore evoluzione è quella ancora più attuale dove non si parla più solo di elementi economici e finanziari, ma di un sistema di “forze economiche” interagenti ed interdipendenti, rappresentate da mezzi fisici e umani, per il raggiungimento di un fine comune, prendendo ancora una volta tale termine in prestito dalla fisica, in quanto la forza esprime una energia nel momento in cui viene utilizzata. Grazie all’evoluzione culturale, in questi anni non si parla più di mezzi, ma di “risorse economiche”, che esprimono dunque una energia positiva al loro utilizzo.

Besta scrive la Scienza dell’amministrazione chiamandola ragioneria, poiché prima si dava per scontato che l’azienda fosse qualcosa facile da generare e quindi l’importanza non si dava alla gestione dell’azienda, ma al modo con cui bisognava amministrare e quindi memorizzare gli accadimenti, avendo un approccio più consuntivo che preventivo. Fino ai primi del ‘900 infatti era impensabile l’elaborazione di un budget, cercando di prevedere cosa sarebbe successo durante l’esercizio finanziario, ma ci si limitava a vedere solo gli accadimenti, facendo nascere, come detto, il sistema delle rilevazioni.

Economia aziendale: tre pilastri portanti

La ragioneria è quindi la madre di tutto e Zappa ha perfezionato tale scienza fino a definirla Economia aziendale, all’interno della quale è possibile individuare tre pilastri portanti: l’organizzazione, la gestione e la rilevazione dei dati, oggi non solo consuntiva, ma anche preventiva o previsionale, che fa nascere quello che si definisce budget, se annuale, oppure business plan, se a medio lungo termine. Il pilastro della rilevazione oggi si definisce Sistema informativo (insieme delle informazioni) e non necessariamente viene tenuto manualmente, ma si può avvalere anche di strumenti informatici e software (SAP).

La ragioneria rappresenta la scienza dell’amministrazione, che, come detto, studia le rilevazioni degli eventi aziendali esterni, che comportano quindi costi o ricavi, entrate o uscite, e quando è nata non aveva un corpo autonomo di regole in termini di gestione delle aziende, perché utilizzava il sistema delle rilevazioni consuntive. Il progresso, non solo della disciplina, ma anche dell’economia delle aziende, ha portato anche a prevenire quelli che sono gli eventi aziendali. Solo con l’evoluzione dovuta a Zappa si è capito che per poter adeguatamente gestire l’azienda occorre monitorare e prevedere i vari accadimenti, prendendo sempre più piede il concetto di “pianificazione”.

Perché un’azienda possa ritenersi tale, alcune dinamiche devono per forza esistere, come ad esempio acquistare/produrre prodotti e venderli, ma un’azienda non vive solo di acquisti, vendite, incassi e pagamenti, ma vi sono anche beni strumentali immobili e mobili utili all’attività. Tra le dinamiche aziendali quella principale è certamente quella reddituale, si è posta quindi l’attenzione sul reddito, che fa cambiare l’azienda da un esercizio all’altro, e sulle tecniche per puntare al suo aumento, prendendo corpo l’importanza di gestire l’azienda.

Si è partiti dalle rilevazioni fino ad arrivare alla stesura di un corpo di regole per la gestione dell’azienda. A questo si è aggiunto il fatto che ha assunto sempre più peso il ruolo delle risorse umane che precedentemente, identificate semplicemente come lavoratori, erano considerate alla pari delle merci e dei beni, arrivando così ad una maggiore sensibilizzazione, come detto, con l’avvento del socialismo.

Tipologie di aziende e gestione delle risorse

Le aziende possono distinguersi in aziende “for profit”, con l’obiettivo del conseguimento di un reddito, ed aziende “no profit”, con l’obiettivo del conseguimento della soddisfazione dei bisogni dei propri soci (es. per lo Stato soddisfare i propri cittadini). Nel momento in cui nasce, un’azienda deve innanzitutto prevedere le risorse di cui ha bisogno per raggiungere il fine a cui è preposta, nella loro composizione non solo quantitativa, ma anche qualitativa (es. personale qualificato) da cui dipenderà l’evoluzione aziendale. Si redige quindi un bilancio preventivo (budget o business plan).

Per esempio, per lo sviluppo di una “business idea” e l’avvio di un’attività si ha bisogno di mezzi quali un fabbricato, arredamenti, merci (detti beni tangibili), personale e servizi (detti beni intangibili) che, una volta quantizzato il loro valore, permette di stabilire preventivamente la quantità di fondi necessari, che potranno essere in parte propri (fonti proprie) e in parte di terzi (fonti di terzi), che costituiranno il cosiddetto capitale (netto o sociale).

Il patrimonio non è altro che l’insieme delle risorse, beni e servizi, di cui si compone l’azienda. Rappresentando tutti questi elementi all’interno di uno stato patrimoniale avremmo due componenti: a sinistra tutte le risorse che rappresentano le attività e a destra il patrimonio netto (fonti proprie) e le passività (fonti di terzi). Da questo prospetto è possibile ricavare l’equazione del capitale:

  • Attivo = Patrimonio Netto + Passivo
  • Patrimonio Netto = Attivo – Passivo
  • Attivo = Patrimonio Netto (qualora non esistessero debiti)

Nota bene: Nelle aziende private quando si pianifica si fa il budget, quando si consuntiva si fa il bilancio. Negli enti pubblici, lo Stato in primis, invece, c’è una inversione di terminologia, in quanto è possibile sostenere una spesa poiché deliberata ed approvata nel bilancio preventivo. In virtù degli stanziamenti previsti è possibile effettuare una spesa che verrà inserita nel rendiconto consuntivo di fine esercizio.

  • Azienda privata: 01 gennaio - Budget, 31 dicembre - Bilancio
  • Ente pubblico: Bilancio preventivo - Rendiconto consuntivo

Vien da sé che per ottenere un reddito bisogna partire dal patrimonio. Sommando il reddito generato al patrimonio iniziale si otterrà un nuovo patrimonio che, se il reddito è positivo, sarà maggiore, se il reddito è negativo, sarà inevitabilmente minore a quello iniziale.

Giuridicamente il patrimonio non è altro che l’insieme delle risorse, beni e servizi, di cui si compone l’azienda e che sono a disposizione di diritto (di proprietà) e di fatto (in godimento) di un soggetto aziendale (imprenditore privato/ente pubblico) in un dato momento (situazione statica).

Componenti del bilancio

Il bilancio si compone di due documenti, lo Stato patrimoniale ed il Conto economico. Lo stato patrimoniale è il documento dove viene rappresentato il patrimonio che rimane al termine di ogni esercizio, che fotografa la consistenza dell’azienda. Nel conto economico viene rappresentato ciò che rispetto all’esercizio precedente è stato consumato, ciò che accade nell’arco dell’esercizio finanziario, relativamente allo scambio di beni e servizi, i quali generano costi e ricavi.

I costi di esercizio non sono altro che “consumo di risorse” ed i mezzi che compongono il patrimonio rappresentano i fattori produttivi, che si distinguono in fattori a fecondità semplice e fattori a fecondità ripetuta. Infatti, vi sono beni che, nel loro immediato utilizzo, vengono subito consumati (es. materie prime) ed altri che invece non vengono consumati per intero, ma sono preposti ad essere utilizzati più volte.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

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