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Modulo 1: Emozioni

Young le definiva come episodi di disorganizzazione nel normale funzionamento dell’individuo. La ricerca contemporanea fonda un approccio funzionale delle emozioni, che sono mediatori della relazione tra organismo e ambiente. Ci aiutano a valutare l’ambiente, a regolare l’arousal, alla preparazione all’azione, a modellare il comportamento futuro e a migliorare l’interazione con gli altri.

Teoria periferica di James-Lange

L’emozione non è indotta dalla percezione dell’evento, ma dai cambiamenti corporei percepiti seguito l’evento. Per ciascuna emozione esiste una reazione a livello viscerale chiamata esperienza viscerale. Cannon però attacca questa teoria perché i cambiamenti viscerali sono troppo lenti e i visceri hanno scarsa sensibilità, inoltre la resezione dei collegamenti tra SNC e visceri non produce la scomparsa delle emozioni e l’induzione di reazioni fisiologiche non produce la comparsa delle emozioni.

Ipotesi del feedback facciale

Di Ekman, Tomkins e Izard: indossare una certa emozione aiuta a produrre un’emozione congruente con quell’espressione. Ekman sostiene una versione forte in cui una configurazione facciale può elicitare un’emozione, la versione debole sostiene che il feedback facciale aumenti l’intensità e la durata dell’emozione.

Paradigma dell’esagerazione-inibizione

L’esperienza emotiva risulta intensificata se l’espressione è esagerata, inibita se l’espressione non è congruente.

Teoria vascolare dell’efferenza emotiva di Zajonc

I muscoli facciali influenzano l’afflusso di sangue venoso nel volto, ciò cambia la termoregolazione cerebrale perché contribuisce al raffreddamento del sangue arterioso che arriva al cervello e quindi influenza la temperatura della regione talamica che influenza sintesi e rilascio di particolari neurotrasmettitori. Il raffreddamento ipotalamico è associato ad emozioni positive, il risaldamento a stati negativi.

Teoria centrale di Cannon-Bard

A seguito dell’esposizione ad uno stimolo le informazioni arrivano dalla corteccia cerebrale al talamo, dove inizia la risposta emotiva. Il talamo invia un segnale al sistema nervoso autonomo e inizia l’arousal e invia anche segnali alla corteccia cerebrale riguardo la natura dell’emozione provata producendone la consapevolezza.

Teoria cognitivo-motivazionale di Schachter e Singer

Per la prima volta componente psicologica. L’emozione nasce dall’arousal e dal riconoscimento dell’arousal. Attribuzione erronea e transfer di eccitazione di Schachter: se un individuo attribuisce la sua attivazione ad un evento neutro l’intensità del suo stato emotivo sarà attenuata (attribuzione erronea), l’individuo può attribuire il resto dell’attivazione fisiologica all’evento successivo (transfer di eccitazione).

Teorie dell’appraisal, da Scherer

Appraisal: atto diretto e immediato che implica la percezione e del quale si diviene consapevoli soltanto a processo concluso e non implica atti di riflessione. Frijda enuncia:

  • Legge del significato situazionale, le emozioni cambiano quando cambiano i significati.
  • Legge dell’interesse, le emozioni nascono in risposta ad eventi importanti per l’individuo.

L’appraisal avviene in funzione di alcune dimensioni, Magda Arnold lo definiva come elemento che completa la percezione e che ci consente di capire subito se una situazione è spiacevole, se è presente e se facilita il raggiungimento di uno scopo o l’evitamento di uno stimolo dannoso.

Prospettiva dimensionale di Wundt

I sentimenti variano lungo tre assi: gradevolezza/sgradevolezza, eccitazione/calma, tensione/rilassamento. L’emozione è vista come un’esperienza in continua evoluzione di profili di appraisal.

Il mero effetto espositivo di Zajonc: è possibile sperimentare delle emozioni senza la presenza di elementi cognitivi, per esempio la paura per un topo.

Teorie evoluzionistiche

Da Darwin: espressioni facciali hanno un carattere innato e universale. Sono mezzi per segnalare i nostri stati interni essenziali per le situazioni di emergenza. Le emozioni di base sono regolate da meccanismi innati su base genetica. Le altre emozioni, dette secondarie, derivano dalla combinazione delle primarie.

C’è una prospettiva categoriale: emozioni concepite come categorie separate, come processi precodificati, animali (primati) e umani hanno le stesse risposte che hanno una funzione adattiva ed insorgono in modo rapido.

Core affect di Russel: stato emotivo di base ancora privo di un oggetto specifico. Ci sono dei primitivi che possiamo vedere in due dimensioni: “piacevolezza/spiacevolezza” e “attivazione/deattivazione”. La combinazione di questi due ci dà uno stato di base non riflessivo, nel momento in cui viene direzionato verso un oggetto prende la forma di emozione. Comprende le emozioni, ma non si esaurisce con esse, infatti ci sono anche degli stati non emotivi (affaticato).

Gli oggetti hanno delle proprietà affettive, esse appartengono agli stimoli e sono in grado di modificare il core affect. Si verifica una modificazione del core affect, questa innesca la ricerca di una causa (oggetto) e avviene l’attribuzione di questo cambiamento ad una causa specifica (oggetto) il cui valore edonico corrisponde a quello del core affect.

Teoria del marcatore somatico di Damasio

Il modo predisposto dall’evoluzione per consentire all’uomo di adottare risposte comportamentali agli stimoli ambientali che ne favoriscano la sopravvivenza. L’amigdala associa le caratteristiche dello stimolo con gli stati corporei attivati dallo stimolo stesso.

Le emozioni primarie sono qualcosa di innato e sono innescate da induttori primari (stimoli innati o appresi che se presenti nell’ambiente obbligatoriamente causano una risposta somatica). Le emozioni secondarie nascono quando iniziamo a provare sentimenti e associamo categorie di oggetti e situazioni con le emozioni primarie. Usiamo le emozioni per marcare l’informazione percettiva. Damasio descrive pazienti con lesioni all’amigdala incapaci di provare paura.

Componenti del processo emotivo

  • Appraisal
  • Arousal, ergotropico (stimolazione del sistema simpatico, preparazione all’azione), trofotropico (sistema parasimpatico, risposta di rilassamento). Può essere misurato misurando l’attività elettrodermica causata dalla maggiore o minore attività delle ghiandole sudoripare.
  • Tendenza all’azione
  • Comportamento espressivo
  • Feeling, componente esperienziale

James vede l’arousal come una risposta aspecifica nella quale è possibile distinguere gradi di intensità, mentre la qualità dell’emozione è determinata da processi di tipo cognitivo.

Basi neuronali delle emozioni

Circuito di Papez (talamo anteriore, ipotalamo, giro cingolato, ippocampo), venne poi integrato da MacLean con amigdala, nuclei del setto, porzioni della corteccia orbito-frontale e porzioni dei gangli della base.

Cervello emotivo di LeDoux: lo stimolo passa dapprima in una via sottocorticale (dal talamo all’amigdala) e ne vengono colte le caratteristiche più salienti utili per reagire velocemente in una situazione pericolosa (appraisal primario), poi in un circuito corticale (talamo-corteccia sensoriale-amigdala) grazie al quale c’è una successiva valutazione dello stimolo, attribuzione di significato e valutazione delle risposte più appropriate da emettere (appraisal secondario).

Dalla neurologia arrivano conferme che il cervello non ha un singolo centro per l’elaborazione delle emozioni che si pensava essere nel sistema limbico.

Valutazione cognitiva dell’antecedente emotivo di Lazarus

Ciò che determina l’inizio di un’esperienza emotiva è un processo di valutazione cognitiva in cui elementi esterni sono trasformati in qualcosa di significante per l’individuo e il significato attribuito agli eventi dà forma alle emozioni.

Ci sono tre stadi:

  • Valutazione primaria, valutazione grado di pertinenza per gli interessi dell’individuo.
  • Valutazione secondaria, valutazione del coping
  • Coping.

Stimulus evaluation checks, SECs, Scherer: ogni evento viene valutato secondo una sequenza lineare e progressiva costituita da 5 stadi:

  • Novità
  • Valenza edonica
  • Pertinenza con lo scopo
  • Coping
  • Immagine sociale

C’è una multimodalità per l’espressione emotiva.

Tesi innatista espressioni facciali Tomkins

Configurazioni innate differenziano ciascuna emozione di base indipendentemente dalla cultura di appartenenza. Approccio culturale Birdwhistell: c’è una variazione del comportamento espressivo in base alla cultura, quindi le espressioni facciali sono apprese.

Ricerche successive di Russel hanno criticato il metodo di verifica in quanto venivano usate immagini con persone che emulavano un’emozione senza provarla davvero e dando una piccola lista di risposte. A fronte di questi dati la tesi universalista viene indebolita a favore dell’interazione tra fattori innati e culturali.

Teoria neuro-culturale Ekman

Ci sono due fattori, uno di natura neurofisiologica, infatti ogni emozione di base è caratterizzata da un programma facciale innato. Il secondo fattore sono le display rules, sono 4 (intensificazione, deintensificazione, neutralizzazione e mascheramento).

Approccio molare Ekman: espressioni facciali come configurazioni di movimenti fissi distinti e specifici per ciascuna emozione. Ekman infatti crea il Facial action coding system (FACS) composto da 40 unità d’azione che creano con degli elettrodi i movimenti visibili dei muscoli del volto comprendendo ogni emozione. Ha individuato la configurazione protopitipa di ciascuna emozione.

Approccio molecolare: espressioni facciali come il progressivo processo di appraisal. Non c’è interesse nell’individuazione di configurazioni statiche, ma si mira all’analisi dinamica dell’espressione facciale come indicatore del processo di appraisal.

Prospettiva emotiva Ekman e Izard: le espressioni facciali hanno valore emotivo in quanto manifestazioni immediate e involontarie delle emozioni. Isomorfismo: ciascuna emozione di base è caratterizzata da un programma facciale.

Prospettiva comunicativa Fridlund: la sua teoria dell’ecologia comportamentale dice che le espressioni facciali hanno in primis una funzione comunicativa in quanto manifestano le intenzioni del soggetto e hanno un valore sociale. Le espressioni sono intensificate se siamo in compagnia ed è importante il contesto per interpretarle.

Emozioni e azione

Frijda: le emozioni possono essere distinte in base a specifici cambiamenti della prontezza all’azione (action readiness). Gli stati di prontezza all’azione costituiscono il cuore dell’emozione, ci sono 4 proprietà che caratterizzano gli stati di propensione all’azione:

  • Object relatedness, azioni per mantenere, cessare o modificare la relazione con l’oggetto, l’ambiente.
  • Finalità, la prontezza all’azione serve per raggiungere uno scopo particolare.
  • Control precedence, lo stimolo emotigeno e l’azione ad esso collegata assumono un carattere di priorità rispetto ad altri stimoli o all’attività interna in corso.
  • Behaviour prosody, caratteristiche temporali del comportamento, come la velocità di esecuzione.

Feeling: esperienza soggettiva

Scherer lo definisce come la rappresentazione cognitiva soggettiva che riflette la propria esperienza unica di cambiamenti a livello mentale e corporeo quando ci si confronta con un particolare evento. Per valutarla serve un self-report, per definirle si possono usare differenti parole, ci sono due mappe proposte:

La prima tipologia è categoriale, emozioni come categorie distinte e separate e si riferiscono ad elenchi di etichette che corrispondono a stati emotivi di base (arrabbiato). La seconda comprende i modelli dimensionali del vissuto soggettivo di Wundt.

Modello circonflesso di Russel: in questo modello dimensionale le diverse emozioni sono rappresentate da punti disposti approssimativamente lungo una circonferenza. Poi ha formulato il core affect.

La cultura costituisce un’importante griglia di lettura della realtà, le emozioni umane, pur prevedendo in alcuni casi meccanismi naturali in risposta non sono incontrollabili. La regolazione emotiva è il processo attraverso cui gli individui sono in grado di influenzare quali emozioni provano, quando e come le sperimentano e le esprimono. C’è una regolazione intraindividuale e una interindividuale, ci sono diverse strategie:

  • Manipolazione dell’appraisal
  • Informazione preparatoria, riduce il livello di novità, aumenta la capacità di coping.

Modello processo di Gross: vede l’emozione come una valutazione cognitiva dell’antecedente. Il processo di regolazione passa attraverso due strategie differenti:

  • Antecedent focused
    • Selezione della situazione
    • Tentare di modificare la situazione
    • Spostamento dell’attenzione
    • Reappraisal
  • Response focused
    • Soppressione
    • Inibizione
    • Mascheramento
    • Intensificazione

La regolazione inter-individuale riguarda il modo in cui le emozioni regolano le interazioni e il modo in cui le emozioni sono controllate dall’interazione.

Linguaggio

Triangolo semiotico: rappresenta la natura composta del segno, composto da espressione (cane), referente (quadrupede) e contenuto (immagine del cane). Segno come equivalenza: stabilisce una relazione di identità fissa per espressione e contenuto, quindi il segno è l’unione di un’immagine acustica (significante) con un’immagine mentale (significato o contenuto). È un rapporto fisso e non modificabile, ciò implica una forte idea di codice.

Codice: sistema regolato da segni i cui significati sono arbitrariamente stabiliti e posti per convenzione, per esempio una lingua.

Segno come inferenza: la relazione del segno col significato è stabilita dal contesto. Bisogna capire l’intenzione comunicativa, parliamo di funzione segnica. Funzione segnica: quando un elemento espressivo è correlato ad un contenuto che può variare al variare del contesto comunicativo.

Modello matematico della comunicazione

Comunicazione vista come un processo di trasmissione dell’informazione attraverso un trasmettitore (apparato vocale, ciò che ci permette la trasformazione del messaggio in segnali fisici), lungo un canale (il mezzo, per esempio il filo del telefono), più o meno disturbato, a un destinatario, grazie ad un recettore (dispositivo che permette la conversione del segnale in qualcosa di comprensibile per il destinatario).

Nelle sue successive formulazioni vengono aggiunti: la ridondanza (ripetizione del messaggio durante la fase di codifica al fine di favorirne la codifica stessa), il filtro (selezione di alcuni aspetti del segnale), il feedback. Si dà per scontato in questo modello il possesso di un codice di trasmissione e la volontà da parte del ricevente di decodificarlo.

Teoria degli atti linguistici di Austin

Distingue l’atto linguistico in tre livelli corrispondenti ai tre tipi di azione che compiamo parlando.

  • Atto locutorio: l’atto di dire qualcosa, l’azione che si compie col fatto stesso di parlare. (pronunciazione sacerdote al matrimonio)
  • Atto illocutorio: l’atto nel dire qualcosa, corrisponde alle intenzioni comunicative del parlante. (intenzione del sacerdote di unire in matrimonio due persone)
  • Atto perlocutorio: atto con il dire qualcosa, il dire produce sempre effetti e conseguenze. (realtà delle due persone sposate realmente mutata)

Ogni atto di comunicazione verbale avviene all’interno di un contesto, il modello pragmatico dice che testo e contesto si definiscono contemporaneamente durante la comunicazione. Il significato di un messaggio è il risultato di un’azione interpretativa compiuta in modo interdipendente in un contesto preciso. Wittgenstein nel ‘53 aveva messo in evidenza il senso di una parola si può cogliere solo all’interno di un contesto.

Intenzione reciproca di Grice: la comunicazione è un processo costituito da un emittente che ha intenzione di far sì che il ricevente pensi o faccia qualcosa, operando in un modo tale che il ricevente riconosca che l’emittente sta cercando di causare in lui quel pensiero o quell’azione. Secondo lui una buona comunicazione si basa sul principio di cooperazione che ha 4 massime:

  • Massima di qualità, non dire cose che credi false.
  • Massima di quantità, non fornire un contributo più informativo del necessario.
  • Massima di relazione, fornire contributi pertinenti.
  • Massima di modo, essere brevi e procedere in un modo ordinato.

C’è uno scarto fra il dire e il significato e deve essere colmato attraverso un’implicatura conversazionale, cioè lo sforzo di andare oltre il significato letterale di un enunciato.

Modello ostensivo-inferenziale di Sperber e Wilson

Comunicare consiste nel rendere manifesta al destinatario la propria intenzione di rendergli manifesta un’informazione. Un’informazione pertinente richiede meno sforzo cognitivo per essere trattata. Stimolo ostensivo, ostensione: condotta che rende manifesta l’intenzione di rendere manifesto qualcos’altro. Affermare che è appena passato il lattaio come risposta a “che ore sono?” significa rendere manifesta (ostendere) l’intenzione di far sapere all’altro che lui sa a che ora passa il lattaio. Intenzione informativa: intenzione di informare l’altro di qualcosa. Intenzione comunicativa: informare il destinatario della propria intenzione informativa.

We-intention di Searle: intenzione comunicativa collettiva che non può essere raggiunta da soli.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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