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Esame psicologia generale

Prof.ssa Piccardi - Università degli Studi dell'Aquila

Capitolo 1 - Psicologia: evoluzione di una scienza

Nel 1860 accadevano molte cose negli Stati Uniti. All’epoca William James aveva 18 anni, iscritto alla facoltà di medicina, solo per ricevere approvazione da parte della sua famiglia. Dopo pochi mesi, mette da parte gli studi per unirsi a una spedizione in Amazzonia, avventura che, nonostante gli permise di imparare molto sulle sanguisughe, non lo aiutò a concentrarsi sullo studio della medicina.

La sua conoscenza di cinque lingue lo spinse a mettersi in viaggio per l’Europa, dove venne a conoscenza di una nuova scienza, la psicologia, disciplina che approcciava in modo moderno e scientifico domande senza tempo sulla natura umana, a lui familiari, che fino ad allora erano state terreno di poeti e filosofi. Pieno di entusiasmo per questa nuova scienza, James tornò in America, si laureò in medicina senza mai praticarla e dedicò il resto della sua vita alla filosofia e alla psicologia. La sua opera fondamentale "Principi di psicologia" resta uno dei testi più importanti e influenti mai scritti sull’argomento, molto letto ancora oggi.

Se William James (1842-1910) oggi fosse in vita, si stupirebbe dei progressi fatti dalla scienza che lui stesso contribuì a creare. Ai suoi tempi la psicologia non era ancora una scienza, ovviamente James non fu il primo a riflettere sulla natura umana. Per oltre 2000 anni è stata oggetto di riflessione di numerosi pensatori, infatti la moderna psicologia riconosce che le sue radici affondano nella filosofia.

Le radici della psicologia: il percorso storico verso una scienza della mente

La psicologia è lo studio scientifico della mente e del comportamento. Con il termine “mente” ci si riferisce alla nostra personale esperienza interiore di percezioni, pensieri, ricordi e sentimenti che danno forma a un incessante flusso di coscienza. Con il termine "comportamento" si fa riferimento alle azioni osservabili di animali ed esseri umani. La psicologia si pone l’obiettivo di affrontare, con metodi scientifici, interrogativi sulla mente e sul comportamento. Per comprendere la moderna psicologia, occorre conoscere quella del passato.

Gli antenati della psicologia: i grandi filosofi

Platone (428-437 a.C.) e Aristotele (384-322 a.C.) furono tra i primi a indagare molte delle questioni di cui gli psicologi si occupano ancora oggi. Platone sosteneva l’innatismo, credeva cioè che certi tipi di coscienza siano innati o connaturati, come ad esempio la capacità di impadronirsi del linguaggio nel bambino senza aver ricevuto alcuna istruzione formale. Aristotele riteneva la mente del bambino una sorta di “tabula rasa” ed era sostenitore dell’empirismo filosofico, secondo cui tutte le conoscenze si acquisiscono attraverso l’esperienza.

Il dibattito sull’importanza dei fattori nature (biologico-disposizionali) e nurture (ambientali) sull’individuo è aperto ancora oggi, in particolare in psicologia dello sviluppo. Oggi sono comunque ben pochi gli psicologi a sostenere che le risposte dipendano da uno solo dei due fattori. I filosofi antichi utilizzavano un approccio che non prevedeva alcun metodo di verifica delle teorie proposte. Nella psicologia moderna, la capacità di verificare una teoria è il fondamento dell’approccio scientifico ed è alla base per poter trarre conclusioni.

Dal cervello alla mente: la pattuglia francese

Già attraverso il dualismo platonico, Psiche (anima) e Soma (corpo), si apre il dibattito sul nesso tra il cervello e la mente. Secondo René Descartes (1596-1650), corpo e mente sono cose di natura differente: il corpo è fatto di sostanza materiale, la mente (o anima) di sostanza spirituale. Il filosofo inglese Thomas Hobbes (1586-1679) sosteneva che corpo e mente non sono cose diverse, piuttosto la mente è ciò che il cervello fa.

Franz Joseph Gall (1758-1828) pensava che cervello e mente fossero collegati. Attraverso l’osservazione del cervello di uomini e animali, morti di malattia oppure sani, adulti o bambini, trovò che spesso l’abilità mentale aumentava all’aumentare delle dimensioni del cervello e diminuiva se quest’ultimo aveva subito un danno (i suoi risultati relativi al danno cerebrale sono ritenuti validi ancora oggi). Grazie ai suoi studi, Gall arrivò a sviluppare una teoria psicologica nota come frenologia, secondo la quale specifiche abilità mentali sono localizzate in specifiche aree del cervello.

Gall spinse però la sua teoria fino ad estremi assurdi, arrivando a sostenere che la dimensione delle protuberanze o delle rientranze del cranio rifletteva la dimensione delle aree cerebrali sottostanti e le relative abilità, perdendo completamente di vista il fatto che le protuberanze del cranio non rivelano nulla sulla forma del cervello. Presto la frenologia venne screditata e lasciò il posto a teorie di altri scienziati francesi che cominciarono a stabilire una relazione tra mente e cervello con metodi più convincenti.

Il biologo Marie Jean Pierre Flourens (1791-1867) iniziò ad asportare chirurgicamente parti specifiche del cervello di vari animali. In questo modo riuscì ad affermare, quello che già iniziava a non essere più una sorpresa, cioè che le loro azioni e i loro movimenti differivano da quelli degli animali con i cervelli intatti. Il chirurgo francese Paul Broca, grazie al lavoro con il paziente Louis Victor Leborgne, comprese che il danno subito in una specifica area del cervello comprometteva una specifica funzione mentale, ponendo alla luce una chiara dimostrazione del nesso che univa mente e cervello. Broca e Flourens furono i primi a dimostrare che la mente si fonda su una sostanza materiale.

Lo strutturalismo: il primo passo verso il metodo scientifico

Grazie al lavoro di scienziati tedeschi con una specifica formazione in fisiologia, che è lo studio dei processi biologici, soprattutto del corpo umano, la psicologia del XIX secolo fece grandi passi avanti. L’interesse di William James si posò su due fisiologi in particolare: Hermann Von Helmholtz (1821-1894) e Wilhelm Wundt (1832-1920) che avevano iniziato ad utilizzare i metodi fisiologici per misurare le capacità mentali.

Helmholtz misura la capacità delle risposte

Helmholtz adattò il metodo, da lui sviluppato, con cui misurava la velocità degli impulsi nervosi nella zampa di rana, allo studio degli esseri umani. Addestrando i soggetti sperimentali a reagire a uno stimolo applicato a parti diverse della gamba, registrava i tempi di reazione, cioè la quantità di tempo impiegata per rispondere. Questo lo portò a scoprire che la differenza tra i tempi di reazione rilevati dalla stimolazione di due parti diverse della gamba gli permetteva di valutare il tempo che impiegava un impulso per arrivare al cervello. Helmholtz dimostrò che anche il tempo di reazione poteva essere un utile strumento per lo studio di mente e cervello e smontò la tesi di molti scienziati del XIX secolo che sosteneva l’istantaneità dei processi mentali.

Wundt apre il primo laboratorio di psicologia

Nonostante il contributo di Helmholtz, gli storici attribuiscono a Wundt, suo assistente, la nascita della psicologia. Wundt tenne all’Università di Heidelberg quello che probabilmente fu il primo corso di psicologia fisiologica e aprì a Lipsia il primo laboratorio dedicato esclusivamente agli studi psicologici. Questo avvenimento, nel 1879, segna la data di nascita ufficiale della psicologia come scienza indipendente. Il nuovo laboratorio attrasse ben presto giovani studiosi da ogni parte del mondo.

Wundt riteneva che la psicologia scientifica dovesse concentrarsi sull’analisi della coscienza, cioè dell’esperienza soggettiva che ogni individuo fa del mondo e della mente. Sviluppò, insieme ai suoi studenti, un approccio definito successivamente strutturalismo, cioè l’analisi degli elementi fondamentali che costituiscono la mente. Wundt elaborò tale approccio dall’osservazione del modo in cui i chimici tentavano di comprendere la struttura della materia, scomponendo le sostanze naturali nelle loro componenti elementari. L’approccio strutturale di Wundt consisteva nello scomporre la coscienza in sensazioni ed emozioni elementari.

L'introspezione: un tentativo di misurare la coscienza

In ogni momento, nel flusso della coscienza, naviga ogni genere di cose e Wundt cercò di analizzare tutto in maniera sistematica, usando il metodo dell’introspezione, cioè l’osservazione soggettiva dell’esperienza personale. In uno dei tipici esperimenti, lo sperimentatore somministrava ai soggetti sperimentali, di solito studenti, uno stimolo (un suono o un colore) e si chiedeva poi ai soggetti sperimentali di riferire la loro esperienza, senza fornire interpretazioni.

Wundt cercò anche di descrivere attentamente le sensazioni associate alle percezioni elementari, analizzando il nesso tra emozioni e sensazioni. Insieme ai suoi studenti, sperava di poter svelare la struttura fondamentale dell’esperienza cosciente. Per ottenere delle stime oggettive dei processi di coscienza, al metodo dell’introspezione unì la misurazione dei tempi di reazione, usando una tecnica simile a quella usata da Helmholtz. La sperimentazione di Wundt aprì nuovi orizzonti alla psicologia, e la tecnica della misurazione dei tempi di reazione si è rivelata molto utile anche per la moderna psicologia.

Titchener diffonde lo strutturalismo nel Nord America

Molti psicologi europei e americani si recavano a Lipsia per studiare con Wundt. Tra i più eminenti ci fu Edward Titchener (1867-1927), che dopo due anni di lavoro a Lipsia fondò, presso la Cornell University, che espone ancora oggi il suo cervello, un proprio laboratorio di psicologia. Titchener portò in America alcuni elementi dell’approccio di Wundt, introducendo alcuni cambiamenti. Mentre Wundt poneva il suo interesse sui rapporti tra gli elementi fondamentali della coscienza, Titchener si concentrava sull’identificazione di quegli elementi. Nel suo manuale, intitolato "Aspetti essenziali della psicologia", propose una lista di oltre 44.000 qualità elementari dell’esperienza cosciente, per la maggior parte visive e uditive. Titchener non fu il primo a cercare di identificare gli elementi della coscienza; nel XVII secolo Robert Fludd, medico e artista, fece lo stesso tentativo.

L'emergere di difetti

A causa del metodo introspettivo, l'approccio strutturalista divenne sempre meno influente, si pensava che non fosse possibile, attraverso la sola introspezione, identificare gli elementi fondamentali dell’esperienza cosciente. Uno dei più noti fra gli scettici fu William James.

Il funzionalismo: i processi mentali come adattamenti

Nel 1875 William James tenne quello che fu il primo corso di un’Università americana ispirato alla nuova psicologia sperimentale di Wundt, con il quale concordava in alcuni punti, ma dissentiva dalla visione wuntiana della possibilità di scomporre la coscienza in parti elementari. Secondo James, tentare di isolare un particolare momento di coscienza per poi analizzarlo era come distorcere la natura della coscienza, che per lui era più simile a un flusso continuo. James optò allora per un approccio diverso e sviluppò quello che prese il nome di funzionalismo, cioè lo studio di come i processi mentali consentono alle persone di adattarsi all’ambiente.

Mentre lo strutturalismo esaminava la struttura dei processi, il funzionalismo voleva indagare quali funzioni svolgessero quei processi.

James trae ispirazione da Darwin

Il pensiero di James fu ispirato dalla lettura di Charles Darwin (1809-1882). Secondo l’ottica della selezione naturale, James considera le abilità mentali come adattive, perché erano d’aiuto per l’essere umano nella risoluzione dei problemi. Aumentando le probabilità di sopravvivenza, si erano quindi evolute. James sostenne anche che la coscienza doveva assolvere a qualche funzione biologica e che il compito degli psicologi consistesse nel capire quali fossero queste funzioni. Wundt non approvò l’approccio di James.

Hall campione del funzionalismo

In breve tempo il funzionalismo attrasse numerosi seguaci, soprattutto in Nord America, dove le idee di Darwin erano molto influenti. Nel 1881 G. Stanley Hall (1844-1924), che era stato allievo sia di Wundt che di James, aprì il primo laboratorio della Johns Hopkins University. La sua attività si concentrò sull’età evolutiva e sull’educazione. Secondo Hall, lo sviluppo del bambino avviene per fasi che ripercorrono il cammino evolutivo della specie, quindi le abilità mentali di un bambino piccolo sono simili a quelle dei nostri progenitori. Hall fondò la prima rivista di psicologia degli Stati Uniti ed è stato il primo presidente della prima organizzazione nazionale di psicologi negli Stati Uniti. L’intensa attività di James e Hall portò il funzionalismo a essere, negli anni ’20 del XX secolo, l’approccio psicologico dominante nel Nord America.

Nel mondo reale: come migliorare le abilità di studio

Per acquisire nuove informazioni è necessario avere un ruolo attivo nell’apprenderle, facendo cose come ripetere, interpretare e verificare quanto si riesce a ricordarle. Si tratta delle cose che gli psicologi chiamano “difficoltà desiderabili”.

  • Usare la ripetizione, cioè il ripetere dentro di sé le cose da imparare. La ripetizione è un’utile forma manipolativa delle informazioni. Secondo gli psicologi, la ripetizione intervallata è particolarmente efficace, questa consiste nel ripetere tra sé le informazioni a intervalli di tempo sempre più lunghi.
  • Interpretare il materiale, cioè pensare al contenuto delle informazioni e riflettere sul loro significato. Il solo atto di riflettere garantirà buona memoria.
  • Costruire nel tempo, cioè il ripasso a intervalli regolari.
  • Verificare le conoscenze.
  • Individuare i punti importanti.
  • Organizzare il materiale per concetti chiave.
  • Dormire, ricerche dimostrano che il sonno aiuta a formare ricordi duraturi, aiuta in particolare la memorizzazione di informazioni importanti.

Lo sviluppo della psicologia clinica

Più o meno contemporaneamente all’elaborazione di strutturalismo e funzionalismo, psicologi che operavano in ospedali o strutture private, iniziarono a studiare persone con disturbi psicologici. Partendo dal presupposto che si resero conto che, anche in campo psicologico, per capire come una cosa funziona occorre esaminarla quando si guasta, le loro osservazioni furono determinanti per la nascita della psicologia clinica.

Le lezioni emerse dal lavoro con i pazienti

I medici francesi Jean Martin Charcot (1825-1893) e Pierre Janet (1859-1947) rivelarono dati sorprendenti grazie all’osservazione di pazienti che manifestavano una condizione allora chiamata isteria. I pazienti isterici presentavano sintomi tipici che sparivano temporaneamente se i medici riuscivano a indurli in uno stato di ipnosi. Wundt, Titchener e gli altri psicologi che lavoravano in laboratorio non ritenevano queste condizioni oggetto di indagine per la psicologia scientifica. William James pensava invece che questi disturbi potevano essere utili per capire la natura della mente. Le sue osservazioni sulla possibilità per il cervello di creare molti “Se” consci, ma inconsapevoli dell’esistenza degli altri, e i lavori di Charcot accesero l’immaginazione di un giovane, Sigmund Freud.

Freud elabora la teoria psicoanalitica

Al ritorno a Vienna, dopo aver lavorato alla clinica di Charcot, Freud continuò a lavorare con i pazienti isterici. Lavorando con Joseph Breuer e condividendo con lui l’esperienza dei suoi pazienti, il più noto fu il caso di Dora, Freud ebbe modo di sviluppare le sue personali teorie. Freud teorizzò che all’origine di molti sintomi, ci fossero delle esperienze infantili rimosse dalla memoria e che il potente influsso esercitato da questi ricordi, apparentemente perduti, rivelava l’esistenza di una mente inconscia.

Per Freud l’inconscio è la parte della mente che opera al di fuori della consapevolezza conscia, ma che influenza pensieri, azioni e sentimenti consci. Sulla base di questa intuizione, elaborò la teoria psicoanalitica, sulla quale sviluppò una terapia che chiamò psicoanalisi, la quale ha come scopo quello di far emergere l’inconscio. Freud si propose di farlo usando il metodo delle libere associazioni. All’inizio del XX secolo Freud e una schiera sempre crescente di seguaci fondarono il movimento psicoanalitico, che vide in Jung e Adler due figure di spicco, che ben presto però si distaccarono dalle idee del padre della psicoanalisi. I motivi del distacco sono da ricondurre alla convinzione di Freud che tutto potesse essere ricondotto alla sfera sessuale. Gli psicoanalisti svilupparono le loro idee fuori dalle Università e lontano dall’approccio sperimentale, sebbene James lavorasse in ambito accademico concordava con Freud sul fatto che le aberrazioni mentali fornissero indizi importanti sulla natura della mente.

La nascita della psicologia umanistica

L’influenza di Freud andò lentamente diminuendo, in parte a causa della sua visione piuttosto pessimistica della natura umana, per Freud...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Piccardi Laura.
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