Psicologia dello sviluppo
Testo di: John W. Santrock
Capitolo
La natura dello sviluppo infantile
Sviluppo infantile: ieri e oggi
Lo sviluppo è costituito dalle dinamiche di quel processo di cambiamento che comincia con il concepimento e si dipana lungo tutto l’arco della vita. La maggior parte dello sviluppo è costituita da periodi di crescita, anche se non mancano quelli di decadimento. Ovunque, ormai, lo sviluppo dei bambini è al centro dell’attenzione pubblica. Tuttavia, l’interesse per lo sviluppo infantile è stato discontinuo.
Prospettive storiche sull’infanzia
L'infanzia viene ormai vista come un periodo della vita così particolare che è difficile immaginare che non sia sempre stata considerata nettamente separata dalla vita adulta. Tuttavia, nell’Europa medievale, la legge generalmente non faceva distinzioni tra i crimini commessi da minori e quelli perpetrati da adulti.
I periodi più recenti della storia europea sono stati affetti tre approcci filosofici sull’infanzia che la dipingevano facendo riferimento ai concetti di peccato originale, tabula rasa e bontà innata:
- Nella prospettiva del peccato originale, sostenuta principalmente nel medioevo, i bambini appena nati erano considerati creature malvagie. Il fine dell’educazione era di offrire loro salvezza, di rimuovere il peccato dalla loro vita;
- Verso la fine del 17 secolo, il filosofo inglese John Locke ha formulato la prospettiva della tabula rasa. Egli sosteneva che i bambini erano come delle tavolette raschiate. Locke era convinto che le esperienze infantili fossero importanti nel determinare le caratteristiche della persona adulta. Consigliava ai genitori di trascorrere del tempo con i loro figli per aiutarli a diventare membri attivi della società;
- Nel 18 secolo, il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau formulò la prospettiva della bontà innata. Sosteneva che i bambini erano innatamente buoni e che dovrebbe essere loro permesso di crescere in modo naturale, limitando al minimo il controllo e le restrizioni da parte dei genitori.
Oggi, la visione occidentale dell’infanzia afferma che essa è un periodo molto importante e distinto che pone le basi della vita adulta ed è completamente distinta da essa.
Lo studio moderno dello sviluppo infantile
L'età moderna dello studio dello sviluppo infantile è cominciata a partire da alcuni importanti progressi risalenti alla fine del 1800. Da allora, lo studio dello sviluppo infantile si è evoluto fino a diventare una scienza sofisticata caratterizzata da teorie complesse e da raffinate tecniche. Questa nuova era ha avuto inizio durante gli ultimi anni del 19 secolo, quando si è verificato un cambiamento fondamentale nell'approccio alla psicologia umana, che non era più strettamente filosofico ma includeva osservazioni ed esperimenti sistematici.
Metodi per una nuova scienza
La maggior parte dei primi psicologi si era formata o nel campo delle scienze naturali quali la biologia o la medicina, o in filosofia. Gli studiosi delle scienze naturali sottolineavano l’importanza degli esperimenti e delle osservazioni attendibili. Tuttavia, questi scienziati non erano certi che le persone, e ancor meno i bambini o i neonati, potessero essere studiati in questo modo.
L'impasse fu superato quando alcuni pensatori coraggiosi cominciarono a sperimentare nuovi metodi per studiare i neonati, i bambini e gli adolescenti. Per esempio, verso la fine del secolo, lo psicologo Alfred Binet elaborò molti compiti per studiare l’attenzione e la memoria. Alla fine, collaborò alla stesura del primo test dell'intelligenza (il test di Binet). Più o meno nello stesso periodo, G. Stanley Hall fu un pioniere nell’uso dei questionari con ampi gruppi di bambini. Più tardi, egli avviò ricerche sullo sviluppo infantile. I centri di ricerca presso le università del Minnesota, California, Columbia e Toronto diventarono famosi per le loro indagini sul gioco, sulle dinamiche dell’amicizia, sulle paure, sull’aggressività, sul conflitto e sulla socializzazione nei bambini. Un altro osservatore di bambini fu Arnold Gesell. Tramite la sua cupola fotografica, Gesell poté osservare sistematicamente il comportamento dei bambini senza interrompere le loro attività.
Il lavoro di questi esperti nello studio dei bambini rappresentò l’inizio dello studio diretto dei bambini, in cui i ricercatori osservano direttamente il loro comportamento, conducono esperimenti e ottengono informazioni su di essi, rivolgendosi ai loro genitori e insegnanti.
Teorie per una nuova scienza
Le idee di Gesell furono influenzate dalla teoria evoluzionistica di Charles Darwin. Egli sosteneva che alcune caratteristiche dei bambini sbocciano grazie a una programmazione biologica legata alla maturazione. La teoria evoluzionistica influenzò anche G. Stanley Hall, il quale ipotizzò che lo sviluppo infantile si verifichi in fasi, con motivazioni e capacità diverse per ogni stadio. Le fasi sono un elemento importante anche nel ritratto che Sigmund Freud fa dello sviluppo infantile. Secondo la teoria psicoanalitica di Freud, i bambini sono raramente consapevoli delle motivazioni e delle ragioni dei loro comportamenti, e la maggior parte della loro attività mentale è inconscia. Freud ipotizzò che il bambino attraversi una serie di fasi, caratterizzate da un conflitto tra pulsioni biologiche e le esigenze sociali.
Una prospettiva contrastante, che acquistò visibilità negli anni 20 e 30, fu la teoria comportamentista di John Watson, il quale sosteneva che il comportamento dei bambini possa venire trasformato in qualunque cosa la società a cui essi appartengono desideri attraverso l’osservazione e la manipolazione dell’ambiente. Altri studiosi erano interessati allo sviluppo dei processi di pensiero nei bambini, cioè di quei pensieri di cui i bambini sono consapevoli. Baldwin fu un pioniere nello studio del pensiero infantile. Coniò il termine epistemologia genetica per indicare lo studio dei modi in cui le conoscenze dei bambini cambiano nel corso del loro sviluppo.
In seguito, lo psicologo svizzero Jean Piaget adottò e rielaborò molte delle tematiche analizzate da Baldwin. Egli elaborò la sua teoria, secondo la quale i bambini attraversano una serie di stadi cognitivi, cioè legati ai meccanismi del pensiero, a partire dalla 1 infanzia fino ad arrivare all’adolescenza. Questa breve introduzione ad alcune delle teorie legate allo sviluppo infantile è stata pensata per dare un’idea delle varie e differenti vie in cui i bambini sono stati considerati nell’evolversi dello studio dello sviluppo infantile.
Processi e periodi di sviluppo
Generalmente la nostra attenzione si concentra sull’unicità di una persona, ma gli psicologi che studiano lo sviluppo sono attratti dalle caratteristiche comuni oltre che da ciò che rende unici i singoli. Cos’è che determina questo percorso comune dello sviluppo umano, e quali sono le sue tappe fondamentali?
Processi biologici, cognitivi e sociali
I meccanismi dello sviluppo umano sono creati dall’interazione di diversi processi biologici, cognitivi e socio-emotivi. I processi biologici producono cambiamenti nel corpo dell’individuo. L’aumento dell’altezza e del peso, le capacità motorie e i cambiamenti ormonali della pubertà sono tutti esempi del ruolo dei processi biologici nello sviluppo. I processi cognitivi si riferiscono ai cambiamenti nel pensiero, nell’intelligenza e nel linguaggio dell’individuo. La capacità di mettere insieme frasi composte da due parole, di memorizzare una poesia, di risolvere un problema di matematica sono tutte attività che coinvolgono i processi cognitivi.
I processi socio-emotivi includono cambiamenti nelle relazioni dell’individuo con altre persone, nei cambiamenti della sfera emotiva e nei cambiamenti della personalità. Il sorriso di un neonato in risposta alla carezza della madre, l’aggressione di un bambino nei confronti di un compagno si giochi, lo sviluppo della sicurezza di sé da parte di una ragazza sono tutti aspetti che riflettono lo sviluppo socio-emotivo. I processi biologici, cognitivi e socio-emotivi sono saldamente intrecciati tra di loro.
Periodi evolutivi
Al fine di una maggiore comprensione, lo sviluppo infantile viene comunemente descritto attraverso una suddivisione in periodi, i quali corrispondono a un arco di tempo specifico. La classificazione dei periodi di sviluppo più utilizzata suddivide lo sviluppo infantile nei seguenti periodi:
- Periodo prenatale: è il lasso di tempo compreso tra il concepimento e la nascita, della durata di circa 9 mesi;
- Prima infanzia o infanzia: è il periodo evolutivo che va dalla nascita ai 18-24 mesi di età. In alcune classificazioni questo periodo è diviso in due: periodo neonatale, equivalente al primo mese di vita, e infanzia, da un mese a un 1 anno e mezzo circa. La prima infanzia è un momento di assoluta dipendenza dagli adulti;
- Seconda infanzia o età prescolare: va dalla fine della prima infanzia fino ai 5-6 anni di età. Durante questa fase, i bambini imparano a diventare più autosufficienti e a prendersi cura di se stessi;
- Fanciullezza o età scolare: questo periodo evolutivo va dai 6 agli 11 anni di età. I bambini si impadroniscono delle capacità di leggere, scrivere e contare, e vengono esposti ufficialmente al mondo esterno e alla propria cultura;
- Adolescenza: è il periodo evolutivo che segna la transizione tra l’infanzia e l’inizio della vita adulta, compreso tra i 10-12 anni fino ai 18-22 anni. L’adolescenza inizia con una serie di cambiamenti fisici molto rapidi, come l’aumento dell’altezza e del peso, cambiamenti della forma fisica e lo sviluppo di caratteristiche sessuali. Il desiderio di indipendenza e la ricerca della propria identità sono aspetti fondamentali di questo periodo evolutivo. Al giorno d’oggi, gli studiosi dello sviluppo non credono che il cambiamento si fermi alla fine dell’adolescenza. Lo sviluppo è considerato un processo che si estende lungo tutto il ciclo della vita.
Questioni relative allo sviluppo
Le problematiche più importanti nello studio dello sviluppo infantile includono la contrapposizione tra natura e cultura, tra continuità e discontinuità e tra prime esperienze ed esperienze successive.
La contrapposizione natura-cultura: essa è alla base del dibattito che cerca di stabilire se lo sviluppo è influenzato in maniera preponderante dalla natura o dalla cultura. Secondo i sostenitori della natura, le persone si comportano esattamente come un girasole che cresce in maniera prestabilita, a meno di non essere sconfitto da un ambiente ostile. Ambienti particolarmente estremi possono ritardare lo sviluppo, ma i sostenitori della natura tendono a evidenziare l’influenza di quelle tendenze che sono geneticamente impresse nell’individuo. Per contro, altri psicologi sottolineano l’importanza della cultura per lo sviluppo, come fonte delle esperienze derivate dall’ambiente. Tali esperienze coinvolgono ogni aspetto della vita dell’individuo, dalle circostanze biologiche fino a quelle sociali. A prescindere dal loro patrimonio genetico, un bambino nato e cresciuto in un povero villaggio del Bangladesh e uno nato e cresciuto a Denver avranno con ogni probabilità capacità diverse, modi diversi di pensare al mondo che li circonda e modi diversi di interagire con le persone.
Continuità e discontinuità: il dibattito continuità-discontinuità è volto a determinare se lo sviluppo è costituito da cambiamenti graduali e cumulativi (continuità), o da fasi distinte tra loro (discontinuità). Generalmente, gli studiosi dello sviluppo che evidenziano l’aspetto culturale tendono a considerare lo sviluppo un processo graduale e continuo. Quelli che sottolineano gli aspetti naturali, tendono invece a descriverlo come una serie di fasi distinte. Consideriamo innanzitutto la continuità. A mano a mano che cresce da germoglio ad albero gigantesco, la quercia diventa sempre più simile a una quercia adulta. Analogamente, la prima parola di un bambino, che a prima vista potrebbe apparire come un evento improvviso e discontinuo, è in realtà il risultato di settimane e mesi di crescita e di pratica. Dal punto di vista della discontinuità, ciascuna persona viene considerata in transizione attraverso una serie di fasi durante le quali il cambiamento è qualitativo piuttosto che quantitativo. Quando un bruco si trasforma in una farfalla, non è più un bruco, ma un tipo diverso di organismo. Analogamente, a un certo punto il bambino passa da una fase dello sviluppo, nella quale non è in grado di formulare pensieri astratti sul mondo, a una fase in cui è capace di farlo. Questo è un cambiamento evolutivo qualitativo e discontinuo e non quantitativo e continuo.
Le prime esperienze e le esperienze successive: il dibattito prime esperienze-esperienze successive si concentra sulla misura in cui le prime esperienze (specialmente durante la 1 infanzia) o le esperienze successive sono fattori chiave nello sviluppo infantile. Per coloro che accentuano l’importanza delle prime esperienze, la vita è un percorso ininterrotto nel quale una certa qualità psicologica può essere ricostruita a partire dalle sue origini. Per contro, per coloro che sottolineano l’importanza delle esperienze successive, lo sviluppo è come un fiume che scorre continuamente. La contrapposizione tra prime esperienze ed esperienze successive ha una lunga tradizione e continua a essere motivo di accesi dibattiti tra gli studiosi dello sviluppo. Molti studiosi dello sviluppo lungo la vita sottolineano come non venga attribuita sufficiente importanza alle esperienze successive alla prima infanzia. Questi studiosi accettano il fatto che le prime esperienze contribuiscano in maniera significativa allo sviluppo, ma non più di quanto lo facciano le esperienze successive.
Valutazione sulle questioni legate allo sviluppo
Molti studiosi dello sviluppo riconoscono che sarebbe poco saggio mantenere una posizione estremista nei confronti di questioni quali natura e cultura, continuità e discontinuità e prime esperienze ed esperienze successive: poiché queste componenti giocano tutte un ruolo importante nello sviluppo dell’individuo lungo il corso della sua vita.
LEGERE PAG 14. Da uno studio si è osservato che quanto più i ragazzi guardavano programmi educativi nel periodo prescolare tanto più le loro medie dei voti a scuola erano alte.
Capitolo
La scienza dello sviluppo infantile
La scienza e lo studio dello sviluppo infantile
Alcuni trovano difficile considerare lo studio dello sviluppo infantile una scienza alla stregua della fisica, della chimica o della biologia. Può una disciplina che studia il modo in cui i genitori si prendono cura dei figli, in cui i coetanei interagiscono essere equiparata a discipline che studiano la struttura molecolare di un elemento o i meccanismi della forza di gravità? La risposta è sì. La scienza si definisce tale non in base a cosa studia, ma a come la studia. Non importa che l’oggetto di studio sia la fotosintesi, le farfalle, o il volatile: il metodo di studio che rende l’approccio scientifico come tale.
L'importanza della ricerca sullo sviluppo infantile
Nelle scienze umane, tra cui la psicologia, oltre al metodo scientifico si ricorre spesso ad altri metodi per affrontare situazioni problematiche oppure per approfondire il livello di conoscenza di un dato settore. Si utilizzano approcci come l’intuizione, l’osservazione, il ragionamento, l’esperienza. Questi approcci possono essere definiti metodi prescientifici o pseudoscientifici, perché non utilizzano tecniche di indagine sperimentale o di osservazione controllata, e non implicano i principi che sono alla base della scientificità. Il modo migliore di comprendere gli avvenimenti del mondo reale nel quale viviamo è di allestire un progetto di ricerca che può essere definito scientifico se e solo se obbedisce ad alcuni criteri che vediamo di seguito.
L'approccio basato sulla ricerca scientifica
I ricercatori hanno la tendenza a essere scettici e a seguire un approccio scientifico nei confronti della conoscenza. La ricerca scientifica è oggettiva, sistematica e può essere sottoposta a verifica. Tale ricerca si basa sul metodo scientifico, ossia su un approccio che permette di ottenere informazioni accurate e che si articola nelle seguenti fasi: concettualizzare il problema, raccogliere dati, trarre conclusioni e rivedere i risultati della ricerca e la teoria.
La prima fase, concettualizzare il problema, prevede che si identifichi un problema. Questa fase prevede anche che si vada al di là di una descrizione generale del problema, isolando in maniera più specifica quello che si intende studiare. Per isolare un argomento specifico, i ricercatori si rifanno spesso a teorie esistenti e formulano delle ipotesi. Una teoria è un insieme di idee legate tra loro in maniera coerente, che aiuta a spiegare e a fare delle previsioni. Un’ipotesi è una supposizione o una previsione specifica che può essere verificata.
La seconda fase consiste nel raccogliere informazioni (dati). Una volta raccolti i dati, i ricercatori sullo sviluppo infantile utilizzano procedure statistiche per comprendere il significato dei dati e per tentare di trarne delle conclusioni. Dopo che i dati sono stati raccolti e analizzati, i ricercatori confrontano le loro conclusioni con quelle di altre ricerche sullo stesso argomento. La fase finale del metodo scientifico consiste nel rivedere le conclusioni della ricerca e la teoria. Le teorie aiutano a ispirare nuove ricerche, suscitando questioni specifiche che vengono successivamente approfondite.
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