Capitolo 1
Lo sviluppo è costituito dalle dinamiche di quel processo di cambiamento che comincia con il concepimento e si dipana lungo tutto il corso della vita. Oggi si preferisce parlare di ciclo; quello di “ciclo di vita” è un nuovo approccio al cambiamento per cui si ritiene che lo sviluppo e il cambiamento durino tutta la vita.
Approcci sull'infanzia
In periodi più recenti della storia europea si sono affermati tre approcci filosofici sull’infanzia:
- Prospettiva del peccato originale: sostenuta principalmente nel Medioevo, i bambini appena venuti al mondo erano visti come creature malvagie. Il fine dell’educazione era di offrire loro la salvezza, di rimuovere il peccato dalla loro vita.
- Prospettiva della tabula rasa: idea avanzata da Locke, il quale sosteneva che i bambini non erano innatamente cattivi, ma erano anzi come delle tavolette raschiate. Locke, cioè, era convinto che le esperienze infantili fossero importanti nel determinare le caratteristiche della persona adulta.
- Prospettiva della bontà innata: idea avanzata da Rousseau, il quale sosteneva che i bambini sono innatamente buoni, dunque dovrebbe essere loro permesso di crescere in modo naturale, limitando al minimo il controllo e le restrizioni da parte dei genitori.
Oggi la visione occidentale dell’infanzia afferma che essa è un periodo molto ricco di avvenimenti che pone le basi della vita adulta ed è completamente distinta da essa. L’età moderna nello studio dello sviluppo infantile è cominciata a partire da importanti progressi risalenti alla fine del 1800. Alfred Binet elaborò molti compiti per studiare l’attenzione e la memoria e li utilizzò per studiare le proprie figlie, altri bambini normali, bambini con problemi mentali. Alla fine, collaborò alla stesura del primo test moderno dell’intelligenza. Il lavoro di esperti come lui rappresentò il fortunato inizio dello studio scientifico dei bambini, in cui i ricercatori osservano direttamente il loro comportamento, conducono esperimenti e ottengono informazioni su di essi, anche rivolgendo domande ai loro genitori e insegnanti.
Processi chiave dello sviluppo
I meccanismi dello sviluppo umano sono creati dall’interazione di tre processi chiave:
- I processi biologici producono cambiamenti nel corpo dell’individuo.
- I processi cognitivi si riferiscono ai cambiamenti nel pensiero, nell’intelligenza, nel linguaggio dell’individuo.
- I processi socio-emotivi includono cambiamenti nelle relazioni dell’individuo con altre persone, nelle emozioni e nella personalità.
I processi biologici, cognitivi e socio-emotivi sono saldamente intrecciati tra di loro. Lo sviluppo infantile viene diviso in periodi: periodo prenatale (periodo compreso tra concepimento e nascita), prima infanzia (dalla nascita ai 18-24 mesi), seconda infanzia (fine della prima infanzia fino ai 5-6 anni), età scolare (dai 6 agli 11 anni) e adolescenza (tra i 10-12 anni fino ai 18-19). Dopo l’adolescenza inizia un periodo evolutivo che va dai 18-22 anni fino ai 25-30 anni, l’adultità emergente. Proposta da Arnett l’espressione rimanda a un’età caratterizzata dall’esplorazione dell’identità. La persona è concentrata sulla ricerca di ciò che sarà, ma non è ancora. Magari si ha un lavoro, ma si è ancora dipendenti affettivamente dalla famiglia d’origine, si ha una relazione affettiva ma non si ha la spinta a crearsi una famiglia propria.
Contrapposizioni e dibattiti nello sviluppo
La contrapposizione natura-cultura: i sostenitori della natura affermano che l’influenza più significativa sullo sviluppo è l’eredità biologica, mentre i sostenitori della cultura affermano che sono le esperienze derivate dall’ambiente a rappresentare l’influenza più importante. Ma è l’interazione tra biologico e ambiente che contribuisce a determinare lo sviluppo.
Il dibattito continuità-discontinuità è volto a determinare se lo sviluppo è costituito da cambiamenti graduali e cumulativi (continuità), o da fasi distinte tra loro (discontinuità).
Nel dibattito prime esperienze-esperienze successive ci si chiede se le prime esperienze o le esperienze successive siano fattori chiave nello sviluppo infantile.
Lo sviluppo è dominio-generale o dominio-specifico? Dominio generale: si pensa che lo sviluppo coinvolga simultaneamente e uniformemente tutto il sistema cognitivo, in questo caso la mente è paragonata a una mela, frutto dalla polpa omogenea e compatta; dominio-specifico: si ritiene che avvenga secondo modi e ritmi diversi nelle diverse aree della conoscenza, in questo caso la mente è paragonata a un’arancia dove i diversi spicchi corrisponderebbero ai diversi domini dell’attività cognitiva.
Teorie dello sviluppo
Teorie psicanalitiche: la teoria di Freud e la teoria psico-sociale di Erikson.
La teoria psicanalitica descrive lo sviluppo come prevalentemente inconscio e influenzato dalla sfera emotiva. Per comprendere i comportamenti è necessario analizzare i meccanismi simbolici della mente. Le prime esperienze con i genitori influenzano lo sviluppo in maniera significativa. Le teorie psicanalitiche si concentrano sui processi socio-emotivi dello sviluppo, possono rilevarci molto poco dei processi biologici o cognitivi. Tra le critiche mosse alle teorie psicanalitiche ricordiamo la mancanza di un supporto scientifico, eccessivo credito dato al lato inconscio della mente.
Teoria di Freud: Freud si convinse che i problemi dei suoi pazienti erano il risultato di esperienze risalenti ai primi anni di vita. Noi passiamo attraverso cinque fasi psico-sessuali dello sviluppo: orale, anale, fallica, di latenza e genitale. Se in qualunque fase il bisogno di piacere è poco o troppo soddisfatto un individuo può diventare bloccato a quella fase di sviluppo. La fase fallica è particolarmente importante per lo sviluppo della personalità poiché è durante questo periodo che si manifesta il complesso di Edipo. Il complesso di Edipo si manifesta nel bambino sotto forma di un intenso desiderio di sostituirsi al genitore del suo stesso sesso e godere dell’affetto del genitore di sesso opposto. Per superare questo conflitto il bambino si identifica con il genitore dello stesso sesso, desiderando di essere come lui. Tuttavia, se il conflitto non è risolto l’individuo può rimanere fissato alla fase fallica.
Teoria psico-sociale di Erikson: Per Erikson la motivazione primaria del comportamento umano è di natura sociale. Freud vedeva le prime esperienze come più importanti rispetto alle successive, Erikson enfatizza l’importanza tanto delle prime quanto delle successive. Erikson sostiene che l’individuo si sviluppa attraverso otto fasi psico-sociali. Ciascuna fase consiste di un particolare comportamento evolutivo che mette l’individuo di fronte a una crisi che deve essere risolta. Secondo Erikson tali crisi non sono una catastrofe ma un punto di svolta, caratterizzato da maggiore vulnerabilità ma anche potenzialità. Più un individuo è in grado di superare le crisi con successo, più il suo sviluppo sarà sano.
- Fiducia/diffidenza: primo anno
- Autonomia/vergogna e dubbio: 1 a 3 anni. Se sono limitati o puniti troppo severamente in questa fase, i bambini possono sviluppare un senso di vergogna.
- Iniziativa/senso di colpa: seconda infanzia. Sensi di colpa se il bambino è irresponsabile e viene spinto a sentirsi in ansia per questo.
- Industriosità/inferiorità: dai 6 anni alla pubertà. Il rischio è che il bambino sviluppi un senso di inferiorità, sentendosi incapace e poco produttivo.
- Identità/diffusione di identità: dai 10 ai 20 anni.
- Intimità/isolamento: 20-30 anni.
- Generatività/stagnazione: 40-50 anni. La preoccupazione più grande in questo periodo deriva dal desiderio di aiutare la generazione successiva a maturare.
- Integrità/disperazione: 60 anni in poi. Durante questa fase la persona si trova a riflettere sul passato e a ricavarne un’immagine positiva o, al contrario, a concludere che la propria vita non è stata ben spesa.
Teorie cognitive
Teoria di Piaget sullo sviluppo cognitivo, teoria cognitiva socio-culturale di Vygotskij, teoria dell’elaborazione delle informazioni.
Le teorie cognitive si concentrano sui pensieri consci del bambino. I contributi positivi includono un’immagine positiva dello sviluppo e l’enfasi sulla costruzione attiva della conoscenza da parte dell’individuo. Tra le critiche ricordiamo il fatto che queste teorie non riservano sufficiente attenzione alle variazioni individuali nello sviluppo cognitivo.
La teoria di Piaget: afferma che i bambini costruiscono attivamente la loro visione del mondo e attraversano quattro stadi di sviluppo cognitivo.
- Stadio sensomotorio: il bambino costruisce la sua visione del mondo coordinando le esperienze sensoriali con le azioni fisiche. Il bambino progredisce dalle azioni riflesse e istintive della nascita, fino a giungere a un pensiero simbolico rudimentale alla fine di questa fase (dalla nascita ai 2 anni).
- Stadio preoperativo: il bambino comincia a rappresentare il mondo attraverso parole e immagini. Queste parole e immagini riflettono una migliore capacità di pensiero simbolico e vanno al di là della connessione tra le informazioni sensoriali e le azioni fisiche (dai 2 ai 7 anni).
- Stadio operatorio concreto: il bambino può effettuare un ragionamento logico riguardo a eventi concreti e può classificare gli oggetti in gruppi diversi (dai 7 agli 11 anni).
- Stadio operatorio formale: l’adolescente è in grado di eseguire ragionamenti più astratti, idealistici e logici (dagli 11 anni fino all’età adulta).
La teoria cognitiva socio-culturale di Vygotskij: anche lui sostiene che i bambini costruiscono attivamente le loro conoscenze, tuttavia attribuisce un ruolo molto più rilevante alle interazioni sociali e alle attività culturali di quanto non faccia Piaget. Secondo Vygotskij, l’interazione sociale dei bambini con adulti o pari più competenti è indispensabile al loro sviluppo cognitivo. In quest’ottica la conoscenza non è generata all’interno dell’individuo, ma è costruita attraverso l’interazione con altre persone e con gli oggetti che fanno parte della cultura.
La teoria dell’elaborazione delle informazioni (Sigler): gli psicologi hanno stabilito delle analogie tra l’hardware di un computer e il cervello, e tra il software e i processi cognitivi. Questa linea di pensiero ha contribuito a generare la teoria dell’elaborazione delle informazioni, la quale sottolinea il fatto che gli individui manipolano le informazioni, le controllano e fanno scelte strategiche a partire da esse. Secondo questa teoria gli individui sviluppano una crescente abilità nell’elaborazione delle informazioni, che consente loro di acquisire conoscenze e capacità sempre più complesse.
Teorie comportamentiste e socio-cognitive
Condizionamento classico (Pavlov), condizionamento operante (Skinner), teoria socio-cognitiva (Bandura).
Secondo la teoria comportamentista possiamo studiare scientificamente solo quello che osserviamo e misuriamo direttamente. Le teorie comportamentiste e socio-cognitive enfatizzano la continuità nello sviluppo e ritengono che lo sviluppo non avvenga per mezzo di stadi. Le critiche includono il fatto che l’approccio di Skinner non prende in considerazione la cognizione e non presta sufficiente attenzione ai cambiamenti evolutivi e ai fondamenti biologici del comportamento.
Il condizionamento classico di Pavlov: partendo dal fatto che i cani istintivamente producono saliva quando assaggiano del cibo, rilevò che i cani cominciavano a salivare in presenza di vari stimoli visivi o sonori prima di mangiare il cibo. Quindi se uno stimolo neutro (il campanello) viene associato a uno stimolo che produce una reazione automatica (il cibo) quella reazione sarà causata anche solo dallo stimolo che in precedenza era neutro. Successivamente Watson e Rayner dimostrarono che il condizionamento classico è comune anche agli esseri umani. Watson fece vedere a un bambino un ratto bianco per vedere se ne era spaventato, e non lo era. Mentre il bambino giocava con il ratto Watson produsse un forte rumore; il suono fece piangere il bambino e dopo alcune associazioni del rumore con il ratto bianco, il bambino cominciò ad avere paura del ratto anche in assenza del rumore. Il condizionamento classico spiega perché sviluppiamo molte reazioni involontarie, come le paure (per esempio possiamo apprendere la paura di guidare per essere stati coinvolti in un incidente).
Il condizionamento operante di Skinner: le conseguenze di un comportamento producono cambiamenti nella probabilità che questo comportamento si ripeta. Un comportamento seguito da una gratificazione ha più probabilità di ripetersi di un comportamento seguito da una punizione. Per Skinner tali gratificazioni e punizioni influenzano lo sviluppo dell’individuo. Un bambino impara a essere timido in seguito alle sue esperienze con l’ambiente esterno: se l’ambiente esterno viene modificato, il bambino può imparare a godere delle interazioni sociali.
La teoria socio-cognitiva, Bandura: sostiene che comportamento, ambiente e cognizione sono fattori importanti nello sviluppo. Le sue prime ricerche si concentravano sull’apprendimento osservativo, osservando ciò che fanno gli altri. I teorici socio-cognitivi ritengono che le persone acquisiscono una vasta gamma di comportamenti, pensieri ed emozioni attraverso l’osservazione dei comportamenti altrui. Bandura ritiene che le persone creano una rappresentazione cognitiva del comportamento altrui e può accadere che adottino tali comportamenti a loro volta.
Teoria etologica e teoria ecologica
La teoria etologica (Lorenz e Bowlby): sostiene che il comportamento è fortemente influenzato dalla biologia e dall’evoluzione ed è caratterizzato da periodi critici o sensibili. Questi sono specifici periodi di tempo durante i quali la presenza o l’assenza di certe esperienze hanno un’influenza a lungo termine sugli individui. Lorenz parla di imprinting, il rapido e innato processo di apprendimento limitato a un breve periodo critico che produce attaccamento nei confronti del primo oggetto in movimento visto. Fa il suo esperimento con delle oche ma la teoria etologica classica non era efficace nel simulare studi con gli esseri umani. Inoltre, l’importanza del concetto di periodo critico, un periodo fisso di tempo che si manifesta molto presto nello sviluppo e durante il quale alcuni comportamenti emergono in maniera ottimale, sembrava venir esagerata. L’attuale teoria etologica propone il concetto di un periodo sensibile più esteso. Bowlby sostiene che l’attaccamento alla persona che si prende cura di noi nel primo anno di vita ha importanti conseguenze lungo tutto l’arco della nostra vita. Attaccamento sicuro o insicuro critici asseriscono che è riposta troppa enfasi sulle basi biologiche dello sviluppo e che i concetti di periodo critico e sensibile sono ancora troppo rigidi.
La teoria ecologica: si concentra sui contesti ambientali. La teoria ecologica di Bronfenbrenner afferma che lo sviluppo è influenzato da cinque sistemi ambientali: il microsistema, rappresentato dai contesti in cui l’individuo vive; mesosistema, include le relazioni tra microsistemi e le connessioni tra contesti differenti; esosistema, è chiamato in causa quando le esperienze vissute in altri contesti sociali -nei quali l’individuo non ha un ruolo attivo- influenzano ciò che l’individuo vive nel suo contesto più immediato; il macrosistema, è rappresentato dalla cultura in cui l’individuo vive; il cronosistema, include quei cambiamenti causati da eventi ambientali e dalle transizioni che avvengono nel corso della vita. Le critiche includono l’aver dato non sufficiente attenzione alle basi biologiche dello sviluppo, ma anche l’insufficiente considerazione dei fattori cognitivi. Nessuna di queste teorie è in grado di spiegare da sola in maniera esaustiva la complessità dello sviluppo infantile, tuttavia ciascuna di esse ha dato un contributo importante alla nostra comprensione dello sviluppo.
La promozione del benessere nei contesti educativi di recente si è innestata sul processo di promozione dell’inclusione: filosofia dell’accettazione di tutte le persone a prescindere da abilità, genere, linguaggio. Cosa ben diversa è l’integrazione, condizione in cui l’individuo è accettato a condizione che modifichi i propri comportamenti per aderire al sistema della cultura dominante.
Capitolo 2
Nel condurre le loro ricerche gli studiosi dello sviluppo infantile usano il metodo scientifico, e cioè un processo basato su quattro fasi: concettualizzazione del problema da studiare; raccolta dei dati; analisi dei dati; derivazione delle conclusioni. La ricerca scientifica parte da postulati come determinismo, empirismo, integrazione teorica, approccio dinamico, dimensione pubblica. La ricerca può essere pianificata in vari modi (disegno di ricerca). I tre metodi di ricerca principali sono quello descrittivo, quello correlazionale e quello sperimentale.
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