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Modulo 1 - Introduzione alla psicologia clinica

La psicologia è una disciplina giovane (la professione di psicologo è stata ufficializzata nel 1989, anno in cui venne istituito il corso di laurea in psicologia e venne istituito l’ordine degli psicologi con la successiva creazione dell’albo degli psicologi). Prima di questa data, nell’ambito della psicologia, operavano professionisti con differenti funzioni (medici, antropologi, filosofi, ecc). La diffusione della psicologia ha reso necessaria la formalizzazione a livello normativo.

L’impatto sull’identità degli psicologi riguarda: il singolo psicologo, il come viene vista la psicologia all’interno del tessuto sociale, nella visione culturale la psicologia è stata travolta da pregiudizi, stereotipi e per questo motivo inizialmente c'è stata la difficoltà di fornire una definizione chiara della psicologia all’interno del tessuto sociale.

Riferimenti normativi

I riferimenti normativi sono utili per collocare la psicologia all’interno delle differenti discipline scientifiche, per costruire una solida identità professionale, per comprendere il proprio percorso di studi e le future possibilità professionali, per delineare i confini e gli ambiti all’interno dei quali un laureato in psicologia promuove la propria azione, per lo sviluppo di un senso etico e metodologico che sono rispettosi della normativa vigente, e soprattutto, sono utili per sviluppare un senso di responsabilità del professionista.

Approcci teorici

Vi sono differenti approcci teorici e ciò significa affrontare ogni aspetto da molteplici punti di vista, però con questo si rischia di far considerare la psicologia una disciplina relativa, di portare gli studenti a pensare che in psicologia non esista la possibilità di un’analisi oggettiva. Tutto ciò rischia di non far percepire la psicologia come disciplina stabile e solida come, al contrario, appare la medicina. I riferimenti normativi forniscono una linea guida in questo senso.

Concetto di "norma" statistica

Cosa si intende per "norma" da un punto di vista statistico? La modalità che si presenta con la frequenza maggiore.

Per poter fissare delle indicazioni comuni, vale a dire tali da poter e dover essere rispettate da tutti gli psicologi, dobbiamo fare riferimento a:

  • Legge 18/02/1989: Con la quale viene formalizzata la professione di Psicologo e istituito l’Ordine degli Psicologi No. 56.
  • A quale anno risale la legge che sancisce l’istituzione dell’ordinamento della professione di psicologo? 1989
  • In quante sezioni è diviso l’Albo Professionale degli psicologi? 2
  • Un laureato triennale può accedere a quale sezione dell’Albo professionale degli psicologi? B

La professione di psicologo: Declaratoria e elementi caratterizzanti

Documento emesso dall’Ordine Nazionale degli Psicologi, nel quale vengono definite le attività e gli ambiti di intervento dello psicologo.

La psicologia è una disciplina scientifica che studia: i processi mentali, il comportamento e le relazioni.

  • Lo psicologo è un professionista che interviene nei contesti: individuali, interpersonali, sociali, istituzionali, lavorativi.
  • Lo psicologo utilizza strumenti e tecniche basate su teorie e costrutti teorici condivisi dalla comunità scientifica.
  • Le tecniche utilizzate sono: gestione del setting, modalità di conduzione di un colloquio, modalità di comunicazione relazionale.
  • Gli strumenti utilizzati sono: colloquio psicologico, strumenti strutturati (test).
  • Lo psicologo opera al fine di conoscere, migliorare e tutelare il benessere psicologico e il benessere delle persone, famiglie, comunità, organizzazioni sociali e lavorative.
  • Ha una competenza specifica ma trasversale e deve unire la sua professionalità alla domanda della committenza (ovvero è un’attività specialistica che può avvenire in modo trasversale, ovvero lo psicologo agisce su più livelli contemporaneamente).
  • Le attività caratterizzanti della figura dello psicologo sono: prevenzione, diagnosi, sostegno, psicoterapia, sperimentazione, abilitazione e consulenza, ricerca e riabilitazione psicologica, didattica.
  • I requisiti per esercitare la professione di psicologo sono: possesso della laurea, adempimento del tirocinio, superamento dell’esame di Stato, iscrizione all’albo professionale.

La certificazione EuroPsy

Intende fornire uno standard di formazione accademica e training professionale che renda noto a clienti, datori di lavoro e colleghi che si ritiene che uno psicologo abbia acquisito le competenze per fornire prestazioni psicologiche.

A Granada il 10 luglio 2005 l’Assemblea Generale dell’EFPA (Federazione Europea delle Associazioni degli Psicologi) ha approvato la proposta della “Certificazione europea in Psicologia” (EuroPsy) come base per la sperimentazione per la quale sono state identificate sei associazioni nazionali aderenti all’EFPA: Finlandia, Spagna, Italia, Ungheria, Gran Bretagna, Germania.

La proposta su EuroPsy è stata sviluppata da un gruppo di lavoro finanziato dal Programma Leonardo da Vinci dell'Unione Europea, composto da accademici e psicologi professionisti in rappresentanza delle principali associazioni professionali europee. (www.inpa-europsy.it)

Sulla base di queste indicazioni normative è possibile orientare il lavoro dello psicologo, giungendo alla conclusione che gli orientamenti teorici ed epistemologici di riferimento rappresentano una modalità possibile, tra le tante in considerazione, con la quale il singolo professionista può esplicare quanto previsto dalla professione.

La professione di psicologo: Strumenti e interventi

La professione di psicologo comprende l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione e riabilitazione e di sostegno.

Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate a: consenso di chi esercita la potestà genitoriale o la tutela (Art. 31).

Documento basato sulla certificazione Europsy e prodotto in collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, nel quale vengono esplicate le principali aree di intervento e modalità dello psicologo clinico.

Lo psicologo clinico

La sua prima grande area di lavoro è la diagnosi. La progettazione di un intervento è costruita in base alla diagnosi effettuata. La strutturazione dell’intervento non deve necessariamente prevedere la psicoterapia, ci deve essere una comprensione della propria realtà psichica e lo sviluppo di uno stile relazionale e comportamentale adattivo e funzionale.

È fondamentale che il lavoro dello psicologo clinico in termini di strumenti, metodi e strategie di intervento sia poggiato su ciò che viene riconosciuto dalla comunità scientifica. Può agire in ambiti specifici, quali:

  • Psicologia clinica dello sviluppo.
  • Psicologia gerontologica.
  • Psicologia della salute.
  • Psicologia delle dipendenze.
  • Psicologia giuridica-forense.
  • Psicologia delle emergenze.

Ambiti della psicologia clinica

La psicologia clinica (indicazioni del CNOP, certificazione Europsy) costituisce uno degli ambiti più diffusi di ricerca e intervento professionale dalla psicologia, il cui dominio di applicazione concerne (malessere e sofferenza sono gli ambiti di intervento dello psicologo clinico prendendosene cura):

  • Problemi di adattamento.
  • Disturbi di comportamento.
  • Stati e le condizioni di malessere e sofferenza.
  • Facilitare e sostenere il benessere e lo sviluppo cognitivo, emotivo, relazionale della persona.

In linea con la definizione della normativa di psicologo, la psicologia clinica si contraddistingue per l’utilizzo di teorie, metodi e strumenti di intervento, che sono finalizzati ad attività di prevenzione, valutazione, abilitazione e riabilitazione, sostegno psicologico, comprensione della domanda, psicodiagnostica, aiuto e sostegno e psicoterapia (forme più strutturate, ovvero forme più gravi).

Nuclei tematici della psicologia clinica

  • Prevenzione: primaria e secondaria del disagio.
  • Identificazione e diagnosi precoce dei rischi psicopatologici.
  • Individuazione dei fattori (cognitivi, emotivi, ambientali, psico-sociali, di personalità, ecc) che sono all’origine o mantengono la condizione di disagio.
  • Emozioni e disregolazione affettiva nel rapporto salute e malattia.
  • Modalità di gestione clinica dei differenti setting (individuali, familiari, di coppia e di gruppo).

Tipologie di interventi di prevenzione

La prevenzione in psicologia si suddivide in tre tipologie di interventi:

  • Prevenzione primaria: prevenzione dello sviluppo di una condizione di disagio.
  • Prevenzione secondaria: trattamento e controllo di stati patologici all’interno di una situazione conclamata.
  • Prevenzione terziaria: lavoro per ridurre l’impatto di sintomi patologici ad andamento cronico.

La prevenzione primaria in psicologia include: aspetti ideativi, rappresentativi ed emotivi.

La prevenzione primaria (OMS) ha il suo campo di azione sul soggetto sano, cerca di mantenere le condizioni di salute e benessere, evita la comparsa di malattia, sono tutte le attività, azioni e interventi per potenziare fattori utili alla salute e allontanare i fattori di rischio di insorgenza di malattie, ha come fine la riduzione del rischio.

La diagnosi

È un atto tipico di indagine conoscitiva che ha come obiettivo di rispondere a una domanda.

  • Si avvale di modelli teorici di riferimento.
  • Viene svolta a seguito di una domanda, formulata dall’utenza la cui analisi forma parte integrante della diagnosi stessa (analisi della domanda).
  • Si tratta dell’esercizio di una figura professionale qualificata.
  • Non è collegata alla valutazione intuitiva che ognuno di noi può effettuare sulle persone che ci circondano.

Dopo la diagnosi viene programmato un piano di trattamento e intervento.

Abilitazione e riabilitazione

La riabilitazione comprende tutte le attività volte al recupero della capacità o/e aspetti che hanno subito un deterioramento o modificazione nel tempo.

L’abilitazione si occupa del mantenimento e sostegno di tutti quegli aspetti legati alla promozione del benessere (esempio gli interventi di sostegno della legalità nei pre-adolescenti). È un supportivo intervento del benessere (persona, gruppo e istituzione).

Sostegno psicologico

  • Può essere associato a un intervento riabilitativo per rinforzare i risultati ottenuti.
  • Può essere effettuato come fase secondaria a un percorso di riabilitazione (anche come contenimento e accompagnamento, esempio malattie degenerative).
  • L’obiettivo è sempre il miglioramento del benessere dell’individuo.
  • Si basa sulla valutazione delle risorse del soggetto.

Consulenza psicologica e psicoterapia

La consulenza (counseling) può essere attuata in tutte le situazioni e dove è presente una domanda.

  • L’ascolto porta alla definizione del problema e, infine, viene fatta la diagnosi.
  • La consulenza viene effettuata come valutazione preliminare della domanda.
  • Laddove si ravvisino le condizioni di un quadro riferibile ad aspetti psicopatologici, l’intervento da attivare è la psicoterapia (che si occupa degli aspetti psicopatologici, livello di profondità più elevato. Dunque no sostegno che si attua solo in presenza di una diagnosi non grave).

Normalità e devianza

I concetti di salute e malattia implicano il riferimento ad aree di studio differenti a quello che viene comunemente individuato come il binomio "normalità-devianza".

Generalmente, i termini di normalità e di devianza vengono riferiti ad un’accezione più propriamente psicologica e sociologica, mentre quando ci si riferisce al concetto di salute-malattia, si fa riferimento ad un ambito più propriamente medico-psichiatrico e comunque psicopatologico.

Concetto di normalità

Il concetto di normalità può essere letto in due tipologie di accezioni:

  • Normalità prescrittiva: La norma rappresenta una prescrizione alla quale è necessario attenersi (come ad esempio le norme morali, le leggi, i divieti), e la cui violazione comporta necessariamente una sanzione.
  • Normalità costitutiva: Le norme rappresentano le regole che presiedono alla corretta esecuzione di una determinata procedura o all’identificazione di un oggetto.

Se la violazione di una norma comporta necessariamente una sanzione, si parla di aspetto: Prescrittivo. La misurazione della norma si attiene alle discipline statistiche e psicometriche.

Norma e devianza in ambito statistico

In ambito statistico, ciò che viene indicato con il termine norma rappresenta la caratteristica o il valore della caratteristica che si presenta all’interno di una distribuzione con la maggiore frequenza.

La devianza rappresenta il livello con il quale tutte le componenti della distribuzione si discostano dal valore centrale/medio o norma.

Durante la prima metà dell’Ottocento, in pieno periodo Positivista, si sviluppa una concezione che vede nella devianza una via per lo studio della patologia, in assenza della quale si determina lo stato di normalità. La normalità è rappresentata dall’assenza di malattia.

Parallelamente a questa concezione, si sviluppa nell’ambito della psicologia clinica una visione che tenta di studiare e descrivere la “natura” delle condizioni di normalità e devianza.

Astrazione intenzionale

Il concetto di normalità e i concetti di devianza patologica sono costruiti attraverso un procedimento logico definito: Astrazione Intenzionale. Prende spunto da un procedimento nato alla fine del Settecento in ambito medico.

  • Astrazione intenzionale: Vale a dire che le caratteristiche che definiscono la natura della normalità vengono definite su un piano teorico, ed in base ad esso vengono costruite le tipologie di individui.
  • Astrazione estensionale: Tale procedura prevedeva la scelta di determinate categorie di individui, in base ai quali determinare specifiche qualità della condizione di malattia. La normalità viene quindi individuata nella condizione di colui che non possiede le caratteristiche individuate come tipiche della malattia.

Il procedimento era basato sulla capacità logica e di ragionamento. La malattia mentale era vista come condizione da gestire e tenere sotto controllo.

Salute come assenza di malattia

Il procedimento positivista individua una linea teorica ipotetica di quella che potrebbe essere la condizione di salute che viene determinata nel momento in cui il soggetto non possiede le caratteristiche della patologia. Ovvero, è un procedimento per esclusione. Malattia mentale come condizione che va gestita e tenuta sotto controllo (vedi ospedali psichiatrici).

Philippe Pinel

Fu tra i primi a proporre una definizione di malato mentale che lo separasse da tutte le altre figure caratterizzate dall’emarginazione sociale, con le quali venivano generalmente associati fino a quel tempo.

Questa visione è il frutto del contesto culturale nel quale si sviluppa, ovvero il Razionalismo Francese, che vedeva nella folla una forma di estraniamento sociale, complice dello sviluppo della malattia mentale (da Rousseau: visione dell’uomo “buono alla nascita”, dunque la deviazione, la perversione - e quindi principio applicabile anche alla malattia mentale - sono legate allo sforzo che l’essere umano deve fare per adeguarsi alle richieste della società. Se l’essere umano potesse vivere in un ambiente libero dai condizionamenti sociali, non svilupperebbe comportamenti devianti).

Pinel propose di osservare i malati mentali in condizioni di libertà e si oppose strenuamente agli istituti di detenzione nei quali all’epoca tali soggetti venivano rinchiusi.

Jean-Etienne Dominique Esquirol

Grazie a Jean-Etienne Dominique Esquirol (1772 – 1840), uno degli allievi prediletti di Pinel, avviene il passaggio dalla “alienation” alla “maladie mental” (malattia mentale), grazie alla quale viene evidenziata la componente organica nella genesi del disturbo mentale.

Con l’introduzione di questa nuova prospettiva vengono distinte le malattie mentali sulle quali è possibile applicare un trattamento terapeutico (come ad esempio la mania o la malinconia) da quelle nelle quali la compromissione a livello di lesione delle strutture cerebrali rendono impossibile l’applicazione di un eventuale sistema di cure (come ad esempio nelle demenze o in quella categoria di disturbi che veniva definito idiotismo).

Il malato ha difficoltà a livello neurologico, ma ha anche momenti di lucidità e su questi si può intervenire. Secondo Esquirol, il malato mentale non ha perso totalmente la sua capacità di ragionare, ma egli la utilizza in maniera discontinua.

Esquirol individua le monomanie, caratterizzate dalla parzialità del disturbo e che egli distingue in:

  • Monomanie affettive
  • Monomanie istintive

August Comte

August Comte pone attenzione alla condizione patologica per determinare le condizioni di normalità. Comte, oltre che filosofo, è stato uno dei più grandi sociologi dell’era moderna e basandosi proprio su tutti gli studi in questo ambito propone un parallelismo tra il funzionamento fisiologico e l’organizzazione sociale.

Il metodo conoscitivo di Comte prevede il confronto tra ciò che viene definito come fenomeno alterato (la condizione di patologia) e ciò che viene definito come fenomeno campione normale. I fenomeni alterati possono essere considerati come laboratori spontanei nei quali...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale.trips di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Vegni Nicoletta.
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