Capitolo 3: Valutazione clinica e diagnosi
Lo specialista per prima cosa raccoglie informazioni idiografiche o individuali sul paziente: chi è, che tipo di vita fa, quali sono i suoi sintomi; le informazioni possono aiutare ad individuare le cause del disturbo e le possibili terapie.
1 valutazione ---> 2 diagnosi ---> 3 trattamento
Valutazione = raccolta e interpretazione di informazioni sul paziente; essa serve a capire la causa del comportamento anormale e decidere l’intervento più adatto. Le tecniche per la valutazione clinica sono 3:
- Colloqui clinici
- Test
- Osservazioni
Gli strumenti di valutazione devono avere 3 caratteristiche:
- Standardizzare (il modo di interpretare i risultati di uno strumento di valutazione per riuscire a comprendere il significato di un punteggio; i risultati devono essere standardizzati per poterli confrontare con punteggi di altre persone)
- Affidabilità (lo strumento di valutazione deve dare sempre gli stessi risultati nella stessa situazione, le misure devono essere coerenti; dà sempre gli stessi risultati ogni volta che viene somministrato alle stesse persone sottoposte al test in momenti diversi; accordo tra più valutatori sul punteggio e sull’interpretazione del test)
- Validità (misura in cui un test verifica o dimostra ciò che si afferma); concordanza tra i risultati del test e i risultati derivanti da altre tecniche di valutazione
Colloqui clinici
Incontro individuale in cui si osservano le reazioni e si ascoltano le risposte del paziente; i clinici lo utilizzano per raccogliere informazioni sui problemi, le emozioni, lo stile di vita, le relazioni e il passato del paziente. A seconda dell’approccio a cui appartengono, i terapisti danno importanza a particolari argomenti.
Esempi:
- Gli psicodinamici analizzano i ricordi delle esperienze passate, i rapporti con gli altri
- I comportamentisti ottengono informazioni sugli stimoli che suscitano certe risposte
- Gli umanisti chiedono al paziente di fare un'autovalutazione di sé
- I socioculturali analizzano l’ambiente famigliare, sociale e culturale del soggetto
- I cognitivi scoprono le convinzioni che influenzano la persona
I colloqui possono essere:
- Non strutturati (il clinico fa domande aperte come “mi parli di lei” e ciò permette di affrontare temi non previsti)
- Strutturati (il clinico fa domande standard già preparate prima e ciò gli permette di inserire gli stessi temi in tutti i suoi colloqui e confrontare le risposte dei pazienti)
Limiti dei colloqui clinici:
- A volte non sono validi (le persone possono modificare intenzionalmente le loro risposte in modo da mettersi sotto una luce positiva)
- Gli esaminatori possono fare errori nel giudicare (si basano troppo sulla prima impressione, danno troppo peso a informazioni negative, i pregiudizi dell’esaminatore possono influenzare l’interpretazione dei dati)
- I pazienti rispondono in modo diverso a seconda del tipo di intervistatore (es. se è più cordiale gli forniscono più informazioni rispetto ad una persona più fredda)
Test clinici
Servono a raccogliere informazioni sul funzionamento psicologico di una persona; i test proiettivi richiedono che il soggetto interpreti stimoli vaghi e ambigui come macchie d’inchiostro, figure ambigue o disegnare una persona in cui tende a proiettare aspetti della propria personalità.
Alcuni di essi sono:
- Test di Rorschach (macchie d’inchiostro casuali su fogli: tutti i soggetti vedevano delle immagini nelle macchie e che esse corrispondevano alla loro condizione psicologica; lo psicologo analizza la parte del disegno che viene considerata e il contenuto come animali, elementi sessuali, geografiche, architettoniche)
- Test di appercezione tematica (ai soggetti vengono mostrate 30 tavole con foto e disegni e veniva chiesto loro di inventare un racconto drammatico su ciò che accadeva nell’immagine, ciò che provavano i personaggi e qual era il finale; le persone si identificavano con uno dei personaggi e i loro racconti riflettevano bisogni ed emozioni proprie)
I test basati sul disegno permettono di accedere all’inconscio, indagare sulla personalità di un soggetto e sono più usati per valutare il funzionamento psichico in età evolutiva; i disegni contengono spesso figure umane che rappresentano sé; famiglia, che rappresenta l’ambiente primario in cui nasce e si sviluppa l’individuo, si creano relazioni tra i membri, si originano disturbi; il disegno della famiglia permette di cogliere l’immagine di sé e la collocazione all’interno della famiglia, le relazioni oggettuali che il bambino ha interiorizzato nel rapporto con le figure più significative, i conflitti che ha vissuto o vive nel nucleo famigliare, i meccanismi di difesa che usa; casa, ambiente in cui il bambino cresce e forma la sua personalità e crea relazioni, è il simbolo dell’affettività, della figura materna, dell’accudimento, del contenimento delle angosce del bambino; il disegno della casa descrive l’immagine interna della casa del bambino, che può essere accogliente, disegnata con colori vivaci, con molti dettagli indicativi di sentimenti di gioia e serenità o può esprimere paura se appare senza porte, con finestre chiuse, colori spenti o privi di colori. La valutazione è fatta in base a: pressione del tratto sul foglio, cancellature, le ombreggiature, tempo di esecuzione, collocazione del disegno sul foglio, dimensione degli elementi disegnati, significati simbolici che veicola, commenti dopo il disegno.
Limiti dei test proiettivi:
- Clinici diversi tendono a valutarli in modo diverso per cui mancano di affidabilità e validità
- Le conclusioni dei clinici spesso non coincidono con quanto riferisce il soggetto su di sé
- Alcuni test contengono pregiudizi verso le minoranze (nelle tavole non sono mai presenti membri di gruppi minoritari)
- Il paziente può avere credenze culturali diverse dalla cultura dominante
- Lo psicologo può interpretare come patologiche delle reazioni legate alla cultura di provenienza, diagnosticare in modo erroneo i suoi sintomi
Inventari di personalità
Il terapeuta chiede al soggetto di autovalutarsi, sottoponendolo ad un test dove egli deve indicare se è d’accordo o meno con ogni affermazione riguardante comportamenti, credenze e sentimenti che considera come rappresentativi o meno di sé; le risposte così non vengono influenzate dalla personalità del terapeuta; esse vengono usate dal clinico per analizzare la personalità e il funzionamento psicologico del paziente.
MMPI/2: fu necessario rivederlo in quanto col passare degli anni, le condizioni di vita, i valori entro cui era stato costruito inizialmente il questionario, non rispecchiavano più le condizioni attuali; il questionario inoltre non era rappresentativo dei vari contesti e culture in quanto molti item non erano adatti a persone appartenenti ad ambienti socio-culturali diversi. L'MMPI-2 possedeva numerose scale Cliniche che, dopo aver fatto compilare il questionario, calcolate, permettevano di riconoscere il tipo di disturbo del paziente.
L'MPPI-A: era una versione creata per soggetti dai 14 ai 18 anni e permetteva di valutare psicologicamente gli adolescenti, introducendo item più adatti ai problemi adolescenziali (es. problemi scolastici). Il MMPI oggi è MMPI-2-RF e possiede delle scale Cliniche Ristrutturate che rilevano lo stress emotivo e il senso di infelicità che caratterizzano la maggior parte dei pazienti con disturbi mentali e scale di Validità (indicano se il paziente si lamenta fisicamente, fa delle lamentele non attendibili o delle esagerazioni, dà risposte atipiche ecc.). Queste e altre scale permettono di identificare in modo più preciso il problema, differenziarlo da altri.
Inventari di reazione (o reattivi mentali)
Chiedono ai soggetti di fornire informazioni dettagliate su di sé, ma i test si concentrano solo su un'area di funzionamento specifica (es. abilità sociali, processi cognitivi, emozioni) per determinare il ruolo che essa riveste nel disturbo del soggetto.
Test psicofisiologici
Misurano le reazioni fisiologiche (aumento del battito cardiaco, temperatura corporea, pressione, contrazioni muscolari, reazioni cutanee) in quanto segnali di possibili problemi psicologici; uno strumento è il poligrafo (o macchina della verità) che tramite elettrodi applicati sul corpo, rileva cambiamenti fisici mentre il soggetto risponde a delle domande (mente ogni volta che si verificano cambiamenti corporei); limite: le apparecchiature sono costose, le misurazioni poco affidabili, le attrezzature possono alterare il sistema nervoso del soggetto e modificarne le reazioni fisiche, le reazioni possono cambiare ad ogni misurazione.
Metodiche neurologiche
Alcuni disturbi della personalità possono essere causati da danni, anomalie del funzionamento cerebrale; le metodiche neurologiche studiano la struttura e l'attività del cervello; una di esse è l'elettroencefalogramma che registra l'attività del cervello attraverso elettrodi che applicati sul cranio rilevano gli impulsi elettrici del cervello e li inviano ad una macchina; un'altra è la tecnica di neuroimaging che "fotografa" la struttura/attività cerebrale (es. tomografia assiale TAC, in cui si fanno radiografie della struttura cerebrale, risonanza magnetica RM, per creare un'immagine della struttura cerebrale, anche durante il suo funzionamento e la tomografia a emissione di positroni PET, che crea un filmato dell'attività cerebrale).
Test neuropsicologici
Misurano l'attività cognitiva, percettiva e motoria durante l'esecuzione di certe azioni, rilevando l'esistenza di problemi cerebrali.
Test d'intelligenza
Binet e Simon crearono un test d'intelligenza formato da prove che richiedevano l'uso di abilità verbali e non; il punteggio totale ottenuto è il quoziente intellettivo. Tali test sono affidabili (si ottiene sempre lo stesso punteggio), sono standardizzati (possono essere confrontati con i risultati della popolazione).
Limiti: l'ansia elevata può influenzare la prestazione nel test, i test possono contenere pregiudizi culturali o favorire chi appartiene a certi ambienti, i membri di minoranze possono essere a disagio di fronte ad esaminatori del gruppo dominante.
Le domande dei test valutano: completamento di figure, memoria di cifre (attenzione e concentrazione), riordinamento di storie figurate (capacità di anticipare le conseguenze di atti), vocabolario, ragionamento numerico e logico, ricostruzione di oggetti, comprensione di una situazione.
Diagnosi
I clinici usano le informazioni ricavate dai colloqui, test e osservazioni per creare un quadro clinico (fattori che provocano il disturbo del paziente); quando possiedono i dati di valutazione e il quadro clinico, i clinici fanno una diagnosi, cioè stabiliscono che i problemi psicologici del soggetto appartengono ad un particolare disturbo; possono così cercare di aiutarlo.
Sistemi di classificazione
Un sistema di classificazione è un elenco di tutti i disturbi con le descrizioni dei loro sintomi e le indicazioni per diagnosticare il disturbo e assegnare i pazienti alle varie categorie. Il DSM è il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali che nel tempo ha subito vari cambiamenti e quello attuale è il DSM IV TR. Nel DSM sono indicati anche i risultati delle ricerche, statistiche legate all'età, cultura e genere e per ciascun disturbo i rischi, il decorso, le complicazioni, i fattori predisponenti.
Le condizioni del soggetto sono valutate su 5 assi (campi di informazioni), vedendo prima se il soggetto mostra uno o più sintomi indicati sull'asse 1, un elenco di disturbi che causano problemi mentali. La diagnosi è fatta in base ai sintomi descritti sull'asse 1 e 2; l'asse 3 contiene info sulle condizioni mediche generali; l'asse 4 contiene info su problemi psicosociali o ambientali che la persona può avere; l'asse 5 richiede di valutare il funzionamento complessivo della persona in tutti i campi (psicologico, sociale, occupazionale). Il DSM ha alcuni problemi di affidabilità: i clinici hanno difficoltà a distinguere tra i vari tipi di disturbo; altri mettono in dubbio la sua validità sostenendo che contenga pregiudizi razziali/di genere. La diagnosi dei pazienti può essere influenzata da pregiudizi del terapeuta, dall'importanza che il terapeuta dà ad alcune informazioni; vi sono anche etichette di malattie mentali che diventano profezie autoavverantasi: gli altri si aspettano che l'individuo si comporti da malato mentale ed egli inizia veramente a comportarsi come tale.
Capitolo 4: Disturbi d’ansia
Ogni volta che una persona si trova davanti ad una minaccia al suo benessere, reagisce con uno stato di allarme, paura (respira rapidamente, muscoli tesi, cuore che batte forte). La sensazione di trovarsi in pericolo è detta ansia e ha le stesse caratteristiche della paura; essa ha funzione di sopravvivenza dell'individuo, rappresenta la risposta alla percezione di un pericolo. L'ansia è normale, una risposta adattiva legata alla paura, che mette in guardia l'individuo e precede un'azione difensiva (attacco o fuga). Quando però l'ansia diventa intensa e continua, può portare ad una disfunzione psichica e sociale del soggetto; queste persone soffrono d'ansia in maniera invalidante tale da non riuscire a fare una vita normale, la loro ansia insorge facilmente: queste persone hanno un disturbo d'ansia.
Disturbo d'ansia generalizzato: le persone che ne soffrono hanno un'ansia eccessiva per la maggior parte del tempo e ogni cosa per loro è fonte di preoccupazione. Sono persone irrequiete, irritabili, in tensione costante, con difficoltà di concentrazione, tensione muscolare, problemi del sonno. I loro sintomi perdurano per almeno 6 mesi.
Approccio socio-culturale
Il disturbo d'ansia generalizzato è più diffuso tra le persone che vivono in ambienti sociali di pericolo e rischio (problemi economici, povertà, vita in zone degradate, con alta criminalità, minori opportunità di istruzione e lavoro, esposizione a problemi di salute, razzismo).
Approccio psicodinamico
Freud elaborò due diverse teorie sull'ansia (o angoscia): nella prima, l'angoscia è data dalla mancata scarica della pulsione libidica che provoca un aumento dell'eccitazione sessuale e una tensione fisica caratterizzata da sudorazione, vertigini, aumento del ritmo respiratorio e del battito cardiaco; questi sintomi rappresentano l'eccessiva libido che non è stata elaborata psichicamente e che quindi si esprime attraverso il corpo; nella seconda invece vede l'angoscia come un normale segnale di una situazione di pericolo; l'io malato non riesce ad usare meccanismi di difesa e controllare l'intensa preoccupazione e produce un angoscia automatica. L'organismo sano invece di fronte al pericolo, attiva un'angoscia preparatoria lieve, e informa così il soggetto del pericolo, attivando meccanismi di difesa e prevenendo la situazione. La Klein studiò 2 tipi di angoscia: persecutoria, tipica della posizione schizo-paranoide, si basa sulla paura che gli oggetti cattivi possano distruggere l'io e depressiva, che esprime la paura che gli oggetti buoni sia interni che esterni vengano distrutti. Un'altra è l'angoscia da separazione cioè la paura di perdere l'oggetto amato e il suo amore, di separarsi da esso e vivere in solitudine; secondo Otto Rank, l'angoscia è legata al trauma della nascita, che viene continuamente rivissuto attraverso le successive esperienze di separazione; Winnicott e Bowlby studiarono l'angoscia come conseguenza dell'assenza di cure materne e separazione dalla madre. Le tecniche terapeutiche usate dagli psicodinamici sono: libere associazioni, transfert e interpretazione dei sogni; essi mirano ad aiutare il paziente a riconoscere i propri impulsi inconsci dell'Es e a dirigersi verso un Principio di Realtà.
Approccio umanistico
Il disturbo d'ansia generalizzato si crea quando le persone non si accettano più per come sono, negando i propri pensieri, emozioni e comportamenti. Secondo Rogers, i bambini che non ricevono una considerazione positiva da parte degli altri possono diventare ipercritici verso sé stessi e porsi standard rigidi ai quali adeguarsi, detti standard di valore, cercano di negare i propri pensieri reali e continuando a giudicarsi in modo severo, creano ansia. Rogers ideò la terapia centrata sul paziente in cui il terapeuta mostra una considerazione positiva verso il paziente, lo comprende, lo accetta per come è; questo aiuta il paziente a sentirsi più sicuro di sé tanto da riconoscere i suoi veri pensieri ed emozioni riducendo l'ansia.
Approccio cognitivo
I problemi psicologici sono causati da un modo di pensare disfunzionale; secondo Ellis le persone hanno convinzioni irrazionali (dette credenze irrazionali di fondo) che le portano ad agire in modo inadeguato. Quando esse sono davanti ad un evento stressante, tendono ad interpretarlo come una minaccia, a reagire eccessivamente, avere paura fino ad applicare queste reazioni di fronte a sempre più eventi e sviluppare un disturbo d'ansia generalizzato. Vi sono 3 spiegazioni cognitive recenti riguardanti il disturbo d'ansia generalizzato:
- Teoria metacognitiva: Wells, le persone con disturbo d'ansia g. hanno convinzioni sia positive (preoccuparsi è utile per affrontare meglio le minacce che si presentano per cui ad ogni segnale di pericolo si preoccupano) che negative (la società insegna loro che preoccuparsi è negativo quindi si preoccupano ulteriormente del fatto di preoccuparsi di qualcosa) riguardo alla preoccupazione.
- Teoria dell'intolleranza all'incertezza: le persone pensano che...
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