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Le origini

Al di là dell'ornamentazione simbolica che caratterizza tutto il neolitico, questo è anche testimone della nascita di quella che oggi si identifica come la madre dell'architettura di culto. È il caso delle pietre allungate infisse sul suolo, i menhir, e delle lastre poste orizzontalmente su sostegni verticali, i dolmen.

L'arte minoica (civiltà cretese)

Grazie a un suolo fertile, le isole dell'Egeo videro la nascita dei popoli asiatici. Il cuore di questi popoli, a livello di territorio, era l'isola di Creta, fulcro per la civiltà minoica. La civiltà cretese ebbe la sua massima fioritura intorno al 2000 e il 1400 a.C., fase di splendore in cui l'isola era divisa in due stati: Cnosso e Festo. Alla fine del 1400, l'isola di Creta fu invasa dai popoli della costa ellenica.

Ricordata per le grandi residenze che, dopo ripetuti terremoti, furono ricostruite grandiosamente nel periodo di maggior ricchezza detto neopalaziale (1640-1530 a.C.). I palazzi cretesi, come quelli di Mallia, Festos e Cnosso, avevano ruolo di aggregazione politica e sacrale e non solo di residenza dei sovrani. Probabilmente fenomeni naturali hanno indebolito la civiltà minoica, favorendo l'invasione dei popoli micenei.

L'arte micenea

L'architettura micenea prosegue quella minoica introducendo costruzioni e grandi blocchi di pietra. Le cittadelle micenee accoglievano residenze accentrate sul megaron, centro della vita familiare e ufficiale del sovrano, preceduto da un vestibolo, pronao con colonne in antis.

Il popolo miceneo, stanziato sulla terraferma che circonda le isole dell'Egeo, vide la fioritura della città di Micene, nella quale ancora oggi sorge la città degli Atridi, regia e fortezza della città. Famosa resta oggi la porta dei Leoni, opera posta sulle mura difensive (1240 a.C.). Fuori dalle mura si trova il Tesoro di Atreo, una tomba a tholos a pianta circolare con una volta conica, costruzione scavata nel monte alla quale si accede per mezzo di un dromos. La volta è formata da anelli di blocchi sporgenti che vanno via via restringendosi. La triste dimora dei morti ricorda l'immagine architettonica dell'Ade.

L'arte greca

Nella penisola ellenica, la nuova componente etnica contribuirà a modificare e a caratterizzare la cultura della protostoria mediterranea. Le invasioni di popoli provenienti dal nord (Dori) hanno come risultato la migrazione dei popoli ellenici della costa occidentale verso l'oriente: l'Asia minore diverrà così il centro della cultura ionica, sempre pervasa da un caldo sentimento per la natura e da una forte sensibilità modulare e, perciò, di conseguenza antitetica alla cultura dorica caratterizzata da un severo rigorismo formale (la componente dorica dominerà il Medioevo ellenico, tra il XII e il IX secolo).

La combinazione delle due componenti, dorica e ionica, dimostra un'esigenza intrinseca nella cultura greca di ordine ideale e formale dominato da proporzioni e simmetrie. L'architettura greca, come la sua arte, è fortemente legata alla filosofia del popolo che la produce, il quale in questo caso ricercava una verità che non è oltre ma dentro le cose e che non si raggiunge oltrepassando l'esperienza ma approfondendola.

Sviluppo storico dell'arte greca

  • Arcaico: inizio VII, fine VI secolo
  • Classico: fine VI, metà del IV secolo
  • Ellenistico: metà del IV, metà del I secolo

Il periodo classico si considera oggi l'apogeo della cultura greca, non per la superiorità delle opere prodotte in questo periodo rispetto agli altri due, ma per la grandezza che ha reso le opere del periodo classico esempi di perfezione per i posteri di tutte le epoche. Il canone che detta l'ordine dell'arte greca si riferisce per l'architettura alla relazione metrica tra le parti e tra ogni parte e il tutto, ricollegandosi al concetto di armonia dell'antica Grecia.

L'architettura greca

La parola architettura risale all'antica Grecia e fu considerata da Platone come la più scientifica delle arti. Unico testo giunto a noi per comprendere l'architettura antica è il De Architectura di Vitruvio nel quale Vitruvio tenta di precisare il legame tra costruzione e ragione. La terminologia vitruviana è stata adottata in tutte le epoche e recepite in tutte le lingue europee, soprattutto per gli ordini architettonici trattati nel libro III e IV assieme agli edifici sacri.

  • Temenos: recinto sacro che circondava il tempio antico
  • Oikos: casa (del Dio) - corrispondente all'Aedes dei Romani, abitazioni con focolare
  • Naos: cella dove era situata la statua per la divinità, distinta dal Temenos

Da temenos (tagliare), luogo dei sacrifici, ne deriva il termine latino di templum per indicare il terreno dedicato a una divinità e/o il suo santuario. Molti spazi sacri erano delimitati da cippi in pietra (oroi). L'ingresso del santuario era spesso identificato con i propilei; all'interno vi erano generalmente i thesauroi, luoghi dove si custodivano i doni delle diverse città-stato e i bottini di guerra.

Il De Architectura ci aiuta a definire le planimetrie dei templi, dividendoli così in categorie: in antis, doppiamente in antis, prostilo, anfi prostilo, periptero, diptero, pseudodiptero.

Le origini del tempio greco

Il megaron ebbe una notevole influenza sulla formazione strutturale del tempio greco come lo conosciamo oggi. Il megaron era una sala della residenza del monarca utilizzata da quest'ultimo per riti religiosi e amministrativi. Nei palazzi micenei, il megaron è inserito in una residenza più ampia e spesso su più livelli. Il megaron raggiunse la sua forma più compiuta nei palazzi di Micene, Tirinto e Pylos, dove appare costituito da un ambiente rettangolare preceduto da un vestibolo e un'antisala, con focolare al centro delimitato da quattro colonne e trono su una delle parti laterali.

Anche se non vi è la certezza, il megaron è considerato il precursore della struttura dei templi greci. La mancanza di certezza di questo legame è data dai cinque secoli che distanziano le due strutture. A questo proposito, alcuni archeologi identificano il basileus come l'anello di congiunzione tra le due strutture. Il basileus era la residenza di quel sovrano che aveva sia compiti civili che religiosi nel medioevo ellenico.

Alla figura del basileus si potrebbe ricollegare la dimora di Lefkandi in Eubea, datata all'inizio del X secolo. Quella che appariva come una dimora si rivelò essere stata trasformata in luogo di sepoltura di un uomo, probabilmente il sovrano e sua moglie. La dimora divenne così un memoriale e un luogo di culto circondato da una peristasi che permetteva di raggiungere facilmente tutte le aree dell'abitazione (stessa funzione attribuita alle colonne del tempio greco). Ciò che rimane oggi della peristasi sono blocchi di pietra sui quali probabilmente erano posti tronchi di albero sostenenti la copertura in legno che copriva le tre aree della dimora: naos, pronao e opistodomo.

Il tempio di Acaia di Artemide presenta forti legami con la dimora di L. Un altro livello di congiunzione tra la dimora aristocratica con il suo megaron e il tempio greco, è il santuario della Ionia d'Asia a Samos con temenos (area dove i fedeli assistevano alla funzione).

Dorico

L'età arcaica segna l'apparizione dei templi lignei, perciò il canone di questa epoca sarà fortemente caratterizzato dall'incertezza strutturale che avevano gli architetti utilizzando questo nuovo materiale che fece perdere snellezza alle colonne, fornendo la monumentalità alla struttura. Lo studio architettonico di un'epoca va necessariamente differenziato anche per luogo, perciò analizzeremo tre templi di differenti aree ma dello stesso periodo storico: l'età arcaica.

Tempio di Aphaia ad Egina

È un prostilo tetrastilo datato al 570 a.C. Esaminando come primo elemento la colonna, si nota di come la sua proporzione con il diametro del fusto alla base è ridotta (1:4.5). Il suo capitello si presenta con un echino fortemente espanso e dal profilo convesso, rendendo appariscente la funzione di questo elemento. Il carattere arcaico è vistoso anche sulla trabeazione; infatti, le regulae hanno uno spessore molto maggiore della tenia e le guttae sottostanti sono cinque e di forma cilindrica e non sei e coniche come nel tempio di Zeus. Il fregio presenta metope rettangolari (più alte che larghe) e triglifi più snelli con glifi a profilo semicircolare.

Le cornici della trabeazione hanno un aggetto molto ridotto e per questo i mutuli presentano solo due file di guttaee. La modanatura a becco di civetta è molto lontana dalla forma che presenta nel periodo classico. Questa modanatura arcaica è sia utilizzata all'esterno nel geison sia all'interno per i capitelli delle ante le quali, prive di abaco, richiamano i capitelli egizi.

Tempio di Apollo a Siracusa

Periptero esastilo privo di opistodomo, con adyton datato all'inizio del VI secolo. Fu uno dei primi templi edificato quasi interamente in pietra. Un'iscrizione sullo stilobate ci informa che Kleomene fu importante per la realizzazione di questo tempio, ma non sappiamo se da un punto di vista finanziario o edilizio.

L'arcaismo di questo tempio è evidente già dalla pianta che è allungata al tal punto che ciò potrebbe anche essere inteso come uno ionicismo. Le colonne sono molto tozze (1:8). La trabeazione massiccia presenta caratteri singolari che rimandano a un'origine lignea. I fusti delle colonne sono monoliti fortemente rastremati aventi sedici scanalature che si interrompono subito al di sotto degli anuli separate da esse con una scozia. Il capitello presenta un abaco di grande spessore e un echino assai espanso.

La trabeazione ad "L" presenta un vuoto che era riempito quasi sicuramente da materiale ligneo, rendendo la pietra materiale decorativo e monumentale di rivestimento. Le componenti della trabeazione come la tenia e la regula erano state lavorate come lastre a sestante. Le metope rettangolari componevano con i triglifi, con glifi a terminazione ogivale, il fregio il quale era completamente in disaccordo con la scansione delle colonne sottostante (ionicismo).

Tempio di Era l

Edificato poco dopo la metà del VI secolo, il tempio si erge su tre gradoni presenta una peristasi inconsueta di 9 per 18 colonne doriche che presentano un'evidente entasis (con una misura mai più raggiunta), il fusto affonda nell'echino piatto e aggettante. (le 100 braccia ioniche di lunghezza dimostrano una forte componente ionica) Le ante sono semipilastri con entasis che si concludono con una gola decorativa. La cella è suddivisa in due navate da una serie di 7 colonne, alle due navate corrispondono i due ingressi alla cella; alle spalle di quest'ultima era presente un adyton. La trabeazione presentava triglifi e metope sul fregio e architrave con tenia lavorata a parte.

Tempio di Athena (detto di Cerere) a Paestum

Periptero esastilo realizzato nell'ultimo quarto del VI secolo. L'edificio presenta un carattere fortemente composito, dove una peristasi dorica è accompagnata da un pronao prostilo con colonne ioniche. Il gusto ionico però è anche presente nelle colonne doriche della peristasi; infatti, quest'ultime si presentano addirittura più snelle del tempio di Zeus, ma la vistosa rastremazione accompagnata da un entasis pronunciata e il capitello dall'echino fortemente espanso dal profilo rigonfio denunciano chiaramente caratteri arcaici. Il capitello presenta un semplice tondino in sostituzione agli anuli anticipati da una gola (cfr Apollonion), l'assenza dell'hypotrachelion e del collarino rimanda a influenze achee. Un kyma lesbio sostituisce le tenia le regulae e le gutte, e anticipa un fregio dorico che risolve il conflitto angolare tramite l'allungamento delle metope angolari (soluzione arcaica). I triglifi si raccordano al loro capitello con un'elegante modanatura a cavetto. Modanature con ovuli e astragali sostituiscono i mutuli e le guttae; il gocciolatoio invece corre orizzontalmente sui lati lunghi costeggiando poi il timpano sui lati corti.

L'età classica

L'età classica è simboleggiata dal tempio di Zeus il quale influenzerà, assieme a tutta l'epoca, l'architettura postuma. I caratteri salienti dell'ordine dorico attorno al V secolo sono riconosciuti in tre aspetti principali: la netta tendenza allo snellimento delle colonne assieme alla contrazione del loro capitello, uniti al mantenimento della trabeazione tradizionale, accentuarsi del decorativismo soprattutto nei dettagli minori dell'ordine attraverso modanature con le loro relative decorazioni associate. L'ultimo aspetto è l'utilizzo dei motivi che erano in precedenza estranei all'ordine dorico, chiaramente influenza ionica, arricchendo così l'ordine nella sua forma.

Tempio di Hera II (detto di Poseidone) a Paestum (no elementi ionici)

Tempio periptero di 6 per 14 colonne, con doppia contrazione angolare sui lati lunghi. Le colonne molto snelle aventi nove moduli di altezza presentano sul fusto 24 scanalature e con un capitello che, anche se ancora molto espanso, tende il modello della madre patria, esso è preceduto da anuli e hypotrachelion delineato da tre scanalature. L'architrave e il fregio non presentano particolarità evidenti; infatti, il loro rapporto richiama il modello della madre patria. La cornice invece presenta proporzioni massicce con una sottocornice fortemente aggettante. Nel complesso, questo edificio segna il delinearsi di un vero e proprio "canone" siciliota con una rielaborazione delle esperienze del dorico in madrepatria.

L'età tardo classica

Alla fine della guerra peloponnesiaca, con la sconfitta di Atene nel 404 a.C., fa sì che l'architettura risenta molto dell'influenza dei popoli vincitori. Si ha in questi secoli un accorciarsi delle proporzioni tra i singoli elementi e uno snellirsi delle colonne.

L'età ellenistica

Ionico

Età arcaica

L'architettura ionica trae le sue origini da due aree ben distinte: la prima che si identifica con le Cicladi e la seconda con la parte dell'Asia minore e delle terre circostanti. I tratti peculiari di queste due aree di sviluppo si generano a partire dalla prima età arcaica. Questa epoca vede una fioritura della civiltà ionica nel mediterraneo orientale e una sperimentazione dell'area asiatica. L'età arcaica è fondamentale per il canone ionico; infatti, con la fine di questa si ha una cesura dei grandi centri ionici asiatici al seguito del fallimento della rivolta delle città ioniche contro l'impero achemenide, la guerra ebbe come risultato la scomparsa delle colonie ioniche in aree asiatiche, tra le quali solo Samos che rimase in disparte resistette fino a quando Atene non la punì per non aver affiancato le città ioniche nella rivolta.

Anche le poleis cicladiche ioniche non ebbero miglior destino; infatti, dopo la repressione della rivolta ionica del 493 a.C., le poleis furono sottomesse. La litizzazione dell'ordine si suppone essere iniziata nella prima metà del VII secolo per concludersi totalmente nel VI. Anche se differente per luogo e tempo, l'ordine ionico presenta un carattere lessicale uniforme. Il capitello a volute è stato sempre il simbolo dell'ordine ionico, ma questa sorta di identificazione tra il capitello e l'ordine non è esatta, soprattutto in un'età arcaica dove la sperimentazione e la rielaborazione di una precedente esperienza era al culmine. Infatti, nel primo arcaismo il capitello a volute era solo una possibilità tra le tante che si andrà poi ad affermare nel tardo arcaismo.

L'origine del capitello a volute è al centro di un grande dibattito; infatti, ci si chiede se la sua forma derivi da un'esigenza decorativa o funzionale. Una teoria plausibile è che il prototipo di capitello a volute nasca in un ambito di un'architettura votiva e poi trasposta nell'edilizia templare.

Colonna votiva dei Nassi a Delfi

Colonna votiva destinata a sostenere una sfinge datata attorno al 570 a.C. La colonna è alta quasi 10 metri con proporzioni di 1:10. La colonna è divisa in tre componenti: base, fusto e capitello. La base è elementare, costituita da una forma cilindrica, il fusto diviso in rocchi è rastremato e privo di entasis. Esso è coronato al sommoscapo da un astragalo che lo raccorda con il capitello, il quale è composto da un elemento a volute stretto e molto allungato posto su di un echino decorato con ovuli e lancette ampio e molto aggettante. Le volute piccole e decisamente distanziate lasciano scoperti i 5 ovuli dell'echino.

Colonna votiva di Naxos presso Singari

L'architettura ionica dell'età arcaica

Area cicladica

Lo ionico cicladico ha il suo fulcro a Naxos, luogo di origine dei primi sviluppi dell'ordine. La problematica principale di quest'ordine in questa particolare era e in questo particolare luogo è stata la scarsità di rinvenimenti, fatto sta che si sono riuscite a delineare alcune peculiarità. L'architettura ionico cicladica si concentra sulla monumentalizzazione della soluzione ad oikos, con particolare attenzione allo spazio interno, prediligendo la soluzione di colonne in antis. Altra particolarità sta nella evidente preferenza per la frontalità, caratteristica già intrinseca nell'ordine.

Area microasiatica

Nella Ionia d'Asia, gli sviluppi architettonici ionici assumono caratteri molto particolari. La monumentalizzazione dei templi appare evidente; quest'ultimi sono sempre più slanciati e presentano peristasi a volte anche diptera e contornata da trabeazione e elementi fortemente decorativi. Samos è considerato uno dei fulcri dell'architettura ionica nell'età arcaica.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simo.della di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ticconi Dimitri.
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