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AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

- Emblematico è il carme 64, epillio che narra le nozze di Peleo e Teti e, tramite la tecnica dell’ekphrasis,

anche la storia di Teseo e Arianna; il fucro è il tema della fides, rispettata in un caso, violata nell’altro, e

di cui gli dei si facevano garanti. Insomma una proiezione delle aspirazioni del poeta.

- I carmi 61 e 62 sono epitalami, genere praticato da Saffo ma qui pieno di elementi romano-italici.

- Il carme 66, detto “La chioma di Berenice”, è un omaggio a Callimaco: Conone, astronomo della corte

di Tolomeo III, aveva identificato in una nuova costellazione il ricciolo offerto dalla regina Berenice come

ex-voto per il ritorno del marito dalla guerra e successivamente scomparso: è un catasterismo. C.

richiama temi della sua ideologia: pietas, fides, condanna dell’adulterio, celebrazione dell’eroismo e dei

valori tradizionali.

- Il carme 68 narra degli amori tra Protesilao e Laodamia, archetipo della vicenda di C. e Lesbia; riassume

i temi principali della poesia di C.

▪ Stile

- Combinazione di linguaggio letterario e sermo familiaris. Volgarismi: aristocratico compiacimento ad

affiancare turpiloquio ed erudizione. Diminutivi. Molte modalità espressive: sberleffo irridente, invettiva

scurrile, linguaggio amoroso, malinconia elegiaca.

- Nei carmina docta c’è sempre pathos ma lessico più ricercato e movenze della poesia alta enniana:

carattere più letterario.

PUBLIO VIRGILIO MARONE (70-19 a.C.)

Vita

Nasce a Mantova da piccoli proprietari terrieri, studia a Roma e a Napoli, probabilmente dall’epicureo

Sirone. Sembra che il podere di famiglia gli sia stato espropriato durante le confische destinate a

ricompensare i veterani di Filippi (echi nelle Bucoliche) e che poi l’abbia riacquistato, forse per

intercessione di Ottaviano. Pubblicate le Bucoliche, nel 38 entra nel Circolo di Mecenate e lavora alle

Georgiche, che legge ad Ottaviano nel 29. Da qui in poi scrive l’Eneide, che però non riesce a pubblicare

in vita.

Opere

▪ Bucoliche (t.39)

- 10 egloghe in esametri.

I: dialogo tra i pastori Titiro e Melibeo. Il secondo deve abbandonare i suoi campi per via delle confische,

il primo può restare per intercessione di un giovane di origine divina.

II: lamento d’amore del pastore Coridone per il giovinetto Alessi.

III: tenzone poetica tra due pastori, botta e risposta in amebei.

IV: canto profetico per la nascita di un fanciullo che porterà una nuova età dell’oro.

V: lamento per la morte di Dafni, eroe pastorale lasciatosi morire per amore e assunto tra gli dei.

VI: dichiarazione di poetica. Sileno, catturato da due giovani, canta l’origine del mondo e vari miti.

VII: Melibeo narra della tenzone poetica tra i due pastori attici Tirsi e Coridone.

VIII: egloga dedicata ad Asinio Pollione, gara di poesia.

IX: simile alla I, richiami alle confische di terre nella campagna mantovana dopo le guerre civili.

X: il poeta bucolico Virglilo cerca di confortare l’amico Cornelio Gallo, poeta elegiaco, sofferente per

amore.

- Il titolo significa “canti dei bovari”: i pastori in uno sfondo rustico sono messi in scena come attori e

creatori di poesia. Il modello sono gli Idilli di Teocrito, che V. riprende, per primo tra i poeti latini, ben

conscio di questo primato (eg. VI). Il rapporto non è di semplice imitazione: V. si immerge nel mondo

bucolico e ne assimila i codici, rileggendo in questa chiave il mondo rurale in cui era nato; il risultato è

una trama di rapporti complessissima e un’opera al pari del modello.

- V. riduce la varietà e i confini del genere idillico, contribuendo a definirlo: l’ambientazione è lo stilizzato

mondo dei pastori e tutto quanto del reale entra in esso viene travestito nel loro semplice linguaggio e

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immaginario: gli eventi della storia e la città sono fatti spaventosi e incomprensibili. C’è un’atmosfera

malinconica nel canto dei pastori: alcuni devono andare, cacciati dai nuovi venuti, i soldati. Qui si situa

l’esperienza personale di V. che così, inserendo spunti autobiografici nel genere, rilegge l’epoca delle

guerre civili attraverso il linguaggio bucolico.

- Chi è il puer dell’eg. IV? Essendo datata al 40, prob. si fa riferimento alle speranze legate al patto di

potere tra Antonio e Ottaviano, consacrato dal matrimonio tra il primo e la sorella del secondo. Ma il

matrimonio durò poco e non ci furono figli maschi, quindi il puer non sarebbe mai nato.

▪ Georgiche (t.29)

- Poema didascalico in quattro libri in esametri. I: lavoro dei campi. II: arboricoltura. III: allevamento. IV:

apicoltura. Sempre meno fatica, sempre maggior ruolo della natura.

- Ogni libro è tematicamente autonomo e il discorso fluisce naturale spesso nascondendo i passaggi

logici, ma questo è compensato da una studiata architettura d’insieme: simmetrie. Ogni libro ha un

proemio: due lunghi (I-III), due brevi (II-IV); questi libri sono accoppiati anche per le digressioni finali,

per la prima coppia oscure: guerre civili e peste degli animali del Norico; per la seconda rasserenanti:

lode della vita agreste e storia di Aristeo e le sue api.

- È un poema di contrasti. Ad es. nella fabula Aristei Aristeo riesce a rigenerare le api, ma causa il dramma

di Orfeo; Orfeo, col suo canto, rappresenta l’uomo in grado di dominare la natura, ma che va incontro

al suo scacco nel momento in cui non può vincere la morte; Aristeo è il prototipo dell’eroe didascalico

che impara: obbedendo ai precetti divini raggiunge il suo obiettivo.

- Secondo una notizia, il finale avrebbero dovuto essere le lodi di Cornelio Gallo, ma non si vede come

avrebbe potuto avere l’estensione dell’attuale finale, la fabula Aristei, che peraltro non ha nulla di

improvvisato ed è solidamente collegata all’opera.

- Quest’opera, in cui è chiara l’influenza di Mecenate, ha avuto una lunga composizione (V. lavorava su

ogni particolare), come dimostra la scalatura delle allusioni storiche: il poeta ha voluto inglobare nel

poema, accanto al nuovo ordine, anche le lacerazioni che lo hanno preparato.

- Nell’adottare il genere didascalico, V. dialoga con gli alessandrini e con Lucrezio. Dai primi prende il

gusto per le cose tenui, per il trasformare in poesia dettagli fisici e minuti: in tenui labor, ricerca formale;

ma più profondo è il dialogo con Lucrezio: c’è un messaggio di salvazione e saggezza, come in L.: la

saggezza del contadino conduce a una forma di autarcheia materiale e spirituale che libera dalle paure

della storia; ma è una dimensione di sapere più legato ai ritmi della vita quotidiana, e alla religiosità

tradizionale.

- Le G. sono il primo documento letterario dell’età del principato: Ottaviano viene visto ora come

giovane unico in grado di salvare la civiltà dalla guerra civile, ora come eroe trionfatore, ora come

sovrano divinizzato. Augusto e Mecenate, oltre che dedicatari, sono ispiratori del poema, mentre sotto

il destinatario didascalico fittizio dell’agricola si nasconde il destinatario vero, un pubblico conscio dei

problemi della città e della crisi. Difficile vedere l’adeguamento a un programma augusteo di

risanamento del mondo agricolo: la figura de colonus è anacronistica. Piuttosto c’è allineamento con la

propaganda ideologica augustea: esaltazione delle tradizioni dell’Italia contadina e guerriera, con le sue

qualità morali e la sua fecondità, in opposizione all’orientalismo di Antonio.

- Grande cura formale e stile soggettivo: emozioni.

▪ Eneide

- Poema epico in esametri, 12 libri, privo di revisione: versi incompleti: pubblicato postumo da Vario

Rufo per volere di Augusto.

I. Naufragio di Enea ad opera di Giunone; Enea approda a Cartagine e trova ospitalità presso Didone, la

regina, che gli chiede di raccontare le sue avventure.

II. Distruzione di Troia. Enea fugge con padre, figlio e Penati, ma gli viene strappata la moglie.

III. Molte avventure per mare; i Troiani si rendono conto che una nuova patria li attende in Occidente.

Morte di Anchise. Fine del racconto. 16

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IV. Tragico amore di Didone, che, abbandonata da Enea che deve compiere la sua missione fatale, si

uccide maledicendolo e profetizzando l’odio tra i loro due popoli.

V. Tappa in Sicilia e giochi funebri per Anchise

VI. A Cuma Enea consulta la Sibilla e scende negli inferi. Lì fa alcuni incontri, tra cui Didone ed Anchise,

che gli mostra il futuro e gli eroi che faranno grande Roma.

VII. Enea sbarca alla foce del Tevere: è la terra promessa. Fa un patto col re Latino, ma il matrimonio tra

Enea e Lavinia, figlia del re, va in fumo quando Amata, moglie del re, e il principe rutulo Turno fomentano

la guerra. Una potente coalizione di italici marcia contro i troiani.

VIII. Enea si allea con Evandro, re arcade, nel luogo dove sorgerà Roma; insieme al figlio del re, Pallante,

va ad allearsi con gli Etruschi sollevatisi contro Mezenzio, re di Cere alleato di Turno. A Enea gli dei

donano un’armatura vulcania; lo scudo è istoriato col futuro di Roma.

IX. Il campo troiano senza Enea è in difficoltà. Parziali successi di Turno. Tragico sacrificio di Eurialo e

Niso.

X. Arrivano Enea e alleati e il vantaggio è loro, ma Turno uccide Pallante e si impossessa del suo balteo.

Enea uccide Mezenzio.

XI. Enea piange Pallante. Offre pace, ma Turno vuole la guerra: battaglia equestre, muore Camilla.

XII. Turno accetta il duello decisivo con Enea, ma Giunone fa cadere il patto e la battaglia inizia. Con i

Troiani vincenti, Giunone fa pace con Giove ottenendo che nel nuovo popolo non resti traccia del nome

troiano. Enea vince Turno in duello e lo uccide in uno scatto d’ira vedendo il balteo di Pallante.

- Imitare Omero e lodare Augusto partendo dai suoi antenati: questi i due fini principali dell’Eneide. 12

libri in risposta ai 48 dei due poemi omerici. Due metà, una iliadica e una odissaica; l’inversione non è

solo di ordine ma anche di contenuti: il viaggio di Enea non è ritorno a casa ma viaggio verso l’ignoto e

la guerra che combatte non è finalizzata alla distruzione ma alla fondazione di una città. Dunque c’è

contaminazione ma anche continuazione della narrazione del mito, nonché una ripetizione della guerra

di Troia che, avendo un risultato costruttivo, si configura come superamento di Omero.

- Il fine della celebrazione di Augusto è portato a termine in un’ambientazione né romana né tantomeno

contemporanea, ma omerica, tramite scorci profetici, per di più mutuati da Omero, che danno alla storia

un orientamento augusteo. V. guarda il mondo augusteo da lontano.

- V. riprende il vecchio mito di Enea e dell’origine troiana dei romani, che acquistava fortuna nel I-II sec.

(significava mettere i Romani in posizione di parità coi Greci che si accingevano a conquistare). Il mito

dà inoltre prestigio alla gens Iulia, discendente dal figlio di Enea, a cui appartenevano Cesare e Augusto.

V. rielabora i dati tradizionali, e riconosce un contributo positivo alla fondazione di Roma a tutte le

componenti etniche, Etruschi, Greci, Latini oltre che Troiani.

- L’E. è la storia di una missione voluta dal Fato, che per mano di Enea porterà alla fondazione di Roma

e alla sua salvazione da parte di Augusto: è epica nazionale. Accanto alla necessità della vittoria però

vengono portate all’attenzione del pubblico anche le ragioni del conflitto e degli sconfitti: quelle ad

esempio dell’amore di Didone, o della guerra fratricida non necessaria coi latini che porterà alla difficile

decisione, poi (non) risolta dall’ira, dell’uccisione di Turno da parte di Enea. Spesso non c’è sintesi tra le

due dimensioni.

- Enea è l’eroe pius: la sua pietas non è solo quella tradizionale, ovvero il sacro atteggiamento di rispetto

e venerazione verso famiglia, dei e patria, ma è un più generale atteggiamento di rispetto e pietà nei

confronti dell’uomo e delle sue sofferenze.

-Stile:

▫ L’esametro virgiliano unisce il massimo della regolarità, attraverso un ristretto numero di cesure

principali e il massimo della flessibilità, attraverso le combinazioni con quelle accessorie, che

permettono varietà di sequenze: è quindi perfetto per una narrazione lunga, che non diventa monotona

ed è adattabile ad ogni situazione espressiva. 17

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▫ Linguaggio elevato con arcaismi e poetismi, ma più che altro parole normali, che assumono nuovo

rilievo attraverso collegamenti inediti. Uso regolato e motivato dell’allitterazione.

▫ Formularità epica mantenuta, ma innovata: narrazione continua, cataloghi di guerrieri e nomi di

personaggi, espressioni ripetute per azioni ricorrenti epiteti fissi; questi epiteti però spesso coinvolgono

il lettore entrando anche nella psicologia del personaggio.

▫ soggettività: maggiore iniziativa al lettore, ai personaggi coi loro punti di vista e al narratore; l’autore

interviene a ricomporre i punti di vista in un progetto unitario.

QUINTO ORAZIO FLACCO (65-8 a.C.)

Vita

Nasce a Venosa da famiglia modesta, padre liberto. A Roma gli è assicurata la migliore educazione,

coronata dal tipico viaggio in Grecia: ad Atene studia filosofia. Qui si arruola nell’armata di Bruto.

Tornato a Roma grazie ad un’amnistia, trova confiscato il suo fondo di Venosa ed è costretto a impiegarsi

come scriba quaestorius per vivere; inizia anche a fare poesia. Nel 39 entra nel circolo di Mecenate, il

quale nel 33 gli dona un podere nella Sabina, fonte di tranquillità economica e luogo di rifugio dagli

affanni della città. Rifiuta garbatamente l’offerta di diventare segretario di Augusto.

Opere

▪ Epodi

- 17 componimenti, scritti dal 41 e pubblicati nel 30, di vario argomento (es. gruppo epodi erotici).

- Sono frutto del disagio dovuto alla sua condizione appena dopo Filippi: asprezza, polemiche, toni

carichi, caratteristiche che però sono anche dovute al genere; O. infatti, rivendicando originalità, dichiara

di ispirarsi ad Archiloco e di prendere da lui metri e ispirazione aggressiva (adatti per lui ad esprimere

le ansie e le passioni di tutta una generazione), ma non contenuti.

- Ma Archiloco viveva in una situazione storico-politica molto più tesa di quella di O., perciò l’aggressività

si rivolge verso bersagli minori, anonimi, a volte fittizi (usuraio, arricchito, fattucchiera, vecchia

matrona…) e l’impressione è quella di artificiosità letteraria: sembra che prenda proprio le res da

Archiloco, senza saperne ricreare l’animus.

- Linguaggio teso e carico, attenzione ad aspetti ripugnanti, ma anche dizione sorvegliata.

▪ Satire

- Due libri. I. dieci satire, forse pubblicato nel 35. II. otto satire, pubblicato nel 30. Argomenti vari.

- Orazio dichiara di ispirarsi a Lucilio, da cui eredita aggressività e autobiografia; di L. critica però lo stile

sciatto.

- Inoltre, a differenza dei L., nelle Satire di O. è chiaro il rapporto aggressività/diatriba: O. porta avanti

una ricerca morale analizzando e attaccando comicamente i vizi. Guarda ad un mondo di piccoli

irregolari; la ricerca oraziana vuole individuare una strada solo per pochi (circolo di M.): dunque tanti

modelli negativi contrapposti a un modello positivo.

- Il tono è divertito e bonario, cordiale ragionevolezza.

- La morale oraziana ha radici nell’educazione e nel buon senso tradizionale, ma elabora anche elementi

delle filosofie ellenistiche, attraverso il filtro della diatriba. Obiettivi sono l’autarkeia e la metriotes. Per

molti aspetti O. è vicino all’epicureismo: empirismo, realismo, tema dell’amicizia.

- Si possono distinguere satire ‘diatribiche’, in cui c’è discussione su specifico argomento morale e satire

‘descrittive’, dove è raccontata una scena: anche in queste ultime c’è interesse morale, unito alla

rappresentazione. A volte le due tipologie si fondono nella stessa satira.

- Nel secondo libro regredisce la componente autobiografico-descrittiva. Sempre più dialoghi, dove il

ruolo dominante non è del poeta ma dell’interlocutore: ognuno porta la sua visione e non si riesce più

a estrarre un senso unitario dalle contraddizioni della realtà, tanto che il poeta lascia che siano

denunciate incoerenze delle sue scelte. La satira non può più essere luogo di ricerca morale, l’autarkeia

è perduta, sopravvive solo nell’isolamento della villa sabina.

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- Stile: genere vicino alla prosa, ma comunque raffinata cura formale. Lingua disciplinata e semplice,

effetti vigorosi con risparmio di mezzi espressivi. Mobilità e varietà: si adatta ai soggetti.

▪ Odi

- 4 libri, i primi tre pubblicati nel 23, un quarto successivamente. Metri più usati strofe alcaica, strofe

saffica, strofe asclepiadea.

- Il modello che O. riprende è Alceo: è fiero di averne divulgato per primo i modi, anche perché non era

facile trasferire in lingua latina metrica e linguaggio espressivo. Da Alceo infatti prende, con rapporto di

imitatio, temi e situazioni, ma l’ambientazione e la sensibilità sono romane; spesso prende il motto

iniziale di A., e poi si discosta dal modello.

- O. usa Alceo per coniugare nel suo mondo lirico l’attenzione per le vicende della comunità e la sfera

privata. Ma il poeta, seppur coinvolto nella guerra civile, ora vive al riparo dei potenti, quindi l’idea

alcaica della poesia come ristoro dall’impegno è solo un’immagine letteraria; in più, essendo scritta per

la lettura, descrive spesso situazioni stilizzate.

- Altri modelli sono, in misura minore, Saffo e poi la lirica corale, sopr. Pindaro: in alcuni componimenti

O. tenta una lirica impetuosa fatta di periodi ampi e transizioni audaci; prende da lui inoltre temi come

la funzione eternatrice della poesia. Dagli alessandrini infine prende molte situazioni, che sono poi

quelle della mondanità romana.

- Nelle Odi hanno ruolo centrale la meditazione e la cultura filosofica. È una meditazione sulle poche

fondamentali conoscenze acquisite dalla saggezza, soprattutto epicurea, ispirate anche al buon senso

comune. Punto centrale è la coscienza della brevità della vita e l’esortazione ad appropriarsi delle gioie

del presente (carpe diem), accettando gli eventi e vivendo il piacere pur nella consapevolezza della sua

caducità. A volte c’è anche canto dell’autàrkeia del poeta saggio, libero dai tormenti umani e protetto

dagli dei, sereno e padrone di sé, cultore dell’aurea mediocritas, sempre però nella consapevolezza dei

rischi collegati alle debolezze dell’animo umano e della necessità di difendere sempre quanto

conquistato: contro il dolore della vita si può solo lottare eroicamente per trasformare l’angoscia in

accettazione del destino.

- L’altro polo delle Odi è la lirica civile. O. celebra personaggi e avvenimenti del regime di Augusto.

Riflette l’ideologia del principato, condividendone l’impostazione moralistica (la crisi c’era stata per

decadenza degli antichi valori), che incontra a tratti la ricerca morale oraziana (critica al lusso, autarkeia,

apprezzamento della razionalità); tuttavia evita chiusure dogmatiche: esalta la magnanimità in sè, anche

ad es. dei repubblicani e si fa interprete dei sentimenti della società contemporanee: incertezze ma

speranza verso Augusto.

- Ma c’è grande varietà di temi nelle Odi. Amore: distacco ironico dalla passione, i rituali d’amore sono

un canovaccio guardato con sorriso; ma non ignora la crudeltà della passione. Inno, di cui conserva il

formulario. Temi conviviali. Spesso contaminazione tra categorie liriche. Paesaggio: campagna come

locus amoenus o natura dionisaca.

- Angulus: il piccolo podere personale di O. è lo spazio più caro al poeta perché sicuro, simbolo della sua

esistenza e dell’esperienza poetica (rappresenta un ordine e un senso): deputato a vino, canto e

saggezza; luogo di riflessione sulla morte dove l’angoscia diventa malinconia e dove coltivare l’amicizia:

per ogni suo amico O. ha attenzione affettuosa.

- Per O. è importante la vocazione poetica: vates in rapporto con le Muse.

- Stile:

▫ Perfezione stilistica: vocabolario semplice, uso moderato di figure di suono e metafore; ellissi, iperbato,

enjambement, costruzioni greche.

▫ Grande espressività con economia di mezzi espressivi: poche parole nuove ma nuove associazioni di

parole che mettono in evidenza le parole usuali e danno loro nuovo significato (callida iunctura); nuove

analogie, corrispondenze e strutture ben disegnate. Insomma sobrietà e limpidezza classica, con anche

però importanza della variatio. 19

AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

▪ Epistole

- 2 libri, esametri. I. pubblicato nel 20, 20 componimenti. II. pubblicato postumo, due lunghe epistole,

ad Augusto e Giulio Floro. Alcuni fanno rientrare l’Ars Poetica. Titolo originale: sermones.

- Una raccolta sistematica di epistole in versi era una novità. Della forma epistolare O. mantiene certe

formule e il destinatario. Non furono scritte per essere inviate, ma può darsi che siano state inviate

successivamente come omaggio letterario.

- La morale oraziana prende coscienza delle proprie debolezze e contraddizioni. La fuga del tempo rende

sempre più urgente la conquista della saggezza e la ricerca dell’autàrkeia è vivace, ma O. non riesce a

elaborare un modello di vita soddisfacente, oscilla tra l’edonismo, che gli sembra fragile e il rigore

morale che lo attrae ma lo spaventa e di questa incertezza parla programmaticamente. Insoddisfazione

di sé, incostanza, noia.

- Si accresce però l’impianto didascalico: O. intellettuale affermato insegna al destinatario, soprattutto

se inesperto.

- Nel II libro O. affronta problemi di critica letteraria e di poetica, molto attuali: Augusto è interlocutore

primario. Sulla questione del teatro latino O. si schiera dalla parte dei moderni criticando la predilezione

per gli antichi: non ha fiducia nella rinascita del teatro drammatico, a causa del pubblico non interessato,

e esorta Augusto a dare importanza alla poesia destinata alla lettura. Con l’Ars poetica O. si riconnette

alla Poetica di Aristotele trattando i problemi della letteratura drammatica: predica arte raffinata,

paziente, colta, basata su coerenza e decorum; fa anche storia della cultura e della letteratura greca e

romana.

PUBLIO OVIDIO NASONE (43 a.C.-17 d.C.)

Vita

Nasce a Sulmona, da equestri, studia nelle scuole di retorica a Roma e completa gli studi col viaggio in

Grecia. Abbandona la politica ed entra nel circolo letterario di Messalla. Nell’8 d.C. Augusto lo esilia a

Tomi, col pretesto di accuse di immoralità alla sua poesia, in realtà prob. per un coinvolgimento

nell’adulterio di Giulia Minore. Qui muore.

Opere

- Aderisce all’elegia erotica ma c’è apertura ad altre esperienze poetiche, l’amore non è il centro della

sua esperienza, lo è piuttosto la pratica poetica in sé. O. analizza la realtà nei suoi aspetti più diversi,

senza esclusioni, con atteggiamento relativistico, privilegiando quelli conformi al gusto del suo tempo:

accettazione convinta delle nuove forme di vita più rilassate della Roma dei suoi tempi, dove cresce la

pace e c’è insofferenza per i valori arcaici proposti dal regime. Di queste aspirazioni O., estraneo alle

guerre civili, si fa interprete, senza però chiusura ai valori tradizionali.

- Poesia antimimetica e fortemente innovatrice, primato della poesia sulla realtà. Linguaggio poetico

catulliano, stile terso ed elegante, musicalità del verso, ricchezza e audacia espressiva. Compiaciuto

estetismo e scettica eleganza.

▪ Amores

- Raccolta di elegie in distico elegiaco, pubblicata prima in 5 libri (20 ca.) poi in 3 (1 d.C.).

- Temi tradizionali del genere elegiaco, ma innovazioni: manca figura femminile centrale (Corinna è

personaggio tenue, forse non realmente esistente), è piuttosto l’Amore in sé l’esperienza centrale; il

pathos si stempera e banalizza, l’amore è guardato con filtro dell’ironia, scarsa presenza del servitium

amoris. Poesia eternatrice e autonoma creazione svincolata dalla realtà.

▪ Poesia erotico-didascalica (1 a.C.-1 d.C.)

- Ars amatoria: tre libri in distici elegiaci. I. conquistare le donne; II. mantenere l’amore; III. per le donne,

come risarcimento: come sedurre gli uomini.

▫ Il poeta come un regista fornisce precetti: amore non come passione devastante ma come gioco

intellettualistico, soggetto a un corpus di regole che è quello ricavabile dall’elegia erotica latina, di cui

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AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

si fa l’inventario. Descritti luoghi e occasioni della vita mondana romana. Veste formale del poema

didascalico. Exempla di carattere mitologico.

▫ Il perfetto amante è spregiudicato e disinvolto, insofferente verso la morale tradizionale. Ma questo

libertinismo è solo una veste scintillante: l’eros non è il nuovo valore assoluto, è ricondotto nell’etica

tradizionale, dalla quale reclama solo un po’ di tolleranza. O. infatti critica l’atteggiamento dell’elegia

precedente, che non proponeva valori alternativi ai modelli sociali e culturali che combatteva e anzi da

questi assumeva moduli caratteristici: lui promuove una riconciliazione con la società, un equilibrio tra

sfera privata e civile, fondato sulla moderna adesione allo stile di vita della Roma augustea.

- Medicamina faciei feminae: tecniche di preparazione dei trucchi, si oppone al tradizionale rifiuto per

la cosmesi.

- Remedia amoris: come liberarsi dall’amore, da cui si può e si deve liberarsi se crea sofferenza; la lirica

erotica invece vedeva il male d’amore come incurabile e il poeta era orgoglioso di soffrirne.

▪ Heroides

- Raccolta di lettere poetiche in distici elegiaci. Prima serie (1-15): donne famose del mito che scrivono

ai loro amanti o mariti lontani. Seconda serie (16-21): lettere di tre innamorati e risposta delle donne. È

un nuovo genere letterario.

- Personaggi presi soprattutto dalla tradizione epico-tragica greca, ma anche dai latini: questo materiale

viene filtrato nel linguaggio della poesia elegiaca latina, da cui viene il tema della sofferenza per la

lontananza.

- Sono monologhi; situazione modello del lamento della donna abbandonata: esortazioni al ritorno

dell’amato, a tener fede alle promesse; flashback di memoria; più spazio al pathos.

- Poesia di lamento: la donna soffre per l’abbandono e l’amore, ma più in generale in quanto donna, in

condizione di inferiorità e impotenza. O. dà voce alla donna e approfondisce la psicologia femminile.

▪ Metamorfosi (2-8 d.C.)

- Poema epico, in 15 libri , ma di ispirazione esiodea: poema collettivo, storie indipendenti accomunate

da un tema, la metamorfosi. Opera universale, oltre i limiti delle varie poetiche; impianto cronologico

illimitato, dalle origini del mondo al presente regime augusteo, che così è il culmine della storia:

avvicinamento alle esigenze nazionali augustee.

- Struttura flessibile, un filo cronologico impercettibile lascia spazio ad altri criteri di associazione delle

storie, di dimensione diversissima. La narrazione ha modi e tempi differenti, si sofferma sull’evento

metamorfosi, descrivendolo precisamente e incentrandosi sulla percezione visiva: meraviglioso e

interesse per le fasi intermedie della trasformazione; storie diverse sono accostate e lo stile è mutevole.

Narrazione continua e fluida, momenti clou tra due libri, per tenere alta la tensione. Tecnica del

racconto a incastro, spesso ottenuto dal racconto di personaggi: le vicende proliferano le une dalle altre.

- La metamorfosi era cara alla letteratura ellenistica perché rimandava all’eziologia. Inoltre O. dà dignità

filosofica a questo tema: riporta un discorso di Pitagora che indica il mutamento come legge

dell’universo.

- Ma l’argomento centrale è l’amore, ambientato nell’universo del mito. Il mito è visto come ornamento

della vita quotidiana, non ha valenza religiosa: le divinità hanno sentimenti umani. È una summa

compendiaria di patrimonio letterario e O. è orgoglioso di questo: è perciò anche portato a distacco

sorridente verso i suoi contenuti inverosimili.

- Mondo ambiguo e ingannevole, incerto confine realtà/apparenza, mutevolezza ed errore, accentuata

anche dalla natura ambigua del linguaggio. I personaggi si muovono incerti secondo la propria

prospettiva e il narratore, depositario del punto di vista vero, analizza il moltiplicarsi delle prospettive

mostrandone gli esiti; commenta spesso e condivide col lettore il suo divertito sorriso, chiamandolo in

causa.

▪ Fasti

-Calendario poetico in distici elegiaci, dodici libri, interrotto al sesto. Vuole illustrare antichi miti e

costumi latini seguendo il calendario. 21

AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

- Modello gli Aitia di Callimaco, eziologia. Dotte ricerche da fonti antiquarie: illustrazione di credenze,

usanze, riti, nomi di luoghi.

- Epica nazionale, vicina al regime augusteo: riscoperta delle origini. L’adesione resta però superficiale:

O. inserisce materiale di origine greca o riferimenti alla contemporaneità, per sottrarsi ai limiti del

genere: a volte fa spazio al pathos e all’amore. In più gioca maliziosamente col suo compito di antiquario

e mette in dubbio il rapporto presente/passato, decentrando la romanità espressa dal calendario e

insidiando i temi dell’ideologia augustea.

▪ Opere dell’esilio

- Brusca frattura, O. scrive per se stesso, senza pubblico. Riscopre l’elegia come poesia del pianto: il

poeta prima distaccato ora è oggetto della sua poesia, di cui proclama l’assoluta autenticità.

- Tristia: 5 libri di elegie. Lamento dell’infelice condizione del poeta esiliato. Appelli ad amici e moglie

per ottenere la remissione o l’attenuazione della pena, lamento per patria lontana e luogo squallido,

poeta privato della linfa vitale. Perorazione ad Augusto per scagionare la sua poesia dall’accusa di

immoralità.

- Epistulae ex Ponto: 4 libri di elegie, carattere epistolare, con formule e topoi ricorrenti della letteratura

epistolare (lettera come colloquio tra amici lontani ecc.).

- La poesia è ora più che mai dimensione essenziale dell’esistenza, O. ci ripone le sue speranze e ancora

canta le glorie militari dei quegli anni.

- Ibis: Poemetto in distici elegiaci: O. si difende da un suo detrattore. Carattere erudito.

TITO LIVIO (59 a.C.-17 d.C.)

Vita

Nasce a Padova. A Roma non partecipa alla vita politica ma entra in relazione con Augusto. Si dedicò

quasi interamente ai suoi Ab urbe condita libri.

Opere

- Gli Ab urbe condita libri erano una storia di Roma dalle origini al presente in 142 libri. Arrivava fino al

9 a.C. o forse al 9 d.C. e forse il progetto iniziale era di 150 libri, fino alla morte di Augusto. Si è conservata

la prima decade, che narra gli avvenimenti fino alla terza guerra sannitica, e i libri 21-45, che narrano

dalla seconda guerra punica fino al termine della guerra con la Macedonia. Dei libri perduti abbiamo

Periochae, riassunti.

- L. ritorna alla struttura annalistica: avvenimenti narrati anno per anno, al finire dell’anno la narrazione

di un avvenimento si interrompeva e continuava nel successivo. Divisione in decadi, forse opera dello

stesso L (dichiarazioni introduttive a certi libri con i quali si apriva nuovo ciclo), ha favorito la perdita di

vaste parti. L. dilata l’ampiezza della narrazione avvicinandosi al presente.

- Per la prima decade usa molto gli annalisti, per le altre Polibio. Ma non sembra procedere a vaglio

critico attento delle fonti: spesso la critica lo ha visto come un abbellitore di altre fonti, storico letterato

che lavora di seconda mano, contrapponendolo alla storiografia senatoria. È comunque uno storico

onesto.

- L. aveva probabilmente grande ammirazione per i valori repubblicani: Augusto lo chiamava

scherzosamente ‘pompeiano’ e non esercitava sulla storiografia grandi pressioni, tanto più alcune

posizioni del regime come la condanna dei disordini e conflitti degli ultimi decenni, dell’avidità dei ricchi

e delle dissennate rivendicazioni dei poveri, ma sopr. la restaurazione degli antichi valori morali e

religiosi, convergevano con il pensiero di L. Questi tuttavia non ha adesione assoluta all’ideologia del

regime, la crisi non gli sembra del tutto risolta con Augusto, che non gli sembrava portare il rimedio

miracoloso contro la corruzione.

- (v.d. praefatio) La narrazione del glorioso passato di Roma è per lui rifugio rispetto alla cura che gli

provoca quella dei fatti più recenti. Riconosce il carattere epocale della crisi, ma per lui corruzione e

decadenza sono arrivate a Roma più tardi che in ogni altro luogo: L. giustifica allora l’impero di Roma,

basato su virtus del popolo e Fortuna: la forza morale ha fatto prevalere Roma su chiunque. E attraverso

i personaggi del passato mitico L. fornisce exempla di comportamento da seguire o da evitare.

22

AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

- Stile

▫ Quintiliano parlava per L. di lactea ubertas, uno stile ampio, fluido e luminoso, senza asperità e di

candor, limpida chiarezza. In questo si fa seguace di Cicerone. Non rifugge la varietà: nella prima decade

concessioni al gusto arcaizzante. A volte lo stile è strabordante, accumulo di dettagli: è destinato alla

lettura.

▫ Lascia spazio alla drammatizzazione del racconto (cfr. dramma di Lucrezia, scene di battaglia); ha

concezione moralistica della storia, conduce la narrazione in termini di personalità umane (cosa che lo

accomuna alla storiografia tragica): vuole dimostrare che pensieri, desideri e incertezze dei personaggi

hanno impatto sugli avvenimenti: si immerge nelle cose e giudica i personaggi. I discorsi indiretti

evocano stati d’animo di folle o gruppi, quelli diretti di singoli individui. È stile sentimentale e spesso i

personaggi assumono maestà epica.

VITRUVIO POLLIONE

Esempio di letteratura scientifica, che fiorisce in età augustea. Ufficiale del genio sotto Cesare, scrive un

De Archiectura, proprio in un’epoca di rinnovamento edilizio sotto Augusto. Tratta di materiali, tecniche

di costruzione, forma degli edifici, con corredo di disegni. Il perfetto architetto deve avere anche vasta

cultura generale, sapere di acustica per i teatri, ottica per l’illuminazione, medicina per la scelta delle

aree, filosofia. C’è esigenza di prestigio sociale, che all’epoca le discipline tecniche non avevano.

LUCIO ANNEO SENECA (4 a.C.- 65)

Vita

Nasce a Cordova da famiglia aristocratica equestre provinciale. Studia a Roma retorica e filosofia, va in

Egitto, torna a Roma e ha successo forense e politico, che porta all'invidia di Caligola che lo fa

condannare a morte, ma si salva. Claudio nel 41 lo fa relegare in Corsica col pretesto del coinvolgimento

nell'adulterio di Giulia Livilla, in realtà per eliminare un oppositore politico. Torna nel 49 perchè

Agrippina lo vuole tutore del figlio Nerone. Guida l'imperatore nel governo per i primi 5 anni insieme ad

Afranio Burro: quinquennio aureo. Poi il rapporto, dopo il matricidio, si deteriora e Seneca nel 62 si ritira

a vita privata; viene poi coinvolto nella congiura dei Pisoni nel 65 ed è costretto a suicidarsi.

Opere

▪ Dialogi

- Composti lungo tutto l'arco della vita, in dodici libri, sono trattazioni autonome su temi dell'etica

storica (S.: media stoà)

- Gruppo delle consolationes: erano scritti per consolare dalla morte di persona cara ed avevano un

repertorio di temi fissi (morte ineluttabile, precarietà della vita, fuga del tempo) che S. rielabora.

Consolatio ad Marciam: indirizzata alla figlia di Cremuzio Cordo, per la morte del figlio. Ad Helviam

matrem: tranquillizza la madre sulla condizione del figlio esule, aspetti positivi dell'otium contemplativo.

Ad Polybium: a un potente liberto di Claudio per la perdita del fratello, vuole indirettamente adulare il

princeps perchè lo faccia tornare a Roma.

- Tre libri De Ira: fenomenologia delle passioni umane, origine e modi di domarle. De vita beata:

problema del rapporto felicità/ricchezze: S. era accusato di predicare bene e razzolare male, perchè era

molto ricco. La felicità dipende dalle virtù, non dalle ricchezze e dai piaceri, tuttavia se la ricchezza è

funzionale alla ricerca della virtù non è da condannare. Chi aspira alla saggezza deve sopportare agi e

benessere senza lasciarsene corrompere.

- Dedicate a Sereno: De constantia sapientis: imperturbabilità del saggio stoico davanti alle avversità.

De tranquillitate animi: partecipazione del saggio alla vita politica, mediazione tra otium contemplativo

e impegno politico; obiettivo è la serenità interiore in modo di giovare agli altri se non con l'impegno

almeno con l'esempio e la parola. De otio: il saggio non può più giovare agli altri con la politica, è

costretto dalla politica compromessa alla vita appartata e alla solitudine contemplativa, che esalta.

23

AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

- De brevitate vitae: dedicato a Paolino, parla del problema del tempo e dell'apparente brevità della vita,

sprecata da molti in occupazioni futili e non usata per la conquista della saggezza, obiettivo per il quale

la vita è lunga abbastanza.

- De providentia: contraddizione tra il progetto provvidenziale stoico per le vicende umane e la

constatazione che spesso gli onesti sono puniti e i malvagi favoriti: S. dice che è un modo di esercitare la

virtù degli onesti, il sapiens deve accettare il destino che il logos ha stabilito.

▪ De clementia (55-56): rapporto con il potere. S. non nega la legittimità del principato, garante di unità

e conforme alla concezione stoica di ordine cosmico governato dal logos, peraltro ormai imposto ai fatti.

Il problema sarà avere un buon sovrano: non essendoci controllo esterno, l'unico freno sarà quello della

sua coscienza. S. auspica atteggiamento basato sulla clementia, una filantropica benevolenza che

guiderà i rapporti princeps/sudditi, evitando la tirannide. Grande importanza avrà l'educazione,

soprattutto filosofica del princeps: la filosofia deve promuovere la formazione morale. S. vuole una

distribuzione del potere tra sovrano moderato e senato salvaguardato nei suoi diritti.

▪ De beneficiis: sette libri, natura e modalità degli atti di beneficenza, doveri di gratitudine

beneficato/beneficante e conseguenze morali per gli ingrati. Il beneficio è elemento coesivo di una

società che deve essere basata su filantropia e liberalità: fallito il progetto di trasmettere questi valori al

princeps, S. li estende alla comunità.

▪ Naturales quaestiones: opera scientifica che analizza fenomeni naturali e celesti: vasta compilazione

da fonti soprattutto stoiche.

▪ Epistulae ad Lucilium

- Raccolta di 124 lettere filosofiche indirizzate all'amico Lucilio: temi vari. Può darsi che molte furono

effettivamente inviate.

- è un genere nuovo a Roma, modello principale sono le lettere di Epicuro.

- Singoli temi etici: filosofia asistematica. Temi della tradizione diatribica, aggancio vita vissuta/morale

(principi e autosufficienza del saggio, disprezzo per la mondanità ecc.). S. propone una vita meditativa

(otium) destinata al perfezionamento interiore.

- Pensate come strumento di crescita morale, un diario del percorso dello spirito verso la conquista della

sapientia e della libertà interiore. Rapporto pedagogico con L.: S. crea un colloquium, un'intimità per

trasmettere un esempio di vita; spesso alla fine delle sue lettere concentra l'insegnamento in una

sententia. Fondamentale l'aspetto parenetico: invitare al bene oltre che dimostrare verità.

- Il tono è pacato e cordiale, di un maestro non severo ma lui stesso sulla via verso la saggezza, anche se

un po' più avanti del discepolo.

- La considerazione della condizione umana che accomuna tutti i viventi porta ad es. Seneca a esprimere

pietà verso il trattamento riservato agli schiavi, ma la sua resta etica aristocratica.

▪ Stile della prosa filosofica

- Rifiuta l'architettura sintattica ciceroniana. Stile in cui domina la paratassi, con frasi aguzze e

sentenziose, collegate da antitesi e ripetizioni. Prende molto dalla retorica asiana.

- Sfaccetta un'idea secondo tutte le angolazioni possibili, poi dà formulazione sempre più concisa fino a

cristallizzarla in un'espressione epigrammatica.

- è uno stile che indaga le contraddizioni che lacerano l'animo umano, ma ai toni della meditazione

alterna quelli vibranti della predicazione. Traina: linguaggio dell'interiorità, verso la solitaria libertà

dell'io e linguaggio della predicazione, verso la liberazione dell'umanità.

▪ Tragedie

- Tutte di argomento greco, ispirate a Sofocle ed Euripide soprattutto: Hercules furens, Troades, Fenicie,

Medea, Phaedra, Oedipus; Thyestes, Hercules Oeteus.

- Ripresa del teatro latino tragico: sembra che nella prima età flavia il teatro fosse strumento di

opposizione al regime (figura del tiranno). 24

AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

- Non sappiamo se fossero rappresentate: probabilmente erano destinate soprattutto alla lettura e alle

sale di recitazione, ma certi aspetti di spettacolarità, nonostante la loro difficoltà ad essere

rappresentati, avrebbero perso molta efficacia senza rappresentazione.

- Le vicende tragiche si configurano come conflitti tra mens sana e furor, forze psicologiche riprese da

logos e thumos di Euripide: il lògos stoico che governa il mondo non riesce a frenare le passioni e il

dilagare del male. Lo sfondo è allora una realtà dai toni cupi e atroci.

- Il tema del potere, tipico della riflessione filosofica, ritorna con la figura del tiranno, sanguinoso e

bramoso di potere, chiuso alla clemenza, tormentato dall'angoscia.

- Stile: gusto per pathos esasperato, enfasi declamatoria, gusto per tinte fosche e macabre. Frequenti

digressioni esorbitanti che alterano i tempi dello sviluppo scenico, isolando singole scene.

- L'Octavia, una praetexta, narra della prima moglie di Nerone, ripudiata per Poppea e fatta uccidere.

Prob. non è senecana, perchè vi è narrata la morte di Nerone, successiva a quella di S., in modo troppo

aderente all'originale. Prob. è di un imitatore abbastanza vicino cronologicamente a S.

▪ Apokolokuntosis (Ludus de morte Claudii) (54)

- è una parodia della deificazione di Claudio, per la cui morte S. scrisse anche il discorso ufficiale.

"Deificazione di uno zuccone": il titolo allude alla fama non lusinghiera che aveva Claudio; la deificazione

aveva suscitato ironie. S. si sfoga contro chi lo aveva mandato in esilio.

- Gli dei, invece di ammetterlo all'Olimpo, mandano Claudio agli inferi, dove finisce schiavo del nipote

Caligola e assegnato a un suo liberto: è una condanna di contrappasso, Cl. era molto controllato dai suoi

liberti. Per contro, S. elogia Nerone e prevede un principato di splendore.

- È una satira menippea: prosimetrum, pastiches linguistico con parti solenni, colloquiali e volgari. Molti

autori greci e latini offrono citazioni inserite in contesto incongruo a fine parodico.

MARCO ANNEO LUCANO (39-65)

Vita

Nipote di Seneca, nasce a Cordova. Brillante intellettuale, entra nella corte di Nerone ed è suo amico.

Poi subentra una rottura, forse per gli ideali troppo repubblicani di L. Allontanato dalla corte aderisce

alla congiura dei Pisoni ed è costretto al suicidio.

Opere

▪ Pharsalia (Bellum civile)

- Poema epico in 10 libri, incompiuto (forse il piano era di 12, come l'Eneide)

- Dalle notizie sulle prime opere di L. sembra di poter dedurre una completa adesione alle direttive

neroniane, mentre la Ph. si risolve in un'esaltazione dell'antica libertà repubblicana e condanna al

regime imperiale. Il pessimismo di L. sarebbe andato maturando: all’inizio speranze di palingenesi

connesse a Nerone, testimoniate anche dall’elogio a N. nel proemio, comunque stridenti rispetto alla

visione pessimista dell’ultimo secolo che da subito caratterizza l’impianto del poema, poi pessimismo

radicale, tinte fosche e antimito di Roma.

- Criticato dagli antichi di fare una poesia "annalistica" o una storia versificata, L. deforma le fonti e la

verità storica a fini ideologici, inserendo anche episodi.

- Si è parlato della Ph. come di un'antiEneide: rovesciando dichiaratamente l'epica celebrativa e

nazionale di Virgilio, L. denuncia la guerra fratricida, il sovvertimento dei valori e l'avvento di un'era di

ingiustizia; V. aveva mistificato la trasformazione della repubblica in tirannide, presentandola come

necessità provvidenziale.

▫ Allora L. rovescia personaggi e scene virgiliani: ad es. la nekyomanteia del libro VI riprende la catabasi

di Enea e la profezia di Anchise del libro VI dell'En.: ma se Anchise vede gli eroi futuri di Roma in tutta la

loro gloria, il soldato evocato dalla maga tessala vede negli inferi gli eroi passati che piangono per la

sorte che attende la città.

▫ L. in più muta l'oggetto rispetto a V: non racconto mitico rielaborato ma vera storia recente: questo

porta alla rinuncia degli interventi divini.

- La Ph. non ha un protagonista, i personaggi principali sono:

25

AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

▫ Cesare: l’eroe nero, incarnazione del furor, ha malefica grandezza, è dominato da ira e impatientia e

dalla volontà di farsi superiore allo stato. È feroce e crudele, L. gli nega la clementia. Lo paragona a un

fulmine che cade all’improvviso e devasta una grande area.

▫ Pompeo: un personaggio in declino, passivo, ha senilità politico-militare. Subisce evoluzione

psicologica: la caduta dai vertici più alti del potere lo fa ripiegare nella sfera del privato; alla fine

comprende che davanti all’avversione del fato la morte in nome di una causa giusta è l’unica via di

riscatto morale. È paragonato a una grande quercia, attorniata da querce più piccole che ancora hanno

riverenza per lei, ma che ha radici deboli e alla prima tempesta e destinata a cadere.

▫ Catone: in lui si consuma la crisi dello stoicismo tradizionale. “Victrix causa deis placuit, sed victa

Catoni”: la visione stoica garantiva il dominio della ragione nel cosmo; ma Catone non può più accettare

un fato malvagio che vuole la distruzione di Roma: così sposta il criterio di giustizia sulla propria

coscienza, ribellandosi titanicamente al fato e alla fine si dà la morte per affermare il diritto e la libertà.

▫ Personaggi minori: Domizio Enobarbo è un eroe, l’esercito di Cesare è una banda di mostri assetati di

sangue, Cornelia, moglie di Pompeo, incarna l’assoluta fedeltà e devozione al marito.

- Stile ‘ardens et concitatus’ (Quintiliano): ritmo incalzante, sintassi debordante rispetto al verso

continuo enjambement, grande tensione espressiva del verso. Spinta al pathos e al sublime; l’io del

poeta interviene spesso per giudicare, quindi apostrofi. È lo stile dell’impegno e della passione politica:

una catastrofe come la guerra civile non può più essere cantata secondo gli schemi tradizionali, ma L.

non ha la forza di rifondare il linguaggio epico, pure insufficiente: allora fa in modo che l’ardore

ideologico invada il suo discorso, in modo che sia urlato e che diventi retorica.

PETRONIO

Vita e opere

▪ Satyricon

- Di questa opera è incerto un po’ tutto. I codici tramandano come autore il nome di Petronius Arbiter

e non sappiamo chi sia; però Tacito ci testimonia di un Petronio cortigiano di Nerone, da lui considerato

suo arbiter elegantiae. L’identificazione è generalmente accettata. Questo Petronio era un personaggio

paradossale, era stato un abile proconsole ma Nerone apprezzava il suo gusto estetico e raffinatezza.

Spinto al suicidio nel 66, lo gestì come una parodia degli exitus illustrium virorum, rallentando la morte

per passare il tempo a banchetto; si occupò dei servi, denunciò i crimini dell’imperatore e spezzò il suo

anello perché non venisse usato i intrighi politici.

Questa caratterizzazione ha somiglianze con l’atmosfera del romanzo; forse Tacito lo conosceva, ma

non era tenuto a citarlo. In più ci sono punti di contatto con l’atmosfera della corte neroniana: gusto

per i bassifondi attribuito anche a Nerone, gusti poetici del princeps ripresi da poemetti come la Presa

di Troia. Forse è un romanzo a chiave ma nulla ci autorizza a dirlo.

- La datazione, desunta da elementi interni (allusioni a personaggi, economia, ambientazione, istituzioni)

è non oltre il principato di Nerone. Il linguaggio dei liberti durante la cena di Trimalcione ha però fatto

pensare a una datazione più tarda per la diversità dal latino a cui siamo abituati: ma questi sono

volgarismi, è una testimonianza di un latino basso, che P. realisticamente fa usare a questi liberti e solo

a loro.

- Quello che ci è rimasto del S. sono stralci dei libri XIV e XVI e tutto il XV, occupato dalla Cena di

Trimalcione. Non conosciamo il numero totale dei libri, ma sicuramente quello che abbiamo è frutto di

tagli, interpolazioni e spostamenti. Il narratore-protagonista è Encolpio, giovane studente squattrinato

e avventuriero. Per la vicenda v.d. Conte 4 p. 168.

- A quale genere appartiene il S.? Probabilmente il testo è un innesto di vari generi. ‘Romanzo’ è un

termine moderno, gli antichi chiamavano le opere narrative fabula o historia.

▫ I moderni chiamano romanzi, oltre a S. e Metamorfosi di Apuleio, anche i romanzi greci d’amore e

d’avventura; questi erano costruiti su schemi fissi: due innamorati eterosessuali, separati dalle avversità

ritornano insieme dopo molte peripezie e avventure in terre mediterranee o esotiche; la ragazza è

26

AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

rimasta fedelissima al fidanzato; il tono è serio e l’amore pudico. Il S. sembra essere una parodia di

questo genere: due terzetti omosessuali infedelissimi e peripezie sessuali di ogni tipo.

▫ Il genere della fabula Milesia (di Aristide di Mileto, ripresa a Roma da Sisenna) è inserito nel Satyricon

(5 milesie, la più famosa la matrona di Efeso) anche a livello di temi: storie con situazioni comiche spesso

piccanti e amorali. Ma la complessità letteraria del S. è molto superiore: richiami narrativi, personaggi

che ritornano, situazioni tipiche che si ripetono.

▫ Nel S. sono ricorrenti inserti poetici, spesso del poetastro Eumolpo (cfr. Guerra civile e Presa di Troia)

oppure del narratore, per commentare la vicenda. Spesso hanno funzione ironica, perché il commento

non è pertinente alla situazione, il che crea contrasto. Ma questa tecnica del prosimetrum ha un

paragone nell’Apokolokuntosis di Seneca e nella satira menippea in generale, dove si generavano

pastiches letterari con scontro tra toni seri e giocosi. Ma in P. spesso gli inserti poetici offrono la

prospettiva del narratore Encolpio: il S. non è riducibile a questo genere.

- Grande realismo nel S.: P. descrive luoghi tipici del mondo romano e vuole rappresentare la mentalità,

oltre che la lingua, delle varie classi sociali.

- Il narratore e i suoi compagni, frequentatori ingenui della letteratura alta, pretendono di interpretare

la realtà bassa, fatta di sesso cibo e denaro, in cui sono immersi secondo moduli letterari epici e tragici,

nobilitandola, ma così facendo mostrano tutta la loro inadeguatezza. A differenza della satira, P. non dà

giudizio morale: Encolpio & Co. fanno predicazione moralistica, ma non ne hanno alcun diritto essendo

immersi fino al collo in quello che criticano: la visione del reale è dunque disincantata e relativizzata.

Encolpio poi è narratore mitomane: si esalta paragonandosi ai grandi eroi, si paragona a Ulisse

perseguitato da Poseidone quando le sue defaillances sessuali sono una persecuzione del buffo dio

Priapo: il S. è stato visto anche come parodia dell’Odissea e dei generi alti in generale.

- L’autore del S. si nasconde quindi dietro il narratore mitomane: facendo questo vuole mostrare,

attraverso la parodia, i limiti dell’autoritarismo culturale nei confronti della realtà e criticare la

cultura declamatoria diffusa dalle scuole di retorica: grande strumento è l’ironia verso il personaggio di

Eumolpo, rappresentante della poetica facile del sublime. La critica è anche verso il romanzo, che ha

ridotto a schematizzazioni i paradigmi sublimi: Encolpio, antimodello dell’eroe del romanzo, è vittima

delle sue illusioni letterarie sublimi. C’è desiderio di riaffermazione dei grandi valori letterari.

GAIO PLINIO (IL VECCHIO) SECONDO (23-79)

Vita

Nasce a Como, combatte in Germania (scrive i Bella Germaniae). Con Nerone si ritira a vita privata

dedicandosi a oratoria e studi linguistici. Con Vespasiano è procuratore imperiale e scrive la sua storia

romana A fine Aufidi Bassi, che copriva gli anni 50-70. Con Tito è prefetto della flotta imperiale. Muore

durante l’eruzione del Vesuvio, per soccorrere alcuni cittadini.

Opere

▪ Naturalis historia

- In età imperiale c’è necessità di sistematizzazione dei saperi acquisiti: nascono manuali anche di

attività pratiche, vista anche l’espansione dei ceti tecnici e professionali e le capacità tecniche richieste

anche ai politici, sopr. i governatori delle province. Necessità anche di divulgazione scientifica, anche

come intrattenimento: paradossografi e autori di mirabilia, senza però principi sistematici. Rimangono

i grandi modelli di sapere scientifico greci, poche nuove esperienze.

- L’opera di P. è la summa delle conoscenze acquisite dall’uomo: P. aveva letto migliaia di libri e fatto

un lavoro immane di schedatura. 37 libri: I. indice e bibliografia. II. cosmologia e geografia fisica. III-VI:

geografia. VII. antropologia. VIII-XI. zoologia. XII-XIX. botanica. XX-XXXII. medicina. XXXIII-XXXVII.

metallurgia e mineralogia (storia dell’arte).

- Quello che sorregge l’opera di P. è un’accomodante eclettismo, un unico pensiero filosofico sarebbe

stato restrittivo. Il suo impegno è di grande spirito di servizio.

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AUTORI LATINI – SARA CUSCIONE

- Lo stile è frammentario e affastellato, alcuni dicono che P. è il peggior scrittore latino, ma prova te a

scrivere 37 libri scientifici e a curare anche lo stile! Spesso tirate retoriche: elogi alla scienza, condanne

moralistiche del lusso e dello sfruttamento della natura.

- L’architettura in blocchi omogenei e l’indice favoriscono la consultazione.

GAIO CECILIO SECONDO (PLINIO IL GIOVANE) (61/62-113)

Vita

Nasce a Como, alla morte del padre viene adottato dallo zio Plinio il Vecchio, da cui prende il nome.

Studia retorica a Roma. Passa indolore da Domiziano a Nerva. Nel 100, insieme all’amico Tacito, sostiene

l’accusa contro Mario Prisco, proconsole d’Asia, che rubava; è nominato con sul suffectus e nel 111

Traiano lo nomina proconsole in Bitinia.

Opere

▪ Il Panegyricus è una versione ampliata del discorso di ringraziamento che P. fece a Traiano per la

nomina a consul suffectus. P. esalta le virtù dell’optimus princeps, che ha introdotto, dopo Domiziano,

libertà di parola e pensiero. Auspica un periodo di collaborazione princeps/senato, delineando un

modello di comportamento basato su concordia con l’aristocrazia, a sua volta in stretta intesa col ceto

equestre. P., ingenuamente, rivendica funzione pedagogica verso il principe.

▪ Epistulae

- 10 libri di lettere: 9 pubblicati da Plinio, il decimo pubblicato postumo e contenente lettere ufficiali o

private con Traiano e risposte dell’imperatore.

- I primi 9 libri seguono prob. un’alternanza di argomenti che eviti la monotonia. Ogni lettera è dedicata

a un singolo tema. Sono scritte per la pubblicazione.

- Modello stilistico è Cicerone: fraseggio limpido, architettura armonica de periodo, ma periodi più brevi.

Grazia ed eleganza, niente eccessi. Qualche manierismo, sopr. nell’affettazione del formulario della

corrispondenza ‘spontanea’.

- Le lettere sono saggi di cronaca sulla vita mondana, intellettuale e civile di Roma. P. è osservatore

privilegiato della sua epoca, ha rapporti con Tacito, Svetonio,Traiano, riporta grandi avvenimenti e

pettegolezzi. Grande cerimoniosità con gli interlocutori, che informa delle sue attività, riposi,

preoccupazioni di proprietario terriero. Elogia personaggi diversi, sopr. letterati o poeti morti da poco

come Marziale e ha frasi gentili per tutti.

- Non è preoccupato della crisi della cultura, è un entusiasta: assiduo frequentatore di recitationes e

declamationes loda la propria attività poetica e si cruccia che non abbia visibilità. La sua è letteratura

frivola, non impegnata e spesso anche i rapporti che appaiono sono formalisitici.

- Il X libro ci testimonia di un P. funzionario leale e scrupoloso, un po’ troppo indeciso, visto che scrive

a Tr. per qualsiasi cosa. Dalle risposte di T. emerge una lieve rottura di coglioni. Famosa la lettera

riguardante i cristiani: alla richiesta di P. su come comportarsi con loro, T., mancando una legislazione,

dice di ignorare le denunce anonime e di non procedere se uno dice di non essere o di non essere più

cristiano.

PUBLIO CORNELIO TACITO (55-117 o dopo)

Vita

Nacque probab. in Narbonense forse da equestri. Studia a Roma e nel 78 sposa la figlia di Gneo Giulio

Agricola. Nel 97 è con sul suffectus e nel 100 sostiene con Plinio il Giovane l’accusa contro Mario Prisco.

Fu proconsole in Asia nel 112 o 113.

Opere

▪ Dialogus de oratoribus (100 ca.)

- Lo stile non sembra tacitiano, è vicino al modello ciceroniano, perciò si è dubitato dell’autenticità

dell’opera. Si è pensato anche che si trattasse di un’opera giovanile, solo pubblicato molto più tardi (alla

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sararosalia.cuscione01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Stucchi Silvia.

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