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Autori latini

Livio Andronico (III sec. a.C.)

Vita

Greco di Taranto, giunge a Roma nel 272 al seguito di Livio Salinatore e fa il grammaticus. È considerato l’iniziatore della letteratura latina: nel 240 rappresenta il primo testo drammatico della storia romana ai ludi.

Opere

  • Tragedie legate al ciclo troiano: Achilles, Aiax mastigophorus, Equos Troianus, Aegisthus. Rielabora i grandi tragediografi attici.
  • Commedie: Primo autore di palliate. Gladiolus, protagonista è soldato fanfarone.
  • Odusia: traduce in lingua latina e metro italico (saturnio) l’Odissea. Operazione di portata storica enorme: rende disponibile ai Romani un testo fondamentale della cultura greca, l’Odissea ebbe fortuna come testo scolastico. La traduzione è operazione artistica: opera autonoma con contenuti e livello artistico dell’originale. Crea una lingua letteraria che possa restituire gli effetti dell’originale: solennità, linguaggio religioso romano, vocaboli arcaici. Trasforma il testo di partenza quando un concetto è incompatibile con la mentalità romana.

Gneo Nevio (m. 204/1 a.C.)

Vita

Romano di origine campana, non era aristocratico ed ebbe scontri con la nobiltà (Metelli), quindi fu privo di protettori autorevoli. Poeta impegnato, nelle sue opere attacchi ad avversari politici: amava la libertà.

Opere

  • Bellum Poenicum: poema epico in saturni, narra la prima guerra punica, ma con un excursus arriva alla nascita di Roma, ricollegandola al mito di Enea. Importanza del mito: con la fondazione di Roma il tradizionale apparato divino assume missione storica. Probabilmente mito e storia rimangono blocchi narrativi distinti. Forte sperimentalismo: mescola originalmente cultura poetica greca e ispirazione tradizionale romana, creando nuovi composti e combinazioni sintattiche per rispondere alla varietà ed espressività delle forme greche, ma costruendo uno stile monumentale ispirato alla lingua poetica e sacrale latina arcaica: molte figure di suono. Esempio di poesia civile.
  • Tragedie: due praetextae, Roomulus e Clastidium e coturnate come Lycurgus, collegato alla diffusione a Roma del culto dionisiaco.
  • Commedie: commediografo molto apprezzato. Tarentilla.

Ennio (239-169 a.C.)

Vita

Di origini pugliesi, arriva a Roma in età matura con Catone. Fa l’insegnante ed è affermato autore drammatico. Nel 189-7 va in Grecia come poeta al seguito di Marco Fulvio Nobiliore, nella campagna che terminerà con la vittoria di Ambracia, celebrata da E. nell’omonima tragedia. In seguito è legato alla famiglia di Nobiliore e al “Circolo degli Scipioni”; nell’ultima parte della sua vita scrive gli Annales.

Opere

  • Opere minori: Hedyphagetica, opera didascalica parodica sulla gastronomia, in esametri; Saturae, primo esempio del genere, prob. episodi autobiografici, metro vario.
  • Ambracia: praetexta: poesia d’encomio che ripete il modello ellenistico. Catone disapprovava con forza.
  • Annales: Il grandioso progetto era quello di un’epica celebrativa di tutta la storia di Roma, narrata in ordine cronologico senza stacchi. Novità: in esametri; diviso in libri, 18. Il titolo richiama gli Annales Maximi dei pontefici massimi. Predilezione per gli eventi bellici, poca politica interna. Prob. il progetto iniziale era di 15 libri (termine con celebrazione di Nobiliore), poi aggiornato con eventi più recenti. Due grandi proemi: ragioni del suo fare poesia Libro IV: invocazione alle Muse; sogno: Omero rivela ad Ennio di essersi incarnato in lui. Libro VII: in polemica con Nevio, rivendica il suo primato per l’introduzione dell’esametro e delle Muse al posto delle Camene: è alla pari coi poeti alessandrini, poesia curatissima nella forma. Stile: parole e forme sintattiche greche. Esametri olodattilici e olospondaici. Molte figure di suono per il pathos, a volte esasperate. Aggettivi composti. Adatta esametro a lingua latina: crea una tradizione. Enorme influenza fino a Virgilio. Cantore della virtus individuale: molti condottieri nominati con la presunzione di renderli immortali.
  • Tragedie: titoli di 20 cothurnate. Temi del ciclo troiano.
  • Due commedie.

Tito Maccio Plauto (255 ca. - 184 a.C.)

Vita

Titus Maccius Plautus: il secondo nome è probabilmente un nome d’arte, derivato dall’Atellana. Nasce a Sarsina, in Umbria, italico di area non grecizzata. Cittadino libero ma non di alta estrazione.

Opere

  • Autore di enorme successo e molto prolifico. Varrone ci tramanda 21 commedie certamente plautine: Asinaria, Aulularia, Bacchides, Captivi, Casina, Cistellaria, Curculio, Epidicus, Menaechmi, Mercator, Miles gloriosus, Mostellaria, Persa, Poenulus, Pseudolus, Rudens, Stichus, Trinummus, Truculentus, Vidularia. Queste ci sono rimaste integre, a parte alcuni buchi nell’ultima. Altri testi di incerta attribuzione sono andati perduti.
  • Fortissima prevedibilità di intrecci e tipi: nessun interesse per etica e psicologia; prologhi espositivi. Tipi: servo astuto, vecchio, giovane innamorato, lenone, parassita, soldato vanaglorioso. Intrecci fissi: lotta tra due antagonisti per un possesso (donna, denaro): uno vince, il giovane, l’altro esce danneggiato per un buon motivo, corrispondente ai codici culturali del pubblico.
  • Commedia del servo: il servus currens, figura centrale, architetta, teorizza (metateatro) e mette in atto l’inganno che porta il giovane al successo, sceneggia la vicenda. Commenta con ironica lucidità, andando spesso a coincidere col poeta: gioca con le parole, è principale portatore di creatività verbale. Plauto assimila anche altri personaggi al suo ruolo e livello.
  • La Fortuna, quoziente imprevedibile, gli può essere alleata e avversaria, rendendo meno scontata la trama.
  • Commedia del riconoscimento: identità nascosta svelata nel finale dopo vari equivoci. Simillimi. Contrasto messinscena-realtà.
  • Numeri innumeri: maestria ritmica. Predilezione per i cantica, parti cantate tramite cui riscrive i suoi modelli greci. Non riporta il nome delle commedie che usa come modello, il suo pubblico non coglierebbe i riferimenti: sono i grandi della commedia ellenistica, ma non uno in particolare. Toglie divisione in atti e cambia nomi (sempre greci) e metri.
  • Lingua e stile originali e vari: giochi di parole, metafore, paragoni mitologici bizzarri, allusioni a istituzioni e linguaggio militare, doppi sensi, enigmi, neologismi, toponimi fantastici.
  • I “difetti di Plauto”: sacrifica caratteristiche dei modelli che non gli interessano, dando impressione di distruzione di essi: trascura la coerenza drammatica, le sfumature del carattere dei personaggi, il realismo linguistico.
  • Spesso i personaggi escono dal ruolo che avevano nel modello greco. A volte dichiarano il loro amore e cantano con grande enfasi, ma a tratti sembrano ironici, autoironici e distaccati. Plauto equilibra alla perfezione questo “lirismo comico”.
  • All’interno dell’intreccio tipo spesso si verificano capovolgimenti di ruoli e comportamenti paradossali che minacciano di sovvertire i valori sociali e famigliari, o addirittura identitari; non c’è riflessione critica su questo, tutto si gioca sul piano comico, dove il regista è il servus, amorale per eccellenza. Lo scioglimento è un ritorno all’ordine che provoca piacere nel pubblico, perché in conformità col suo quadro sociale. C’è quindi un senso di equilibrio, sospensione della normalità, non sovversione.
  • L’ambientazione è un altrove, ma le vivaci puntate alle situazioni quotidiane sono chiare e realistiche.

Marco Porcio Catone (234-149 a.C.)

Vita

Nasce a Tusculum, da possidenti terrieri. Combatte contro Annibale, fa il cursus honorum: si oppose alla revoca della Lex Oppia e fu impegnato in processi contro la fazione aristocratica ellenizzante. Censore nel 184, si fece campione delle antiche virtù contro la degenerazione dei costumi e l’individualismo, il che gli provocò molte inimicizie: fu al centro di molti processi, in cui pronunciò orazioni. Fece espellere i tre filosofi ateniesi del 155, infine combatté per la distruzione di Cartagine.

Opere

  • Origines: Prima opera storica in latino, con forte impegno politico: preoccupazioni di Catone per la corruzione dei costumi. Riporta anche sue orazioni. Storia di Roma dalla fondazione, predilezione per storia contemporanea. Vede la creazione dello stato come opera collettiva del populus Romanus condotto dalla classe senatoria. Non fa nomi di condottieri, talvolta celebra simbolicamente personaggi umili e oscuri. Si interessa alle popolazioni italiche e ai popoli stranieri.
  • De agri cultura: precetti in forma schematica per il comportamento del proprietario terriero: in veste di pater familias, deve dedicarsi all’agricoltura come all’attività più onesta, che forma buoni cittadini e soldati. La proprietà terriera descritta è vasta e basata sul lavoro schiavile. Virtù dell’etica catoniana: il rigore è funzionale a vantaggi economici dall’agricoltura. Stile arcaizzante.
  • Opere minori: Praecepta ad filium, Carmen de moribus.
  • Orazioni: il suo stile doveva essere vivace: sosteneva il “rem tene, verba sequentur”, in polemica con l’elaborazione stilistica della retorica greca, ma in realtà la tecnica retorica greca era solo dissimulata, in modo da dare impressione di immediatezza.

Non critica la cultura greca in sé, ma certi aspetti di critica dei valori e rapporti sociali tradizionali. Teme che essi possano minare alle basi etico-politiche dello stato e teme derive individualistiche. Il suo progetto culturale è aperto ad apporti greci, ma con un certo filtro.

Publio Terenzio Afro (174?-159 a.C.)

Vita

Originario di Cartagine, giunge a Roma come schiavo del senatore Terenzio Lucano. I nobili del “Circolo degli Scipioni”, l’Emiliano e Lelio, furono suoi protettori, e girava voce che Terenzio fosse loro prestanome. Sarebbe morto in un viaggio in Grecia.

Opere

  • Abbiamo sei commedie: Andria (166), Hecyra (165), Heuautontimoroumenos (163), Eunuchus (161), Phormio (161), Adelphoe (160).
  • È interessato ai significati e all’approfondimento psicologico dei personaggi, vuole comunicare interessi nuovi, quelli del rinnovamento culturale scipionico, a un pubblico spesso ritroso con cui ha un rapporto difficile (cfr. sorte Hecyra): i gusti dell’élite colta si stanno divaricando da quelli del pubblico di massa. Non a caso la commedia più apprezzata dal pubblico fu l’Eunuchus, quella meno riflessiva e più plautineggiante.
  • I personaggi sono tipi atipici, anticonvenzionali; l’approfondimento psicologico riduce la comicità: è una commedia ‘stataria’, che privilegia la riflessione, contrapposta a quella ‘motoria’ di Plauto, di cui Terenzio sacrifica le trovate comiche estemporanee: l’azione drammatica è fondata dunque sul dialogo.
  • Le situazioni famigliari rappresentate vengono trattate con problematicità come veri rapporti umani. Dalla φιλάνθρωπια greca Terenzio crea il concetto di humanitas, l’apprezzare e rispettare l’uomo in quanto tale.
  • L’illusione scenica è impermeabile, i personaggi non si rivolgono mai direttamente al pubblico. I momenti di riflessione della commedia su se stessa sono concentrati nel prologo, a cui Terenzio toglie il carattere espositivo, rendendolo uno spazio di personale presa di posizione, in cui chiarisce il suo rapporto coi modelli e risponde a critiche (Luscio di Lanuvio).
  • Nel prologo dell’Andria Terenzio difende la sua operazione di “contaminatio” dei modelli greci, cioè di incrocio di modelli diversi in un unico testo. Principale modello era Menandro. Terenzio non traspone meccanicamente gli originali, mescolandoli, come veniva accusato di fare, ma fa un’operazione filologica di cui non possiamo ponderare completamente l’originalità per mancanza dei modelli; comunque rimane fedele agli intrecci in generale ma approfondisce ciò che gli interessa.
  • Lingua molto selezionata, poche parole attinenti alla materialità, niente insulti o parole reinventate. Molte parole astratte, favoriscono l’analisi psicologica. Stile medio e pacato, preoccupazione per una lingua verosimile, quella quotidiana delle classi alte. Riduzione della varietà metrica rispetto a Plauto, ridotti cantica.

Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.)

Vita

Originario di Rieti, fu allievo di Antioco di Ascalona. Legato di Pompeo, poi perdonato da Cesare, ebbe l’incarico di allestire a Roma una grande biblioteca. Scrive un numero immenso di opere, che spaziano in ogni campo del sapere.

Opere

  • Antiquitates: raccolta del patrimonio mitico, tradizionale, rituale, istituzionale della civiltà latina. Due parti, su res humanae e res divinae. I cristiani citavano spesso quest’opera per contestare la civiltà pagana. Tre teologie: favolosa, quella del popolo, naturale, quella dei filosofi e civile, quella utile allo stato. La religione con culti e rituali è creazione dell’uomo. Roma è assurta a grande potenza perché ha amalgamato al meglio apporti diversi.
  • Studi filologici: importante il De comoediis Plautinis, dove divide le opere attribuite a Plauto in spurie, incerte e certe.
  • De lingua latina: muove sistematicamente da problemi di origine della lingua ed etimologia per trattare morfologia, sintassi, stilistica. Etimologie spesso bizzarre. Posizione di complementarietà tra analogia e anomalia.
  • Saturae Menippeae: si inserisce nella tradizione della satira con però rimando alle satire di Menippo di Gadara. Sono rimasti solo frammenti. Temi vari, da mitologia ad attualità, ampio spazio all’acre critica alla decadenza dei costumi. Vari registri, linguaggio colorito e ricco di inventiva, uso del prosimetro.
  • De re rustica (37): dialogo in tre libri, conservato completo. Villae e latifondi di vaste dimensioni, basati sul lavoro schiavile. Nella villa si uniscono utilitas e voluptas; scopo non è l’istruzione pratica del fattore, ma compiacere l’ideologia del ricco proprietario terriero, estetizzando la vita agricola.

Gaio Giulio Cesare (100-44 a.C.)

Vita

Nasce a Roma da famiglia patrizia. Milita in Asia e fa il cursus honorum. Nel 60 stabilisce il primo triunvirato con Pompeo e Crasso. Nel 59 è console. Nel 58 è proconsole in Gallia Cisalpina e Narbonese e in Illiria. Con il pretesto di una guerra difensiva, invade la Gallia e sottomette in pochi anni il mondo celtico, acquisendo vastissimo potere personale. Ostacolato dai nemici politici, che volevano impedirgli di passaggio al secondo consolato, nel 49 invade l’Italia con le legioni. Nel 48 vince lo scontro decisivo a Farsalo contro Pompeo. Soppresse e ultime resistenze a Tapso nel 46 e a Munda nel 45, diviene padrone assoluto di Roma. Nel 44 viene assassinato da un gruppo di aristocratici repubblicani.

Opere

  • Scrive commentari. Il commentarius (greco: ὑπόμνημα) era una narrazione a metà tra raccolta di materiali grezzi ed elaborazione artistico-storiografica: queste produzioni esistevano al fine di una successiva rielaborazione da parte di uno storico. Ma quella di commentarius è più una veste dimessa che Cesare mette alle sue due opere, che si avvicinano già all’historia.
  • Sobrietà per conferire drammaticità. La terza persona distacca emozionalmente il protagonista dall’autore. Affetto per i propri soldati e celebrazione del loro valore. Riporta loro gesta, anche di fanti semplici. Fortuna largamente presente: spiega i cambiamenti repentini e imprevedibili di situazione. Dei assenti.
  • Commentarii de bello Gallico: Sette libri, periodo dal 58 al 52, sottomissione sistematica della Gallia. I: operazioni contro Elvezi e Ariovisto. II: rivolta delle tribù. III: contro i popoli della costa atlantica. IV: contro le infiltrazioni germaniche e contro Induziomaro e Ambiorige, capi ribelli; contro i Britanni. V-VI: Contro i Britanni; sterminio e devastazione dei Belgi che resistono accanitamente. VII: repressione rivolta di Vercingetorige ed espugnazione di Alesia. Un VIII libro si deve al luogotenente Aulo Irzio, che ricollega così i due commentarii. Presenta la guerra come difensiva e necessaria; all’aristocrazia gallica assicura protezione contro i facinorosi. Tempi di composizione incerti: da una notizia di Irzio alcuni sostengono una composizione di getto, ma sembra indicare composizione anno per anno, negli inverni, l’evoluzione stilistica: da commentarius a historia, con aumento del discorso diretto, ampliamento patrimonio lessicale. Forse Irzio fa riferimento a una seconda redazione del materiale composto anno per anno.
  • Commentarii de bello civili: 3 libri. I-II: eventi 49; III: eventi del 48 fino alla guerra di Alessandria, di cui non è riportato l’esito perché la narrazione si interrompe. Si pensa a una composizione tra 47 e 46. Colpisce la vecchia classe dirigente, suoi avversari politici, con satira sobria: corrotti e ipocriti. Si presenta come difensore della legge, moderato, dissolvendo l’immagine di rivoluzionario che aveva: vuole sganciare lo strato medio e benpensante dell’opinione pubblica dal partito aristocratico; rassicura i ceti possidenti su questioni quali la cancellazione dei debiti. Insiste anche sulla sua volontà di pace, dando la colpa della guerra ai pompeiani.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sararosalia.cuscione01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Stucchi Silvia.
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