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Alberto Massari (5)

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Alberto Massari (5)

MARCO TERENZIO VARRONE (116-27 a.C.)

Vita

Originario di Rieti, fu allievo di Antioco di Ascalona. Legato di Pompeo, poi perdonato da Cesare,

ebbe l’incarico di allestire a Roma una grande biblioteca. Scrive un numero immenso di opere, che

spaziano in ogni campo del sapere.

Opere

▪ Antiquitates

- raccolta del patrimonio mitico, tradizionale, rituale, istituzionale della civiltà latina. Due parti,

su res humanae e res divinae. I cristiani citavano spesso quest’opera per contestare la civiltà

pagana. Tre teologie: favolosa, quella del popolo, naturale, quella dei filosofi e civile, quella utile

allo stato. La religione con culti e rituali è creazione dell’uomo.

- Roma è assurta a grande potenza perché ha amalgamato al meglio apporti diversi.

▪ Studi filologici: importante il De comoediis Plautinis, dove divide le opere attribuite a Plauto in

spurie, incerte e certe.

▪ De lingua latina: muove sistematicamente da problemi di origine della lingua ed etimologia per

trattare morfologia, sintassi, stilistica. Etimologie spesso bizzarre. Posizione di complementarietà

tra analogia e anomalia.

▪ Saturae Menippeae: si inserisce nella tradizione della satira con però rimando alle satire di

Menippo di Gadara. Sono rimasti solo frammenti. Temi vari, da mitologia ad attualità, ampio

spazio all’acre critica alla decadenza dei costumi. Vari registri, linguaggio colorito e ricco di

inventiva, uso del prosimetro.

▪ De re rustica (37): dialogo in tre libri, conservato completo. Villae e latifondi di vaste dimensioni,

basati sul lavoro schiavile. Nella villa si uniscono utilitas e voluptas; scopo non è l’istruzione pratica

del fattore, ma compiacere l’ideologia del ricco proprietario terriero, estetizzando la vita agricola.

GAIO GIULIO CESARE (100-44 a.C.)

Vita

Nasce a Roma da famiglia patrizia. Milita in Asia e fa il cursus honorum. Nel 60 stabilisce il primo

triunvirato con Pompeo e Crasso. Nel 59 è console. Nel 58 è proconsole in Gallia Cisalpina e

Narbonense e in Illiria. Con il pretesto di una guerra difensiva, invade la Gallia e sottomette in

pochi anni il mondo celtico, acquisendo vastissimo potere personale. Ostacolato dai nemici

politici, che volevano impedirgli di passaggio al secondo consolato, nel 49 invade l’Italia con le

legioni. Nel 48 vince lo scontro decisivo a Farsalo contro Pompeo. Soppresse e ultime resistenze a

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Tapso nel 46 e a Munda nel 45, diviene padrone assoluto di Roma. Nel 44 viene assassinato da un

gruppo di aristocratici repubblicani.

Opere

- Scrive commentari. Il commentarius (greco: ὑπόμνημα) era una narrazione a metà tra raccolta di

materiali grezzi ed elaborazione artistico-storiografica: queste produzioni esistevano al fine di una

successiva rielaborazione da parte di uno storico. Ma quella di commentarius è più una veste

dimessa che C. mette alle sue due opere, che si avvicinano già all’historia.

- Sobrietà per conferire drammaticità. La terza persona distacca emozionalmente il protagonista

dall’autore.

- Affetto per i propri soldati e celebrazione del loro valore. Riporta loro gesta, anche di fanti

semplici.

- Fortuna largamente presente: spiega i cambiamenti repentini e imprevedibili di situazione. Dei

assenti.

▪ Commentarii de bello Gallico

- Sette libri, periodo dal 58 al 52, sottomissione sistematica della Gallia. I: operazioni contro Elvezi

e Ariovisto. II: rivolta delle tribù. III: contro i popoli della costa atlantica. IV: contro le infiltrazioni

germaniche e contro Induziomaro e Ambiorige, capi ribelli; contro i Britanni. V-VI: Contro i

Britanni; sterminio e devastazione dei Belgi che resistono accanitamente. VII: repressione rivolta di

Vercingetorige ed espugnazione di Alesia.

- Un VIII libro si deve al luogotenente Aulo Irzio, che ricollega così i due commentarii.

- Presenta la guerra come difensiva e necessaria; all’aristocrazia gallica assicura protezione contro

i facinorosi.

- Tempi di composizione incerti: da una notizia di Irzio alcuni sostengono una composizione di

getto, ma sembra indicare composizione anno per anno, negli inverni, l’evoluzione stilistica: da

commentarius a historia, con aumento del discorso diretto, ampliamento patrimonio lessicale.

Forse Irzio fa riferimento a una seconda redazione del materiale composto anno per anno.

▪ Commentarii de bello civili

- 3 libri. I-II: eventi 49; III: eventi del 48 fino alla guerra di Alessandria, di cui non è riportato l’esito

perché la narrazione si interrompe. Si pensa a una composizione tra 47 e 46.

- Colpisce la vecchia classe dirigente, suoi avversari politici, con satira sobria: corrotti e ipocriti.

- Si presenta come difensore della legge, moderato, dissolvendo l’immagine di rivoluzionario che

aveva: vuole sganciare lo strato medio e benpensante dell’opinione pubblica dal partito

aristocratico; rassicura i ceti possidenti su questioni quali la cancellazione dei debiti. Insiste anche

sulla sua volontà di pace, dando la colpa della guerra ai pompeiani, e sulla sua clemenza.

- Sebbene dia impressione di grande oggettività, C. in entrambi i commentari, nell’ambito della

lotta politica, mette in atto procedimenti di deformazione attraverso artifici abilissimi di

dissimulazione: piccole omissioni, un certo modo di presentare i fatti che lo giustifichi.

▪ Orazioni: probabilmente stile atticista ma con uso, seppur moderato, di ornamenta.

Alberto Massari (5)

▪ De analogia (54): tre libri, dedica a Cicerone, abbiamo frammenti. Teorie linguistiche: analogia,

scelta razionale e sistematica delle parole, che devono essere solo quelle già in uso, non quelle

strane; semplicità, ordine, chiarezza.

GAIO SALLUSTIO CRISPO (86-35 a.C.)

Vita

Nasce ad Amiternum in Sabina, homo novus. Si lega ai populares ed è tribuno della plebe. Espulso

dal senato nel 50 per indegnità morale. Dopo la guerra civile Cesare, per cui aveva combattuto, lo

riammette in senato e nel 46 gli affida il governo dell’Africa nova, dove dà prova di rapacità e viene

accusato: Cesare gli consiglia di ritirarsi a vita privata; così comincia a fare storiografia.

Opere

- Sallustio scrive due monografie cui antepone proemi in cui giustifica la sua scelta di essersi

ritirato dalla politica per la storiografia: dà conto della propria attività intellettuale, seppur per lui

questa rimanga subordinata a quella politica, utile alla formazione del politico.

- La scelta del genere monografico è funzionale ad un’indagine sulla crisi politica e istituzionale,

causa, dice, del suo ritiro: S. mette a fuoco singoli problemi storici sullo sfondo di una visione

organica della storia di Roma e così denuncia ambitio e avaritia.

▪ De Catilinae coniurationae (Bellum Catilinae)

-Vicenda: Conte 2 p. 240.

- La congiura di Catilina è frutto della degenerazione morale ormai diffusa a Roma.

- Due excursus. Il primo, all’inizio, è l’archeologia, che traccia la parabola di ascesa e decadenza di

Roma: il vertice è la distruzione di Cartagine, con cui cessa il metus hostilis e ha inizio la

degenerazione della moralità. Il secondo, al centro dell’opera, denuncia la degenerazione della vita

politica a Roma da Silla alla guerra tra Cesare e Pompeo, criticando il regime dei partiti

contrapposti, in cui entrambe le parti sono corrotte, e auspicando un’abolizione della conflittualità

ad opera di Cesare, che rimetta ordine e concordia e che ridia dignità al senato.

- La figura di Cesare viene parzialmente deformata: purificato, sciolto da ogni legame coi Catilinari,

non toccato dall’accusa di S. ai partiti. Il suo discorso fa leva su motivi legalitari. S. paragona Cesare

e Catone. Le virtù di Cesare, liberalità, misericordia, munificentia, energia e quelle di Catone,

integritas, severitas, innocentia, sono diverse ma complementari e fondamentali per lo stato.

- La figura di Cicerone è ridimensionata: non è un eroe, è un magistrato che fa il suo dovere.

- La figura di Catilina è ritratta con tinte forti e contrastanti: la sua grandezza malefica è definita da

energia indomabile e depravazione. S. lo giudica e, anche se non lo dice esplicitamente, dal suo

ritratto emergono le cause della crisi: da una parte pochi potenti che monopolizzano cariche e

ricchezze, dall’altra una massa coperta di debiti senza prospettive.

▪ Bellum Iugurthinum

- Vicenda: Conte 2 p. 243 Alberto Massari (5)

- In un excursus S. accusa ancora il regime dei partiti ma molto di più la nobiltà: corrotti da

Giugurta per la pace, essi sono contrapposti ai populares che volevano la guerra per il prestigio di

Roma. Omessa però l’ala dell’aristocrazia favorevole alla guerra.

- Il programma dei populares emerge dai discorsi di Memmio e Mario: quest’ultimo vuole una

nuova aristocrazia della virtus, fondata non sulla nascita ma sui talenti naturali e sull’impegno,

oltre che sugli antichi valori.

- Il giudizio su Mario è ambivalente alla luce della storia successiva: seppe opporsi all’arroganza

nobiliare, ma diede il via agli eserciti personali e alle guerre civili, agitando anche la feccia plebea.

- Giugurta ha una virtus corrotta: è stato corrotto da personaggi romani. Rimane un perfido

tiranno con velleità imperialistiche.

▪ Historie

- Forma annalistica, storia dal 78. Abbiamo frammenti di 4 discorsi e due lettere. Tinte cupe,

corruzione dei costumi dilagante, salvo nobili eccezioni. Dopo la morte di Cesare il pessimismo

sallustiano si acuisce.

▪ Lo stile

- Inconcinnitas, opposta al modello ciceroniano: antitesi, asimmetrie, variatio. Gravitas maestosa

ed essenzialità.

- Patina arcaizzante: parole desuete e paratassi; frequente allitterazione. Molti asindeti ed ellissi:

economia espressiva. È innovatore perché va contro la standardizzazione della lingua.

- Drammaticità resa non con gli effetti della storiografia tragica, ma più controllata e quindi più

intensa: personaggi ed eventi drammatici.

▪ Opere spurie: Invectiva in Ciceronem ed Epistulae ad Caesarem senem de republica,

probabilmente frutto delle scuole di retorica.

TITO LUCREZIO CARO (98-55 a.C. ca.)

Vita

Pochissime notizie biografiche. La nota di Gerolamo sulla sua follia è prob. falsa.

Opere

▪ De rerum natura

- Poema didascalico in esametri, sei libri, dedicato a Memmio, scritto prob. dopo il 59.

- Ispirato al Пερί φύσεως di Epicuro. L’epicureismo a Roma era molto diffuso nelle classi alte,

nonostante venisse visto come dissolutore della morale tradizionale: cenacoli epicurei a Ercolano e

Napoli (Sirone). Tra le classi inferiori era diffusa una versione banalizzata ed edonistica

dell’epicureismo. L. sceglie la via della poesia, pure disprezzata da Epicuro per la connessione col

mito, col proposito di far arrivare il messaggio alle classi alte attraverso la bella forma.

- Tre gruppi di due libri: fisica, antropologia, cosmologia epicuree.

I: inno a Venere; atomi, vuoto, aggregazione e disgregazione; critica agi altri naturalisti.

II: teoria del clinamen, che permette le aggregazioni; molti mondi possibili.

III: corpo e anima fatti di atomi di forma diversa. Anima mortale. Alberto Massari (5)

IV: i simulacra e la conoscenza; digressione sulla passione d’amore.

V: mortalità del mondo e sua origine; moti degli astri; origine ferina dell’uomo.

VI: spiegazione di vari fenomeni fisici prescindendo dagli dei; peste di Atene conclude l’opera.

- L. promette di descrivere gli intermundia ma non lo fa. L’opera è forse incompiuta o non

revisionata, quindi si è pensato che il finale dovesse essere quello: avrebbe fatto pendant con

l’incipit. Ma ha senso che sia la peste: poema incorniciato da vita e morte, in eterno contrasto.

- La letteratura latina non offriva grandi esempi di poema didascalico e la tradizione ellenistica del

genere insisteva su aspetti tecnici. L. vuole invece descrivere e spiegare ogni aspetto della vita del

mondo e dell’uomo e convincere il lettore della validità dell’epicureismo. Per questo esorta spesso

il lettore-discepolo a seguire il percorso di ratio che gli propone: indagine delle cause, descrizione

di ciò che è necessario.

- Il sublime è una forma stilistica in cui è condensata un’interpretazione del mondo, ma è anche

appello morale che promuove il lettore alla grandezza d’animo: toni e scenari grandiosi devono

esortare il lettore a emozionarsi per la natura e ad accettare le verità anche terribili, in modo da

farsi specchio del sublime; anche a questo servono le continue invocazioni a un destinatario che L.

sta creando.

- Uso di straordinaria struttura argomentativa: sillogismo, analogia per tradurre in noto fenomeni

lontani. Nel libro III si confuta il timore della morte: l’anima è materiale quindi mortale, 29 prove

diverse accumulate con dispiego di strumenti retorici: grande forza persuasiva; prosopopea della

Natura: eadem sunt omnia semper. Analogie con la letteratura diatribica.

- L. esorta a non considerare empie le sue dottrine, quanto la religio tradizionale (v.d. sacrificio di

Ifigenia): essa opprime l’uomo con la paura, il timore religioso è nato per ignoranza delle leggi

dell’universo e spavento per i fenomeni naturali: una conoscenza sicura di queste leggi permetterà

di liberarsi della religio. Gli dei, come diceva Epicuro, sono esseri perfetti e felici che vivono negli

intermundia, totalmente indifferenti verso gli uomini: non bisogna quindi aspettarsi da loro favori

o punizioni.

- Nel tratteggiare la storia del mondo e dell’uomo, L. confuta la creazione divina e le creature

mitiche. Il progresso dell’uomo non è teleologico, è determinato dal bisogno materiale e dal caso,

quindi dalle leggi naturali; alcune tappe del progresso sono buone, altre cattive, come guerra e

religione: si scaglia contro i bisogni non naturali e non necessari, come ricchezza e potere, che

hanno portato a decadenza morale e delinea un progetto sociale: il saggio deve vivere lontano

dalla vita politica e dalle inutili ricchezze dedicandosi allo studio della natura in compagnia degli

amici.

- Alcuni hanno interpretato l’opera di L. come un tentativo di autoconvincimento; sebbene la

tensione dell’autore sia rivolta al convincimento razionale del lettore, è innegabile che sono

presenti descrizioni a tinte fosche, che, nonstante le motivazioni contestuali, hanno fatto parlare

di pessimismo. La ratio proposta da L. porta serenità e libertà interiori ed è basata

sull’accettazione di tutto l’esistente, ma il razionalismo ha dei limiti: L. è ben consapevole ad es.

dell’angoscia irrazionale verso la morte che rimane nell’uomo indipendentemente dalle

spiegazioni epicuree; un’interiorità tormentata dunque, che non si ferma ad un sistema filosofico

troppo lineare e sereno ma tiene conto delle contraddizioni. Alberto Massari (5)

▪ Stile

- Anche lo stile è funzionale alla persuasione: ripetizioni, formule pregnanti facili da ricordare,

inviti all’attenzione, nessi logici fissi e riconoscibili.

- La lingua latina è povera di lessico filosofico: perifrasi, coniazioni, calchi dal greco. Altra soluzione

sono esempi e immagini che danno corporalità ai concetti astratti garantendo grande concretezza

espressiva oltre che emozionante poeticità.

- Uso di costrutti e vocaboli poetici arcaici, alcuni creati; perifrasi, allitterazioni e assonanze.

- Esametro che predilige incipit dattilico e composizione in due parti, pochi enjambement

annullamento tensione in favore della comprensione.

- Vasta conoscenza letteratura greca: riprese di Omero, Platone, Eschilo, Euripide, ellenistici.

- Lingua viva e colloquiale unita a stile grande e sublime definiscono il registro dell’ enthusiasmos

poetico posto al servizio della missione didattica.

GAIO VALERIO CATULLO (84-54 a.C ca.)

La rivoluzione neoterica

- Poetae novi, neoteroi o cantores Euphorionis sono sprezzanti definizioni usate da Cicerone per

definire il moderno gusto poetico che si afferma nel I sec. a.C., in conseguenza all’ellenizzazione

dei costumi; non si tratta di una scuola, sono giovani poeti provenienti perlopiù dalla Gallia

Cisalpina, che si incontrano e discutono in virtù di un’affinità di gusto.

- La loro è una poetica callimachea: caratteristiche sono rifiuto della tradizione, in particolare per

gli epigoni dell’epica, contaminazione tra generi e nuovi generi (epillio, epigramma),

sperimentazione metrica, paziente labor limae e cura formale, erudizione, carattere disimpegnato

della poesia, che mette l’otium e in particolare l’amore al centro dell’esistenza. Un nuovo

linguaggio poetico. Rivoluzione letteraria ed etica.

La vita

Catullo è il più importante dei neoteroi. Nasce a Verona da famiglia agiata; a Roma frequenta

personaggi importanti e vive la vita mondana della capitale: ha una relazione d’amore con Clodia,

la sua Lesbia; va in Bitinia un anno, dove visita la tomba del fratello.

Le opere

▪ Liber

- 116 carmi: 1-60: nugae, componimenti brevi di carattere leggero, metri vari; 61-68: carmina

docta, maggior estensione e impegno stilistico, metri vari; 69-116: epigrammi, brevi, in distici

elegiaci. Probabilmente la divisione è opera di filologi.

- Quella dei carmi brevi è poesia che mette al centro l’otium, il piccolo universo privato: lirica. La

brevità favorisce il lavoro di cesello. Affetti, amicizie, passioni, odi, aspetti minori: l’impressione è

di immediatezza, ma il destinatario è colto, quindi questa poesia è ricca di precise risonanze

letterarie, che filtrano l’esperienza autobiografica. Alberto Massari (5)

- Lo sfondo è l’ambiente letterario e mondano di Roma, caratterizzato da grazia e brillantezza di

spirito. Centro della poesia di C. è la devastate passione per Lesbia, bella, raffinata e brillante;

questo amore è l’esperienza capitale della vita del poeta, il suo valore primario e si sostituisce

all’impegno civile assente. Nato come eros libero, questo amore assume sempre più i caratteri del

legame matrimoniale: C. accusa Lesbia di violare il foedus d’amore, consacrandolo così alla fides e

alla pietas, valori fondamentali dell’etica romana, e dandogli carattere sacrale. A causa

dell’infedeltà della donna il poeta va incontro alla dissociazione tra l’elemento affettivo e quello

sensuale, fino all’ossimoro odi et amo. Gli resta comunque una certa voluptas del ricordo, per la

consapevolezza di aver sempre tenuto fede al foedus.

- Con i carmina docta C. può sperimentare nuove forme compositive, soprattutto l’epillio, breve

poemetto di carattere mitologico/erotico che favorisce la rifinitura stilistica e lo sfoggio della

dottrina.

- Emblematico è il carme 64, epillio che narra le nozze di Peleo e Teti e, tramite la tecnica

dell’ekphrasis, anche la storia di Teseo e Arianna; il fucro è il tema della fides, rispettata in un caso,

violata nell’altro, e di cui gli dei si facevano garanti. Insomma una proiezione delle aspirazioni del

poeta.

- I carmi 61 e 62 sono epitalami, genere praticato da Saffo ma qui pieno di elementi romano-italici.

- Il carme 66, detto “La chioma di Berenice”, è un omaggio a Callimaco: Conone, astronomo della

corte di Tolomeo III, aveva identificato in una nuova costellazione il ricciolo offerto dalla regina

Berenice come ex-voto per il ritorno del marito dalla guerra e successivamente scomparso: è un

catasterismo. C. richiama temi della sua ideologia: pietas, fides, condanna dell’adulterio,

celebrazione dell’eroismo e dei valori tradizionali.

- Il carme 68 narra degli amori tra Protesilao e Laodamia, archetipo della vicenda di C. e Lesbia;

riassume i temi principali della poesia di C.

▪ Stile

- Combinazione di linguaggio letterario e sermo familiaris. Volgarismi: aristocratico

compiacimento ad affiancare turpiloquio ed erudizione. Diminutivi. Molte modalità espressive:

sberleffo irridente, invettiva scurrile, linguaggio amoroso, malinconia elegiaca.

- Nei carmina docta c’è sempre pathos ma lessico più ricercato e movenze della poesia alta

enniana: carattere più letterario.

PUBLIO VIRGILIO MARONE (70-19 a.C.)

Vita

Nasce a Mantova da piccoli proprietari terrieri, studia a Roma e a Napoli, probabilmente

dall’epicureo Sirone. Sembra che il podere di famiglia gli sia stato espropriato durante le confische

destinate a ricompensare i veterani di Filippi (echi nelle Bucoliche) e che poi l’abbia riacquistato,

forse per intercessione di Ottaviano. Pubblicate le Bucoliche, nel 38 entra nel Circolo di Mecenate

e lavora alle Georgiche, che legge ad Ottaviano nel 29. Da qui in poi scrive l’Eneide, che però non

riesce a pubblicare in vita. Alberto Massari (5)

Opere

▪ Bucoliche (t.39)

- 10 egloghe in esametri.

I: dialogo tra i pastori Titiro e Melibeo. Il secondo deve abbandonare i suoi campi per via delle

confische, il primo può restare per intercessione di un giovane di origine divina.

II: lamento d’amore del pastore Coridone per il giovinetto Alessi.

III: tenzone poetica tra due pastori, botta e risposta in amebei.

IV: canto profetico per la nascita di un fanciullo che porterà una nuova età dell’oro.

V: lamento per la morte di Dafni, eroe pastorale lasciatosi morire per amore e assunto tra gli dei.

VI: dichiarazione di poetica. Sileno, catturato da due giovani, canta l’origine del mondo e vari miti.

VII: Melibeo narra della tenzone poetica tra i due pastori attici Tirsi e Coridone.

VIII: egloga dedicata ad Asinio Pollione, gara di poesia.

IX: simile alla I, richiami alle confische di terre nella campagna mantovana dopo le guerre civili.

X: il poeta bucolico Virglilo cerca di confortare l’amico Cornelio Gallo, poeta elegiaco, sofferente

per amore.

- Il titolo significa “canti dei bovari”: i pastori in uno sfondo rustico sono messi in scena come

attori e creatori di poesia. Il modello sono gli Idilli di Teocrito, che V. riprende, per primo tra i

poeti latini, ben conscio di questo primato (eg. VI). Il rapporto non è di semplice imitazione: V. si

immerge nel mondo bucolico e ne assimila i codici, rileggendo in questa chiave il mondo rurale in

cui era nato; il risultato è una trama di rapporti complessissima e un’opera al pari del modello.

- V. riduce la varietà e i confini del genere idillico, contribuendo a definirlo: l’ambientazione è lo

stilizzato mondo dei pastori e tutto quanto del reale entra in esso viene travestito nel loro

semplice linguaggio e immaginario: gli eventi della storia e la città sono fatti spaventosi e

incomprensibili. C’è un’atmosfera malinconica nel canto dei pastori: alcuni devono andare,

cacciati dai nuovi venuti, i soldati. Qui si situa l’esperienza personale di V. che così, inserendo

spunti autobiografici nel genere, rilegge l’epoca delle guerre civili attraverso il linguaggio bucolico.

- Chi è il puer dell’eg. IV? Essendo datata al 40, prob. si fa riferimento alle speranze legate al patto

di potere tra Antonio e Ottaviano, consacrato dal matrimonio tra il primo e la sorella del secondo.

Ma il matrimonio durò poco e non ci furono figli maschi, quindi il puer non sarebbe mai nato.

▪ Georgiche (t.29)

- Poema didascalico in quattro libri in esametri. I: lavoro dei campi. II: arboricoltura. III:

allevamento. IV: apicoltura. Sempre meno fatica, sempre maggior ruolo della natura.

- Ogni libro è tematicamente autonomo e il discorso fluisce naturale spesso nascondendo i

passaggi logici, ma questo è compensato da una studiata architettura d’insieme: simmetrie. Ogni

libro ha un proemio: due lunghi (I-III), due brevi (II-IV); questi libri sono accoppiati anche per le

digressioni finali, per la prima coppia oscure: guerre civili e peste degli animali del Norico; per la

seconda rasserenanti: lode della vita agreste e storia di Aristeo e le sue api.

- È un poema di contrasti. Ad es. nella fabula Aristei Aristeo riesce a rigenerare le api, ma causa il

dramma di Orfeo; Orfeo, col suo canto, rappresenta l’uomo in grado di dominare la natura, ma che

va incontro al suo scacco nel momento in cui non può vincere la morte; Aristeo è il prototipo

dell’eroe didascalico che impara: obbedendo ai precetti divini raggiunge il suo obiettivo.

Alberto Massari (5)

- Secondo una notizia, il finale avrebbero dovuto essere le lodi di Cornelio Gallo, ma non si vede

come avrebbe potuto avere l’estensione dell’attuale finale, la fabula Aristei, che peraltro non ha

nulla di improvvisato ed è solidamente collegata all’opera.

- Quest’opera, in cui è chiara l’influenza di Mecenate, ha avuto una lunga composizione (V.

lavorava su ogni particolare), come dimostra la scalatura delle allusioni storiche: il poeta ha voluto

inglobare nel poema, accanto al nuovo ordine, anche le lacerazioni che lo hanno preparato.

- Nell’adottare il genere didascalico, V. dialoga con gli alessandrini e con Lucrezio. Dai primi

prende il gusto per le cose tenui, per il trasformare in poesia dettagli fisici e minuti: in tenui labor,

ricerca formale; ma più profondo è il dialogo con Lucrezio: c’è un messaggio di salvazione e

saggezza, come in L.: la saggezza del contadino conduce a una forma di autarcheia materiale e

spirituale che libera dalle paure della storia; ma è una dimensione di sapere più legato ai ritmi

della vita quotidiana, e alla religiosità tradizionale.

- Le G. sono il primo documento letterario dell’età del principato: Ottaviano viene visto ora come

giovane unico in grado di salvare la civiltà dalla guerra civile, ora come eroe trionfatore, ora come

sovrano divinizzato. Augusto e Mecenate, oltre che dedicatari, sono ispiratori del poema, mentre

sotto il destinatario didascalico fittizio dell’agricola si nasconde il destinatario vero, un pubblico

conscio dei problemi della città e della crisi. Difficile vedere l’adeguamento a un programma

augusteo di risanamento del mondo agricolo: la figura de colonus è anacronistica. Piuttosto c’è

allineamento con la propaganda ideologica augustea: esaltazione delle tradizioni dell’Italia

contadina e guerriera, con le sue qualità morali e la sua fecondità, in opposizione all’orientalismo

di Antonio.

- Grande cura formale e stile soggettivo: emozioni.

▪ Eneide

- Poema epico in esametri, 12 libri, privo di revisione: versi incompleti: pubblicato postumo da

Vario Rufo per volere di Augusto.

I. Naufragio di Enea ad opera di Giunone; Enea approda a Cartagine e trova ospitalità presso

Didone, la regina, che gli chiede di raccontare le sue avventure.

II. Distruzione di Troia. Enea fugge con padre, figlio e Penati, ma gli viene strappata la moglie.

III. Molte avventure per mare; i Troiani si rendono conto che una nuova patria li attende in

Occidente. Morte di Anchise. Fine del racconto.

IV. Tragico amore di Didone, che, abbandonata da Enea che deve compiere la sua missione fatale,

si uccide maledicendolo e profetizzando l’odio tra i loro due popoli.

V. Tappa in Sicilia e giochi funebri per Anchise

VI. A Cuma Enea consulta la Sibilla e scende negli inferi. Lì fa alcuni incontri, tra cui Didone ed

Anchise, che gli mostra il futuro e gli eroi che faranno grande Roma.

VII. Enea sbarca alla foce del Tevere: è la terra promessa. Fa un patto col re Latino, ma il

matrimonio tra Enea e Lavinia, figlia del re, va in fumo quando Amata, moglie del re, e il principe

rutulo Turno fomentano la guerra. Una potente coalizione di italici marcia contro i troiani.

VIII. Enea si allea con Evandro, re arcade, nel luogo dove sorgerà Roma; insieme al figlio del re,

Pallante, va ad allearsi con gli Etruschi sollevatisi contro Mezenzio, re di Cere alleato di Turno. A

Enea gli dei donano un’armatura vulcania; lo scudo è istoriato col futuro di Roma.

Alberto Massari (5)

IX. Il campo troiano senza Enea è in difficoltà. Parziali successi di Turno. Tragico sacrificio di Eurialo

e Niso.

X. Arrivano Enea e alleati e il vantaggio è loro, ma Turno uccide Pallante e si impossessa del suo

balteo. Enea uccide Mezenzio.

XI. Enea piange Pallante. Offre pace, ma Turno vuole la guerra: battaglia equestre, muore Camilla.

XII. Turno accetta il duello decisivo con Enea, ma Giunone fa cadere il patto e la battaglia inizia.

Con i Troiani vincenti, Giunone fa pace con Giove ottenendo che nel nuovo popolo non resti

traccia del nome troiano. Enea vince Turno in duello e lo uccide in uno scatto d’ira vedendo il

balteo di Pallante.

- Imitare Omero e lodare Augusto partendo dai suoi antenati: questi i due fini principali

dell’Eneide. 12 libri in risposta ai 48 dei due poemi omerici. Due metà, una iliadica e una odissaica;

l’inversione non è solo di ordine ma anche di contenuti: il viaggio di Enea non è ritorno a casa ma

viaggio verso l’ignoto e la guerra che combatte non è finalizzata alla distruzione ma alla fondazione

di una città. Dunque c’è contaminazione ma anche continuazione della narrazione del mito,

nonché una ripetizione della guerra di Troia che, avendo un risultato costruttivo, si configura come

superamento di Omero.

- Il fine della celebrazione di Augusto è portato a termine in un’ambientazione né romana né

tantomeno contemporanea, ma omerica, tramite scorci profetici, per di più mutuati da Omero,

che danno alla storia un orientamento augusteo. V. guarda il mondo augusteo da lontano.

- V. riprende il vecchio mito di Enea e dell’origine troiana dei romani, che acquistava fortuna nel I-

II sec. (significava mettere i Romani in posizione di parità coi Greci che si accingevano a

conquistare). Il mito dà inoltre prestigio alla gens Iulia, discendente dal figlio di Enea, a cui

appartenevano Cesare e Augusto. V. rielabora i dati tradizionali, e riconosce un contributo positivo

alla fondazione di Roma a tutte le componenti etniche, Etruschi, Greci, Latini oltre che Troiani.

- L’E. è la storia di una missione voluta dal Fato, che per mano di Enea porterà alla fondazione di

Roma e alla sua salvazione da parte di Augusto: è epica nazionale. Accanto alla necessità della

vittoria però vengono portate all’attenzione del pubblico anche le ragioni del conflitto e degli

sconfitti: quelle ad esempio dell’amore di Didone, o della guerra fratricida non necessaria coi latini

che porterà alla difficile decisione, poi (non) risolta dall’ira, dell’uccisione di Turno da parte di

Enea. Spesso non c’è sintesi tra le due dimensioni.

- Enea è l’eroe pius: la sua pietas non è solo quella tradizionale, ovvero il sacro atteggiamento di

rispetto e venerazione verso famiglia, dei e patria, ma è un più generale atteggiamento di rispetto

e pietà nei confronti dell’uomo e delle sue sofferenze.

-Stile:

▫ L’esametro virgiliano unisce il massimo della regolarità, attraverso un ristretto numero di cesure

principali e il massimo della flessibilità, attraverso le combinazioni con quelle accessorie, che

permettono varietà di sequenze: è quindi perfetto per una narrazione lunga, che non diventa

monotona ed è adattabile ad ogni situazione espressiva.

▫ Linguaggio elevato con arcaismi e poetismi, ma più che altro parole normali, che assumono

nuovo rilievo attraverso collegamenti inediti. Uso regolato e motivato dell’allitterazione.

Alberto Massari (5)

▫ Formularità epica mantenuta, ma innovata: narrazione continua, cataloghi di guerrieri e nomi di

personaggi, espressioni ripetute per azioni ricorrenti epiteti fissi; questi epiteti però spesso

coinvolgono il lettore entrando anche nella psicologia del personaggio.

▫ soggettività: maggiore iniziativa al lettore, ai personaggi coi loro punti di vista e al narratore;

l’autore interviene a ricomporre i punti di vista in un progetto unitario.

QUINTO ORAZIO FLACCO (65-8 a.C.)

Vita

Nasce a Venosa da famiglia modesta, padre liberto. A Roma gli è assicurata la migliore educazione,

coronata dal tipico viaggio in Grecia: ad Atene studia filosofia. Qui si arruola nell’armata di Bruto.

Tornato a Roma grazie ad un’amnistia, trova confiscato il suo fondo di Venosa ed è costretto a

impiegarsi come scriba quaestorius per vivere; inizia anche a fare poesia. Nel 39 entra nel circolo

di Mecenate, il quale nel 33 gli dona un podere nella Sabina, fonte di tranquillità economica e

luogo di rifugio dagli affanni della città. Rifiuta garbatamente l’offerta di diventare segretario di

Augusto.

Opere

▪ Epodi

- 17 componimenti, scritti dal 41 e pubblicati nel 30, di vario argomento (es. gruppo epodi erotici).

- Sono frutto del disagio dovuto alla sua condizione appena dopo Filippi: asprezza, polemiche, toni

carichi, caratteristiche che però sono anche dovute al genere; O. infatti, rivendicando originalità,

dichiara di ispirarsi ad Archiloco e di prendere da lui metri e ispirazione aggressiva (adatti per lui

ad esprimere le ansie e le passioni di tutta una generazione), ma non contenuti.

- Ma Archiloco viveva in una situazione storico-politica molto più tesa di quella di O., perciò

l’aggressività si rivolge verso bersagli minori, anonimi, a volte fittizi (usuraio, arricchito,

fattucchiera, vecchia matrona…) e l’impressione è quella di artificiosità letteraria: sembra che

prenda proprio le res da Archiloco, senza saperne ricreare l’animus.

- Linguaggio teso e carico, attenzione ad aspetti ripugnanti, ma anche dizione sorvegliata.

▪ Satire

- Due libri. I. dieci satire, forse pubblicato nel 35. II. otto satire, pubblicato nel 30. Argomenti vari.

- Orazio dichiara di ispirarsi a Lucilio, da cui eredita aggressività e autobiografia; di L. critica però

lo stile sciatto.

- Inoltre, a differenza dei L., nelle Satire di O. è chiaro il rapporto aggressività/diatriba: O. porta

avanti una ricerca morale analizzando e attaccando comicamente i vizi. Guarda ad un mondo di

piccoli irregolari; la ricerca oraziana vuole individuare una strada solo per pochi (circolo di M.):

dunque tanti modelli negativi contrapposti a un modello positivo.

- Il tono è divertito e bonario, cordiale ragionevolezza.

- La morale oraziana ha radici nell’educazione e nel buon senso tradizionale, ma elabora anche

elementi delle filosofie ellenistiche, attraverso il filtro della diatriba. Obiettivi sono l’autarkeia e la

metriotes. Per molti aspetti O. è vicino all’epicureismo: empirismo, realismo, tema dell’amicizia.

Alberto Massari (5)

- Si possono distinguere satire ‘diatribiche’, in cui c’è discussione su specifico argomento morale e

satire ‘descrittive’, dove è raccontata una scena: anche in queste ultime c’è interesse morale,

unito alla rappresentazione. A volte le due tipologie si fondono nella stessa satira.

- Nel secondo libro regredisce la componente autobiografico-descrittiva. Sempre più dialoghi,

dove il ruolo dominante non è del poeta ma dell’interlocutore: ognuno porta la sua visione e non

si riesce più a estrarre un senso unitario dalle contraddizioni della realtà, tanto che il poeta lascia

che siano denunciate incoerenze delle sue scelte. La satira non può più essere luogo di ricerca

morale, l’autarkeia è perduta, sopravvive solo nell’isolamento della villa sabina.

- Stile: genere vicino alla prosa, ma comunque raffinata cura formale. Lingua disciplinata e

semplice, effetti vigorosi con risparmio di mezzi espressivi. Mobilità e varietà: si adatta ai soggetti.

▪ Odi

- 4 libri, i primi tre pubblicati nel 23, un quarto successivamente. Metri più usati strofe alcaica,

strofe saffica, strofe asclepiadea.

- Il modello che O. riprende è Alceo: è fiero di averne divulgato per primo i modi, anche perché

non era facile trasferire in lingua latina metrica e linguaggio espressivo. Da Alceo infatti prende,

con rapporto di imitatio, temi e situazioni, ma l’ambientazione e la sensibilità sono romane;

spesso prende il motto iniziale di A., e poi si discosta dal modello.

- O. usa Alceo per coniugare nel suo mondo lirico l’attenzione per le vicende della comunità e la

sfera privata. Ma il poeta, seppur coinvolto nella guerra civile, ora vive al riparo dei potenti, quindi

l’idea alcaica della poesia come ristoro dall’impegno è solo un’immagine letteraria; in più, essendo

scritta per la lettura, descrive spesso situazioni stilizzate.

- Altri modelli sono, in misura minore, Saffo e poi la lirica corale, sopr. Pindaro: in alcuni

componimenti O. tenta una lirica impetuosa fatta di periodi ampi e transizioni audaci; prende da

lui inoltre temi come la funzione eternatrice della poesia. Dagli alessandrini infine prende molte

situazioni, che sono poi quelle della mondanità romana.

- Nelle Odi hanno ruolo centrale la meditazione e la cultura filosofica. È una meditazione sulle

poche fondamentali conoscenze acquisite dalla saggezza, soprattutto epicurea, ispirate anche al

buon senso comune. Punto centrale è la coscienza della brevità della vita e l’esortazione ad

appropriarsi delle gioie del presente (carpe diem), accettando gli eventi e vivendo il piacere pur

nella consapevolezza della sua caducità. A volte c’è anche canto dell’autàrkeia del poeta saggio,

libero dai tormenti umani e protetto dagli dei, sereno e padrone di sé, cultore dell’aurea

mediocritas, sempre però nella consapevolezza dei rischi collegati alle debolezze dell’animo

umano e della necessità di difendere sempre quanto conquistato: contro il dolore della vita si può

solo lottare eroicamente per trasformare l’angoscia in accettazione del destino.

- L’altro polo delle Odi è la lirica civile. O. celebra personaggi e avvenimenti del regime di Augusto.

Riflette l’ideologia del principato, condividendone l’impostazione moralistica (la crisi c’era stata

per decadenza degli antichi valori), che incontra a tratti la ricerca morale oraziana (critica al lusso,

autarkeia, apprezzamento della razionalità); tuttavia evita chiusure dogmatiche: esalta la

magnanimità in sè, anche ad es. dei repubblicani e si fa interprete dei sentimenti della società

contemporanee: incertezze ma speranza verso Augusto. Alberto Massari (5)

- Ma c’è grande varietà di temi nelle Odi. Amore: distacco ironico dalla passione, i rituali d’amore

sono un canovaccio guardato con sorriso; ma non ignora la crudeltà della passione. Inno, di cui

conserva il formulario. Temi conviviali. Spesso contaminazione tra categorie liriche. Paesaggio:

campagna come locus amoenus o natura dionisaca.

- Angulus: il piccolo podere personale di O. è lo spazio più caro al poeta perché sicuro, simbolo

della sua esistenza e dell’esperienza poetica (rappresenta un ordine e un senso): deputato a vino,

canto e saggezza; luogo di riflessione sulla morte dove l’angoscia diventa malinconia e dove

coltivare l’amicizia: per ogni suo amico O. ha attenzione affettuosa.

- Per O. è importante la vocazione poetica: vates in rapporto con le Muse.

- Stile:

▫ Perfezione stilistica: vocabolario semplice, uso moderato di figure di suono e metafore; ellissi,

iperbato, enjambement, costruzioni greche.

▫ Grande espressività con economia di mezzi espressivi: poche parole nuove ma nuove associazioni

di parole che mettono in evidenza le parole usuali e danno loro nuovo significato (callida

iunctura); nuove analogie, corrispondenze e strutture ben disegnate. Insomma sobrietà e

limpidezza classica, con anche però importanza della variatio.

▪ Epistole

- 2 libri, esametri. I. pubblicato nel 20, 20 componimenti. II. pubblicato postumo, due lunghe

epistole, ad Augusto e Giulio Floro. Alcuni fanno rientrare l’Ars Poetica. Titolo originale: sermones.

- Una raccolta sistematica di epistole in versi era una novità. Della forma epistolare O. mantiene

certe formule e il destinatario. Non furono scritte per essere inviate, ma può darsi che siano state

inviate successivamente come omaggio letterario.

- La morale oraziana prende coscienza delle proprie debolezze e contraddizioni. La fuga del tempo

rende sempre più urgente la conquista della saggezza e la ricerca dell’autàrkeia è vivace, ma O.

non riesce a elaborare un modello di vita soddisfacente, oscilla tra l’edonismo, che gli sembra

fragile e il rigore morale che lo attrae ma lo spaventa e di questa incertezza parla

programmaticamente. Insoddisfazione di sé, incostanza, noia.

- Si accresce però l’impianto didascalico: O. intellettuale affermato insegna al destinatario,

soprattutto se inesperto.

- Nel II libro O. affronta problemi di critica letteraria e di poetica, molto attuali: Augusto è

interlocutore primario. Sulla questione del teatro latino O. si schiera dalla parte dei moderni

criticando la predilezione per gli antichi: non ha fiducia nella rinascita del teatro drammatico, a

causa del pubblico non interessato, e esorta Augusto a dare importanza alla poesia destinata alla

lettura. Con l’Ars poetica O. si riconnette alla Poetica di Aristotele trattando i problemi della

letteratura drammatica: predica arte raffinata, paziente, colta, basata su coerenza e decorum; fa

anche storia della cultura e della letteratura greca e romana. Alberto Massari (5)

PUBLIO OVIDIO NASONE (43 a.C.-17 d.C.)

Vita

Nasce a Sulmona, da equestri, studia nelle scuole di retorica a Roma e completa gli studi col

viaggio in Grecia. Abbandona la politica ed entra nel circolo letterario di Messalla. Nell’8 d.C.

Augusto lo esilia a Tomi, col pretesto di accuse di immoralità alla sua poesia, in realtà prob. per un

coinvolgimento nell’adulterio di Giulia Minore. Qui muore.

Opere

- Aderisce all’elegia erotica ma c’è apertura ad altre esperienze poetiche, l’amore non è il centro

della sua esperienza, lo è piuttosto la pratica poetica in sé. O. analizza la realtà nei suoi aspetti più

diversi, senza esclusioni, con atteggiamento relativistico, privilegiando quelli conformi al gusto del

suo tempo: accettazione convinta delle nuove forme di vita più rilassate della Roma dei suoi

tempi, dove cresce la pace e c’è insofferenza per i valori arcaici proposti dal regime. Di queste

aspirazioni O., estraneo alle guerre civili, si fa interprete, senza però chiusura ai valori tradizionali.

- Poesia antimimetica e fortemente innovatrice, primato della poesia sulla realtà. Linguaggio

poetico catulliano, stile terso ed elegante, musicalità del verso, ricchezza e audacia espressiva.

Compiaciuto estetismo e scettica eleganza.

▪ Amores

- Raccolta di elegie in distico elegiaco, pubblicata prima in 5 libri (20 ca.) poi in 3 (1 d.C.).

- Temi tradizionali del genere elegiaco, ma innovazioni: manca figura femminile centrale (Corinna

è personaggio tenue, forse non realmente esistente), è piuttosto l’Amore in sé l’esperienza

centrale; il pathos si stempera e banalizza, l’amore è guardato con filtro dell’ironia, scarsa

presenza del servitium amoris. Poesia eternatrice e autonoma creazione svincolata dalla realtà.

▪ Poesia erotico-didascalica (1 a.C.-1 d.C.)

- Ars amatoria: tre libri in distici elegiaci. I. conquistare le donne; II. mantenere l’amore; III. per le

donne, come risarcimento: come sedurre gli uomini.

▫ Il poeta come un regista fornisce precetti: amore non come passione devastante ma come gioco

intellettualistico, soggetto a un corpus di regole che è quello ricavabile dall’elegia erotica latina, di

cui si fa l’inventario. Descritti luoghi e occasioni della vita mondana romana. Veste formale del

poema didascalico. Exempla di carattere mitologico.

▫ Il perfetto amante è spregiudicato e disinvolto, insofferente verso la morale tradizionale. Ma

questo libertinismo è solo una veste scintillante: l’eros non è il nuovo valore assoluto, è ricondotto

nell’etica tradizionale, dalla quale reclama solo un po’ di tolleranza. O. infatti critica

l’atteggiamento dell’elegia precedente, che non proponeva valori alternativi ai modelli sociali e

culturali che combatteva e anzi da questi assumeva moduli caratteristici: lui promuove una

riconciliazione con la società, un equilibrio tra sfera privata e civile, fondato sulla moderna

adesione allo stile di vita della Roma augustea.

- Medicamina faciei feminae: tecniche di preparazione dei trucchi, si oppone al tradizionale rifiuto

per la cosmesi.

- Remedia amoris: come liberarsi dall’amore, da cui si può e si deve liberarsi se crea sofferenza; la

lirica erotica invece vedeva il male d’amore come incurabile e il poeta era orgoglioso di soffrirne.

Alberto Massari (5)


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara.cattolica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Stucchi Silvia.

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