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Storia della filosofia

Introduzione

Due autori in contesti diversi. '600: età della grande monarchia francese. Età d'oro della cultura prima dell'Illuminismo. '800: Danimarca, dopo l'Illuminismo. La storia della filosofia nasce dal confronto fra autori per capire i concetti che sostengono le posizioni filosofiche. Non si può stabilire un rapporto di causalità fra uno e l'altro. Le somiglianze fra i due sono:

  • Esperienza
  • Percezione
  • Esistenza singola
  • Temporalità
  • Scelta religiosa

Sono segnati dalla critica:

  • Vs. il pensiero: Pascal vs. Descartes, Kierkegaard vs. Hegel
  • Vs. il mondo storico e la società.

Secondo Parrison in “Kierkegaard e Pascal” il problema filosofico del cristianesimo è che esso si costituisce nella differenza dalla filosofia. Pascal: non si può dimostrare l'esistenza di Dio. Non si è cristiani sulla base di dimostrazioni. Kierkegaard vs. sistema di Hegel: Hegel vuole fare del cristianesimo un oggetto di speculazione. Così non è più cristianesimo perché diventa mondano. Il cristianesimo invece è altro rispetto al mondo. Il cristianesimo è uno scandalo: Dio si fa uomo e soffre. I due hanno consapevolezza della divisione religione/filosofia, ma secondo alcuni si può dire che essi non sono propriamente filosofi visto che rivendicano l'alterità della fede rispetto al pensiero. Però si potrebbe includerli comunque fra i filosofi: non fanno filosofia tradizionale. La filosofia però è riflessione critica e può essere in rapporto con tante altre discipline, senza identificarsi in altro. La filosofia è in rapporto con la religione, ma non è religione. La filosofia stabilisce relazioni con tutto il mondo. Sono autori contestatari del loro tempo. Mettono in evidenza la separazione.

  • Pascal: problema del rapporto finito/infinito, sono inconciliabili
  • Kierkegaard: Aut-aut: tema della contrapposizione
    • Contro concetto di sintesi hegeliano (conciliazione fra tesi e antitesi).
    • Contrapposizione fra modello estetico (seduttore), mondo della percezione, tanti attimi finiti uno dietro l'altro e modello etico (marito) che cerca di rendere eterno l'attimo.
  • In vino veritas: incontro di personaggi che discutono sui vari stadi della vita. È uno simposio ottocentesco.
  • La nostra epoca: critica alla società contemporanea. Luogo del rapporto esteriore. Giustificata da Hegel. Incapacità di vedere l'esistenza del singolo. Soluzione: nella fede.

Unità didattica A: Pascal. Critica delle filosofie e scommessa

Pensieri: da 1 a 4811 lezione

Vita di Blaise Pascal (1623-1669). È gravemente malato: muore a soli 39 anni. Lo scritto Pensieri è relativamente tardo per un uomo che vive poco (scritto nel 1657). Uomo giovane ed energico. È il secondo figlio di Etienne Pascal. Ha due sorelle: Jaqueline e Gilberte. La sua famiglia appartiene alla “nobiltà di roba”: nobili che compravano la carica di esattori delle tasse, che poi diventa ereditaria, che comporta l'esenzione dalle tasse. Contesto: Francia del '600 con monarchie forti che passano attraverso varie fasi (ci sono personaggi come Richelieu e Mazzarino). Il padre è colto. Cerca di allontanare il figlio dallo studio delle scienze matematiche perché sa che sono difficili e teme per la sua cagionevole salute. Infine si convince e presenta alcuni studi del figlio alla comunità scientifica. Pascal ha un interesse scientifico nel contesto della nobiltà di roba. Inventa una calcolatrice per agevolare al padre il calcolo delle tasse da riscuotere. Arriva anche a soluzioni sul calcolo delle probabilità. Il suo interesse religioso si presenta pian piano.

Nel 1646 un incontro casuale lo cambia: il padre scivola sul ghiaccio e si rompe una gamba. Lo curano due fratelli esponenti di un nuovo indirizzo religioso: il giansenismo. Pascal per primo si converte e poi convince il resto della famiglia. Addirittura la sorella Jaqueline diventa monaca giansenista. Pascal però non dimentica l'origine che lo costituisce come appartenente alla nobiltà di roba: frequenta i salotti, mondo di cultura e sviluppo delle scienze. È ancora immerso nella dimensione mondana. Ha uno stile di vita che non è giansenista. Quando sorella Jaqueline decide di devolvere i suoi beni all'abbazia dopo la morte del padre, Pascal non è d'accordo perché vorrebbe che l'eredità passasse a lui. Nel 1654 ha una seconda conversione molto più convinta. Miracolo della spina: sorella Gilberte ha una figlia con un problema all'occhio. Viene a contatto con una spina che sembrava essere parte della corona di spina di Gesù e guarisce. Pascal crede ciecamente al miracolo. Ha una conversione che abbraccia pienamente anche lo stile di vita giansenista. Quando muore trovano un bigliettino nell'orlo della manica: "Dio di Abramo e di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti".

Contro la religiosità che usa la cultura per arrivare a Dio. La vera religiosità non ha niente a che fare con la ragione. La religiosità sta nella propria esperienza religiosa, nel rapporto diretto con il testo sacro. Risposta polemica verso la religiosità esistente. Mantiene delle piccole riserve quando scrive per i giansenisti. Ha già scritto le Provinciali: contro i gesuiti per il giansenismo. I gesuiti non affermavano il bene e il male in modo assoluto. Stabilivano una casistica. Questo è contrario al messaggio contenuto nel testo sacro. È una norma annacquata che a Pascal non piace. Nel libro c'è un confronto continuo fra gesuita e giansenista. Apologetica del cristianesimo: gli viene chiesta dai giansenisti ma non la completa mai. In questo libro si è portato un mondo vario e complesso che viene fatto interagire con la dimensione della fede che salva. È un testo complesso. Pascal è immerso nella complessità individuale. Sembra disordine ma l'ordine deve essere trovato.

Giansenismo

Si era affermato poco prima della conversione di Pascal. Nel 1640: Cornelius Jansen scrive Augustinus. Suggerisce una religione che ritornasse alla severità del cristianesimo primitivo, all'integrità morale. Da particolare peso al tema del peccato, entro cui tutti siamo immersi e che ci porta alla perdizione. L'unico modo per salvarsi è la grazia di Dio. Forma di religiosità che insiste sul peccato e sul valore salvifico della grazia. Le opere non servono a determinare la salvezza. Serve solo l'abbandono totale a Dio. Serve il salto nella fede. In Olanda: alimenta gli orientamenti meno tolleranti alle diversità dei culti. La verità non sta nella diversità dei culti, nella conciliazione di culti diversi. Il cristiano è diverso rispetto agli altri. Giansenismo qui sostiene gli orientamenti meno liberali. In Francia: critica la religione tradizionale, cioè la religione cattolica che è in mano ai gesuiti perché loro sono presenti negli istituti di cultura dominanti. Qui trova terreno fertile di diffusione perché i singoli vedono nel giansenismo un modello di rigore morale. Trova anche disposizione positiva da parte della monarchia francese perché sottrae l'organizzazione religiosa francese al controllo di Roma. È la religione del ritiro, del deserto.

Compagnia di Gesù (gesuiti)

Umanesimo devoto: cristianesimo che va d'accordo con una rivendicazione dell'iniziativa umana. Pensano che la salvezza possa essere procurata dalla bontà delle opere. Nel '600 questo tipo di religiosità viene criticata perché ha dato luogo alla corruzione dell'autentica devozione cristiana, bada troppo alle questioni mondane. Tramite i gesuiti in Francia si faceva presente l'autorità della Chiesa di Roma. Francia è un paese cattolico dove però c'è una monarchia molto forte che vuole rivendicare l'autonomia anche religiosa della Francia, non ammette il controllo della Chiesa sull'organizzazione della religione: gallicanesimo. Quando si parla di critica della filosofia si intende che la filosofia guarda se stessa.

Pensieri

Più che un libro è un "cantiere di un libro", è mobile. Il metodo della filosofia è messo in confronto con altri metodi. Pensiero 24: infischiarsi di filosofia è fare veramente filosofia. Pensiero 28: la diversità è tanto ampia...starnuti. Idea di varietà. La filosofia rigorosa delle scuole non è in grado di cogliere tutta questa varietà. Se la filosofia funziona deve rendere conto di questa variabilità. Mondo ricco e raffinato. Pascal cerca di trovare un ordine nella complessità. La complessità della natura sta nella sua infinita variabilità. Per cogliere la variazione bisogna avere uno spirito di finezza (= la natura è sottile quindi la mente per coglierla deve essere sottile). Se la filosofia vuole dire qualcosa del mondo deve assumere questo modello. Deve avere un suo metodo, non quello tradizionale delle scuole. Fare filosofia significa confrontarsi con l'infinita variazione della realtà. Si riesce a filosofare se non si seguono le regole date. La vera eloquenza si infischia dell'eloquenza. La vera eloquenza non usa le regole canonicamente proposte. La vera morale si infischia della morale dell'intelletto. Intelletto è la facoltà classica del ragionare. Le regole dell'intelletto definiscono un altro ambito: ambito della geometria. Non della filosofia o della morale.

  • La diversità della natura è di tipo qualitativo. Non ha limiti perché la varietà è nell'ambito della qualità. Variazione qualitativa non è l'ambito dell'intelletto. Filosofia: spirito della finezza.
  • Metodo geometrico ha basi sicure, va avanti in modo meccanico. È il metodo della certezza. Parte da principi primi definiti. Si fonda su assunti di tipo quantitativo. Riduce tutto in misura (di tempo, di spazio…). I corpi sono ridotti a un'estensione dello spazio. Geometria: spirito della precisione.

Pensiero 21: differenza fra spirito geometrico e spirito di finezza. 1637: “Discorso sul metodo” di Descartes: inizia parlando della diffusione del buonsenso e della ragione in tutti gli uomini. Sono passati 20 anni dalla scrittura di Pensieri. Pascal conosce Descartes e quello di cui parla. Quando parla di spirito geometrico, parla di lui. Descartes: In tutti è ugualmente presente il buonsenso. Non è pensabile che tutti si ingannino. Più o meno tutti hanno la capacità di giudicare, siamo tutti sullo stesso piano. Ma come mai poi ci sono tante differenze? Perché si dicono anche cose infondate? È necessario il metodo = modo di condurre la ragione per arrivare a conclusioni fondate. Bisogna orientare bene la ragione. Il metodo è un criterio per determinare la certezza delle nostre conclusioni. Lui propone il proprio metodo: il Cogito = Penso. Nella testa ci sono tante idee, spesso contradditorie. L'unica cosa di cui ci si può fidare ciecamente è il fatto che “si pensa”. Tutto è soggetto ad essere messo in discussione. Non c'è nessuna certezza. L'unica certezza è che si può dubitare di tutto riconoscendo il dubbio, si riconosce che si sta pensando. Trovato un criterio di certezza, si può applicare al terreno della matematica. C'è un immediato riferimento alla geometria. Ogni volta che le idee sono chiare e distinte, come il cogito, lì c'è la certezza, le idee matematiche hanno queste caratteristiche di chiarezza e distinzione. La prima cosa che trova è l'idea di estensione come spazio. L'estensione è il corpo, il contrario della mente. Per dire qualcosa di certo sulla realtà bisogna astrarsi dalle determinazioni qualitative, bisogna astrarsi dall'infinita varietà.

Cosa dice Pascal di questo metodo? Funziona perché dà un criterio di certezza. Però questo metodo svuota la realtà della sua estrema varietà. Descartes vuole fondare una conoscenza certa grazie a un modello meccanicistico (considera le caratteristiche misurabili delle cose). Ma questo è un mondo reso astratto, è il trionfo del laboratorio (in cui vengono ricreate situazioni naturali). Contenuto del pensiero 21:

  • Prima parte dedicata al metodo geometrico. Questo parte da principi palpabili, che quasi si toccano. Senso comune ≠ buonsenso, è questo che richiede il metodo. Il senso comune non sempre ci porta a ragionare bene. I principi della geometria sono lontani dal senso comune, difficilmente si pensa in termini geometrici. Ma se ci si fa attenzione si riescono a cogliere. Bisogna essere pazzi/irragionevoli per ragionare male intorno a questi principi. I principi devono essere ricercati perché non sono immediatamente evidenti, ma una volta che si sono ottenuti bisogna necessariamente ragionare bene.
  • Seconda parte dedicata allo spirito di finezza. I principi appartengono all'uso comune perché sono davanti agli occhi di tutti. I principi sono tantissimi perché siamo di fronte all'infinita varietà della natura, siamo in una realtà complicata. Qui è importante il metodo perché si può facilmente sbagliare.

Nel 1658: Pascal scrive ancora a proposito del metodo geometrico e dello spirito di finezza. Indica i limiti di ciascun campo: lo spirito geometrico non è applicabile alla morale (etica e religione). Pascal non assume un atteggiamento radicalmente scettico: è critico nel senso che sviluppa il confronto fra i due spiriti come applicabili a campi diversi. Non dice che tutto è dubbio. Si sofferma meglio sul metodo geometrico: è rigoroso:

  • Parte da principi
  • Applica regole del ragionamento
  • Si arriva a conclusione

Dal generale al particolare per conoscere in modo sempre più approfondito. Ma i principi su cosa si fondano? Cosa li giustifica? Per Descartes è l'evidenza della ragione. Ma i principi evidenti alla ragione possono essere a loro volta definiti? Si possono definire le definizioni elementari? No, perché sono definizioni prime. Per Pascal l'evidenza non può essere definita. Quindi non è la ragione che sta a fondamento dei principi geometrici. Alla base della ragione c'è il sentimento, ciò che si sente come certo, evidente. Definire qualcosa come evidente significa dire che la ragione non è in grado di spiegare. Il sentimento è appannaggio del cuore e dell'irrazionalità. A fondamento dell'intelletto che è lo strumento della geometria c'è qualcosa che non è intelletto. È un metodo che si basa su qualcosa che lui stesso non è in grado di giustificare. Lo spirito di finezza è alla base del metodo geometrico. Alla base della geometria non ci sono principi evidenti alla ragione, eppure vengono ammessi perché sono evidenti, chiari. Il geometra è in grado di afferrare i principi ma si disperde nel mondo che ha caratterizzazioni qualitative. Chi possiede lo spirito di finezza non sa muoversi fra i principi, ma sa vivere nel mondo. Pascal muove critiche a entrambi: chiede di restare ognuno nel proprio campo. Il geometra non può applicare la ragione geometrica alla religione: non si deve pretendere di dimostrare. La religione che usa la ragione cerca di dimostrare l'esistenza di Dio (Descartes lo aveva fatto). Secondo Pascal questa è una religione superficiale, è la religione dei filosofi, non tocca il vero problema dell'esistenza. Secondo Pascal Dio non è il principio ordinatore del mondo, è molto di più. Pascal dimostra perché la geometria non si può estendere all'ambito etico/religioso: la geometria non può pretendere di dimostrare tutto perché non si autogiustifica: i principi su cui si fonda non sono dimostrabili e mettono anzi in campo l'ambito del sentire dello spirito di finezza. Lo spirito di finezza riguarda il confronto umano, il contatto diretto con la complessità della realtà.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemicalgaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Baldi Marialuisa.
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