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Riassunto per storia della filosofia, prof. Marialuisa Baldi, libro consigliato: Pensieri di Pascal Appunti scolastici Premium

Appunti basati sulla frequenza al corso di storia della filosofia della prof. Baldi e sullo studio autonomo del libro Pensieri di Pascal. Università degli Studi di Milano - Unimi, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia della filosofia docente Prof. M. Baldi

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Nelle scuole si insegna la morale a partire da definizioni di idee. Si pensa che la morale possa

essere ricavata per deduzioni.

Anche Locke pensa che la morale sia dimostrabile.

Da ciò deriva che bene e male sono sicuri.

Pascal è fuori da questa logica compatta: avverte il fatto che la realtà è molto più varia.

Pensiero 68-69:

la natura non procede per categorie, etichette, scatole una dentro l’altra. La natura è un insieme di

variazioni una dopo l’altra.

Pensiero 71:

Pascal sta cercando un ordine nella confusione  è un tentativo fallimentare.

Pensiero 98:

calcolo delle probabilità nasce dall’analisi dei giochi e delle puntate  applicazione della

matematica al caso.

Non è un empirista ma sta attento all’esperienza che è diversa dal pensiero e non si coglie

razionalmente.

La finezza è intrisa di scetticismo perché il pensiero non può dare conto di un mondo che non è

pensiero.

Il mondo del “honnete homme = gentiluomo”: il mondo è una rappresentazione di un modo di

pensiero dell’epoca della società francese del ‘600 (da pag.45 a 55).

Vengono fuori alcuni temi:

tema della poesia, tema della bellezza e dell’armonia, tema dello stile e del gusto, tema del modo

di vivere, tema del linguaggio. Sono temi che descrivono il modo di vivere del gentiluomo. È lo stile

di vita che Pascal aveva fra le sue due conversioni.

È un ambiente colto e raffinato dove ha due amici.

Pensiero 39:

modello del gentiluomo che vive secondo un’universalità superficiale. Non è uno specialista, ma ha

una conoscenza universale superficiale un po’ su tutto. Questa conoscenza viene fuori nei salotti

dove si parla di tutto. Il gentiluomo interviene sempre al momento giusto, se la sa cavare ma non

approfondisce niente, ha l’arte del conversare.

Il gentiluomo non vuole essere incasellato in una specializzazione.

Pensiero 42:

il gentiluomo in realtà sa poco di tutto. L’universalità è più bella.

La profondità è del geometra.

Il mondo della superficialità è il mondo della conversazione.

Nel Galateo e nel Cortegiano sono descritti i modi in cui bisogna comportarsi. Nelle corti è

importante saper conversare e saper dissimulare.

In Francia c’è la volontà di appropriarsi di questa tradizione italiana: si pensa che ci sia bisogno di

questo per le corti francesi.

In Francia questi testi hanno grande diffusione.

Qui Pascal trova mondo descritto da Montaigne. Nei Pensieri dedicati al modo da vivere segnato

dalla finezza si trova Montaigne.

Pascal cerca di convincere un giansenista (Sasì?) a usare Montaigne per scrivere un’Apologetica.

Lui non ne vuole sapere perché M. non ha nessun interesse per la religione, è profondamente

laico.

Pascal invece vuole usarlo perché Montaigne è l’esempio di cosa è il mondo senza Cristo, il

mondo è segnato dalla mancanza e dallo scetticismo. Mondo è privo di fondamenta.

A un certo punto addirittura sembra che Pascal si immedesimi in Montaigne.

“Su Epitteto e Montaigne”  scetticismo e stoicismo. Il mondo della finezza può essere spiegato

attraverso questi due poli.

Pag. 59: L’uomo senza Dio (parte dell’apologetica che parla della miseria dell’uomo)

Pensiero 72:

Charrogne (?) ha reinterpretato Montaigne scrivendo “La sagesse” in cui descrive il gentiluomo.

Montaigne è il modello negativo perché esprime la miseria e il peccato.

Montaigne (1533-1592). Esponente di una famiglia di nobiltà recente. Figlio di un commerciante

che si dedica alle cariche amministrative e compra un castello dove stare con la sua famiglia.

Lì Montaigne vive nell’ozio. Vita di impegno in società e riflessione privata.

È l’esempio tipico dell’importanza dello studio dell’uomo.

Non conduce lo studio sull’uomo in forma sistematica, ma in forma di saggi  ricerca se stesso

ricercando nel mondo, nei libri, guardando le variegate esperienze del mondo umano.

C’è un essay fondamentale da questo punto di vista: dà il senso del suo pensiero e delle ragioni di

Pascal per Montaigne. Essay “Pentimento” (saggio 2, libro 3).

L’interesse non è plasmare un modello di uomo. Se ne rappresenta uno che è molto malformato.

Si fa una pittura di questo uomo. Tutto cambia. Non si può fermare il soggetto, l’uomo. Bisogna

prenderlo in un istante preciso perchè cambia sempre.

Montaigne descrive il mondo ma in realtà quello che gli interessa è lui stesso. I saggi sono in forma

autobiografica: la soggettività è in primo piano.

Il soggetto è espressione del mondo, dice qualcosa del mondo.

Il saggio non è in forma cronologica.

Montaigne fa una sorta di divagazione continua. Racconta di sé attraverso l’esperienza altrui. È

come se dipingesse se stesso per mettersi sempre alla prova.

Guarda il movimento, la variazione con l’attenzione rivolta a se stesso.

La realtà viene fuori un po’ frammentata.

Montaigne mostra le implicazioni del modello autobiografico.

Si chiama pentimento perché in realtà non ha senso pentirsi, dovremmo accettarci per quello che

siamo. Non c’è una morale precettistica, qui si fa una storia di come è l’uomo.

Non ha senso dire come dovrebbe essere l’uomo perché l’intento è descrivere l’uomo come è.

L’io è volubile, non è costante. Il modello opposto è quello dello stoico, fermo e dogmatico che

vuole fissare quello che per definizione è mutevole.

Montaigne dice che la costanza non è altro che un movimento più languido.

La storia è varietà estrema, si adatta al momento che cambia di secondo in secondo.

Montaigne a differenza di Pascal sta dentro alla varietà pensando che non c’è bisogno di pentirsi,

mettere ordine.

Pensiero 76

Pascal dice che il progetto di parlare di sé è stolto perché è disperso, non c’è una regola che dirige

la pittura di sé.

Pensiero 77

I limiti di Montaigne sono conseguenze dello spirito antidogmatico della finezza.

Fa riferimento a un saggio di Montaigne: dice che è un credulone perché racconta quello che gli

uomini credono.

Il suo antidogmatismo lo rende un relativista estremo.

Montaigne aveva criticato le matematiche: il suo interesse è il mondo umano.

Pascal lo accusa di essere ignorante perché non capisce il contributo che la matematica ha dato.

L’attitudine di Montaigne è di tipo naturalistico: si accetta la natura e l’uomo per quello che sono.

Studiare l’uomo in campo morale significa osservare come si comporta, non prescrivere

comportamenti.

Montaigne toglie quindi alla morte ogni tensione drammatica (ammette il suicidio, inscrive la morte

nella naturalità della vita).

Montaigne presenta il negativo del limite con tutta tranquillità. Ma Pascal pensa che Montaigne non

riesca a spiegare l’origine della miseria dell’uomo che secondo lui è il peccato.

Montaigne toglie qualsiasi strumento di salvezza. Il suo scetticismo divora la sua stessa riflessione.

Non fa il passo in più. Questo passo non può essere fatto dalla ragione, dalla storia: il passo è in

realtà un salto ed è la fede.

Chi non ha la fede è immerso nello scetticismo.

Lo sguardo di Pascal su Montaigne è duplice: lo fa suo, si misura con lui e nello stesso tempo lo

critica, è uno strumento di cui si serve.

Pascal deve far vedere una prospettiva diversa: tinge di drammaticità quello che Montaigne mostra

come naturale.

A un certo punto sembra addirittura che Pascal sia Montaigne, vi si immerge completamente.

Pascal dice che Montaigne è andato troppo oltre in un progetto che poteva essere inizialmente

anche accettabile.

Montaigne è l’eccesso dello spirito di finezza che ha un solo centro: lui stesso.

Pensiero 78:

c’è qualcosa di buono in Montaigne ma ha esagerato nel parlare troppo di sé.

In questo c’è uno spirito narcisistico, egocentrico.

C’è orgoglio, ubris, segno del peccato originale: ha dimenticato l’infinito sguazzando nel finito.

Pensiero 79

Mostra in modo evidente che critica Montaigne ma in realtà lo assume al massimo. In quello che

Montaigne racconta Pascal vede se stesso. Lui sta facendo un’Apologetica che dipinge la

complessità di se stesso.

Si ritrova proprio in colui che critica. Quindi critica anche se stesso. Anche lui si è ritrovato nei

salotti, nel mondo, calato nel finito.

Pascal ha uno sguardo sfaccettato.

Pensiero 80

Ci riporta al mondo della cultura, al mondo dei salotti dove si sviluppavano i mestieri scientifici.

Pascal ha esercitato il mestiere del geometra ma il suo vero interesse era lo studio dell’uomo che

lo riporta a Montaigne. Ma Montaigne non arriva alla vera conoscenza dell’uomo: bisogna avere in

mente Dio, il peccato.

Pensiero 81

Pensiero 82

Insegnare agli uomini ad essere uomini per bene: oggetto della morale.

La morale non è oggetto di insegnamento. Non si può insegnare perché la morale si vive.

Gli uomini si comportano sulla base delle loro pulsioni, dei loro interessi.

Questo è un esito scettico (non si può dire cosa è bene e cosa è male, e non si può convincere

nessuno a comportarsi in un modo o nell’altro)  Pascal ha criticato il naturalismo ma lo ha

assunto.

Non si può pensare che la morale sia insegnabile perché si capisce con la ragione e quindi si

applica: la morale è piuttosto una religiosità che ha a che fare con il sentimento.

È vanità credere di poter dire cosa è il bene e cosa è il male. Il massimo della vanità è pretendere

di insegnare quello che non si può insegnare.

Vanità mette sotto critica sia scettici che dogmatici:

- scettici: concentrati su di sé.

- dogmatici: credono di poter insegnare (Gesuiti sono scettici che pretendono di insegnare)

risultato: Montaigne dello spirito di finesse è presente ovunque dentro i pensieri, soprattutto in

quello che descrivono la miseria dell’uomo.

Pensiero 96

Sottolinea la piccolezza. Potremmo essere disturbati da una mosca

Pensiero 95

Piccolo rumore disturba. Stesso concetto.

Pensiero 353

Dà il quadro generale per comprendere il senso e l’uso dello scetticismo che c’è nei Pensieri di

Pascal.

Pascal dà un quadro di duplicità: da una parte c’è Montaigne.

Credere di essere nulla o credere di essere Dio. La nullità dell’uomo viene fuori dallo scetticismo

esasperato  non c’è niente di stabile, fisso.

Idea di uomo come Dio, tutto, principio supremo, apologetica da conto della duplicità della

condizione umana.

Pascal usa molto lo scetticismo ma è presente anche la divinizzazione dell’uomo.

Lui ha una chiave interpretativa che mette insieme orientamenti di pensiero diversi presenti nel

mondo in cui vive.

Scritti su Epitetto e Montaigne: su stoicismo e scetticismo.

Stoicismo è molto letto in questo periodo.

Giusto Lipsio: neostoicismo cristiano.

Mentalità stoica sostiene la grandezza dell’uomo: perché la grandezza?

- L’uomo ha la ragione e la ragione è immanente al mondo, è intrinseca nelle cose.

Ragione è il principio organizzatore del mondo. È un principio materiale espresso dal fuoco.

C’è una provvidenza perché le cose rispondono a razionalità, a un ordine.

L’uomo ha la stessa cosa che pervade l’universo. L’uomo si identifica con il tutto.

Risultato: conciliazione, armonia, non c’è rottura tra la ragione, la natura, l’uomo.

L’uomo è il signore dell’universo perché lo esprime al meglio.

Principio razionale non può essere trovato nei sensi: le passioni devono essere messe da

arte per cercare il Logos.

Il saggio qui è il signore perché si comporta secondo ragione.

Il saggio fa della sapienza un modello di vita. Il saggio è chi ha presente il Logos e si

comporta di conseguenza.

Il saggio è il giusto perché riconosce l’ordine; si comporta non secondo il modo comune

dietro alle illusioni dei sensi.

Saggio può anche rendersi conto di come va male il mondo e decidere di suicidarsi: la

realizzazione della giustizia è la felicità del saggio. Suicidandosi resta autentico, non gli

importa di ciò che succede al saggio.

Modello accusato di essere troppo incline al naturalismo (ordine è quello presente nella

natura).

Questo neostoicismo presente nella cultura francese aveva dato luogo all’esaltazione di alcune

virtù, la prudenza che consente di comportarsi secondo ragione in un determinato contesto.

Sviluppo di un atteggiamento di accettazione della realtà per quello che è, giustificazione delle

cose come sono. Se la ragione è la realtà non c’è bisogno di andare più a fondo.

Accomodamento rispetto al mondo.

Stoicismo può funzionare nel mondo francese che cerca di affermare la monarchia.

Sia lo scetticismo che lo stoicismo sono su un piano di immanenza  tutto è nella realtà.

- Scetticismo guarda la molteplicità

- Stoico esalta l’uomo colosso perché ha la ragione

Pascal vuole portarci entro questi due poli.

La complessità della nostra situazione è data da questo incrocio.

Questa contrapposizione si vede negli (vedi sopra scritto di Pascal che finisce con Sassy)

Pensieri dedicati allo stoicismo:

Pensiero 101

Epitteto: ci dà la misura del ben ragionare umano.

Lo stoicismo è il lume naturale, la ragione che tutti hanno.

Pensiero 374

Pensiero 377

Stoici espressione della grandezza dell’uomo, della naturalità della ragione.

Criticati però perché il naturalismo non può funzionare fino in fondo per Pascal. Li critica con gli

strumenti in uso nell’epoca: gli stoici sono oggetto di una critica che arriva fino a Kant perché

sostengono che la realizzazione della ragione è possibile per l’uomo qualche volta. È difficile

essere dei saggi, ma qualche volta è possibile.

Idea che quello che si può fare qualche volta si può fare sempre.

L’accusa è di avere un modello astratto che è irrealizzabile. Per lo più gli uomini non raggiungono

la ragione. Il modello del saggio stoico è irrealizzabile perché richiede la messa a tacere della

passione.

Gli stoici diventano modelli di doppiezza perché a parole parlano di virtù ma nei fatti si comportano

in modo opposto: non possono praticamente essere sempre saggi, devono scendere a patti col

mondo.

Stoici sono immersi nella duplicità perché propongono un modello che non possono raggiungere.

Pensiero 175

Stoici consigliano alla fine di uccidersi quindi ammettono il proprio fallimento, propongono qualcosa

di irrealizzabile.

Pascal fa interagire modello scettico e modello stoico per descrivere la realtà dispersiva.

Pascal vuole fare risaltare la fede nell’inconcludenza della natura umana senza la fede.

Contro il naturalismo che si ferma alla natura.

Da una parte relativismo assoluto e stoicismo  entrambi sono in qualche modo dogmatismi.

Nel contrasto fra uomo nulla e uomo Dio c’è la distruzione della filosofia: critica della filosofia che

non è in grado di rendere conto della natura dell’uomo. Sono due modelli che non vanno da

nessuna parte.

Nell’opposizione non c’è filosofia che tenga.

Pensiero 104

Segnato dalla presenza di Montaigne che dà rappresentazione di un universo multiforme.

Domina l’immaginazione che è una facoltà che sta fra i sensi e la ragione. È il mondo dell’illusione

e del capovolgimento.

I folli sembrano folli e viceversa: modello erasmiano.

Follia è la norma consueta del vivere perché la follia regna nel mondo.

Dentro la pazzia c’è una forma di saggezza.

Siamo folli o siamo saggi?

Capacità di far vedere continuamente l’opposto.

È dominante non la cosa stessa, ma il segno della cosa.

Niente si salva al capovolgimento: il vivere sociale è il luogo dell’opinione, ci si ferma all’apparenza

delle cose.

Il mondo delle professioni dimostra che conta più l’apparenza esteriore: il medico si riconosce da

come è vestito.

Si salvano solo i soldati: usano la forza, non hanno bisogno di rivestimento, hanno autorità

intrinseca.

L’opinione è la regina del mondo: ha costruito una seconda natura, non più la natura degli stoici.

La naturalezza è persa.

Dietro l’artificio c’è la forza.

Pensiero 231

La società è costruita sulla forza, sulla proprietà.

La giustizia non c’è più.

Il mondo umano è nella relativizzazione della giustizia.

Pensiero 230

Enunciazione di questo assunto: la giustizia è relativa perché il mondo umano è lo spazio

dell’opinione.

Il cambiamento delle epoche cambia giusto e sbagliato.

Gli uomini sono dominati dal capriccio.

L’unica cosa che resta universale è la forza bruta.

La politica emerge dal vivere associato. Lo spirito di finezza si confronta con il vivere sociale.

Pascal guarda la dimensione politica perché vuole guardare l’uomo che è anche la politica.

Da dove viene l’autorità?

La consuetudine costituisce l’essere umano, è una sua seconda natura (la prima è il corpo fisico).

La consuetudine è la vera essenza dell’uomo. I diversi modi di comportarsi si sono consolidati nel

tempo. Le abitudini di ciascuno di noi si sedimentano e ci costituiscono.

Uomo non è solo natura, è anche storia, è frutto del tempo.

Pascal guarda l’uomo per com’è.

Montaigne: uomini si comportano in modo vario. Come si reagisce alla varietà? Prima stupore, poi

follia.

La giustizia è l’equità, per avere l’equità bisogna avere un’unità di misura. Se la consuetudine

fonda l’equità il fondamento del giusto è la consuetudine.

La giustizia si disintegra nel relativismo.

Tutti noi accettiamo la consuetudine.

Questo è il fondamento dell’autorità  dietro l’autorità c’è l’oscurità.

La legge non c’è più.

Pensiero 242

Dice la cosa opposta: la forza è la regina del mondo e non l’opinione.

Siamo nella dimensione del paradossale.

Pensiero 238

In fondo alla giustizia c’è la forza. Forza e giustizia continuano a scambiarsi.

Alla base della proprietà c’è l’appropriazione con la forza.

Giustizia è un modello di equità numerica: ma questo non accade perché noi non siamo ragione

pura. Noi viviamo nella consuetudine che storpia, crea zone di forza.

Non si può dare forza alla giustizia quindi si dice che giusto obbedire alla forza.

È il relativismo più totale.

Importante che sia giustizia che forza non creino disordine eccessivo.

Critica mossa a Montaigne: opposto a lui c’è lo stoico.

Pensiero 287:

Montaigne ha torto: “Bisogna seguire il costume solo perché è consuetudine non perché è giusto”.

Non si accorge che nella consuetudine c’è una forma di ragione. C’è una ragione per cui si è

affermata.

Pensiero 299

Errore di Montaigne è fermarsi al segno.

Pascal: Montaigne non si chiede se c’è una ragione dietro la differenza fra le cose. Per lui la

differenza c’è nell’uso della bardatura (uniforme del medico): si riconosce il segno dell’autorità.

È importante riconoscere il segno dell’autorità. Nell’abitudine c’è un senso che serve: il popolo

vede e capisce.

Pensieri 295-296-298:

il popolo ha delle sagge opinioni  riconosce che nei segni c’è un senso.

Montaigne aristocratico si fa beffe di tutto. Lo scettico distrugge tutto, vanifica.

Secondo Pascal invece bisogna distinguere all’interno della complicazione. C’è un senso che va

colto.

Scettico ha ragione ma contro di lui vale anche l’opinione dello stoico.

Politica: come luogo di ragionevolezza. È l’ospedale dei pazzi: si manifesta la follia, luogo di

retorica, della dissimulazione.

Ma in questa follia bisogna pur vivere. Pascal assume un atteggiamento esteriore di adeguazione

all’esistenza, non ha l’atteggiamento critico di Montaigne.

Pascal passa da Montaigne. È un realista politico, conservatore nel senso che pensa che l’autorità

debba esistere. Vive nella Francia della Fronda (aristocratici strumentalizzano il popolo facendo

credere che si possa fare a meno del re).

Pascal pensa che la critica si debba arrestare.

Pensiero 230

Nella consuetudine qualcosa va rispettato. Lo sconvolgimento non permette di vivere.

Pensiero 294

Aristotele e Platone non erano interessati alla politica, ci sono arrivati dopo. Gli interessava la

riflessione. Hanno scritto di politica perché la filosofia si deve misurare con la pazzia.

Divertissment:

nella dimensione dell’immaginazione. Mondo dell’honnet homme.

Mondo della distrazione.

Pensiero 205

Il divertissment è il vano agitarsi dell’uomo. Distrazione da quello che costituisce l’uomo nel

profondo, ciò nel suo essere costitutivo.

Dove si coglie l’uomo? Non nel mondo dell’immaginazione, ma nell’interiorità.

Senso del peccato, senso del nulla. Questo è quello che sta dietro.

Nell’esteriorità c’è movimento, caccia fine a se stessa (per restare in movimento).

Perché vogliamo restare in movimento?

Perché sappiamo che siamo peccatori. Siamo nel vuoto: non siamo Dio, non siamo solo animali.

Tentativo di colmare un vuoto incolmabile. È una ricerca senza fine, non ci interessa il fine, la

preda.

Vogliamo subito altro.

Il gusto non è nella preda ma nella ricerca della preda.

Siamo eternamente nel movimento per tentare di colmare questo vuoto.

Il re non è più felice di noi perché ha tutto. Divertimenti di cui dispone coprono il senso di vuoto, di

angoscia.

Angoscia viene dalla consapevolezza di non essere.

Noia: quando si stabilizza un divertimento. Si ricorre a un altro divertimento.

Realtà vera: il tragico sta nella nostra finitezza.

Pensiero 227

Ci divertiamo nel mondo ma alla fine moriamo. La ricerca svanisce.

Pensiero 207

Se per assurdo si riuscisse a liberarsi dalla ricerca, si vedrebbe da dove veniamo, dove andiamo.

La morte ci dà il senso della vita. Ci fa capire quanto sbagliamo.

Il cuore è espressione del nostro impulso vitale. Uomo non è solo ragione (Descartes).

Cuore è stato guastato dal peccato, corrotto dalla concupiscenza, ha sovvertito l’ordine del

piacere.

Piacere dell’anima sostituito da piaceri del corpo. Ordine voluto da Dio: anima superiore al corpo.

Prima del peccato uomo rispondeva all’anima.

Peccato ha sovvertito l’ordine. Ha fatto prevalere la concupiscenza (desiderio più basso).

Il concupiscibile sta nelle viscere: soddisfazione del corpo.

Pensiero 199

La condizione esistenziale dell’uomo è inquietudine e noia.

Inquietudine perché non sta mai fermo. Quando ottiene quello che vuole si annoia ed è costretto a

muoversi ancora.

Pensiero 130

Dimensione della dissimulazione e dell’inganno.

“Della dissimulazione onesta” scritto di un intellettuale francese: è giusto e onesto dissimulare.

Pensiero 136

L’io è degno di odio perché è la rappresentazione soggettiva del mondo del divertimento.

Dio passa dentro l’io prima ancora che nel mondo (diversamente dalla religione gesuitica che

collega uomo e mondo).

L’uomo ha introdotto la rottura con Dio a causa del peccato.

Pascal guarda da un punto di vista soggettivo, concentra la sua attenzione sul soggetto.

Si cerca nella profondità di sé senza dimenticare il rapporto verticale con Dio. Non importa la

ricerca su di sé fine a se stessa, si tratta di cercarsi nel proprio rapporto interiore con Dio.

L’io è degno di odio quando si vede come il tutto, la sola cosa che importa, quando dimentica la

sua debolezza. L’io è odioso quando dimentica la sua duplicità di io-niente e io-tutto.

L’io è odioso perché rivendica se stesso come centro assoluto di tutto  è l’io dominato dall’amor

proprio.

È diventato amor proprio a seguito della rivendicazione del nostro orgoglio nei confronti di Dio =

peccato. Abbiamo negato la nostra realtà, cioè che noi non siamo infiniti, non siamo Dio.

L’io si contrappone a Dio e in questo modo si erge contro gli altri. C’è una corruzione anche nel

rapporto con gli uomini.

Tutto è segnato dall’egoismo e dall’interesse per il sé più basso, più elementare.

L’io pone sopra l’impulso sensibile che invece dovrebbe essere subordinato al controllo della

ragione.

Il peccato ha alterato l’ordine.

Il peccato è un atto della nostra volontà che ha scelto il sensibile rispetto allo spirituale.

Non è tanto chi crede ad essere l’oggetto della sua attenzione (anche perché chi crede spesso

crede in una religiosità mondana), è più rivolto all’ateo in ricerca.

Nel ‘600 successivo a Pascal i giansenisti diventano il modello che ha la polarità della grazia che

salva e l’abisso del peccato.

Solo riconoscendo il senso del peccato è possibile la salvezza. Bisogna riconoscere il proprio

essere nulla  questo è l’orientamento riformista del giansenismo.

L’accusa è che dietro la copertura di centralità di Dio c’è un fondo epicureo: se è la grazia che

salva non importa il comportamento, posso anche immergermi nel peccato.

Dividendo il mondo in due si dà importanza proprio a quello che si voleva negare: il mondo

sensibile. È un’ossessione della concupiscenza.

Pascal è molto attento al mondo sensibile: mentre lo condanna ce lo mostra nella sua ricchezza.

Ci mostra l’uomo nei suoi impulsi sensibili.

L’io per Pascal si dà nella molteplicità delle sue qualità. Non definisce la sostanza dell’io.

Pensiero 306

Che cos’è l’io?

L’io si dà come un insieme di qualità. L’uomo è un composto di anima e corpo.

Non si può sapere che cos’è effettivamente l’uomo nella sua sostanza.

L’io non può essere presentato come sostanza perché è in rapporto con Dio: non importa la

definizione di singolo uomo.

L’uomo può essere colto solo nella duplicità: tutto/niente, grande/piccolo. Se lo tolgo da questa

polarità non posso coglierlo.

Pensiero 267

Uomo a seguito del peccato è oggetto di sarcasmo, critica, ma mai di odio reale.

Pascal non odia gli altri uomini, si riconosce anch’egli come peccatore.

Atto sessuale è dettato dalla volontà. La natura non è male di per se stessa, diventa male quando

c’è un atto di volontà che sceglie di subordinare ciò che è alto a ciò che è basso.

Piacere alto è quello di elevarsi a Dio.

Non è male il corpo ma diventa male quando diventa criterio assoluto della nostra volontà.

L’atto sessuale non rivolto alla procreazione, ma fine a se stesso. Il peccato sta nella

concupiscenza, nel piacere sensibile fine a se stesso.

Nella dimensione della soggettività incontriamo Descartes.

Descartes: “Ego cogito”. Centralità dell’io.

L’unica cosa di cui non si può dubitare, in un mondo dominato dal dubbio, è il soggetto che pensa.

Pensiero 195

Cartesio è inutile e incerto.

Non ha trovato nessuna certezza: non ha avuto sguardo verticale, non ha capito cos’è l’uomo.

È inutile perché è dentro lo spirito geometrico.

Inutile per Pascal è il sapere che non ha come oggetto l’uomo.

Cartesio ha dimenticato l’uomo perché ha rivolto la sua attenzione solo al mondo fisico.

Cartesio non ha voluto soffermarsi sull’anima, sull’uomo. È partito dall’io per avere conoscenza

certa del mondo.

Descartes accetta solo le idee evidente, cioè quelle matematiche.

La prima di queste idee è quella di spazio come estensione.

Incerto perché i fondamenti su cui Descartes costruisce sono quelli matematici che non sono in

grado di fondare se stessi.

Il Dio di Descartes è il dio dei filosofi: il criterio di certezza è anche criterio di verità? Le cose

corrispondono alle idee?

Descartes ha bisogno di un criterio di verità: Dio ci ha creati con idee che corrispondono alla realtà.

Dio ha stabilito che il mondo sia armonico.

Dio c’è nel pensiero di Descartes ma c’è perché serve da garante per il principio di certezza. È il

Dio dei filosofi perché serve alle esigenze della ragione.

Secondo Pascal Dio non si trova così.

Descartes è inutile per quanto riguarda la religione e la morale. È utile entro il campo in cui

funziona la matematica.

Pascal non ha atteggiamento distruttivo nei confronti della scienza.

Sa che la scienza moderna ha dato un contributo fondamentale.

Descartes però ha esagerato: ha fatto diventare lo spirito geometrico la chiave di tutto. Così non

ha più bisogno di Dio. Dio diventa un geometra, ma secondo Pascal non è questo. Dio non si fa

presente alla ragione, ma al cuore.

Pensiero 191

Si capisce il contesto entro cui si sviluppa la filosofia di Descartes.

La critica di Pascal non butta via la scienza, non vuole tornare a una filosofia prescientifica.

Descartes ha il pregio di avere distinto la mente e il corpo.

Distinguendo si capisce che non si mischiano l’uno con l’altro e che devono essere studiati

secondo i loro principi.

La scienza va tenuta ma è troppo poco dal punto di vista della ricerca sul problema dell’uomo.

L’uomo non può essere studiato solo come corpo.

Descartes ha fatto un errore: ha creduto che la ragione umana fosse in grado di spingersi fino ai

principi ultimi delle cose.


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Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemicalgaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Baldi Marialuisa.

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