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Vittorio De Sica - Ladri di biciclette

Giaime Alonge e le questioni di fondo

Ladri di biciclette: tre questioni di fondo sono fondamentali: la portata realistica, le dinamiche psicologiche tra i personaggi principali, e la trattazione dello sfondo storico-sociale della vicenda.

Uno, nessuno e centomila

De Sica ha una vistosa filmografia: 31 regie, dal 1940 al 1974. Se da un lato De Sica, sia come regista che attore, ha segnato la storia del cinema italiano, dall'altro questa sua presenza ha assunto forme mutevoli, se non contraddittorie. De Sica è nato a Sora (Frosinone) nel 1901, cresciuto a Napoli; dopo una fortunata carriera teatrale (anni '20), s'impone come un divo cinematografico. Nei primi anni si specializza nel genere della commedia sentimentale ed è legato a Mario Camerini, di cui interpreta i film più noti (Gli uomini, che mascalzoni; Il signor Max; Grandi magazzini). Passa alla regia nel '40 con Rose scarlatte, Maddalena... zero in condotta; Teresa Venerdì; Un garibaldino al convento: tre commedie incentrate su personaggi femminili.

La svolta si verifica nel '43 con I bambini ci guardano, che inaugura il sodalizio con Cesare Zavattini. In questo film abbandona i temi leggeri e affronta la vicenda della disgregazione di una famiglia, attraverso gli occhi di un bambino. Qui anticipa alcuni elementi del neorealismo, di cui egli sarà un protagonista e che rappresenta il momento più alto per lui con Sciuscià (1946); Ladri di biciclette (1948) [entrambi premio Oscar]; Miracolo a Milano (1951); Umberto D (1952).

Dal '49 l'industria cinematografica italiana comincia a riprendersi, ma viene meno la libertà espressiva dei cineasti: molti produttori sono ostili verso ogni forma di ricerca artistica, a causa dell'inaffidabilità economica dei film neorealisti che si erano rivelati insuccessi commerciali [ad eccezione di Roma città aperta]. Con l'avvio della Guerra Fredda e dello scontro tra DC e le sinistre, il governo nella persona di Giulio Andreotti, sottosegretario per la Stampa e lo Spettacolo (43-53), ostacola il lavoro dei registi neorealisti, tacciati di filo-comunismo e di infangare il nome dell'Italia all'estero.

Stazione Termini (1953), grigio melodramma di stile hollywoodiano, è il segno della resa di De Sica alle ragioni dell'industria. Dopo L'oro di Napoli e Il tetto, De Sica imbocca la strada di un cinema di mestiere, caratterizzato da alto livello professionale, ma poco spessore estetico. Negli ultimi due decenni, la sua attività [conclusa con Il viaggio (1974)] ottiene riconoscimenti internazionali [Oscar per Ieri, oggi, domani (1963) e Il giardino dei Finzi Contini (1970)], ma ignorata dalla critica che non riconosce più questo geniale autore negli ultimi film.

Attività attoriale

Ha recitato in più di 100 film [tra cui Pane, amore e fantasia (1953)], tanto che spesso la sua fama di attore oscurava quella di regista. Da un lato ha interpretato film significativi di Rossellini (Il Generale della Rovere), dall'altro cinema-spazzatura (Dracula cerca sangue di vergine e... morì di sete).

L'espressione più pura del neorealismo

Nel film del 1974 di Ettore Scola, C'eravamo tanto amati, c'è una scena che raffigura le polemiche scatenate da Ladri di biciclette, che uscì in un clima di forte contrapposizione ideologica, in cui era difficile tenere separato l'ambito estetico da quello politico. Su questo film e sul neorealismo in generale, si scaricarono delle tensioni derivanti dal violento scontro in atto tra DC e le sinistre.

La sceneggiatura del film terminò il 20 aprile 1948 [due giorni dopo la vittoria della DC sul Fronte Popolare] e venne presentato al pubblico il 24 novembre. In questo periodo l'Europa è divisa in blocchi, De Gasperi è Presidente del Consiglio. Dopo il 1948 inizia a esaurirsi quel comune sentire (etico-estetico) che aveva legato i registi italiani dell'immediato dopoguerra. Nel '48 Rossellini esce con Germania anno zero e Visconti con La terra trema. Dopo quest'anno, la storia comune dei registi neorealisti si trasforma in percorsi individuali.

Ladri di biciclette riscosse ampi consensi nel mondo intellettuale: Pavese definì De Sica il più grande narratore italiano contemporaneo. Ebbe anche un discreto successo di pubblico [11° posto], in rapporto alle altre opere [Germania anno zero e La terra trema si trovano al 46° e 52° posto]. Però trovò opposizione da parte dell'opinione pubblica conservatrice. La stampa cattolica lo tacciò di venature comunistoidi, attaccando il film per il suo aperto anticlericalismo (scena della messa dei poveri) e per la presenza di elementi giudicati immorali (la casa di tolleranza).

Nello schieramento di sinistra ci fu chi difese il film, sia per ragioni politiche (forza della denuncia sociale), sia estetiche (per il realismo); ma anche chi si lamentò per la mancanza di una rigorosa prospettiva di classe, come Sergio Amidei. All'estero (Francia, Inghilterra, Usa) viene accolto come un capolavoro (Academy Award e Premio speciale della Giuria del Festival di Locarno). Il critico Bazin lo definisce come l'espressione più pura del neorealismo. Ladri di biciclette rappresenta il momento più alto di De Sica e si configura come una sintesi del modello di cinema proposto dal neorealismo.

Il film

Titolo: Ladri di biciclette

Origine: Italia

Anno: 1948

Regia: Vittorio De Sica

Soggetto: Cesare Zavattini, dall'omonimo romanzo di Luigi Bartolini

Sceneggiatura: Oreste Biancoli, Suso Cecchi D'Amico, Vittorio De Sica, Adolfo Franci, Gherardo Gherardi, Gerardo Guerrieri, Cesare Zavattini

Fotografia e operatore: Carlo Montuori

Scenografia: Antonio Traverso

Musica: Alessandro Cicognini, diretta da Willy Ferrero

Fonico: Bruno Brunacci

Montaggio: Eraldo Da Roma

Assistenti alla regia: Gerardo Guerrieri, Luisa Alessandri

Interpreti: Lamberto Maggiorani (Antonio Ricci), Enzo Staiola (Bruno Ricci), Lianella Carell (Maria Ricci), Gino Saltamerenda (Baiocco), Vittorio Antonucci (il ladro), Elena Altieri (la patronessa di beneficienza), Michele Sakara (il segretario di beneficienza), Ida Bracci Dorati (la Santona), Carlo Jachino (il mendicante), Fausto Guerzoni (un filodrammatico), Peppino Spadaro (il brigadiere), Massimo Randisi (il bambino borghese del ristorante), Mario Meniconi (Meniconi), Checco Rissone (il vigile a piazza Vittorio), Giulio Chiari (un attacchino), Sergio Leone (un seminarista tedesco), Emma Druetti, Giovanni Corporale, Eolo Capritti

Produzione: Vittorio De Sica per P.D.S.

Direttore di produzione: Umberto Scarpelli

Ispettore di produzione: Nino Misiano

Segretario di produzione: Roberto Moretti

Studi: Safa

Durata: 92' (2561 m)

Formato: 35mm (1x1,33), b/n

Distribuzione: ENIC

Prima: Roma, 24 novembre 1948; Milano, 20 gennaio 1949

Principali edizioni straniere: Gran Bretagna: Bicycle Thieves (49); Francia: Le voleur de bicyclette (49); Stati Uniti: The Bicycle Thief (49); Germania: Fahrraddiebe (51)

Premi: Nastri d'argento 1949 per film a soggetto, per regia, per soggetto, per sceneggiatura, per fotografia, per commento musicale; Academy Award 1949 per miglior film straniero; Premio speciale della Giuria al IV Festival di Locarno 1949; miglior film straniero 1949 per l'associazione dei critici cinematografici di New York; Premio Saint Michel al Festival di Knokke-le-Zoute 1949; Gran premio al Festival del film e delle arti del Belgio 1949; premio British Film Academy 1950; miglior film straniero 1950 per l'associazione dei critici cinematografici del Giappone; secondo classificato alla Confrontation di Bruxelles 1958 per i miglior film di tutti i tempi.

Le sequenze

  • Sequenza 1: Quartiere popolare della periferia di Roma. Un gruppo di disoccupati si accalca attorno a un funzionario dell'ufficio di collocamento. Antonio Ricci viene assunto come attacchino municipale, lavoro per il quale è necessaria la bicicletta.
  • Sequenza 2: Antonio si incammina verso casa. Lungo la strada incontra la moglie, Maria, la quale, insieme ad altre donne, sta prendendo l'acqua alla fontana. Antonio comunica a Maria che ha ottenuto il posto, ma che non può prenderlo, perché la sua bicicletta si trova al monte di pietà.
  • Sequenza 3: Il misero appartamento dei Ricci. Maria, con un moto d'ira, raduna tutte le lenzuola della casa.
  • Sequenza 4: Il banco dei pegni. Antonio e Maria impegnano le lenzuola e riscattano la bicicletta.
  • Sequenza 5: Antonio si reca all'ufficio affissioni. Il capufficio gli dice di andare in magazzino a ritirare l'uniforme e di presentarsi la mattina seguente.
  • Sequenza 6: Maria attende il marito fuori dall'ufficio comunale. Antonio esce: sono entrambi molto felici. Maria chiede ad Antonio di accompagnarla in bici a fare una commissione.
  • Sequenza 7: Antonio accompagna Maria dalla Santona, che aveva predetto a Maria che il marito avrebbe trovato lavoro. Maria fa un'offerta per la grazia ricevuta, mentre Antonio la rimprovera per la sua credulità.
  • Sequenza 8: La casa dei Ricci, all'alba. Antonio e il figlio maggiore Bruno (la figlia più piccola è a letto) si preparano a uscire di casa, per andare entrambi a lavoro. Maria li saluta mentre vanno via.
  • Sequenza 9: Antonio accompagna Bruno in bici alla pompa di benzina, dove lavora, e riparte.
  • Sequenza 10: Antonio, insieme ai colleghi, esce in bici dal deposito e inizia il suo primo giorno di lavoro.
  • Sequenza 11: Una strada cittadina. Un collega istruisce Antonio su come affiggere i manifesti.
  • Sequenza 12: Un'altra strada cittadina. Antonio, sulla scala, è intento ad attaccare un manifesto (grande poster con l'immagine di Rita Hayworth). La bici è appoggiata al muro, poco lontano. Tre uomini passeggiano con finta noncuranza, chiaramente interessati alla bici. Uno dei tre salta sulla bici e si dà alla fuga. Antonio lo insegue, ma i due complici lo intralciano e il ladro riesce a dileguarsi.
  • Sequenza 13: Antonio è tornato indietro: scorato, si appoggia alla scala, accanto al manifesto della Hayworth.
  • Sequenza 14: Il commissariato di polizia. Antonio denuncia il furto. Il funzionario è visibilmente disinteressato al dramma di Antonio e gli spiega che la polizia può fare poco per lui e lo congeda in maniera sbrigativa (ha fretta: deve recarsi a presidiare un comizio).
  • Sequenza 15: Antonio, umiliato, sale su un autobus stracolmo di passeggeri.
  • Sequenza 16: Antonio va a prendere Bruno alla pompa di benzina. Il bimbo chiede notizie della bici, ma Antonio non ha il coraggio di confessare l'accaduto. I due s'incamminano verso casa. Il bimbo intuisce la verità.
  • Sequenza 17: Bruno e Antonio arrivano a casa. Antonio accompagna il bimbo fino all'uscio, gli dice di entrare e torna subito in casa.
  • Sequenza 18: Un ampio scantinato vicino alla casa dei Ricci. In una stanza si svolge la riunione di una cellula del PCI. Antonio cerca l'amico Baiocco tra la piccola folla radunata attorno all'oratore, ma non lo trova. Lo incontra in un locale poco distante, dove una compagnia si è riunita.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crazy-5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Andreazza Fabio.
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