Il cinema: tecnica e linguaggio
Il film e la sua realizzazione
Un film consiste materialmente di una lunga striscia flessibile di triacetato di cellulosa, pellicola: non infiammabile – un tempo era composta di nitrato di cellulosa, altamente infiammabile – cosparsa di emulsione sensibile alla luce costituita da un substrato di gelatina e da sali d’argento, coperta da uno strato protettivo antialone e dotata di una perforazione laterale grazie alla quale viene trascinata dentro la macchina da presa e nel proiettore, su un sistema di rocchetti dentati.
La pellicola è una messa in movimento della fotografia. La cinepresa impressiona una serie di immagini statiche, dette fotogrammi, le quali, proiettate alla velocità di ventiquattro fotogrammi al secondo, creano l’illusione del movimento. Ai tempi del cinema muto, le immagini erano proiettate a sedici fotogrammi al secondo. Un film visto in televisione dura meno rispetto al cinema in quanto viene trasmesso alla velocità di venticinque frames al secondo.
I formati della pellicola sono determinati dalla grandezza della pellicola stessa:
- 35 mm: formato standard, più utilizzato al cinema.
- 16 mm: formato introdotto nei primi anni Venti dalla Kodak per film amatoriali, diviene formato professionale a partire dagli anni Trenta.
- 70 mm: formato utilizzato tra gli anni Cinquanta e Sessanta, poco diffuso poiché richiedeva impianti sofisticati, molto rari nelle sale cinematografiche.
- 8 mm e Super 8: formati utilizzati dagli anni Settanta per film amatoriali o per scelta tecnica da parte di registi esordienti che restano ai margini dell’industria cinematografica. A partire dagli anni Ottanta questi formati sono sostituiti dal video.
Quando si aziona la macchina da presa, la luce passa attraverso il diagramma e impressiona la pellicola vergine. Le dimensioni dell’area della pellicola che viene impressionata – il fotogramma – sono determinate da un mascherino, una sagoma di metallo posta davanti all’obiettivo. Le dimensioni del fotogramma sono:
- 1,33:1: Academy, formato utilizzato negli anni Trenta e Quaranta, si basa su un rapporto 4/3.
- 1,66:1 e 1,85:1: formati rettangolari rispettivamente europeo e americano introdotti a partire dagli anni Quaranta.
- 2,2:1: formato caratteristico della pellicola 70 mm.
- 2,35:1 e 2,55:1: formati panoramici detti cinemascope. Nei formati cinemascope la cinepresa è dotata di una lente anamorfica che comprime l’immagine su una pellicola da 35 mm. In fase di proiezione, l’immagine viene decompressa grazie ad un’altra lente anamorfica. Il 2,35:1 corrisponde alla pellicola dotata di pista ottica, mentre il 2,55:1 corrisponde alla pellicola dotata di pista magnetica.
I formati cinemascope, così come il colore ed il 3D, furono introdotti dall’industria cinematografica per contrastare l’ascesa della televisione, così come oggi il 3D è stato ripreso per contrastare l’ascesa del personal computer. Il formato più adatto per il passaggio in televisione è l’1,33:1 perché è quasi quadrato, anche se la diffusione dei televisori in 16/9 ha facilitato la trasmissione domestica di film in formato panoramico.
Centralità del lungometraggio a soggetto
La tipologia più rilevante nella produzione cinematografica è il lungometraggio narrativo live action della durata di circa settanta-ottanta minuti, che ha oscurato altre forme di cinema come il documentario e l’animazione. Le tipologie esistenti sono:
- Lungometraggio: un’opera di almeno sessanta minuti.
- Mediometraggio: un’opera tra i trenta e i sessanta minuti.
- Cortometraggio: un’opera di durata inferiore ai trenta minuti.
Fino agli anni Settanta i lungometraggi erano preceduti da uno o più cortometraggi, ad esempio i cinegiornali. Nelle sale era inoltre previsto il cosiddetto doppio programma, ovvero sia la proiezione di un film di serie A seguita a quella di un film di serie B, ossia una pellicola di genere considerata di scarso valore intellettuale, come l’horror e la fantascienza. Talvolta, alcuni lungometraggi possono essere costituiti da più cortometraggi: è il caso del cosiddetto film a episodi, che può essere diretto da un solo regista, come Paisà (1946) di Roberto Rossellini, oppure da più cineasti, come Boccaccio 70 (1962), diretto da Mario Monicelli, Federico Fellini, Luchino Visconti e Vittorio De Sica.
La diffusione del lungometraggio ha portato spesso a trascurare il cinema di animazione. Nel cinema d’animazione, il soggetto ripreso non è in movimento, ma è immobile e viene modificato tra uno scatto e l’altro, ricreando l’illusione del movimento. Alcune delle principali tecniche di animazione sono il disegno animato, la stop motion (animazione di figure e oggetti tridimensionali), la pittura su pellicola, la pixillation (l’applicazione del principio dell’animazione alla figura umana) e la computer animation (animazione ottenuta attraverso l’utilizzo di software informatici).
Il cinema e la rivoluzione digitale
A partire dagli anni Novanta si è passati dalla cinepresa alla videocamera. Inizialmente il suo supporto era il nastro magnetico, la cui qualità fotografica era nettamente inferiore rispetto alla pellicola. Il nastro magnetico è stato a sua volta sostituito dal digitale, la cui resa fotografica è in certi casi quasi indistinguibile da quella della pellicola. Trattandosi di una soluzione a basso costo, il digitale è molto utilizzato da cineasti indipendenti non inseriti all’interno del circuito industriale. Inoltre, esso permette di svolgere in maniera molto più rapida e agevole il lavoro di postproduzione, in particolare il montaggio. Anche nelle sale si sta diffondendo un sistema di videoproiezione digitale: alle sale non viene più consegnata la pizza contenente la pellicola, bensì un hard disk.
La lavorazione
Un film nasce da un processo che prevede tre fasi: sceneggiatura, riprese e montaggio.
Sceneggiatura
La sceneggiatura è il progetto del film elaborato sulla carta. A seconda del tipo di produzione, essa può essere commissionata da una casa di produzione oppure essere il risultato di un lavoro che vede coinvolto anche il regista. Anche la sceneggiatura prevede al suo interno diversi passaggi: il primo è la stesura del soggetto, un testo tra le due e le dieci pagine in cui si narra la storia del film. Serve per suscitare l’interesse di un produttore oppure, se già commissionato da una casa di produzione, per avviare la lavorazione. Il soggetto può essere originale o tratto da opere teatrali o letterarie.
L’adattamento può nascere da esigenze diverse, come il desiderio di ripetere il successo di un’opera letteraria oppure la volontà del regista di misurarsi con un’opera prestigiosa per ragioni artistiche. Agli albori del cinema, l’adattamento cinematografico di opere letterarie nasceva dall’esigenza di nobilitare il cinema attirando in sala la classe borghese. Alcuni celebri casi di adattamento sono Ben Hur (1925) di Fred Niblo, tratto dall’omonimo romanzo di Lew Wallace, e Inferno (1911), film di Francesco Bartolini, Adolfo Padovan e Giuseppe De Liguoro tratto dalla prima cantica della Divina Commedia di Dante.
Vi sono inoltre casi particolari come Notorious (1946) di Alfred Hitchcock, ispirato da un racconto di John Taintor Foote, The Song of the Dragon (1921) ma accreditato come soggetto originale scritto da Ben Hecht. Celebri adattamenti non dichiarati sono Ossessione (1943) di Luchino Visconti, tratto dal romanzo Il postino suona sempre due volte di James Cain, e Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, tratto da Dracula di Bram Stoker.
Il trattamento è invece un testo di un centinaio di pagine che contiene al suo interno dettagli dei personaggi che, sebbene non vengano mostrati sullo schermo, ne approfondiscono la psicologia. Ad esso segue la scaletta, una descrizione delle scene ordinate secondo il criterio di apparizione finale. La sceneggiatura, infine, contiene tutto ciò che vedremo all’interno del film: ambienti, personaggi, azioni, dialoghi, ecc. Essa viene scritta assecondando le esigenze della produzione e i gusti del regista.
La stesura della sceneggiatura si attiene solitamente a due modelli: la sceneggiatura di ferro è propria delle grandi produzioni industriali, consiste in un testo dettagliato in cui si pianifica ogni campo di ripresa, ogni movimento di macchina, ecc. Talvolta si avvale di uno storyboard, ovvero una visualizzazione grafica delle inquadrature; la sceneggiatura-canovaccio è invece propria del cinema d’autore ed è un modello aperto all’improvvisazione degli attori e all’ispirazione del regista.
Generalmente si sono affermati tre modelli di sceneggiatura:
- All’americana: le descrizioni si sviluppano su tutta la pagina e al centro vi sono i dialoghi.
- All’italiana: appare divisa in due colonne: la componente visiva a sinistra, quella sonora a destra.
- Alla francese: presenta i dialoghi in colonna a destra e le descrizioni coprono su tutta la pagina.
Riprese
Questa fase è preceduta dalla preparazione, che comprende la scelta delle location, l’allestimento delle scenografie, la scelta degli attori e l’organizzazione del lavoro sul set. Le riprese possono essere precedute dalle prove con gli attori: se gli attori sono professionisti generalmente durano poco, circa una settimana, mentre se gli interpreti sono non professionisti, possono durare diverse settimane. Non è insolito inoltre che la sceneggiatura sia scritta specificatamente per un interprete. Gli attori principali sono di solito selezionati in fase di sceneggiatura, mentre gli attori secondari e le comparse sono scelti a script ultimato.
La fase di preparazione prevede altresì la presenza di altre figure professionali come il coreografo, l’insegnante di canto, il maestro d’armi, il dialoque coach e il dialect coach. La troupe cinematografica può essere composta da un numero variabile di elementi ed è suddivisa in gruppi detti reparti. I principali sono:
- Regista: stabilisce la posizione della cinepresa (punto macchina), costruisce l’inquadratura (angolazione, campo, movimenti di macchina), dirige gli attori. Si pone a fianco della cinepresa o sta seduto al monitor. Anche quando è soddisfatto della ripresa di una scena, generalmente ne fa girare un’altra, in quanto girare un’inquadratura a riprese ultimate è prerogativa solo di pochi registi dal grande potere contrattuale.
- Aiuto regista: collegamento tra regista, troupe e produzione. Con il regista stende il piano di lavorazione, ossia lo schema dettagliato di tutte le giornate di ripresa. Raramente le riprese seguono l’ordine previsto dalla sceneggiatura. Da lui dipendono uno o più assistenti di regia.
- Direttore della fotografia: contribuisce all’elaborazione della dimensione visiva del film. Decide la disposizione delle luci, sceglie gli obiettivi e il taglio dell’inquadratura. Con il regista stabilisce il tono fotografico del film, coordinandosi con lo scenografo e il costumista. Sotto di sé ha l’operatore che aziona la cinepresa, l’assistente responsabile dei fuochi, l’aiuto operatore, che cambia gli obiettivi e i caricatori della pellicola, gli elettricisti che sistemano le luci sotto il controllo di un capo elettricista chiamato gaffer, e i macchinisti che si occupano dei movimenti di macchina, coordinati da un capo macchinista.
- Seconda unità: piccola troupe che effettua delle riprese a parte alle quali non assiste il regista, che viene sostituito da un oscuro artigiano oppure da un nome noto, come Mario Soldati per King Vidor in Guerra e pace (1956).
- Fonico: con l’aiuto di un microfonista, che regge la lunga asta del microfono, registra dialoghi e rumori su un nastro o su supporto digitale. Il suono viene inciso su un registratore e unito alle immagini in fase di postproduzione.
- Segretaria di edizione: tiene un diario delle riprese con sopra riportati i dati relativi ad ogni ripresa, i quali torneranno utili in fase di montaggio.
- Organizzatore generale: rappresenta la casa di produzione e si occupa di aspetti logistico-finanziari. Sotto di sé ha il direttore di produzione, gli ispettori, i segretari e i runners.
Una ripresa cinematografica avviene secondo i seguenti passaggi: l’aiuto regista grida “Motore!”; l’operatore e il fonico iniziano a riprendere; il ciakista (di solito il più giovane dei macchinisti) batte il ciak recitando i dati relativi all’inquadratura e producendo un rumore secco utile ad unire colonna audio e video in postproduzione; il regista grida “Azione!” e la ripresa vera e propria inizia; se l’inquadratura si ripete al volo, si esegue il ciak in coda capovolgendo l’orientamento del ciak.
Postproduzione
La postproduzione consta di due momenti principali, il montaggio, cioè la selezione delle inquadrature a partire dai numerosi ciak disponibili e la loro organizzazione, e il missaggio, unione di dialoghi, musiche ed effetti sonori alle immagini. Alla fase di postproduzione possono partecipare altresì l’autore delle musiche, che compone l’accompagnamento musicale, e il responsabile dei titoli di testa, che realizza i titoli che aprono il film. A tal proposito si ricordano due dei più celebri autori di titoli di testa della storia del cinema: Saul Bass, autore dei titoli di testa di molti film di Alfred Hitchcock, e Fritz Freleng, disegnatore dei titoli del film La pantera rosa (1963) di Blake Edwards. I titoli si distinguono in front credits, i titoli di testa, e end credits, titoli di coda.
La produzione cinematografica industriale di Hollywood si fondava sul principio dell’integrazione verticale. Le case di produzione possedevano infatti le risorse materiali e umane per poter amministrare tutti e tre i grandi settori dell’industria cinematografica: la produzione, ossia la realizzazione del film, la distribuzione, ovvero la circolazione dei film in patria e sul mercato estero, e l’esercizio, cioè la proiezione delle pellicole all’interno delle sale cinematografiche.
-
Riassunto per esame Storia del cinema, Prof. Alonge, libro consigliato "Il cinema. Tecnica e linguaggio" di Giaime …
-
Riassunto esame di storia del cinema, prof Alonge, libro consigliato Il cinema: tecnica e linguaggio. Un'introduzio…
-
Riassunto esame Storia del cinema, Prof. Alonge Giaime, libro consigliato Il cinema tecniche e linguaggio, Giaime A…
-
Riassunto esame storia del cinema, prof. G.Alonge. Libro consigliato Il cinema: tecnica e linguaggio. Un'introduzio…