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Le forme di intersoggettività

La prospettiva intersoggettiva e lo sviluppo nell'arco di vita

Tuttora la nozione di intersoggettività incontra diversi modelli di psicologia dinamica e dello sviluppo; si fonda sull'ipotesi che i fenomeni psicologici si sviluppano e si consolidano entro una matrice relazionale dinamica. Il fenomeno psicologico non è il prodotto di meccanismi intrapsichici isolati ma si produce nell'interfaccia tra mondi d'esperienza diversi che interagiscono tra loro. La prospettiva intersoggettiva nasce nella prima metà del Novecento in un clima scientifico caratterizzato da una fase innovativa e da nuovi paradigmi che hanno portato a nuovi modi di esplorare la realtà in campi disciplinari differenti.

La cornice culturale scientifica

La teoria generale dei sistemi (von Bertalanffy, 1968): impossibilità di analizzare un fenomeno in quanto evento locale, isolato e inscindibile; ipotizza la presenza di un'organizzazione e un ordine sia tra l'evento osservato e altri eventi che tra le parti dell'evento stesso. Ci si orienta verso una lettura del fenomeno in termini di sistema, insieme di componenti in interazione reciproca organizzate insieme. Tale nozione è applicabile a più ambiti disciplinari.

Ambito biologico

L'organismo è un sistema aperto, organizzato in unità interdipendenti e comunicanti attraverso uno scambio costante sia al suo interno che con l'ambiente esterno. L'organismo non si trova mai in uno stato di equilibrio, ma è immerso in un flusso di scambi che consentono un reciproco adattamento delle varie parti per mantenere l'equilibrio e la stabilità dell'insieme. L'organismo vivente è così in grado di mantenere, attraverso continue variazioni, la propria regolazione interna e una direzione di sviluppo propria; ugualmente, entra in contatto con altre unità esterne con le quali, con simili variazioni, mantiene un'organizzazione più ampia. Le proprietà di organizzazione e coerenza emergono a livelli diversi.

La prospettiva sistemica sull'organismo vivente sarà applicata da Sander per primo allo sviluppo psicologico; egli ipotizza un'attività primaria di auto-regolazione, mantenendo unite parti diverse che nel loro insieme porteranno al costituirsi di un senso di sé coerente (Sé agente). La teoria dei sistemi dinamici si focalizza su come si produce l'interazione. Un sistema aperto a flussi di materia ed energia genera stati locali di instabilità connessi all'elevato potenziale di variabilità del sistema. Le instabilità locali sono amplificate da dinamiche intrinseche condizionate dai parametri di controllo (forze che orientano l'evoluzione del sistema verso pattern dominanti), che modificano la probabilità di transizione verso altri stati stabili. L'evoluzione verso configurazioni stabili è il risultato dell'interazione degli elementi che compongono il sistema, dei vincoli del sistema e del flusso di energia. Quando questa configurazione si è definita, si ha uno "stato attrattore" nuovo. Quando il sistema è catturato dallo stato attrattore esso determina diversi gradi di suscettibilità al cambiamento (gradi di libertà).

I sistemi aperti si caratterizzano per il potenziale elevato numero di stati attrattori; la predominanza dell'uno o dell'altro dipende dall'interazione dell'ambiente con la struttura interna. Sono possibili anche scenari multistabili, in cui il sistema alterna duo o più stati a seconda delle condizioni del contorno. Le transizioni di stato dipendono dalle variazioni di stato e dal rumore (variabili in gioco) che amplifica le oscillazioni durante i passaggi di non-equilibrio da uno stato all'altro. Nei sistemi biologici le variazioni possono essere causate da fattori esterni o interni.

I sistemi non lineari hanno equilibri che possono determinare un comportamento ricco: le traiettorie associate sono talmente complesse da sembrare causali, ma vi sono comunque pattern sottostanti complessi ma dotati di regolarità. Thelen ha applicato la teoria dei sistemi complessi allo sviluppo motorio dei bambini. Le nuove strutture che si formano durante lo sviluppo emergono dall'auto-organizzazione del sistema individuo-ambiente, cioè dal modo in cui individuo e ambiente si regolano a vicenda. Si possono avere configurazioni di sistema abbastanza stabili, in quanto i vincoli che ogni componente del sistema esercita sugli altri costringono il sistema a muoversi dentro una gamma limitata di possibilità, formando configurazioni privilegiate (= attrattori, es. azioni ripetute). Il sistema è in continua variazione in quanto vi sono sempre dei piccoli aggiustamenti; quando una variabile risuona nel sistema e causa un aumento di variabilità, il sistema può entrare in un'altra configurazione.

Il processo di sviluppo, visto in questa ottica, procede attraverso una continua riorganizzazione attiva, passando da fasi di relativa stabilità, che dipendono dall'auto-regolazione del sistema, a fasi di trasformazione. Ne deriva una visione dello sviluppo non armonica, né lineare, determinata da continuo dinamismo e riorganizzazione.

Anche nell'area dello sviluppo della mente si è sviluppata una lettura dei fenomeni attenta all'interazione tra le componenti (cognitive, affettive e relazionali) e le dimensioni (biologica, storica, culturale) del contesto. Si è prodotto così il passaggio da una concezione della mente come insieme di componenti a processo in cui si intrecciano diverse componenti; da mente monadica, isolata a mente immersa in una dimensione sociale che allo stesso tempo contribuisce a trasformare e ne è trasformata.

Vygotsky e Bruner: interazione tra biologia e variabili socio-culturali

La mente è il risultato di un processo culturalmente determinato.

- Bruner: psicologia culturale. Studia la funzione di mediazione degli strumenti socio-culturali nello sviluppo del funzionamento mentale: la componente storico-culturale incide non solo sul prodotto della mente (credenze) ma anche sullo strumento stesso (modo di funzionare). La mente funzionante in una matrice culturale.

- Svolta contestualistica: passaggio da una prospettiva del funzionamento cognitivo esclusivamente intra-individuale a inter-soggettivo, dove i fattori contestuali fanno da regolatori dello sviluppo. Il contesto è parte integrante, partner attivo della co-costruzione della realtà. L'analisi del funzionamento cognitivo intra-individuale viene ricodificata in analisi di funzionamenti mentali interpersonali, intersoggettivi socio-culturalmente connotati. Lo sviluppo del funzionamento mentale va collocato in una matrice intersoggettiva e socio-culturale.

Teoria della mente

La teoria della mente è la capacità di riconoscere gli stati mentali propri e altrui, di spiegare e di prevedere il comportamento connesso a questi. Gli studi si possono collocare lungo un continuum con due poli:

  • Intra-individuale di derivazione piagettiana: la comprensione degli stati mentali si acquisisce attraverso una successione lineare di cambiamenti qualitativi nel sistema rappresentazionale (Vd. stadi di Piaget).
  • Intersoggettivo/contestuale: lo sviluppo della mente va posto in una rete di relazioni e di contesti sociali; si ipotizza un legame tra esperienze interpersonali e la costruzione di significati attribuibili alla mente.

La ricerca attuale è volta a indagare i correlati socio-relazionali ed emotivi perseguendo l'integrazione di più ordini di processi psicologici tradizionalmente separati. I soggetti nello scambio si avvicinano l'uno alla mente dell'altro costruendo lo scambio stesso entro contesti quotidiani permeati dalla loro cultura. Lo sviluppo di tale capacità dipende non solo dalle caratteristiche individuali ma anche dal contesto affettivo-relazionale connotato storicamente e culturalmente. Ne emergono due linee di ricerca:

  • Viene indagato l'ambiente socio-culturale di crescita (vd. Vygotsky): modi e canali attraverso cui, all'interno della famiglia, le pratiche di socializzazione e lo stile comunicativo-interattivo interagiscono con i fattori cognitivi e biologici. La comprensione infantile della mente si sviluppa grazie all'interazione sociale interiorizzata attraverso la mediazione del linguaggio. I bambini, attraverso la condivisione delle pratiche culturali, si appropriano del modo di parlare e di considerare le relazioni che le persone stabiliscono con loro: teoria della mente culturalmente mediata, senza però escludere la componente biologica individuale.
  • Viene indagato il contesto affettivo-relazionale e soprattutto la qualità dello scambio affettivo intersoggettivo tra bambino e caregiver: il bambino accede a una modalità di funzionamento riflessivo grazie all'attribuzione e il riconoscimento dei suoi stati mentali da parte della madre.

Fonagy: "mentalizzazione" o funzione riflessiva del Sé = capacità intersoggettiva di comprensione di sé e degli altri. Cerca di integrare la posizione psicoanalitica con quella dell'attaccamento. La funzione riflessiva, sebbene biologicamente predisposta, è un'acquisizione evolutiva intrapsichica e interpersonale che emerge pienamente solo nel contesto di una relazione significativa. La capacità di riflettere sui propri stati mentali e di esplorare la propria mente si sviluppa attraverso l'esperienza di essere stato compreso, cioè dall'incontro con la mente disponibile e accogliente dell'altro significativo che è in grado di tollerare e contenere sentimenti sia positivi che negativi. La funzione riflessiva quindi organizza le esperienze intersoggettive in termini di stati mentali, elementi strutturanti il Sé dell'individuo.

Implicazioni con la teoria dell'attaccamento: genitori con una funzione riflessiva elevata hanno maggiori probabilità di stabilire un attaccamento sicuro con i figli, saranno sensibili a capire la vita mentale del bambino; un caregiver incapace di contenere gli stati mentali del figlio e di restituirli metabolizzati trasmette modalità disfunzionali di venire in contatto con le esperienze mentali. Il caregiver fornisce il contesto relazionale entro cui il bambino impara a usare la mente determinandone le caratteristiche in base alle proprie competenze riflessive (trasmissione intergenerazionale). Tuttavia, il legame da caregiver e figlio non è così semplice e diretto.

Meins propone un modello indiretto: il bambino attraverso gli scambi con il caregiver sviluppa un attaccamento sicuro che favorisce l'esplorazione e potenzia di riflesso la capacità di rappresentazione simbolica dell'esperienza sociale e dunque della capacità di mentalizzazione.

Capacità di mentalizzazione: componente storico-culturale + componente intersoggettiva; serve per e si sviluppa nell'interazione con gli altri. Vi è dunque un legame bidirezionale tra il mondo intrapsichico e il mondo fisico-sociale, con la mediazione del comportamento e della comunicazione emotivo-affettiva, verbale, pre e non verbale. In particolare, le prime esperienze intersoggettive sono i prerequisiti per la mentalizzazione e la mentalizzazione potenzia e amplia a sua volta l'esperienza intersoggettiva.

Psicoanalisi

Anche in ambito psicoanalitico vi è stata una svolta da una psicologia monopersonale a una bipersonale, che ha spostato l'attenzione dai fenomeni intrapsichici a quelli relazionali e intersoggettivi: l'individuo emerge attraverso la trama delle sue relazioni interpersonali.

Con la psicologia interpersonale di Sullivan vi è una revisione radicale dell'approccio classico alla malattia; pone attenzione sulla dimensione culturale e sociale ed esplora piste eziologiche nuove dando più attenzione alle configurazioni relazionali e allargando l'unità di analisi all'interazione tra più individui. Le persone esistono in senso psicologico solo all'interno delle relazioni interpersonali, culturalmente connotate. Quindi lo sviluppo è inteso come un processo di graduale acquisizione all'interno di una matrice interpersonale che agisce come mediatore della cultura. Tale rete di relazioni è all'inizio quella familiare dove i membri sono connessi l'uno all'altro tramite un processo di interdipendenza grazie al quale si ridefinisce e modula la propria identità e posizione rispetto agli altri, entro contesti quotidiani culturalmente connotati.

Altri autori contribuirono poi a formare ipotesi alternative alla teoria freudiana classica e posero le basi del modello relazionale con l'altro inteso come elemento strutturante la vita mentale e come forza motivante il cambiamento.

- Sullivan ispirerà il modello relazionale: approccio ai fenomeni psichici in cui vi sono due dimensioni complementari, quella delle relazioni interpersonali esterne e quelle intrapsichiche, costruito attraverso la sedimentazione di esperienze ripetute con gli altri significativi. L'unità di analisi è il campo d'interazione all'interno del quale si stabiliscono le relazioni interpersonali.

- Stolorow elabora poi una teoria intersoggettiva vicina a quella relazionale ispirato dalla psicologia del Sé di Kohut. I fenomeni psichici sono concettualizzati non come prodotti di meccanismi intrapsichici isolati ma come formati dall'incontro di soggettività in interazione. Il contesto intersoggettivo ha un ruolo costitutivo in tutte le forme di psicopatologia.

- L'Infant Research ha evidenziato le origini dell'organizzazione psicologica mettendo in luce le predisposizioni del neonato così come la sua precoce capacità di stabilire pattern auto e inter-regolatori dai primi mesi di vita. Ha contribuito a riconcettualizzare il modello evolutivo, i processi che lo sottendono e attraverso questi l'azione terapeutica.

La prospettiva intersoggettiva dell'Infant Research

Dal processo biologico di adattamento a quello psicologico alla luce dei sistemi dinamici.

L'Infant Research ha individuato come oggetto di studio la diade bambino-ambiente di cura, come sistema aperto (teoria generale dei sistemi) e ha contribuito alla verifica empirica di un'ipotesi di sviluppo non lineare (teoria dei sistemi dinamici). Questa prospettiva dà centralità alla co-costruzione dei processi intrapsichici e interpersonali; esplora il continuo interscambio costruttivo che nel corso della relazioni si stabilisce sia fra la dimensione intrapsichica e la dimensione interattivo-comportamentale dei membri del sistema sia fra la soggettività dei membri della relazione stessa, dando origine rispettivamente allo sviluppo del Sé e alla costruzione del modello relazionale che informa gli scambi interattivi tra i membri.

La nozione biologica di organismo vivente come sistema aperto è stato traslato all'ambito dello sviluppo psicologico per primo da Sander, pioniere dell'Infant Research: estende i processi che regolano lo scambio tra organismo e contesto al sistema diadico bambino-caregiver. Sviluppo infantile = risultato del funzionamento del sistema diadico. Questo funzionamento si caratterizza per il continuo processo di negoziazione e adattamento tra bambino e sistema di cura, fino ad arrivare:

  • Alla creazione di un repertorio di strategie adattive peculiari di ogni sistema;
  • Alla consapevolezza dell'efficacia del proprio Sé agente;
  • Alla differenziazione di sé dall'altro.

Le precoci forme di intersoggettività del bambino hanno origine innata/dotazione neurobiologica; fanno sì che il bambino avvii e mantenga il contatto con l'altro significativo e favoriscono l'attività primaria volta alla auto-regolazione, auto-correzione e auto-organizzazione. L'attività primaria consente di esplorare e scoprire il contesto nel corso di un continuo processo di scambio, influenzato momento per momento da entrambi i partner, durante il quale si definiscono i reciproci contributi all'interazione specifici per ogni diade. Inoltre, consegue e mantiene l'organizzazione. Questo processo costituisce la base della percezione del senso di sé rispetto all'altro promuovendo la differenziazione.

Il processo di auto-organizzazione si riferisce alla costituzione di una complessa matrice che raccorda le varie parti attraverso connessioni particolari per ogni sistema. Attraverso l'inter- e l'auto-regolazione si innesca un processo di co-costruzione dei processi interni e relazionali. L'organizzazione del comportamento è intesa sia come una qualità del sistema madre-bambino che dell'individuo.

Auto-regolazione e inter-regolazione

- Auto-regolazione: capacità di regolare i propri stati endogeni e gli stimoli ambientali, organizzando il proprio comportamento in modo predicibile per l'altro. L'esito varia a seconda del grado di sintonizzazione (facilitazione o interferenza).

- Inter-regolazione: modo in cui entrambi i partner, a partire dai propri bisogni e dalla propria auto-organizzazione, avviano una negoziazione fino ad arrivare a regolare il loro scambio secondo pattern relazionali guida co-costruiti. È una regolazione a due in cui entrambi i membri contribuiscono attivamente anche se in misura diseguale e con modalità diverse. Attraverso questa regolazione si condividono sequenze di azioni ed emozioni che si stabilizzano in "schemi di essere con" o frame, cioè espressioni che indicano il modo di stare con l'altro.

Attraverso lo scambio comunicativo, l'auto-organizzazione di adulto e bambino a livello individuale si costituisce man mano che si sviluppa l'inter-regolazione, consentendo ai due sistemi di coordinarsi tra loro e generare un terzo sistema auto-organizzante che li contiene e che rappresenta la diade. Lo scambio è bidirezionale: ogni membro monitora l'altro mentre regola i propri stati interni, co-creando un'unità coordinata; le coordinazioni possono essere funzionali ad abbassare o innalzare lo stato di attivazione. Quando l'interazione è disturbata può portare a forme di coordinazione che alimentano il livello di iperattivazione o che intensificano e cronicizzano il disagio.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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