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Riassunto esame Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, prof. Morelli, libro consigliato La Nascita della Intersoggettività, Ammaniti e Gallese Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di psicologia del lavoro e delle organizzazioni e del prof. Morelli, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente La Nascita della Intersoggettività, Ammaniti e Gallese. Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni docente Prof. U. Morelli

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2 – DIVENTARE MADRE

La differenza cruciale tra la cognizione umana e quella di altre specie consiste nell’abilità di

partecipare con gli altri ad attività cooperative condividendo scopi e intenzioni.

Owen Lovejoy ha ipotizzato che gli uomini siano diventati bipedi per poter procacciare e portare

cibo alle donne e ai figli che aspettavano nei loro rifugi. Allo stesso tempo, le madri umane hanno

imparato a prendersi cura dei neonati, ancora immaturi e indifesi, sintonizzandosi a livello

psicologico e neurobiologico. La capacità delle madri di acquisire un’attitudine più sensibile e di

sintonizzarsi con i figli poté essere trasferita nelle relazioni con gli altri membri della famiglia e del

gruppo sociale. Da un punto di vista evoluzionistico, i bambini che avevano più contatti con gli

adulti venivano favoriti dalla selezione naturale e avevano maggiori possibilità di sopravvivenza,

anche nelle situazioni avverse.

Il comportamento umano differisce da quello delle scimmie: se osserviamo uno scimpanzè

neonato capiamo che è in grado di guardare ed esaminare con attenzione i volti degli altri membri

del suo gruppo e anche di imitarne il comportamenti, ma la sua attenzione è focalizzata

primariamente sulla madre. Lo sviluppo dei piccoli umani segue una linea del tutto diversa: la

madre, come risaputo, è la figura centrale di accudimento nella vita di un bambino, tuttavia il

bambino può avere parallelamente relazioni anche con altri adulti, dei quali può controllare le

espressioni e afferrare le intenzioni e la disponibilità all’interazione. Le donne si sono evolute per

essere più intuitive ed empatiche degli uomini, dato il più evidente bisogno di leggere e interpretare

il comportamento dei bambini durante le pratiche di accudimento. Tra i mammiferi, la figura di

accudimento è rappresentata dalla madre e il padre talvolta partecipa. Il comportamento materno

viene attivato in maniera consistente dall’influenza biologica degli ormoni gonadici sul cervello

limbico. I primati, soprattutto gli essere umani che vivono all’interno di una famiglia complessa,

diventano buoni genitori in relazione alla propria esperienza personale e familiare, e all’influenza

esercitata dal contesto sociale nella relazione con il bambino. Nell’esperienza genitoriali umana il

funzionamento cognitivo ed emozionale dei genitori gioca un ruolo importante. La madre umana è

influenzata dall’esperienza emozionale, dall’attaccamento personale, dalla famiglia, dalle relazioni

sociali e dalla biologia che facilita il suo attaccamento al bambino.

2.1 L’archetipo della maternità

Le statue di Venere Steatopigia, piccole figure femminili con accumulo di grasso sui fianchi e sui

glutei e grandi seni, sottolineano la fertilità della donna e le sue caratteristiche materne. Le scritture

religiose giudaiche e induiste hanno ampiamente esaltato la maternità. Questo concetto quasi

sacro della donna e della maternità è stato ferocemente criticato nei decenni passati, in particolar

modo dal movimento femminista che ha sottolineato le forti pressioni esercitate dalle società

tradizionali sulle donne affinché si conformassero a questo ruolo sociale e fossero escluse dal

mondo produttivo.

Ogni donna incinta sente di compiere una missione unica, che è stata riconosciuta come tale nel

corso dei secoli e attraverso le culture. Ogni donna incinta si sente speciale: lei è l’unica a

sostenere quel bambino, che arriverà a realizzare i suoi sogni e a cambiare la sua vita.

2.2 Desiderare un bambino

Il desiderio di maternità inizia a delinearsi durante l’infanzia, quando la bambina si identifica con la

propria madre e “gioca alla famiglia”. Quando si verificano gravidanze durante la prima

adolescenza nei paesi occidentali, spesso ciò è dovuto a un desiderio narcisistico di gravidanza. Il

sistema di accudimento genitoriale si è probabilmente evoluto negli esseri umani parallelamente

all’acquisizione della stazione eretta. La specificità del legame materno potrebbe essere

influenzata dalla necessità di proteggere la progenie dai predatori, così come è stato suggerito

dalla teoria dell’attaccamento, ma anche dalle nascite ravvicinate e dalla diffusione demografica.

Il pensiero di Freud: “il bambino deve appagare i sogni e i desideri irrealizzati dei suoi genitori: il

maschio deve diventare un grand’uomo e un eroe in vece del padre, la femmina deve andar sposa

a un principe in segno di riparazione tardiva per la madre. L’amore parentale, così commovente e

in fondo così infantile, non è altro che il narcisismo dei genitori tornato a nuova vita. Tramutato in

amore oggettuale, esso rivela senza infingimenti la sua antica natura”. Le osservazioni di Freud

sono particolarmente interessanti perché, in un certo senso, smascherano l’amore genitoriale, che

non è solo generosità, abnegazione, protezione e cura del bambino, ma anche narcisismo. Il

bambino spesso impersonifica l’Ideale dell’Io dei genitori, e ciò spiega il motivo per cui i genitori

vedono se stessi nei propri figli e spesso hanno delle aspettative rigide, a causa delle quali non

possono accettare che possano prendere strade che loro non avevano indicato.

Winnicott ha esplorato l’odio materno nei confronti del proprio bambino: “La madre odia il suo

piccolo fin dall’inizio. Freud riteneva possibile che una madre potesse in certe circostanze provare

solo dell’amore per lui, ma a noi sorge il dubbio. Il bambino è un pericolo per il suo corpo durante

la gravidanza e alla nascita. Rappresenta un’interferenza nella sua vita privata, una sfida alla

precedente occupazione”. In psicologia delle masse e analisi dell’Io, Freud ha considerato l’altro

aspetto di questo processo madre-bambino, esplorando il meccanismo dell’identificazione del

bambino, che rappresenta “la prima manifestazione di un legame emotivo con un’altra persona”.

2.3 Aspettare un bambino

La gravidanza è caratterizzata da una complessa interazione tra fattori biologici, è un periodo di

transizione e trasformazione che può dare vita a una crisi evolutiva, inducendo possibili

disorganizzazioni mentali. Nella madre avvengono cambiamenti ormonali, neurochimici e

neurobiologici. Esiste inoltre una stretta connessione tra le esperienze personali infantili di

attaccamento e il successivo caregiving system genitoriale. La percezione dei movimenti fetali

stimola la costruzione di una rappresentazione del bambino. In questo contesto, i pensieri e le

emozioni vengono polarizzati su 4 temi specifici: vita-crescita, relazionalità primaria, matrice di

supporto, riorganizzazione dell’identità. Diversi orientamenti materni possono riflettere l’esperienza

soggettiva della donna. Il primo orientamento è quello della Madre Facilitante, che considera la

gravidanza come il culmine dell’esperienza femminile. Per la Madre Regolatrice, invece, la

gravidanza è percepita come un modo inevitabile e poco emozionante di avere un figlio. La terza è

la madre Orientata alla Reciprocità, ossia in grado di tollerare l’incertezza e i multiformi sentimenti

che riguardano se stessa e il bambino. L’ultima categoria è quella della Madre Conflittuale: la

donna oscilla tra un’immagine ideale e una ribellione contro questa stessa immagine. La prima

gravidanza può essere la fase più arricchente e vitale nel ciclo della vita di una donna, la quale può

sentirsi come la Madre Terra che crea nuova vita. Per altre donne, la regressione stimolata dalla

gravidanza e dalla maternità può invece rappresentare un’esperienza ansiosa e terrorizzante.

2.4 Il bambino fantasmatico e immaginario

I cambiamenti del corpo durante la gravidanza sono accompagnati da sviluppo emozionale

infantile, definito da pulsioni libidiche, aggressive e narcisistiche. Emergono conflitti legati alle

precedenti fasi di sviluppo, e la donna può diventare consapevole di fantasie primitive

precedentemente rimosse, che derivano da teorie sessuali costruite durante l’infanzia. Lebovici

parla di una distinzione tra il bambino fantasmatico e quello immaginario. Mentre il fantasmatico

appare nei sogni della madre, quello immaginario rappresenta la costruzione conscia e

frequentemente condivisa che i genitori si creano, a partire dalle loro percezioni del bambino e dai

desideri che lo riguardano. Il bambino è l’oggetto del desiderio narcisistico materno, in grado di

dare alla madre una completezza personale che le consente di vincere il proprio senso di

inadeguatezza e fallimento.

2.5 Le rappresentazioni materne

Secondo Sandler e Rosenblatt la rappresentazione implica 2 concetti separati: un’organizzazione

mentale interna stabile, una mappa interna che raccoglie e integra tutte le immagini mentali e le

disposizioni relazionali tra il sé e gli altri; in secondo luogo, i contenuti e le caratteristiche cognitivo-

affettive di queste immagini che si collocano all’interno di ogni esperienza personale. Quando si

considera la gravidanza nello specifico si deve tenere presente che l’identità femminile di una

donna deve confrontarsi con un processo di trasformazione e riorganizzazione psicologica che

porta all’acquisizione di un’identità materna, sostenuta dalle rappresentazioni di sé come madre e

del futuro bambino, anche se non ancora nato. Secondo Sandler le rappresentazioni del sé e degli

altri vengono costruite sulla base delle esperienze relazionali quotidiane con le altre persone.

L’esplorazione delle rappresentazioni materne durante la gravidanza ha confermato empiricamente

i modelli teorici costruiti a partire dalle osservazioni cliniche: il modello rappresentazionale

Integrato/Equilibrato, che è il più comune, quello Ristretto/Disinvestito, quello Non-

Integrato/Ambivalente.

2.6 Una madre in attesa con una rappresentazione integrata

La rappresentazione Integrata/Equilibrata è una narrazione coerente dell’esperienza personale che

la donna sta vivendo, ricca di episodi e fantasie che comunicano un intenso coinvolgimento

emozionale, in un’atmosfera di flessibilità e apertura nei confronti delle trasformazioni fisiche,

psicologiche ed emozionali con le quali la donna stessa si sta confrontando. La relazione con il

bambino è già presente durante la gravidanza, e il bambino viene considerato come una persona

con motivazioni e indole proprie.

2.7 Una madre in attesa che cerca di limitare l’impatto della gravidanza

La rappresentazione Ristretta/Disinvestita emerge da narrazioni in cui prevale un controllo

emozionale, con meccanismi di razionalizzazione nei confronti del diventare madre e del bambino.

Queste donne parlano della loro gravidanza in termini poveri, senza molti riferimenti agli eventi

emozionali e ai cambiamenti. Il racconto presenta una qualità impersonale, è frequentemente

astratto e non comunica emozioni o particolari immagini o fantasie.

2.8 Una madre in attesa combattuta tra desiderio e paura

La rappresentazione Non-Integrata/Ambivalente viene rilevata nelle narrazioni confuse,

caratterizzate da digressioni e dalla difficoltà della donna a rispondere alle domande in modo

chiaro e articolato. La coerenza del racconto è molto povera e caratterizzata da un coinvolgimento

ambivalente della madre nei confronti dell’esperienza che sta vivendo, del partner e della famiglia.

Spesso queste donne esprimono atteggiamenti contrastanti verso la maternità o il bambino, che

viene frequentemente atteso per soddisfare i bisogni dei genitori.

Una ricerca ha dimostrato che la categoria più rappresentata è quella Integrata. Nei campioni a

rischio, invece, la categoria più frequente è l’Ambivalente.

2.9 Sogni a occhi aperti

Attraverso la gravidanza e i primi mesi del bambino una donna vive con un’infinità di pensieri

consci e inconsci. Queste fantasie possono essere espresse nei sogni a occhi aperti, che possono

comparire nei momenti di attesa, durante i quali la madre cerca di immaginare il viso e l’aspetto del

suo bambino. Le fantasie sono fondamentali perché non solo aiutano a prefigurarsi il futuro, ma

un’immaginazione che manipola simboli comporta la capacità mentale di creare possibilità, oltre

l’evidenza, della percezione attuale e di suggerire soprattutto per il futuro, alternative al mondo

reale delle persone e delle cose. Può succedere che le fantasie si concentrino sulle paure di

partorire un bambino malato o deficitario e che queste vengano superate dopo la nascita. Altre

paura, come la propria inadeguatezza, saranno invece superate quando la madre inizierà ad

accudirlo concretamente.

2.9.1 Pensare per due

Le Madri Integrate sono in grado di avere in mente il proprio bambino non ancora nato. Esse

intrattengono un dialogo come se fosse già presente fuori dal loro grembo. L’approccio delle Madri

Ristrette è molto diverso: sembrano incapaci di avere un’immagine del bambino e lo trattano solo

come un feto. Questa specifica competenza materna potrebbe essere attribuita alla m

mentalizzazione, che ha incluso la capacità di riconoscere pensieri, emozioni, desideri e bisogni

anche in altre persone. Questa funzione è un aspetto cruciale del meccanismo interpretativo

interpersonale. La mind-mindedness è la tendenza delle madri a focalizzarsi sulle qualità mentali

dei propri bambini piuttosto che sulle loro caratteristiche fisiche o sul comportamento.

3 – CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

Secondo la psicoanalisi e le teorie sull’apprendimento sociale, il bambino svilupperebbe un legame

con la madre poiché questa lo nutre. Secondo Bowlby, le emozioni sono strettamente associate

all’attaccamento. Egli ha sottolineato il valore del caregiving system, il quale è “come il

comportamento di attaccamento, in qualche modo programmato”.

Mayseless ha proposto una definizione di caregiving system in base alla quale i modelli mentali

relativi all’accudimento si basano su esperienze attuali all’interno delle situazioni legate

all’accudimento. Servono a regolare, interpretare e predire i comportamenti correlati

all’accudimento. Rifletto la realtà, sono in parte flessibili e possono essere aggiornati dalle nuove

esperienze e dall’autoriflessione. Coinvolgono molteplici e distinti sistemi di memoria e riflettono

l’attivazione di vari processi difensivi atti a proteggere il caregiver da un’ansia insostenibile e dalla

sofferenza psicologica. Nelle madri, l’attivazione del caregiving system viene sollecitata da diversi

segnali, connessi alle loro condizioni biologiche e ormonali.

Fleming e co hanno esplorato i correlati ormonali della responsività materna durante la gravidanza

e il puerperio. Il primo obiettivo di questa ricerca tentava di verificare se durante la gravidanza le

madri umane presentassero un cambiamento nella responsività materna prima della nascita del

bambino. Il secondo obiettivo era stabilire se esistesse una relazione tra i cambiamenti nei

sentimenti e negli atteggiamenti materni e i cambiamenti ormonali. I dati parlano di una differenza

tra la crescita della responsività materna negli essere umani rispetto ad altri animali. Inoltre,

aumentano i sentimenti positivi materni verso il feto durante il secondo trimestre della gravidanza,

ossia nel momenti in cui le madri iniziano a percepire i primi movimenti fetali. La ricerca ha

largamente evidenziato come la relazione tra una madre e il proprio bambino inizi a svilupparsi

prima che questo nasca.

Lumley, intervistando madri primipare nel corso dei 3 semestri della gravidanza, ha messo in luce

come queste donne fossero in grado di rappresentarsi mentalmente i propri bambini, costruendone

un’immagine sempre più definita. Questa precoce immagine stimola l’abilità materna di

riconoscere il feto come una piccola persona. L’osservazione del ritardato attaccamento materno è

stata attribuita ai sintomi spiacevoli della gravidanza e alla mancanza di sostegno affettivo da parte

dei compagni delle donne. Il legame materno inizia prima della nascita del bambino e influenza la

successiva relazione tra madre e neonato.

Leifer ha intervistato a ogni trimestre, al terzo giorno dopo il parto e al secondo mese dopo il parto

delle donne bianche da 20 ai 30 anni. L’enorme mole di dati dimostra come, durante la gravidanza,

si verifichino profondi cambiamenti, caratterizzati da un rilevante sconvolgimento emozionale e da

rapide oscillazioni di identità; allo stesso tempo, però, le donne sperimentano un senso crescente

di coerenza interna, soddisfazione e integrazione personale.

Muller ha proposto un diverso modello di attaccamento, secondo cui una donna incinta è

influenzata dalle esperienze precoci con la propria madre: queste esperienza influenzano lo

sviluppo delle rappresentazioni materne, risultando rilevanti sia per l’adattamento alla gravidanza,

sia per l’attaccamento al feto.

Doan e Zimmerman: l’attaccamento prenatale è un concetto astratto, che rappresenta una

relazione affiliativa tra un genitore e il feto, potenzialmente presente prima della gravidanza,

correlata alle abilità cognitive ed emozionali che consentono di concepire mentalmente un altro

essere umano, e si sviluppa all’interno di un sistema ecologico.

3.1 Il caregiving system dal punto di vista della teoria dell’attaccamento

Il termine attaccamento materno, secondo Bowlby, è un comportamento che promuove la

vicinanza alla figura di attaccamento; un legame di un individuo con un altro individuo, percepito

come protettivo e più forte, come lo è, per esempio, il legame del bambino con la propria madre.

L’attivazione del caregiving system dipende dai segnali interni ed esterni che stimolano la funzione

protettiva. Ma mentre la motivazione del comportamento di attaccamento è chiara, ciò non avviene

per il caregiving system. Secondo Bell e Richard, la motivazione del caregiving sarebbe basata

sullo stato affettivo insito nel fornire cure, che dà colore alla relazione con il bambino.

Il caregiving system viene attivato quando, durante la gravidanza, il bambino è ancora nel corpo

della madre, stabilizzando completamente dopo la nascita. I comportamenti interni di accudimento

potrebbero essere guidati dalle rappresentazioni che la madre ha del bambino e che si presentano

come già organizzate durante il terzo trimestre della gravidanza, rendendo possibile l’attribuzione

al bambino stesso di una specifica identità. E’ stato osservato che le madri, le cui rappresentazioni

si presentavano non equlibrate durante la gravidanza, ma diventavano equlibrate nel post-partum,

erano meno inclini a fornire un accudimento sensibile ai loro bambini, rispetto alle madri che

invece presentavano rappresentazioni equilibrate in entrambi i tempi.

Le rappresentazioni materne durante la gravidanza influenzano i comportamenti genitoriali con il

bambino. Più nel dettaglio, le madri con rappresentazioni equilibrate durante la gravidanza

tendono a esibire maggiori comportamenti genitoriali positivi, mentre le madri che presentano

rappresentazioni distorte dei loro bambini manifestano livelli più elevati di ostilità e rabbia durante

gli scambi interattivi.

Generalmente, i genitori con elevati livelli di funzione riflessiva vengono classificati come

sicuri/autonomi rispetto all’attaccamento e hanno bambini che presentano un attaccamento sicuro

a un anno di età. Allo stesso modo, i genitori che manifestano una bassa funzione riflessiva è

probabile che siano classificati insicuri, così come i loro bambini.

3.2 Focalizzarsi sul bambino

Durante la gravidanza si sviluppa un peculiare stato della mente, descritto da Winnicott come la

capacità di concern per il bambino e la gravidanza. Questa capacità si sviluppa durante la

gravidanza: la madre diventa sempre più capace di prendersi cura, di prestare attenzione e di

sentire e accettare la responsabilità della propria maternità, evitando, già dai primi mesi, i fattori

stressanti o le esperienze traumatiche che potrebbero avere un impatto negativo sulla gravidanza.

La capacità di concern si intensifica nel corso della gravidanza: le madri, infatti, focalizzano la loro

attenzione sul bambino, cercando di cogliere ogni suo segnale o movimento, e cercando di

garantirgli un ambiente confortevole e protettivo all’interno del loro corpo. Non tutte le madri hanno

la stessa capacità di concern. Le madri con una rappresentazione ristretta non hanno capacità di

concern. Ciò è dimostrato dal fatto che non vogliono essere condizionate dalla gravidanza e

continuano a praticare sport ecc. La capacità materna di concern è senza dubbio connessa al fatto

che le femmine sono più empatiche dei maschi.

3.3 Preoccupazioni materne e paure

Winnicott, stato mentale della donna durante l’ultima fase della gravidanza: “a poco a poco

sviluppa un grado di elevata sensibilità, specialmente verso la fine. Dura ancora poche settimane

dopo la nascita del bambino. Una volta superato, non è facile che sia ricordato dalla madre.

Questo stato organizzato potrebbe essere paragonato a uno stato di ritiro, di dissociazione.

Durante questo periodo, una madre sviluppa un’accentuata sensibilità ed è profondamente

concentrata sul figlio, prestando poca attenzione alle altre persone e al loro contesto sociale.

Immediatamente prima e dopo il parto, le preoccupazioni aumentano sostanzialmente. I pensieri

intrusivi di fare del male al bambino assalgono la madre e il padre (di meno), come esito di un

disturbo ossessivo-compulsivo, di una depressione o di entrambi. In questi casi, i genitori

esprimono inoltre fantasie o preoccupazioni di poter fare inavvertitamente del male al bambino, per

esempio facendolo cadere o, in modo più attivo, facendogli del male in un momento di risentimento

o frustrazione. Negli ultimi mesi della gravidanza e nei primi mesi dopo il parto, quasi tutte le madri

e i padri sperimentano uno specifico e finalizzato stato della mente, che si differenzia dalle

fluttuazioni dell’umore e dell’ansia. Winnicott descrive questo stato di preoccupazione quasi come

“una malattia”. I genitori manifestano pensieri intrusivi e incessanti sul bambino e su se stessi, il

desiderio di fare la cosa giusta, e comportamenti ripetitivi, atti a ridurre o prevenire la propria ansia.

Leckman e Herman hanno ipotizzato che questi pensieri ansiosi siano correlati al disturbo

ossessivo-compulsivo e che alcune forme di questo disturbo siano il risultato di una disregolazione

dei circuiti neurali normalmente attivi durante le fasi iniziali della genitorialità. Inoltre è stato

documentato come alcuni pazienti con questo tipo di disturbo abbiano elevati livelli di ossitocina

nel liquido cerebrospinale. I dati inoltre mostrano come all’aumentare dei livelli di ossitocina nel

corso della gravidanza, si intensifichi il legame materno-fetale.

A livello clinico, un sintomo importante durante questa fase della vita è la paura di fare del male al

proprio bambino. Molti ricercatori hanno dimostrato che le gravidanze con un elevato livello di

stress possono causare parti prematuri o uno scarso sviluppo del feto o difficoltà temperamentali

nei bambini, sebbene non tutti i dati confermino questi aspetti.

Le preoccupazioni intrusive devono essere distinte dagli stati di ansia, che sono comuni durante la

gravidanza e che risultano associati ad aspetti più contestuali e all’esperienza in sé. In queste

madri, accanto a tali preoccupazioni intrusive, abbiamo notato paura fobiche che si focalizzano su

specifici aspetti reali, come l’età avanzata materna o particolari caratteristiche del feto scoperte

durante l’ecografia, come la bassa crescita ponderale o le grandi dimensioni del cranio.

3.4 La cogenitorialità durante la gravidanza e nel periodo postnatale

La relazione tra i genitori rappresenta uno dei sottosistemi fondamentali che interagiscono con la

genitorialità, esercitando un’influenza positiva o negativa sul funzionamento parentale. Bisogna

considerare anzitutto la qualità della relazione, che è espressa dal livello di soddisfazione della

coppia e dalla sua capacità di affrontare i conflitti diadici. La ricerca sulla cogenitorialità ha portato

a una conoscenza più approfondita delle caratteristiche e delle dinamiche del sottosistema

relazionale genitori-bambino, che esercita una grande influenza sullo sviluppo infantile, proprio

come la relazione individuale tra ogni genitore e il proprio figlio. Nella psicoanalisi sono state

centrali le configurazioni di 3 elementi: madre, padre e bambino. Secondo Freud il bambino entra

in una relazione triangolare con i genitori nel momento in cui acquisisce la capacità di riconoscere

la differenza tra i sessi. Von Klitzing e co hanno proposto un’importante distinzione tra la

“triadificazione”, ossia il processo interpersonale sottostante la formazione di una triade, e la

“triangolazione”, che descrive il processo intrapsichico connesso alla relazione mentale tra madre,

padre e bambino.

Da una prospettiva sistemica, il modo in cui i due partner lavorano insieme nel ruolo di genitori

viene evidenziato mediante specifiche dimensioni cogenitoriali: il sostegno vs la squalifica del ruolo

genitoriale del partner; il disaccordo rispetto all’educazione dei figli; la divisione dei doveri ecc. La

cogenitorialità è quindi un processo bidirezionale, in cui le azioni di un partner influenzano e sono

influenzate da quelle dell’altro. Possiamo parlare di cogenitorialità anche quando ci riferiamo a un

singolo genitore e un bambino. L’altro genitore non ha bisogno di essere fisicamente presente;

infatti anche l’assenza di un genitore può contribuire a definire una configurazione genitoriale.

Numerosi fattori possono influenzare negativamente le dinamiche tra genitori: il disaccordo in

merito a decisioni sul bambino, un intenso coinvolgimento con il bambino accompagnato dalla

svalutazione della relazione di coppia, ma soprattutto la situazione in cui la madre si assume la

responsabilità primaria verso il bambino, sentendosi irritata dagli interventi e i comportamenti del

padre durante l’accudimento del figlio.

3.5 La cogenitorialità tra diade e triade

Considerando il contesto dell’unità familiare triadica madre-padre-bambino, alcuni autori hanno

identificato 2 sottosistemi. Il primo è rappresentato dalla coppia genitoriale, che ha il compito di

guida lo sviluppo del bambino. Il secondo è rappresentato dal bambino stesso, il quale a sua volta

crescendo stimola e influenza le dinamiche e il funzionamento cogenitoriali. Le due sottounità

possono interagire e influenzare la capacità della famiglia di organizzarsi come una squadra:

capacità, questa, definita anche come “alleanza familiare”. Nelle famiglie centrate sul figlio, i

bisogni e le richieste del bambino stimolano interazioni, all’interno delle quali i genitori si

coinvolgono con il figlio ma non tra di loro. In quelle competitive è presente un coinvolgimento dei

genitori con il bambino, ma, in questo caso, le interazioni sono caratterizzate da antagonismo e

assenza di calore e cooperazione. Le famiglie coesive centra sul figlio e quelle centrate sui

genitori, sono invece caratterizzate da discrepanze e mancanza di connessioni tra madri e padri: in

questo caso, quando un genitore si attiva, l’altro si disimpegna.

3.6 Cogenitorialità e sviluppo del bambino

Esiste un’ovvia asimmetria tra il sottosistema cogenitoriale e quello evolutivo, che è definita da uno

scambio e un adattamento reciproci tra le caratteristiche del bambino stesso e i patterns relazioni

dei genitori. Le difficoltà nella relazione dei genitori durante la gravidanza potrebbero stabilizzarsi e

accentuarsi dopo la nascita del bambino, se questo mostra un temperamento difficile, oppure

attenuarsi, dando vita a una relazione più positiva, in presenza di un temperamento più facile.

Tuttavia, in presenza di una buona alleanza prenatale e bassi livelli di antagonismo reciproco, le

coppie si mostrano maggiormente in grado di cooperare nella cura del bambino con temperamento

difficile.

Le disfunzioni della coppia genitoriale possono avere un impatto diverso a seconda della fase

evolutiva che il bambino sta attraversando. In base al maggiore o minore equilibrio tra loro sono

state individuate 5 configurazioni familiari:

1. Consistently supportive (alti livelli di intimità con il partner e sensibilità verso il bambino)

2. Consistently moderate (medi)

3. Good parenting/poor marriage (buoni livelli genitoriali ma bassi livelli relazionali)

4. Poor parenting/good marriage (bassi livelli genitoriali ma buoni relazionali)

5. Consistently risky (bassi)

I migliori risultati sono stati evidenziati nei bambini appartenenti alle configurazioni familiari 1 e 2.

Allo stesso tempo è stato confermato che il sottosistema genitoriale ha un’influenza maggiore sullo

sviluppo del bambino rispetto al sottosistema coniugale.

3.7 Gravidanza e transizione alla cogenitorialità

Studio di von Klitzing: in questa ricerca le coppie vengono valutate durante l’ultimo trimestre della

gravidanza attraverso un’intervista semistrutturata, la “Triadic Interview”, che viene somministrata

congiuntamente alla coppia e che permette di analizzare non solo le rappresentazioni mentali

individuali dei partner, ma anche le interazioni e i dialoghi osservabili tra i futuri genitori. Quattro

mesi dopo la nascita del bambino, si valuta l’interazione triadica mediante il Lausanne Trilogue

Play, una procedura osservativa standardizzata che misura le interazioni triadiche precoci

congiunte di madre, padre e bambino. I risultati mostrano una forte connessione tra la dimensione

rappresentazionale genitoriale durante la gravidanza e le interazioni osservabili successivamente;

inoltre la qualità delle interazioni triadiche è significativamente correlata al modo in cui entrambi i

genitori, durante la gravidanza, si rappresentano la loro relazione futura con il bambino, e in

particolar modo alla loro capacità di avere in mente la relazione con il figlio come parte di una

relazione triadica in cui si riconosce l’importanza della partecipazione del padre. La ricerca ha

evidenziato come, tra i fattori predittivi della cogenitorialità, giochino un ruolo chiave le

caratteristiche individuali materne. Per esempio la forte motivazione della madre ad avere un figlio

può influenzare negativamente il modo in cui questa percepisce il proprio partner.

L’osservazione dell’interazione genitoriale durante la gravidanza tramite la procedura LTP ha

confermato una correlazione tra l’alleanza cogenitoriale prenatale e l’alleanza familiare postnatale,

osservata a 3, 9 e 18 mesi dopo la nascita. E’ stato notato come i padri siano più capaci di

cooperare con le madri nella cura del figlio quando vivono una buona relazione di coppia. Durante

la gravidanza, la coppia sta già definendo i ruoli genitoriali e sviluppando aspettative per il futuro.

Con l’arrivo del bambino si sviluppano nuovi sistemi relazionali genitoriali, come la relazione

individuale tra ogni genitore e il bambino e la relazione tra madri e padri nel loro ruolo genitoriale.

3.8 L’impatto psicologico dell’ecografia ostetrica sulla coppia in gravidanza

Durante la gravidanza, nella fase di transizione alla genitorialità, il bambino che sta per nascere

assume un ruolo fondamentale. La percezione che i genitori hanno del proprio bambino subisce

graduali cambiamenti. Questa percezione all’inizio è fortemente influenzata dalle fantasie

genitoriali, per poi diventare lentamente più realistica. Le immagini ecografiche intervengono nella

rappresentazione mentale, non solo della madre ma anche del padre. L’ecografia ostetrica ha un

impatto psicologico positivo sui genitori, in particolare sulle madri. Essa rende visibile la presenza

del bambino a entrambi i genitori e può favorire lo sviluppo della paternità, dal momento che il

padre in attesa non è direttamente coinvolto nei cambiamenti fisici della partner.

Babyness: caratteristica universale che distingue i piccoli della specie umana e che, attraverso un

meccanismo innato, attrae irresistibilmente gli adulti, motivandoli a prendersi cura di loro. Il

babyness è caratterizzato da una grande testa, sproporzionata al resto del corpo, una fronte molto

ampia e sporgente rispetto al resto del volto, occhi molto grandi rispetto alle dimensioni del viso, e

guance paffute e sporgenti.

3.9 Interazione triangolare e sviluppo dell’intersoggettività del bambino

I bambini hanno una capacità innata di condividere i sentimenti e gli stati mentali degli altri.

L’intersoggettività primaria fornisce una base per la comprensione dei sentimenti di connessione

reciproca. Si può ipotizzare che i bambini umani siano stati esposti per migliaia di anni a diversi

membri del gruppo sociale di cui i genitori facevano parte. Questa complessa esperienza ha

cambiato la mente e il cervello dei bambini, i quali hanno dovuto imparare a confrontarsi con

molteplici interazioni.

Stern ha scritto: “la formazione e il mantenimento dei gruppi richiede l’interazione di molte risorse e

motivazioni: legami di attaccamento, attrazione sessuale, gerarchie dominanti, amore, sociabilità.

L’intersoggettività va aggiunta all’elenco. I bambini mostrano un senso di triangolarità, dal

momento che sono in grado di seguire lo sguardo di un genitore verso l’altro con una

consapevolezza delle interazioni che coinvolgono le persone.

Nadel e Tremblay-Leveau hanno ipotizzato che l’interazione triadica possa rappresentare

un’importante connessione tra l’intersoggettività primaria e secondaria, in quanto espande

l’interazione da un focus orientato inizialmente su una persona a un terzo polo di attenzione.

E’ utile distinguere 2 diversi ambiti di ricerca e le conseguenti concettualizzazioni:

1. Il periodo edipico si riferisce in particolare alle dinamiche del conflitto intrapsichico che il

bambino deve affrontare in relazione alle proprie figure genitoriali. Secondo Freud, il

periodo edipico compare dopo il terzo anno, mentre Melanie Klein riteneva che le fantasie

edipiche inizino durante il primo anno di vita del bambino.

2. Per quanto riguarda le interazioni triadiche, la ricerca ha dimostrato che queste sono

evidenti sin dai primi mesi di vita dei bambini, anche se non possiamo inferire il loro stato

psichico. La comunicazione tra il bambino e i due genitori va messa in primo piano: essa ha

un valore specifico a livello adattativo, dal momento che agevola la condivisione e la

protezione.

5 – BASI NEORUBIOLOGICHE DELLA MATERNITA’

I fondamentali cambiamenti che definiscono la trasformazione del cervello femminile in cervello

materno vengono stimolati dalle interazioni reciproche tra gli ormoni e i geni della gravidanza.

Panksepp ha evidenziato come, nel corso della gravidanza, il livello degli estrogeni resta moderato

per poi aumentare rapidamente in prossimità del parto, mentre quello del progesterone rimane

elevato per poi diminuire alla fine della gestazione. Nel corso della gravidanza dei ratti, Gintzler ha

rilevato un’attivazione nel sistema endorfinico che modula la responsività agli stimoli avversivi e

dolorosi. Evidenze empiriche documentano come l’inizio e la regolazione del comportamento

materno richiedano la coordinazione di molti sistemi ormonali e neurochimici.

L’avvio dell’accudimento materno è particolarmente influenzato dall’ossitocina, la cui secrezione

aumenta nel contesto delle trasformazioni fisiologiche e ormonali associate alla gravidanza. Le

esperienze sociali precoci influenzano il sistema ossitocinergico, connesso al comportamento

materno e alla formazione dei legami affiliativi. Negli essere umani l’ossitocina risulta associata

all’empatia, all’intimità, alla fiducia e alla capacità di leggere gli stati mentali degli altri. Nelle madri

il rilascio di ossitocina può essere stimolato dal contatto pelle a pelle con il bambino, in particolare

durante l’allattamento. E’ stata rilevata un’associazione tra i livelli di ossitocina, i sentimenti di

piacere sperimentati dalle madri nella relazione con il bambino e le rappresentazioni mentali

dell’attaccamento, mentre non è emersa alcuna relazione tra l’ossitocina e i pensieri materni di tipo

ansioso o preoccupato. La ricerca mostra come anche nei padri si verifichi un aumento dei livelli

plasmatici di ossitocina durante la gravidanza, mettendo inoltre in luce la stretta associazione tra la

concentrazione di questo neuromodulatore e la qualità dell’accudimento paterno.

Il tipo di parto ha effetti significativi sulla reazione cerebrale della madre nei confronti del pianto del

proprio bambino, a due-quattro settimane dalla nascita. Le complesse differenze biopsicosociali

osservate nelle donne con parto vaginale rispetto a quelle con parto cesareo potrebbero essere

attribuite all’aumentato rilascio di ossitocina, associato alla stimolazione vagino-cervicale prodotta

dal bambino durante il parto vaginale.

5.1 Trasformazioni neurobiologiche durante la gravidanza e nel periodo postnatale

Gli studi sui modelli animali, in particolare quelli condotti sui ratti, hanno evidenziato che durante la

gravidanza gli ormoni influenzano non solo le aree cerebrali coinvolte nel comportamento materno,

ma anche le regioni che regolano la memoria e l’apprendimento. Come Theodosis e co hanno

sottolineato, i cambiamento nelle connessioni neuronali e gliali nei centri ipotalamici vanno a

stimolare una riorganizzazione della rete neurale, producendo una maggiore flessibilità. Un

cervello materno efficiente e sufficientemente adattabile favorisce i cambiamenti materni, andando

a ottimizzare i comportamenti di accudimento e, conseguentemente, la crescita della prole. Il

cervello materno è dunque caratterizzato da un’intrinseca plasticità, necessaria a rispondere alle

continue e mutevoli richieste della maternità e della crescita della prole.

La natura gratificante dell’accudimento è stata esplorata mediante fMRI, mappando l’attività

cerebrale di femmine di ratto che allattano e di femmine vergini, in due diverse condizioni, durante

l’allattamento e in risposta all’infusione di cocaina. I risultati hanno evidenziato un’attivazione del

sistema dopaminergico del reward nelle femmine che allattano, in risposta alla suzione e, nelle

femmine vergini, in risposta all’esposizione alla cocaina. Al contrario, l’esposizione alla cocaine

delle femmine che allattano ha prodotto una disattivazione dell’attività cerebrale nelle regioni del

reward. In conclusione, nelle femmine che allattano, la stimolazione procurata dalla prole

rappresenta uno stimolo più rinforzante della cocaina.

E’ utile distinguere 2 aspetti nell’esperienza del reward: la sensazione edonica, che si riferisce al

piacere associato al reward, e la salienza incentiva, che si riferisce al desiderare e ricercare il

reward stesso. Da questo punto di vista, le interazioni precoci e i legami di attaccamento tra

genitori e bambini assumono una particolare importanza nell’esperienza del piacere condiviso con

gli altri. Il significato di reward associato allo stimolo viene elaborato nelle sezioni anteriori della

corteccia orbitofrontale, dove può essere modulato da altri stati interni utilizzato per influenzare il

comportamento, immagazzinato per il monitoraggio, l’apprendimento e la memoria, e reso

disponibile per l’esperienza soggettiva edonica.

5.2 Studi neurobiologici

La ricerca neuroscientifica indica che le intense fluttuazioni ormonali che avvengono durante la

gravidanza, il parto e l’allattamento possono rimodellare il cervello femminile, aumentando le

dimensioni neuronali di alcune regioni cerebrali e producendo cambiamenti strutturali in altre.

L’inizio e il mantenimento del comportamento umano materno coinvolgono uno specifico circuito

neuronale. Il comportamento materno è fortemente influenzato da varie regioni cerebrali, l’area

preottica mediale dell’ipotalamo è largamente responsabile dello sviluppo delle risposte materne,

mentre l’ippocampo interviene nella memoria e nell’apprendimento. I recenti dati di brain-imaging

hanno evidenziato come la corteccia orbitofrontale destra intervenga attivamente non solo

nell’esperienza del piacere edonico, ma anche nella modulazione della capacità materna di

decodificare le espressioni emotive del bambino, al fine di rispondersi in modo sensibile. Studi

recenti, inoltre, hanno dimostrato che il cervello umano può andare incontro a significativi

cambiamenti anche nei sistemi regolativi sensoriali. Per questa ragione, le madri umane sono

particolarmente in grado di riconoscere l’odore e i segnali uditivi dei loro bambini.

Le evidenze empiriche mostrano come all’aumentare del livello di cortisolo, l’esperienza stressante

associata alla genitorialità possa promuovere l’attenzione, la vigilanza e la sensibilità dei genitori:

ciò conferma l’ipotesi che l’attivazione dei sistemi di risposta allo stress stimoli e aumenti in

maniera adattativa la vigilanza, accentuando la sensibilità materna nel post-partum. Numerosi

studi confermano inoltre come l’emisfero destro sia significativamente coinvolto anche nel

comportamento di accudimento materno, presentando connessioni con aree cerebrali come

l’amigdala, la corteccia orbitofrontale e il cingolato, che eseguono l’integrazione necessaria tra

sentimenti, impulsi e azione. Nel complesso dunque, gli studi psicobiologici stanno dimostrando

che i sistemi madre-bambino sono interconnessi l’uno con l’altro, all’interno di un’organizzazione

sovraordinata che consente la mutua regolazione di processi cerebrali, biochimici e autonomi. Da

questa prospettiva, l’attaccamento va considerato solo come un comportamento manifesto, ma

anche come un’organizzazione interne, che viene costruita nel sistema nervoso nel corso e come

esito dell’esperienza che il bambino fa delle sue transizioni con la madre.

5.3 Il volto del bambino come stimolo affettivo

La peculiare configurazione facciale infantile stimola affettivamente gli adulti a rispondere e a

prendersi cura del bambino, sostenendone l’adattamento, e facilitandone la sopravvivenza:

garantendo, dunque, il successo riproduttivo. Konrad Lorenz ha sottolineato come il volto infantile

agisca come uno schema che, attraverso meccanismi innati, stimola il legame affettivo e

l’accudimento negli adulti. Nello studio di Swain e co, alle madri e ai padri veniva chiesto di


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10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica
SSD:
Docente: Morelli Ugo
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Scolari97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Morelli Ugo.

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