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La comunicazione faccia-a-faccia tra una madre e la sua bambina ci mostra come a soli due mesi di vita un lattante,

supportata dalla capacità di marcare e riflettere le sue espressioni, possa già coinvolgersi attivamente negli scambi di

comunicazione affettiva. → la madre e la piccola cercano di sintonizzarsi con le espressioni affettive del partner.

Queste azioni contribuiscono a creare quel senso di connessione e compartecipazione affettiva che ci conduce alle

origini dell'esperienza di interoggettività.

Intersoggettivita': vissuto di esperienza condivisa con un altro essere umano, o esperienza di contatto mentale con

l'altro che ha luogo durante la comunicazione interpersonale nel corso del primo anno di vita.

→ Capacità di essere in contatto con la mente dell'altro, pensando agli stati di esperienza soggettiva: emozioni,

sentimenti, intenzioni, interessi, desideri, pensieri, progetti, credenze, conoscenze, false credenze → esperienza

soggettiva che riguarda ognuno di noi. I bambini riescono a condividere stati di affetto, riescono a capire cosa sta

succedendo a chi glie è di fronte.

1. presenza di una primitiva forma di intersoggettività fin dal secondo-terzo mese di vita : nel contesto della

comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto il lattante di sole 6-8 settimane è in grado di rispondere in modo

contingente alle espressioni del partner. È un'intersoggettività semplice: il senso di connessione con l'altro si

realizza attraverso una compartecipazione di stati affettivi che non è mediata ma avviene al livello della

percezione diretta dell'espressione affettiva che l'adulto rivolge al piccolo. → percezione facilitata dal processo

di rispecchiamento.

2. L'esperienza di condivisione degli affetti come la base della condivisione di ogni altro stato mentale . Lo

scambio di emozioni e affetti costituisce il mezzo e il contenuto delle prime forme di comunicazione tra il

lattante e la madre in cui il comportamento del piccolo non è più regolato da un'organizzazione endogena.

I lattanti più sensibili alla contingenza affettiva nel contesto della comunicazione diadica sono anche quelli che

manifestano più coinvolgimento condiviso e capacità di seguire e influenzare l'attenzione del partner nei contesti

triadici di comunicazione con l'altro durante l'esplorazione di oggetti.

L'intersoggettività ha origine nella comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto, che il lattante è in grado di sperimentare

fin dal termine del secondo mese di vita. Grazie all'interazione tra i cambiamenti che avvengono nello sviluppo

neurologico del piccolo e l'esposizione prolungata a stimoli socialmente rilevanti, quali il volto umano e il linguaggio, il

lattante manifesta un nuovo livello di organizzazione comportamentale regolata dall'interazione con l'ambiente esterno

che gli permette di vivere una prima esperienza di scambio affettivo con l'adulto.

Questo cambiamento appare favorito da predisposizioni innate, quali la discriminazione percettiva e le risposte

preferenziali verso gli stimoli sociali, che si manifestano nel periodo neonatale.

Nel contesto della comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto, il lattante mostra di vivere una prima esperienza di

intersoggettività come senso di compartecipazione affettiva.

Nel corso del quinto e sesto mese, il focus di attenzione del lattante appare alternarsi tra gli oggetti di gioco e l'adulto.

Attorno ai 6-7 mesi il lattante inizia a mostrare comportamenti di condivisione dell'attenzione per gli oggetti con

l'adulto. La sua esperienza di intersoggettività si sviluppa condividendo azioni ed emozioni nei nuovi formati di gioco

sociale caratterizzati da una struttura regolare e ripetitiva.

Tra i 9 e 12 mesi avviene una svolta radicale nello sviluppo dell'intersoggettività del bambino: inizia a seguire con

curiosità la direzione dell'attenzione dell'adulto, a usare l'espressione affettiva dell'adulto come informazione sugli

eventi nuovi e a condividere con l'altro attenzione, stati affettivi e intenzioni in relazione al mondo esterno.

A 9 settimane gli organi del feto sono formati.

A 18 settimane al feto si sviluppano: la coordinazione motoria, i riflessi, il tatto e il gusto.

Sotto le 28 settimane se nasce è a rischio.

1. IL PERIODO NEONATALE: GLI INDICATORI DEL PREADATTAMENTO ALL'INTERAZIONE

SOCIALE

“PREADATTAMENTO” NEONATALE ALL'INTERAZIONE SOCIALE

Preadattamento: un neonato è adatto fin dalla nascita a un ambiente di contatti interpersonali, equipaggiato per

interagire selettivamente con gli altri esseri umani. Questa predisposizione emerge sia nell'ambito delle capacità

espressive e dell'organizzazione comportamentale del neonato, che in quello delle sue capacità percettive:

il neonato appare dotato di un elaborato sistema di segnalazione dei suoi bisogni e dei suoi stati affettivi che

– agisce come potente richiamo dell'attenzione dell'adulto, un'organizzazione comportamentale caratterizzata da

regolarità temporali che, rendendo prevedibile il comportamento del piccolo, facilitano l'instaurarsi di scambi

precoci con l'adulto;

il neonato appare dotato di un apparato percettivo adatto a discriminare e a orientarsi selettivamente verso i

– diversi tipi di stimolazioni provenienti dagli altri esseri umani.

CONTINUITÀ NEL COMPORTAMENTO PRE- E POST-NATALE

Postura (raccolta, con gambe flesse sollevate): il neonato quando dorme non sta con le gambe o con le braccia

– tese. Nelle prime settimane di vita tende comunque ad avere la postura raccolta.

Repertorio di movimenti: risposte alla stimolazione tattile (feto dalle 8 settimane), riflessi (feto dalle 12-14

– settimane), risposte motorie a odori, suoni, luminosità (feto dalle 24-28 settimane) e coordinazione senso-

motoria (feto dalle 28-30 settimane).

Alternanza regolare di stati di sonno tranquillo, sonno attivo (REM) e veglia (feto dalle 28-30 settimane).

– L'organizzazione endogena dice che dorme da solo alternando un sonno tranquillo o un sonno lieve che viene

identificato come sonno attivo che è in quello in cui si sogna perchè le palpebre si muovono.

Capacità di discriminazione percettiva complesse: riesce a vedere luci forti o a sentire suoni.

– Capacità di apprendimento: battito cardiaco, voce della madre, lingua materna.

Dalle 24-28 settimane il feto può reagire ad odori, sapori, suoni, luminosità ed entro l'ottavo mese manifestare un

repertorio di stati comportamentali, movimenti e capacità di coordinazione senso-motoria simile a quella del neonato →

può piangere, aprire gli occhi, sbadigliare, emettere suoni vegetativi, succhiarsi il pollice, e mostrare movimenti di

aggiustamento posturale e di prensione. Pattern ciclici di attività motoria spontanea (da1 a 4 minuti), pattern di

suzione-pausa che caratterizzano il riflesso di suzione (2 succhiate al secondo), pattern di alternanza regolare di sonno

e veglia (ogni 40 minuti), compaiono dal sesto-settimo mese di vita fetale e dalla 32esima settimana di vita neonatale.

La più forte evidenza di continuità pre- e post-natale è stata comunque individuata nei processi di apprendimento e di

memoria che, nell'ambito dell'esperienza uditiva e olfattiva, appaiono attivi già a livello fetale e sembrano influenzare le

successive risposte comportamentali del neonato.

Capacità uditiva: è stato mostrato che il feto riconosce la voce materna, poiché a tale stimolo reagisce con significativa

decelerazione della frequenza cardiaca; reagisce nello stesso modo quando gli viene presentata una voce maschile,

mostrando di saper distinguere la voce femminile da quella maschile; il neonato di soli 2-4 giorni, di fronte alla

possibilità di udire la voce della madre o quella di un'altra donna sconosciuta succhiando in modi differenti una

tettarella, impara come succhiare per riprodurre la voce materna e la riproduce più frequentemente dell'altra voce; il

neonato preferisce la voce materna a bassa frequenza, cioè come la sentiva in utero; preferisce una storia letta

quotidianamente dalla madre nell'ultimo mese di gravidanza a un'altra storia letta dalla madre; preferisce la lingua

materna a un'altra lingua sconosciuta; è capace di decodificare gli indizi emozionali trasmessi dalla voce umana.

Feto di 37 settimane: discrimina voci diverse, voce materna (Fifer e Moon, 1995), voci femminili e maschili (Lecanuet

et al., 1995), e sequenze di sillabe diverse.

Nato pretermine di 34 settimane: discrimina voci femminili e maschili, e voci da brani musicali (Giovanelli et al.,

1993).

Neonato di 2-4 giorni: discrimina e preferisce:

voce materna a quella di un'altra donna (De Casper e Fifer, 1980);

– storia ripetutamente letta in gravidanza a un'altra storia (De Casper e Spence, 1986);

– linguaggio diretto ai bambini a quello diretto agli adulti (Cooper e Aslin, 1990);

– discrimina anche due parole bisillabiche differentemente accentate ma foneticamente uguali (es., “mama” vs

– “ma'ma”, Sansavini et al., 1997).

Capacità olfattiva: il neonato di 4 giorni si orienta preferenzialmente verso l'odore del liquido amniotico materno

piuttosto che verso quello del latte in formula; attraverso l'espressività facciale, manifesta risposte edoniche positive agli

odori introdotti in utero attraverso la dieta materna nelle ultime due settimane di gravidanza; → L'abilità di

apprendimento prenatale potrebbe essere letta come funzionale all'adattamento post-natale del neonato.

SISTEMA ELABORATO DI SEGNALAZIONE SOCIALE

I neonati sono in grado di segnalare tutte le situazioni in cui possono avere bisogno dell'adulto.

Il pianto: sistema di segnalazione degli stati interni del bambino; dopo la nascita il neonato manifesta diversi tipi di

pianto associati a diversi tipi di disagio (fame, stanchezza, dolore) distinguibili in base alle caratteristiche acustiche e

alla lunghezza delle singole fasi che compongono qualsiasi pianto → fase espiratoria, fase di riposo, fase inspiratoria,

fase di riposo. Pianto di dolore: fase espiratoria molto lunga; pianto di irritazione: fase di riposo lunga. Le donne

possono percepire le differenze tra i pianti di dolore e gli altri tipi di pianto dalle espressioni facciali del neonato. Il

pianto per dolore o fame tende ad essere confuso anche da adulti che sono madri o padri. Il pianto è diverso a seconda

del motivo. Verso la fine del primo mese si aggiunge un pianto che esprime un bisogno di attenzione.

Espressioni facciali: fin dalle prime ore di vita sono state osservate risposte facciali differenziate alla somministrazione

di sapori amari, acidi e salati, dolci e non dolci → arricciamento del naso e sollevamento del labbro superiore (soluzioni

non dolci = disgusto); protrusione delle labbra (soluzione acida); apertura della bocca (soluzione amara). Nell'ambito

delle espressioni di affetto negativo, oltre al pianto, viene osservata l'espressione di broncio ( = sollevamento del mento

che spinge all'infuori il labbro inferiore).

Sorriso endogeno: espressione che segnala uno stato di benessere del neonato, identificato dal sollevamento obliquo

degli angoli della bocca a labbra chiuse o parzialmente aperte; compare durante il sonno attivo o lo stato di transazione

dalla veglia al sonno dopo pasto.

Espressioni edonicamente neutre: manifestate durante lo stato di veglia tranquilla; → sollevamento e il corrugamento

delle sopracciglia, apertura degli occhi, parziale apertura della bocca esprimono concentrazione dell'attenzione → sono

segnali di disponibilità e interesse all'interazione con l'adulto che gli è vicino.

Organizzazione temporale: facilita l'instaurarsi di pattern di comunicazione con l'adulto; la madre riesce ad

organizzare i suoi tempi a quelli del bambino. → cicli sonno veglia e alternanza suzione-pausa durante l'allattamento

sono regolarità che rendono prevedibile il comportamento del neonato, facilitando l'instaurarsi di pattern d'interazione

con l'adulto. Interazione madre-neonato durante l'allattamento: le madri tendono a stimolare il neonato alla suzione o a

parlargli quando il piccolo è in pausa tra una sequenza di succhiate e la successiva, e la stimolazione materna tende a

prolungare le pause; quando la stimolazione materna si arresta rapidamente il neonato riprende a succhiare in più breve

tempo che senza stimolazione o con stimolazione prolungata. → dialogo con alternanza di turni tra la madre e il

neonato. I neonati di madri depresse tendono a succhiare il doppio di quelli di madri non depresse.

ORGANIZZAZIONE ENDOGENA DEL NEONATO

Favorisce l'adattamento all'ambiente ed influenza il comportamento dell'adulto. Questa regolarità c'è anche nel ritmo

veglia/sonno.

Riflessi e movimenti ritmici prodotti da generatori interni:

Riflesso di grasping, o presa della mano e del piede: se noi mettiamo uno stimolo alla manina del neonato lui

– ci stringe il dito.

Riflesso di rooting, o rotazione del capo: se mettiamo un dito vicino alla bocca del neonato si volta

– immediatamente per succhiarlo.

Riflesso di suzione: si attiva appena ruota la bocca per succhiare.

– Riflesso di stepping, o marcia automatica: se lo teniamo sotto le ascelle cammina nel vuoto, e dura solo per i

– primi mesi.

Riflesso di Moro: quando si batte dove loro sono e loro alzano le braccia come a volersi aggrappare.

Ritmi endogeni: ritmo sonno-veglia, pattern attività-pausa, che coordinano con i ritmi provenienti dall'esterno.

Stati comportamentali:

1. sonno calmo: addormentati;

2. sonno attivo: leggero che coincide con i sogni;

3. veglia tranquilla: svegli e non piangono;

4. veglia agitata: svegli e piangono perchè hanno fame, o sono sporchi, o hanno male;

5. pianto: stato normale per segnalare che hanno bisogno di qualcosa.

COMPETENZE PERCETTIVE E COGNITIVE DEL NEONATO

Percezione visiva:

povertà di acuità visiva, ma messa a fuoco alla distanza ottimale di circa 20-30 cm;

– attenzione per i contorni esterni (ma anche per le caratteristiche interne di uno stimolo se sono in movimento o

– se lo stimolo è una faccia schematica).

ATTENZIONE SELETTIVA E RISPOSTE PREFERENZIALI AGLI STIMOLI SOCIALI

Attenzione selettiva: spontanea preferenza verso gli stimoli strutturati (Fantz e Miranda, 1975) in movimento ad alto

contrasto, curvilinei, tridimensionali, in prospettiva frontale → requisiti appartenenti al volto umano.

Configurazione schematica di una faccia preferita a configurazione che contiene gli stessi elementi disposti in

– modo innaturale;

I neonati guardano più a lungo e più volte una foto di un volto con occhi aperti piuttosto a foto di un volto con

– occhi chiusi;

I neonati guardano più a lungo e più volte una foto di un volto con lo sguardo frontale piuttosto a una foto di

– un volto con lo sguardo rivolto altrove;

→ I neonati appaiono pronti a cercare non solo volti umani ma in particolare volti di persone che comunichino con loro.

Il volto umano rappresenta lo stimolo più complesso e attraente che il neonato incontra nella sue esperienza: è uno

stimolo tridimensionale, possiede contorni marcati e nitidi (confine tra fronte e capelli) ed elementi interni di di

contrasto (occhi e bocca), si muove (movimenti interni degli occhi e della bocca, cambia posizione), ed è asimmetrico;

possiede tutte le caratteristiche preferite.

Suono voce umana preferito a suoni non-umani con caratteristiche acustiche simili.

→ I neonati di soli 2-4 giorni riescono a discriminare lingue diverse e a preferire la propria lingua ad altre lingue

straniere. Il linguaggio costituisce una base fondamentale dell'interazione sociale.

ESPERIMENTO DI JOHNSON E MORTON (1991)

É stato mostrato che soltanto 9 minuti dopo la nascita i neonati orientano la testa e gli occhi più a lungo per seguire uno

stimolo bidimensionale con le caratteristiche schematiche di un volto, piuttosto che uno stimolo contenente le medesime

caratteristiche (occhi, bocca, naso, sopracciglia) disposte in modo innaturale. Secondo Johnson e Morton questi risultati

dimostrerebbero che il volto rappresenta uno stimolo speciale per i neonati perchè questi ultimi possiederebbero un

dispositivo innato di discriminazione del volto alla disposizione spaziale degli elementi che costituiscono lo schema che

ne orienta l'attenzione verso i volti.

Hanno rilevato che non solo i neonati non sono interessati a quelli vuoti, ma anche la faccia con gli stimoli mescolati

mostra meno attenzione.

Sono predisposti a orientarsi e preferire le facce, verso i pattern della faccia umana.

RICONOSCIMENTO E PREFERENZA PER LA FACCIA DELLA MADRE, LA VOCE DELLA MADRE,

L'ODORE DELLA MADRE

I neonati hanno una visione periferica → sono attenti ai contrasti, sensibili ai contorni. Elementi di contrasto: occhi e

bocca, qualcosa che si muove, che fa contrasto di colore e dal quale escono degli stimoli. Nei primi minuti di vita

abbinando la voce al volto l'apprendimento è più veloce, ma fanno fatica se il volto è messo di profilo. I neonati hanno

capacità di apprendimento innate. L'apprendimento di caratteristiche del volto materno e il riconoscimento di tale volto

a poche ore dalla nascita sembra favorito dall'esperienza del neonato di vedere il volto della madre accompagnato dalla

voce. I neonati allattati al seno riconoscono e preferiscono l'odore ascellare materno così come il profumo della propria

madre a quello di altre donne sconosciute. Nella diade madre-neonati la particolare sensibilità agli stimoli sensoriali

provenienti dal partner è reciproca: le madri appaiono in grado di riconoscere il loro neonato dall'odore e dal contatto

tattile. I neonati e le loro madri possiedono quindi molteplici canali di comunicazione che assicurano gli inizi della

formazione di un legame affettivo e una precoce possibilità di entrare in contatto con l'esperienza dell'altro.

Apprendimento prenatale: già dalla venticinquesima settimana di gestazione il feto risponde a stimolazioni di tipo

uditivo modificando la propria attività motoria e cardiaca. La voce materna giungendo al feto attraverso i tessuti del

corpo della madre, è percepita molto meglio di qualsiasi altro stimolo acustico esterno. Nelle ultime settimane di

gestazione il feto è in grado di apprendere come il neonato.

IL PARADIGMA DELL'ABITUAZIONE: si basa sull'osservazione che la presentazione di uno stimolo percettivo non

familiare tende a produrre una risposta psicofisiologica e/o comportamentale nel neonato, ma che con la presentazione

ripetuta dello stesso stimolo l'iniziale risposta diminuisce progressivamente testimoniando un processo di abituazione

allo stimolo. Viene considerato come evidenza della capacità del neonato di formarsi una progressiva rappresentazione

mentale dello stimolo ripetutamente presentato. La procedura dell'abituazione è composta da due fasi:

1. fase dell'abiatuazione;

2. fase test.

IL PARADIGMA DELLA PREFERENZA: si basa sull'assunto che a parità di condizioni di presentazione di due stimoli

diversi, se il neonato orienta maggiormente lo sguardo o il capo verso uno dei due stimoli e fissa tale stimolo per un

tempo maggiore che per l'altro, si può presumere che il piccolo abbia discriminato i due stimoli e spontaneamente ne

abbia preferito uno.

IMITAZIONE NEONATALE:

Quando l'attenzione del neonato viene sollecitata da un adulto che, postosi faccia-a-faccia rispetto al piccolo, produce in

modo ripetuto particolari azioni facciali, il neonato tende ad imitare attivamente tali azioni (protrusione della lingua).

Studi hanno mostrato la presenza di tale capacità in neonati di pochi giorni e poche ore di vita. A meno di due giorni di

vita i neonati appaiono in grado di imitare espressioni facciali di emozioni quali la sorpresa, la tristezza e la gioia.

L'imitazione neonatale rappresenta un comportamento sociale che offre un canale privilegiato per le primissime forme

di comunicazione con l'altro e di apprendimento relativo alle persone. Il neonato impiega spesso un certo tempo prima

di produrre la risposta imitativa, tempo in cui sembra cercare i movimenti necessari per la risposta e tende a riprodurre

l'azione mostrata dall'adulto più volte. L'imitazione neonatale sembra emergere con facilità in situazioni in cui l'adulto,

che svolge il ruolo di modello, sollecita delicatamente e affettuosamente l'attenzione del piccolo, ma non altrettanto

facilmente in condizioni rigidamente controllate nelle quali il modello adulto offre sequenze ripetitive di espressioni

programmate senza supportare l'interesse del piccolo con un'interazione affettiva → all'infuori di un'interazione

comunicativa regolata affettivamente appare molto più difficile stimolare l'imitazione da parte di un neonato.

Alla base dell'imitazione neonatale c'è un bisogno radicato di comunicare con gli altri esseri umani e quindi l'imitazione

precoce è espressione di una predisposizione a entrare in contatto con gli altri. Il neonato legge il comportamento

dell'adulto come un invito a partecipare a uno scambio comunicativo e tende ad attendersi che l'adulto risponda a sua

volta all'imitazione.

Le risposte imitative dei neonati sono precedute e accompagnate da un'accelerazione della frequenza cardiaca mentre la

successiva ripetizione degli stessi movimenti di fronte al volto non responsivo dell'adulto è anticipata da decelerazione,

indice di attenzione e aspettative rispetto a uno stimolo.

L'imitazione precoce permette al neonato di sperimentare un primo senso di connessione con l'altro che può essere

considerato precursore dell'esperienza intersoggettiva.

L'imitazione neonatale suggerische che i neonati possono distinguere i movimenti del proprio corpo dai movimenti di

un'altra persona, e grazie alle sensazioni propriocettive percepite durante le proprie azioni, sviluppare un primitivo

senso del proprio corpo come entità differenziata nell'ambiente. → sviluppa una sorta di consapevolezza propriocettiva

di sé.

Percezione transmodale: fonte primaria dello sviluppo del rudimentale senso di sé percepito propriocettivamente.

Riesce a trovare le corrispondenze con gli altri esseri umani, tra quello che vede e la sensazione oggettiva del suo

movimento. → sensazione tattile della parte del nostro corpo che si muove.

Pattern di attenzione alle persone persone e agli oggetti: di fronte all'oggetto lo sguardo tende a essere fisso, stativo,

accompagnato soltanto da minime contrazioni dei muscoli facciali; di fronte alla madre l'attenzione appare regolata da

uno specifico ritmo d'interazione che alterna momenti di attenzione affettiva alla faccia della madre, accompagnati da

un progressivo incremento dello stato di attivazione. → già poche settimane dopo la nascita i neonati reagiscono

diversamente alle persone e agli oggetti, suggerendo la presenza di una predisposizione non solo a interagire

selettivamente con gli altri esseri umani, ma anche a riconoscere una somiglianza tra sé e gli altri esseri umani.

Quando attentamente sollecitato in un contesto d'interazione diadica, il neonato può discriminare ed imitare diverse

azioni facciali e vocali.

Evidenze empiriche:

tempo impiegato prima di produrre la risposta imitativa;

– vari tentativi: sforzo esplorativo e comunicativo;

→ smentiscono ipotesi imitazione neonatale come comportamento automatico.

L'ipotesi formulata da Meltzoff e Moore che concettualizza l'imitazione neonatale come un processo attivo di

progressivo “accoppiamento” all'azione dell'altro, reso possibile da un dispositivo innato di rappresentazione

sovramodale che connette ciò che il piccolo vede, o sente, con ciò che sente propriocettivamente, è oggi sostenuta dalla

scoperta dei “neuroni specchio” → cellule nervose, nella corteccia prefrontale, si attivano sia quando facciamo

fisicamente un'azione sia quando si osserva l'azione, e sono gli stessi neuroni che si attivano quando l'azione viene fatta.

2. LA TRANSAZIONE-CHIAVE DEL SECONDO MESE: LE ORIGINI DELL'INTERSOGGETTIVITA'

INTERAZIONE DI FATTORI BIOLOGICI ED AMBIENTALI NELLA TRANSIZIONE DEL 2° MESE

Nello sviluppo neurologico: progressiva organizzazione corticale (corteccia cerebrale continua ad entrare in funzione)

che sostituisce i meccanismi sottocorticali dominanti fino al primo mese di vita e l'esposizione a stimoli socialmente

rilevanti (volto umano, linguaggio)

predisposizioni innate del lattante;

– disponibilità di contesti d'interazione.

Si assiste a una diminuzione dei ritmi endogeni a favore dell'acquisizione si controllo endogeno → organizzazione

regolata dall'interazione con l'ambiente esterno.

RADICALI CAMBIAMENTI IN DIVERSI DOMINI DELLO SVILUPPO (neurologico, fisico, motorio, affettivo,

cognitivo-sociale)

Entro le 6-8 settimane:

Incremento del tempo di veglia vigile e comparsa “veglia attiva”;

– Sviluppo del controllo posturale della testa;

– Capacità di mantenere l'attenzione visiva e di esplorare sistematicamente le caratteristiche interne del volto

– umano; differenziazione espressioni di attenzione;

Comparsa del sorriso sociale;

– Comparsa del “cooing” (tubare) e dei movimenti labiali di “prelinguaggio”.

Nelle culture occidentali, che usano molto la parola, dove il faccia-a-faccia è apprezzato socialmente i genitori sono

gratificati al vedere il bambino che sembra rispondere. → protoconversazioni faccia-a-faccia che implica un'alternanza

di turni.

CAMBIAMENTI NELLA REGOLAZIONE DEGLI STATI COMPORTAMENTALI E DELLA MOTRICITÀ

Entro le 6-8 settimane il lattante mostra un cambiamento nella regolazione degli stati, con un incremento significativo

nella quantità di tempo trascorso in stato di veglia vigile, che arriva a occupare il 50-60% delle 24 ore giornaliere e

tende a concentrarsi nelle ore diurne. Entro il terzo mese di vita la veglia attiva caratterizza l'80% delle ore di veglia dei

lattanti ed è contraddistinta dal fatto che il lattante si mostra capace di coordinare movimenti diretti a uno scopo

producendo anche due pattern motori contemporaneamente e di iniziare nuove azioni. Lo stato di veglia tranquilla

invece decresce considerevolmente.

Il sonno attivo si riduce a favore del sonno calmo, durante il quale scompare l'attività ritmica del cervello che lo

caratterizza prima del secondo mese.

Se prima delle 6-8 settimane gli stati REM potevano verificarsi anche durante la suzione legata all'allattamento,

l'agitazione o il sopore, ora è insolito che ciò avvenga. La durata complessiva del sonno diminuisce ma la capacità del

lattante di dorme per lunghi periodi aumenta: il sonno tende a concentrarsi nelle ore della notte e il sonno notturno,

dopo i due mesi, tende ad assumere una forma bifasica con un periodo centrale di veglia di una certa durata (> 64

minuti).

Verso le 6 settimane si verifica un picco nella durata del pianto: indica una trasformazione nella funzione comunicativa

del pianto, che ora diviene strumentale, modulato da fattori ambientali e sociali.

Verso la fine del secondo mese si realizzano cambiamenti anche nello sviluppo del controllo della postura e della

motricità: il controllo posturale della testa rappresenta una condizione ci coinvolgimento del lattante nella

comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto ed è stato osservato entro le 9 settimane.

Verso la fine del secondo mese iniziano ad apparire anche movimenti degli arti più controllati.

SVILUPPO DELLE ABILITA' VISOMOTORIE

Nuove abilità viso-motorie emergono entro i due mesi di vita. Queste nuove abilità si possono ridurre a:

1. la capacità di mantenere l'attenzione visiva per un certo periodo di tempo;

2. la capacità di seguire uno stimolo in movimento in modo fluido attraverso movimenti oculari armonici;

3. l'accresciuta sensibilità agli stimoli collocati nel campo visivo nasale, connessa allo sviluppo dell'abilità di

esplorare le caratteristiche interne del volto umano.

Mentre i neonati ispezionano principalmente i contorni della faccia, i lattanti di 2 mesi ne esplorano con una certa cura

gli elementi interni, soffermandosi in modo rilevante sugli occhi.

Già a 4 settimane di vita i lattanti tendono a fissare gli occhi se la faccia che hanno di fronte è quella di un adulto reale.

Il lattante di 6-8 settimane può guardare direttamente gli occhi del partner e mantenere il contatto visivo. Il primitivo

controllo del proprio sguardo permette al lattante di modulare la direzione così da guardare direttamente la faccia del

partner, e di distogliere lo sguardo o monitorare il comportamento dell'interlocutore attraverso la visione periferica.

Il nuovo focus di attenzione agli elementi interni permette al lattante di raccogliere indizi percettivi relativi agli altri

umani e alle loro espressioni e di iniziare a riconoscerne le emozioni e gli stati affettivi.

COMPARSA DEL SORRISO SOCIALE

Sorriso sociale: sorriso suscitato da uno stimolo sociale quale il volto umani, entro la fine del secondo mese, rappresenta

l'indicatore più chiaro ed emozionante del passaggio dalla dominanza dei meccanismi adattivi endogeni a quella del

controllo esogeno. Non è una comparsa improvvisa .

I primissimi sorrisi esogeni sembra possano essere suscitati da leggere stimolazioni tattili e cinestetiche, da stimoli

uditivi sociali e non sociali e dalla voce umana. Entro le 5 settimane la combinazione di voce e faccia appare lo stimolo

più efficace per suscitare il sorriso dei piccoli.

All'udire una voce umana senza vedere una faccia il lattante di 6-8 settimane orienta il capo e lo sguardo per cercare la

fonte del suono e sorride soltanto dopo aver stabilito un contatto visivo con una faccia: è il semplice contatto visivo con

il volto umano a suscitare il sorriso sociale.

L'evidenza più forte della base innata del sorriso sociale viene dall'osservazione del comportamento dei lattanti ciechi

congeniti che a due mesi sorridono alla voce umana e alla stimolazione tattile.

Questo sorriso può diventare una potente espressione comunicativa che nell'interazione faccia-a-faccia con l'adulto

favorisce lo sviluppo e la condivisione di un'esperienza effettiva positiva.

COMPARSA DEL COOING E DEL PRELINGUAGGIO

Verso le 7-8 settimane di vita in molti lattanti si iniziano a osservare:

1. l'incremento, e un relativo prolungamento, dei suoni vocali emessi in stato di veglia tranquilla o attiva, cioè

non connessi a stati di pianto o agitazione;

2. la modulazione del tono dei suoni emessi;

3. la comparsa di gradevoli suoni che richiamano tonalità musicali e sembrano esprimere piacere e affetto

positivo;

La forma della bocca con cui viene emesso il cooing: bocca mediamente aperta col labbro superiore particolarmente

sollevato e proteso in avanti.

Vi sono due tipi di vocalizzazione:

1. suoni sillabici: caratterizzati da piena risonanza e modulazione di tono, si approssimano maggiormente alle

caratteristiche del linguaggio degli adulti e sono percepiti come più rilassati;

2. suoni vocalici: contraddistinti da risonanza nasale e tono basso.

Il lattante produce più suoni sillabici quando è mutualmente coinvolto in un contesto di comunicazione. La produzione

di vocalizzazioni sillabiche è associata positivamente con la comunicazione “simmetrica”: il mutuo coinvolgimento di

madre e lattante nell'interazione. Le vocalizzazioni positive sono significatamene più frequenti durante il contatto

oculare fra il lattante e il genitore, e suscitano da parte dei genitori risposte verbali/vocali.

Il nuovo coinvolgimento del lattante si osserva anche nella comparsa, verso le 6-8 settimane, di movimenti delle labbra

e della lingua prodotti in relazione sistematica ai segnali emessi dall'adulto, spesso senza emissione di suono. →

movimenti di PRELINGUAGGIO perchè sembrano esprimere una rudimentale intenzione di parlare con l'interlocutore.

Questi movimenti non appaiono connessi a particolare contenuto emozionale a eccezione della concentrazione, o dello

sforzo, a volte percepito.

GLI EFFETTI DEI CAMBIAMENTI DEL LATTANTE SUL COMPORTAMENTO DEGLI ADULTI

Le nuove risposte del lattante agiscono come un feedback positivo per l'adulto che inizia a rapportarsi al piccolo con

una maggiore tonalità affettiva e un '”intuitiva” sensibilità alle esigenze di quest'ultimo come interlocutore.

Il comportamento dell'adulto durante la comunicazione faccia-a-faccia con il lattante acquista alcune caratteristiche

particolari:

Esagerazione: l'esagerazione delle espressioni facciali di particolari aspetti del linguaggio e dei movimenti

– corporei rivolti al lattante. Un esempio è l'espressione di finta sorpresa, in cui gli occhi dell'adulto sono

spalancati, le sopracciglia sollevate, la bocca aperta ampiamente e la testa sollevata e rovesciata leggermente

all'indietro mentre l'adulto, lentamente emette un'esclamazione quale “oooooh” o “aaaaah”. → “caricartura di

una risposta di orientamento o di sorpresa”. Questa espressione si osserva quando il lattante volge lo sguardo

verso la faccia dell'adulto, segnalando la disponibilità di interesse all'interazione con quest'ultimo. In relazione

al linguaggio, l'esagerazione è riferita ai contorni prosodici: quando parla al lattante l'adulto innalza infatti il

tono della propria voce e produce escursioni tonali che sono più ampie di quando parla ad altri adulti.

Rallentamento e semplificazione: tendenza a rallentare ogni azione rivolta al lattante quale, per esempio, il

– sorridere o il muovere la testa dall'alto verso il basso in segno di approvazione. Mantenere, quindi, ogni azione

per un tempo più lungo di quello usato nella comunicazione fra adulti.

Ripetizione: ripetizione di una stessa parola o semplice frase con lo stesso contorno intonazionale e lo stesso

– ritmo diverse volte, e la ripetizione di una stessa azione o espressione facciale esagerata.

“Linguaggio diretto al lattante”: esagerazione del tono e dei contorni prosodici, emissione lenta, semplificazione e

ripetizione.

Le modificazioni del comportamento degli adulti nella comunicazione faccia-a-faccia con il lattante si possono

riassumere nell'accentuazione delle qualità affettive e temporali delle loro azioni comunicative, cioè un'enfasi che

avvicina le azioni comunicative dell'adulto alle capacità di comprensione affettiva del lattante di 2 mesi. → possono

favorire l'instaurarsi di una primitiva esperienza di contatto mentale con l'altro nel contesto della comunicazione faccia-

a-faccia.

LE ORIGINI DELL'INTERSOGGETTIVITA': Nell'esperienza di comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto

Pattern di comunicazione: richiamo dell'attenzione del lattante; comunicazione faccia-a-faccia con il lattante coinvolto

passivamente (solo con lo sguardo rivolto alla madre) o attivamente (con sorrisi, vocalizzazioni); consolazione.

La comunicazione faccia-a-faccia si sviluppa in modo non lineare, con un incremento tra le 4 e le 9 settimane, secondo

le singole diadi. Per tutte le diadi è stato messo in luce che il secondo mese segna anche l'inizio di un coinvolgimento

attivo nella comunicazione da parte del lattante: la durata di tale coinvolgimento nel secondo e nel terzo mese risulta

maggiore che nel primo.

Il cambiamento del livello di coinvolgimento del bambino, nel passaggio dal semplice sguardo rivolto alla faccia della

madre, a un'attenzione più viva accompagnata da azioni facciali in movimenti di prelinguaggio, tende a trasformare

profondamente il processo di comunicazione faccia-a-faccia.

Verso del 6-8 settimane la maggior parte della madri inizia a marcare queste azioni comunicative con ampi sorrisi e

vocalizzazioni di affetto positivo e approvazione, spesso imitando o ripetendo con particolare enfasi l'espressione che il

lattante ha appena accennato → il lattante può allora accennare a gorgheggi a cui la madre fa di nuovo da eco.

Entro queste sequenze di comunicazione diadica le azioni espressive del lattante non solo sono coordinate fra loro, ma

lo sono anche con quelle materne. Nell'alternanza dei turni le vocalizzazioni del lattante appaiono coordinate con i gesti

delle sue mani, con i sorrisi o con le azioni facciali quali il corrugamento o il sollevamento delle sopracciglia, con

rotazioni della testa e brevi allontanamenti dello sguardo dalla madre. → PROTOCONVERSAZIONI.

Dalle 6-8 settimane: “INTERSOGGETTIVITA' PRIMARIA”, prima esperienza condivisa di comunicazione

affettiva, contatto mentale tra il lattante e la madre/adulto reso possibile e regolato dallo scambio di emozioni.

Le evidenze di questa nuova esperienza di intersoggettività primaria, di un primo contatto mentale con l'altro-da-sè che

è contatto di affetti, senso di appartenenza affettiva condivisa, sono diverse:

1. durante le sequenze di comunicazione faccia-a-faccia il lattante tende a emettere risposte vocali associate ad

azioni facciali e movimenti delle mani e delle braccia. Le vocalizzazioni materne tendono a rispondere in

modo empatico alle espressioni del lattante;

2. tendenza del lattante a esprimere affetto positivo quando la madre durante l'interazione faccia-a-faccia lo

esprime: il piccolo tende a sorridere maggiormente quando la madre sorride rispetto a quando non sorride. Il

lattante tende a rispondere alla madre nell'espressione di affetto positivo sovrapponendo i propri gorgheggi alle

vocalizzazioni modulate sui toni elevati della madre. Durante le prime settimane di protoconversazioni anche

la madre tende a sovrapporre le proprie vocalizzazioni ai gorgheggi del lattante;

3. tentativi del lattante di imitare alcune espressioni materne, nonostante sia la madre a imitare più spesso il

piccolo. I tentativi di imitazione da parte del lattante si osservano durante i giochi faccia-a-faccia in cui la

madre produce suoni particolari, quale quello dei bacino o quello del cavallo, e il lattante ripete con lo stesso

ritmo la protrusione delle labbra o apre e chiude la bocca muovendo la lingua in chiaro tentativo di riprodurre

il suono udito. Si osservano nei movimenti delle labbra e della lingua, prodotti con sforzo di emissione sonora,

ripetuti tentativi di approssimazione al modello subito dopo a un periodo di attenzione concentrata sui

movimenti della bocca della madre. Quando ciò avviene, la madre ripete la vocalizzazione con particolare

enfasi e ampi sorrisi di riconoscimento che amplificano gli accenni di sorriso del lattante, in un crescendo di

emozione positiva in cui il lattante può anche sovrapporre alla vocalizzazione materna una nuova

vocalizzazione e sorrisi più aperti e divertiti.

IL PARADIGMA OSSERVATIVO: la metodologia è di tipo osservativo e si fonda sulla videoregistrazione e la

successiva analisi delle sequenze di comunicazione spontanea che hanno luogo fra la madre e il lattante. Le

osservazioni possono essere condotte in laboratorio o nel contesto naturale della abitazioni dei soggetti. La madre e il

piccolo vengono fatti sedere l'uno di fronte all'altro, nella posizione faccia-a-faccia che garantisce le condizioni ottimali

per la possibilità di contatto visivo, ossia il fatto che la posizione degli occhi della madre sia all'incirca alla stessa

altezza di quelli del piccolo e la distanza delle facce sia contenuta (circa 30 cm), così da permettere anche al lattante nei

primi mesi di vita un minimo livello di focalizzazione. Il lattante è solitamente posto in uno speciale seggiolino

reclinabile che gli permette libertà di movimento degli arti, e al tempo stesso fornisce un sostegno se il controllo

posturale e motorio del piccolo non è ancora sviluppato. Le osservazioni sono condotte soltanto quando il lattante è in

uno stato di veglia tranquilla e d'umore positivo, ed entrambi, sia la madre che il lattante appaiono disponibili per il

gioco sociale. Alla madre viene chiesto di comportarsi come naturalmente fa con il piccolo. Nel caso delle riprese in

contesto naturale, l'utilizzo di uno specchio sistemato dietro la testa del lattante, così da riflettere la faccia della madre,

permette di evitare l'uso di due telecamere. I comportamenti d'interesse (direzione dello sguardo, espressioni vocali e

facciali di ognuno dei due partner, tipi d'interazione osservabili quali il gioco faccia-a-faccia, il richiamo dell'attenzione,

la consolazione) sono codificati, rilevati sotto forma di categorie che ne consentono poi un'analisi quantitativa. Per

tecnica microanalitica si intende l'osservazione e l'analisi dei filmati a velocità rallentata attraverso una moviola

manuale che permette di rilevare ogni minimo cambiamento di comportamento, o fotogramma per fotogramma o a una

velocità preimpostata che permette di ottenere dettagliate informazioni su quali comportamenti occorrono, quando e per

quanto tempo nel corso della sequenza d'interazione. L'analisi spettrografica è l'analisi delle caratteristiche acustiche dei

suoni prodotti dai due partner.

3. DAI 2 AI 6 MESI: INTERSOGGETTIVITA' COME COMPARTECIPAZIONE AFFETTIVA NEL

CONTESTO DELLA COMUNICAZIONE FACCIA-A-FACCIA

INTERSOGGETTIVITA' PRIMARIA COME COMPARTECIPAZIONE AFFETTIVA

Dopo i due mesi, durante la comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto il lattante riesce a modulare la direzione del

proprio sguardo con maggiore padronanza.

Nel secondo mese la comunicazione faccia-a-faccia adulto-lattante era caratterizzata da una certa aurea di serietà data

dalla prevalenza dell'attenzione concentrata al volto dell'adulto. Nel terzo mese l'espressione di attenzione concentrata

sfocia in ampi sorrisi e vocalizzazioni di affetto positivo rivolti all'adulto e la comunicazione faccia-a-faccia si fa più

rilassata e giocosa.

La comunicazione faccia-a-faccia resta la modalità privilegiata d'interazione fra il lattante e l'adulto finchè, a partire dal

quarto mese, il crescente interesse del lattante sia verso parti del proprio corpo e di quello dell'interlocutore (mani), sia

verso il mondo degli oggetti inizia a spostare il focus d'interazione dal gioco faccia-a-faccia al gioco interpersonale più

complesso e al gioco con gli oggetti. → la comunicazione faccia-a-faccia sembra decrescere definitivamente verso i 5-6

mesi.

MUTUA REGOLAZIONE DI ATTENZIONE E AFFETTI

Nella comunicazione faccia-a-faccia adulto-lattante l'intersoggettività primaria si sviluppa come processo di MUTUA

REGOLAZIONE di attenzione e affetti o regolazione “bidirezionale”e tende a creare pattern di comunicazione

ricorrenti.→ il comportamento di ciascun partner è contingente o influenzato da quello dell'altro.

Ciascun partner può influenzare l'altro in modi diversi e in misura diversa; la regolazione è definita dalle probabilità che

il comportamento di un partner possa essere previsto da quello dell'altro; gli scambi comunicativi di tipo aversivo si

sviluppano attraverso un processo di mutua regolazione.

Entrambi i partner contribuiscono a strutturare lo scambio comunicativo:

le modalità prevalenti di regolazione da parte dell'adulto consistono nell'adattare le sue espressioni alle

– espressioni, alle azioni e al ritmo scandito dall'orientamento dello sguardo del lattante mantenendo l'attenzione

costante sul piccolo;

le modalità prevalenti di regolazione da parte del lattante consistono nella modulazione dell'orientamento del

– suo sguardo e della sua attenzione verso il volto della madre o lontano da lei.

L'adattamento delle espressioni di un adulto nello scambio comunicativo con il lattante si concretizza:

nel rispecchiamento affettivo: ripetizione enfatizzata o imitazione.

– Nella sintonizzazione degli affetti: messa in atto di un comportamento che esprime la qualità di un'emozione

– condivisa senza imitarne l'esatta espressione comportamentale (l'adulto può emettere una vocalizzazione della

stessa durata e della stessa intensità dell'espressione facciale di gioia del lattante).

Il passaggio delle espressioni di emozioni dal lattante all'adulto e viceversa permette l'esperienza di intersoggettività

primaria.

Modalità regolazione lattante:

avvio e mantenimento contatto visivo;

– segnalazione propri stati affettivi;

– risposte affettivamente contingenti;

– imitazione e/o ripetuti tentativi di limitazione.

Modalità regolazione adulto:

rispecchiamento, ripetizione enfatizzata;

– imitazione

– sintonizzazione affettiva;

– eventuale opposizione all'azione del lattante.

Adattamento reciproco costante tra l'adulto e il bambino.

Facilitare la comunicazione.

Modulazione dello sguardo del lattante:

Segnalazione:funzione di segnalazione. L'orientamento dello sguardo verso il volto della madre è considerato

– da lei un segnale di disponibilità all'interazione.

Regolazione degli input percettivi: regolare gli input percettivi provenienti dall'interlocutore. La durata della

– fissazione visiva è considerata una misura dell'attenzione visiva ed è ritenuta riflettere processi cognitivi di

elaborazione delle informazioni.

Regolazione dello stato fisiologico interno(livello di attivazione e intensità degli affetti): il lattante può ridurre

– il suo stato di attivazione distogliendo lo sguardo da uno stimolo che è troppo intenso o troppo discrepante

dagli schemi posseduti. Il piccolo può distogliere lo sguardo da uno stimolo ridondante e noioso per

incrementare il suo stato di attivazione. Il comportamento di evitamento dello sguardo durante la

comunicazione faccia-a-faccia può anche testimoniare il disagio del lattante di fronte a una stimolazione

eccessiva o a una richiesta di interazione troppo pressante da parte del partner.

Acquisizione di cognizione sociale: essere mezzo fondamentale attraverso cui il piccolo acquisisce conoscenza

– del mondo sociale. Il volto dell'interlocutore diviene luogo di segnali affettivi ai quali il lattante fa riferimento

per iniziare a monitorare il comportamento dell'interlocutore e formarsi delle aspettative al suo riguardo.

Strutturazione dialogica della comunicazione faccia-a-faccia:dare all'interazione una forma di scambio

– dialogico → strutturazione temporale della comunicazione faccia-a-faccia. L'adulto e il lattante si trovano

spesso a dover riparare un mancato coordinamento per ripristinare un livello di attivazione e affetto funzionale

alla comunicazione e in tale processo il lattante mostra di possedere precoci competenze comunicative.

COMPETENZE DEL LATTANTE NELLA COMUNICAZIONE FACCIA-A-FACCIA CON L'ADULTO

Durante la comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto già a partire dalle 6-10 settimane di vita il lattante mostra pattern


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Mecchina

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mecchina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Lavelli Manuela.

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