Comunicazione faccia-a-faccia tra madre e bambina
La comunicazione faccia-a-faccia tra una madre e la sua bambina ci mostra come a soli due mesi di vita un lattante, supportato dalla capacità di marcare e riflettere le sue espressioni, possa già coinvolgersi attivamente negli scambi di comunicazione affettiva. La madre e la piccola cercano di sintonizzarsi con le espressioni affettive del partner. Queste azioni contribuiscono a creare quel senso di connessione e compartecipazione affettiva che ci conduce alle origini dell'esperienza di intersoggettività.
Definizione di intersoggettività
Intersoggettività: vissuto di esperienza condivisa con un altro essere umano, o esperienza di contatto mentale con l'altro che ha luogo durante la comunicazione interpersonale nel corso del primo anno di vita. Capacità di essere in contatto con la mente dell'altro, pensando agli stati di esperienza soggettiva: emozioni, sentimenti, intenzioni, interessi, desideri, pensieri, progetti, credenze, conoscenze, false credenze; esperienza soggettiva che riguarda ognuno di noi. I bambini riescono a condividere stati di affetto, riescono a capire cosa sta succedendo a chi gli è di fronte.
Origini dell'intersoggettività
- Presenza di una primitiva forma di intersoggettività fin dal secondo-terzo mese di vita: nel contesto della comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto il lattante di sole 6-8 settimane è in grado di rispondere in modo contingente alle espressioni del partner. È un'intersoggettività semplice: il senso di connessione con l'altro si realizza attraverso una compartecipazione di stati affettivi che non è mediata ma avviene al livello della percezione diretta dell'espressione affettiva che l'adulto rivolge al piccolo. Percezione facilitata dal processo di rispecchiamento.
- L'esperienza di condivisione degli affetti come la base della condivisione di ogni altro stato mentale. Lo scambio di emozioni e affetti costituisce il mezzo e il contenuto delle prime forme di comunicazione tra il lattante e la madre in cui il comportamento del piccolo non è più regolato da un'organizzazione endogena. I lattanti più sensibili alla contingenza affettiva nel contesto della comunicazione diadica sono anche quelli che manifestano più coinvolgimento condiviso e capacità di seguire e influenzare l'attenzione del partner nei contesti triadici di comunicazione con l'altro durante l'esplorazione di oggetti.
L'intersoggettività ha origine nella comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto, che il lattante è in grado di sperimentare fin dal termine del secondo mese di vita. Grazie all'interazione tra i cambiamenti che avvengono nello sviluppo neurologico del piccolo e l'esposizione prolungata a stimoli socialmente rilevanti, quali il volto umano e il linguaggio, il lattante manifesta un nuovo livello di organizzazione comportamentale regolata dall'interazione con l'ambiente esterno che gli permette di vivere una prima esperienza di scambio affettivo con l'adulto.
Questo cambiamento appare favorito da predisposizioni innate, quali la discriminazione percettiva e le risposte preferenziali verso gli stimoli sociali, che si manifestano nel periodo neonatale. Nel contesto della comunicazione faccia-a-faccia con l'adulto, il lattante mostra di vivere una prima esperienza di intersoggettività come senso di compartecipazione affettiva. Nel corso del quinto e sesto mese, il focus di attenzione del lattante appare alternarsi tra gli oggetti di gioco e l'adulto. Attorno ai 6-7 mesi il lattante inizia a mostrare comportamenti di condivisione dell'attenzione per gli oggetti con l'adulto. La sua esperienza di intersoggettività si sviluppa condividendo azioni ed emozioni nei nuovi formati di gioco sociale caratterizzati da una struttura regolare e ripetitiva.
Tra i 9 e 12 mesi avviene una svolta radicale nello sviluppo dell'intersoggettività del bambino: inizia a seguire con curiosità la direzione dell'attenzione dell'adulto, a usare l'espressione affettiva dell'adulto come informazione sugli eventi nuovi e a condividere con l'altro attenzione, stati affettivi e intenzioni in relazione al mondo esterno.
Sviluppo fetale
- A 9 settimane gli organi del feto sono formati.
- A 18 settimane al feto si sviluppano: la coordinazione motoria, i riflessi, il tatto e il gusto.
- Sotto le 28 settimane se nasce è a rischio.
Il periodo neonatale: gli indicatori del preadattamento all'interazione sociale
Preadattamento: un neonato è adatto fin dalla nascita a un ambiente di contatti interpersonali, equipaggiato per interagire selettivamente con gli altri esseri umani. Questa predisposizione emerge sia nell'ambito delle capacità espressive e dell'organizzazione comportamentale del neonato, che in quello delle sue capacità percettive: il neonato appare dotato di un elaborato sistema di segnalazione dei suoi bisogni e dei suoi stati affettivi che agisce come potente richiamo dell'attenzione dell'adulto, un'organizzazione comportamentale caratterizzata da regolarità temporali che, rendendo prevedibile il comportamento del piccolo, facilitano l'instaurarsi di scambi precoci con l'adulto; il neonato appare dotato di un apparato percettivo adatto a discriminare e a orientarsi selettivamente verso i diversi tipi di stimolazioni provenienti dagli altri esseri umani.
Continuità nel comportamento pre- e post-natale
- Postura (raccolta, con gambe flesse sollevate): il neonato quando dorme non sta con le gambe o con le braccia tese. Nelle prime settimane di vita tende comunque ad avere la postura raccolta.
- Repertorio di movimenti: risposte alla stimolazione tattile (feto dalle 8 settimane), riflessi (feto dalle 12-14 settimane), risposte motorie a odori, suoni, luminosità (feto dalle 24-28 settimane) e coordinazione senso-motoria (feto dalle 28-30 settimane).
- Alternanza regolare di stati di sonno tranquillo, sonno attivo (REM) e veglia (feto dalle 28-30 settimane). L'organizzazione endogena dice che dorme da solo alternando un sonno tranquillo o un sonno lieve che viene identificato come sonno attivo che è in quello in cui si sogna perché le palpebre si muovono.
- Capacità di discriminazione percettiva complesse: riesce a vedere luci forti o a sentire suoni.
- Capacità di apprendimento: battito cardiaco, voce della madre, lingua materna.
Dalle 24-28 settimane il feto può reagire ad odori, sapori, suoni, luminosità ed entro l'ottavo mese manifestare un repertorio di stati comportamentali, movimenti e capacità di coordinazione senso-motoria simile a quella del neonato: può piangere, aprire gli occhi, sbadigliare, emettere suoni vegetativi, succhiarsi il pollice, e mostrare movimenti di aggiustamento posturale e di prensione.
Pattern ciclici di attività motoria spontanea (da 1 a 4 minuti), pattern di suzione-pausa che caratterizzano il riflesso di suzione (2 succhiate al secondo), pattern di alternanza regolare di sonno e veglia (ogni 40 minuti), compaiono dal sesto-settimo mese di vita fetale e dalla 32esima settimana di vita neonatale. La più forte evidenza di continuità pre- e post-natale è stata comunque individuata nei processi di apprendimento e di memoria che, nell'ambito dell'esperienza uditiva e olfattiva, appaiono attivi già a livello fetale e sembrano influenzare le successive risposte comportamentali del neonato.
Capacità uditiva: è stato mostrato che il feto riconosce la voce materna, poiché a tale stimolo reagisce con significativa decelerazione della frequenza cardiaca; reagisce nello stesso modo quando gli viene presentata una voce maschile, mostrando di saper distinguere la voce femminile da quella maschile; il neonato di soli 2-4 giorni, di fronte alla possibilità di udire la voce della madre o quella di un'altra donna sconosciuta succhiando in modi differenti una tettarella, impara come succhiare per riprodurre la voce materna e la riproduce più frequentemente dell'altra voce; il neonato preferisce la voce materna a bassa frequenza, cioè come la sentiva in utero; preferisce una storia letta quotidianamente dalla madre nell'ultimo mese di gravidanza a un'altra storia letta dalla madre; preferisce la lingua materna a un'altra lingua sconosciuta; è capace di decodificare gli indizi emozionali trasmessi dalla voce umana.
Feto di 37 settimane: discrimina voci diverse, voce materna (Fifer e Moon, 1995), voci femminili e maschili (Lecanuet et al., 1995), e sequenze di sillabe diverse. Nato pretermine di 34 settimane: discrimina voci femminili e maschili, e voci da brani musicali (Giovanelli et al., 1993). Neonato di 2-4 giorni: discrimina e preferisce: voce materna a quella di un'altra donna (De Casper e Fifer, 1980); storia ripetutamente letta in gravidanza a un'altra storia (De Casper e Spence, 1986); linguaggio diretto ai bambini a quello diretto agli adulti (Cooper e Aslin, 1990); discrimina anche due parole bisillabiche differentemente accentate ma foneticamente uguali (es., "mama" vs "ma'ma", Sansavini et al., 1997).
Capacità olfattiva: il neonato di 4 giorni si orienta preferenzialmente verso l'odore del liquido amniotico materno piuttosto che verso quello del latte in formula; attraverso l'espressività facciale, manifesta risposte edoniche positive agli odori introdotti in utero attraverso la dieta materna nelle ultime due settimane di gravidanza. L'abilità di apprendimento prenatale potrebbe essere letta come funzionale all'adattamento post-natale del neonato.
Sistema elaborato di segnalazione sociale
I neonati sono in grado di segnalare tutte le situazioni in cui possono avere bisogno dell'adulto.
- Pianto: sistema di segnalazione degli stati interni del bambino; dopo la nascita il neonato manifesta diversi tipi di pianto associati a diversi tipi di disagio (fame, stanchezza, dolore) distinguibili in base alle caratteristiche acustiche e alla lunghezza delle singole fasi che compongono qualsiasi pianto. Fase espiratoria, fase di riposo, fase inspiratoria, fase di riposo. Pianto di dolore: fase espiratoria molto lunga; pianto di irritazione: fase di riposo lunga. Le donne possono percepire le differenze tra i pianti di dolore e gli altri tipi di pianto dalle espressioni facciali del neonato. Il pianto per dolore o fame tende ad essere confuso anche da adulti che sono madri o padri. Il pianto è diverso a seconda del motivo. Verso la fine del primo mese si aggiunge un pianto che esprime un bisogno di attenzione.
- Espressioni facciali: fin dalle prime ore di vita sono state osservate risposte facciali differenziate alla somministrazione di sapori amari, acidi e salati, dolci e non dolci: arricciamento del naso e sollevamento del labbro superiore (soluzione non dolci = disgusto); protrusione delle labbra (soluzione acida); apertura della bocca (soluzione amara). Nell'ambito delle espressioni di affetto negativo, oltre al pianto, viene osservata l'espressione di broncio (= sollevamento del mento che spinge all'infuori il labbro inferiore).
- Sorriso endogeno: espressione che segnala uno stato di benessere del neonato, identificato dal sollevamento obliquo degli angoli della bocca a labbra chiuse o parzialmente aperte; compare durante il sonno attivo o lo stato di transazione dalla veglia al sonno dopo pasto.
- Espressioni edonicamente neutre: manifestate durante lo stato di veglia tranquilla; sollevamento e corrugamento delle sopracciglia, apertura degli occhi, parziale apertura della bocca esprimono concentrazione dell'attenzione; sono segnali di disponibilità e interesse all'interazione con l'adulto che gli è vicino.
Organizzazione temporale
Facilita l'instaurarsi di pattern di comunicazione con l'adulto; la madre riesce ad organizzare i suoi tempi a quelli del bambino. Cicli sonno veglia e alternanza suzione-pausa durante l'allattamento sono regolarità che rendono prevedibile il comportamento del neonato, facilitando l'instaurarsi di pattern d'interazione con l'adulto. Interazione madre-neonato durante l'allattamento: le madri tendono a stimolare il neonato alla suzione o a parlargli quando il piccolo è in pausa tra una sequenza di succhiate e la successiva, e la stimolazione materna tende a prolungare le pause; quando la stimolazione materna si arresta rapidamente il neonato riprende a succhiare in più breve tempo che senza stimolazione o con stimolazione prolungata. Dialogo con alternanza di turni tra la madre e il neonato. I neonati di madri depresse tendono a succhiare il doppio di quelli di madri non depresse.
Organizzazione endogena del neonato
Favorisce l'adattamento all'ambiente ed influenza il comportamento dell'adulto. Questa regolarità c'è anche nel ritmo veglia/sonno.
Riflessi e movimenti ritmici prodotti da generatori interni
- Riflesso di grasping, o presa della mano e del piede: se noi mettiamo uno stimolo alla manina del neonato lui ci stringe il dito.
- Riflesso di rooting, o rotazione del capo: se mettiamo un dito vicino alla bocca del neonato si volta immediatamente per succhiarlo.
- Riflesso di suzione: si attiva appena ruota la bocca per succhiare.
- Riflesso di stepping, o marcia automatica: se lo teniamo sotto le ascelle cammina nel vuoto, e dura solo per i primi mesi.
- Riflesso di Moro: quando si batte dove loro sono e loro alzano le braccia come a volersi aggrappare.
Ritmi endogeni: ritmo sonno-veglia, pattern attività-pausa, che coordinano con i ritmi provenienti dall'esterno.
Stati comportamentali
- Sonno calmo: addormentati.
- Sonno attivo: leggero che coincide con i sogni.
- Veglia tranquilla: svegli e non piangono.
- Veglia agitata: svegli e piangono perché hanno fame, o sono sporchi, o hanno male.
- Pianto: stato normale per segnalare che hanno bisogno di qualcosa.
Competenze percettive e cognitive del neonato
Percezione visiva
- Poverta di acuità visiva, ma messa a fuoco alla distanza ottimale di circa 20-30 cm.
- Attenzione per i contorni esterni (ma anche per le caratteristiche interne di uno stimolo se sono in movimento o se lo stimolo è una faccia schematica).
Attenzione selettiva e risposte preferenziali agli stimoli sociali
- Attenzione selettiva: spontanea preferenza verso gli stimoli strutturati (Fantz e Miranda, 1975) in movimento ad alto contrasto, curvilinei, tridimensionali, in prospettiva frontale; requisiti appartenenti al volto umano.
- Configurazione schematica di una faccia preferita a configurazione che contiene gli stessi elementi disposti in modo innaturale.
- I neonati guardano più a lungo e più volte una foto di un volto con occhi aperti piuttosto a foto di un volto con occhi chiusi.
- I neonati guardano più a lungo e più volte una foto di un volto con lo sguardo frontale piuttosto a una foto di un volto con lo sguardo rivolto altrove; i neonati appaiono pronti a cercare non solo volti umani ma in particolare volti di persone che comunichino con loro.
- Il volto umano rappresenta lo stimolo più complesso e attraente che il neonato incontra nella sua esperienza: è uno stimolo tridimensionale, possiede contorni marcati e nitidi (confine tra fronte e capelli) ed elementi interni di contrasto (occhi e bocca), si muove (movimenti interni degli occhi e della bocca, cambia posizione), ed è asimmetrico; possiede tutte le caratteristiche preferite.
- Suono voce umana preferito a suoni non-umani con caratteristiche acustiche simili. I neonati di soli 2-4 giorni riescono a discriminare lingue diverse e a preferire la propria lingua ad altre lingue straniere. Il linguaggio costituisce una base fondamentale dell'interazione sociale.
Esperimento di Johnson e Morton (1991)
È stato mostrato che soltanto 9 minuti dopo la nascita i neonati orientano la testa e gli occhi più a lungo per seguire uno stimolo bidimensionale con le caratteristiche schematiche di un volto, piuttosto che uno stimolo contenente le medesime caratteristiche (occhi, bocca, naso, sopracciglia) disposte in modo innaturale. Secondo Johnson e Morton questi risultati dimostrerebbero che il volto rappresenta uno stimolo speciale per i neonati perché questi ultimi possiederebbero un dispositivo innato di discriminazione del volto alla disposizione spaziale degli elementi che costituiscono lo schema che ne orienta l'attenzione verso i volti. Hanno rilevato che non solo i neonati non sono interessati a quelli vuoti, ma anche la faccia con gli stimoli mescolati mostra meno attenzione. Sono predisposti a orientarsi e preferire le facce, verso i pattern della faccia umana.
Riconoscimento e preferenza per la faccia della madre, la voce della madre, l'odore della madre
I neonati hanno una visione periferica; sono attenti ai contrasti, sensibili ai contorni. Elementi di contrasto: occhi e bocca, qualcosa che si muove, che fa contrasto di colore e dal quale escono degli stimoli. Nei primi minuti di vita abbinando la voce al volto l'apprendimento è più veloce, ma fanno fatica se il volto è messo di profilo. I neonati hanno capacità di apprendimento innate. L'apprendimento di caratteristiche del volto materno e il riconoscimento di tale volto a poche ore dalla nascita sembra favorito dall'esperienza del neonato di vedere il volto della madre accompagnato dalla voce. I neonati allattati al seno riconoscono e preferiscono l'odore ascellare materno così come il profumo della propria madre a quello di altre donne sconosciute. Nella diade madre-neonati la particolare sensibilità agli stimoli sensoriali provenienti dal partner è reciproca: le madri appaiono in grado di riconoscere il loro neonato dall'odore e dal contatto tattile. I neonati e le loro madri possiedono quindi molteplici canali di comunicazione che assicurano gli inizi della formazione di un legame affettivo e una precoce possibilità di entrare in contatto con l'esperienza dell'altro.
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