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IL MALE NECESSARIO

Il Male necessario – etica ed estetica sulla scena contemporanea ha lo scopo di analizzare il senso

del male nella produzione artistico-letteraria dei nostri giorni, riportando l’esperienza del male dalla

dimensione etica a quella estetica.

1° CAPITOLO

1.1 Nel 1793, con La religione entro i limiti della sola ragione, Kant fornisce una nuova

interpretazione del male. Mentre prima si cercava di indagare sulle origine e le cause del divagare

del male, furia cieca e distruttiva, con Kant si comincia a pensare che «l’uomo stesso […] è l’autore

del male».

Le esperienze artistiche contemporanee esibiscono un male sempre più radicato e dilagante, che

però ha perso la sua antica connotazione “scandalosa” e negativa per assumere sembianze sempre

più umane, poiché provenienti da traumi passati.

Baudelaire e Dostoevskij, protagonisti della letteratura ottocentesca, posero al centro della loro

riflessione artistica il Male. Il primo, con Les fleurs du mal (1957); Dostoevskij, invece, analizza

ogni sfaccettatura del male nella propria produzione narrativa.

La differenza tra questi due artisti rispetto alla concezione contemporanea è che Baudelaire e

Dostoevskij rivendicano il Male come un valore. Nelle loro opere c’è un titanismo del male, infatti

tutti i personaggi che incarnano una malvagità estrema sono degli eroi.

Per Baudelaire, differentemente da Kant, il Male è frutto consapevole e intenzionale della ragione.

La degradazione dell’età contemporanea è richiamata ad ogni passo. Baudelaire, il poeta maledetto,

definisce la “coscienza del male” quella coscienza che vede nel male il suo impulso primario e ne

riconosce il suo profondo valore, perché nel male risiede l’unico antidoto contro i paradossi della

borghesia.

Nelle opere di Dostoevskij viene presentato un male con una dirompente forza di seduzione, dove il

bene e il mare sono in continua oscillazione e la realtà è animata dalle dissonanze più estreme.

Raskòl nikon, protagonista di Delitto e Castigo, è pronto ad ammettere che il bene è solo una

sospensione temporanea di quel male, che ritirandosi, lo rende possibile.

Nell’Idiota viene presentata un’immagine del male che irrompe e sommerge anche chi vorrebbe

arrestarlo.

Nei suoi ultimi due romanzi, I Demoni e i Fratelli Karamàzov, Dostoevskij analizza

minuziosamente gli effetti trainanti del male.

I personaggi rappresentano il male, dove il gesto criminale non conosce colpa, in quanto si ritiene

l’evento per eccellenza.

1.2 Non c’è scampo al male. Si è diffuso con intensità negli uomini comuni, perché il male è parte

integrante della chimica dei sentimenti, rientra tra gli impulsi connaturati della coscienza. Il male

rappresenta la normalità.

Kafka e Proust possono essere considerati i diretti discendenti di Baudelaire e Dostoevskij. Il male,

per questi due artisti, è diventato l’unico “ingrediente” che tiene unita la comunità umana, altrimenti

del tutto disarticolata.

Kafka diceva che «solo il male ha coscienza di se stesso». Il male è autonomo, è dislegato dalle

singole azioni e segue delle proprie leggi che per Kafka rimangono misteriose. Nessuno può opporsi

al male. E’ indistruttibile ed eterno.

Anche per Proust il male è una componente del tutto naturale nell’assetto fisiologico dei sentimenti.

Beckett, in apertura del saggio giovanile del 1931 dedicato a Proust, afferma che il Tempo è

inesorabilmente legato al male, poiché miete vittime e genera carnefici. Infatti i personaggi di

Proust vivono in un perenne stato di insoddisfazione, schiavi di una dannazione e di una salvezza

declinata sempre al futuro e mai realmente intravista nel presente.

Il ruolo del male è quello di garantire una chance di sopravvivenza a queste vittime, che si

trasformano da servi della passione in suo padrone, tentando di resistere all’interminabile scorrere

del tempo. Bisogna dimorare nella crudeltà e nel sadismo, che si dimostrano assolutamente

necessari, se non indispensabili.

Adorno, in un suo saggio, si è appellato alla ciclicità del male, dove non esiste un ultima e finale

sventura, perché ne esiste un’altra sempre pronta a subentrare.

Gadda parla di un “Male invisibile”, perché localizzato ovunque.

Dürrenmatt, invece, tenta di decifrare la natura enigmatica del male, eccedente le convenzionali

regole del diritto e della giustizia.

Oramai la scrittura e il male sono indissolubilmente legati tra loro.

2 CAPITOLO

2.1 A partire dal secondo Novecento, il male sembra essersi trasformato in un semplice oggetto di

descrizione e i confini tra il bene e il male vengono sottoposti ad una progressiva cancellazione.

Houellebecq parla di “distacco sensoriale”o deformazione percettiva, quella tonalità intellettiva

che permette di compiere e subire il male con irresponsabilità.

Michel e Bruno, protagonisti delle Particelle elementari, hanno due caratteri profondamente

diversi; il primo è un biologo di grande rinomanza, mentre il secondo è assillato da un’avidità

sessuale incontenibile. Entrambi, però, non riescono a stringere qualsiasi forma di relazione.

Annabelle è legata a Michel da una lunga e frustrante attesa sentimentale, mentre la relazione tra

Christiane e Bruno è nata e cresciuta in funzione di un desiderio brutale.

Alla fine le due donne finiranno per suicidarsi, nella completa indifferenza di Bruno e Michel,

imprigionati da tale estraneità emotiva.

Ma non si può condannare i due protagonisti. Michel vive in uno stato di completa inerzia, non

desidera nulla, vive nel vuoto. Bruno, invece, vive in funzione di un’ossessiva eccitazione erotica

(“desiderio sessuale allo stato bruto”).

Particelle elementari mostra come il male è il risultato della deformazione percettiva, ovvero la

mancanza di investimenti e sentimento verso la realtà.

Questa pulsione rimanendo inappagata, finisce per diventare un impulso essenzialmente distruttivo.

La libido sessuale, diceva Lacan, è «un surplus che rende vana ogni soddisfazione del bisogno là

dove essa ha luogo».

La foto del 1992 di Cindy Sherman, Untitled #263, rappresenta perfettamente la deprivazione

sensitiva in cui vive Bruno. Egli vede in Christiane solo il proprio oggetto erotico e non riesce ad

andare oltre l’individuazione sessuale.

Bruno e Michel vivono in funzione di pulsioni, di particelle elementari, slegate tra loro e che non

permettono una visione d’insieme della realtà.

Nell’imprevedibilità del male regna sovrana l’insensatezza. Il male si annida nelle fibre più intime

del tessuto percettivo, traducendo la realtà in forme arbitrarie. Ma il male, come abbiamo visto, non

è legato solo alla violenza fisica.

Michel, protagonista del romanzo Piattaforma, pubblicato nel 2001 da Houellebecq, come Bruno,

trova nel desiderio sessuale allo stato bruto una funzione totalizzante.

Il corpo di Valérie, la donna di Michel, si presenta agli occhi dell’uomo come un assemblaggio di

immagini parziali legate sempre alla sfera sessuale. La realtà di Michel, come quella dei

protagonisti di Particelle elementari, è una realtà distorta, allucinatoria, fittizia.

E lo stesso vale per i protagonisti del film Antichrist di Lars von Trier. E’ impossibile sfilarsi dal

nodo che si avvita intorno ai corpi di chi viene soggiogato dal desiderio sessuale.

Nel prologo i due coniugi vengono ripresi durante un amplesso quasi selvaggio, animato da una

pulsione irresistibile. Nel loro tracotante isolamento risiede il germe del male; nella stanza accanto

il figlio sale sul tavolo e si getta dalla finestra che il vento aveva aperto.

Da qui inizia il violento confronto tra l’uomo e la donna. Quest’ultima tenta di trovare

un’impossibile riconciliazione attraverso la sessualità, sempre più selvaggia e aggressiva, poiché il

male ha ormai soggiogato la donna.

Alla fine, il groviglio di pulsioni insensate spingerà l’uomo ad uccidere la moglie.

Erika, invece, protagonista del film La Pianista, di Michel Heneke, tenta di sottrarsi a questo

desiderio allo stato bruto, finendo però per sacrificare se stessa. Il male si presenta in questo caso

sotto l’aspetto di una rinuncia spietata; Erika infatti, liberatasi del giovane Walter, che provava una


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.vannelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e arti visive e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Mazzarella Arturo.

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