L'umiltà del male
Prologo
Il male, nella sua lunga sfida contro il bene, riesce a partire con un margine di vantaggio difficile da annullare. Il vantaggio del male dipende dalla sua “umiltà”, dalla sua antica confidenza con la fragilità dell’uomo, che gli permette di usarla ai propri fini (infatti, chi lavora sulle tentazioni conosce sicuramente le nostre debolezze). Il bene è preso dall’ansia di raggiungere le sue vette e finisce spesso per voltare le spalle all’imperfezione dell’uomo, lasciandola tutta nelle mani delle strategie del male. I santi, nella loro scalata verso il bene, si accontentano di essere minoranza; il male ha scelto allora la maggioranza degli uomini e lavora su di essa, interrompendo tutte le vie di collegamento con i migliori. L’attenzione dell’Inquisitore per i più deboli nasce dal desiderio di usarli per i propri disegni. Oggi è un eroe chi esibisce la propria volgarità. Siamo in un mondo di tentazioni, di incontentabile e di concentrazione ossessiva su noi stessi, tutti orgasmi del presente. Nessuno di noi è perfetto: siamo finiti e fragili.
La debolezza e il potere
La verità dell'inquisitore
Il potere pervade l’esistenza degli uomini. La questione del potere è indagata anche nella Leggenda del Grande Inquisitore. Nel quinto libro dei Fratelli Karamazov il Grande Inquisitore e Cristo sono rispettivamente il male e il bene, ma a una lettura più attenta ci accorgiamo che la distinzione non è così netta, al contrario: i confini tra male e bene sono sfumati e incerti (come nella zona grigia di Primo Levi); il male non rimane fermo, ma è mobile e inquieto, capace di diffondersi e dialogare oltre i suoi originari confini. Ma come mai il male è così resistente, capace di penetrazione capillare, continuamente in grado di riemergere anche laddove sembrava fosse stato sconfitto?
Nella Leggenda del Grande Inquisitore è estate e Cristo torna sulla terra per fare miracoli, ma viene poi arrestato dal Grande Inquisitore. Quando l’Inquisitore va a trovare Cristo prigioniero, nel suo monologo (Cristo non replicherà mai) si rivolgerà al prigioniero con il tu. Cristo è prigioniero non di un potere estraneo alla religione cristiana, ma di un prelato che deriva la propria autorità dalla sua predicazione. Infatti l’Inquisitore vuole mantenere la sua autorità e una nuova venuta di Cristo “conosciuta” la minerebbe troppo. Secondo l’Inquisitore ogni aggiunta alla verità originaria di Cristo avrebbe l’effetto di togliere agli uomini quella libertà che proprio Cristo aveva posto al centro del suo modo di proporre la fede.
Secondo l’Inquisitore, Cristo ha sbagliato quando ha lasciato libertà di fede, perché ha proposto agli uomini un compito del tutto superiore alle loro forze: gli uomini non sono fatti per la libertà perché non ne sono all’altezza. Per dimostrare a Cristo che la libertà di fede non funziona, l’Inquisitore gli ricorda le tre tentazioni che Satana gli aveva proposto nel suo soggiorno nel deserto: la conversione delle pietre in pani per rendere più convincente la sua predicazione; quella di tuffarsi nel vuoto per far sì che gli angeli accorressero in volo per salvarlo; quella dell’offerta del dominio sul mondo. Cristo rifiutò tutte le tre tentazioni perché cedervi avrebbe significato conquistare gli uomini, non sollecitarli alla libera scelta della fede. Si doveva insomma scegliere la fede non per spettacolarizzazione o miracoli, ma per sentita necessità.
Secondo l’Inquisitore questa concezione alta ed esigente della fede è del tutto sproporzionata rispetto alla reale capacità dell’uomo. La fede richiesta da Cristo è in realtà rivolta solo a una minoranza, a “dodicimila per ogni generazione”, ma secondo l’Inquisitore, questi uomini più che uomini sono dei. La Chiesa si è occupata di tutti gli altri uomini. L’Inquisitore critica quindi l’aristocratismo etico di Cristo in nome di un amore per gli uomini più pieno e realistico, di un amore capace di tenere conto della loro debolezza, senza rimuoverla e condannarla, ma venendo incontro a essa. La Chiesa è andata oltre Cristo, incontro agli uomini non criminalizzando la loro debolezza etica, ma accogliendola con indulgenza.
Secondo l’Inquisitore l’uomo dalla libertà ricava solo incertezza, angoscia e smarrimento. L’uomo vuole il miracolo, il mistero, l’autorità, proprio quei beni che Cristo ha rifiutato nel deserto. Gli uomini non saranno mai liberi perché sono deboli, pieni di vizi. La Chiesa ha infatti restaurato la forza del mistero, del miracolo e dell’autorità. La Chiesa vuole salvare tutti quanti. E se per fare questo è costretta a ingannarli promettendo loro la vita eterna ben sapendo che si tratti di una menzogna, sarà comunque capace di regalare agli uomini la felicità. La Chiesa mente, ma lo fa per rendere felici gli uomini. Gli uomini vogliono essere liberati dalla loro libertà, vogliono essere rassicurati, sottomessi alla forza del miracolo, del mistero e dell’autorità.
I pericoli dell’aristocratismo etico
La storia narrata dall’Inquisitore rappresenta solo una certa forma di potere oppure è la radice che alimenta ogni potere? L’Inquisitore rimprovera a Cristo un errore di generosità nei riguardi degli uomini. Il vantaggio dell’Inquisitore (che gli ha permesso per quindici secoli di occupare lo spazio della predicazione evangelica sostituendo a questa una macchina di potere) sta nella sua visione più realistica dell’uomo. È Ivan che racconta la storia del Grande Inquisitore con l’intenzione di andare contro Cristo, ma Alioscia nota che in realtà con questo racconto sta esaltando Gesù descrivendo gli esponenti peggiori del cattolicesimo.
L’Inquisitore infatti ha sminuito le azioni di Cristo per far tornare i conti del suo ragionamento. Secondo l’Inquisitore chi sta con gli ultimi deve essere capace di confrontarsi anche con le loro debolezze, con il loro bisogno di certezze e di sottomissione. Alioscia allora crede che la figura dell’Inquisitore sia troppo costruita per essere reale, e rifiuta l’idea della Chiesa come insieme di uomini che si sarebbero fatti carico dei peccati di tutti per renderli felici. In più, non è detto che siccome solo pochi riescono a raggiungere la beatitudine morale, allora gli altri sono destinati allo smarrimento. Anzi, potrebbero essere più motivati a comportarsi eticamente. Per questo per Cristo è fondamentale la libertà. Alioscia però non...
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