STORIA E GLOBALIZZAZIONE
parte prima: tramonto dell’Eurocentrismo
Dalla civiltà alle civiltà
Alle origini della nostra storia
Lisbona 1755
Il terremoto di avvenuto nel ha segnato un passaggio fondamentale per lo sviluppo di
una nuova visione più moderna della storia. Rappresenta, infatti, un evento drammatico che ha toccato
profondamente la storia europea e il suo successivo sviluppo.
Questo terremoto, infatti, influì sulla polemica tra Bossuet e Voltaire . Il primo vedeva la storia come
un corso universale di eventi umani guidati dalla Provvidenza. Esisteva dunque una mente superiore
che guidava gli eventi. Voltaire,invece, negava l’influenza di forze esterne e si proponeva di passare a
una visione solamente umana della storia. Anche lui però riteneva esistesse una legge universale
nascosta della storia, da intendersi come il concatenamento degli eventi verso il compimento della
civiltà. Alla Provvidenza fu sostituito il progresso.
Con l’evoluzione della storia si comincia ad avere la certezza di un’esistenza certa di una
concatenazione interna degli eventi, ovvero un legame necessario fra passato e presente.
Kant
Anche laicizza la storia e propone una ricostruzione degli eventi in base alla concreta esperienza
dell’ uomo. Anch’egli credeva nell’esistenza di leggi universali che controllano l’andamento della
storia. L’intervento della natura sostituisce la Provvidenza. La natura guida gli uomini a realizzare un
ordine civile universale. Il fine della storia è realizzare quest’ ordine.
In Voltaire e Kant la storia è vista come progresso e anche storia universale. Il progresso comporta un
nesso tra presente e passato, presupponendo un futuro che riepiloga tutto il passato.
Tra XIX e XX secolo si sviluppa il cosiddetto eurocentrismo . L’Europa viene vista al centro del
progresso della civiltà umana. Si riconosce, dunque, la superiorità europea e l’inferiorità delle altre
civiltà.
spazio tempo
Il legame tra e nasce per soddisfare il problema del nesso che lega le esperienze dei
diversi popoli facendole convergere verso l’unità. I diversi livelli di civiltà (collocati in spazi diversi)
corrispondono a diversi stadi della stessa civiltà umana (collocati in momenti diversi).
Herder
tra il 1784 e il 1781 pubblica le Idee per la filosofia della storia dell'umanità. Viene qui
espressa l’idea di storia come unico progresso della civiltà, che si svolge in luoghi e tempi diversi,
prima in Asia e poi in Europa. Esiste una legge profonda del progresso, per cui tutta la vicenda umana
segue una logica ascendente: ciò che viene dopo è superiore a ciò che viene prima.
L’esigenza di universalità della storia crea un confronto tra l’idea di contemporaneità
(cronologicamente ) e non contemporaneità (storicamente). Dunque ciò che avviene in Oceania nel
700 non è storicamente contemporaneo a ciò che succede in Europa nello stesso periodo.
Preglobalizzazione
Nel Novecento la dilatazione degli orizzonti, ovvero la scoperta dell’esistenza di tante realtà
extra-europee, ha fatto perdere centralità all’Europa.
Si può parlare in questo periodo di preglobalizzazione, cioè un’intensificazione dei collegamenti
che ha reso sempre più contemporanei eventi in aree lontane.
Si comincia quindi a denunciare la visione di una storia universale eurocentrica.
Max Weber rifiutava l’idea di universalità della storia, dove la civiltà europea era superiore, mentre
riconosce l’importanza dell’Europa verso il cammino della modernizzazione.
La rivoluzione degli spazi ha mutato anche il modo di percepire la dimensione temporale. C’è una
maggiore percezione della simultaneità tra gli eventi, grazie allo sviluppo delle comunicazioni e delle
reti di trasporto. Si comincia a percepire una funzione sociale del tempo, che permette di tenere in
contatto le relazioni umane (es. Razionalizzazione del tempo pubblico per avere riferimenti comuni) e
inoltre cambia il modo di percepirlo. Nel Novecento acquisiscono importanza la soggettività, la
relatività e la particolarità. In letteratura Wilde, Proust, Joyce e Kafka, in arte Paul Cezanne e in
filosofia Bergson, hanno dato molto spazio all’analisi dei diversi tempi personali.
soggettiva”
Si può parlare di “storia , passando ad un approccio più psicologico della storia, dove il
soggetto della storia coincide con il suo oggetto. Benedetto Croce, non erroneamente, diceva che la
storia è vita.
Tramonto dell’ Occidente
《 》
Ci furono molte reazioni negative alla rivoluzione del tempo e dello spazio e del crollo dell’egemonia
europea. Con la Prima Guerra Mondiale, l’Europa è stata costretta a fare i conti con nuove presenze.
Le conseguenze furono lo svilupparsi di sentimenti melanconici, di rimpianto del passato e
l’intuizione che da questo declino potessero aprirsi nuove strade.
l’opera,
Spengler
con Il Tramonto dell’Occidente, pubblicata tra il 1918 e il 1922, afferma che la
civiltà europea ha esaurito la sua parabola ascendente, ma che questo declino avrebbe coinciso con
una fase di dominio imperiale su tutto il mondo. Secondo Spengler la visione eurocentrica ritrae la
vanità dell’uomo occidentale. Per l’autore, ogni civiltà - ne identifica 8 - ha un inizio, uno sviluppo
ed una fine. Ma la civiltà occidentale è l’unica che perdura nell’epoca contemporanea (le altre sono
già finite) e dunque anche qui è implicita una supremazia dell’Europa. Il tramonto occidentale sarebbe
stato dunque un tramonto dorato.
La storia universale esprime l’identità europea e la sua supremazia nel mondo.
Husserl , con l’opera La crisi delle scienze europee, sostiene che la crisi dello storicismo coincide con
uno smarrimento della vocazione europea.
Arnold Toynbee con Study of History, si interroga sul ciclo interno delle civiltà, di dialettica tra sfide
della natura e risposte dei diversi gruppi umani. Inoltre ritrova 20 o 21 civiltà, molte delle quali
contemporanee a quella europea.
Storia d’Europa e Storia del mondo
Dalle vicende nazionali all’orizzonte continentale
Il declino dell’egemonia europea ha innestato pulsioni malinconiche della décadance ed ha
comportato l'abbandono dell’idea dell'Europa come parte dominante del mondo.
Durante il Novecento, dopo la seconda guerra mondiale, si è verificata una progressiva presa di
coscienza dell'identità Europea, rappresentando un elemento importante nel processo della sua
unificazione. Si è cominciato a pensare all’Europa in relazione al resto del mondo o dall'interno.
Entrambi questi atteggiamenti sono legati al tramonto di un modo di pensare universalistico.
Dopo la Prima Guerra mondiale, la dissoluzione dei tre grandi imperi -asburgico, ottomano e zarista-
hanno aperto in Europa questioni nazionali, che rimandavano ad una visione d'insieme per gli stretti
legami che le legavano.
Tra le due guerre cominciarono i primi tentativi di pensare L'Europa in modo unitario, per far fronte ai
nuovi problemi interni ed esterni, sia per le novità introdotte dalla società di massa che per i problemi
posti dal mondo contemporaneo.
Benedetto Croce dopo la guerra, nota la frattura dell’ Europa contemporanea dalla sua tradizione,
auspica ad una concordia tra i popoli europei e percepisce, come altri filosofi, la relativizzazione dell’
esperienza storica (dove non esistono verità assolute).
Febvre
Bloch , fondatore nel 1929 insieme a della scuola delle “Annales” , affermava che il declino
dell'Europa è opera di loro stessi, della loro intramontabile influenza culturale.
L'Europa è una civiltà che mantiene la sua vocazione universale anche durante la sua decadenza.
Il declino della storia universale ed eurocentrica ha permesso all'Europa di percepire una propria
specifica identità, cercando di risalire alle proprie origini.
Per la scuola delle “Annales”, lo spazio rappresentava il principio di tutto. Lo spazio permette di fare
la storia. (Solo la globalizzazione ha messo in discussione il rapporto tra spazio e tempo, considerando
la storia a prescindere dallo spazio)
Bloch e Febvre studiano l'Europa con il metodo della storia comparata, cioè studiano parallelamente
società vicine e parzialmente di comune origine. Ogni Paese è legato ad un suo specifico spazio, ma
mostrano radici unitarie. Ogni Paese sottolinea la continuità con l’altro.
Nelle civiltà di tipo europeo l'organizzazione politica ha come base essenziale lo Stato, creato in
Europa, e che si è successivamente diffuso in tutto il mondo. La diffusione di modelli
politico-istituzionali rappresenta uno dei tanti canali attraverso cui la civiltà europea continua a
propagarsi, grazie alla sua egemonia culturale.
Declino del nazionalismo, integrazione europea, mondo extraeuropeo
Dopo la Seconda Guerra Mondiale si indeboliscono le logiche nazionalistiche, ritenute le responsabili
nazionalismo
principali dei due conflitti mondiali. Viene inoltre travolto il legame tra e totalitarismo,
cruciale nell’esperienza di molti paesi.
Il declino del nazionalismo, però, non ha travolto immediatamente concetti come nazionalità, Stato
nazionale, politica nazionale o altri simili.
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