Appunti video storia contemporanea
La storia contemporanea è un periodo vago. Il mondo cambia grazie alla rivoluzione francese (libertà, uguaglianza e fraternità). Si parla di diritti dell’uomo prevalenti ed il ritorno all’Ancien Régime. Si concede al popolo qualche carta costituzionale, qualche libertà individuale o qualche abolizione di privilegi feudali che però vengono ritirati qualche anno dopo.
Le rivolte del 1820-1821
Nel periodo 1820-1821 inizia una nuova ondata di rivolte e richieste di diritti o carte costituzionali che innescherà un nuovo processo che finirà con i moti rivoluzionari del 1848. L’Europa per circa 30 anni viene inondata di piccole rivoluzioni che metteranno fine all’Antico Regime. Per alcuni studiosi è qui che inizia la storia contemporanea. L’età che va dalla rivoluzione francese al congresso di Vienna è sia età contemporanea che storia moderna (perché finisce l’antico Regime).
La restaurazione (1815-1830)
Il termine viene coniato per la prima volta da Von Hallen nel 1813 ed è utilizzato per indicare il ristabilirsi della famiglia Borbone dopo la sconfitta contro Napoleone nella battaglia di Lissa. Quindi il ritorno al potere delle legittime case regnanti, dato che Napoleone creando nuove classi dirigenti non aveva reso molto chiaro il succedersi del trono. La rivoluzione ha cambiato ogni cosa, ci sono nuovi aristocratici che non vogliono lasciare il proprio trono non sconfitto dalle potenze antifrancesi.
Viene quindi utilizzato il principio di legittimità (Dio ci fornisce il potere per salire al trono) ed è questo il principio cardine della restaurazione e del Congresso di Vienna. Durante il Congresso la chiesa acquista un ruolo cruciale così come il papato, a cui viene rafforzato il potere grazie proprio a tale principio che permette alle vecchie classi dirigenti europee di tornare al trono e riacquisire i propri privilegi e poteri ma a determinate condizioni.
Il Congresso di Vienna è una sorta di riunione delle potenze vincitrici contro Napoleone (Inghilterra, Austria, Prussia e Russia) tuttavia, non è propriamente un’assemblea di vincitori ma una riunione svolta principalmente per dividersi il territorio francese e per riscrivere la cartina geografica sui confini precedenti alla rivoluzione francese ed a Napoleone. Inghilterra e Russia saranno molto ferree ed incolperanno la Francia per aver esteso i moti rivoluzionari con Napoleone in Europa, creando i cosiddetti stati cuscinetto ad est della Francia sia per tenerla sotto controllo che per proteggere le potenze maggiori. Tali stati costituiranno quella che sarà poi l’unificazione tedesca e quella italiana (Si rafforzerà lo stato di Savoia ed il regno di Sardegna). In Italia la Repubblica di Venezia perde l’indipendenza e diventa parte dell’Impero Austriaco.
I vari stati ridisegnati nel corso della rivoluzione francese si costituiscono in alcune alleanze tra stati (Santa Alleanza (Prussia ed Austria con lo Zar Alessandro I) e dall’altra parte la Quadruplice Alleanza (Regno Unito, Austria, Prussia e Russia e dal 1818 vi entrerà anche la Francia). Il congresso di Vienna costituisce il modello che verrà seguito nelle successive guerre europee e addirittura mondiali. È un archetipo di ciò che sarebbe successo dopo la prima e seconda guerra mondiale. È un clima di tensione, di paura, non si ha molta fiducia degli altri e si ha paura di imminenti guerre. La differenza la faranno le tecnologie belliche poco avanzate presenti in Europa perché non essendoci il deterrente nucleare necessario alle guerre, scoppieranno varie rivolte sul territorio europeo tra il 1815 ed il 1848 (periodo di rivoluzioni, guerre civili ecc.) i principi della restaurazione iniziano ad entrare in crisi dal 1820-21 quando i moti rivoluzionari ebbero maggiore inizio.
Essi cominciarono in Spagna da un’insurrezione di militari ed ufficiali spagnoli della corona che si rifiutano di riappacificare le varie colonie dell’Impero Spagnolo che si trovavano dalla parte di Napoleone acquisendo l’indipendenza, semplicemente perché si sentivano più vicini a tali colonie (perché non hanno la carta costituzionale, che ostacolava molti diritti degli spagnoli). I moti del 1820-21 dopo la Spagna raggiungeranno pian piano tutta l’Europa diffondendosi a macchia d’olio. Ispirandosi a tali moti rivoluzionari spagnoli, cominceranno a nascere alcuni gruppi chiamati società segrete (In Italia la Carboneria ad esempio), che nella maggior parte dei casi hanno poco successo, ad eccezione della Grecia in cui tali moti prendono il sopravvento (era un’insurrezione per avere l’indipendenza della Grecia dall’Impero Ottomano) e che riuscì ad ottenere nel 1829 grazie anche all’appoggio di Spagna e Francia.
Le rivoluzioni del 1830
Dopo circa un decennio di pace ed organizzazioni, nel 1830 nasce una nuova ondata rivoluzionaria in Francia a causa dell’incoronazione del nuovo re di Francia Carlo X che ritira la carta costituzionale francese, recludendo indirettamente alcuni diritti e ciò viene visto come un attacco alla propria indipendenza. Con una nuova rapida rivoluzione che costrinse il re ad abbandonare la corona, viene eletto nuovo re Luigi Filippo d’Orléans, un aristocratico membro della famiglia dei Borbone a favore della borghesia, quindi contro il Re (era una sorta di Re Borghese) il suo titolo non era più “Re di Francia” ma “Re dei Francesi” (non sono più i suoi sudditi ma dei semplici cittadini).
I vecchi regimi con le relative case entrano così in crisi, perché i re sono costretti ad ascoltare sempre i propri cittadini per la paura di far nascere altri moti rivoluzionari che possono solo portare a logoramento e distruzione.
I moti rivoluzionari del 1848
Così come i moti rivoluzionari scoppiati nel 1830-31, anche i moti del 1848 scoppiano per rispondere al Congresso di Vienna ma con la differenza che sono molto più organizzati, c’è un grande coinvolgimento delle classi operaie e delle masse contadine (per alcuni storici viene considerato il primo moto rivoluzionario di stampo Socialista). I moti del 1848 storicamente si fanno cominciare il 22 e 23 Febbraio a Parigi, in seguito al divieto dell’espansione al diritto di voto con le conseguenti dimissioni di Luigi Filippo d’Orléans che abdicò in favore di un governo provvisorio eletto a suffragio universale di stampo principalmente liberale (cioè che attribuisce all'individuo un valore autonomo rispetto a quello dello stato, e che intende limitare l'azione di quest'ultimo sulla base di una ferma separazione tra pubblico e privato).
Tuttavia i moti del 1848 non iniziarono propriamente a Febbraio del 1848 a Parigi, dato che già in Italia in Toscana quindi nel Regno delle due Sicilie a Gennaio insorse il popolo con delle rivoluzioni che indussero il re Ferdinando II di Borbone a redigere una carta costituzionale. Successivamente insorgerà anche lo Stato Sabaudo con il re Carlo Alberto che redisse anch’egli una carta costituzionale. Successivamente sarà la volta di Parigi che esporterà i moti rivoluzionari in tutta Europa. Il 4 marzo a Parigi viene proclamata la Seconda Repubblica che consegue ad una rivendicazione da parte del popolo sui diritti universali, anche quello tedesco. (A Vienna, Berlino e successivamente di nuovo a Vienna) anche in Italia ci sono vari moti rivoluzionari soprattutto da parte di Venezia che insorge contro l’impero Austriaco nelle cosiddette cinque giornate di Milano. Nella crescita di tali tensioni anti austriache, lo stato Sabaudo dichiara guerra all’Austria facendo nascere quella che viene chiamata la prima guerra di Indipendenza (una guerra di liberazione del nemico austriaco).
Successivamente a Berlino insorsero nuovi moti rivoluzionari che indussero l’Imperatore Guglielmo IV a redigere anch’egli una carta costituzionale con un conseguente Parlamento eletto a suffragio universale (dappertutto). Si sta mettendo in discussione il potere monarchico quindi automaticamente i principi del Congresso di Vienna. Dopo i moti di Berlino, inizia un periodo di stasi per i moti rivoluzionari (i sovrani si provano a riorganizzare mettendo insieme le forze) fino ad un secondo moto rivoluzionario a Vienna che costrinse Ferdinando I a fuggire (al suo posto in Austria fu eletta un’assemblea costituente che redisse una nuova carta costituzionale). In Francia ci fu un’ondata di sangue e di violenza che avrebbe portato alla nomina di presidente della Repubblica di Luigi Bonaparte (che avrebbe poi dato inizio al secondo Impero).
L’Austria si sta ricostituendo i suoi successi militari placheranno le forze dei leader rivoluzionari che avrebbe poi assunto una portata europea (Anche a Parigi successe lo stesso) così come la Germania e tutto il resto d’Europa. In Germania soprattutto, Federico Guglielmo di Prussia scioglierà la carta costituzionale e rifiuterà la corona offerta dal parlamento autonominatosi a Francoforte (non riconosce la corona eletta dal popolo ma mantiene la sua corona come segno del mandato divino dal Congresso di Vienna). A Roma nel frattempo il papa Pio IX fu messo in fuga da una rivolta nel 1849 che portò all’esperienza della Repubblica Romana (sarà molto breve perché durerà qualche mese). Infatti nel mese di agosto i nuovi successi militari austriaci in Italia dissolveranno la Repubblica Romana che segneranno di fatto la fine dei moti rivoluzionari del 1848-1849.
L’Europa ne esce ancora una volta modificata e segnata: alcuni parlamenti a suffragio universale rimangono, alcune carte costituzionali si sciolgono ed alcune potenze come l’Italia e la Germania cominciano ad assumere una sorta di coscienza che avrebbe poi portato all’idea della famosa unificazione del 1860.
Unificazione tedesca
A partire dai moti del 1848, si iniziarono a sviluppare le idee di nazionalismi soprattutto in potenze come l’Italia e la Germania che avrebbero poi portato alla creazione dello stato Italiano e di quello Tedesco, la Germania. L’unificazione tedesca inizia nel 1827 circa, con la creazione dello Zollverein, un’area di libero scambio interna alla confederazione tedesca, creata con il Congresso di Vienna, e rappresentava i rimasugli di ciò che era stato il primo reich, il Sacro Romano Impero, venuto meno con Napoleone. Nel 1837 poi, lo Zollverein iniziò ad espandersi in maniera molto rapida in tutta la confederazione fino ad inglobare tutta l’area tedesca nel 1870.
Mentre da questa parte avveniva questo processo di natura economica, dall’altra parte la Prussia aveva forti sentimenti nazionalistici, puntando a voler riunificare militarmente la confederazione per ricostruire il Sacro Romano Impero o Regno Prussiano. Tuttavia però, dopo la guerra franco-prussiana nel 1848 la Prussia firma un accordo per rinunciare ad ogni pretesa di unificazione nazionale dell’area tedesca (sembrava essere finita, ma in realtà l’unificazione tedesca non è un unificazione militare ma economica e commerciale e risiede nello Zollverein.)
È proprio la crescita dello Zollverein con la relativa economia ed il relativo ampliamento della rete ferroviaria con il consumo di carbone e di ferro più alto di tutta l’Europa ad essere il pretesto per tale unificazione. Cominciarono per le tante risorse di ferro ad arrivare degli investimenti da parte di Banche che avevano degli interessi nel settore industriale e che diventavano azionisti delle aziende in cui investivano, crearono un circolo vizioso che accelerò ulteriormente il processo di crescita economica.
Nel 1860 lo Zollverein ricopriva tutta la confederazione tedesca ma non vi era ancora un’unificazione politica. A partire dagli anni 50, gran parte della popolazione si trasferirà dalle campagne alle città urbanizzandosi con il settore industriale che produceva capitali sempre maggiori iniziando a diventare sempre più centrale negli assetti economici e politici di una nazione che però non ancora esisteva. L’insieme di tutti questi fattori portò alla creazione di tanti movimenti politici simili a dei partiti (tipo l’Associazione Generale degli Operai Tedeschi ed il Partito Socialdemocratico Tedesco SPD, che avevano tutti l’obiettivo in comune di unificare la nazione).
Negli anni 60 nacquero anche le prime organizzazioni di idea nazionalistica come l’Associazione Nazionale Tedesca che aveva come obiettivo quello di creare una “piccola Germania” escludendo però la Prussia, con l’Associazione Tedesca per la Riforma che si contrapponeva a quest’ultima perché voleva un “grande Germania” includendo anche la Prussia, cioè il cuore militare dell’esercito tedesco.
Il 1859 fu un anno fondamentale per l’unificazione tedesca ma non tanto per ciò che successe all’interno della Germania ma per quanto succedeva in Italia ed in Austria, che si scontrarono tra loro in cui l’Italia, appoggiata dalla Francia vinse la battaglia scaturendo un desiderio di conquista da parte della Germania di riconoscersi come nazione, come popolo tedesco.
Siamo nel 1862, dove in Prussia fu nominato Bismarck come primo ministro che si impegnerà nel difficile compito di sanare il conflitto economico fra parlamento e casa regnante prussiana a causa del mancato bilancio approvato che presentava un ingente spesa militare per mantenere l’esercito.
Bismarck quindi limò il peso del Parlamento senza cedere all’ambizione assolutistica del monarca e riuscì ad avere un equilibrio impostando quella che sarebbe stata definita una “dittatura burocratica” dove il potere degli uffici della burocrazia avevano il controllo sul parlamento e sulla monarchia prussiana, interrotta poi nel 1866. Il 1860 è stato l’anno della sconfitta dell’Austria da parte dell’Italia che alimenterà le pretese nazionalistiche della Germania: la Prussia fortemente militarizzata, una volta appoggiata l’idea della Grande Germania, agirà strategicamente dichiarando guerra alla Danimarca impossessandosi di alcuni ducati danesi, in cui interverrà anche l’Austria.
Nel 1867 la Prussia dichiara guerra direttamente all’Austria e nel frattempo strinse un accordo con l’Italia in modo da attaccare l’Austria su due fronti. Nonostante i fallimenti dell’esercito italiano nella battaglia di Custozza e Lissa, l’esercito prussiano sconfisse quello Austriaco a Sadowa e l’impero asburgico venne sconfitto. L’Italia nel 1866 ottenne finalmente il Veneto mentre alla Prussia andrà il ducato di Holstein con la città di Francoforte. Nel 1871 la Germania si tramutò dopo essersi unita nella confederazione tedesca della Germania del nord, in Impero Tedesco guidato dal Kaiser Guglielmo I.
Unificazione italiana
L’Unificazione Italiana iniziò il 17 Marzo 1861. Fino a quel momento l’Italia unita non esisteva, era molto divisa in piccole realtà politiche che erano soggetti anche a dominanze straniere, in particolare a potenze Austriache. Il 1861 segnò quindi la fine delle guerre di indipendenza italiane che coinvolgeranno l’Italia per quasi 20 anni, dal 1848 con l’esperienza della Repubblica Romana con Mazzini. Il contesto in cui viveva l’Italia negli anni 60-70 è un contesto molto interessante in cui i grandi imperi internazionali come quello Austriaco ebbero un duro colpo subendo un processo di disgregazione dovuto dalla rivalsa di sentimenti nazionalistici e quindi alla proclamazione di forze autonome ed indipendentiste in alcuni territori soggetti proprio alla dominazione straniera di altri domini europei.
È un contesto quasi interamente europeo quindi, anche se poi man mano l’idea dei nazionalismi si fece interessante anche al di fuori dell’Europa (soprattutto in America Latina, legata dal destino anche grazie a Giuseppe Garibaldi che trascorse gran parte della propria vita in America Latina combattendo al fianco di alcune forze nazionalistiche latino americane per guerre di indipendenza prima di giungere in Italia e portare quei sentimenti nazionalistici anche nel proprio paese.)
Come sappiamo, l’Idea di popolo italiano unitario nacque già con i moti del 1848 ma in realtà alcuni spiragli nazionalistici cominciarono ad intravedersi già negli anni 20 da Napoleone Bonaparte con la conquista dell’Italia, che però non si dimostrò molto interessato all’idea di unificare la nazione ma solo in quella di ampliare i propri possedimenti territoriali utilizzando alcuni territori italiani come mezzi di scambi con l’impero Austriaco, grande nemico dell’Italia che controllava una parte interessantissima del Regno d’Italia.
La storia dell’unificazione italiana è parallela a quella tedesca, in cui la Prussia ebbe un ruolo fondamentale per entrambi i casi. Ad un certo punto infatti l’Italia si alleò a quest’ultima per battere il nemico comune (impero austro ungarico). Il ruolo più controverso però era occupato dalla Francia. Essa nel 1848 era alleata del papa intervenendo al fianco di esso per sedare l’insurrezione che avrebbe portato alla nascita della Repubblica Romana ed arginare le forze indipendentiste, ma poi cominciò ad appoggiare tali forze appoggiando anche l’Italia allo scontro con l’impero Austro-ungarico, coinvolgendola indirettamente nei grandi fenomeni internazionali, tra cui il più importante la Guerra di Crimea nel 1856 (una guerra sostanzialmente tra Impero Russo e quello Ottomano in cui interverranno anche Francia e Regno Unito, e l’Italia, in particolare il regno di Piemonte guidato da Camillo Benso conte di Cavour, che entrò al fianco della Francia).
Camillo Benso giocò un ruolo fondamentale per la nascita dell’Italia, in quanto era il primo ministro del regno di Piemonte e di Sardegna, ovvero il punto d’origine dell’unificazione, ed è proprio in questo senso la data del 17 Marzo 1861 è importantissima, data in cui viene proclamata la nascita ufficiale del Regno d’Italia, approvato dal Parlamento di Sardegna e di Piemonte, presieduto dal primo ministro Camillo Benso conte di Cavour.
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