Lavoro di gruppo nella didattica
Classe burocratica
La classe burocratica è quella fatta a tavolino sulla base di criteri (numero maschile e numero femminile, amicizie, ecc...) che rendano le classi gestibili almeno sulla carta. Ci sono le caratteristiche degli studenti e delle variabili che influiscono su questo, come:
- Insegnanti: età, anni di servizio, modo di parlare, adattare la didattica all'età degli allievi.
- Bambini: età, sesso, esperienze scolastiche precedenti, ambiente familiare.
All'inizio dell'anno, gli studenti si studiano a vicenda e studiano l'insegnante. Individuano i suoi punti deboli e gli insegnanti si fanno un'idea degli studenti che hanno di fronte (conoscenze e competenze). Le ricerche dicono che le immagini che gli insegnanti costruiscono in questi primi momenti hanno due aspetti negativi:
- I criteri usati riguardano pochissimo le competenze o l'intelligenza degli studenti.
- I giudizi formulati a volte resistono nel tempo.
Effetto Pigmalione
L'esperimento di Rosenthal e Jacobson alla fine degli anni '60, noto come effetto Pigmalione, coinvolge 18 insegnanti di scuola elementare. Prima dell'inizio della scuola, viene detto loro che nella futura classe ci saranno studenti molto dotati. Alla fine dell'anno, gli studenti ritenuti più brillanti alla fine dell'anno hanno mantenuto questo vantaggio. L'effetto Pigmalione genera problemi sia sul rendimento che sul comportamento a scuola, a causa di dinamiche di aspettative che si auto-avverano per gli insegnanti.
Dinamiche di gruppo
Non dare parola agli alunni e dirigere la classe in modo direttivo-burocratico, dicendo che quella materia sarà più difficile di quanto fatto ora, porta a un insegnante che non conosce e non si fa conoscere. Le fasi di evoluzione del gruppo burocratico o dei gruppi in genere sono:
- Fase di inclusione o forming: singoli studenti cercano di inserirsi in un gruppo, cercando di intuire i comportamenti che favoriscono accettazione.
- Fase di controllo: più conflittuale, gli studenti si distribuiscono ruoli, responsabilità e prendono consapevolezza di essere un gruppo, con un giusto grado di dipendenza dall'adulto.
- Fase dell'affettività: si rafforzano legami affettivi e si elaborano norme condivise.
- Performing: il gruppo è formato e può perseguire i suoi scopi.
Centralità dell'insegnante
Le tappe con centralità dell'insegnante sono:
- Fase di dipendenza dall'insegnante: l'adulto è punto di riferimento, gli studenti non hanno ancora scopi o interessi comuni e si formano coppie o gruppetti.
- Fase di indipendenza o conflitto: i membri del gruppo prendono distanze dall'insegnante e tutti cercano di assumere un ruolo dominante.
- Fase di interdipendenza: gradualmente iniziano relazioni di reciprocità e il gruppo comincia a lavorare come gruppo di apprendimento.
Processo fondamentale: coesione
Lewin (anni '30) sostiene che il comportamento umano è dato dall'azione contemporanea delle forze presenti nell'ambiente psicologico del soggetto in un dato momento, in continua interdipendenza con queste forze. L'ambiente psicologico è l'insieme di oggetti, persone, attività, situazioni (ora o future) con cui l'individuo è in relazione nella sua vita. Queste cose generano forze che possono essere attrattive o repulsive. Il processo di coesione è l'equilibrio tra le forze che portano all'appartenenza al gruppo e quelle che portano alla repulsione.
Coesione nei gruppi
L'apporto di Lewin è il concetto di gruppo come totalità dinamica grazie a queste forze sempre presenti nei suoi membri. La coesione si costruisce su due livelli:
- Struttura orizzontale: include affetti, emozioni tra i membri; si sviluppa pian piano la "cultura dei coetanei" (non contro cultura adulta), cioè i bambini rielaborano le norme, ampliando così conoscenze e competenze sul mondo sociale e sviluppano senso di appartenenza al gruppo. La costruzione della cultura dei coetanei permette di partecipare alla vita sociale, affrontare insieme i compiti evolutivi e affrontare insieme dubbi ed incertezze e mettere in discussione autorità e regole degli adulti.
- Struttura verticale: ruoli, gerarchia, norme e obiettivi stabiliti; permette di trovare stabilità e ordine perché ogni alunno ha una propria posizione.
Leader: insegnante
L'insegnante ha un ruolo con tre aspetti:
- Prescritto: aspettative sociali per la cura dei bambini.
- Soggettivo: modo in cui ogni insegnante interpreta e rappresenta il suo ruolo.
- Svolto: azioni concrete dell'insegnante in classe.
Ricerche hanno dimostrato che gli alunni si aspettano di trovare un insegnante che sia per loro punto di riferimento, che sappia gestire il gruppo e proporre una didattica efficace.
Esperimento di Lewin, Lippit e White
L'esperimento degli anni '30 di Lewin, Lippit e White ha coinvolto 3 gruppi con 5 bambini con tre climi diversi: autoritario, democratico ed estremamente permissivo. I risultati hanno individuato tre dinamiche fondamentali:
- Adattamenti del comportamento dei membri del gruppo al clima creato dal conduttore: stile autoritario - gruppo produttivo ma dipendente dal conduttore. Stile democratico - da fase di disorganizzazione iniziale ad essere produttivo grazie al contributo creativo dei bambini e alla relazione positiva tra loro. Stile estremamente permissivo - gruppo disorganizzato e fatica a risolvere problemi.
- Desiderio del singolo di appartenere al gruppo (solo nel gruppo democratico).
- Assunzione degli scopi del gruppo come scopi personali: solo nel gruppo democratico perché gli scopi venivano discussi e negoziati attraverso discussioni collettive. Inoltre, nel gruppo democratico l'aggressività si trasformava in energia produttiva.
Il merito dell'esperimento è riconoscere la centralità della figura dell'insegnante nel gruppo-classe e il peso della sua leadership.
Stile educativo
Stile educativo significa scelte prese consapevolmente dall'insegnante in merito alla conduzione dell'attività didattica e a tutti gli aspetti che derivano dal suo modo di essere, dalla sua personalità, dalle sue capacità di relazionarsi con l'altro, conoscenze, abilità personali e altri fattori che non rientrano nelle cose consapevoli ma che influenzano il modo in cui l'insegnante sta in classe e fa le attività. Lo stile educativo comprende la didattica (allestimento di un ambiente adeguato per l'apprendimento), ma non si esaurisce in essa.
Competenze comunicative
Il cuore dello stile educativo sono le competenze comunicative dell'insegnante che usa per relazionarsi con la classe (verbali = ciò che dice, paraverbali e non verbali = come lo dice). La pragmatica della comunicazione umana, studiata dalla scuola di Palo Alto negli anni '60, analizza gli effetti della comunicazione sul comportamento umano, specialmente per i soggetti con disordini della condotta. Secondo la scuola, le patologie del comportamento si sviluppano a causa delle comunicazioni patologiche in cui il soggetto è coinvolto. Si basa su:
- Pervasività della comunicazione: è impossibile non comunicare.
- Ruolo e valore della comunicazione paraverbale e non verbale rispetto a quella verbale.
- Ruolo della relazione tra interlocutori (simmetrica - tra due colleghi o complementare - insegnante e classe).
La comunicazione patologica è quella in cui sono presenti delle disconferme, con tre forme di errore:
- Doppio legame: dentro uno stesso messaggio ci sono due ordini in contraddizione tra loro, spesso comunicati uno per canale verbale e uno per canale paraverbale o non verbale.
- Risposta tangenziale: non dare valore alla comunicazione dell'altro restando indifferenti al contenuto del messaggio.
- Mistificazione: disconferma della comunicazione degli altri tramite la sua manipolazione.
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