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Storia del sistema scolastico italiano

Nel nostro Paese, negli anni '60, abbiamo avuto un sistema di scuole e di classi basato sull’esclusione. La scuola italiana pensava a istituti separati in cui accogliere queste persone per studiarli. Queste persone non erano parte di un contesto.

Fasi del sistema scolastico

  • Esclusione. Modello dei primi dell'880. Esistono stati europei, come il Belgio, in cui ci sono scuole speciali e istituti destinati a bambini con disabilità.
  • Segregazione. Periodo che dura molto nella nostra storia.
  • Integrazione. Questo processo avviene tra gli anni '60 e '70. Si è iniziata a comprendere la possibilità di portare dentro qualcosa della disabilità, lasciandola però comunque nel suo mondo. La legge 104 è un simbolo del processo di integrazione. È una legge quadro, ossia una legge che permette un quadro completo sulla condizione di disabilità.
  • Inclusione. È un principio, un valore. La didattica inclusiva è un fare che diventa il concretizzarsi del principio di inclusione.

Didattica

Scienza dell’istruzione e dell’apprendimento che ha come obiettivo di studiare l’intero processo di insegnamento-apprendimento, in particolare il rapporto tra determinate azioni istruttive (strategie, programmi, dispositivi, sistemi d’istruzione) e l’impatto sull’apprendimento in determinati contesti applicativi e su determinati soggetti.

La didattica si occupa di tutto ciò che riguarda i processi di insegnamento-apprendimento; si occupa quindi della predisposizione, del consolidamento e della valutazione di ambienti di apprendimento che comprendono spazi, tempi, qualità, obiettivi, contenuti, metodologie, materiali e strumenti, verifica e valutazione degli apprendimenti, stili e modalità comunicative e relazionali degli insegnanti e degli apprendimenti, clima e regole del gruppo, norme dell’istruzione, adatti a favorire i processi di apprendimento.

Paradigmi

Conquiste scientificamente riconosciute, le quali, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerca.

Modello

Rappresentazione strutturale di oggetti e sistemi teorici messi in relazione secondo criteri prestabiliti. Il modello è una proposizione enunciata con stretto riferimento a dati empirici. È uno scritto che non attiene al singolo evento ma può applicarsi in condizioni storico-sociali differenti e in sistemi educativi differenti. Il modello educativo ha una configurazione a doppia faccia: da un lato ha una portata normativa verso la prassi, dall’altro reca in sé una teoria implicita che è suscettibile d’analisi in sede teorica. Un modello rappresenta uno schema di connessione tra una finalità, che costituisce una peculiare interpretazione della problematica educativa, e un insieme di pratiche educative, che acquistano senso e legittimità in relazione ad essa. Sul piano pragmatico, un modello corrisponde a una scelta educativa determinata e possiede una precisa valenza normativa: è capace di ispirare e guidare a concreta organizzazione dell’esperienza educativa. Il modello educativo rappresenta uno schema che salda a una medesima configurazione concettuale la componente teleologica.

Metodologia

Insieme degli elementi di cui le discipline si servono per garantire la correttezza e l’efficacia del proprio procedere; e ancora lo studio generale dei singoli metodi: della ricerca, di insegnamento-apprendimento; la loro integrazione sistematica in un’unità di procedere conoscitivo; l’accertamento della loro efficacia e del loro campo di applicazione. Alcuni esempi in campo educativo sono l’apprendimento cooperativo e l’apprendimento metacognitivo.

Metodo

Il metodo didattico è una modalità procedurale attraverso la quale si configura un’azione didattica. Con tale termine si intendono i concetti e i principi che stanno alla base di un’azione formativa e che implicano in maniera articolata le variabili del processo di apprendimento. È l’insieme complesso di contenuti, strumenti, tecniche, valori e strategie che costituiscono l’azione didattica. Si differenziano uno dall’altro in base alle priorità e alle diverse accentuazioni che danno ai vari aspetti che caratterizzano il processo di insegnamento e apprendimento:

  • La concezione di soggetto in apprendimento e il ruolo che gli viene attribuito.
  • Il modo di intendere il ruolo e il compito dell’insegnante.
  • Il modo di definire gli obiettivi di apprendimento.
  • Le operazioni di apprendimento/apprendimento.
  • Le esperienze didattiche che vengono proposte.

Strategia

Per certi autori è assimilabile alla tecnica, per altri al metodo. In generale, corrisponde alle scelte, alla posizione e alla postura assunta e scelta dall’insegnante. Riguardano la modulazione nella pianificazione delle attività in ragione degli obiettivi. Strategie di insegnamento e apprendimento, insieme di azioni e di risorse educative che sono utilizzate in modo pianificato all’interno di un contesto allo scopo di favorire il conseguimento di obiettivi di apprendimento. È una modalità di gestione della situazione didattica che facilita il compito di apprendimento, considerando le condizioni in cui questo si sviluppa.

Tecnica

Insieme delle norme che si seguono nello svolgimento pratico di un’attività umana, intellettuale o manuale. La tecnica didattica è l’insieme dei mezzi, dei materiali che operano all’interno di una metodologia dell’insegnamento. La tecnica è un insieme più o meno coerente di mezzi, di materiali, di procedure che può avere una finalità in sé e che può essere al servizio di metodi pedagogici diversi.

Modelli di inclusione

L’inclusione si lega a diversi modelli:

  • Modello individuale (medico): vede la disabilità come un problema dell’individuo, causato direttamente da una condizione patologica legata a determinanti neurobiologiche, che richiede un intervento specifico da parte di professionisti.
  • Capability approach: il concetto di riferimento è l’idea di qualità della vita, lo star bene, che dipende non tanto dai mezzi che ogni individuo ha a disposizione, quanto piuttosto dalla capacità di trasformare tali disponibilità in concrete realizzazioni e risultati nella direzione che egli intende perseguire. È l’insieme di questi traguardi potenzialmente raggiungibili (spazio della capacità) o effettivamente realizzati (spazio dei funzionamenti) che contribuisce, nel complesso, a determinare il ben-essere e la qualità della vita della persona. L’enfasi viene posta sull’effettivo possibilità di scegliere quali azioni intraprendere, quali traguardi realizzare, quali piani di vita perseguire e in questa libertà risiede il concetto di giustizia sociale. Il superamento della disabilità non coincide con l’adeguamento ad una normalità, quanto piuttosto con l’ampliamento della possibilità di scelta dell’individuo.
  • Bio-psico-sociale: si pone come un anello di congiunzione del modello medico e sociale, considerando come elemento centrale il concetto di salute, il quale rappresenta un ideale che nessun individuo sperimenta in maniera completa, in quanto, in momenti diversi della sua esistenza, può manifestare difficoltà in certe dimensioni del suo funzionamento, in grado di rendere complesso il processo di partecipazione sociale. Questa procedura considera i fattori personali, che corrispondono agli attributi caratteristici di ogni persona, e i fattori ambientali, che includono il contesto fisico e sociale e l’impatto dei comportamenti di ciascuno.
  • Sociale: è la società che deve essere ridisegnata affinché prenda in considerazione i bisogni delle persone con disabilità. I deficit biologici diventano disabilità perché la società non è attrezzata per accogliere la differenza nei funzionamenti umani. Da tale approccio deriva la corrente disability studies, la quale mette in discussione l’assunto che lega causalmente l’avere una menomazione con l’essere disabile, proponendosi come obiettivo quello di promuovere il cambiamento della società.

Decreto legislativo 13 aprile 2017 n.66

Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità.

L’educazione inclusiva è una responsabilità a più livelli:

  • Micro livello: la classe. Livello più piccolo per dimensioni che coinvolge principalmente insegnanti ed alunni. Luogo di una didattica inclusiva: formazione dei docenti; adattamenti e modifiche del curriculum e dei sistemi di valutazione; metodologie inclusive; personalizzazione e individualizzazione dei percorsi; organizzazione dell’ambiente; clima della classe; uso della tecnologia; lavorare con gli altri.
  • Meso livello: la scuola. Livello intermedio per complessità e dimensioni. È costituito da aggregati istituzionali-locali. Luoghi propositi e attuativi di un’educazione inclusiva (mission scuola, POF, risorse umane e finanziarie, accessibilità). C’è il ruolo chiave del dirigente scolastico.
  • Macro livello: politico-istituzionale. Livello più elevato per complessità e dimensioni. È costituito da aggregati politico-sociali-istituzionali nazionali, EU ed internazionali. Ha poteri decisionali alti in termini di politiche a favore dell’inclusione, di diffusione del principio, di erogazione di risorse.
  • Meta livello: ricerca EBE.

La scuola a più livelli

  • GLO: gruppo di lavoro operativo
  • Piano per l’inclusione
  • P.T.O.F della scuola
  • Rilevazione, monitoraggio e valutazione del grado di inclusività della scuola
  • Piano Didattico Personalizzato
  • Piano Educativo Individualizzato

Il territorio:

  • GTI: gruppo territoriale per l’inclusione

Una scuola dell’inclusione rischia di sottovalutare la specificità dei bisogni di alcuni allievi in condizioni particolarmente difficili se ci riferiamo all’attenzione e all’intervento specifico di cui necessitano certe tipologie di allievi. Ciò non accede se si utilizza una didattica inclusiva che tiene conto fin da subito dei bisogni e delle risorse presenti in ciascun allievo e che si avvale di una varietà di strategie didattiche efficaci e appropriate a tutti gli studenti.

Si può diventare un insegnante inclusivo essendo capace di considerare tutte le dimensioni del processo inclusivo.

Peer tutoring

Scaffolding (Bruner): impalcatura, la quale sostiene nel momento in cui ci si appresta a costruire qualcosa che ha bisogno di un supporto. Metaforicamente ciò avviene nel processo di apprendimento quando il soggetto apprendente ha bisogno di un altro esterno. Colui che offre aiuto (tutor) costituisce un’azione di supporto, sia di ordine cognitivo che affettivo, in modo che colui che riceve l’aiuto (tutee) possa affrontare il compito e costruire il proprio repertorio di conoscenze.

Zona di sviluppo prossimale (Vygotskij): rappresenta la distanza tra il livello attuale di sviluppo dell’allievo e un livello più elevato, che si realizza grazie alla mediazione di una figura adulta che si configura come guida nella risoluzione di un problema allo stato attuale ancora fuori dalla portata del problem solving autonomo.

Sviluppo cognitivo (Piaget):

  • Assimilazione: in ogni esperienza col mondo esterno (apprendimento incluso) si raccolgono e elaborano informazioni in base alla struttura/organizzazione cognitiva che si ha a disposizione.
  • Accomodamento: comporta una modifica delle proprie strutture cognitive attraverso l’interazione col mondo esterno, permettendo un nuovo adattamento all’ambiente.

Il peer tutoring nasce a fine '700 con Andrew Bell e Joseph Lancaster, in Inghilterra, per offrire un’istruzione di base diffusa in contesti molto numerosi. Il bisogno è di organizzare esperienze di apprendimento affollate. Si è verificato poi il successo dell’esperienza.

È una strategia didattica basata sulla creazione di coppie di studenti, in una relazione asimmetrica, che condividono un obiettivo comune, il cui raggiungimento avviene all’interno di una struttura pianificata. Permette agli allievi di apprendere la cooperazione, ossia l’atto di lavorare insieme per raggiungere traguardi condivisi. Le coppie di maggior successo in questo ambito sono formate da due allievi con diversi livelli di abilità e competenze.

I ruoli chiave sono:

  • Tutor: colui che offre il tutoraggio.
  • Tutee: colui che riceve tale azione.

Risvolti:

  • Tutti sono aiutati a valorizzare le proprie capacità e competenze.
  • Ha la valenza di strategia normale di lavoro, che non si indirizza soltanto agli allievi che presentano difficoltà.
  • Viene stimolata la capacità di prestare aiuto ed anche quella di accettarlo favorevolmente senza ripercussioni negative per la propria autostima.

Possibilità di utilizzo del peer tutoring:

  • Tra allievi di pari età.
  • Tra studenti di età diversa.
  • Ruolo fisso.
  • Ruolo interscambiabile.
  • Come azione di supporto a chi deve svolgere la funzione di tutor (insegnare a insegnare).
  • Tra allievi con funzionamenti diversi.
  • Solo coppia in un grande gruppo.
  • Tutto il gruppo è una coppia.

Elementi da considerare:

  • Il contesto (accordo tra colleghi).
  • La sezione degli allievi (attenzione agli obiettivi, formazione del tutor).
  • I contenuti (scolastici, trasversali, di autonomia, …).
  • I materiali (predisposti per consentire al tutee di procedere gradualmente e al tutor di essere sempre più preparato al suo ruolo).
  • Aspetti organizzativi (luoghi, tempi).
  • Eventuali azioni di insegnamento (particolari gratificazioni, modalità comunicative).

Di solito l’attività in peer tutoring prevede un’attività iniziale con lavoro individuale (variando se necessario il livello di difficoltà) e poi un’attività legata ad un compito comune da fare in coppia (frutto del lavoro fatto singolarmente). Il peer tutoring è una situazione di apprendimento dove il tutor ha l’occasione di portare a livello consapevole le sue abilità, nel confronto con il compagno meno abile e il tutee ha l’occasione di accedere ad un livello di abilità diverso dal proprio, osservando il compagno e facendosi aiutare da questo.

Lavoro di gruppo

L’insegnante esperto di didattica:

  • Legge il contesto in cui opera riconoscendone le caratteristiche e la loro influenza sul processo di insegnamento-apprendimento.
  • Legge i comportamenti degli studenti e li contestualizza mettendoli in relazione con le condizioni in cui si sono verificate.
  • Legge e riconosce l’interdipendenza tra i propri comportamenti e quelli dei singoli alunni o della classe.
  • Progetta percorsi e attività didattiche scegliendo finalità, obiettivi e contenuti, materiali e metodologie e criteri di valutazione coerenti fra loro e adeguati al contesto.
  • Adotta uno stile comunicativo adeguato per la conduzione dei diversi momenti di vita della classe.

Due aree principali:

  • Pedagogico-didattica: qui docet discet (colui che insegna, impara due volte). Esperienze di Bell, Lancaster, Dewey (il pensiero dell’individuo nasce dall’esperienza, intesa come esperienza sociale) e Freinet (non è direttamente interessato dalla ricerca sul lavoro di gruppo ma è possibile rintracciarne nel suo lavoro alcuni principi: prodotto di gruppo; interdipendenza tra membri; centralità delle relazioni sociali).
  • Psicologia sociale:

Piaget: teoria costruttivista del pensiero (Il soggetto integra ciò che acquisisce dall’esperienza nelle proprie strutture mentali preesistenti, attraverso il processo dialettico di assimilazione. Quanto acquisito dall’esperienza modifica le strutture cognitive preesistenti che quindi si adattano ai nuovi dati derivanti dall’esperienza, ossia tramite processo dialettico di accomodamento.) Quando gli individui cooperano si creano conflitti socio-cognitivi. Questi conflitti generano disequilibrio cognitivo e stimolazione abilità di presa di coscienza e sviluppo cognitivo.

Vygotsky: i processi cognitivi si attivano quando il soggetto si interfaccia ed interagisce con altri soggetti presenti nell’ambiente. La cooperazione con i compagni sollecita un pensiero di riflessione e autoregolazione dei comportamenti. La conoscenza quindi è un prodotto sociale che si crea dagli sforzi comuni messi in campo per apprendere, comprendere, risolvere i problemi. Da questo ne deriva l’imparare a cooperare. I bambini risolvono alcuni problemi lavorando in gruppi e successivamente riescono a risolvere quegli stessi problemi da soli.

Bion: ha una visione psicoanalitica della persona e del gruppo. L’apprendimento non è un fatto meccanico ma implica una rielaborazione interiore di fatti consci e inconsci fondati su elementi di ordine affettivo. Propone il modello bioniano del gruppo: il gruppo è considerato come se fosse un unico soggetto e non una somma di individui. Nel modello ci sono 3 assunti di base, 3 configurazioni tipiche della mentalità di gruppo:

  • 1 ADB: lotta e fuga. Il gruppo si sente minacciato da un pericolo reale o immaginario.
  • 2 ADB: dipendenza. Il gruppo attende da un leader carismatico la miracolosa soluzione dei problemi. Si crea nella classe burocratica.
  • 3 ADB: accoppiamento. Quando spera che dall’unione di due membri del gruppo possa venire fuori.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BeneDiSalvo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia del gioco e del lavoro di gruppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Morganti Annalisa.
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