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RIASSUNTO PER L'ESAME DI DINAMICA DEI

GRUPPI. LIBRO CONSIGLIATO "GRUPPO" DI

CLAUDIO NERI

Nella psicoterapia di gruppo l'analizzando non entra in rapporto soltanto con l'analista,

ma anche con altre persone. chi partecipa ad un gruppo avverte in modo diverso le parole

che gli vengono dagli altri membri del gruppo, che sente al pari con lui.

Il tipo di comunicazione è diverso perché non vi è un dialogo diadico, ma una circolarità

del discorso tra più persone.

L'analista che opera in un gruppo assume un compito in parte diverso da quello

tradizionale in quanto, oltre che un interprete, è un co-pensatore che promuove la

comunicazione nel gruppo.

I membri del gruppo si incontrano regolarmente per circa 2 ore una oppure 2 volte a

settimana e solitamente l'analisi di gruppo dura alcuni anni. Nella composizione del gruppo

è preferibile una certa eterogeneità dei membri in relazione alla sintomatologia, la sfera di

interessi e l posizione sociali, mentre è preferibili una certa omogeneità nell'età.

NOTI STORICHE

L'uso del gruppo nella terapia di diversi disturbi somatici e psichici è molto antico.

Il modo in cui il gruppo è stato considerato dai diversi autori è molto cambiato nel corso

del tempo.

Per Freud ed altri autori come ad esempio Le Bon, Trotter e McDougall inizialmente

studiarono la massa, con l'obiettivo di dare una base unitaria alla psicologia psicoanalitica. Il

problema centrale cui cercava di rispondere Freud era: "quale legame tiene unito il

gruppo?", domanda alla base della teoria del legami libidici e dei legami di identificazione

del gruppo. Inoltre, Freud si chiedeva se il complesso di Edipo, oltre che essere un fattore

fondante per la psiche del singolo individuo, potesse essere altrettanto importante per la

struttura del gruppo.

Foulkes e Bion, invece, si occuparono dei piccoli gruppi con fini pratici di riabilitazione.

Questi autori consideravano il gruppo come un tutto e,quindi, per loro la domanda su ciò

che tiene unito il gruppo non aveva ragione di esistere. Secondo Bion, in particolare, non si

possono comprendere i fenomeni di gruppo prendendo come modello l'Edipo ed i legami

familiari.

Un'altra tematica molto studiata è quella del trasfert di gruppo, che è stata analizzata

prevalentemente da Bejeram che individua nel setting di gruppo 4 oggetti transferali:

il monitore, cioè il terapeuta (trasfert principale) che funge da imago paterna o

super-io

tutto il gruppo che funziona da imago materna

 gli altri (trasfert laterali) quali imago fraterne

 il mondo esterno, quale luogo di proiezione della distruttività individuale, ma

anche dell'Eros

Foulkes

Valorizza l'unità del gruppo, partendo soprattutto dagli studi sulle reti neurali.

"Il gruppo come un tutto non è un modo di dire, è un organismo vivente, a prescindere

dagli individui che lo compongono."

All'interno del gruppo è presente una matrice, che è un elemento comune dal quale viene

generato il gruppo e che consente la comunicazione. Rappresenta ciò che viene condiviso.

Altro elemento fondamentale nel gruppo è la rete di comunicazione, nella quale

l'individuo è parte di una rete sociale, un punto nodale collegato tramite un legame alle altre

persone e alla rete nel complesso. l'individuo, quindi, può essere considerato isolatamente

solo in modo artificiale.

Secondo Lo Verso e Papa la matrice di Foulkes può essere intesa secondo una triplice

accezione:

matrice di base, che è il presupposto della comunicazione

matrice dinamica, che si costruisce all'interno della situazione gruppale ed è in

trasformazione costante

matrice personale, riguarda l'individuo e si forma a partire dalla sua esperienza in

relazione al gruppo della famiglia

Bion

Nel gruppo vi è sia una mentalità regredita, sia una mentalità evoluta (o gruppo di lavoro

o gruppo razionale).

Bion riprende il concetto di gruppo organizzato di McDougall, che si sviluppa quando:

c'è continuità nell'esistenza del gruppo, si forma un'idea adeguata al gruppo, c'è interazione

con gruppi simili (soprattutto in termini di conflitto), vi è un corpo di tradizioni, costumi e

abitudini comuni.

Bion, diversamente da McDougall, non considera il gruppo di lavoro come qualcosa che

si crea solo se sono presenti determinate condizioni, ma come una dimensione mentale

sempre presente, anche se deve essere sviluppata.

Oltre al gruppo di lavoro o mentalità razionale, secondo Bion è presente anche una

mentalità primitiva che corrisponde alla tendenza a dare risposte automatiche. Quanto più il

gruppo funziona secondo la mentalità primitiva, tanto più lo spazio individuale è limitato

perché viene richiesto alle persone di adeguarsi ad un certo funzionamento collettivo sia nel

pensiero (attraverso l'eliminazione dei pensieri dissonanti), sia nelle emozioni (ad esempio

può essere esercitata una pressione affinchè nel gruppo tutte le persone siano contente).

Secondo Bion la mentalità primitiva è sostenuta e pervasa da 3 fantasie che definisce

"assunti di base":

di dipendenza, in cui domina la fantasia di dipendere totalmente da un capo

assoluto

di accoppiamento, fantasia secondo la quale si ritiene che il gruppo si sia unito

solo per la riproduzione e che i problemi e le necessità attuali possono essere risolti

da un avvenimento futuro. Questo assunto di base sfocia nel precedente quando si

ritiene che il prodotto dell'accoppiamento sia come un Messia che deve ancora venire

attacco-fuga, fantasia per la quale il gruppo è riunito per occuparsi della sua

conservazione, che dipende dall'attaccare in massa il nemico oppure dal fuggire da

lui.

Secondo Bion le due mentalità del gruppo (gruppo di lavoro e mentalità primitiva) sono

istanze compresenti e contrapposte, non costituiscono una sequenza e questo rappresenta un

conflitto per ogni individuo. Se la persona partecipa al gruppo di lavoro, infatti si sente

deprivata di calore e di forza; se aderisce al gruppo in assunto di base, avverte di non poter

raggiungere i propri fini.

Per Bion non vi è crescita del gruppo se l'aspetto evoluto si distacca da quello primitivo:

è soltanto quando l'evoluto entra in risonanza con il primitivo che vi è un reale sviluppo del

gruppo.

Una visione d'insieme

Durante una seduta di terapia di gruppo, il conduttore deve tenere in considerazione 4

elementi: le persone ogni persona propone la sua storia fantasmatica, cioè la

sceneggiatura immaginaria di desideri inconsci, usando diversi mezzi espressivi

come racconti, sogni, comportamenti. Lo psicoanalista riconosce le principali

configurazioni di ogni persona e si accorge di come evolve nel tempo, a partire dalla

presa di consapevolezza delle proprie caratteristiche per arrivare a definire un

progetto di vita.

Lo psicanalista non indirizza la sua attenzione soltanto alle persone che parlano,

ma anche a coloro che non riescono ad esprimersi con le parole

le relazioni interpersonali, attraverso le quali le persone si accorgono del

vissuto della persona che parla, anche quando questa non lo riconosce o lo riconosce

solo in parte. È molto importante il clima presente nel gruppo: se prevale

l'amichevolezza e la tolleranza, prevale la correttezza delle percezioni; se, invece, vi

è un'atmosfera persecutoria, le percezioni sono fortemente distorte.

Per indicare la capacità dei membri di un gruppo di cogliere le emozioni delle altre

persone, Foulkes usa il termine "risonanza", che indica la capacità di cogliere e

condividere le emozioni altrui.

La risonanza implica una certa elaborazione emotiva. Ad esempio, può capitare

che un membro del gruppo faccia un sogno per un altro partecipante.

L'entrare in risonanza con gli altri ha un forte valore di conoscenza di se stessi. A

tal proposito si parla di effetto specchio per indicare quel fenomeno per il quale un

individuo vede se stesso (spesso una parte rimossa di sé) riflesso nell'interazione

degli altri membri del gruppo.

il rapporto tra persone e gruppo, che può essere spiegata facendo riferimento

alla catena associativa (vedi capitolo 11) o alla struttura a stella, che prevede che tutte

le persone si colleghino ad un punto centrale del gruppo che funge da raccordo e da

fulcro. In questo caso i partecipanti sono disposti a cerchio, in modo ogni persona

può vedere le altre. Vi è un centro vuoto che, oltre ad essere uno spazio fisico, è

anche percepito come uno spazio mentale nel quale le fantasie, le emozioni ed i

pensieri possono essere contenuti e possono prendere forma.

i fenomeni trans-personali, riguardano qualcosa che è "oltre l'individuo", cioè

il risultato del dissolversi delle barriere dell'Io nel gruppo.

Tre elementi trans-personali fondamentali nel gruppo e fortemente interconnessi

tra loro sono:

• l'atmosfera o tono di fondo della seduta, che è il complesso di vissuti,

emozioni e sensazioni corporee che tendono a presentarsi come un "tutto" che

costituisce l'atmosfera del gruppo. Le atmosfere del gruppo terapeutico

possono essere transitorie oppure durature e difficili da modificare.

• il medium, concetto usato da McLuhan, che afferma che i mezzi

attraverso i quali avviene la comunicazione non sono mai neutri rispetto alla

comunicazione stessa, ma al contrario la influenzano profondamente. Infatti il

cambiamento di mezzi modifica la percezione delle persone che ne subiscono

l'impatto.

Anche la situazione di gruppo è un mezzo che può cambiare in vari modi.

Ad esempio, l'assenza di uno dei membri modifica il setting.

• gli effetti della mentalità primitiva (vedi le note storiche)

Riconoscere questi aspetti è difficile perché si mimetizzano nell'ambiente del

gruppo. È essenziale che l'analista riesca a non essere il buon analista che i

membri del gruppo si aspettano che sia, ma preservi la libertà di sentire e pensare

anche ciò che può apparire ai membri del gruppo e a lui stesso come offensivo,

inutile, fuori luogo.

Stato gruppale nascente

Tre componenti fondamentali dello stato gruppale nascente sono: l'attesa messianica,

l'illusione gruppale, i vissuti di depersonalizzazione.

Ogni gruppo si costruisce intorno a un'idea messianica, cioè alla speranza di un

cambiamento futuro. Nel piccolo gruppo a finalità analitica l'attesa messianica è legata alla

figura del terapeuta.

Nello stato gruppale nascente, oltre all'attesa messianica vi è l'illusione. Infatti, all'inizio

dell'attivirà di gruppo capita spesso di sentire frasi come: "siamo il migliore gruppo del

mondo", che non si basano su un giudizio realistico, ma su un'illusione collettiva. L'analista

può essere tentato di partecipare a questa euforia gratificante, ma deve resistere a questa

tentazione per evitare l'instaurazione di un narcisimo gruppale. Fare un buon gruppo, infatti,

rappresenta uno spostamento difensivo dal vero obiettivo del gruppo, ossia la messa in

discussione di ogni persona.

Tuttavia, l'illusione gruppale non presenta solo aspetti negativi e di resistenza, ma anche

un modo per andare incontro all'urgenza dei membri del gruppo di stare insieme.

L'illusione gruppale, in conclusione, è una reazione di angoscia allo smarrimento totale,

ma anche una condizione iniziale di nascita e di sviluppo.

Per quello che riguarda la depersonalizzazione, questa si differenzia dalla mentalità

primitiva di Bion perché corrisponde a duna particolare fase di vita del gruppo e non ad una

dimensione stabile della vita del gruppo. La depersonalizzazione rappresenta la perdita dei

confini del sé, esperienza che si manifesta in forme simili nel passaggio dal sonno alla

veglia e nel caso di intossicazione alcolica.

La depersonalizzazione, così come l'illusione, può sfociare in una condizione di paralisi e

di impossibilità di pensare in quanto regna la confusione. In alcuni casi, invece, di può

parlare di "de individualizzazione" per indicare lo smontaggio di schemi percettivi,

comunicativi e comportamentali individuali. Questo smontaggio è funzionale alla

costruzione di schemi gruppali e alla messa in atto di modalità collettive di elaborazione di

pensiero.

Nella gestione dello stato gruppale occorre tenere in considerazione i concetti di rêverie e

di funzione alfa dell'analista.

La funzione alfa corrisponde ad una variabile incognita alla quale vengono assegnate

operazioni trasformative riguardanti tutte le esperienze sensoriali ed emotive in stato di

veglia o di sonno. L'assenza o l'inversione della funzione alfa rende impossibile la

distinzione tra conscio ed incoscio, ma anche la produzione del pensiero. Infatti, gli

elementi sensoriali ed emotivi non trasformati (funzione beta) sono vissuti come cose e

vengono espulsi nel campo circostante.

La strutturazione della funzione alfa nel bambino è strettamente collegata al rapporto con

la madre, che "digerisce" le impressioni sensoriali del bambino che non è ancora in grado di

metabolizzarle autonomamente.

La funzione alfa è collegata alla revêrie, cioè con al capacità dell'analista di recepire

comunicazioni del paziente preverbali e verbali, capacità di ricezione che deve essere

accompagnata da una concomitante attività di elaborazione.

Stadio della comunalità dei fratelli

La comunalità dei fratelli è la fase nella quale si realizza la presa di consapevolezza

dell'esistenza e delle potenzialità elaborative del gruppo come soggetto collettivo.

Sartre ipotizza l'esistenza di un momento di fusione che trasforma "un certo numero di

persone" in un tutto solidale e sovra-personale. Dopo tale fusione subentra il senso del noi e

le persone sono capaci di operare in gruppo e di sviluppare rapporti di reciprocità.

Sartre considera il gruppo non come una struttura, ma come un processo, mediatore

dialettico tra l'individuo isolato e la società. L'individuo isolato, infatti, non è in grado di far

sentire la sua voce alla società.

Sartre, inoltre, riconosce che l'individuo può essere isolato anche quando non è da solo

(come avviene, ad esempio, alle persone in attesa di un autobus).

Secondo Sartre la fusione porta la persona ad uscire dall'isolamento, dall'alienazione

dall'impotenza, dalla passività.

Secondo Neri la fusione del gruppo è preparato da una serie di eventi:

le persone avvertono che la loro appartenenza al gruppo non è più in

discussione

le persone sono più disponibili a mettersi in discussione

 i temi di cui si parla si fanno più precisi

 il conduttore del gruppo è percepito come meno rigido e distante

 diminuiscono la dipendenza ed il timore nei confronti del conduttore: prima

c'era attesa del suo intervento, ora ci sono periodi anche piuttosto lunghi nei quali il

gruppo lo dimentica

le persone non si rivolgono più soltanto all'analista, ma provano a collocare

pensieri ed interrogativi nel campo di gruppo

Solitamente, nel passaggio da una fase all'altra del gruppo vi è un cambio di ruoli

delle persone che ne fanno parte.

Esiste una differenza tra "i fratelli" e "la comunità di fratelli". Nel primo caso vi è la

presenza dei membri del gruppo in quanto singoli individui verso i quali si possono

nutrire sentimenti di protezione, ammirazione, gelosia, rivalità, invidia. Nel secondo

caso, invece, i membri del gruppo sono componenti di un insieme di cui tutti fanno parte

e che è dotato di particolari caratteri e funzioni.

Spazio comune del gruppo

La creazione dello spazio comune del gruppo corrisponde al superamento dello stato

gruppale nascente ed al raggiungimento dello stadio del gruppo come soggetto collettivo.

Lo spazio comune del gruppo non ha estensione materiale e misurabile, ma è uno spazio

mentale e relazionale ed è legato al sentimento di appartenenza e a duna differenziazione tra

ciò che il gruppo è e ciò che il gruppo non è.

Secondo Lotman, l'area culturale e sociale di un gruppo è distinta dall'esterno da una

sorta di confine. Gli appartenenti al gruppo percepiscono l'interno come strutturato e

l'esterno come non strutturato.

Nella realizzazione del confine del gruppo un ruolo importante viene giocato dal

trasferimento della funzione pelle mentale da parte dei membri al gruppo. La funzione-

confine, non più è affidata ai singoli individui, ma viene assunta in larga misura dal gruppo.

Il trasferimento dagli individui al gruppo della funzione di delimitazione e la creazione dello

spazio comune del gruppo sono favoriti da alcune esperienze sensoriali, emotive e mentali

fatte dai partecipanti nel corso delle sedute. Tra tali esperienze troviamo:

la presenza fisica delle persone sedute in cerchio che delimitano uno

spazio la percezione che alcune sensazioni (come eccitazione, paura, tensione)

seguono ritmi di gruppo

l'avvertire che i pensieri e le emozioni possono circolare in un contesto

più vasto di quello che i membri assegnano ai loro vissuti

secondo Anzieu, un gruppo è un involucro che tiene insieme degli individui. Finchè

questo involucro non si è costituito, si tratta di un aggregato umano, ma non di un gruppo.

VITA AFFETTIVA DEL GRUPPO

Socialità sincretica

Bion contrappone la "mentalità gruppo di lavoro" alla "mentalità primitiva. La mentalità

di gruppo di lavoro è intesa come un livello di funzionamento mentale che implica contatto

con la realtà, tolleranza per le frustrazioni e controllo delle emozioni. Può essere rafforzata

con un adeguato addestramento, anche considerando che ciò che tiene uniti i membri del

gruppo proprio la volontà di cooperare in vista del raggiungimento di un obiettivo comune.

La mentalità primitiva, invece, corrisponde a funzionamenti automatici ed inconsapevoli

che si oppongono al gruppo di lavoro e che portano alla perdita dell'individualità.

Secondo Bion, a queste 2 mentalità corrispondono 2 tipologie di leader: il leader del

gruppo di lavoro ed il leader del gruppo in assunto di base. Il primo è operativo ed è un

leader del pensiero che favorisce il raggiungimento dell'obiettivo, ma presta anche

attenzione alle persone. le funzioni positive e razionali del gruppo sono coordinate e

promosse dal leader del gruppo di lavoro, che solitamente è il terapista. Il leader del gruppo

in assunto di base, invece, incarna ed esprime le spinte regressive, incontrollabili e negative.

Secondo Neri la ripartizione proposta da Bion è troppo rigida perché esistono degli

elementi non appartenenti al gruppo di lavoro che, tuttavia, non sono neanche regressivi. Per

spiegare questi aspetti è possibile utilizzare il concetto di socialità sincretica di Bleger, che

valorizza nel gruppo i vissuti sensoriali, propriocettivi e cenestetici (come condividere i

ritmi fisiologici, comune percezione dello spazio, regolazione del tono d'umore) che sono

elementi fondamentali dell'esperienza di appartenenza.

Secondo Bleger il livello sincretico (non verbale) e il livello evoluto della relazione non

possono essere separati, ma sono fortemente interdipendenti. La socialità sincretica è la base

per lo sviluppo della socialità evoluta perché mantiene in vita gli aspetti dell'identità che non

cambiano.

Un attacco ad uno o ad alcuni elementi che mantengono la socialità sincretica, spesso, ha

come conseguenza l'emergere di conflitti tra sottogruppi che si creano non tanto per la

presenza di opinioni diverse, ma perché vi è un'identità ferita nella socialità sincretica. Ogni

sottogruppo attribuisce questa ferita all'altro sottogruppo e la gestire attivando una lotta

intestina.

Il Genius Loci è la persona che nel gruppo svolge, a livello istintivo ed inconscio,

diverse funzioni che hanno come risultato il regolare la socialità sincretica e l'elaborare la

connessione tra vita affettiva e vita razionale del gruppo.

Stimolando la partecipazione alle vicende del gruppo, il Geniu Loci consente il

mantenimento dell'identità e dell'armonia e assicura la continuità.

Il Genius Loci ha anche la capacità di riconoscere la qualità dell'atmosfera condivisa nel

gruppo e svolge anche la funzione di domesticazione di oggetti e luoghi.

Identità del gruppo

Il Genius Loci fallisce quando vi è un eccessivo irrigidimento del confine del gruppo. Il

tal caso, il confine non è più una membrana, ma una barriera.

Il Genius Loci svolge anche la funzione di domesticazione di oggetti e luoghi. Il termine

domesticazione è stato usato da De Martino per indicare un processo attraverso il quale gli

oggetti che ci circondano diventano per noi familiari e sicuri.

Il Genius loci e il terapeuta del gruppo

Solitamente la figura del Genius Loci e quella del leader del gruppo di lavoro non

coincidono in quanto il primo è un riferimento affettivo mentre il secondo ha la funzione di

indirizzare il gruppo verso lo svolgimento del compito. i Genius Loci solitamente non è il

terapeuta, anche perché deve essere una figura vissuta come abbastanza paritaria.

In rari casi il Genius Loci si contrappone al terapeuta: si tratta di situazioni nelle quali il

terapeuta viene percepito come un'autorità insensibile ed ingiusta. Nella maggior parte dei

casi, però, il Genius Loci lavora spalla a spalla con il terapeuta. Uno dei campi in cui si

realizza questa collaborazione è lo sviluppo del pensiero di gruppo, nel quale il Geniu Loci

svolge la funzione di portavoce. Secondo Pichon-Riviere, il portavoce è la persona che, in

un determinato momento, riesce ad avere un'intuizione riguardo alle fantasie, ansie, bisogni

che pervadono il gruppo. Solitamente quando il portavoce interviene pensa che sta

esprimendo qualcosa che riguarda solo se stesso, ma in realtà mette in luce qualcosa che è

significativo per tutto il gruppo, anche se lui non ne è consapevole.

In alcuni casi gli interventi del Genius Loci/portavoce possono sfuggire all'attenzione

degli altri perché apparentemente possono sembrare estranei alla situazione del gruppo. In

tal caso il terapeuta deve saper individuate e cogliere il "segno" che è stato lanciato ed

utilizzarlo, senza portare eccessivamente l'attenzione sulla figura della persona che ha svolto

il ruolo di Genius Loci perché l'investitura potrebbe ostacolare lo svolgimento della

funzione. L'attività del Genius Loci non deve essere interpretata, ma capita e seguita.

Anche se spesso il Genius Loci svolge il ruolo di portavoce, a livello più generale

esistono alcune differenze tra queste 2 figure. Ad esempio il ruolo di portavoce può essere

assunto da una persona anche solo per una seduta, mentre in Genius Loci assume questa

funzione con maggiore continuità e durata.

La collaborazione tra terapeuta e Genius Loci:

consente l'attivazione del pensiero di gruppo

 favorisce il riconoscimento della qualità dell'atmosfera condivisa

 permette ai partecipanti disintonizzarsi con il nucleo di fantasie attive in

seduta. Quest'ultimo aspetto è simile al concetto di localizzazione di Foulkes, che

corrisponde al compito del conduttore di percepire il significato, ma anche di

inserirlo nell'assetto dinamico appropriato. Ciò presuppone la consapevolezza

della configurazione dei vari fenomeni. Tuttavia, Foulkes attribuisce queste

funzioni soltanto al terapeuta.

IL CAMPO

Campo

Il "campo" è un concetto che può assumere vari significati diversi e che è stato

considerato da vari autori sottoprospettive diverse.

Baranger parla di campo bi-personale per indicare che l'analista è co-protagonista della

vicenda psicoanalitica e che, con il paziente, forma una coppia legata e complementare che

partecipa allo stesso processo dinamico.

La diade paziente-terapeuta genera anche un campo che essa stessa produce (il campo bi-

personale) che non è semplicemente la somma di 2 situazioni psichiche interne perché si

crea nell'interazione tra individui. Il campo bi-personale, anzi, è qualcosa che differisce

radicalmente da quello che ognuno dei 2 è separatamente dall'altro.

Secondo Baranger esistono 3 livello di strutturazione del campo: il setting, la transazione

verbale che si svolge in seduta, la fantasia inconscia bi-personale (assimilabile alla mentalità

primitiva).

Questa nozione di campo bi-personale è stata elaborata in relazione alla situazione

psicoanalitica duale, ma può essere estesa alla situazione gruppale. In questo caso si parlerà

di campo multi-personale.

Un altro modo di intendere il campo è quello di Di Trapani che lo concepisce come un

pool trans-personale che è al di là delle persone e che non corrisponde alla loro relazione,

ma condiziona sia le persone che la relazione.

Correale aggiunge qualcosa a questa definizione, affermando che il campo deve essere

inteso come una situazione fluida in continuo movimento alla quale gli individui

contribuiscono, ma che, al tempo stesso, li condizione. Correale distingue anche un campo

attuale ed un campo storico. Il campo attuale è la risultante dell'insieme di pensieri,

immagini, fantasie, rappresentazioni, affetti, impulsi, emozioni e sensazioni presenti ed

attive nel gruppo in uno specifico momento. Il campo del gruppo, però, è anche il risultato

dell'apporto del campo storico, cioè del deposito di relazioni affettive, vicende ideative,

rappresentative ed emozionali. Costituisce una memoria del gruppo che si attualizza

continuamente e che condiziona il campo attuale. Questo elemento arricchisce ma al tempo

stesso appesantisce la vicenda dl gruppo.

Perrotti non parla esplicitamente di campo, ma fa una serie di riferimenti che possono

essere ricondotti ad esso. Egli suggerisce che il gruppo potrebbe esser un luogo in cui si

depositano sentimenti, emozioni, affetti, ma anche parti di sé che i membri del gruppo

vogliono allontanare.

Anche Bleger non usa direttamente il concetto di campo, ma quello di setting. In

particolare ritiene che gli aspetti psicotici della personalità si realizzano nelle dimensioni del

setting (la stanza, l'orario, l'atteggiamento dell'analista) che sono maggiormente stabili nel

tempo. Bleger afferma: "mi è sempre sembrato sorprendete e appassionante notare come il

paziente può sconvolgersi e diventare violento, per esempio per una differenza di pochi

minuti nell'iniziare o terminare una seduta". Secondo l'autore i pazienti possono depositare

nel setting anche alcuni aspetti vitali ed essenziali


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia del lavoro e delle organizzazioni
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sararossi4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dinamica di gruppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ortu Francesca.

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