Riassunto per l'esame di dinamica dei gruppi
Libro consigliato: “Gruppo” di Claudio Neri.
Nella psicoterapia di gruppo l'analizzando non entra in rapporto soltanto con l'analista, ma anche con altre persone. Chi partecipa a un gruppo avverte in modo diverso le parole che gli vengono dagli altri membri del gruppo, che sente al pari con lui.
Il tipo di comunicazione è diverso perché non vi è un dialogo diadico, ma una circolarità del discorso tra più persone.
L'analista che opera in un gruppo assume un compito in parte diverso da quello tradizionale in quanto, oltre che un interprete, è un co-pensatore che promuove la comunicazione nel gruppo.
I membri del gruppo si incontrano regolarmente per circa 2 ore una oppure 2 volte a settimana e solitamente l'analisi di gruppo dura alcuni anni. Nella composizione del gruppo è preferibile una certa eterogeneità dei membri in relazione alla sintomatologia, alla sfera di interessi e alle posizioni sociali, mentre è preferibile una certa omogeneità nell'età.
Note storiche
L'uso del gruppo nella terapia di diversi disturbi somatici e psichici è molto antico. Il modo in cui il gruppo è stato considerato dai diversi autori è molto cambiato nel corso del tempo.
Per Freud e altri autori, come ad esempio Le Bon, Trotter e McDougall, inizialmente studiarono la massa, con l'obiettivo di dare una base unitaria alla psicologia psicoanalitica. Il problema centrale cui cercava di rispondere Freud era: “quale legame tiene unito il gruppo?”, domanda alla base della teoria dei legami libidici e dei legami di identificazione del gruppo.
Inoltre, Freud si chiedeva se il complesso di Edipo, oltre che essere un fattore fondante per la psiche del singolo individuo, potesse essere altrettanto importante per la struttura del gruppo.
Foulkes e Bion, invece, si occuparono dei piccoli gruppi con fini pratici di riabilitazione. Questi autori consideravano il gruppo come un tutto e, quindi, per loro la domanda su ciò che tiene unito il gruppo non aveva ragione di esistere. Secondo Bion, in particolare, non si possono comprendere i fenomeni di gruppo prendendo come modello l'Edipo e i legami familiari.
Un'altra tematica molto studiata è quella del transfert di gruppo, che è stata analizzata prevalentemente da Bejeram, che individua nel setting di gruppo 4 oggetti transferali:
- Il monitore, cioè il terapeuta (transfert principale) che funge da imago paterna o super-io.
- Tutto il gruppo che funziona da imago materna.
- Gli altri (transfert laterali) quali imago fraterne.
- Il mondo esterno, quale luogo di proiezione della distruttività individuale, ma anche dell'Eros.
Foulkes
Valorizza l'unità del gruppo, partendo soprattutto dagli studi sulle reti neurali.
“Il gruppo come un tutto non è un modo di dire, è un organismo vivente, a prescindere dagli individui che lo compongono.”
All'interno del gruppo è presente una matrice gruppale, che è un elemento comune dal quale viene generato il gruppo e che consente la comunicazione. Rappresenta ciò che viene condiviso.
Altro elemento fondamentale nel gruppo è la rete di comunicazione, nella quale l'individuo è parte di una rete sociale, un punto nodale collegato tramite un legame alle altre persone e alla rete nel complesso. L'individuo, quindi, può essere considerato isolatamente solo in modo artificiale.
Secondo Lo Verso e Papa la matrice di Foulkes può essere intesa secondo una triplice accezione:
- Matrice di base, che è il presupposto della comunicazione.
- Matrice dinamica, che si costruisce all'interno della situazione gruppale ed è in trasformazione costante.
- Matrice personale, riguarda l'individuo e si forma a partire dalla sua esperienza in relazione al gruppo della famiglia.
Bion
Nel gruppo vi è sia una mentalità regredita, sia una mentalità evoluta, o gruppo di lavoro o gruppo razionale.
Bion riprende il concetto di gruppo organizzato di McDougall, che si sviluppa quando:
- C'è continuità nell'esistenza del gruppo.
- Si forma un'idea adeguata al gruppo.
- C'è interazione con gruppi simili, soprattutto in termini di conflitto.
- Vi è un corpo di tradizioni, costumi e abitudini comuni.
Bion, diversamente da McDougall, non considera il gruppo di lavoro come qualcosa che si crea solo se sono presenti determinate condizioni, ma come una dimensione mentale sempre presente, anche se deve essere sviluppata.
Oltre al gruppo di lavoro o mentalità razionale, secondo Bion è presente anche una mentalità primitiva che corrisponde alla tendenza a dare risposte automatiche. Quanto più il gruppo funziona secondo la mentalità primitiva, tanto più lo spazio individuale è limitato perché viene richiesto alle persone di adeguarsi a un certo funzionamento collettivo sia nel pensiero, attraverso l'eliminazione dei pensieri dissonanti, sia nelle emozioni, ad esempio può essere esercitata una pressione affinché nel gruppo tutte le persone siano contente.
Secondo Bion la mentalità primitiva è sostenuta e pervasa da 3 fantasie che definisce “assunti di base”:
- Di dipendenza, in cui domina la fantasia di dipendere totalmente da un capo assoluto.
- Di accoppiamento, fantasia secondo la quale si ritiene che il gruppo si sia unito solo per la riproduzione e che i problemi e le necessità attuali possano essere risolti da un avvenimento futuro. Questo assunto di base sfocia nel precedente quando si ritiene che il prodotto dell'accoppiamento sia come un Messia che deve ancora venire.
- Attacco-fuga, fantasia per la quale il gruppo è riunito per occuparsi della sua conservazione, che dipende dall'attaccare in massa il nemico oppure dal fuggire da lui.
Secondo Bion le due mentalità del gruppo, gruppo di lavoro e mentalità primitiva, sono istanze compresenti e contrapposte, non costituiscono una sequenza e questo rappresenta un conflitto per ogni individuo. Se la persona partecipa al gruppo di lavoro, infatti, si sente deprivata di calore e di forza; se aderisce al gruppo in assunto di base, avverte di non poter raggiungere i propri fini.
Per Bion non vi è crescita del gruppo se l'aspetto evoluto si distacca da quello primitivo: è soltanto quando l'evoluto entra in risonanza con il primitivo che vi è un reale sviluppo del gruppo.
Una visione d'insieme
Durante una seduta di terapia di gruppo, il conduttore deve tenere in considerazione 4 elementi:
- Le persone: ogni persona propone la sua storia fantasmatica, cioè la sceneggiatura immaginaria di desideri inconsci, usando diversi mezzi espressivi come racconti, sogni, comportamenti. Lo psicoanalista riconosce le principali configurazioni di ogni persona e si accorge di come evolve nel tempo, a partire dalla presa di consapevolezza delle proprie caratteristiche per arrivare a definire un progetto di vita.
Lo psicoanalista non indirizza la sua attenzione soltanto alle persone che parlano, ma anche a coloro che non riescono ad esprimersi con le parole.
- Le relazioni interpersonali, attraverso le quali le persone si accorgono del vissuto della persona che parla, anche quando questa non lo riconosce o lo riconosce solo in parte. È molto importante il clima presente nel gruppo: se prevale l'amichevolezza e la tolleranza, prevale la correttezza delle percezioni; se, invece, vi è un'atmosfera persecutoria, le percezioni sono fortemente distorte.
Per indicare la capacità dei membri di un gruppo di cogliere le emozioni delle altre persone, Foulkes usa il termine “risonanza”, che indica la capacità di cogliere e condividere le emozioni altrui.
La risonanza implica una certa elaborazione emotiva. Ad esempio, può capitare che un membro del gruppo faccia un sogno per un altro partecipante.
L'entrare in risonanza con gli altri ha un forte valore di conoscenza di se stessi. A tal proposito si parla di effetto specchio per indicare quel fenomeno per il quale un individuo vede se stesso, spesso una parte rimossa di sé, riflesso nell'interazione degli altri membri del gruppo.
- Il rapporto tra persone e gruppo, che può essere spiegato facendo riferimento alla catena associativa, vedi capitolo 11, o alla struttura a stella, che prevede che tutte le persone si colleghino a un punto centrale del gruppo che funge da raccordo e da fulcro. In questo caso i partecipanti sono disposti a cerchio, in modo che ogni persona possa vedere le altre. Vi è un centro vuoto che, oltre ad essere uno spazio fisico, è anche percepito come uno spazio mentale nel quale le fantasie, le emozioni e i pensieri possono essere contenuti e possono prendere forma.
- I fenomeni trans-personali, riguardano qualcosa che è “oltre l'individuo”, cioè il risultato del dissolversi delle barriere dell'Io nel gruppo.
Tre elementi trans-personali fondamentali nel gruppo e fortemente interconnessi tra loro sono:
- L'atmosfera o tono di fondo della seduta, che è il complesso di vissuti, emozioni e sensazioni corporee che tendono a presentarsi come un “tutto” che costituisce l'atmosfera del gruppo. Le atmosfere del gruppo terapeutico possono essere transitorie oppure durature e difficili da modificare.
- Il medium, concetto usato da McLuhan, che afferma che i mezzi attraverso i quali avviene la comunicazione non sono mai neutri rispetto alla comunicazione stessa, ma al contrario la influenzano profondamente. Infatti il cambiamento di mezzi modifica la percezione delle persone che ne subiscono l'impatto.
Anche la situazione di gruppo è un mezzo che può cambiare in vari modi. Ad esempio, l'assenza di uno dei membri modifica il setting.
- Gli effetti della mentalità primitiva, vedi le note storiche.
Riconoscere questi aspetti è difficile perché si mimetizzano nell'ambiente del gruppo. È essenziale che l'analista riesca a non essere il buon analista che i membri del gruppo si aspettano che sia, ma preservi la libertà di sentire e pensare anche ciò che può apparire ai membri del gruppo e a lui stesso come offensivo, inutile, fuori luogo.
Stato gruppale nascente
Tre componenti fondamentali dello stato gruppale nascente sono: l'attesa messianica, l'illusione gruppale, i vissuti di depersonalizzazione.
Ogni gruppo si costruisce intorno a un'idea messianica, cioè alla speranza di un cambiamento futuro. Nel piccolo gruppo a finalità analitica l'attesa messianica è legata alla figura del terapeuta.
Nello stato gruppale nascente, oltre all'attesa messianica vi è l'illusione. Infatti, all'inizio dell'attività di gruppo capita spesso di sentire frasi come: “siamo il migliore gruppo del mondo”, che non si basano su un giudizio realistico, ma su un'illusione collettiva. L'analista può essere tentato di partecipare a questa euforia gratificante, ma deve resistere a questa tentazione per evitare l'instaurazione di un narcisismo gruppale. Fare un buon gruppo, infatti, rappresenta uno spostamento difensivo dal vero obiettivo del gruppo, ossia la messa in discussione di ogni persona.
Tuttavia, l'illusione gruppale non presenta solo aspetti negativi e di resistenza, ma anche un modo per andare incontro all'urgenza dei membri del gruppo di stare insieme.
L'illusione gruppale, in conclusione, è una reazione di angoscia allo smarrimento totale, ma anche una condizione iniziale di nascita e di sviluppo.
Per quello che riguarda la depersonalizzazione, questa si differenzia dalla mentalità primitiva di Bion perché corrisponde a una particolare fase di vita del gruppo e non a una dimensione stabile della vita del gruppo. La depersonalizzazione rappresenta la perdita dei confini del sé, esperienza che si manifesta in forme simili nel passaggio dal sonno alla veglia e nel caso di intossicazione alcolica.
La depersonalizzazione, così come l'illusione, può sfociare in una condizione di paralisi e di impossibilità di pensare in quanto regna la confusione. In alcuni casi, invece, si può parlare di “deindividualizzazione” per indicare lo smontaggio di schemi percettivi, comunicativi e comportamentali individuali. Questo smontaggio è funzionale alla costruzione di schemi gruppali e alla messa in atto di modalità collettive di elaborazione di pensiero.
Nella gestione dello stato gruppale occorre tenere in considerazione i concetti di rêverie e di funzione alfa dell'analista.
La funzione alfa corrisponde a una variabile incognita alla quale vengono assegnate operazioni trasformative riguardanti tutte le esperienze sensoriali ed emotive in stato di veglia o di sonno. L'assenza o l'inversione della funzione alfa rende impossibile la distinzione tra conscio e inconscio, ma anche la produzione del pensiero. Infatti, gli elementi sensoriali ed emotivi non trasformati, funzione beta, sono vissuti come cose e vengono espulsi nel campo circostante.
La strutturazione della funzione alfa nel bambino è strettamente collegata al rapporto con la madre, che “digerisce” le impressioni sensoriali del bambino che non è ancora in grado di metabolizzarle autonomamente.
La funzione alfa è collegata alla rêverie, cioè alla capacità dell'analista di recepire comunicazioni del paziente preverbali e verbali, capacità di ricezione che deve essere accompagnata da una concomitante attività di elaborazione.
Stadio della comunalità dei fratelli
La comunalità dei fratelli è la fase nella quale si realizza la presa di consapevolezza dell'esistenza e delle potenzialità elaborative del gruppo come soggetto collettivo.
Sartre ipotizza l'esistenza di un momento di fusione che trasforma “un certo numero di persone” in un tutto solidale e sovra-personale. Dopo tale fusione subentra il senso del noi e le persone sono capaci di operare in gruppo e di sviluppare rapporti di reciprocità.
Sartre considera il gruppo non come una struttura, ma come un processo, mediatore dialettico tra l'individuo isolato e la società. L'individuo isolato, infatti, non è in grado di far sentire la sua voce alla società.
Sartre, inoltre, riconosce che l'individuo può essere isolato anche quando non è da solo, come avviene, ad esempio, alle persone in attesa di un autobus.
Secondo Sartre la fusione porta la persona a uscire dall'isolamento, dall'alienazione, dall'impotenza, dalla passività.
Secondo Neri la fusione del gruppo è preparata da una serie di eventi:
- Le persone avvertono che la loro appartenenza al gruppo non è più in discussione.
- Le persone sono più disponibili a mettersi in discussione.
- I temi di cui si parla si fanno più precisi.
- Il conduttore del gruppo è percepito come meno rigido e distante.
- Diminuiscono la dipendenza e il timore nei confronti del conduttore: prima c'era attesa del suo intervento, ora ci sono periodi anche piuttosto lunghi nei quali il gruppo lo dimentica.
- Le persone non si rivolgono più soltanto all'analista, ma provano a collocare pensieri e interrogativi nel campo di gruppo.
Solitamente, nel passaggio da una fase all'altra del gruppo vi è un cambio di ruoli delle persone che ne fanno parte.
Esiste una differenza tra “i fratelli” e “la comunità di fratelli”. Nel primo caso vi è la presenza dei membri del gruppo in quanto singoli individui verso i quali si possono nutrire sentimenti di protezione, ammirazione, gelosia, rivalità, invidia. Nel secondo caso, invece, i membri del gruppo sono componenti di un insieme di cui tutti fanno parte e che è dotato di particolari caratteri e funzioni.
Spazio comune del gruppo
La creazione dello spazio comune del gruppo corrisponde al superamento dello stato gruppale nascente e al raggiungimento dello stadio del gruppo come soggetto collettivo.
Lo spazio comune del gruppo non ha estensione materiale e misurabile, ma è uno spazio mentale e relazionale ed è legato al sentimento di appartenenza e a una differenziazione tra
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