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COS’ È IL CINEMA

1.

Del cinema si possono dire moltissime cose: è tecnica, è un’industria, un’arte o uno spettacolo, ma anche, e

soprattutto, divertimento e cultura. Ognuna di queste conclusioni è importante ed irrinunciabile; ma il cinema

è tutto questo insieme ed altro ancora. È ciò che in una società, in un determinato periodo storico – politico –

culturale – sociale, in un certo assetto del suo sviluppo, si decide che esso sia.

Saper vedere il cinema indica saper vedere la complessità del fenomeno che ha come risultato quel "festival

delle emozioni che si chiama film”, imparare ad osservarlo prendendo le distanze dall’immagine per coglierne

il senso (Barthes).

L’istituzione cinematografica ha anche a che fare con il desiderio, con l’immaginario e con il simbolico: fa

leva sui giochi di identificazione e sui complessi meccanismi che regolano il funzionamento della nostra

psiche, del nostro inconscio.

“Che cos’e il cinema?”: è necessario partire dall’esperienza dello spettatore che al cinema si accosta e che in

esso si riconosce e riconosce il mondo. Ma perché questo accada, deve imparare a orientarsi e a orientare il

suo sguardo. Deve imparare a vedere il cinema dietro i film.

(Scena del nichelino “Gli ultimi fuochi” di Elia Kazan. È un film sul cinema che racconta l’industria

cinematografica, una sorta di metacinema. Lo sceneggiatore rappresenta il pubblico).

Il cinema è istituzione, dispositivo e linguaggio.

Istituzione -> perché è un’industria. Quello americano, soprattutto, è uno dei principali motori

 dell’economia USA. Hanno una specializzazione del lavoro molto forte, nel film si vede dalla

pluralità di sceneggiatori; è una macchina estremamente complessa. Il ruolo del produttore è

fondamentale perché ne dipende il livello del film. Sono i nomi degli attori, però, che vengono messi

all’inizio dei titoli, il regista e i produttori seguono dopo: si basa sullo studio system e star system (che

non nasce col cinema ma molto prima). È importante ricordare che accanto allo sviluppo del cinema si

ha lo sviluppo dell’elettricità ed elettronica.

Dispositivo -> organizza la visione (v. più di 40 cambi di inquadratura in 3 minuti di scena). Il cinema

 può essere visto come un dispositivo di rappresentazione, con i suoi congegni e la sua organizzazione

degli spazi e dei ruoli. Ha analogie con il dispositivo di rappresentazione della pittura e del teatro, ma

ha anche suoi caratteri peculiari dovuti alla meccanica di produzione dell’immagine e del suono. È un

dispositivo anche nel senso che predetermina dei ruoli: per esempio, il ruolo dello spettatore che si

identifica con la cinepresa.

Linguaggio -> il cinema è un linguaggio con le sue regole e le sue convenzioni, imparentato con la

 letteratura perché hanno in comune l’uso della parola dei personaggi e la finalità di raccontare storie.

Ma è anche molto diverso.

CINEMA E STORIA: Il cinema non è solo un importante mezzo di comunicazione, espressione e spettacolo,

ma intrattiene rapporti molto stretti con la storia intesa sia come insieme dei fatti storici sia come la disciplina

che studia tali fatti. I rapporti tra cinema e storia si possono così schematizzare:

1. La storia del cinema lo studio dell’evoluzione del cinema dalla sua nascita; di essa si occupa la

storiografia cinematografica;

2. La storia nel cinema In quanto mezzo per rappresentare la storia del passato, il cinema condiziona

film

l’immaginario storico di una società. I possono essere fonti preziosissime per lo storico: li consultano al

pari di altre fonti di archivio.

3. Il cinema nella storia I film possono assumere un ruolo importante nel campo della propaganda politica,

nella diffusione di un'ideologia, si stabiliscono spesso relazioni molto strette tra il cinema e il contesto socio -

politico in cui si afferma e sul quale può esercitare un'influenza.

Lo storico francese Marc Ferro ha messo in evidenza con grande chiarezza come il cinema possa essere visto

come fonte (cioè fattore di documentazione storica, v. film storici o di finzione) e come agente di storia (cioè

elemento che entra in modo attivo in processi storici). Il francese teorico del cinema, Jean Mitry divide in tre

categorie le diverse storie settoriali nelle quali si articola la storia del cinema:

1. Uno storia delle tecniche, cioè dei mezzi che hanno determinato la sua evoluzione rendendo possibili

nuove forme;

2. Una storia dell'industria, il cui sviluppo fu una conseguenza dell'evoluzione del pubblico (non meno

che dell’arte e delle tecniche);

3. Una storia delle forme e dei modi di significare, di esprimere e di raccontare, attraverso le tendenze

più disparate, influenzate spesso dai movimenti artistici contemporanei.

4. Una storia dell'arte, ovvero quelle opere che hanno segnato un punto di arrivo o una svolta nella

scoperta e nella messa a punto di strutture significanti, la cui perfezione linguistica era legata ai progressi della

tecnica e dell'industria.

ESTETICA E SEMIOTICA: Il cinema può essere visto come forma d’arte e come mezzo di comunicazione.

In quanto arte, sia pure di tipo particolare (arti dello spettacolo), fin dalle sue origini ha attirato l’interesse

dell’estetica, la disciplina filosofica che si occupa del sistema delle arti. In quanto mezzo di comunicazione,

esso e diventato uno dei campi d’applicazione della semiotica. A partire dalla metà degli anni ‘60, lo sviluppo

degli studi semiotici ha fatto sì che la dimensione estetica venisse assorbita in quella comunicativa: il modello

linguistico ha avuto la meglio e ha condizionato gli studi cinematografici, dalle discussioni sulla natura del

segno filmico fino ai tentativi, più o meno organici e più o meno riusciti, di studiare il dispositivo

cinematografico secondo il modello dell’enunciazione linguistica. La semiotica è quindi lo studio del

linguaggio del cinema, il tema dell’applicabilità del modello linguistico sullo studio del cinema. I due

approcci sono strettamente collegati tra loro, in quanto ogni riflessione estetica sul cinema ha dovuto

affrontare sempre il problema del linguaggio filmico e la semiotica, che si occupa dei linguaggi e dei processi

di comunicazione, ha sempre riservato una particolare attenzione ai linguaggi estetici nei processi

comunicativi.

I formalisti si proponevano di definire la specificità e l’autonomia dei materiali e dei procedimenti con i quali

opera il cinema. Nello stesso tempo, per legittimarne l’artisticità, si adoperarono per dimostrare la natura

formativa e costruttiva e non puramente riproduttiva e meccanica del mezzo.

Esempi di teorie:

-Arnheim: caratteri di “autonomia” e di “differenziazione” (es. assenza di colore, suono e profondità

dei primi film muti) dell’immagine rispetto alla realtà riprodotta.

-Bazin: nella teoria estetica del cinema ci sono: a) il riconoscimento della radicale novità

rappresentata dal cinema rispetto al tradizionale sistema delle arti; b) l’assunzione dell’impressione di realtà

prodotta dal dispositivo cinematografico sullo spettatore come tema fondamentale della riflessione. Il cinema,

secondo Bazin, agisce sullo spettatore allo stesso modo in cui agiscono i fenomeni naturali che esso riproduce,

si tratti di un fiore, di un cristallo di neve o dell’espressione di un volto. È dalle proprietà tecniche

dell’immagine (fotografica e filmica) che devono derivare le scelte estetiche del cinema.

-Kracauer: il cinema deriva dalla fotografia istantanea e non dal mondo teatrale e letterario: deve

quindi rappresentare il mondo concreto e reale colto nella sua immediatezza.

-Benjamin: nel mondo delle arti, di cui anche il cinema fa parte, c’è una radicale trasformazione

dovuta alla perdita dell’aura, di cui sono effetto e causa la percezione “collettiva” e “distratta” tipica del

pubblico del cinema.

-Deleuze: il cinema non è una lingua né un linguaggio, il cinema e “materia formata non

linguisticamente”; “non e un’enunciazione, non e un enunciato”, semmai e un “enunciabile”. Non c’è

differenza fra cinema e realtà perché entrambi sono fatti da immagini che agiscono e reagiscono

reciprocamente grazie al movimento.

Esaurita la prima fase in cui l’oggetto centrale e stato il linguaggio cinematografico e, di conseguenza, si sono

studiati soprattutto i codici (specifici e non specifici), l’attenzione si e spostata su testo filmico e scrittura al

fine di comprendere i meccanismi che definiscono i film. Nascono le problematiche relative al

racconto/narrazione e punto di vista/focalizzazione, enunciato, testo e rapporto col pubblico (che è cambiato

grazie alla tecnologia: la critica non ha più il monopolio del giudizio perché sui blog ci si può confrontare

liberamente. La tecnologia ha anche cambiato il modo di far cinema: ci sono film interamente realizzati col

cellulare). L’ETA’ DEL CINEMA

2. LE ORIGINI.

Fine ‘800 - inizio ‘900: nascita ed affermazione cinematografo, Belle Époque. Fase di scoperta e definizione

fini

di una tecnica riproduttiva utilizzata a spettacolari piuttosto che di inizio di una nuova arte e di un nuovo

linguaggio; epoca di dissoluzione del sistema tradizionale delle arti. In questi anni si ricercava l’equilibrio fra

le varie potenze mondiali e all’interno delle singole nazioni fra borghesia - proletariato… Il problema delle

origini del cinema può essere affrontato da diversi punti di vista: quello tecnico e scientifico (per comprendere

il funzionamento delle apparecchiature che poi hanno portato all’invenzione del Cinematografo dei fratelli

Lumière), quello psicologico e sociologico (per comprendere come il cinema influenza l’immaginario

collettivo), ed infine dal punto di vista estetico (per vedere come il cinema apporta delle innovazioni alle altre

arti esistenti). Ci sono diverse opinioni su chi siano i pionieri del cinema, a seconda della concezione che si

ha del cinema stesso. Estendendo lo spettacolo fino alla sfera del quotidiano, il cinema portò il pubblico a

godere dello spettacolo di se stesso. Ciò non significa che non abbia continuato ad accordare un ruolo

privilegiato alla “scena del potere”. Il cinema delle origini si dibatteva tra la coscienza del carattere di

autenticità di riproduzione del reale e la straordinaria facilità con cui permetteva di produrre simulazioni

perfettamente accettabili, soprattutto dal pubblico ingenuo che affollava i primi cinematografi. Nacquero

molte polemiche con chi riteneva che il cinema non dovesse contenere finzione e invece che ricreare la scena

davanti alla macchina bisognasse andarla a cercare: questa corrente di pensiero non ebbe seguito perché fu

subito comune usare modellini e ricreare scene storiche o inventate (Méliès filma un documentare

sull’’incoronazione di Edoardo VII prima che fosse avvenuta). Solo a poco a poco l’autenticità diventerà, nella

coscienza dei fruitori e nella intenzionalità dei produttori, un tratto distinguibile e apprezzabile delle

immagini. Più di tutte le altre arti il cinema sfrutta il fascino dei fatti realmente accaduti, dando un illusorio

senso di partecipazione ad essi: proprietà illusionistiche del cinema vs. proprietà di simulazione della scienza

(in Italia il film storico, assieme al documentario di propaganda, divenne uno dei pilastri della politica

cinematografica del fascismo).

Il carattere indifferenziato e ripetitivo delle “attrazioni” dei pionieri del cinema porta a una rapida evoluzione

del cinema stesso.

1915: “La nascita di una nazione” di Griffith: il cinema offriva: 1) di articolare un complesso spettacolo della

durata di circa tre ore al pari di una rappresentazione di un teatro d’opera; 2) di sviluppare una narrazione

compiuta e di notevole complessità tematica al pari di un voluminoso romanzo; 3) di articolare la narrazione

alternando le più grandiose e spettacolari scene d’insieme alla registrazione di minimi dettagli (coi primi

piani).

Il cinema delle origini è impropriamente chiamato cinema. L’idea di fondo del cinematografo è che deve

essere vicino a un fenomeno da baraccone; l’intrattenimento pubblico all’inizio erano la fotografia,

illustrazioni di panorami, ombre cinesi... Si doveva suscitare la meraviglia, era fenomeno di intrattenimento

di massa, nasce l industria dell’intrattenimento. All'interno di questo contesto molto popolare (in tutti i sensi),

nel 1886 nasce il cinema, come mutazione della fotografia. Vive i primi anni nelle fiere, esposizione, caffè…

Era diverso anche per la durata (da qualche secondo a massimo qualche minuto). Fra gli iniziatori ci sono i

Lumière: propongono il cinema come una registrazione della realtà quotidiana metropolitana (treno alla

stazione, uscita dei lavoratori dalla fabbrica, tempo libero...): per gli spettatori era comunque meraviglioso

vederlo su schermo. Era quasi inevitabile il connubio cinema - treno: sono le due grandi novità dell'epoca. La

reazione al film del treno è un mito -> perché è stato elaborato? Ci mette di fronte al realismo di quel cinema

e come era considerata questa nuova tecnologia. Il problema del realismo del cinema è il discorso centrale.

Alcuni film dei Lumière erano film cartolina di alcune città (francesi ma anche Napoli, giornata a Berlino):

Fanno nascere un nuovo genere. Cinema come intrattenimento ma fantastico. Partono quindi due filoni:

realismo e fantascienza. Los Angeles è perfetta per la nascente industria cinematografica. Iniziano a durare

anche 1 ora o 1.30 ore.

Si contrappone Méliès: inventa lo straordinario, forse è il padre della fantascienza. Nascono due linguaggi,

due tecniche diverse e una contrapposizione in termini discorsivi.

IL CINEMA MUTO

Per film muto si intende un film senza traccia sonora, storicamente riconducibile al periodo antecedente

l'avvento del sonoro, vale a dire dal 1895 fino alla fine degli anni 20. La durata del film era misurata in rulli o

bobine, dove era fisicamente contenuta e avvolta la pellicola. Il primo film muto della storia del cinema è

considerato Roundhay Garden Scene (1888).

Altman dimostra in modo brillante e divertente che il cinema muto (silent come lo chiamano gli americani)

era tutt’altro che silent: anzi era chiassoso e, come si direbbe oggi, addirittura interattivo. Cronisti d’epoca e

storici del cinema forniscono molte informazioni su quanto attiva fosse la partecipazione del pubblico ai film

muti.

Non è facile oggi poter vedere il cinema muto; le difficoltà prima ancora di essere soggettive, sono oggettive e

sono dovute, soprattutto, alle condizioni nelle quali ci è pervenuto ed è visionabile. Nella maggior parte dei

casi i film muti, girati con una frequenza di 16 o 20 fotogrammi al secondo, vengono proiettati a frequenza 24,

che è quella dei moderni proiettori sonori, rovinando l’effetto che le scene volevano dare. C'è inoltre il

problema del colore, che fu ampiamente usato fin dai primordi del cinema. La star-film di Méliès produceva

film colorati a mano, fotogramma per fotogramma, con l'aiuto di piccoli stampi, che con il passar degli anni

furono sostituiti da sistemi più sofisticati come il viraggio. Il cinema muto aveva stabilito un vero e proprio

codice cromatico: ad ogni tonalità dominante dell'inquadratura corrispondevano certi caratteri della scena (es.

il viraggio blu serviva a produrre l'effetto notte). Era inoltre accompagnato da esecuzioni musicali dal vivo o

letture di didascalie, anche se la loro mancanza non sempre era vista come una carenza: un critico disse che

“la parola è presente come discorso interiore prodotto dallo spettatore a contatto con l’immagine”: allo

spettatore era richiesta più partecipazione. Festival specializzati come “Le Giornate del Cinema Muto” di

Pordenone e “Il Cinema ritrovato” di Bologna ripropongono ogni anno nuove copie restaurate di classici del

cinema muto accompagnati da esecuzioni musicali dal vivo. In questi casi, il restauro filologico della copia

originale convive con il recupero della dimensione spettacolare legata all’esecuzione musicale.

Il pubblico di oggi può prendere coscienza di quanto poco universale sia il linguaggio d

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cam_mi93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Boni Federico.
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