Riassunti letteratura latina
Livio Andronico
La nascita della letteratura latina avviene nel 240 a.C. Livio Andronico era un greco originario di Taranto. A Roma esercitò la professione di grammaticus. Fu anche un autore teatrale. L’opera più significativa fu l’Odysia, traduzione dell’Odissea, scritta in saturni. Ce ne sono giunti 36 frammenti e può essere considerato il primo traduttore d’opere della storia. Da un passo famoso di Orazio sappiamo che ancora nel I a.C. veniva studiata la sua opera. Livio dovette cercare una lingua letteraria per riprodurre l’epica greca: cercò la solennità nel linguaggio religioso romano e nella creazione di termini che risultavano altisonanti.
Nevio
Era di origine campana e combatté nella I guerra punica. Non era aristocratico. Il Bellum Poenicum era un’opera epica che riguardava la fondazione di Roma fino alla guerra punica. Il tradizionale apparato divino assumeva una missione storica, cioè sanciva la fondazione di Roma. Il metro utilizzato fu il Saturnio. Nevio fu anche autore di opere teatrali.
Plauto
Degli autori che scrissero palliate, Plauto e Terenzio furono i primi di cui possiamo leggere opere intere. Il teatro di Plauto godeva di enorme successo: le sue commedie piacevano al grande pubblico per l’inventiva verbale, le trovate comiche estemporanee e l’straordinarietà dei registri linguistici e metrici. Il teatro di Terenzio si rivolgeva invece a un pubblico più aristocratico, più misurato nella lingua, nello stile e nel contesto. Plauto fu un autore prolifico e di grande successo, e spesso venne plagiato.
Varrone scelse 21 commedie che gli sembrarono autentiche: questo è il corpus che ci è giunto sino a noi, quasi del tutto intero. La commedia plautina si caratterizza per la prevedibilità degli intrecci, di cui si distinguono due tipologie principali: la commedia del servo, in cui il servo si fa da motore scenico dell’orazione per aiutare il giovane padrone a conquistare l’amata; la commedia del riconoscimento, in cui l’identità del personaggio si svela solo alla fine, permettendo la soluzione e lo scioglimento dell’intreccio. Altro elemento caratteristico della commedia plautina è la fissità dei personaggi: il servo astuto, il giovane innamorato, la fanciulla amata, il parassita, il vecchio, il lenone, il soldato fanfarone.
Plauto costituisce le sue commedie partendo da modelli greci della commedia nuova, in primis da Menandro. Dagli originali riprende l’ambientazione, che rimane immutata, mentre elimina la divisione in atti; altri ancora li rielabora in modo originale, come ad esempio il risalto che viene concesso alla figura del servo astuto e l’introduzione di parti liriche cantate dai personaggi. La lingua di Plauto è molto varia: accanto alla lingua d’uso, si riscontrano grecismi e arcaismi.
Ennio
Nasce a Rudiae nel 239, arriva a Roma con Catone. Nel 189-187 al fianco di M.F. Nobiliore giunge in Grecia, con l’incarico di celebrare la campagna contro la lega etolica (Ambracia). È protetto dagli Scipioni. Muore nel 169. Inizia con il teatro. Scrisse circa 400 drammi, legati al ciclo troiano. Scrive poche commedie.
L’opera più importante sono gli Annales, il primo poema in esametri. La funzione degli Annales era quella di celebrare la storia di Roma. L’età ellenistica ha visto un notevole sviluppo della poesia di corte: presso le regge dei dinasti greci d’Asia risiedevano poeti che celebravano le gesta dei sovrani; Ennio si innesta in questo solco (Ambracia, Scipio). Da un lato si rifaceva a Omero, dall’altro alla tradizione ellenistica. Il titolo voleva richiamare alle raccolte degli Annales Maximi, pubbliche registrazioni dei pontefici, anno per anno. Il poeta sottolinea, all’inizio dell’opera, che le sue ispiratrici non sono più le Camene del mondo romano, bensì le muse del mondo greco; inoltre polemizzava con Nevio circa l’uso del metro. Ennio era il primo dicti studiosus, cioè filologo, il primo che poteva gareggiare con i poeti greci. Ennio accolse nel testo parole greche traslitterate e adottò sintassi estranea all’uso latino. Stile ricco di figure di suono (onomatopea).
Catone il censore
Scrive la prima opera storica (Origines). In quest’opera polemizza con la storiografia in lingua greca: ciò denota lo strapotere della repubblica romana, che si avvia, in questo periodo, a diventare la prima potenza mondiale. Nelle Origines avevano largo spazio le preoccupazioni di Catone circa la corruzione dello stato e l’emergere dei singoli a discapito della virtù collettiva dello stato. Nelle Origines emerge l’interesse etnografico. Lo stile di Catone è arcaico, in cui prevale la paratassi, al contrario di Cicerone.
Il De agri cultura è un’opera in cui vi sono dei precetti che il proprietario tecnico dovrebbe adottare. Agricoltura come attività onesta che deve formare buoni cittadini. Il tipo di proprietà di Catone è il latifondo. Da alcuni passi traspare la brutalità dello sfruttamento degli schiavi: lo schiavo vecchio deve essere venduto come ferrovecchio.
Scrive delle opere morali (Praecepta ad filium e Carme de moribus). Il rifiuto della retorica è solo apparente e va interpretato alla luce di una costante polemica con la Grecia.
Terenzio
Poeta dell’élite intellettuale. Originario di Cartagine, entra in contatto con il circolo degli Scipioni. I modelli greci utilizzati da Terenzio appartengono alla tradizione della commedia nuova. Si fa portavoce delle istanze culturali provenienti da settori dell’élite politica romana del II. Terenzio accetta il ripetersi dello schema tradizionale, ma l’interesse non è nel gioco verbale da cui scaturisce l’effetto comico: ora l’attenzione è rivolta ai significati. All’autore interessa l’approfondimento psicologico dei personaggi, che sono spesso anticonvenzionali. Importante per Terenzio è la centralità delle relazioni umane, l’humanitas, cioè “il rispettare e riconoscere l’uomo in ogni uomo” (Alfonso Traina). A Giulio Cesare appariva come un difetto di Terenzio la mancanza di vis comica. Terenzio, come la commedia nuova, abbandona l’idea di metateatro. Il prologo ha la funzione di esporre la poetica dell’autore. La commedia di Terenzio è stata definita stataria, al contrario di quella motoria di Plauto.
Cicerone
Nasce ad Arpino nel 106 a.C. La sua visione della politica è inspirata all’humanitas, fusione di impegno politico e otium. Esordisce con la Pro Sexto Roscio; con le Verrine Cicerone accusa e fa condannare in contumacia Verre, allora governatore corrotto della Sicilia: in quest’opera mostra grande maturità di stile e maestro del ritratto. Le Catilinarie sono fra le orazioni più celebri. Anche qui ritratto perfetto di Catilina e dei suoi seguaci. Con la Pro Sestio si passa dalla concordia ordinum (accordo fra i ceti abbienti, senatori e cavalieri) al consensus omnium bonorum (accordo fra i benestanti, a prescindere dal ceto). Le Filippiche del 44 contro Antonio che aspirava al potere. Dopo aver stretto il secondo triumvirato, Antonio pretese e ottenne la morte di Cicerone.
Tra le opere retoriche, le più significative sono l’Orator, il De Oratore, che si occupano della formazione dell’oratore, e il Brutus, che tratta della storia dell’eloquenza. Il fine dell’oratore è quello di probare, flectere e delectare. Il Brutus si rivolge a Marco Bruto, principale rappresentante della corrente atticista.
Nel De re publica riprende Platone. Il dialogo si svolge nel 129 nella villa di Scipione l’Emiliano. È diviso in sei libri:
- I Tre forme di governo;
- II Costituzione romana;
- III Giustizia e imperialismo;
- IV Educazione dei cittadini;
- V Princeps;
- VI Somnium Scipionis.
Altro dialogo filosofico-politico è il De legibus. Il De finibus bonorum et malorum è un dialogo dove viene affrontato il problema del sommo bene e sommo male: viene confutata la filosofia epicurea e viene accettata quella stoica. De officiis in tre libri: il primo libro parla dell’honestum, il secondo dell’utile, il terzo mostra come non ci sia contraddizione fra honestum e utile, ma il primo sia conseguenza dell’altro. Inoltre Cicerone scrisse molte lettere, in cui si vede un Cicerone vero, non ufficiale. Concinnitas, ovvero ordine armonico.
Cesare
Scrive due commentarii, cioè diari: il De bello gallico e De bello civile. Il primo parla della sottomissione della Gallia, dal 58 al 52. La seconda opera parla della guerra civile che termina con la battaglia di Farsalo. In quest’opera Cesare fa ampio uso di satira per svelare le basse ambizioni e gli intrighi meschini dei suoi avversari. Mostra e insiste sulla propria costante volontà di pace. In entrambe le opere Cesare ricorre a espedienti tipici della storiografia, come ad esempio la drammatizzazione e il discorso diretto. Un elemento principale in entrambe le opere è la fortuna, non più una divinità protettrice, ma un concetto che serve a spiegare i cambiamenti repentini di situazione.
Un’altra opera, oggi andata perduta, è il De analogia, con il quale l’autore espone le proprie posizioni sui fatti linguistici e stilistici, in linea con le teorie analogistiche.
Sallustio
Sallustio scrive due monografie giunteci per intero: il Bellum Catilinae e il Bellum Iugurthinum tra il 43-40. Sceglie come primo argomento della monografia la Congiura di Catilina: primo excursus archeologia, seconda decadenza della politica. Vi sono poi dei ritratti dei migliori politici romani: Cesare-Catone, Cicerone-Catilina, di cui Sallustio delinea un ritratto sottolineandone da una parte l’energia indomabile, dall’altra la facile consuetudine con ogni forma di depravazione; mentre lo descrive, Sallustio lo giudica. Può fare questo perché vive appartato, nell’otium.
La guerra contro Giugurta, ovvero re della Numidia, che aveva corrotto gli esponenti dell’aristocrazia romana inviati a combatterlo. Due excursus: I sul regime dei partiti, causa prima della lacerazione dello stato; II contro la nobiltà. Historiae maggiore opera storica, incompiuta. Lo stile di Sallustio è caratterizzato dall’inconcinnitas anticiceroniana, ricca di antitesi, asimmetrie, variatio. Arcaismo, ordine paratattico. Stile tragico.
Lucrezio
Notizie biografiche dal Chronicon di San Girolamo 96-53 o 98-55. Scrive il De rerum natura, traduce il Perì physeos di Epicuro. L’epicureismo a Roma era considerato pericoloso perché contrastava il mos maiorum e la religione. Sceglie la forma del poema epico-didascalico. Modelli greci: Epicuro, Empedocle. Concretezza dell’espressione, contrasto fra sublime e colloquiale, neologismi, arcaismi.
- I, II gli atomi;
- III, IV l’antropologia;
- V, VI la cosmologia.
- I Proemio, principi della fisica epicurea;
- II Teoria del clinamen;
- III La morte;
- IV Teoria della conoscenza, digressioni sulla passione d’amore;
- V Il mondo, l’uomo;
- VI I fenomeni naturali, digressioni sulla peste d’Atene.
Catullo
Verona 87-57. Liber di 116 carmi divisi in tre sezioni: polimetri (1-60) detti anche nugae; carmina docta (61-68); epigrammi (69-116). I carmi brevi sono di contesto leggero e quotidiano, in cui c’è un alto tasso di letterarietà, frutto di un ricco patrimonio di dottrina. Si rivolge alla cerchia dei poetae novi. Domina la storia d’amore con Lesbia.
Carmina docta → Catullo si cimenta nell’epillio e epitalamo, nuovo genere di epica ridotta, caratterizzata da raffinata elaborazione stilistica. La lingua catulliana è il risultato di combinazione tra sermo familiaris e poetica detta alessandrina. Vi sono numerosi volgarismi e diminutivi. È insomma uno stile composito.
Virgilio
Nasce nel 70 a.C. a Mantova. La sua formazione avviene a Napoli presso il filosofo epicureo Sirone. La prima opera sono le Bucoliche, una raccolta di 10 idilli di argomento pastorale. Nelle Bucoliche Virgilio si ispira agli idilli di Teocrito. Ma, a differenza di Teocrito, gli idilli di Virgilio sono molto più concentrati sulla rappresentazione del mondo pastorale, quindi sono più monocordi. È con Virgilio che prende diffusione il mito dell’Arcadia, la terra beata dei pastori. Nel canto di questi pastori c’è un’atmosfera malinconica; alcuni di loro devono andare perché sono stati cacciati da altri. Quest’ultimo punto è un chiaro riferimento autobiografico; infatti anche Virgilio era stato privato della sua terra, negli anni della guerra civile. Nella IV ecloga si accenna a un puer: in epoca tardoantica è stato identificato con Gesù.
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