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Riassunto esame Letteratura latina, prof. Delvigo, libro consigliato Letteratura latina: età di Cesare, Conte Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Letteratura latina, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docenteLetteratura latina: età di Cesare, Conte. Autori trattati e argomenti trattati: Cicerone, Varrone, Cornelio Nepote, Cesare, Sallustio, Lucrezio, Catullo, la tradizione e innovazione nella cultura romana, le opere politiche e la pratica oratoria.

Esame di Letteratura latina docente Prof. M. Delvigo

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Cesare ebbe diversi continuatori, come il luogotenente Aulo Irzio che compose l’VIII libro del De bello

Gallico, collegandolo al De bello civili, e il Bellum Alexandrinum. Opera di continuatori furono anche il

Bellum Africum e il Bellum Hispaniense.

Le teorie linguistiche di Cesare

Le orazioni di Cesare sono perdute, ma da ciò che Cicerone dice nel Brutus sembra che fossero molto

presente gli ornamenti retorici. Cesare espresse le sue teorie linguistiche nei 3 libri De Analogia, composti

nel 54 e dedicati a Cicerone, in cui emerge l’opzione per un trattamento razionale e ascetico del latino:

bisogna limitarsi alle parole usuali, evitando quelle strane e inusitate, curando semplicità, ordine e

chiarezza piuttosto che retorica e grandiosità.

Sallustio (Amiternum 86- Roma 35)

Nacque ad Amiternum, in Sabina, da una famiglia facoltosa ma non nobile, e studiò a Roma. Durante la

guerra civile combattè dalla parte di Cesare, e fu riammesso al senato dopo la sua vittoria. Fu governatore

della provincia di Africa Nova, ma venne accusato di malgoverno e dovette ritirarsi dalla vita politica,

trovando l’occasione di dedicarsi alla storiografia. E’ importante soprattutto per il fatto che è il primo

autore romano a costituire le opere su impianto monografico, per delimitare e mettere a fuoco un singolo

problema.

Il Bellum Catilinae

Catilina, di cui Cicerone aveva represso la congiura nel 63, era un nobile che aveva cercato di coalizzare i

ceti inferiori contro il regime senatorio. Sallustio parte dal suo ritratto, mettendo a fuoco la sua personalità

corrotta associandola alla totale decadenza dei costumi romani, e descrive poi tutte le fasi della congiura

fino allo smascheramento ad opera di Cicerone e il processo che deve deliberare sulla sorte dei congiurati: i

congiurati vengono condannati a morte, mentre Catilina viene sconfitto e ucciso nella battaglia di Pistoia.

Sallustio vede nel pericolo catilinario uno dei sintomi della ben più grave malattia di cui soffriva la società

romana, a cui dedica un grande excursus: traccia la storia dell’ascesa e della decadenza di Roma,

individuando il punto di svolta nella distruzione di Cartagine, quando viene meno il timore verso i nemici

che fino a quel momento aveva compattato la società romana. In questo processo di decadenza, Sallustio

attribuisce gravi colpe alla figura del dittatore aristocratico Silla.

Un secondo excursus riguarda il periodo tra Silla e la guerra civile tra Cesare e Pompeo, caratterizzato da

demagoghi che fanno elargizioni alla plebe e aristocratici che millantano fedeltà al senato quando in realtà

vogliono solo ottenere vantaggi personali. Sallustio vedeva in Cesare la persona che poteva sistemare

queste crisi, attuando un regime autoritario che ristabilisse la res publica. Per questo motivo la figura di

Cesare appare purificata da qualsiasi contatto dai catilinari, e nel suo ritratto Sallustio esalta i valori di

munificentia e misericordia, considerandolo uno dei più grandi romani dell’epoca assieme a Catone.

Il ritratto di Catilina è moralistico: Sallustio lo delinea a tinte forti e contrastanti, esaltando l’energia

indomabile ma criticando la consuetudine con ogni forma di depravazione.

Il Bellum Iugurthinum

Sallustio scrive che la guerra contro Giugurta (111-105) è la prima occasione in cui si osò andare contro

l’insolenza della nobiltà. Costui, dopo essersi impadronito con il crimine del regno di Numidia, corrompe

con il denaro gli aristocratici romani che dovevano combatterlo, e la guerra si conclude solo quando Bocco

re di Mauritania tradisce il suo precedente alleato.

Il quadro che emerge dall’opera è piuttosto deformante: per rappresentare la nobiltà come un blocco

unico guidato da un gruppo corrotto evita di parlare dell’ala favorevole alla guerra contro Giugurta. Le

linee direttive della politica dei populares sono esemplificate nei discorsi che Sallustio fa tenere a Memmio,

che invita il popolo alla riscossa contro l’arroganza dell’oligarchia dominante, accusandoli di dilapidare il

denaro pubblico e monopolizzare ricchezza e cariche. Mario, invece, parla di voler fondare una nuova

aristocrazia basata non solo sulla nascita, ma anche sui talenti naturali di ognuno: recluta nell’esercito i

capite censi, cioè i nullatenenti, ma Sallustio non sembra molto favorevole a ciò.

Il ritratto di Giugurta è simile a quello di Catilina, anche se la personalità di Giugurta è vista in evoluzione:

non è corrotto fin dall’inizio, ma lo diviene successivamente quando viene a contatto con la nobiltà romana,

già corrotta di suo.

Le Historiae

E’ un’opera che resta incompiuta per la morte dell’autore. Dopo gli esperimenti monografici, sperimenta la

tradizionale forma annalistica. Alcuni frammenti molto ampi ci riportano quattro discorsi e un paio di

lettere. Dipingono un quadro a tinte cupe in cui domina la corruzione dei costumi e sulla scena politica si

affacciano avventurieri, demagoghi e uomini corrotti.

Lo stile

Sallustio elaborò uno stile basato sull’inconcinnitas: rifiuta discorsi ampi e simmetrie a favore di uso

frequente di antitesi, asimmetrie e variazioni di costrutti. Alla gravitas di questo stile contribuisce parecchio

la ricca patina arcaizzante, non solo nella scelta di parole desuete ma anche nella struttura del discorso di

tipo paratattico.

Le Epistulae e l’Invectiva

Sallustio fu molto imitato e preso come modello nelle scuole di retorica, e per questo motivo ci sono

pervenute opere a lui attribuite ma molto probabilmente spurie, come un’Invectiva in Ciceronem.

Ugualmente spurie sono da ritenersi le Epistulae ad Cesarem, trasmesse anonimamente in un codice che

contiene lettere e discorsi tratti dalle opere storiche di Sallustio: lo stile è troppo forzatamente

“sallustiano”, e pertanto sembra attribuibile all’ambito delle scuole di retorica.

Lucrezio (90?-50?)

Le fonti sono molto discordi per quanto riguarda le date di nascita e di morte di Lucrezio. Girolamo scrive

che compose il suo poema negli intervalli di lucidità lasciati da una follia sopraggiunta in seguito a un filtro

d’amore, ma la notizia va probabilmente respinta in quanto nata in ambiente cristiano al fine di screditare

la polemica antireligiosa di Lucrezio. Probabilmente crebbe in ambiente napoletano, ma lo possiamo

supporre solo perché a Napoli fioriva una celebre scuola epicurea.

De rerum natura

Scrisse il , opera in sei libri il cui titolo riproduce fedelmente il Perì physeos di Epicuro,

filosofo di cui il poeta romano appoggiava le teorie. Nel I secolo l’epicureismo era riuscito a diffondersi tra

le classi elevate: Pisone proteggeva nella sua villa di Ercolano Filodemo di Gadara, a Napoli insegnava il

poema didascalico

filosofo Sirone. Lucrezio, per divulgare le teorie epicuree, sceglie la forma del ,

distaccandosi notevolmente da Epicuro che criticava la poesia in quanto colpevole di irretire i lettori con la

bella forma distogliendoli dalla comprensione razionale della realtà. Lucrezio intraprende questa strada

probabilmente per attrarre il lettore colto dell’alta società, dichiarando che il suo scopo è “cospargere con

il miele delle muse” una dottrina amara.

Il poema è articolato in tre diadi: la prima diade tratta i principi della fisica epicurea (gli atomi nel I libro e la

teoria del clinamen nel II libro); la seconda tratta l’antropologia epicurea (costituzione di corpo e anima nel

III libro, teoria dei simulacra nel IV libro); la terza tratta di cosmologia (origine e mortalità del mondo nel V

libro, spiegazioni di fenomeni fisici naturali nel VI libro). Probabilmente il poema è incompiuto, perché

annuncia la descrizione delle sedi beate degli dèi che però non è presente (il poema si chiude con la

descrizione della peste di Atene).

E’ il primo esempio di grande poesia didascalica latina: Lucrezio instaura un rapporto particolare con il

lettore-discepolo, che viene continuamente esortato o talvolta minacciato affinché segua il percorso

educativo proposto: è questa una grande differenza con la poesia didascalica ellenistica, che si limita per lo

più a descrivere fenomeni, mentre Lucrezio propone una verità alla quale il lettore è obbligato a esprimere

consenso o rifiuto.

Si parla di sublime lucreziano: Lucrezio descrive scenari alti e grandiosi, dai quali il lettore resta affascinato

e viene spinto ad assumere anch’egli una grandezza d’animo: deve emozionarsi per i grandi fenomeni che

gli vengono spiegati e trovare in sé la forza dell’accettazione della verità, per quanto sia incredibile o

paurosa.

Lucrezio critica fortemente la religio tradizionale, ritenendola empia e crudele: opprime con il suo peso la

vita degli uomini, terrorizzandoli con la paura della morte o di ritorsioni divine, quando invece dovrebbero

convincersi che dopo la morte non c’è nulla e che le divinità non si curano delle vicende umane. Epicuro

viene venerato in quanto considerato il primo che ha osato levare gli occhi contro la divinità e mostrare la

sua inconsistenza.

Lo stile di Lucrezio tende molto all’arcaismo, che conferisce autorità a ciò che il poeta dice. Elementi

caratterizzanti del suo stile sono le numerose ripetizioni, che hanno lo scopo di persuadere il lettore, la

canonicità dei termini tipici della dottrina e delle formule di passaggio che guidano la dimostrazione,

neologismi utilizzati come tecnicismi per definire gli elementi della fisica epicurea. L’elemento forse più

notevole è la concretezza espressiva, la capacità evocare immagini particolarmente vivide che

impressionano e emozionano il lettore convincendolo a professare la dottrina.

Catullo e La Poesia Neoterica

I Neoteroi

Cicerone definisce poetae novi e cantores Euphorionis, in maniera sprezzante, i sostenitori di un nuovo

gusto poetico che si afferma nel I sec., lontano dai generi tradizionali moralmente e politicamente

impegnati (teatro, epica) e più vicino all’affinarsi del gusto e della sensibilità alessandrina: contaminazione

tra generi, sperimentazione metrica, lessico e stile sofisticati e contenuto disimpegnato. Nasce da una

poesia scherzosa che viene estremizzata, collocando l’otium e i suoi piaceri al centro della vita stessa.

Questa rivoluzione del gusto letterario si accompagna ad una rivolta di carattere etico, cioè il crollo del

sistema di valori professato dal mos maiorum. Si ispirano ai principi di lepos, brevitas e doctrina.

Tra i precursori dei neoteroi un posto di rilievo spetta a Lutazio Catulo, console impegnato logicamente

nella vita politica ma che riserva gli spazi dell’otium a una poesia nugatoria. Attorno a lui si raccolsero

figure come Valerio Edituo e Levio, noto per la libertà che si prendeva nello sperimentare forme inusuali: a

lui sono attribuiti carmina figurata, componimenti in cui la forma dei versi disegnano l’oggetto di cui si

parla. Un altro personaggio importante come precursore dei neoterici è Valerio Catone, originario della

Gallia Cisalpina (come d’altronde Catullo) che visse a Roma insegnando poesia e rinnovando la grande

tradizione dei filologi alessandrini. Tra poemi epici e poesia nugatoria si colloca Varrone Atacino, che

continua la poesia enniana componendo un poema storico, il Bellum Sequanicum, ma aderisce anche al

nuovo gusto poetico in un’opera intitolata Leucadia dal nome della donna amata. Scrisse anche le

Argonautae, rifacimento delle Argonautiche di Apollonio Rodio: manifesta la preferenza per un tipo di epica

che fa largo spazio all’eros e alle complicazioni psicologiche.

I due neoteroi di maggior rilievo, che ci sono noti soprattutto grazie alla loro amicizia con Catullo, sono

Cinna Zmyrna

Elvio Cinna e Licinio Calvo. scrisse la , storia di un amore incestuoso di una ragazza per il

proprio padre: quest’opera richiese nove anni di lavoro e per densità di dottrina risultò talmente

Calvo

impenetrabile di aver bisogno del commento esegetico di un grammatico. Di ci rimangono pochissimi

versi, tra cui il triste epicedio per la moglie Quintilia e frammenti della Io, un epillio sulla storia dell’eroina

amata da Giove e trasformata in giovenca.

Catullo (Verona 87?-35?)

Originario di Verona, visse a Roma dove ebbe una relazione con Clodia, probabilmente sorella del tribuno

Clodio e moglie di Metello Celere. Probabilmente nel 57 andò in Bitinia per un anno, come membro

dell’entourage del governatore Gaio Memmio.

Di Catullo possediamo 116 carmi raccolti in un liber che si suole suddividere in 3 gruppi: 1-60 componimenti

brevi e di carattere leggero in vari metri (nugae); 61-68 carmi di maggiore estensione e impegno stilistico

(carmina docta); 69-116 carmi brevi in distici elegiaci (epigrammi). E’ probabile che i carmi siano stati

disposti in questo ordine da altri, dopo la sua morte.

I carmi brevi di Catullo sono caratterizzati da esiguità di estensione, che rivela la modestia dei contenuti e

favorisce il paziente lavoro di cesello. Oggetto di questa poesia sono amicizie, odi, passioni e aspetti minori

dell’esistenza: ne risulta un’impressione di immediatezza e di vita riflessa, che nella storia della critica ha

dato luogo all’equivoco di una poesia ingenua e fanciullesca: in realtà questa spontaneità è artefatta, è

un’apparenza ricercata e ottenuta grazie a un ricco patrimonio di dottrina. Il destinatario di ogni carme è

infatti un rappresentante di una cerchia dotta, a cui è dovuta una produzione di un certo livello.

L’amore diventa l’esperienza fondamentale della vita del poeta e tutto ruota intorno ad esso, sottraendolo

ai doveri e agli interessi propri del cittadino romano: la storia con Lesbia è tormentata, fatta di foedus

violati e di dissidi tra desiderio amoroso e offese del tradimento.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher atychifobia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Delvigo Maria.

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