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La prima letteratura cristiana

Dai Severi a Diocleziano (193-305)

Il III secolo è un momento molto drammatico nella vita di Roma: la sopravvivenza sembra messa in dubbio di fronte alle guerre civili e ai grossi cambiamenti sociali e religiosi. Una delle manifestazioni più evidenti della crisi è il sorgere di spinte separatiste, che cercano di sostituire le strutture centrali dello stato con amministrazioni autonome e decentrate: è il caso del regno di Palmira in Oriente e dell’imperium Galliarum in Occidente. In risposta, nei primi anni del III secolo la dinastia dei Severi promosse una politica di accentramento, di cui un tipico esempio è la Constitutio Antoniniana del 212 con cui si concede la cittadinanza a tutti i liberi residenti nel territorio dell’impero.

Finita nel 235 la dinastia dei Severi si apre il periodo dell’anarchia militare e le frontiere europee e asiatiche sono sottoposte ad una continua pressione: in questa situazione l’esercito è garante della sopravvivenza dello stato, pertanto la scelta dell’imperatore spetta ormai alle truppe. Questo stato di insicurezza favorisce la paura della fine del mondo e la speranza in una vita oltremondana, creando terreno fertile per il rapido attecchire del cristianesimo. Per tutto il secolo i rapporti tra comunità cristiane e istituzioni furono complessi e ambigui: a periodi di tolleranza se ne alternavano altri in cui i martiri erano all’ordine del giorno.

Alle origini di una letteratura cristiana

Per decenni il cristianesimo crebbe come una delle tante sette che rimanevano legate come impostazioni di fondo al giudaismo. In Occidente lo sviluppo è più lento, in quanto le possibilità di espansione sono ridotte dalla scarsa considerazione con cui sono tenute le comunità orientali, disprezzate come portatrici di disordini e calamità. Per questo motivo il greco ebbe la tendenza a rimanere lingua ufficiale del cristianesimo per molto tempo, almeno fino a quando si ebbe l’esigenza di comunicare con gruppi più vasti di lingua latina. Per questo motivo possiamo collocare alle origini della letteratura latina cristiana le traduzioni dei testi sacri: a partire dal II secolo si avverte l’esigenza di disporre di una Bibbia in latino, e questa traduzione viene indicata come Vetus Latina per distinguerla da quella successiva di Girolamo. Ci furono senza dubbio traduzioni diverse a seconda del luogo, come la Vetus Afra e la Vetus Itala.

Gli Acta Martyrum e le Passiones

I Cristiani scampati alle persecuzioni redigevano dei memoriali per perpetuare l’eroismo dei compagni. Gli Acta martyrum Scillitanorum del 180 contengono i resoconti dei processi durante una delle persecuzioni. Sono opere efficaci ed essenziali che tendono ad avere una scrittura asciutta e poco coinvolta. Simili agli Acta sono le Passiones, opere più personali e meno legate alla forma di un resoconto ufficiale. L’opera principale di questo genere è la Passio Perpetuae et Felicitatis, sul martirio di una donna africana e della sua schiava. La prima parte è presentata come opera della stessa Perpetua, che descrive i tentativi del padre per farle rinnegare la fede, mentre le parti successive sono apparentemente composte dal suo catechista Saturo e da un anonimo redattore che descrive il martirio conclusivo. Di quest’opera fu fatta perfino una traduzione greca. Con il passare del tempo questo genere subisce trasformazioni che lo accostano al romanzo: nasce la Passione epica, dove il martire assume il ruolo dell’eroe vincitore che pur morendo in realtà sconfigge il proprio carnefice attraverso una serie di miracoli. Tuttavia la produzione di questi testi fiorisce dopo Costantino, quando il martirio non è più una minaccia incombente.

Gli Apologisti

Accanto a queste forme di letteratura popolare, sulla fine del II secolo compaiono i primi scrittori latini cristiani veri e propri. La produzione letteraria che si propone la diffusione delle teorie cristiane e la loro difesa dagli attacchi dei pagani va sotto il nome di apologetica.

Tertulliano (Cartagine metà II sec.-220)

Nacque a Cartagine da genitori pagani, esercitò la professione di avvocato prima della conversione che avvenne piuttosto tardi, verso il 195. Le sue posizioni religiose furono molto rigorose. Ci sono pervenuti oltre 30 scritti, a orientamento polemico:

  • Ad martyras: esortazioni a cristiani incarcerati in attesa del martirio
  • Ad nationes, Apologeticum, De testimonio animae: per difendere il cristianesimo dai pagani
  • De praescriptione haereticorum: contro i pagani che interpretano la Bibbia troppo liberamente
  • De anima, con rielaborazione di molte fonti pagane
  • Ad Scapulam, indirizzato al governatore dell’Africa che conduceva campagne contro i cristiani

Ci sono anche opere che affrontano problemi morali:

  • De spectaculis: contro la partecipazione agli spettacoli
  • De cultu feminarum: sui vestiti delle donne che devono essere discreti
  • De virginibus velandis: sulle donne che dovrebbero uscire a viso coperto
  • De pudicitia: contro i rapporti sessuali fuori del matrimonio
  • De corona: contro il servizio militare
  • De idololatrìa: contro tutte le attività economiche connesse con i culti pagani

Tertulliano si pone come un personaggio arrogante, disposto a sostenere le proprie tesi anche con argomentazioni false o discutibili, trascinate da violente cariche di rigore e moralismo e sostenute da stile barocco ed efficacissima strumentazione retorica: vede contaminate di paganesimo quasi tutte le attività quotidiane. Accanto a questi limiti ci sono però la grandezza del pensatore, come dimostrato dall’argomentazione dell’anima naturaliter Christiana, e la capacità di aver creato una nuova lingua capace di esprimere a livello letterario i dogmi della fede.

Minucio Felice

Fu anch’egli un avvocato di origine africana. Scrisse l’Octavius, dialogo tra il pagano Cecilio, il cristiano Ottavio e Minucio stesso. I due devono esporre le proprie teorie religiose e far decidere Minucio, ma non c’è bisogno di giudizio perché Cecilio ammette di essere stato sconfitto. Gli argomenti discussi compaiono anche negli altri apologeti: il monoteismo è preferibile, i cristiani non sono colpevoli e i pagani si convertirebbero se capissero le istanze di pace e amore del cristianesimo. Minucio, a differenza di Tertulliano, è uno scrittore fine e delicato, che fonda la sua argomentazione sulla logica e sul ragionamento pacato. Si rivolge ai pagani colti, quindi cita in abbondanza gli scrittori classici: segna il passaggio da era pagana a era cristiana sulla linea della continuità e non della rottura, come auspicava Tertulliano.

Cipriano

Nacque intorno al 200 a Cartagine. Divenne vescovo nel 248, e una decina di anni dopo non riuscì a sfuggire alla persecuzione di Valeriano. Si scontrò con il papa Stefano riguardo al battesimo impartito dagli eretici, che lui riteneva non valido. L’Ad Donatum parla della propria conversione (può essere visto come un predecessore di Agostino) e l’Ad Demetrianum delle colpe dei pagani. Ci sono anche scritti che affrontano questioni connesse con la guida della diocesi, come il De lapsis sull’atteggiamento conciliatorio nei confronti dei rinnegati pentiti. Fu un grande estimatore di Tertulliano, che apprezzava per la severità nelle dottrine, ma non si lasciò prendere la mano dal gusto dell’estremismo. Dal diacono Ponzio fu scritta una Vita Cypriani, primo esempio latino delle biografie di vescovi e santi che diverranno molto comuni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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