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Dopo il trionfo del cristianesimo con l’editto di Costantino del 313, l’apologetica passa da un’attitudine

difensiva ad una più aggressiva e derisoria. E’ il caso di Arnobio, maestro di scuola vicino a Cartagine. I suoi

sette libri Adversus nationes hanno un tono molto violento e si basano su posizioni teologiche assai

discutibili, frutto di ignoranza e disinformazione. Anche Firmico Materno, retore siciliano, utilizza toni

violenti e pesanti sarcasmi (De errore profanarum religionum). Lattanzio, invece, nelle sue opere (De

opificio Dei, Divinae institutiones, De ira Dei, De mortibus persecutorum) si serve di uno stile ciceroniano

con periodi ampi e ben articolati, lontano dagli eccessi di enfasi: l’apologetica pass da disputa passionale ad

analisi razionale, e presenta un cristianesimo egemone perché capace di arricchirsi del meglio della cultura

antica.

Si afferma anche il genere dell’agiografia, ovvero il racconto delle vite di santi e vescovi, in cui è

predominante la finalità educativa.

La lotta contro le eresie

Il IV secolo è caratterizzato dal proliferare di una serie di dottrine eretiche, in particolare l’arianesimo (la

natura di Gesù è inferiore a quella di Dio). Tra gli scrittori particolarmente attivi nella polemica antiariana

c’è Mario Vittorino, che scrive l’Ad Candidum Arianum, dedicandolo ad un destinatario fittizio di fede ariana

per convertirlo, ma l’opera è caratterizzata da una certa oscurità di linguaggio.

Ilario di Poitiers invece scrive un De Trinitate in dodici libri in cui affronta il problema della natura di Cristo.

Scrive anche degli Inni, i primi in lingua latina di cui sia noto l’autore, caratterizzati dalla tendenza ad essere

carmi abecedari.

La poesia cristiana

Quando la nuova fede si diffonde tra i ceti colti, riprende progressivamente il gusto per la poesia. Molti

poeti cristiani recuperano la tradizione della poesia classica, per fare versi antichi su concetti nuovi: in

questo modo saldano la frattura che si era determinata tra cristianesimo rigorista e tradizione classica.

Giovenco è noto per una versione in esametri del Vangelo di Matteo che si avvicina molto all’epica; Porfirio

per dei carmi molto simili alle parole crociate; Proba è una poetessa che rielabora versi e parti di versi di

Virgilio per creare un testo riguardo temi dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Prudenzio e Paolino di Nola

Prudenzio

Fu autore di due raccolte di Inni: il Cathemèrinon liber comprende sei canti da eseguire quotidianamente

alle varie ore del giorno e sei canti dedicati a specifiche festività; il Peristèphanon quattordici inni in onore

di santi. Lo stile che imita è quello di Orazio.

Scrisse anche quattro poemetti didascalici in esametri: l’Apotheòsis, sui misteri della Trinità e della

Passione; l’Hamartigenìa, sull’anima umana e le responsabilità dell’uomo; la Psychomàchia, combattimento

allegorico tra vizi e virtù dell’animo umano; il Dittocheon, scene dell’Antico e del Nuovo testamento

pensate per fungere da didascalie a delle raffigurazioni pittoriche.

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Scrisse anche un poema apologetico, il Contra Symmachum, in cui descrive la disputa vecchia di una

trentina di anni tra Ambrogio e Simmaco.

Paolino di Nola

Originario di Burdigala (Bordeaux) fu vescovo di Nola (Campania). Si sono conservate numerose Epistole, di

cui i destinatari sono spesso personaggi di primo piano. La parte migliore della sua produzione è costituita

dalla raccolta di Carmina, di cui quasi una metà è dedicata a San Felice, il protettore di Nola. Ci sono anche

delle lettere in versi ad Ausonio, in risposta a quelle con cui il maestro aveva cercato di dissuaderlo dalla

decisione di dedicarsi alla Chiesa. I padri della Chiesa

Ambrogio (Treviri 339-Milano ?)

Di importante famiglia senatoria ebbe incarichi importanti nell’amministrazione pubblica: fu consularis

Liguriae et Aemiliae, praticamente governatore di tutta l’Italia settentrionale. Diventò vescovo essendo

riuscito a sopire i dissidi tra ariani e cristiani, nonostante non fosse ancora battezzato. Nel 381 fu parte

attiva nel concilio di Aquileia, che sancì la definitiva sconfitta dell’arianesimo.

E’ importante perché a lui risale il fenomeno di secolarizzazione che portò la Chiesa ad intervenire sempre

più nelle vicende del mondo, stabilendo una sorta di legame tra pietà cristiana e diritto a governare. Come

scrittore, si può dare un giudizio positivo sugli Inni in dimetri giambici catalettici (Aeterne rerum conditor,

Iam surgit hora tertia, Deus creator omnium, Veni redemptor gentium), composti in occasione

dell’occupazione di una chiesa da sottrarre agli Ariani. E’ interessante anche l’epistolario, uno dei cui temi

ricorrenti è il conflitto con gli Ariani. Era molto attento ai doveri degli ecclesiastici, come testimonia l’opera

De officiis ministrorum che rinvia al ciceroniano De officiis: recupera dal mondo antico tutti i valori e i

comportamenti compatibili con la sua etica cristiana, come le virtù cardinali, il concetto di diritto naturale e

il primato dei diritti della collettività su quelli dei singoli, con la tesi che questi principi raggiungano la loro

completa attuazione solo all’interno di un sistema fondato sulla fede cristiana. E’ importante anche l’opera

esegetica Hexameron, che commenta i sei giorni della creazione.

Girolamo (Dalmazia 347-Betlemme 419)

Originario della Dalmazia, studiò a Roma. Fece tre anni di vita monastica nel deserto della Calcide e quando

tornò papa Dàmaso lo scelse come segretario, ma alla morte del pontefice il suo prestigio cadde e si

diffusero pesanti critiche sugli eccessi del suo ascetismo.

La sua opera principale è la Vulgata, la traduzione latina della Bibbia direttamente dall’originale ebraico,

senza passare per il greco. Agostino espresse la preoccupazione che la mancanza dell’intermediazione con il

greco potesse allontanare la chiesa d’Occidente da quella d’Oriente, come in effetti accadde. Tradusse

anche il Chronicon del greco Eusebio, integrandolo con notizie più recenti e informazioni sul mondo latino.

Scrisse un De viris illustribus, con vite di scrittori latini cristiani. Ha un atteggiamento molto aspro e

polemico che gli genera molte inimicizie, tra cui quella con Rufino che in passato aveva appoggiato: nelle

critiche evita qualsiasi discussione sulle idee e sui problemi religiosi e sceglie la vita dell’invettiva personale

e dell’improperio. Ricorda la violenza di Tertulliano, ma la sua aggressività è molto meno giustificata perché

le motivazioni sono personali e non sempre disinteressate.

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Agostino (Numidia 354-Algeria 430)

Originario di Tagaste, in Numidia, si accostò inizialmente alla dottrina del manicheismo. Ottenne la cattedra

di retorica a Milano dove si convertì. Poi ritornò in Africa e fu vescovo di Ippona.

Fu un autore molto prolifico, la sua opera più importante forse sono le Confessioni in 13 libri, di cui i primi 9

raccontano eventi autobiografici dalla sua nascita alla morte della madre, mentre gli ultimi libri lasciano

spazio a riflessioni filosofiche, al commento al testo biblico della creazione e all’esame del concetto di

tempo: esso non è una categoria assoluta, ma esiste solo in rapporto ai singoli soggetti che di questa

categoria si servono: il passato non è più, il futuro non è ancora e il presente è solo un fugace momento di

passaggio. In quest’opera tocca profondi livelli di analisi psicologica, come l’angoscia per il peccato e i

drammatici travagli delle crisi. Anche la conversione non è una risposta definitiva, perché rimane in lui un

senso di inquieta precarietà che lo fa sentire sempre minacciato e mai al sicuro. E’ una novità assoluta tra i

generi letterari antichi, perché ora il protagonista dell’opera non è un personaggio eccezionale ma un

comune peccatore che trova la saggezza solo per volontà di Dio.

Un’altra opera fondamentale è il De civitate Dei, la cui idea di fondo è che la storia non deve essere più

storia delle nazioni, ma storia dell’umanità. L’opera si rivolge all’ultima aristocrazia colta pagana (quella dei

Saturnali di Macrobio) e mira a demitizzare il grande passato dei Romani, mostrando che non è pieno di

exempla morali e che essi non erano né migliori né peggiori di altri popoli, e che l’impero romano non è

l’oggetto privilegiato della provvidenza divina ma solo un fenomeno storico. Tuttavia, la città terrena e

quella di Dio sono complementari: l’uomo, anche se cristiano, è inevitabilmente legato a questo mondo e

non può sfuggirne.

Sono interessanti anche alcuni scritti filosofici, come i tre Dialoghi di Cassiciàco (Contra Academicos, De

beata vita, De ordine) che riportano le discussioni del gruppo di intellettuali che si era ritirato con Agostino

in una villa dopo la crisi spirituale che precedette la conversione. Fra le opere dogmatiche la principale è il

De Trinitate. Da Onorio a Odoacre (410-476)

La fine dell’impero d’Occidente

L’arrivo dei Germani non è totalmente traumatico: molti dei barbari vivevano già nell’impero e capivano

l’importanza della cultura antica, che continuava ad essere tramandata e insegnata. Per questo motivo

continua a fiorire la tradizione di raccolte grammaticali ed enciclopediche.

In quest’ambito è importante Marziano, che scrisse la Philològia (De nuptiis Mercurii et Philològiae),

un’enciclopedia la cui cornice è data dal matrimonio di Mercurio con la Filologia a cui vengono portate in

dono le sette discipline liberali: grammatica, dialettica, retorica, geometria, aritmetica, astronomia, musica.

Ci sono anche opere di carattere giuridico e burocratico: il Codex Theodosianus raccoglie le leggi dall’età di

Costantino in poi suddivise per argomento, mentre la Notitia Dignitatum è una vera e propria pianta

organica dell’impero, con l’elenco di tutte le cariche amministrative.

Fiorisce anche la produzione di storie romanzate, come un De excidio Troiae historia in cui l’autore finge di

essere Cornelio Nepote e si presenta come un sacerdote troiano citato nell’Iliade, Darete Frigio.

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Cronaca e storiografia cristiana

Fino al IV secolo la storiografia era stata coltivata ancora da autori pagani, mentre ora passa agli scrittori

cristiani.

Orosio è di origine spagnola e compone le Historiae, di cui i primi sei libri sono dedicati alla storia

dell’umanità dalle origini alla venuta di Cristo, mentre il settimo arriva fino al 417. La sua impostazione

interpretativa si contrappone a quella di Agostino, perché secondo Orosio è la Provvidenza divina che ha

voluto l’impero Romano e la coincidenza tra nascita di Cristo e impero di Augusto non è casuale, in quanto

compito dell’impero è facilitare la diffusione del Cristianesimo.

Salviano, invece, negli otto libri De gubernatione Dei non nega la drammaticità degli eventi contemporanei,

ma li attribuisce ad un disegno divino che vuole punire i cristiani delle loro colpe: i barbari, dunque, sono

strumento divino.

La nuova poesia

Uno degli ultimi poeti latini è Rutilio Namaziano, di origine gallica, che si era trasferito a Roma ma decide di

rimpatriare vista la situazione di crisi in Gallia. Nel De reditu suo racconta il viaggio da Ostia fino alla

Toscana, riempiendo la narrazione di malinconici rimpianti per un mondo destinato ormai a finire, di cui

può vedere le rovine e le distruzioni. Accusa di ciò i Cristiani, perché rifiutando la vita sociale e l’impegno

militare privano lo stato di forze. Tuttavia si lascia andare ad un accorato elogio di Roma in cui sostiene che

è eterna.

Merobaude invece è un poeta di corte, che nella sua opera principale De Christo imita molto da vicino

Claudiano.

Sidonio Apollinare compose 24 panegirici in esametri in onore degli imperatori Avìto, Maggioriano e

Antemio. Il suo impegno nelle cose del mondo è reale e preciso, quindi anche la sua opera di letterato

vuole essere un modo per intervenire sulla realtà cercando di porre le basi perché tornino tempi sereni.

Gli albori del Medioevo

Dopo la caduta dell’impero si continua a scrivere in latino, ma la rottura dell’unità politica comportò

difformità nell’attività letteraria: man mano cresce il divario tra lingua scritta e lingua parlata, e il latino

diventa unicamente lingua dotta. Ci sono dei grandi dotti che costituiscono un ponte tra mondo classico e

medievale, riassumendo tutta la tradizione antica, come Prisciano, che scrive l’Institutio de arte

grammatica.

E’ fondamentale il Corpus iuris civilis, monumentale sintesi del diritto romano operata dal 528 su impulso di

Giustiniano.

Ci sono degli ultimi poeti prima della nascita delle letterature romanze, e vengono quasi tutti dall’Africa,

regno dei Vandali: Draconzio (Orestis tragoedia, De raptu Helenae, Medea), Fulgenzio (Mythologiarum libri,

Expositio Vergilianae continentiae, De aetatibus mundi et hominis), Corippo (iohannìs). Italiano è invece

Venanzio, poeta che vende i suoi servigi nelle corti signorili recuperando motivi e atteggiamenti tipici della

poesia elegiaca romana, avvicinandolo ai futuri trobadori.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher atychifobia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Delvigo Maria.

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