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Cerutti: filosofia politica

La filosofia politica (moderna Max Weber 800/900) è la forma più antica di studio dei governi. Si domanda cosa siano i diversi fenomeni in base alla loro natura invariante nel tempo, ragiona secondo grandi intervalli di tempo e con uno sguardo agli attori politici, interrogandosi anche su quali siano le migliori forme di istituzione politica. Essa è affiancata dalla sociologia (Gaetano Mosca 900) che studia i comportamenti degli attori politici e dei loro scenari e dalle scienze politiche (circa 1930) che invece risaltano l'aspetto previsionale degli eventi studiandone le funzioni.

Inizialmente, la politica era vista come estranea alla vita dei cittadini mentre Hobbes nel 1642 rivoluziona questa visione evidenziando la partecipazione del popolo e l'utilità nella vita di tutti i giorni per aumentare il benessere della comunità. Nella filosofia politica si distinguono concetti fondativi detti puri, a sé stanti, come ad esempio potere, conflitto, istituzione, sicurezza, paura, obbligo, legittimità a cui non corrispondono entità politiche riconoscibili e concetti sostantivi di accezione valutativa che indicano non solo uno strumento per analizzare la materia ma anche il valore che noi gli attribuiamo come libertà, giustizia, uguaglianza o solidarietà.

La filosofia politica in generale si rivolge alle cose della polis, le sue leggi, i suoi valori e le sue regole, cercando di definirle ed interpretarle tramite concetti non empirici, riconnettendo queste sue interpretazioni a strutture, valori e meccanismi non apparenti. Si possono però distinguere più tipologie di filosofia politica, ad esempio il tipo normativo che si occupa di stabilire quale sia l'ottima repubblica, ossia la forma migliore di governo (tutti gli antichi sono filosofi politici normativi, questo si rompe solo con la modernità) e rispettivamente anche la forma peggiore di potere da evitare in uno stato (o lo stato stesso per Marx).

Troviamo poi la filosofia politica ricostruttiva il cui compito è ricostruire le condizioni di nascita e di morte delle diverse associazioni politiche e cercare la loro legittimità andando a stabilire una logica interna di amministrazione (Hobbes, Locke, Rosseau ma anche Machiavelli). Esiste poi un terzo tipo di filosofia politica che si concentra invece sull'ambiente culturale, morale, linguistico e comunicativo svolgendo riflessioni sul linguaggio politico, tradizioni ed idee. La buona filosofia politica comprende tutti questi aspetti distinti tra loro.

Risulta importante distinguere lo Stato e una società civile, a livello storico infatti esistono società primitive in cui certamente è esistita la politica, ovvero il sistema politico ma sicuramente non è esistito alcuno Stato. Aristotele fondava l'esistenza intera della polis sull'idea di uno scopo, un bene comune ed un bisogno dei differenti uomini che gli portava ad unirsi.

Modello aristotelico e modernità

Questo modello aristotelico, andato avanti fino al '600 nel pensiero europeo, riteneva quindi la polis come un'entità naturale, ordinata ad un fine e sovraordinata come un tutto organico alle sue parti (chi è adatto a comandare comanda, chi adatto a servire serve e l'unione di padrone e schiavo permette la sopravvivenza comune). I filosofi politici moderni invece ritengono che l'associarsi degli uomini non sia un prodotto della natura ma più problematico, un patto libero e volontario degli individui e dalle regole di questo patto derivano i caratteri, le norme ed i limiti dello Stato e della politica.

Politica e potere secondo Cerutti

Secondo Cerutti, per politica si può quindi definire quell'attività che regola la lotta per la redistribuzione di risorse scarse e disegualmente distribuite tramite rapporti di potere, il quale è definito dall'essere in ultima istanza garantito dal possesso esclusivo della forza legittima o violenza organizzata. Ad esempio lo Stato che pignora la casa o mette in prigione lo fa con una potenza legittima, gli uomini sono sottomessi a regole, da loro accettate, di cui sono potenzialmente vittime.

Per risorse scarse si deve intendere una discrasia tra desideri e beni ottenuti mentre riguardo al disegualmente distribuite si può obiettare che in realtà non è l'uguaglianza che porta la pace (se voglio una mela ma siamo in due e ne ottengo mezza non sono contento dell'uguaglianza e c'è conflitto). Quindi è soltanto la scarsità che genera da sola tutte le condizioni del conflitto indipendentemente dalla loro distribuzione, se le risorse fossero illimitate non vi sarebbe politica perché non ci sarebbe nessun conflitto da affrontare e regolare.

Concetto di potere politico

Andiamo ora a definire il concetto di potere politico tout court all'interno dello Stato nelle sue differenti interpretazioni. Esso è principalmente fondato su quattro pilastri detti tipi puri ossia tradizione, carisma, valori e legalità (più debole). Un potere è ritenuto legittimo se mi sento obbligato ad obbedirvi non sotto minaccia di violenza ma perché posso giustificare con ragione il suo diritto a comandare.

Per tradizione si intende un ragionamento di continuità dal passato che in qualche modo, in passato giustificava l'agire presente, tuttavia al giorno d'oggi questo comportamento è stato superato e l'idea di giustizia e di bene svincolata dalle esperienze passate (illuminismo e rivoluzione scientifica). Il carisma si misura dalla straordinarietà delle sue prestazioni ed ha soppiantato la tradizione, “si è sempre fatto così ma io dico di fare in quest'altro modo” è un nuovo tipo di processo che ha senso solo se la persona è ritenuta credibile e seguibile per merito o per altri motivi (figlio di Dio).

Si può intendere il potere come una causa ossia qualcosa che produce un effetto e quindi è la capacità di controllare una sezione del futuro oppure come una sorta di competenza, chi ce l'ha può fare cose che gli altri non possono fare all'interno di quell'ordinamento. Poi si può vedere anche in chiave strumentalistica che indica il potere nei mezzi per raggiungere un certo fine ed è nel possesso o nell'uso di quei mezzi che consiste il potere, quindi in questo caso il possesso della ricchezza è il potere economico.

Troviamo poi una definizione ridondante di potere detto soggettivo o giuridico, che consiste nel dire che il potere è l'attribuzione ad un certo soggetto della facoltà di fare certe cose. Infine il potere di tipo relazionale che lo stesso Weber definisce come la chance di trovare in un determinato gruppo sociale obbedienza per un certo comando, quindi il potere altro non è che una relazione tra attori, cioè soggetti di azione, in cui un attore induce gli altri ad agire in un modo in cui gli altri altrimenti non agirebbero, cambiando in questo modo il corso delle azioni.

Precisamente si esercita una potenza se si è in grado di far valere la propria autorità in presenza di un'opposizione (che però è una relazione amorfa perché lascia l'altro sempre libero di scegliere) mentre si ha un dominio quando c'è un potere assoluto che non richiede alcuna condizione, non si ha bisogno dell'obbedienza del popolo ma lo si possiede (gli schiavi non appartengono a questa categoria perché il padrone ha comunque bisogno del loro lavoro).

Nel modus operandi del potere politico si distinguono sanzioni punitive ovvero un male in risposta ad un comportamento contrario e sanzioni positive ossia un bene attribuito come premio per un comportamento conforme. Quindi il potere politico è coattivo non perché eserciti sempre, in ogni caso, una costrizione fisica ma perché esso ha come ultima possibilità la garanzia e la peculiarità di ricorrere di fatto o almeno in minaccia alla forza fisica.

Un potere che continua nel tempo con caratteristiche di continuità viene definito potere istituzionalizzato, questo successo nel mantenere lo Stato implica da parte dei governanti una autolimitazione nell'esercizio del potere. Della struttura del potere politico si evidenziano principalmente caratteristiche come l'esclusività piramidale che si riferisce al già nominato possesso monopolistico della forza e l'universalità ossia il fatto che i comandi emessi dal potere politico relativi alla distribuzione delle risorse hanno valore verso tutti.

Il politico è colui che ricerca il potere per motivi, ideologie ed intenzioni diverse, tuttavia è sbagliato ridurre la politica alla sola ricerca ed esercizio del potere anche se questa forma di potere per il potere esiste ma è una degenerazione della politica che invece è piuttosto un perseguimento di fini attraverso il potere.

Giustificazione e legittimità del potere

Infine c'è un aspetto problematico per il politico ovvero la richiesta di giustificarsi rispetto ad un'idea di libertà e di autonomia degli uomini, una necessità di legittimare il dislivello di potere insito dell'associazione politica. Una seconda definizione di filosofia politica comprensiva di quanto detto prima la vede quindi come quell'attività sociale che, in condizioni di scarsità e disuguaglianza, redistribuisce risorse o beni, materiali e relazionali, in modo autoritario tramite un potere legittimo garantito in ultima istanza dal monopolio della forza fisica.

Può anche esserci il caso in cui il potere si riduce al solo e mero esercizio della forza fisica da parte di un'istituzione politica ovvero negli Stati totalitari dove si produce un terrorismo di Stato.

Approcci diversi nella filosofia politica

Nella filosofia politica si trovano diversi approcci, Foucault ad esempio è interessato a meccanismi, azioni e dispositivi su cui il potere soprattutto nelle società moderne si fonda, cercando di dimostrare come la violenza dell'uomo sull'uomo sia la radice ultima del potere affermando che “la politica altro non è che la continuazione della guerra con altri mezzi”. Schmitt invece cerca di determinare ciò che fa della politica una disciplina autonoma dalle altre individuando l'opposizione delle categorie di amico-nemico, intendendo il nemico politico (hostis) del tutto differente da quello privato (inimicus) e la guerra come realizzazione estrema di questa inimicizia, la reale possibilità di uccisione fisica dell'altro.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Minoes96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof D'Andrea Dimitri.
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