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Riassunto esame Valutazione d'azienda

Sunto per l’esame di Valutazione d'azienda, della professoressa Rupo, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente, Alberto Quagli, “Valutazione d’Azienda”, Guatri Bini Editore
Gli argomenti trattati sono:
La teoria del processo valutativo
Capitolo 1: prezzi, valori, valutazioni
Capitolo 2: un quadro logico: il giudizio... Vedi di più

Esame di Valutazione d'azienda docente Prof. D. Rupo

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ESTRATTO DOCUMENTO

Per quanto riguarda il magazzino (le rimanenze), bisogna stare attenti. Il professionista dovrà accertarsi di

quello che è presente in magazzino prima di dichiararlo, altrimenti rischia di avere grosse responsabilità (se

dichiara cose che non corrispondono alla verità).

6) Il valore corrente delle attività che esigono specifiche competenze

Le immobilizzazioni tecniche assumono una notevole importanza nelle imprese industriali. Per procedere

alla loro stima, occorre considerare che la stima delle immobilizzazioni tecniche fa riferimento a beni già in

uso, perciò non nuovi. Queste immobilizzazioni, quindi, possono non avere un prezzo di mercato (perché non

sempre si hanno prezzi di mercato per l’usato).

I criteri attualizzati per determinare le rettifiche più frequentemente apportate alle poste contabili:

• Immobilizzazioni tecniche: fanno riferimento a beni già in uso in azienda. Vengono valutati:

a. Beni aventi prezzo di mercato: stimati con il criterio del prezzo corrente desunto dal mercato

(prezzo di mercato). Ad esempio, fabbricati civili e industriali, automezzi, automobili,

macchinari);

b. Beni non aventi un prezzo di mercato: si adottano criteri alternativi rispetto al prezzo, quali:

i. Il costo di ricostruzione, quando riprodurre il bene è più economico che sostituirlo;

ii. Costo di sostituzione, inteso come il costo necessario per acquistare il bene che

possiede una analoga capacità di resa e, quindi, la stessa utilità del bene da valutare;

c. Comunque sia definito il costo “a nuovo”, occorre prevedere una serie di abbattimenti per

esprimere l’usura fisica e l’obsolescenza (si ipotizza che il costo a nuovo sia 100, ma devo

tenere conto che è un bene vecchio e quindi devo sottrarre il valore dell’usura). Così facendo,

possiamo esprimere:

i. Deperimento fisico: corrisponde alla perdita di valore conseguente all’uso (perdita

di valore dovuta a fattori esterni all’azienda);

ii. Obsolescenza: ragioni di inferiorità che il bene rispetta presenta rispetto al nuovo (è

un macchinario vecchio, adesso esistono macchinari nuovi che consumano meno,

che sono più produttivi ecc.):

1. Economica;

2. Operativa;

3. Funzionale.

All’interno delle aziende possiamo trovare anche immobili civili. La stima degli immobili civili assume

rilevanza nelle aziende che investono sistematicamente in tali beni (come le società di gestione immobiliare

e le compagnie di assicurazione) 26

Per quanto riguarda gli immobili civili, è molto importante effettuare una distinzione tra:

• Beni immobili di investimento. Per essi, i criteri di stima adottati sono:

a. Il costo di ricostruzione (più utilizzato): la somma del valore attuale dell’area specifica e del

costo corrente di edificazione di un edificio avente caratteristiche eguali o simili,

opportunamente degradato in riferimento all’usura e all’obsolescenza;

b. Il valore di mercato: questo metodo esige una predisposizione di una scala di valori, per beni

analoghi a quello da stimare, entro la quale va collocato il bene in oggetto. L’esperto deve

essere in condizione di paragonare efficacemente il bene con la scala utilizzata;

c. Il valore di capitalizzazione del reddito: si ottiene applicando al reddito (netto o lordo) la

formula della rendita perpetua, o della rendita per n anni (con n molto elevato);

• Beni immobili destinati alla vendita: il riferimento è dato dai prezzi di mercato. Questo criterio viene

utilizzato anche per la valutazione di fabbricati obsoleti:

a. Prezzi di mercato.

TITOLI A REDDITO FISSO

Nella valutazione dei titoli a reddito fisso, occorre innanzitutto distinguere tra titoli quotati e titoli non

quotati:

• Titoli quotati: si fa riferimento ai prezzi di un periodo recente o al prezzo corrente al momento della

stima;

• Titoli non quotati: si fa riferimento al valore nominale, ovvero al costo, salvo quando il mercato

abbia evidenziato forti variazioni del corso o dei tassi di interesse. Un criterio alternativo è la

valutazione al prezzo corrente di titoli similari quotati.

PARTECIPAZIONI

Per valutare le partecipazioni si fa riferimento al prezzo di mercato o criterio del patrimonio netto, in

relazione alla natura delle stesse (se sono partecipazioni minoritarie o di controllo)

Vanno separate:

1. Le partecipazioni di controllo: occorre considerare varie situazioni:

a. Finalità di controllo: bisogna distinguere due casi, che sono:

i. Società detentrice del controllo con finalità di investimento finanziario (si investe per

guadagnare);

ii. Società detentrice del controllo con finalità strategiche (si investe per eliminare

concorrenti, per acquisire quote di mercato, per disporre del personale o tecnologie

ecc.);

b. Allo scopo della valutazione:

i. Valutazione ai fini della formazione del bilancio;

ii. Valutazione per operazione di finanzia straordinaria;

iii. Valutazione nell’ambito di scelte strategiche.

Nell’ambito di ciascuna di tali situazioni, si applicano criteri, modelli valutativi e formule appropriati.

Il problema della valutazione delle partecipazioni di controllo è infatti il problema della valutazione

delle aziende sottostanti.

2. Le partecipazioni in società non controllate: si possono distinguere:

a. Partecipazioni non di rilievo e quotate: assunzione dei prezzi di mercato;

27

b. Partecipazioni non di rilievo e non quotate: i riferimenti più adottati sono il capitale netto

contabile e i multipli di società comparabili (se acquisizioni recentivalore di carico);

c. Partecipazioni di rilievo: regole uguali alle società controllate. Problema: carenza di

adeguate informazioni. La stima assoluta dovrebbe perciò fondarsi essenzialmente sui dati

di bilancio e sulle relazioni illustrative, integrate con informazioni ricostruite dell’esterno. La

stima relativa, soluzione più frequentemente seguita in caso di mancanza di informazioni

attendibili per la valutazione assoluta, è effettuata a mezzo di multipli.

IL VALORE CORRENTE DELLE ATTIVITÁ CHE ESIGONO SPECIFICHE COMPETENZE: MAGAZZINI E SCORTE

La stima dei magazzini e delle scorte è un momento rilevante nella valutazione patrimoniale di aziende

industriali e commerciali.

Per le aziende industriali, occorre fare una distinzione tra:

• Materie prime: si utilizza il valore corrente (vale il principio della prudenza. Potrei usare anche il

valore di mercato ma solo se è inferiore al costo. Se è superiore otterrei un utile, quindi si usa solo

nelle vendite);

• Semilavorati: si utilizza il costo attuale o recente di produzione, in funzione dello stato di

avanzamento della produzione;

• Prodotti finiti e merci: si utilizza il valore di presunto realizzo (il prezzo di vendita) al netto degli oneri

commerciali (al netto dei costi per la loro commercializzazione, costi di vendita);

• Commesse pluriennali:

o Valutazione al costo, in base alla parte di commessa già realizzata;

o Valutazione in proporzione ai ricavi (prezzo dell’opera * percentuale di lavoro svolto).

Per quanto riguarda l’analisi, il professionista deve fare una distinzione tra:

• Perizie ufficiali: in questo caso, l’esperto deve verificare dal punto di vista quantitativo e qualitativo

la corrispondenza degli inventari che gli sono proposti;

• Perizie informali.

Nelle aziende commerciali, la stima delle scorte si orienta tipicamente sui costi di acquisizione più recenti o

sui prezzi correnti.

Casi particolari sono rappresentati:

• Da prodotti fuori listino o obsoleti o a lento rigiro: si prende in considerazione il valore di realizzo a

stralcio. Ad esempio, si applica spesso una percentuale di abbattimento ai prodotti deperibili o

soggetti alla moda.

IL VALORE CORRENTE DELLE ATTIVITÁ CHE SI ESIGONO SPECIFICHE COMPETENZE: CREDITI E FONDI RISCHI

E ONERI

La regola generale riguardo i crediti che hanno scadenze protratte nel tempo è che devono essere attualizzati

in due casi:

1. Se su essi non maturano interessi (o sono già compresi nell’importo nominale del credito);

2. Se su essi maturano interessi non in linea con il mercato (cioè maggiori o minori rispetto ai tassi

correnti). 28

I crediti espressi in valute straniere, ovviamente, devono essere convertiti in moneta nazionale:

• In base al cambio corrente alla data di riferimento della situazione patrimoniale;

• In casi particolari, cioè in condizioni di notevole volatilità dei cambi, quando il riferimento a un solo

giorno potrebbe generare plusvalenze/minusvalenze, assumendo i cambi di un periodo più ampio.

Quindi, si procede:

• Per i crediti: si prende in considerazione il valore di presunto realizzo, avendo cura di attualizzare i

crediti di lunga scadenza. I crediti in valuta estera vanno convertiti in moneta nazionale;

• Per i fondi per rischi e spese future: devono esprimere una stima attendibile dell’evento per cui sono

stati costituiti;

• Per il fondo imposte differite ed imposte differite attive: alle plusvalenze e/o minusvalenze accertate

devono essere associati i relativi oneri o benefici fiscali latenti.

IL VALORE CORRENTE DELLE ATTIVITÁ CHE SI ESIGONO SPECIFICHE COMPETENZE: LE PASSIVITÁ

FINANZIARIE

1. Passività finanziarie: nelle valutazioni asset side vengono dedotte dall’attivo lordo e tale differenza

va, se del caso, attualizzata. Il passivo finanziario oggetto di detrazione è rappresentato da tutti i

debiti onerosi che generano interessi passivi.

L’attualizzazione dei debiti finanziari ha significato con riferimento a passività a medio-lungo

termine, per le quali possono verificarsi differenza tra tassi negoziati e tassi di mercato. Nel breve

termine, invece, l’adattamento dei tassi avviene continuamente.

Le passività finanziarie a medio-lungo termine si distinguono in:

• Obbligazioni quotate: vengono valutate in base ai prezzi di mercato;

• Altre passività: i criteri di valutazione sono:

o Attualizzazione dei flussi al tasso corrente;

o Confronto con titoli similari quotati (occorrono informazioni per conoscere se i titoli sono

omogenei);

o Differenziale del tasso legato al rating.

Due casi particolari sono:

• Il credito agevolato: il potenziale vantaggio è rilevante ma viene sollevato il dubbio che questo

potenziale vantaggio venga eroso (ridotto) da svantaggi o rischi connessi agli investimenti effettuati

(se ho ottenuto un credito agevolato ho investito in qualcosa di svantaggiato);

• Debiti senza interessi: i depositi degli utenti nelle società di servizi sono anticipazioni a durata

indeterminata e prive di interessi. Il valore attuale può differire dal valore nominale del debito in

modo rilevante;

• Debiti senza interessi verso i soci (aziende familiari): si tratta di anticipazioni senza una precisa durata

che sono soggette a repentini e imprevedibili mutamenti.

• ((Occorre valutare se è opportuno attualizzarli)).

IL METODO PATRIMONIALE COMPLESSO: I BENI IMMATERIALI

Le caratteristiche distintive dei beni immateriali sono:

29

• Il bene deve essere all’origine di benefici economici futuri:

• Il bene deve essere trasferibile;

• Il bene deve essere misurabile nel suo valore.

Le aree tipiche in cui si collocano tali beni sono quelle del marketing e della tecnologia.

La valutazione dei beni immateriali può avvenire con criteri di stima analitici oppure empirici (in questo caso

la valutazione è effettuata in base a parametri dedotti dal comportamento degli operatori nelle negoziazioni

avvenute sul mercato).

POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

La posizione finanziaria netta è un’informazione patrimoniale indispensabile nelle valutazioni asset side

(relative e assolute). È data da:

Passività finanziarie (attualizzate) – attività finanziarie liquide

L’idea di considerare queste grandezze come consolidate nasce da due motivi:

• La misura rilevante dell’indebitamento finanziario;

• Gli oneri finanziari possono essere corretti dai proventi finanziari sulle attività disponibili.

METODO PATRIMONIALE SEMPLICE

Il metodo patrimoniale semplice quantifica il valore del capitale dell’azienda rettificando il valore del

patrimonio netto contabile. W = K

W= valore dell’azienda –--- K = valore patrimoniale rettificato

Per tutti gli elementi che compongono l’attivo patrimoniale destinati allo scambio o risultati da precedenti

scambi, il criterio preso a riferimento è quello del valore di sostituzione.

Gli elementi che compongono il passivo patrimoniale vengono invece valutati con il criterio del valore di

presunta estinzione.

METODO PATRIMONIALE COMPLESSO

Il metodo patrimoniale complesso quantifica il valore economico del capitale dell’azienda rettificando il

valore del patrimonio netto e includendo le risorse “intangibili”.

W= K+BI+K’

W= valore dell’azienda

K= valore patrimoniale rettificato

BI valore degli elementi immateriali 30

TIPOLOGIE DI METODI PATRIMONIALI:

I VANTAGGI DEL METODO PATRIMONIALE

I vantaggi del metodo patrimoniale sono:

1. La valutazione dell’azienda con il metodo patrimoniale è una valutazione meno soggettiva di quella

ottenuta con altri metodi, in quanto richiede l’applicazione di un minor numero di ipotesi e le

grandezze dei singoli elementi del capitale possono essere più agevolmente controllate;

2. La mancata valorizzazione, in questo metodo, della redditività o dei flussi di cassa futuri dell’azienda,

riduce il grado di incertezza della valutazione.

LIMITI DEL METODO PATRIMONIALE

I limiti del metodo patrimoniale sono:

1. Il valore dell’azienda viene determinato sulla base del saldo algebrico tra attività e passività e

quindi su dati storici, ponendo in secondo piano la capacità di generazione futura di reddito o di

flussi di cassa (anche se non considerando i flussi di cassa si riduce il grado di incertezza della

valutazione, 2° punto elenco precedente [elenco dei vantaggi]);

2. Si attribuisce un valore corrente ad ogni voce di bilancio, attiva o passiva, prescindendo dalla sua

appartenenza al complesso aziendale e funzionale;

3. Sotto il profilo della razionalità, il metodo patrimoniale è criticabile poiché fonda il valore

dell’azienda sulla consistenza patrimoniale, senza considerare l’attitudine dell’azienda a generare

valore e quindi a remunerare il capitale.

VALORE DI LIQUIDAZIONE

Nell’ipotesi in cui l’azienda cessi subito la propria attività e proceda alla vendita al meglio delle attività, al

realizzo dei crediti e al soddisfacimento delle passività, ciò che alla fine rimane come “netto” è il valore di

liquidazione dell’azienda.

Il valore di liquidazione è concettualmente considerato la grandezza-limite del capitale di una azienda, al di

sotto della quale il risultato della stima non può prescindere.

Esso definisce, infatti, il prezzo di riserva del cedente.

31

CAPITOLO 6: GLI INTANGIBILI

1. I fini della valutazione degli intangibili:

a. Misure di performance economica;

b. Base informativa nella valutazione aziendale;

c. Nuovi principi contabili internazionali;

d. Comunicazione volontaria;

2. Logica adottata:

a. Scelta di criteri e metodi di valutazione rispondenti a specifici requisiti ;

b. Vincolo di scenario reddituale: valore intangibili specifici < valore limite aziendale (Wpc);

c. Finalità della stima: influenza su caratteristiche dei criteri e metodi adottabili e su misura

limite del valore aziendale (punto di partenza dei calcoli);

Il tema del vincolo reddituale è il punto focale di questa costruzione logica;

3. Famiglie dei metodi di stima degli intangibili:

a. Criterio del costo;

b. Criterio dei risultati differenziali;

c. Criterio comparativo;

d. Criterio delle ricerche di mercato.

1) La classificazione degli intangibili

La classificazione degli intangibili riguarda sue situazioni obiettivamente diverse:

1) Gli intangibili acquisiti: stima condotta secondo norme e regole, al fine della loro eventuale

contabilizzazione e del successivo ammortamento o dell’impairment annuale;

2) Gli intangibili internamente prodotti: spazia liberamente in quanto non soggetta a comportamenti

regolamentari.

1.1) La suddivisione in classi e il rischio di sovrapposizioni

Con riferimento alla generalità degli intangibili, la teoria si è impegnata a comporre classi omogenee,

secondo criteri logici. Il più rilevante è quello della dominanza, che si traduce nei seguenti principi:

• La separazione degli intangibili in molte classi genera il rischio di sovrapposizioni;

• Le aree nelle quali è più agevole identificare intangibili sono il marketing e la tecnologia.

Distinguiamo:

1) INTANGIBILI DI MARKETING (marchi, mercati, fiducia), sono composto da logo società, marchi,

insegne, idee pubblicitarie, garanzie sui prodotti, grafica, strategia marketing, idee promozionali,

design etichette ed imballaggio, registrazione marchi ecc.;

2) INTANGIBILI LEGATI ALLA TECNOLOGIA (ricerca, innovazione, conoscenza), sono la tecnologia, il

know how produttivo, progetti R&D, brevetti, segreti industriali, software, database design/styling.;

3) ALTRI INTANGIBILI: secondo altre opinioni esiste anche una terza classe, cioè quella degli intangibili

legata alla conoscenza e alla capacità.

In sintesi, ai fini della valutazione di capitale economico, il criterio della dominanza non può mai essere

trascurato, in modo tale da evitare il rischio di duplicazione e di sovrapposizioni. Tale criterio conviene

sull’opportunità di stimare gli intangibili per grandi categorie, come beni legati alla tecnologia o al markting,

secondo la prevalenza dell’uno o dell’altro profilo. 32

Se l’impresa non ha la capacità di produrre adeguati redditi, non ha senso attribuire valore agli intangibili. Da

ciò deriva che la verifica della congruità del valore degli intangibili può avvenire solo complessivamente.

2) Le quattro finalità della stima degli intangibili

Le quattro finalità della stima degli intangibili sono:

1) Misure di performance economica;

2) Base informativa nelle valutazioni delle aziende;

3) Nuovi principi contabili per la formazione del bilancio;

4) Informazione volontaria.

2.1) Il Le misure della performance economica

La prima finalità di collega alla necessità di integrare i risultati contabili tenendo conto della variazione nel

tempo dello stock di intangibili (∆BI). Il vero problema oggi è il modo attraverso cui tener conto di questo

differenziale.

Se i costi degli intangibili si sostengono con anticipo di alcuni anni rispetto ai ricavi che essi generano, la loro

mancata iscrizione è all’origine di due fenomeni:

• 

Quando si investe più di quanto gli intangibili deperiscano (creazione di valore intangibile) si

prestano utili agli anni futuri (sottostimo i risultati correnti);

• 

Quando si investe meno di quanto gli intangibili deperiscano si prendono a prestito utili dal futuro.

Solo nel caso in cui gli investimenti siano realizzati ordinatamente e siano sopportati costi per la loro

manutenzione, il reddito contabile coincide con il risultato economico.

L’accelerazione della dinamica competitiva ha degenerato l’esigenza continua di trasferire risorse intangibili

nel tempo, con la conseguenza di rendere instabile la relazione tra utile contabile e il vero risultato

economico.

I cambiamenti sostanziali nell’atteggiamento dei manager riguardo la trascuratezza con cui da sempre

circondano l’informazione sugli intangibili sono derivati dalla dimostrazione dei danni che essi suscitano:

• Danni privati interni: La misura degli intangibili è uno strumento di guida per l’impresa. Si possono

produrre redditi contabili anche distruggendo valore (o viceversa). Per assumere decisioni sulla

convenienza di investimenti in intangibili occorre misurare la dinamica dei loro valori

• Danni pubblici: le carenze informative sugli intangibili possono trarre in inganno chi investe

nell’impresa.

(I manager devono scegliere se ridurre i costi e non fare investimenti, facendo aumentare immediatamente

il patrimonio dell’impresa, oppure se effettuare investimenti che fanno diminuire nel breve period o il

patrimonio ma nel lungo periodo lo fanno aumentare. Un bravo manager dovrebbe coinciliare queste due

attività).

Il REI (Risultato Economico integrato) è una misura del risultato economico espresso:

1) FORMULA LIBRO: REI= E + ∆BI + ∆PL

a. E: reddito contabile normalizzato del periodo;

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b. ∆BI: variazione di valore degli intangibili nel periodo. È una quantità storica misurabile anno

per anno nel passato, ma è anche proiettabile nel futuro;

c. ∆PL: variazione di plusv/minusvalenze su beni materiali, crediti e debiti nel periodo. Tale

componente ha perso il suo peso col passare degli anni;

2) FORMULA PROF: REI= RN + (o -) ∆I

a. RN: reddito netto;

b. ∆I: delta intangibili.

Sia l’analisi storica che la proiezione sul ∆BI sono necessarie, data la notoria e palese incompletezza dei

risultati contabili.

2.2) L’informazione (base) informativa nella valutazione delle aziende

Nei processi valutativi si adottano criteri dai quali si scaturisce un valore unico e altri dai quali scaturisce un

valore frazionato (scomposto).

I criteri analitici fondati sui flussi attesi generano un valore unico, così come i criteri relativi.

I metodi assoluti cosiddetti misti e quelli patrimoniali sono invece tipici generatori di valori scomposti. Le

figure sono la rappresentazione semplificata della situazione di aziende redditizie e di aziende non redditizie.

Nella azienda redditizia, il tema da affrontare riguarda l’opportunità di evidenziare separatamente il

complesso di intangibili specifici, riducendo corrispondentemente la dimensione del goodwill (goodwill

pieno e goodwill ridotto).

All’origine della diffusa separazione tra goodwill e intangibili specifici vi sono due motivazioni:

• Nell’ottica del miglioramento del processo produttivo, per renderlo più affidabile e dimostrabile nei

risultati;

• Nell’ottica della scomposizione del valore unico in una serie di valori necessari al fine della

rilevazione contabile e della formazione del bilancio.

2.3) Gli intangibili nei nuovi principi contabili per la formazione del bilancio

La stima degli intangibili specifici ha due scopi:

1) L’allocazione del prezzo sopportato in sede di acquisizione/incorporazione di un’azienda alle varie

classi di attività (purchase price allocation);

2) L’impairment test: il controllo del valore del goodwill e degli intangibili specifici di durata

indeterminata, al fine di eventualmente ridurne il valore contabile.

Il problema dell’allocazione riguarda l’obbligo di contabilizzare le acquisizioni, fusioni, scissioni e altre

operazioni che riguardano le aziende con il cosiddetto purchase method.

Partendo dal prezzo, si rende necessario un processo di allocazione. Qui l’imputazione avviene su due livelli:

1) Tra goodwill e intangibili specifici, suddivisi per classi. L’intento è quello di distinguere gli intangibili

di durata determinata da quelli di durata indeterminata. Quelli di durata indeterminata sono

soggetti ad impairment mentre per quelli di durata determinata il test annuale è necessario solo per

eventi straordinari;

2) Tra aree d’affari omogenee (business units), quando la misurazione è richiesta con riferimento a

questi ambiti più ristretti. 34

2.4) L’informazione volontaria

Una buona parte dell’informazione riguardante gli intangibili può essere espressa anche al di fuori della

contabilità e del bilancio: l’informazione volontaria.

Ad esempio, il value reporting di Wright Keegan: il reporting potrebbe fornire informazioni utili come lo

sviluppo dei prodotti, quota di mercato ecc.

Il problema di fondo è quello di ricercare un ragionevole equilibrio tra l’importanza della comunicazione e

l’affidabilità dell’informazione.

L’informazione volontaria è spiegata dalla necessità di comunicare dati e valori riguardanti anche gli

intangibili specifici prodotti internamente.

3) La misurazione degli intangibili

3.1 + 3.2) La logica della stima

Ancora oggi persiste il problema della misurazione degli intangibili specifici. L’intangibilità rende più difficile

capire quanto vale un’azienda. Infatti, la maggior parte delle aziende non ha le informazioni e gli strumenti

di controllo per poter gestire gli intangibili.

La valutazione degli intangibili deve rispondere ad una logica convincente. Essa si articola su tre punti:

1) Scelta di criteri e metodi di valutazione rispondenti a specifici requisiti:

a. Affidabilità/credibilità: dipende dall’impostazione razionale delle formule, dei fattori che le

definiscono e dalla possibilità di tradurre tali fattori in quantità;

b. Coerenza: i valori devono essere coerenti con i risultati economici e con il sistema

complessivo;

c. Dimostrabilità/verificabilità: il processo valutativo deve risultare dimostrabile nelle sue

componenti;

d. Continuità,

e. Efficienza: la procedura non deve essere eccessivamente onerosa.

2) Vincolo di scenario reddituale:

a. Misura di valore limite Wpc;

b. A dedurre capitale netto rettificato K;

3) Finalità di stima: può influenzare sia i metodi che la misura limite del valore aziendale che costituisce

il punto di partenza dei calcoli.

Inoltre, possiamo aggiungere altri due concetti base che sono:

1) Adattabilità: sono giudicati preferibili i metodi applicabili in molte situazioni;

2) Confrontabilità: è giudicata interessante la possibilità di confrontare i risultati ottenuti con diversi

metodi. 

Valore intangibili specifici Wpc – K >=0

35

3.3) Il vincolo dello scenario reddituale

Il valore degli intangibili specifici trova sempre il limite del valore dell’azienda nel suo complesso (o business

units) appropriatamente stimato e depurato del valore delle altre attività e passività. Esso è condizionato

dallo “scenario di utili”.

Nelle valutazioni condotte con criteri assoluti, fino a che punto può spingersi la previsione dei flussi attesi?

1) Se si assumono flussi basati sulle capacità reddituali già dimostrate storicamente o di probabile

raggiungimento nel breve termine, si perviene a una stima di capitale economico (We);

2) La formula del valore potenziale controllabile (Wpc) può essere utilizzata per la contabilizzazione

degli intangibili specifici acquisiti (e anche per il loro impairment);

3) La formula del valore potenziale puro (Wp) può essere usata per esprimere la dinamica degli

intangibili specifici nelle misure di performance economica.

Oggi, con l’introduzione dei principi contabili internazionali, l’adeguatezza del rendimento degli intangibili

deve essere verificata per via diretta. Questo significa che il loro valore limite può discendere

dall’attualizzazione dei flussi reddituali a essi riferibili.

Per stimare un valore affidabile dell’intangibile, è necessario disporre di tre elementi:

• Il reddito normale che l’intangibile è in grado di produrre;

• La durata della sua vita;

• Il tasso di attualizzazione.

La misura del reddito normale attribuito all’intangibile è sempre il frutto di un’assumption.

4) Criteri e metodi di valutazione degli intangibili specifici

1) Criterio del costo:

• Metodo del costo storico;

• Metodo del costo reddituale;

• Metodo del costo di riproduzione.

2) Criterio dei risultati differenziali:

• Metodo di attualizzazione dei risultati differenziali (o del premium price);

• Metodo del costo della perdita.

3) Criterio comparativo:

• Metodo delle transazioni comparabili;

• Metodo dei royalty rates o dei relief of royalties;

• Metodo dei multipli empirici;

• Metodo dei differenziali di multiplo sulle vendite.

4) Criterio delle ricerche di mercato:

• Metodo interbrand;

• Metodo Brand Rating.

5) Criterio del valore della relazione con il cliente.

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4.1) Il criterio del costo

Il criterio del costo si applica secondo tre metodo principali:

• Il metodo del costo storico;

• Il metodo del costo storico residuale;

• Il metodo del costo di riproduzione.

METODO DEL COSTO STORICO

L’espressione degli intangibili specifici sulla base dei loro costi è una rinuncia ad un giudizio di valutazione.

Il metodo è tipicamente usato per gli intangibili in via di formazione quando l’efficacia degli investimenti che

li riguardano sono difficili da stimare ed i loro ritorni attesi sono gli stessi considerati nel piano di investimento

(è difficile quantificare i ricavi dell’investimento) (per gli intangibili in via di formazione, ad esempio ricerca

di base).

METODO DEL COSTO STORICO RESIDUALE

Consiste nell’accertamento dei costi che sono stati necessari per la formazione degli intangibili (attualizzati

e armonizzati). Le pratiche più utilizzate sono:

• Il costo storico (riespresso in moneta corrente) con deduzione degli ammortamenti in proporzione

al rapporto tra residua vita utile e vita complessiva del bene;

• Tenendo conto degli investimenti di mantenimento, sostenuti dopo la formazione (senza deduzione

ammortamenti).

METODO DEL COSTO DI RIPRODUZIONE

Tale metodo consiste nella stima di quanto costerebbe ricreare oggi l’intangibile, cioè nella stima degli oneri

da sostenere per riprodurli.

Consiste nell’individuare le componenti di costo significative o rilevanti. Il calcolo può essere:

• Per via analitica: individuando volumi ed attività necessari e prezzi unitari;

• Per via di indici: stabilendo coefficienti, intesi come moltiplicatori espressivi dell’impiego economico

necessario per riprodurre i beni in questione.

Il costo di riproduzione, indipendentemente da come sia stato calcolato, va sottoposto a rettifica perché

bisogna considerare lo stato d’uso del bene.

Per quanto riguarda gli intangibili che riguardano la sfera marketing, assumono rilievo i costi per le fasi di

lancio e consolidamento.

(rettificato per tenere conto dello stato d’uso del bene).

37

4.2) Il criterio dei risultati differenziali

IL METODO DI ATTUALIZZAZIONE DEI RISULTATI DIFFERENZIALI (PREMIUM PRICE)

(Stima del vantaggio differenziale: costi/ricavi differenziali – l’impresa produce prodotti differenti dai

concorrenti).

La premessa che sta alla base di questo metodo è che un complesso di intangibili sia all’origine di specifici

vantaggi, da stimare in via differenziale rispetto a situazioni medie o normali di concorrenti che non ne

fruiscono.

Il reddito differenziale va misurato guardando sia ricavi che costi. Il vantaggio netto differenziale va poi

attualizzato, con riferimento alla sua prevedibile durata e con un appropriato tasso.

IL METODO DEL COSTO DELLA PERDITA

Stima del danno ipotetico (caduta di margini o eccesso di costi) che dovrebbe essere sopportato qualora la

disponibilità degli intangibili venisse meno. Il calcolo si protrae per tutto il tempo necessario al ripristino della

situazione di equilibrio e normalità. Le perdite stimate vanno poi analizzate.

(Stima del danno ipotetico conseguente al venir meno della disponibilità di intangibili).

4.2) I criteri comparativi 38

METODO DEI MULTIPLI IMPLICITI NEI DEALS

Questo metodo è basato su multipli impliciti nei prezzi negoziati per operazioni di finanzia straordinaria,

cioè nei deal prices. I deal prices esprimono la rarità dei core assets che l’azienda negoziata contiene. Da ciò

la possibilità di estrarre dai prezzi multipli che esprimono il valore di mercato di tali assets.

Ad esempio, la raccolta delle banche, il portafoglio premi di agenzie assicurative, la capacità ricettiva di una

catena alberghiera, la testata di giornali e periodici ecc.

METODO DEI MULTIPLI EMPIRICI (sottospecie della precedente ma mancano sufficienti informazioni sui

deals).

Si tratta di multipli concettualmente corrispondenti alle formule base , ma carenti di una documentata

corrispondenza a deals.

La carenza è spesso dovuta all’insufficienza delle informazioni sui deal, alla mancanza di omogeneità delle

aziende target ecc. 39

METODI DEI DIFFERENZIALI DI MULTIPLO SULLE VENDITE

Questo è un metodo consigliato nella lettura finanziaria per la stima di alcuni intangibili specifici (marchi)

(marche dominanti in una società, ad esempio Coca Cola).

Il valore di una marca viene espresso considerando il contributo differenziale del valore (EV) in relazione alle

vendite (S).

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Nico--91

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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l’esame di Valutazione d'azienda, della professoressa Rupo, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente, Alberto Quagli, “Valutazione d’Azienda”, Guatri Bini Editore
Gli argomenti trattati sono:
La teoria del processo valutativo
Capitolo 1: prezzi, valori, valutazioni
Capitolo 2: un quadro logico: il giudizio integrato di valutazione
Parte prima: la base informativa e l’analisi fondamentale
Capitolo 3: le basi informative
Capitolo 4: l’analisi fondamentale
Capitolo 5: l’analisi patrimoniale (il metodo patrimoniale semplice)
Capitolo 6: gli intangibili
Capitolo 7: i tassi
Approfondimenti: domande e risposte utili.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in consulenza e professione
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nico--91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Valutazione d'azienda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Rupo Daniela.

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