Letteratura italiana II - Lezione 1 (22 febbraio 2022)
Il romanzo, per come noi lo immaginiamo, nasce nel Settecento. In età tardo-antica (età ellenistica) circolano dei romanzi sia scritti in greco che in latino.
Romanzi in lingua greca e latina
- Achille Tazio, Leucippe e Clitofonte.
- Longo Sofista, Dafni e Cleo.
- Eliodoro, Le Etiopiche.
- Apuleio, Le metamorfosi (l’Asino d’oro). È un romanzo fortemente erotico, in cui il protagonista viene trasformato in asino; l’ultimo libro (il nono) invece riconduce alla religiosità di Apuleio, che era un seguace di Iside, per cui l’asino viene ritrasformato in uomo dai sacerdoti di Iside: ciò farebbe leggere l’intero romanzo in una chiave misterica, allegorica; quindi, l’uomo bestia, la bestialità dell’uomo che viene poi redenta dalla religione e ritorna alla sua natura umana.
- Petronio, Il Satyricon. Di lui non sappiamo niente, è Tacito che ne parla dicendo “Petronius elegantiae arbiter” (= arbitro di eleganze) ed è coinvolto nella congiura dei Pisoni e, infatti, è poi costretto al suicidio. Poiché Tacito dice “arbiter elegantiarum”, viene chiamato “Petronio Arbitro” ma questa è una nostra illazione. Del suo romanzo (Satyricon) abbiamo solo dei frammenti.
I romanzi scritti in lingua greca sono romanzi di intrattenimento; quindi, non avevano nessuna pretesa letteraria ma avevano una trama interessante perché avrà una “Longue durée” (lunga durata): due promessi sposi che, per varie ragioni, vengono separati. Quindi si dilata e si complicano le peripezie che, in realtà, sono sempre le stesse come:
- Il ratto dei pirati: per cui la donna viene sempre rapita da qualche pirata che attenta alla sua virtù, lei fa di tutto per potersi mantenere casta e illibata e spesso il pirata diventa cavaliere perché ammira questa donna; poi la donna viene rapita nuovamente ecc.;
- La vergine nel lupanare: tale per cui la donna viene messa come prostituta nel lupanare ma, naturalmente, riesce a mantenere la propria illibatezza perché c’è qualcuno che la salva all’ultimo momento e anche il giovane si mantiene casto benché vi siano donne che cerchino di concupirlo ecc.
Poi alla fine si ritrovano e si sposano. Questa trama della dilatazione del matrimonio è una trama che avrà una grande fortuna: due amanti che si amano di vero amore e che vengono impediti, ma si ha il lieto fine. Molto diverso il caso di Petronio e Apuleio.
Il termine "romanzo"
Il termine romanzo è di origine medievale. Né Petronio e Apuleio pensano di aver scritto un romanzo ma pensano di aver scritto una narrazione. “Romanzo” significa qualcosa scritto in lingua romanza, non in latino e sono soprattutto narrazioni di tipo cavalleresco. Il romanzo, inoltre, nasce in versi (pensiamo ai famosi “octosyllabe” della tradizione francese). Il più grande dei narratori francesi del XII secolo è Chrétien de Troyes che scrive tutto il ciclo cavalleresco arturiano, la tavola rotonda, prima in versi e poi in prosa. Egli inventa la tecnica dell’intreccio, che avrà una durata lunghissima (pensiamo all’Ariosto o all’Orlando Furioso), ossia l’intrecciare più vicende per divertire, appassionare il lettore e creare suspense.
Nella letteratura italiana la parola romanzo è connotata negativamente, come se fosse una narrazione che non solo è per i non colti, di intrattenimento puro, ma anche connotata moralmente in termini negativi. Ricorre in:
- Dante: Purgatorio XXVI: “I versi d’amore e prose di romanzi”, parlando di un trovatore; quindi, è come se il romanzo fosse in prosa e i versi in poesia. Qui Dante fa riferimento alla letteratura d’oïl della Francia del nord e la letteratura in lingua d’oc della Francia del sud, per cui i primi scrivono romanzi cavallereschi e i secondi versi d’amore.
- Petrarca: Triumphus Amoris IV 666: “Sogno d’infermi e fole di romanzi”, quindi i romanzi come favole, trattati come cose di poco conto che portano la fantasia dove non deve arrivare.
- Boccaccio, Decameron, Introduzione III: “…chi a legger romanzi, chi a giuocare a scacchi”. Dieci ragazzi devono andare via da Firenze con la peste, vanno in una villa e, in una certa ora si raccontano novelle, prima e dopo si gioca a scacchi e si leggono romanzi. Egli è l’autore forse del primo romanzo italiano “Il Filocolo”, anni 40, che racconta la storia di due innamorati che vengono divisi per volontà del padre di lui perché si pensa che lei sia una poverella e poi l’amore vince su tutto e i due si ritrovano e, guarda caso, lei non è affatto una poverella ma c’è l’agnizione (= escamotage) finale tale per cui anche lei è principessa e, quindi, si possono tranquillamente sposare.
- Boccaccio scrisse anche il romanzo “Elegia di Madonna Fiammetta”, in cui la protagonista narratrice delle proprie vicende è Madonna Fiammetta, la quale racconta le proprie vicende tristi di sedotta e abbandonata per insegnare alle donne a guardarsi dagli uomini; quindi, è un romanzo tutto al femminile.
Il romanzo moderno
Il romanzo moderno nasce agli inizi del ‘700, dapprima in Inghilterra e poi in Francia, quando le arti e la letteratura iniziarono a rivolgersi a un pubblico borghese in concomitanza con l’ascesa e l’affermazione di questa classe sociale. Gli studiosi di stampo marxista credono che sia la società e l’economia a influenzare la letteratura e ci dicono che con il nascere della borghesia, quest’ultima vuole una produzione letteraria alla sua portata, che la possa soddisfare.
La borghesia mercantile era abbastanza colta per nutrire interessi culturali e abbastanza ricca per poterli soddisfare, ma non era sufficientemente dotta per trovarsi a proprio agio con i generi tradizionali più complessi, come l’epica, la tragedia e la lirica, vuole un prodotto che può soddisfare l’esigenza. Alcuni intellettuali e scrittori si fecero interpreti di questo bisogno culturale che restava insoddisfatto e pensarono di colmarlo scrivendo romanzi, genere che aveva il grande vantaggio di essere relativamente nuovo, quindi meno soggetto a vincoli e regole. In questo, tra l’altro, si rispecchiava la mentalità liberista e imprenditoriale della classe cui si rivolgeva. Il romanzo si rivelò quindi il genere della nuova classe sociale, che ne divenne insieme destinatario e argomento. In Italia arriverà con molto ritardo.
La nascita del romanzo è strettamente legata al contesto socioeconomico: l'origine di questa forma narrativa si verifica nel Paese europeo in cui più avanzate erano le condizioni economiche, sociali e politiche, vale a dire l'Inghilterra e in seguito anche la Francia, stati in cui si sviluppò una forma embrionale di stato liberale, sostenuto e a sua volta sostenitore di una nuova classe sociale, la borghesia mercantile.
Terminologia del romanzo
Per parlare di romanzo dobbiamo guardare a una terminologia inglese poiché nella lingua inglese esistono due tipi di scrittura romanzesca:
- Novel. Si va a connotare in una definizione più realistica. Si ambienta con personaggi vicini alla realtà del lettore. La Novella per noi ha un altro significato.
- Romance. Fa riferimento a elaborazioni fantastiche e scollegate dalla realtà. Il romance, tipico del sec. XVII 1600, rappresentato dal romanzo picaresco, romanzi irreali, personaggi molto belli, alta classe sociale, molte avventure e il lettore si identifica, è inoltre connotato da una distanza statutaria tra personaggi e lettore. Sono tratti da un mondo sociale altolocato e spesso irrelato dalla Storia, così che il lettore comune si immedesima attraverso un processo di distanziamento.
Il romance ha come tratto distintivo l’inverosimiglianza. Sono tratteggiati in esso i temi cavallereschi, i racconti di eroi e di eroine dal coraggio invincibile o di personaggi di alto rango. Sono coinvolti in imprese impossibili, da cui escono sempre vincitori, inoltre talvolta si parla di eventi miracolosi. Il romance racconta l'inverosimile. Spesso i romances sono ambientati in una dimensione spazio-temporale che galleggia solitamente in un medioevo dai tratti incerti, tanto che sembrano 'staccati' dalla dimensione reale, e di conseguenza fanno parte della dimensione dello straordinario, del meraviglioso e dell'improbabile.
La novel
Viene definito novel una nuova forma di espressione che cerca un nome per staccarsi dal romanzo cavalleresco e picaresco. Il racconto si avvicina il più possibile alla realtà (racconta qualcosa che potrebbe davvero accadere, che anche se non è accaduto ha delle possibilità di succedere), che definisce le vicende di un certo periodo di tempo e che offre un quadro realistico del mondo circostante: spazio e tempo definiti.
Spesso gli autori di questi romanzi fanno ricorso a un espediente che li vuole 'scopritori' di documenti e lettere che vengono riportati alla luce ed eventualmente rielaborati da quello che viene definito nella finzione narrativa come 'curatore'. Per dare più senso e forza alla verosimiglianza, quindi, il narratore si inventa d’aver scoperto un manoscritto (es. Manoscritto trovato a Saragozza, Manzoni con l’escamotage dello scartafaccio seicentesco). Quindi, il narratore non dice 'io ho inventato questa vicenda' ma 'io ho trovato un manoscritto e, quindi, è come se io fossi il curatore': rendo, cioè, leggibile qualcosa che è già scritto da qualcun altro e che è effettivamente accaduto. Egli quindi si considera il divulgatore di ciò che è già successo.
I fatti sono, talvolta, raccontati direttamente dai protagonisti che li vivono e si attengono a un principio di veridicità, anche per il contesto storico e sociale a cui fanno riferimento (si parla, in questo caso, di narratore intradiegetico). Il termine novel ha a che fare con l’idea di novelty, di new e di news, di notizie: non pochi dei romanzi scritti in Inghilterra tra 700-800 vengono pubblicati sui giornali oppure allegati a questi ultimi come fascicoletti a parte (romanzi d’appendice). Di qui lo stretto legame fisico e di genere con il giornalismo, con le notizie del mondo reale. Di qui anche il carattere realistico della narrazione dove non compaiono né fate, né divinità, né presenza ultraterrene, dove la trama si organizza piuttosto intorno alla vita quotidiana della gente, compreso un naufragio raccontato come reale (es. Robinson Crusoe, romanzo inventato ma narrato come se fosse vero, come se lui fosse a Londra).
Tornando al romanzo, in quest’ultimo il narratore può scegliere l’escamotage narrativo che più preferisce. È un sottogenere tipico del XVIII secolo. Consiste in una finta raccolta di lettere, dunque il narratore mediante una serie di lettere racconta una vicenda. Uno dei romanzieri più innovativi del Settecento inglese è Samuel Richardson. Nei suoi romanzi epistolari (Pamela del 1740 e Clarissa del 1748), si pone il problema fondamentale del romanzo moderno, quello del contrasto tra moralità interiore e leggi sociali: per es. Pamela, giovane e povera fanciulla al servizio come governante da una signora che muore e rimane come padrone di casa il figlio. La giovane oppone la propria virtù alle insidie del giovane padrone presso cui lavora, padrone che infine la premia con il matrimonio.
L'opera mostra quindi l'ascesa sociale dell'eroina, una ragazza ricca solo della propria onestà di costumi che riesce a non rinunciare alla propria moralità e addirittura a plasmare il carattere di un uomo appartenente alla nobiltà. Per comprendere pienamente il significato di tale ascesa occorre ricordare che le regole sociali del tempo erano assai rigide: a un giovane aristocratico era concesso di avere avventure amorose, erotiche con donne delle classi inferiori ma non di sposarle, pena la contaminazione del proprio grado di nobiltà. Le giovani delle classi meno abbienti, dunque, dopo essere state sedotte venivano abbandonate. Invece Richardson racconta una storia a lieto fine, che probabilmente faceva in modo che tante ragazze di allora si potessero identificare e che ha reso verosimile grazie all’escamotage delle lettere.
Ricco di autori, opere e generi: il romanzo picaresco, relazione di viaggio, racconto erotico-libertino, romanzo allegorico-filosofico, religioso-edificante, erudito-didascalico, memorialistica e autobiografia. Eclatante il ritardo della letteratura italiana rispetto agli autori stranieri. Nel 700, il grande romanzo è “oltre-Alpi”, non c’è niente in Italia e gli autori più celebri sono:
- Richardson, Pamela
- Rousseau: Nouvelle Heloïse
- Goethe: Werther (I Dolori Del Giovane Werther in italiano)
- De Laclos: Les liaisons dangereuses (Le relazioni pericolose, romanzo epistolare e di tipo libertino, infatti, il protagonista è una sorta di Don Giovanni che vuole sedurre tutte le donne che incontra, giocando con la vita della corte).
Le due prime grandi narrazioni romanzesche del Settecento inglese
- Robinson Crusoe di D. Defoe (1719)
- Viaggi di Gulliver di Swift (1726 e 35)
Hanno in comune il tema del viaggio e dell'esperienza; i due libri offrono tuttavia soluzioni opposte:
- In Defoe prevale il realismo che, percorrendo tutto il Settecento, sfocerà nel grande romanzo ottocentesco (egli racconta una storia inverosimile come se fosse verosimile e il lettore accetta questo patto, ovvero può veramente credere che tutto quello che è successo a Robinson possa accadere a chiunque di noi).
- In Swift prevale l'elemento fantastico e satirico, tipicamente illuministico, della critica della società (egli racconta i viaggi di Gulliver in cui l’elemento fantastico e satirico prevale: il finale del libro dice che gli uomini sono delle bestie mentre i cavalli sono esseri evoluti ed estremamente intelligenti e hanno risolto i problemi del mondo; quindi, è chiaro che è una critica all’epoca illuministica, in cui l’uomo con le sue capacità e la sua cultura viene posto al centro. Mentre Rousseau diceva che l’uomo è buono per natura, ha molte potenzialità, questo romanzo è molto impegnato dal punto di vista della critica non solo sociale, ma soprattutto culturale: tale per cui l’uomo non è assolutamente buono per natura e la ragione non risolve il problema della società).
Lo sviluppo del romanzo in Italia
In Italia, non c’è quasi nulla. Dobbiamo aspettare Foscolo, uno scrittore coraggioso, apolide (senza patria, muore di fame in Inghilterra). Egli legge “Werther” di Goethe e, dopo averlo letto, scrive “Ultime lettere di Jacopo Ortis”. Tuttavia, mentre il primo narra le vicende di questo ragazzo innamorato che va in Germania e si innamora di una ragazza che è già promessa sposa e quindi per amore si suicida (dando voce a quel fenomeno del wertherismo per cui era diventato di moda tra i giovani il suicidio; Werterismo, movimento di moda in quel periodo), Foscolo aggiunge alla trama amorosa la trama politica. Quindi abbiamo Jacopo Ortis che è l’alter ego dell’autore, che scrive un romanzo epistolare; quindi, scrive le lettere al suo amico Lorenzo Alberani che, una volta che Jacopo è morto, decide di pubblicare.
Quindi è il primo moderno romanzo italiano esemplato su modelli notissimi d'oltralpe di romanzo epistolare: trama amorosa, ma anche riflesso del crollo dell'utopia giacobina e del mito napoleonico. Si parla di crisi culturale che svela l'impotenza dell'intellettuale rivoluzionario. Quindi non solo l’innamorato senza speranza ma il tema politico aggiunto alla trama amorosa poiché l’oppositore di Jacopo è il padre della donna che lui ama e non il fidanzato (figura, invece, del tutto scialba). Il padre della donna che lui ama detta una legge sociale per cui non è possibile l’amore tra questo giovane studente e questa donna.
- Successive redazione a stampa e vari assestamenti 1798, 1802, 1816, 1817
- Testo stratificato e pluristilistico.
Jacopo si descrive come amante e patriota. Molta letteratura successiva sarà incentrata su questo binomio amore-patria, a iniziare dalle Confessioni di Ippolito Nievo. Quindi, l’amore per Pisana e l’amore per la Patria sono il nucleo fondamentale su cui ruota l’intero romanzo.
Il giovane si scontra con l'autorità:
- Pubblica: potere costituito (Napoleone)
- Privata: potere domestico (il padre di Teresa)
La sua è una rivendicazione forte, ed è la rivendicazione di un io che non scende a patti con il mondo. Quindi la morte si delinea, per vendetta contro la tirannia e la malignità dei tempi, come affermazione di sé: è una morte dimostrativa “non potendo fare altro, io voglio morire”. Quindi il forte desiderio di vita si trasforma e diventa ansia di morte.
Inoltre, ci sono dei tratti fortemente autobiografici, testimoniati dalle reali lettere di Foscolo ad Antonietta Fagnani Arese, di cui lui era innamorato tra il 1801 e il 1803. Quindi le lettere di Foscolo sono molto simili a quelle del suo personaggio Jacopo Ortis. C’è, dunque, un tratto autobiografico forte. Dunque, lo Jacopo Ortis è contraddistinto da:
- Binomio 'amore e patria': diventerà oggetto di culto e di venerazione;
- La prosa è lirica, egocentrica, vibrante, patinata di preziosità, come un lungo monologo lirico. Al contrario Manzoni sceglierà una prosa non lirica, dimessa, duttile (con la prima edizione del fermo e lucia), quindi all’insegna della divaricazione e non della continuità. Manzoni compirà una scelta diversa rispetto alla prosa del grande Foscolo.
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