Riassunto esame di filosofia teoretica, prof. Mariani,
libro consigliato “Organismo e libertà”, Jonas
PRESENTAZIONE
Paragrafo 1
Jonas, pur essendo uno degli iniziatori e protagonisti del dibattito etico contemporaneo -con la sua
proposta di un’etica planetaria per la civiltà tecnologica-, non riceve in Italia la dovuta attenzione in
quanto non rientra in nessuno dei due schieramenti che nel nostro paese attualmente si fronteggiano:
I sostenitori di un’etica laica orientata in senso utilitaristico (fondata su valori quali la felicità, il
benessere, la soddisfazione dei bisogni come fini supremi della vita).
I sostenitori di un’etica tradizionale influenzata dalla fede cattolica.
Jonas mostra innanzitutto l’inadeguatezza della dicotomia ancora oggi presente tra analitici e
continentali, la cui differenza principale sarebbe che la filosofia analitica è piuttosto basata su un'analisi
logica che si concentra sui dettagli, mentre la filosofia continentale si occuperebbe di teorie di portata
generale, di concetti di più vasta comprensività.
In Organismo e libertà, Jonas si interroga di nuovo sulla vecchia trinità metafisica di Dio, uomo e natura,
questioni che dopo la morte di Dio, il “cannibalismo post civilizzato” e la monopolizzazione della natura
da parte delle scienze positive sembravano non più suscitare interesse e di cui invece il filosofo mostra
l’irrinunciabilità.
Paragrafo 2
L’opera si colloca nella seconda delle tre fasi che segnano il cammino intellettuale di Jonas:
1) prima fase di interessi storico-filosofici che lo portano a offrire negli anni ‘30 un’interpretazione in
chiave esistenzialistica della gnosi tardo-antica (valore intrinseco natura umana indivi/collettiva).
2) Seconda fase dalla guerra a metà anni Sessanta in cui diventa decisiva la filosofia della natura (critica
e conseguenze nichilismo)
3) Nella terza fase il tema unificante è l’etica, la preoccupazione per l’uomo e per il suo agire
(ir)responsabile sul pianeta (svolta che lo porta dalla filosofia teoretica alla filosofia pratica).
Ogni parte corrisponde esattamente alla Triade Dio, uomo e natura, anche se il problema della natura
rimane a occupare una posizione centrale. Affrontato il problema dell’unità psicofisica della vita alla
base della biologia filosofica presentata nell’opera.
Il fenomeno gnostico fornisce il primo esempio di tutto ciò che il paradigma dualistico porta con sé nella
modernità: la contrapposizione tra Dio e mondo è al contempo contrapposizione tra uomo e mondo.
Questo antagonismo ha una duplice conseguenza: svalutazione metafisica della natura e spaesamento
cosmico dell’uomo, non parte della natura ma “prigioniero in essa”: moderno esistenzialismo
secolarizzazione dell’antico gnosticismo.
Opera come risposta filosofica all’esito fatalmente nichilistico dell’opera rimasta incompiuta dal maestro
Heidegger. Ricerca di un nuovo nomos della terra, che pensa di aver raggiunto in quella morale fondata
sull’ontologia (studio dell’essere in quanto tale).
Jonas consapevole della differenza tra gnosticismo antico e nichilismo moderno: per il primo la natura è
nemica e antidivina, per il secondo l’uomo è altrettanto indifferente quanto la natura stessa.
L’estraneità dell’uomo rispetto alla natura si trasforma in estraneità verso sé medesimo. È a questo
sradicamento totale a cui giunge il nichilismo moderno che Jonas cerca di trovare risposto,
riconsiderando in una prospettiva ontologica il rapporto dell’uomo con la natura.
Due profili presi in considerazione:
La filosofia teoretica che corrisponde alla domanda: come è possibile spiegare l’enigma della
soggettività umana ed extraumana che emerge dalla natura? -> risposta in Organismo e libertà.
La filosofia pratica che corrisponde al quesito: può la soggettività umana prendersi cura solo di sé?
Paragrafo 3
Dalla critica al dualismo gnostico in Organismo e libertà si passa alla critica del dualismo moderno,
rappresentato dalla scissione cartesiana della realtà tra res extensa (realtà fisica, estesa, limitata e
inconsapevole) e res cogitans (realtà psichica, inestensione, libertà e consapevolezza).
paradigma filosofico per cui la filosofia ha abdicato alla natura rinchiudendosi nel regno dello spirito:
tentativo Jonas di recuperare la natura dalla considerazione filosofica. Ragioni della tradizionale ostilità
della filosofia verso la natura, concentrandosi quasi esclusivamente sul pensiero cartesiano, in effetti
vincente nell’ambito delle moderne scienze naturali MA presenza di ragionamenti che, come Jonas,
ritengono che la natura sia irriducibile a una spiegazione meccanicistica-quantitativa.
Jonas si avvicina dunque al topos della “resurrezione della natura decaduta” che accomuna un po' tutti i
francofortesi della prima generazione MA peculiarità nell’aver colto la complementarità tra due fronti
opposti: il nichilismo e la sua svalutazione della natura e il tecnoscientismo, che solo in apparenza le
restituisce dignità.
Jonas si dedica a una critica di entrambi: come a fatto col nichilismo, in modo altrettanto netto si
comporta nei confronti delle scienze naturali, accettandone i risultati ma rigettandone le premesse, vale a
dire l’idea di una natura abbandonata al determinismo della casualità meccanica.
Visione della natura che si incontra con il fenomeno della vita, irriducibile nella sua interpretazione a una
spiegazione puramente fisico-matematico. Il sì alla vita di Jonas non ha nulla a che fare con il “posso,
dunque devo” che si svincola da ogni limite etico: nel suo sistema concettuale la cosiddetta “filosofia
della vita” è soltanto la versione libertina del nichilismo e come tale non sfugge alla medesima critica. In
Jonas non c’è alcun trionfo della vita, bensì la lucida consapevolezza della sua fragilità e precarietà, che
ci impone l’obbligo della sua difesa.
No filosofia della vita ma filosofia della biologia, con cui Jonas intende mostrare come essa, nonostante
abbia perso il trono, continui ad avere uno spazio nell’area della scienza e della tecnica: no scontro
frontale al sapere scientifico a critica alla sua pretesa assolutizzante -> unificazione scienza dello spirito
e scienza della natura.
Paragrafo 4
La critica del dualismo moderno non poteva sfociare che in una riflessione filosofica sulla vita
organiche: tema centrale dell’organismo che, con la sua fusione di interiorità ed esteriorità costituiva la
miglior contrapposizione di quella spaccatura della realtà, che, come conseguenza, aveva comportato la
spiritualizzazione dell’uomo e la meccanizzazione della natura.
Dopo aver criticato la riduzione filosofica dell’uomo a cogito, recuperando la dimensione della sua
corporeità, Jonas passa dunque a criticare l’altra riduzione, quella delle moderne scienze naturali che
spiegano il loro oggetto in termini matematici, privandole della loro forza vitale -> tentativo di
riconciliazione unità psicofisica dell’intero fenomeno della vita organica.
Libro che si inserisce nella vecchia disputa presente nella biologia tra riduzionisti e antiriduzionisti:
I primi ritengono che il fenomeno della vita sia riconducibile a una spiegazione chimico-fisica, e che
il comportamento degli organismi sarebbe descrivibile in termini meccanicistici.
I secondi contesto questo pensiero rivendicando l’autonomia della vita organica.
John riprende il finalismo aristotelico, che dall’Ottocento si aggirava nel filone della reazione
neovitalistica nei confronti della scienza positivistica precedente: sostenuto finalismo insito nella
costruzione materiale della natura.
L’intera costruzione del fenomeno della vita, come possibilità celata ma insita nella materia, avviene
sulla base di un presupposto ontoteologico, l’autoaffermazione dell’essere che si manifesta come
aspirazione di ogni e.v alla conservazione della vita o come tendenza all’evoluzione creativa.
La vera originalità di Organismo e libertà non consiste però tanto nella riabilitazione di una visione
organicistica in seno alla biologia, quanto nell’aver connesso il problema dell’organismo con quello
essenziale della libertà.
Jonas presenta una ricostruzione dell’evoluzione della vita organica filtrata dallo stesso principio guida
della libertà. In tal modo la sua opera può essere considerata una ricostruzione fenomenologica della vita
organica, che nella sua evoluzione rivela gradi sempre crescenti di libertà: a cominciare dal metabolismo,
esso esprime perfettamente l’idea del filosofo, ovvero il pensiero che un organismo, pur essendo
composto da materia, non si esaurisce in essa, avendo bisogno di un ricambio continuo con l’esterno che
gli consenta, nella costante trasformazione di se stesso, di mantenere la sua forma e di possedere pertanto
una certa libertà rispetto alla materia.
Libertà sempre più elevata negli animali, tocca il suo apice con l’uomo. Il rischio della libertà chiama
però quest’ultimo alle sue responsabilità: verso di sé e verso l’intero pianeta.
PREFAZIONE
Sintetizzando, il libro offre un’interpretazione ontologica di fenomeni biologici attraverso il recupero
dell’unità psicofisica della vita, che aveva perso a partire da Cartesio a causa della divisione tra mentale
e materiale: critica ai due aspetti del nichilismo moderno, ovvero l’esistenzialismo contemporaneo
-sguardo unicamente rivolto sull’uomo, a cui si attribuiscono come privilegi unici caratteristiche in realtà
iscritte nell’esistenza organica in quanto tale- e la biologia scientifica -vincolata dalle sue regole ai fatti
fisici esterni, ignora la dimensione dell’interiorità e fa sparire la differenza tra animato e inanimato
attraverso una spiegazione prettamente materialista-.
Tentativo di superamento da un lato dei limiti antropocentrici della filosofia idealista/esistenzialista, e
dall’alto quelli materialistici della scienza naturale.
Le contraddizioni che l’uomo scopre in se stesso -libertà e necessità, autonomia e dipendenza, relazione
e isolamento, creatività e mortalità- hanno origine sin nelle forme più primitive della vita e manifestano,
dietro il pericoloso equilibrio tra essere e non essere, un orizzonte di trascendenza.
Questione di giustizia filosofica per cui Jonas considera la vita come un esperimento dalla posta in gioco
e dai rischi crescenti, che nella fatale libertà dell’uomo può condurre sua alla catastrofe che al successo.
INTRODUZIONE
Una filosofia della vita comprende una filosofia dell’organismo e una filosofia dello spirito. Infatti
l’indicazione della dimensione esterna non afferma contenutisticamente niente di meno del fatto che
l’organismo prefigura lo spirituale già nelle sue forme più inferiori -proposizione pensiero antico- e che
lo spirito nella sua massima estensione resta ancora parte dell’organismo -proposizione pensiero
moderno-: filosofia della vita che ipotizza che entrambe le affermazioni siano valide e inscindibili.
Non sufficiente la considerazione che il continuo e complesso processo della vira sia stato “cieco”, nel
senso che la sua dinamica si esaurisce in una spiegazione meccanica: potenza originaria.
Esistente che si manifesta come successione ascendente di gradi che va dal primitivo all’evoluto. Idea di
gerarchia già presente in De Anima (Aristotele), il primo trattato di biologia filosofica, in cui ogni strato
superiore è legato a quelli inferiori, e interpretabile in due modi, entrambi culminanti nell’uomo:
secondo concetti della percezione (ovvero “sapere”): secondo l’ampiezza e la chiarezza
dell’esperienza, secondo gradi ascendenti di presenza sensibile nel mondo.
secondo concetti dell’agire (ovvero “potere”): secondo la dimensione e il tipo di incidenza nel mondo,
ovvero per gradi di progressiva libertà di agire.
Il concetto di libertà in connessione all’agire (tradizionale ambito dello spirito e della volontà) MA anche
al percepire (recettività): infatti, se lo spirito è prefigurato sin dall’inizio nell’organico, allora lo è anche
la libertà -> metabolismo come prima forma di libertà.
Libertà che deve designare un modo dell’essere oggettivamente discernibile, ovvero un modo di esistere
che pertiene all’organismo di per sé e viene quindi condiviso da tutti i membri, ma non viene condiviso
da ciò che non rientra nella classe “organismo”: concetto ontologicamente descrittivo.
Malgrado tutta l’oggettività fisica, i caratteri che esso descrive al livello primitivo costituiscono la base
ontologica e l’allusione anticipatoria di quei fenomeni superiori che più direttamente meritano il nome di
libertà e che più manifestamente lo esemplificano: e anche quelli più elevati restano legati agli umili inizi
nell’organico strato basilare come alla condizione della loro possibilità.
Già il passaggio della sostanza inanimata alla sostanza animata, la prima autoorganizzazione della
materia in vista della vita, è animato da una tendenza operante nel profondo dell’essere proprio verso i
nodi della libertà a cui questo passaggio aprì le porte.
Privilegio della libertà gravata dal senso di bisogno, fatto paradossale per cui la sostanza vivente si è
contrapposta al mondo introducendo la tensione tra “essere o non essere”. La sostanza vivente fece
questo assumendo una precaria indipendenza dalla medesima materia e distinguendo la propria identità
da quella della sua temporanea materia: così sospeso l’organismo possiede il suo essere solo
condizionatamente e in modo revocabile.
Non essere fece la sua comparsa nel mondo come un’alternativa contenuta nell’essere stesso: qualificato
dalla minaccia della sua negazione, l’essere deve affermarsi, diventando più che uno stato dato una
possibilità costantemente offerta.
Essere così sospeso fatto di polarità espresse in antitesi fondamentali tra essere o non essere, tra sé e
mondo, tra forma e materia, tra libertà e necessità. Tutte queste dualità sono forme di relazione: la vita è
essenzialmente relazionalità con qualcosa; e la relazione in quanto tale implica “trascendenza”
Dualità più importante quella tra essere e non essere. Il non essere ha dalla sua parte l’universalità, ossia
l’uguaglianza di tutte le cose.
La vita è mortale non anche se è vita, bensì perché è vita, in quanto il rapporto tra forma e materia su
quale si fonda è di tipo revocabile e incerto. La sua realtà è così esposta al mondo contro cui e, al
contempo, attraverso il quale deve affermarsi; emancipata dalla casualità di questo e tuttavia a essa
soggetta; uscita dall’identità con la materia però bisognosa di essa; libera ma dipendente; isolata ma in
necessario contatto; in cerca di contatto ma distruttibile attraverso esso.
Avventura della libertà, originata dalla sostanza nel divenire organica.
CAPITOLO I, IL PROBLEMA DELLA VITA E
DEL CORPO NELLA DOTTRINA DELL’ESSERE
1.1 Il panvitalismo e il problema della morte
Secondo l’iniziale interpretazione umana dell’essere ovunque vi era vita ed essere corrispondeva a essere
vivi (animismo). La mera materia “morta” non era stata scoperta in quanto, dall’esperienza, che il mondo
sia vivente è la più naturale constatazione: la proporzione di materia chiaramente priva di vita che si
incontra in questa sfera primaria è modesta, dato che la maggior parte di quello che oggi riconosciamo
come inanimato è intrecciato così strettamente con la dinamica della vira che sembra partecipare della
sua natura.
La vita predomina e occupa il primo piano nella visione immediata ed esperienziale dell’uomo. Primitivo
panpsichismo giustificato secondo norme deduttive e dimostrative entro l’ambito accessibile
dell’esperienza, che confermavano costantemente l’effettiva predominanza della vita.
Questo fino alla rivoluzione copernicana quando, ampliando l’orizzonte dell’universo, il posto
proporzionale della vita divenne sufficientemente minuscolo da costituirsi nel concetto di “natura” VS
uomo primitivo per cui era inimmaginabile che la vita fosse un’eccezione nell’universo e non la sua
regola dominante: nel suo immaginario panvitalista in cui la vita viene considerata come primario stato
delle cose, la morte è l’enigma.
Problema della morte, “affronto logico” alla convinzione panvitalistica che tutto il primitivo riflettere
combatte cercando di darvi una risposta attraverso mito, culto e religione: è la morte e non la vita a
richiedere in primo luogo una spiegazione.
Se la vita è naturale, la regola e il comprensibile, la morte, come sua apparente negazione è l’innaturale e
l’incomprensibile, che on può essere davvero reale ma che dovrebbe essere spiegato in termini di vita, in
quanto essa è l’unica cosa comprensibile. In qualche modo la morte dovrebbe cioè essere assimilata alla
vita.
Domanda fondamentale della metafisica delle origini: come e perché la morte è giunta nel mondo, dal
momento che essa contraddice la sua essenza di vitalità?
Da qui sorge la metafisica di mito o di religione che cerca di risolvere il conflitto fondamentale per cui
tutto è vita e tutta
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