Qualche nozione introduttiva
Datazione e cronologia
La datazione secondo l’era cristiana fu introdotta da Dionigi il Piccolo tra V e VI secolo, diffondendosi in tutta Europa nel X secolo. Solo nel XVIII però si inizia a conteggiare gli anni “avanti Cristo”. A Roma si indicavano gli anni secondo i magistrati eponimi (solitamente i consoli), in Grecia con le Olimpiadi o gli arconti. Il conteggio “ab urbe condita” si diffuse solo tra gli eruditi, alla fine della repubblica. La data del 753 fu fissata da Marco Terenzio Varrone (35 anni per ogni re).
Il calendario repubblicano era composto di 355 giorni e 12 mesi, iniziava il primo di marzo (fino al 153 a.C.) e prevedeva l'uso di un “mese intercalare”. Le nundinae (nono giorno) erano i giorni di mercato e i periodi tra essi erano indicati con le lettere dalla A alla H.
Onomastica romana
Nell’età più antica si usava un solo nome, poi se ne aggiunsero un secondo e un terzo:
- Il praenomen, il nome personale, veniva scelto tra un ristretto numero di opzioni (infatti poteva essere abbreviato).
- Il nomen, il gentilizio, indicava la gens di appartenenza: Aemilius, Calpurnius, Claudius, Sempronius…
- Il cognomen poteva derivare da caratteristiche fisiche (Strabo, Naso…), da cariche (Agricola), luoghi geografici (Sabinus)... Tese poi a diventare ereditario.
Chi veniva adottato assumeva i tria nomina del padre, più un secondo cognomen della gens di provenienza (es. Caio Giulio Cesare Ottaviano). Le cittadine romane avevano come nome il gentilizio del padre (Giulia, Cornelia…), poi integrato con un cognomen. Gli schiavi avevano un unico nome personale, mentre i liberti assumevano praenomen e gentilizio dell'ex padrone, più il loro antico nome come cognomen.
Il mondo di Roma
“Uno, duplice, molteplice”: Uno perché unificato da amministrazione, cittadinanza, diritto… Duplice perché la componente latina conviveva con quella greca. Molteplice perché si fece garante di un mosaico di diversità e particolarità locali.
Il sistema monetario
- Età repubblicana: asse (bronzo), sesterzio (argento), denario (argento).
- Sotto Augusto: aureo (oro), denario (argento), oricalco (rame e zinco), asse (rame).
- Sotto Nerone: aureo (oro), denario (argento)
- Sotto Diocleziano: aureo (oro), nummus argenteus (argento), follis (lega di rame), nummo (radiato)
Parte prima - I popoli dell'Italia antica e le origini di Roma
Capitolo 1 - L'Italia preromana
1.1 L'Italia dell'età del bronzo e dell'età del ferro
Notevole sviluppo della penisola italiana tra III e I millennio a.C.: da una miriade di piccoli gruppi umani si passa a forme più complesse di organizzazione proto-statale, che colmano il distacco con le civiltà dell’Asia e dell’Egitto. Uno stacco netto si ha tra l'ultima età del bronzo (1200-900) e la prima età del ferro (IX-VIII sec.).
Nell’età del bronzo i siti sono diffusi uniformemente in tutta la penisola, ma in numero prevalentemente sulla fascia appenninica. Tra XVIII e XII secolo nella pianura emiliana si sviluppò la cultura terramaricola, che costruiva insediamenti di capanne su palafitte, per proteggersi dagli animali e dall'acqua. Durante l'età del bronzo recente (XIV-XII) si intensifica la circolazione di persone e di prodotti. Questi provenivano dalle aree più avanzate, ovvero quelle meridionali, micenee.
All'inizio dell'età del ferro (IX) in Italia troviamo diverse culture locali. Tra le differenze vi è la modalità di sepoltura: cremazione (Nord e costa tirrenica) o inumazione (nel resto). Alcune culture che si contraddistinguono: Golasecca (Piemonte e Lombardia), di Este (Padova), Villanoviana (Etruria ed Emilia. Armi in ferro, villaggi, urne…).
La varietà di lingue può essere ricondotta a due grandi famiglie: quelle indoeuropee (latino, falisco, umbro-sabino, osco, celtico…) e quelle non (etrusco, ligure, sardo…). Le colonie della Magna Grecia furono fondate a partire dall’VIII secolo da varie popolazioni greche ed ebbero un grande influsso sulle popolazioni indigene. In Sicilia vi erano colonie fenicie.
La civiltà nuragica si sviluppò in Sardegna ed è caratterizzata dalle costruzioni in pietra a tronco di cono, con ruolo difensivo e amministrativo.
1.2 I primi frequentatori dell'Italia meridionale
Alcune fonti sull’origine dei popoli italici provengono da storici greci, ma non prima del V secolo a.C. Secondo Dionigi di Alicarnasso (I a.C.), gli Arcadi guidati da Enotro si stanziarono intorno al 1700 sulle coste del tirreno, sconfissero alcune popolazioni indigene e fondarono una rete di villaggi (Enotria: Sud Italia). Nel periodo descritto dallo storico è attestato in effetti un forte sviluppo demografico e dunque insediativo. Alla base però non ci sono popolazioni giunte dalla Grecia, ma una cultura del tutto indigena. È anche vero che in quel periodo iniziano le prime spedizioni da Oriente verso il meridione italico.
Dopo la crisi del mondo Miceneo, nell’VIII ripresero le importazioni di ceramica dalla Grecia e al tempo stesso la colonizzazione (conquista) da parte dei Greci.
1.3 Le trasformazioni dell'Italia centrale
Tra VIII e V secolo le popolazioni dell’Appennino si espandono: Sabini, Equi, Ernici e Volsci verso il Lazio, seguiti nel V dai Sanniti; i Piceni sul versante adriatico. Queste aree sono accomunate dalla società di élite ed all’influsso orientale.
Capitolo 2 - Gli Etruschi
2.1 Origine ed espansione degli Etruschi
Gli Etruschi sono la più importante popolazione dell'Italia preromana. Conosciuti dai Greci come Tirreni, chiamavano se stessi Rasenna. Le teorie sulle loro origini sono state molte: per Erodoto (V sec.) provenivano dall'Asia Minore; per Dionigi erano genti autoctone; per altri provenivano dal lontano Nord.
La ricerca moderna colloca la loro origine etnica tra VIII e VII secolo, come frutto di due processi: evoluzione strutturale di società ed economia insieme alle influenze esterne (greci dell'Italia meridionale). La civiltà si sviluppò tra Arno e Tevere (Toscana, Umbria, Lazio), ma recentemente è stata trovata a Lemno un’iscrizione in lingua etrusca.
Nella fase di massima espansione (VIII-VI) gli Etruschi controllavano l'Italia centro-settentrionale e competevano con Greci e Cartaginesi per il controllo delle rotte marittime. Non produssero mai uno Stato unitario, ma si organizzarono in città indipendenti governate dai lucumoni, poi sostituiti da magistrati eletti, gli zilath. L'unica forma di aggregazione è rappresentata dalla lega tra le 12 città principali.
L'espansione si arrestò nel 530 dopo la battaglia navale contro i Focei, provenienti dall'Asia Minore, che avevano fondato una colonia in Corsica. Nel 474, poi, gli Etruschi furono sconfitti a Cuma dai Greci di Siracusa. Nel IV secolo persero Veio per mano dei Romani (396) e i territori padani per mano dei Celti. Nel corso del III secolo l’Etruria entrò nel mondo romano.
2.2 Religione e cultura
La religione etrusca comprendeva una varietà di culti, di scritti sacri e di tecniche magiche. Le divinità sono assimilabili a quelle greche (spesso hanno nomi simili) e al di sopra di tutte vi è il Fato. Il documento più lungo che possediamo in lingua etrusca è il “libro di lino” di Zagabria. Esso riporta un calendario con preghiere e riti.
La tomba veniva vista dagli etruschi come una seconda dimora ed era dunque fornita di cibo, bevande e oggetti. In una seconda fase si concepì invece l'oltretomba come meta di un lungo viaggio. Grande importanza aveva l’aruspicina, ovvero l'arte di interpretare i segni divini nelle viscere degli animali.
2.3 Il problema della lingua
L'alfabeto etrusco, di 26 lettere, è un riadattamento di quello greco. Questo non rende più facile comprendere il significato delle parole in questa lingua che non è indoeuropea. I testi che ci sono giunti contengono per la maggior parte dei nomi propri. Sono molto pochi i testi di una certa lunghezza e ancor meno quelli bilingui (lamine di Pyrgi: etrusco e fenicio).
2.4 Tecnica e arte
Le città etrusche hanno lasciato una traccia piuttosto modesta, eccezion fatta per alcuni centri come Marzabotto, Tarquinia e Volterra, e per le necropoli. La maggior parte dell'arte è collegata alla sepoltura: statue, terrecotte (bucchero), pittura e oreficeria. Le tombe erano delle abitazioni sotterranee, costruite a pozzo, a fossa o a camera. Notevole è lo sviluppo della volta.
Gli Etruschi praticavano con tecniche molto avanzate l’agricoltura, la metallurgia e l'artigianato artistico. I prodotti venivano poi commerciati in tutto il Mediterraneo.
Capitolo 3 - Roma
3.1 Le origini di Roma
Le origini di Roma sono state oggetto di un lungo e acceso dibattito tra varie posizioni: accettazione acritica della tradizione letteraria o posizione ipercritica a favore delle testimonianze archeologiche? Alla luce di nuove scoperte, all'inizio del Novecento Gaetano de Sanctis propose una critica temperata, che cercasse i punti di contatto tra i due tipi di fonti.
In alcuni casi sono solo le fonti archeologiche a parlare, ad esempio per quanto riguarda i contatti del Lazio con il mondo greco (dall’VIII secolo).
3.2 Le fonti letterarie
Le opere storiografiche offrono una grande quantità di informazioni, che vanno però messe in discussione dato che le fonti sono di molto posteriori agli eventi che narrano. I primi storici furono greci, e anche i primi storici romani scrissero comunque in greco (Fabio Pittore e Cincio Alimento, fine III sec).
La scrittura comparve a Roma a fine VII secolo, ma non ci sono rimaste molte informazioni (trasmissione orale) né della fase monarchica, né dell'inizio di quella repubblicana. I primi storici a raccontare di Roma arcaica sono Tito Livio (Ab urbe condita, 142 libri) e Dionigi di Alicarnasso (Antichità romane, 20 libri), entrambi vissuti durante l'età augustea (il secondo, essendo greco, voleva dimostrare che il potente popolo romano aveva origini elleniche).
La leggenda più diffusa fa precedere alla fondazione di Roma l'arrivo di Enea nel Lazio, la fondazione di Alba Longa e la dinastia dei re albani. Romolo sarebbe figlio di Marte e di Rea Silvia e nipote di Numitore, ultimo re di Alba Longa, spodestato dal fratello Amulio. Sempre alla leggenda a cui si rifà l’Eneide risale la spiegazione del conflitto inevitabile tra Roma e Cartagine. Sappiamo che Alba Longa era a capo della lega dei Populi Albenses (posto che fu preso poi da Roma), ma non è stata ancora identificata con certezza la sua ubicazione.
3.3 I sette re di Roma
Secondo la tradizione, dal 754 al 509 si sarebbero susseguiti sette re:
- Romolo: fondatore della città e delle istituzioni, tra cui il Senato.
- Numa Pompilio: primi istituti religiosi.
- Tullo Ostilio: campagne militari, ad esempio contro Alba Longa.
- Anco Marcio: fondazione di Ostia.
- Tarquinio Prisco: inaugura la fase etrusca; opere pubbliche.
- Servio Tullio: prime mura della città, comizi centuriati.
- Tarquinio il Superbo: tiranno.
Il racconto della fase monarchica, fortemente mitizzato, si basa su varie fonti: gli storici annalisti (Fabio Pittore, Catone il Censore); la tradizione familiare; la tradizione orale (leggende); i documenti d’archivio (Annales Maximi, raccolti e pubblicati nel 130 a.C.). Altre informazioni ci giungono dalle fonti antiquarie: ricerche erudite su vari aspetti del passato (istituzioni, famiglia, lingua, religione…).
3.4 La storiografia moderna
La storiografia moderna ha cercato di analizzare i dati della tradizione e ha riscontrato la fusione di due tradizioni: quella greca (Enea) e quella indigena (Romolo, eroe autoctono). Il racconto tradizionale contiene comunque degli elementi storici: la compresenza di Latini e Sabini (il ratto), il predominio etrusco sulla monarchia…
3.5 La fondazione di Roma
Uno dei punti più problematici è proprio la fondazione: più che per opera di un singolo, è probabile che la città sia nata con un lento processo confederativo che unì le comunità sparse sui vari colli. In particolare, il Palatino pare essere il nucleo originario di Roma. Il colle era articolato in tre alture (poi appianate): il Palatium, il Germalo e la Velia. Roma sorse sul confine tra due aree etniche molto diverse: la zona etrusca e il Lazio antico (Latium vetus). Non sappiamo quale sia l'origine del nome Roma, ma è probabile che sia stato Romolo a prendere il nome da essa e non viceversa.
3.6 Il “muro di Romolo”
Negli ultimi anni (1988) gli scavi alle pendici del Palatino hanno ritrovato una palizzata e un muro risalenti all’VIII secolo. Secondo l’archeologo Andrea Carandini, questa linea corrisponde al primo solco di confine (pomerium) e al “muro di Romolo”.
3.7 Il pomerio e i riti di fondazione
Marco Terenzio Varrone (antiquario, I sec. a.C.) descrive il rito di fondazione di una città italica: si tracciava un solco con l'aratro e si formavano muro e fossa. Il pomerio aveva un carattere sacro ed era tracciato secondo gli auspici, dunque non sempre coincideva con le mura (necessità difensive). Esso era delimitato da cippi e poteva essere allargato solo con la conquista di nuovi territori. In realtà non fu ampliato fino a Silla (I sec), mentre l'ultimo allargamento avvenne con Aureliano (III sec).
3.8 Lo Stato romano arcaico
La società latina era organizzata in famiglie, che comprendevano anche servi e clienti e su cui il paterfamilias esercitava un potere assoluto. Tutte le famiglie con un antenato comune costituivano la gens. Vi era inoltre la divisione in curie: gruppi religiosi e militari, nucleo fondamentale dei comizi curiati (la prima assemblea cittadina, attribuiva il potere ai magistrati con la lex de imperio). Non sappiamo se nacquero su base territoriale o su base gentilizia.
Le tribù, fondate da Romolo, erano in origine tre: Tities (Titienses), Ramnes e Luceres. Durante l’epoca di dominio etrusco le tribù furono divise in dieci curie. Da ogni tribù furono scelti cento senatori, e richiesti cento cavalieri e mille fanti (la legione era dunque composta da trecento+tremila).
3.9 La monarchia romana
Il monarca veniva eletto dai rappresentanti delle famiglie più in vista (i patres) che lo affiancavano anche nelle decisioni. Due eredità della fase monarchica rimasero nelle fasi successive: il rex sacrorum (sacerdote) e l’interrex (sostituiva i due consoli in caso di indisponibilità). Il re era anche il supremo capo religioso e veniva affiancato dai collegi sacerdotali. I pontefici erano i depositari delle leggi, prima che venissero messe per iscritto. Gli auguri dovevano interpretare la volontà divina. Le vestali, sotto voto di castità, custodivano il fuoco sacro.
3.10 Patrizi e plebei
Le ricostruzioni sulla Roma arcaica sono spesso controverse, ad esempio per quanto riguarda patrizi e plebei. I patrizi erano i discendenti dei primi patres (senatori), o i patroni (i plebei i clienti), o i Latini originari del Palatino (opposti ai Sabini del Quirinale), o i proprietari terrieri (e i plebei gli artigiani)? Nessuna spiegazione è del tutto soddisfacente ed è anche probabile che questa suddivisione non esistesse fin dalle origini (v. consoli plebei, o il nome plebeo di Anco Marcio).
3.11 L’influenza etrusca
Nel VI secolo a.C. Roma si trovò sotto il controllo etrusco ed ebbe un notevole sviluppo, che lasciò molte eredità. Secondo la tradizione Tarquinio Prisco, figlio di un greco di Corinto, arrivò a Tarquinia e sposò una giovane aristocratica locale. La sua origine straniera gli impediva però di accedere al governo, dunque si trasferì a Roma, guadagnò il favore di Anco Marcio e alla sua morte fu eletto re.
Questa leggenda può ben inserirsi nel contesto storico del periodo, in cui l’Italia centro-meridionale era diventata un luogo di fitti scambi tra Greci ed Etruschi. È quindi probabile che gli Etruschi fossero interessati a controllare Roma (Mastarna contro Gneo Tarquinio, Porsenna che conquistò dopo aver cacciato i Tarquini…).
3.12 Servio Tullio e Tarquinio il Superbo
Mastarna viene a volte identificato con Servio Tullio, un re che viene dipinto con connotati eroici. Figlio di una schiava e di un signore etrusco, era molto caro alla moglie di Tarquinio e sposò una delle sue figlie. Quando Tarquinio fu assassinato dai figli di Anco Marcio, Servio prese il potere (non per principio elettivo, ma dinastico).
Tarquinio il Superbo risulta invece simile ai tipici tiranni greci: opere pubbliche, espansione territoriale, ma antipatia del popolo. Fu cacciato (secondo la tradizione) da una congiura guidata da Publicola (Publio Valerio).
3.13 La documentazione archeologica
Un calice ritrovato a Vulci riporta il nome dei Vibenna, famiglia importante della città, che guidò le lotte contro i centri vicini, tra cui Roma. Publio Valerio viene invece citato in un tempio a Satricum.
3.14 Rafforzamento della monarchia
Il predominio etrusco rafforzò l’istituto regio, con simboli (corona, trono, fasci…) e con l’edificio regale, la regia. Furono però anche creati il comitium, l’area del foro destinata alla discussione politica del popolo, e la curia Hostilia, la prima sede del senato. Tarquinio Prisco aumentò il numero dei senatori, mentre Servio Tullio introdusse la prima forma di ordinamento centuriato: la popolazione venne divisa in classi di reddito e non più su base gentilizia o territoriale. Anche l’esercito si basava su questa divisione (classis erano gli armati pesanti, quelli dell’infra classem erano armati alla leggera).
Sempre a Servio risale l’istituzione di quattro tribù territoriali (poi definite “urbane”), per sostituire quelle romulee a base gentilizia. L’Esquilin...
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