Le guerre di Giuliano imperatore
Introduzione
Il presente studio non vuole essere una biografia dell’imperatore Giuliano, anche perché ci sono già autorevoli studi dedicati a ciò, come ad esempio “L’imperatore Giuliano” di Ignazio Tantillo. Lo scopo di questo lavoro è invece studiare la dinamica delle guerre che videro Giuliano protagonista durante la breve parentesi della sua vita pubblica (dal 6 novembre 355, quando Costanzo II lo elevò al rango di Cesare e fino alla sua morte il 26 giugno 363, all’età di 31 anni). Di questo periodo di sette anni e mezzo, solo due e mezzo sono stati vissuti da Giuliano come imperatore e precisamente dal febbraio 360 fino alla sua morte.
Questo studio è possibile grazie ad una quantità e qualità delle fonti a disposizione. Infatti, pur se breve, la vita di Giuliano attirò l’attenzione di tanti intellettuali, anche suoi contemporanei, soprattutto per le sue avversità nei confronti dei cristiani. Tale aspetto, che gli ha dato l’appellativo di apostata (=rinnegatore del proprio credo), insieme al suo essere un intellettuale, ci ha permesso di avere suo materiale in gran quantità. Eppure, nonostante il suo corpus letterario di grande rispetto, non possiamo servircene molto per avere informazioni riguardanti il nostro argomento.
Dobbiamo fare ricorso alla fonte di un grande storico Ammiano Marcellino, che prese parte all’impresa persiana che pose fine alla vita dell’imperatore. Cosa sappiamo di Ammiano? Probabilmente nacque ad Antiochia di Siria nel 335, quindi quasi coetaneo di Giuliano che nacque nel 331. La sua principale opera è Rerum Gestarum Libri, una sorta di continuazione delle Historiae di Tacito, composta da 31 libri dei quali ci sono pervenuti solo quelli che vanno dal 14mo al 31mo, cioè quelli che abbracciano il periodo che va dal 378, anno della sconfitta di Magnenzio, fino alla fine del 378, anno della rovinosa battaglia di Adrianopoli dove trovò la morte sul campo l’imperatore Valente.
La prima parte dei libri arrivati sino a noi, vale a dire quella che va dal 15mo al 25mo libro, è quella che maggiormente riguarda il nostro argomento in quanto parla dettagliatamente dei regni di Costanzo II (libri 14-21) e di Giuliano (libri 22-25). Il libro 15mo inizia con l’annuncio a Costanzo II della morte di Cesare Gallo, fratellastro di Giuliano, avvenuta nel 354, anno in cui Ammiano era in Mesopotamia nello stato maggiore del magister equitum Ursicino che seguì passo passo in tutte le sue vicende, fino alla missione in Gallia per sedare la rivolta di Silvano (generale franco comandante delle truppe in Gallia). Qui Ammiano conobbe Giuliano nell’estate del 356.
Poi continuò a seguire Ursicino che Costanzo inviò in Oriente per sedare i Persiani, ma dopo l’assedio e la presa di Amida da parte dei Persiani, Ursicino perse la sua forza politica ed in Persia fu inviato Giuliano al quale Ammiano si affiancò per narrare nei dettagli questa spedizione contro i Persiani che poi pubblicherà dopo più di vent’anni, nel 391. Altra importante fonte per narrare le vicende di Giuliano è quella del grande retore Libanio, uno dei più influenti intellettuali pagani dell’epoca. Di particolare interesse sono le sue Orazioni 17 e 18, rispettivamente un lamento ed una orazione funebri per la morte di Giuliano dove troviamo particolari descrizioni della spedizione persiana.
Questo argomento è stato trattato anche da Zosimo, storico greco attivo nella metà del V secolo. Ed è proprio dai racconti di Ammiano, Libanio e Zosimo che può prendere corpo il nostro argomento.
- Argomento dello studio: la dinamica delle guerre che videro Giuliano protagonista dal 355 al 363
- Pur avendo un notevole corpus letterario di Giuliano, non ci è molto utile per l’argomento del nostro studio e pertanto dobbiamo ricorrere ad altre fonti e precisamente:
- Ammiano Marcellino Rerum Gestarum Libri i cui libri dal 15mo al 25mo ci narrano del regno di Costanzo II e Giuliano. Inoltre Ammiano seguì Giuliano nella spedizione contro i Persiani.
- Libanio Orazioni 17 e 18 riportano rispettivamente un lamento ed una orazione funebri per la morte di Giuliano dove troviamo particolari descrizioni della spedizione persiana
- Zosimo storico greco attivo nella metà del V sec. che narra sempre della spedizione persiana che ha Giuliano come protagonista.
L'impero romano tardoantico
L’impero romano dopo Costantino
L’età del principato si dissolse nel III sec. e riguardò tutti i settori tra cui l’economia, l’amministrazione e l’esercito. Ciò portò a far precipitare nel caos l’ordinamento sociale augusteo. Tale crisi si sviluppò negli ultimi anni del Regno di Marco Aurelio (161-180). L’ascesa al potere di Diocleziano ridiede all’impero un periodo di stabilità grazie all’organizzazione di una serie di riforme dell’ordinamento statale. In questo periodo però assistiamo alla suddivisione del potere tra quattro imperatori (tetrarchia) che però si rivelò un fallimento. Pur se questo espediente era stato messo in atto per organizzare il problema della successione al trono, non teneva conto delle aspirazioni delle varie componenti dell’impero, primo fra tutti l’esercito. Ciò portò al naufragio dell’ordinamento tetrarchico e tra gli scontri tra i quattro imperatori ne emersero due: Costantino (306-337) e Licinio (308-324) che, pur non sopportandosi, restarono insieme al comando fino alla battaglia di Adrianopoli (324) dove Costantino si sbarazzò del collega. E restò da solo al comando dell’impero che per 13 anni visse un periodo di tranquillità.
Eppure, nonostante le differenze tra Diocleziano e Costantino (un esempio è l’opposto atteggiamento nei confronti della religione cristiana), i due imperatori non hanno seguito politiche opposte e ciò porta ancora oggi gli storici dell’antichità a parlare di “riforme dioclezianeo-costantiniane”, tra le quali la più importante è la profonda ristrutturazione dell’esercito e del sistema fiscale finalizzato al suo sostentamento. Queste riforme diedero inizio ad una nuova fase della storia di Roma nota con il nome di Tardo Antichità.
L’esercito romano tardoantico
La crisi militare del III sec. aveva portato alla dissoluzione dell’esercito imperiale romano che era stato finora organizzato da Augusto tenendo conto della cittadinanza romana. Le due grandi ali allora presenti erano le legioni (unità militari migliori e ben pagate) e le truppe ausiliarie (unità più piccole, come la cavalleria e la fanteria, e meno pagate). Nelle prime potevano accedere solo i cittadini romani, mentre la seconda era dedicata agli abitanti delle province. Per quanto riguarda invece la guardia pretoriana, l’arruolamento nelle cohortes era riservato ai cittadini romani che dovevano dimostrare anche la loro provenienza italica, mentre l’arruolamento nelle flotte navali, servizio più umile e meno retribuito, era lasciato ai cittadini della provincia.
Tutto ciò crollò con la promulgazione della Costitutio Antoniniana (Caracalla 212), una legge che prevedeva l’estensione della cittadinanza a tutti gli abitanti dell’impero romano (ad eccezione di alcune frange della popolazione non romanizzata e di popolazioni esterne all’impero che si erano arrese alle armi romane).
Purtroppo, a causa della scarsa documentazione di questo periodo, non riusciamo a conoscere esattamente come avvenne il reclutamento dell’esercito. Sappiamo però che le legioni tendevano a frazionarsi in piccole unità riunite intorno a singole insegne (per questo chiamate vexillationes), ed anche le due grandi flotte militari chiamate praetoriae volute da Augusto e stanziate a Miseno e Ravenna, fanno perdere notizie sulla loro organizzazione.
Lo sgretolamento dell’esercito romano era dovuto anche a motivi economici. I soldati venivano pagati in denarii, moneta d’argento che in questo periodo perse potere d’acquisto. Pertanto, le truppe, stando in tale situazione, si rivolgevano ai propri comandanti acclamandoli imperatori e ciò portò ad un periodo storico (234-285) chiamato “anarchia militare”, definito anche dei “trenta tiranni” (usurpatori).
Fu in questo periodo che Diocleziano assunse il potere dopo aver strappato il trono dalle mani dell’erede designato Carino nella battaglia del fiume Margus (novembre 285).
Diocleziano condivideva molte caratteristiche con coloro che lo avevano preceduto ed in particolare: provenienza militare (era capo della cavalleria), nascita nel territorio Illirico (una delle regioni meno avanzate dal punto di vista sociale), mentalità rude e semplice (incentrata sulla restaurazione dell’antica Roma). Per questo gli imperatori della seconda metà del III sec. accomunati da queste caratteristiche, vengono definiti restitutores illyriciani. Per loro uno dei fattori principali del declino di Roma era dovuto alla presenza dei cristiani che non riconoscevano, tra l’altro, la divinità dell’imperatore. Ecco perché alcuni imperatori di questo periodo (Decio, Valeriano, Diocleziano) furono definiti come i più grandi persecutori del cristianesimo.
Tuttavia, nessuno meglio di Diocleziano, che proveniva dall’esercito, poteva comprendere la situazione e per questo la sua riforma si basò soprattutto su quella dell’esercito che, essendo nel mondo antico la voce quasi unica del bilancio statale, comprendeva anche riforme a livello economico e sociale.
La "annona militaris"
Abbiamo detto che la crisi dell’esercito era dovuto anche alla svalutazione del denarius. Per questo motivo, a partire da Settimio Severo (193-211), viene istituito una speciale tassa per il sostentamento dell’esercito: l’annona militaris. Tale tassa prevedeva che ai militari, oltre alle monete, venissero date razioni in natura (alimenti, armamenti, cavalcature, vestiario). Tuttavia questa nuova tassa non nascondeva alcuni problemi. Essa, infatti, era gravosa soprattutto per le regioni di confine, dove erano acquartierate le legioni, oppure in Oriente, dove a causa della rivoluzione in Persia, l’apparato militare romano era molto pesante.
Questo causò anche un problema logistico, considerato che i beni dovevano essere destinati ai confini ed a località lontane dal centro dell’impero. Accanto a queste difficoltà ve ne erano altre di natura politica. La presenza di grandi unità militari dislocate lungo i confini e quindi difficilmente raggiungibili dal centro, rappresentava un rischio per la stabilità del potere. Ciò portò alla creazione di veri e propri confini fortificati (limites) per contrastare la crescente aggressività degli usurpatori (da ricordare le fortificazioni lungo il Reno e il Danubio per contrastare le popolazioni germaniche). Inoltre Diocleziano, per rispondere al problema delle distanze, non risiedette quasi mai a Roma. Ma la difficoltà di questa decisione, dovuta all’ampiezza dell’impero, portò Diocleziano a suddividere in quattro il potere condividendolo con un altro Augusto e due Cesari.
Immaginiamo l’impero diviso in quattro quadranti risultanti da una croce posta quasi al centro del Mediterraneo. I due quadranti superiori sono posti sotto il comando dei due Augusti, mentre i quadranti inferiori erano sottoposti ai Cesari. Praticamente abbiamo:
- Augusto d’Occidente (Massimiano), con Italia, Africa e Spagna
- Cesare d’Occidente (Costanzo Cloro), con Britannia, Gallia e Vienne
- Augusto d’Oriente (Diocleziano), con Pontice, Asia e Oriente
- Cesare d’Oriente (Galerio), con Pannonia, Mese e Tracia
All’interno di ogni quadrante, ogni imperatore (Augusto o Cesare) aveva al proprio comando un esercito. Quindi non abbiamo più nell’esercito la bipartizione di Augusto legioni/truppe ausiliarie, ma bensì si ha un esercito in manovra (praesentalis quando è alla presenza dell’imperatore e quando segue l’imperatore negli spostamenti) ed un esercito di frontiera (limitaneus).
Questo nuovo assetto militare nel periodo tardoantico fu di indubbio successo, creando anche una stabilità politica grazie all’accentramento del comando. Oltre a ciò questa strategia aveva un altro importante vantaggio, quello cioè di una doppia linea di difesa. La prima (limitaneus) era impegnata a respingere i pericoli “a bassa intensità” (incursione di predoni e di piccole infiltrazioni tribali), mentre la seconda (praesentalis) serviva per i pericoli “ad alta intensità”, come le grandi invasioni.
Quando si trattava di grandi invasioni, queste non potevano essere fermate dai limitaneus, che però mediante segnalazioni luminose e staffette potevano avvisare l’esercito praesentalis. Così, quando gli invasori si incanalavano lungo le strade di penetrazione dell’impero per predare villaggi e città, incontravano l’esercito praesentalis che li annientava. Questo sistema di difesa resistette fino al 378, quando ad Adrianopoli i Goti annientarono l’esercito praesentalis dell’imperatore Valente che cadde in battaglia (quando ciò avvenne però l’imperatore Giuliano era già morto da 15 anni).
Ma oltre a questi aspetti prettamente militari della riforma di Diocleziano, ve ne erano anche altre che dovevano far sì che l’annona fosse finanziata da entrate fiscali, prodotte dalle due tasse che da sempre erano state al centro della fiscalità imperiale: la tassa sulla persona fisica (capitatio) e la tassa sulla terra (iugatio, da iugum, unità di misura del terreno pari ad un quarto di ettaro).
La novità di Diocleziano fu di riunire queste due tasse in un sistema chiamato capitatio-iugatio, prevedendo che per stabilire l’imponibile fisale di una determinata regione se ne calcolava prima l’estensione del terreno e la popolazione lavorativa, e poi si procedeva ad una semplice divisione dell’imposta dovuta per ogni singolo lavoratore in base all’estensione dei terreni.
Per procedere con i nuovi censimenti, si rese necessario suddividere i terreni dell’impero in unità amministrative più agili, favorendo così la provincializzazione dell’Italia. Le piccole province venivano riunite in unità più grandi chiamate diocesi e governate da burocrati di professione (praesides). Le province di confine erano guidate da ufficiali scelti dell’esercito (duces), mentre quelle più interne da funzionari civili (praesides). Entrambe queste figure avevano giurisdizione su gruppi di città (curiae) che erano responsabili nei confronti del fisco per il conferimento dell’annona.
Dopo Diocleziano, Costantino salvaguardò questa ripartizione istituendo le nuove prefetture del pretorio. Il compenso dell’annona avveniva così: gli officia palatina (i prefetti del pretorio) calcolavano le necessità fiscali dello stato con una vera e propria legge di previsione di bilancio (indizione annonaria, ricalcolata ogni cinque anni). Tale previsione passava dai prefetti ai vicarii che avevano giurisdizione su una diocesi che, a loro volta, suddividevano l’ammontare previsto tra le diverse province che componevano la diocesi. Le province, a loro volta, avanzavano le richieste alle singole città (curiae). Le curie anticipavano quanto richiesto allo stato per poi riscuotere dai contadini quanto anticipato.
Questo logico sistema aveva il problema della diversità di condizioni per le varie regioni dell’impero. Ad esempio le condizioni climatiche, agricole e di popolamento sono tra loro differenti e non possono quindi generare gli stessi effetti per tutti i territori. A partire da Costantino, con l’abolizione del denarius e la conversione dell’economia in aureo, l’annona cominciò ad essere pagata con moneta d’oro e non più in beni, evitando così tutti i problemi logistici detti.
Pertanto, Diocleziano organizzò tutto ciò, Costantino diede continuità a questa struttura, creando così un nuovo ordinamento statale nel quale crebbe e si formò l’imperatore Giuliano.
- Dopo la fine dell’età del principato, Diocleziano diede all’impero romano un periodo di stabilità
- Suddivisione del potere tra quattro imperatori (tetrarchia)
- Ne emergono solo due: Costantino e Licinio
- Battaglia di Adrianopoli (324): Costantino elimina Licinio e resta solo al comando dell’impero per 13 anni
- “Riforme dioclezianeo-costantiniane”: la ristrutturazione dell’esercito e del sistema fiscale finalizzato al suo sostentamento
L’esercito romano tardoantico
- Organizzazione dell’esercito di Augusto: legioni (cittadini romani), truppe ausiliarie (abitanti delle province), coorte pretoriana (cittadini romani con provenienza italica), flotte navali (cittadini della provincia)
- Costitutio Antoniniana: emanata da Caracalla nel 212, estendeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero.
- Sgretolamento dell’esercito anche per motivi economici. Le legioni frazionate in piccole unità (vexillationes).
- Anarchia militare: le truppe si rivolgevano ai propri comandanti acclamandoli imperatori (periodo dei “trenta tiranni”)
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