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Novecento d'Europa

Imperi e nazioni

Agli inizi del novecento le politiche vecchie e nuove (liberalismo, anarchismo, socialismo e nazionalismo) erano tutte continentali, non richiuse cioè dentro i confini di una nazione. Continentali erano anche i movimenti sociali e culturali (dall'antisemitismo al militarismo). Il contadino, l'operaio e il principe avevano un immaginario comune legato all'appartenenza del settore sociale. Germinano in questo periodo la borghesia, l'industrializzazione e l'alfabetizzazione, che permettono la nascita di una nuova società di massa che apre le porte al populismo.

Conflitti etnici e imperialismo

I gruppi etnici abbastanza vasti si riconoscevano come nazioni i cui confini però restavano indeterminati all'interno degli Stati Imperiali. La stabilità veniva garantita grazie alla concessione di larghe autonomie linguistiche e culturali e abolendo i dazi in tutto il territorio imperiale. Al contrario, nell'impero assoluto degli zar, veniva imposta una russificazione aggressiva. La stabilità qui veniva garantita da un governo centralizzato e autoritario, e dall'analfabetismo di massa. Situazione simile è quella dell'impero ancora feudale e multietnico degli Ottomani. I turchi investivano nella modernità, convinti che l'imitazione del modello europeo avrebbe evitato la loro rovina.

Questo periodo si distingue per un forte imperialismo delle nazioni, come la questione Catalana per la Spagna. Un nazionalismo aggressivo che si convertiva quindi in imperialismo. Questo sentimento nazionale era inquinato dal rifiuto di voler condividere il proprio territorio con altre etnie, un'ideologia basata sul Darwinismo sociale. L'imperialismo tedesco si trasforma in un pangermanismo molto aggressivo volto all'espansione militare (Anchluss). Nel Panslavismo invece, la Serbia avrebbe dovuto ricoprire il ruolo del Piemonte per l'unificazione. Alla potenza della nazione si legava l'immaginario collettivo della borghesia, creando un nuovo nazionalismo di massa.

La seconda rivoluzione industriale del 1870 sviluppò soprattutto le tecniche produttive e la tecnologia, che automaticamente si tradusse in una corsa agli armamenti che crescevano a dismisura.

Sviluppo sociale e tecnologico

Se un tempo la borghesia aveva visto nella nobiltà il modello da raggiungere, adesso si guardava all'uomo dell'era tecnologica che vive pericolosamente. Vi fu un grande sviluppo scientifico, tecnologico e meccanico, appaiono i primi giornali di massa e la pubblicità diventa un utilissimo mezzo di propaganda. Ne deriva che gli uomini si sentono padroni indiscussi del mondo e della natura.

Vi era un'enorme differenza tra classi, dove le classi più povere chiedevano diritti sociali e riforme da sempre negate, per questo esplodevano inesorabili rivoluzioni contadine, che spesso dovevano essere sedate dall'esercito. Furono alla fine concessi i diritti di associazione, di sciopero e il suffragio universale maschile. La crisi agraria del 1873 dovuta al massiccio afflusso di merci dagli Stati Uniti costringe la fuga dai campi verso la città, gonfiando anche il flusso di emigrazione oltreoceano. Leggi per la tutela dell'infanzia e della donna venivano varate ovunque.

La rivoluzione russa

In Russia nel 1905 avveniva una vera e propria rivoluzione. Inizialmente erano state le campagne a rivoltarsi contro l'autocrazia Zarista, poiché ad essi non era concesso nessuno spazio legalitario. A seguito della sconfitta nel 1904 della Russia contro il Giappone, in ogni centro industriale e porto dilagavano scioperi degli operai che si organizzavano nei primi soviet. La saldatura tra protesta sociale e rivendicazioni nazionali trasformava la rivoluzione in una guerra civile. Lo Zar allora concede nel 1907 l'apertura di due Dume, sciolte dopo poche settimane poiché antigovernative.

La prima guerra mondiale

Inizio del conflitto

Nel 1914 finisce definitivamente la Belle Epoque: i quaranta anni di pace europea. Le tensioni tra gli stati erano molte: vi era il conflitto tra Mosca e Tokyo, sostenuto da Londra, che intendeva fermare l'imperialismo Zarista in Asia, inoltre le tensioni tra Francia e Germania per il Marocco crescevano ogni anno sempre di più. La Francia inoltre rivendicava l'Alsazia e la Lorena, diventate tedesche a seguito della guerra del 1870.

L'Italia invece, schierata al fianco di Germania e Austria Ungheria con la Triplice Alleanza, sognava un impero coloniale, per cui strinse accordi con la Francia e l'Inghilterra. All'Aia nel 1899 gli Stati Europei tengono una conferenza di Pace che porta alla formazione di una Corte permanente di arbitrato, nonostante il grande scetticismo nei confronti della pace da parte dei suoi seguitori. I continui progressi tecnologici infatti incitavano ciascun paese ad allargare il proprio territorio e a conquistarne di nuovi, alla ricerca di materie prime per la macchina industriale.

Al militarismo si oppone fermamente il femminismo (che aveva più rilevanza nei paesi del nord, dove il codice napoleonico non aveva molta influenza). In numerose piazze del continente si inneggiava al culto della violenza e della guerra, unico strumento per il raggiungimento dei propri scopi e la crescita della potenza nazionale. Allo scoppio della guerra le folle erano festanti, meno i contadini che avrebbero dovuto arruolarsi.

La scintilla che fece scoppiare il conflitto fu l'omicidio a Sarajevo dell'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando, il 28 giugno 1914. Un mese dopo l'Austria-Ungheria dichiarava guerra alla Serbia. L'Italia, facente parte della Triplice Alleanza, rimane neutrale per i primi periodi appellandosi ad una clausola per cui il suo intervento sarebbe stato obbligatorio solamente in caso di una guerra difensiva.

Al fianco dell'Austria interveniva allora la Germania, che si schiera contro lo Zar, mentre la Francia si schiera con la Russia contro la Germania, invadendo l'Alsazia e la Lorena. La Gran Bretagna entrò in guerra solamente in seguito all'invasione del Belgio neutrale da parte della Germania.

La seconda internazionale (un gruppo socialista con ideali antimilitari) era convinto di poter fermare il conflitto, come avrebbero voluto anche i socialisti tedeschi, ma quando furono aggrediti e il nemico era alle porte, prevaleva il senso di patriottismo di difendere la nazione ed il proletariato in pericolo.

Il conflitto si intensifica

Ai primi di ottobre il Belgio cade nelle mani dei tedeschi e il sovrano Alberto I fugge in Gran Bretagna. Avviene una enorme campagna mediatica contro la Germania, parlando addirittura di ''Stupro del Belgio'', mirata a scuotere l'opinione pubblica francese ed inglese. Infuriavano però delle vere e proprie pulizie etniche, come il milione di tedeschi dell'Ucraina e della Polonia deportati.

Sulla Marna muoiono centinaia di migliaia di soldati francesi, sbarrando la strada ai Tedeschi arrivati ormai a 40 chilometri da Parigi. Falliva quindi il piano Schlieffen, che puntava sulla rapida sconfitta dei nemici sul fronte occidentale per poi rivolgersi contro i Russi ad est. Belgrado cade nelle mani degli Asburgo il 15 dicembre 1914.

La mancanza di armamenti spingerà la Russia e l'Inghilterra a stipulare nel marzo del 1915 un patto segreto, per cui l'Inghilterra avrebbe rifornito la Russia di materiali in cambio del cedimento di alcuni territori alla fine della guerra. La Turchia invece forma un blocco navale sul Mar Nero per bloccare i rifornimenti alla Russia, che spingerà la triplice intesa a dichiararle guerra.

La sconfitta della Gran Bretagna sulla penisola di Gallipoli contro i Turchi fa fallire il piano di rifornimenti dello zar. La Grecia si schiera al fianco della Triplice intesa nel 1917, mentre nel 1916 il Portogallo dopo le insistenze degli inglesi prende parte alla guerra.

Il governo Salandra Italiano si distacca definitivamente dalla Triplice Alleanza e stipula il patto di Londra nell'aprile del 1915, con cui si assicurava il recupero delle terre irredente e di alcune colonie. In mare regnavano gli U-boot tedeschi che affondavano le navi di rifornimenti degli Stati Uniti. Nel Mediterraneo Francia, Inghilterra e Italia chiudevano il canale d'Otranto e l'Egeo, rendendo l'Adriatico un mare chiuso teatro degli scontri tra Italia e Austria-Ungheria, che vedrà alla fine la seconda vincitrice.

La situazione di stallo era in terra quanto in mare: lo stretto dei Dardanelli difeso dai Turchi impediva i rifornimenti da parte degli alleati, mentre le navi imperiali russe e tedesche alternavano successi a insuccessi. Sul continente a partire dall'inverno 1915 la guerra di movimento si trasforma in guerra di posizione: una guerra di trincea destinata a durare molto a lungo.

La Grande Guerra dava inizio al declino delle nazioni europee, che si sarebbe consolidato con la seconda guerra mondiale.

La rivoluzione russa e la pace di Versailles

Conseguenze della guerra

L'organizzazione dell'economia passava per la militarizzazione della manodopera: il lavoro diventava un obbligo, astenersene, scioperare o manifestare erano reati di alto tradimento. Vennero perciò sospese o ristrette le libertà civili e politiche, censurata pesantemente la stampa e razionato il cibo. I paesi erano ormai privi di uomini: tutti venivano mandati al fronte. Le fabbriche, i servizi pubblici e gli uffici si riempirono così di operaie.

L'esercito russo incontrava difficoltà insuperabili, tuttavia a giugno venne provata un'ultima offensiva contro i tedeschi, finita miseramente. In Italia ad ottobre gli austriaci ed i tedeschi riuscirono a sfondare la linea dell'Isonzo, penetrando nel territorio italiano e fermandosi sul fiume Piave. La disfatta di Caporetto aumentava la depressione generale che nel 1917 si trasformava in ribellione aperta all'interno dei paesi e sui fronti di guerra.

In Germania la situazione si fece più tesa, nel 1916 dopo la delusione della battaglia di Verdun, gli scioperi esplosero nel 1917 e costrinse la Spd, il Centro cattolico e i Liberali a votare al Reichstag una risoluzione per aprire trattative di pace. Ignorate le volontà del parlamento da parte di Guglielmo II, vi fu un vero e proprio colpo di stato, per cui Hinderburg e Ludendorff instauravano una dittatura militare fondando il Partito della Patria.

Nel febbraio del 1917 ci furono i primi incendi per il razionamento davanti ai negozi di San Pietroburgo, mentre ad aprile la protesta popolare dilagava anche nell'esercito. Con l'abdicazione di Nicola II si forma un governo di tutte le forze riformatrici e moderate. Il ritorno di Lenin dall'esilio in Finlandia venne agevolato dai tedeschi con il fine di piegare le ultime resistenze dei nuovi governanti.

A dividere le forze politiche dei soviet erano tre problemi principali: la questione contadina che richiedeva una riforma agraria impossibile da affrontare durante la guerra, i menscevichi che volevano a tutti i costi continuare per non tradire gli alleati occidentali e per non perdere i territori. Ed infine i rivoluzionari che non riuscivano ad affrontare il nodo multietnico russo ormai sul punto di sciogliersi.

Fallito il colpo di stato, i bolscevichi nell'ottobre preparano una seconda svolta rivoluzionaria. Con un altro colpo di stato i bolscevichi occuparono Pietrogrado conquistando il Palazzo d'inverno e istituendo un governo rivoluzionario presieduto da Lenin e instaurando il comitato rivoluzionario dei Soviet. Lenin apre immediatamente nuove trattative di pace con la Germania e il 3 marzo 1918 firma la pace di Brest-Litovsk.

L'intervento degli Stati Uniti

Nel 1915 i tedeschi con il tentativo di bloccare il traffico atlantico affondarono il transatlantico Lusitania partito da New York. I moniti di Wilson sulla libertà dei mari non toccarono il Kaiser, che il 19 marzo 1917 attaccava la Vigilantia con i suoi U-boot. L'opinione pubblica americana agevolò la decisione del Congresso che il 2 aprile 1917 dichiarava guerra alla Germania. Negli ultimi mesi del conflitto gli imperi centrali, i turchi e i bulgari ormai arretravano ovunque.

La caduta di Damasco costringe i turchi a chiedere l'armistizio, due giorni prima, il 28 ottobre, l'Austria avanzava la stessa richiesta. A Vienna e Budapest esplodono i moti rivoluzionari, a Praga il Consiglio nazionale cecoslovacco proclama l'indipendenza. Guglielmo II rifiutava ancora di arrendersi, convinto ancora di poter vincere. Il suo armistizio arriva l'undici novembre, mentre il kaiser fugge da Berlino per l'Olanda.

La conferenza di pace si apre nel gennaio 1919 a Parigi, dove Gran Bretagna, Francia, Italia e Stati Uniti si riuniscono lasciando le nazioni perdenti fuori. Wilson detta le regole per un futuro pacifico tramite i suoi 14 punti, che prevedevano la libertà assoluta di navigazione dei mari, la soppressione delle barriere economiche, la riduzione degli armamenti e la creazione di una società generale delle nazioni unite per dirimere ogni controversia e assicurare la pace.

La prima guerra mondiale si concluse con 9 milioni di morti, e furono ridisegnati nuovi stati: l'Austria e Ungheria indipendenti, oltre che la repubblica di Weimar, che perde l'Alsazia, la Lorena, la Slesia e Danzica.

Il dopoguerra rosso e nero

La situazione in Russia

In Russia i territori ceduti dai bolscevichi ai tedeschi diventarono veri e propri campi di battaglia. I bolscevichi volevano riportare i confini della Russia ai tempi del vecchio impero zarista, per cui Lenin assumeva il ruolo di erede dello zar per riconquistare quanto aveva perduto. Il 17 marzo 1917 la Russia è una Repubblica con due opposti schieramenti: il Governo provvisorio presieduto da Vov con il socialista Kerensky e i Soviet (consiglio di operai e soldati) formato da SR, menscevichi e bolscevichi.

Quest'ultimi guidati da Lenin per il quale i Soviet erano uno strumento per eliminare il Governo provvisorio. Entrato in crisi, Kornilov (eletto da Kerensky) attua un colpo di stato, ma fallisce grazie ai bolscevichi che in seguito conquistano la maggioranza. Tra la notte del 24 e 25 ottobre i bolscevichi occupano il Palazzo d'Inverno (sede del governo provvisorio). L'Assemblea Costituente rimane ad ostacolare i bolscevichi, fino a quando Lenin non decide di scioglierla dichiarando "tutto il potere ai Soviet!".

Una volta sciolta l'Assemblea, scoppia la guerra civile in Russia tra Armata Rossa di Trockij e l'Armata Bianca di Kornilov con l'aiuto della Francia, Inghilterra, Usa e Giappone. Nonostante l'aiuto straniero, vince l'Armata Rossa e si proclama nel 1922 l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

Rivoluzioni in Europa

I rivoluzionari Russi interpretavano l'ottobre del 1917 come l'anno di nascita di un nuovo universalismo egualitario. Le prime scintille partivano nel 1918 a Vienna, e da qui si propagavano a Budapest e nelle regioni ceche della Germania. Il fuoco della guerra civile si riaccendeva a Brema, a Monaco e nella Ruhr. Neppure la vittoria alle urne riportava l'ordine.

Nell'agosto 1919 viene firmata la costituzione della Repubblica di Weimar da Ebert, ma dopo sette mesi cinquemila soldati agli ordini del generale Luttwitz marciavano nel cuore di Berlino, e con un colpo di stato insediano il nuovo governo guidato da Wolfgang Kapp. Utilizzando il pugno di ferro, la guerra civile tedesca si chiude con la sconfitta delle estreme di destra e di sinistra.

I fermenti rivoluzionari a Vienna si spegnevano nel maggio 1919 e i socialdemocratici vincevano a grandissima maggioranza le elezioni per il parlamento della nuova Austria repubblicana. Al contrario aveva successo la rivoluzione in Ungheria dove Bela Kun si era convertito al Bolscevismo e instaurava la repubblica sovietica. Il termine biennio rosso è appropriato per l'Italia per descrivere i due anni in cui i socialisti hanno inneggiato alla rivoluzione.

La situazione italiana

La vittoria mutilata italiana innescava fermenti nazionalisti, culminati nell'occupazione della città di Fiume da parte di Gabriele d'Annunzio e alcuni legionari. La guerra aveva approfondito la frattura tra interventisti e neutralisti, espressa dalla lotta di classe tra proletari e borghesi. Il movimento fascista si infilava in queste divisioni incomponibili con una propaganda antisocialista, antiparlamentare e nazionalista che faceva leva sulla protesta delle fasce medie e piccole della borghesia, le più oppresse dalla crisi economica.

Venne chiamato Giolitti per risolvere i problemi interni del paese: promise un miglioramento delle condizioni economiche ai contadini ed operai, strinse il Trattato di Rapallo con il quale Fiume venne eretta a città libera e costrinse, così, D'Annunzio ad abbandonare la città.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Uranus75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia politica, sociale e culturale dell'età contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Guiso Andrea.
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