Perché studiare storia internazionale? Negli ultimissimi anni ci si chiede se siamo nel mezzo di una
nuova guerra fredda per descrivere le tensioni tra USA e Russia e USA-Cina, cioè se usare
categorie analitiche passate per descrivere eventi odierni. Nella rivista Foreign Affairs si afferma
che il termine “guerra fredda” è inappropriato e nel 2020 lo storico internazionale Mario del Pero
scrive lo stesso sul Guardian in merito alle tensioni USA-Cina perché utilizzare quel termine porta
a elaborare politiche errate e pericolose, che non tengono conto dei reali comportamenti delle
controparti. Ciò perché la guerra fredda fu
• un con itto ideologico (su come organizzare la società industriale). Oggi nessuno dei tre
soggetti è promotore di modelli di governo universali (al di fuori dei loro con ni, come
voleva il comunismo). L’unico terreno comune era l’idea di progresso attraverso lo sviluppo
industriale
• uno scontro bipolare tra USA e Russia (ideologico e militare), oggi lo scontro è multipolare
e la capacità militare non è più così determinante come la tecnologia o la nanza
• uno scontro impari: gli Stati Uniti sono sempre stati relativamente più potenti dell'URS
Perché si utilizza il termine allora? Perché ai tempi l’espressione era utilizzata tanto all’estero per
costruire alleanze come internamente per mobilitare le popolazioni, e lo stesso viene fatto
strumentalmente oggi. In Russia e Cina smentiscono la comparazione con il passato, e criticano gli
occidentali perché lo fanno per mobilitazione. Si utilizza quindi per ignoranza storica, pigrizia
intellettuale oppure strumentalmente.
Ha quindi senso studiare storia internazionale per poter analizzare correttamente il discorso
pubblico.
INIZIAMO
La storia internazionale riguarda lo studio delle relazioni che intercorrono tra soggetti e forze
diverse in termini di giurisdizione e sovranità. Studiare le relazioni racconta di come si auto-
de niscono queste forze. Questa de nizione è suf cientemente larga da permettere l’estensione
della disciplina non solo allo studio degli stati, ma anche dei soggetti economici, sindacati, forze
politiche
Per arrivare a questo punto c’è stato un processo evolutivo; l’antenato della storia internazionale si
può collocare all’indomani della pace di Westfalia (1648) che legittima l’unità politica dello stato
come soggetto territoriale internazionale legittimo e prevalente, senza poteri al di sopra di esso e a
scapito di grandi autorità universali (es. Papa). Nascono anche le prime rappresentanze
diplomatiche, già presenti in Italia da ne Quattrocento, quando i governanti inviavano
rappresentanti per scoprire cosa succedeva negli altri stati (tuttavia i rappresentanti erano letterati
come Ariosto, Guicciardini o Machiavelli e i rapporti erano narrazioni). All’indomani della pace
studiosi analizzarono i trattati per ricostruire le motivazioni dei partecipanti (regnanti, diplomatici e
tutti i promotori delle RI dell’epoca). Così nascono i loni di loso a del diritto internazionale e
storia e documentazione della diplomazia.
A metà- ne ‘800 con lo sviluppo della razionalizzazione illuministica del sapere nacque un ambito
di studi universitario che prese il nome di storia dei trattati e della politica internazionale,
evoluzione della storia diplomatica. Già in quel periodo voci critiche sostenevano che la storia non
fosse più quella dei regnanti e dei diplomatici, ma che bisognasse considerare anche le idee, anche
se gran parte della storia era ancora fatta dalla diplomazia. Ciò perché analizzare la diplomazia non
permette di notare effetti di medio e lungo periodo. Nonostante ciò la materia rimase
sostanzialmente immutata no a inizio Novecento, quando la prima guerra mondiale sconvolse il
mondo. La storia dei trattati si unì poi a quella degli storici sociali ed economici per portare alla
storia della politica internazionale. Grandi correnti innovatrici, soprattutto in Francia, stabiliscono
nuovi standard e criteri per la disciplina arrivando alla storia delle relazioni internazionali. Altro
passaggio importante tra gli anni ’70 e ’80 che porta a storia internazionale. Questa evoluzione
cerca di liberarsi dell’eurocentrismo del maschio bianco.
Concetti analitici da sottoporre a veri ca costante
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• power&plenty: analisi delle connessioni tra potere e ricchezza (in particolari spazi e tempi
si sono formati ordini sociali di potere), come abbiano interagito (relazioni internazionali) e
contribuito alla creazione di quegli ordini sociali (es. potere del Regno Unito nell’800
• ordine e transizione: se ordine è un sistema di idee e categorie trasformate in istituzioni
(organizzazioni per disciplinare collettività), allora la transizione (mai completamente nuova
e stabile) è il momento storico in cui si producono le condizioni af nché le categorie
dell’ordine vengano ripensate per dare forma a nuovi ordini (mai completamente nuovi e
stabili) (es. idee liberali si sviluppano tra le due guerre ma diventano istituzioni negli
anni ‘70
• potere ed egemonia: per Gramsci (marxista) è la possibilità di far valere il proprio volere
entro una relazione sociale. La supremazia di un gruppo sociale si mostra sia come dominio
che come direzione morale e intellettuale. Un gruppo sociale è dominante dei gruppi
avversari, sottomessi anche con la forza armata, e dirigente dei gruppi af n
La storia mostra come violenza ed egemonia andarono di pari passo, e la superiorità morale venne
confermata solo dopo il dispiegamento delle capacità di dominio (esercizio della violenza
organizzata). Una componente importante dell’egemonia è far accettare che l’egemone non opera
solo nel suo interesse ma anche nell’interesse generale. Altro elemento importante è l’emulazione,
ovvero ordini af ni seguono o cercano di emulare nei propri territori le categorie dell’egemone
attraverso un’opera di traduzione.
• economia e politica: sviluppo del capitalismo caratterizzato da scambio di denaro che
produce pro tti, con accumulazione senza n
• forze in gioco
• nanziarizzazione: nel tempo si è registrata una forte relazione tra sviluppo delle attività
nanziarie, polarizzazione dei redditi (perché è stato lo sviluppo agro-industriale a
distribuire meglio i redditi e con la nanziarizzazione sparisce lavoro) e aumento dei
con itti sociali e politici (rivolte contadine, movimenti anti coloniali…). Lo scontro politico
diventa anche militare per ride nire i rapporti di potere (es. rivalità tra UK e Germania
• cicli egemonici: i cicli (ordini politici, economici e sociali) che Arrighi e Silver hanno
individuato hanno caratteristiche speci che e potenze egemoniche de nite (ricorda
egemonia come dominio e consenso, relazione tra la logica dell’accumulazione e la logica
della politica e del controllo delle società).
— Genova-Spagna no alla guerra dei trent’anni (1618-1648
— Province unite-Amsterdam no alle guerre napoleoniche (1672-1815
— Regno Unito no alla prima guerra mondial
— USA no ad ogg
Uno degli elementi che caratterizza gli ordini è il fatto che l’egemone conosce una continua
espansione, tanto territorialmente come nelle sue capacità di governo, accumulazione e creazione di
ricchezza.
• Genova-Spagna
Una delle più forti entità nell’Italia dei comuni, limitata nell’espansione nell’entroterra e quindi
focalizzata sul commercio marittimo. Mentre Venezia puntò sull’espansione territoriale, Genova
decise di nanziare soggetti stranieri, soprattutto la Spagna. Il potere nanziario è quindi in mano a
Genova, mentre il potere militare, politico e di risorse è spagnolo; per cui la Spagna proteggeva
Genova da mire espansionistiche degli altri stati. Gli spagnoli non cercarono mai di rendersi
economicamente autonomi dai genovesi perché utilizzavano le risorse americane non per creare
nuova ricchezza ma per sovvenzionare i consumi dei propri sudditi o per campagne militari in
Europa per tenere l’impero unito
• province unite-Amsterdam
Le province unite furono un elemento di novità grazie alle innovazioni tecnologiche e militari che
permisero il controllo di rotte commerciali nel Baltico (legno e minerali per le navi da guerra) e
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dell’atlantico (argento), la sua capacità di attrarre capitali e credito a tassi bassi e l’essere un ibrido
tra città-stato e stato che univa sia potere nanziario che politico-militare
Rivendicavano autonomia dagli spagnoli avendo sviluppato diversità nel funzionamento interno e
autonomia nanziaria. L’esercito olandese seppe tener testa a quello spagnolo grazie a innovazioni
tecnologiche della marina, permettendo di vincere contro gli spagnoli che si arresero dopo aver
dissanguato le nanze statali. Quando altri stati si accorsero che l’Olanda aveva acquisito
importanza, nazioni come il Regno Unito iniziarono a investire in quei luoghi. I paesi bassi
iniziarono dunque l’espansione coloniale, soprattutto verso oriente.
La potenza delle province unite si caratterizzava per la capacità di controllo dei ussi commerciali
(intermediazione) più che la produzione (es. controllo delle spezie che permettevano di conservare
la merce durante i viaggi in nave). A tutte queste novità si aggiunse la nuova forma di governo:
un’oligarchia di benestanti (banchieri), ma che erano società per azioni anonime e che si rivelarono
ef caci nel processo di accumulazione di capitale.
Una differenza tra Genova e le province unite è che l’Olanda fu in grado di proteggersi da sé: univa
potere economico e politico-militare. Molti avamposti commerciali e porti erano presi dai
portoghesi. Gli stessi ambiti che fecero la fortuna delle province unite fecero la fortuna anche del
Regno Unit
• Regno Unito
Sia Francia che Inghilterra cercarono di emulare le province unite per sostituirle. L’estensione della
Francia dava ai regnanti un potenziale militare e demogra co enorme, mentre oltremanica c'era un
territorio non particolarmente popolato né produttivo ma che godeva del vantaggio di essere
un’isola. Per accrescere le proprie ricchezze i regnanti britannici decisero quindi di investire
oltremare, emulando e af nando le capacità tecnologiche olandesi su scala maggiore. Quando
iniziarono a produrre più navi degli olandesi, scoppiarono le rivalità
Nel frattempo la Francia decise di s dare le province unite sulla terraferma -> triangolo di alleanze
tra due per battere il terzo a rotazione
Altro elemento di emulazione inglese fu l’adozione di precise politiche economiche e
commerciali, in particolare il mercantilismo, basato sul concetto che la ricchezza di una nazione
è data dall’accumulazione di risorse a scapito degli altri. Implementarono con successo la pratica
olandese di utilizzare solo navi e intermediari nazionali per fare affari con una nazione, ma ebbero
più successo perché lo fecero quando raggiunsero una potenza relativa maggiore. Questo aumentò
le capacità britanniche di attrarre capitali e reinvestirli tanto per nuove espansioni estere come per
dare avvio alla rivoluzione industriale. Per aumentare le vendite oltre all'esportazione si
specializzarono in ciò che chiedeva il mercato e che l’Inghilterra poteva offrire: lana. L’Inghilterra
stava conoscendo un’espansione demogra ca ma era limitata rispetto alla Francia, che iniziava ad
avere mire espansionistiche. L’industria allora si sviluppò per sopperire al lavoro artigianale: la
nuova potenza, a differenza di quella vecchia, poteva anche produrre invece che solo scambiare
Settori caratterizzanti sono tessile, meccanica, trasporti e carbone, di cui il Regno Unito era
ricchissimo (non servivano risorse estere per alimentare le macchine, e il trasporto risulta molto più
facile grazie alla ferrovia). Anche la Francia cercava di fare una cosa simile, ma non aveva le
capacità navali e militari.
C’erano anche differenze nell’emulazione della Gran Bretagna: aveva un territorio più esteso,
quindi più manodopera; era il primo paese a vivere la rivoluzione industriale, attirando capitali di
investimento
Come anche nell’altro passaggio, il vecchio egemone aveva investito nella potenza emergente. Nel
1773 la Banca d’Inghilterra, nata dal consorzio di tante piccole banche e che aveva il potere di
stampare la sterlina e fare debito pubblico, decise di non scontare le proprie cambiali agli olandesi,
consapevole che i secondi non avevano gli strumenti per reagire. In questo modo si ridussero le
disponibilità nanziarie dell’Olanda, e il centro nanziario mondiale passò da Amsterdam a
Londra.
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Nel frattempo la Francia, scon tta nel Bengala, cercò di dare problemi alla Gran Bretagna in nord
America: al tempo il nord era inglese e il sud francese, dove vi erano le piantagioni e quindi le aree
più produttive. Quando i coloni britannici cominciarono a chiedere maggiore autonomia i francesi li
nanziarono, a loro volta facendosi nanziare dalle province unite. Nel 1783 la Gran Bretagna si
ritirerà de nitivamente dal Nordamerica. Gli Stati Uniti non essendo ancora una potenza economica
e nanziaria, non pagò i prestiti ricevuti e di conseguenza la Francia. Finanziariamente fu un
fallimento, essendo già economicamente in dif coltà. Successivamente rivoluzione francese: i
rivoluzionari si ri utano di pagare i debiti dell’ancien regime, decretando il tracollo de nitivo della
potenza olandese.
La rivoluzione francese nell’ottica dei cicli egemonici la interpretiamo come il tentativo di una
potenza di s dare il Regno Unito sul piano ideologico (borghesia vs nobiltà) e istituzionale. Con
Napoleone venne invece s data sul piano militare e di espansione territoriale. Napoleone si espande
sul territorio europeo dove il Regno Unito non era mai intervenuto, e successivamente in Egitto,
dove poteva controllare Suez e quindi la via per le Indie. Segue nel 1805 la battaglia di Trafalgar
che segna la vittoria britannica per il controllo dei mari. Cerca nel 1808 di imporre il blocco
continentale (blocco commerci da e per il Regno Unito), ma non ci riuscì perché la marina
britannica era troppo forte, allora cominciò l’espansione verso la Russia ma nel 1812 rovinosa
ritirata e scon tta de nitiva a Lipsia nel 1813. Cercò di ritornare nel 1815 ma venne scon tto
de nitivamente a Waterloo (Belgio). L’alleanza tra Regno Unito, Prussia, Austria e Russia contro
Napoleone lo scon sse de nitivamente.
Si riconosce universalmente l’egemonia britannica, sia nel mare che sulla terra. Pax britannica
dopo le guerre napoleoniche per cui per 100 anni in cui non ci fu nessun con itto maggiore in
Europa, ma tanti con itti minori extraeuropei, no alla prima guerra mondiale (differenza tra
con itti maggiori che sconvolgono ordine mondiale come guerre napoleoniche e con itti minori
limitati territorialmente e tra poche potenze).
Fu un’epoca di guerre continue fuori dall’Europa per l’espansione territoriale degli imperi europei.
Per questo il ciclo egemonico britannico viene de nito estensivo, perché il controllo europeo venne
esercitato su territori ancora più ampi di quelli olandesi. Dopo le guerre napoleoniche i principi
governanti furono
• equilibrio del potere: in Europa non doveva crearsi una potenza prevalente (concerto
europeo, riunioni allo scopo di negoziare i con itti)
• legittimità: se nell’800 è monarchica, nel tempo prenderà posto la legittimità nazionale. Lo
stato passa da essere incarnato in una dinastia regnante a una comunità nazionale che si
riconosce in alcuni elementi distintivi per rivendicare la propria legittimità ad auto-
governarsi
• forza dello stato (per GB stato non è unico attore perché ci sono anche attori economici
All’interno del nuovo sistema europeo alcune forze diedero vita a sottogruppi caratterizzati dalla
condivisione di alcuni elementi politici (es. santa alleanza del 1815 tra Russia, Prussia e Austria,
fondati sugli ultimi due principi).
La potenza egemone britannica si presenta dunque come lo stato che aveva sviluppato
maggiormente l’industria, il più grande mercato di consumo di beni alimentari e industriali, la
piazza nanziaria più grande dell’epoca, il garante della cooperazione internazionale grazie alla sua
potenza militare, quindi sistema gerarchico internazionale con UK come primus inter pares. in ne
garantì agli altri soggetti europei dei beni collettivi per passare dal mercantilismo al liberalismo
(1830-1840) attraverso tre novità legislative:
— libertà di navigazione: la Gran Bretagna, che aveva la otta navale più grande del mondo,
garantiva il transito e l’attracco delle navi in tutti i porti e strettoie che collegavano i mari. Alcune
erano particolarmente importanti, e per garantire innanzitutto la circolazione delle proprie navi, il
Regno Unito arrivò anche ad occupare militarmente quelle zone: ad esempio il collegamento tra la
madrepatria e le Indie, i due pilastri dell’impero, passando per Gibilterra (base inglese), Malta,
Cipro, Egitto e il futuro canale di Suez, golfo di Aden, golfo persico, stretto di Malacca (tra
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Indonesia e Malesia af dandosi a uf ciali olandesi). Agli inglesi interessa soprattutto il libero
commercio, quindi era importante che lo facessero soggetti pubblici o
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