Lo stato africano tra crisi, conflitto e crollo
Negli anni '90 lo studioso Robert Kaplan pubblicò l’articolo L'anarchia che ci aspetta. Ispirandosi a paesi quali la Liberia e la Sierra Leone, sosteneva la diffusione crescente di guerre locali dovuta a scarsità di risorse, crescita della popolazione e processi di globalizzazione e di rapida urbanizzazione, sempre meno governabili da stati deboli e inefficaci.
In realtà, il picco di massima frequenza si ebbe nel 1994 con 44 guerre civili, mentre nel 1999 se ne ebbero 31, raggiungendo lo stesso grado di diffusione del 1988, e il numero di quelle che si ebbero nel 2003 scese fino al livello del 1970.
Proliferazione dei conflitti tra il 1988 e il 1993
Tra il 1988 e il 1993 si ebbe una grande proliferazione di nuovi conflitti, arrivando al picco massimo delle 14-15 guerre intestine degli anni 1992-1994, dove quasi un terzo dei 48 paesi subsahariani si trovava ad affrontare un nemico interno. Il progressivo aumento del numero di paesi lacerati da questi conflitti nel corso dei decenni è dovuto al fatto che le guerre intestine già in corso non sono state estinte con la stessa rapidità con cui altri conflitti facevano la loro comparsa, registrando inoltre una durata media crescente che ha complessivamente prodotto un effetto di graduale accumulazione di confronti armati irrisolti.
Allargamento delle aree in conflitto
L'allargamento delle aree in conflitto è avvenuto prevalentemente lungo due direttrici: quella del contagio tra i piccoli paesi della costa dell'Africa occidentale e quella che ha attraversato il cuore del continente, il Congo Kinshasa (ex Zaire) partendo dall'Angola per arrivare al Sudan, due stessi paesi già alle prese con conflitti pluridecennali.
Definizione di guerra civile
Una guerra civile è un conflitto armato tra le autorità di uno stato formalmente sovrano e attori non statuali come movimenti ribelli, partiti politici o formazioni emerse dall'esercito che si oppongono ad esse, fanno un uso organizzato della violenza e mirano a modificare qualche aspetto dello status quo sociale, politico, economico o territoriale. Viene definita tale anche dal numero di vittime. La prassi più diffusa fissa la soglia a 1000 morti con almeno 100 perdite per ogni fronte al fine di essere distinta dalla guerra in presenza di massacri unilaterali. Altri autori, per registrare l'effettiva continuità di un conflitto, utilizzano una media di 100 morti all'anno, la presenza di 100 morti all'anno o altri criteri ancora.
Tuttavia, anche con la fissazione di certi criteri, la linea che separa una guerra civile da altre forme di violenza non è sempre netta perché nella maggior parte dei conflitti, in particolare in quelli nei PVS, i dati relativi alle perdite umane possono essere solo stimati e non verificati in modo definitivo. La ribellione dei tuareg in Mali ad esempio diviene conflitto civile dal 1990 secondo alcuni autori, mentre lo era già dal 1989 secondo altri.
Conflitti civili versus scontri interetnici o interreligiosi
Una guerra civile si differenzia dallo scontro di carattere interetnico o interreligioso, in cui si confrontano solo gruppi civili senza un diretto e attivo coinvolgimento delle autorità statali. Nel 2000 in Africa subsahariana si contavano 4 conflitti in meno rispetto ai 27 del 1999, e i 5 conflitti ancora attivi alla fine del 2004 rappresentavano meno della metà di quelli mediamente registrati nell'ultimo decennio del secolo scorso.
Negli stessi paesi ancora in guerra, come in Burundi, Somalia e Sudan, erano in corso importanti iniziative di pacificazione, pur se gli esiti restano estremamente incerti.
Risoluzioni ONU e la questione dei confini
Nel 1960, con le risoluzioni ONU n. 1514 (sull'indipendenza dei territori coloniali) e 1541 (sulla loro autodeterminazione), gli stati africani indipendenti venivano riconosciuti come membri della comunità internazionale a prescindere dalla presenza o meno di effettive strutture di governo al loro interno, e venivano disconosciute le future secessioni con conseguente isolamento diplomatico. Di conseguenza, in molti stati passarono in secondo piano la necessità di affermarsi come entità dotate di solidi apparati istituzionali e burocratici, il bisogno di acquisire una più piena legittimazione interna, il mantenimento della pace civile e dell'ordine politico. In gran parte di essi quindi, molte regioni risultavano prive di infrastrutture e altre vie di comunicazione, istituzioni per la riscossione delle tasse o l'erogazione dei servizi.
Il mantenimento dello status quo in termini di confini invece divenne immediatamente una priorità continentale che venne sancita nell'ambito dell'OUA con il mutuo riconoscimento dei confini. Solo Marocco e Somalia non aderirono: il primo ambiva all'annessione del Sahara occidentale e la seconda aveva mire irredentiste sulle aree popolate dai somali nei paesi confinanti di Kenya, Etiopia e Gibuti.
Conflitti tra stati negli anni '90
Fino agli anni '90 i conflitti tra stati erano rimasti piuttosto rari e con l'eccezione di 3 controversie circoscritte: la Somalia intendeva unificare tutti i territori abitati dai somali in una "grande Somalia", incluso l’Ogaden in Etiopia.
-
Riassunto esame Storia e istituzioni dell’Africa, prof. Carcangiu, libro consigliato L’Africa: gli stati, la politi…
-
Riassunto esame Storia e istituzioni dell'Africa, prof. Carcangiu, libro consigliato L’Africa: gli stati, la politi…
-
Appunti esame Storia e istituzioni dell’Africa, prof. Carcangiu, Le cause delle guerre civili
-
Riassunto esame Storia e Istituzioni dell'Africa, prof. indefinito, libro consigliato L'Africa, gli Stati, la Polit…