L'Africa
Capitolo 1: Le origini degli stati africani: poteri, istituzioni e confini
1. Gli assetti politici delle società africane precoloniali
La conoscenza approfondita delle società africane si avrà con le prime esplorazioni geografiche dell’Ottocento e poi, con la penetrazione coloniale nelle regioni interne, avviata a fine XIX secolo. Occorrerà però il superamento del periodo coloniale stessa perché la comprensione delle realtà africane si spogli di stereotipi di stampa razzista e di credenze infondate.
Durante il periodo coloniale, secondo la retorica, l’incontro tra europei e africani era quello di una civiltà superiore che si faceva carico di civilizzare le comunità primitive. I colonialisti cercarono di “fare ordine” nell’ampia eterogeneità sociale che caratterizzava il continente; tale varietà, complessità è stata ricondotta a una distinzione tipologica tra “stati premoderni” e “società senza stato”.
La distinzione fa riferimento alla presenza di un’autorità centralizzata e delle relative gerarchie amministrative da un lato, di una più semplice organizzazione della comunità politica in base a gruppi primari di parentela dall’altro. I numerosissimi regni e principati dell’Africa precoloniale furono quindi caratterizzati da gradi diversi di centralizzazione dell’autorità e di articolazione dell’amministrazione, nonché da una durata temporale e da un’influenza territoriale assai variabile.
Nel periodo precoloniale, gli stati erano disposti a macchia di leopardo, con confini territoriali non del tutto definiti ed ampie zone intermedie abitate da popolazioni sprovviste di un’organizzazione politica centralizzata. All’estremo opposto rispetto alle formazioni statali precoloniale si trovavano le “società senza stato”. Questo tipo di formazioni sociale era caratterizzato da un’apparente assenza di disparità e di disuguaglianze significative tra gli individui che ne facevano parte.
Tuttavia, questo non deve portare a sottovalutare la superiorità sociale che tali sistemi assegnavano in genere agli uomini adulti, e in particolare agli anziani. L’idea che le società africane precoloniali possedessero un’intrinseca “democraticità” è quindi errata. Molti autori e studiosi riconoscono la presenza di legittimità popolare ma, tuttavia, essa non va confusa con la partecipazione di tipo democratico dei cittadini.
L’idea del carattere egualitario delle società precoloniali, ha certamente avuto ampia risonanza e importanti ripercussioni. L’interpretazione più influente del passato dell’Africa come realtà priva di disuguaglianze economiche e politiche fu elaborata dal primo presidente della Tanzania, con la filosofia dello “sforzo comune” e del “socialismo africano”.
Quella africana sarebbe, in questa lettura, una forma di democrazia deliberativa la cui massima espressione è la partecipazione degli anziani a una discussione che ha termine solo quando si raggiunge un punto di consenso comune. Tuttavia, il riferimento a presunte espressioni tradizionali di democrazia crebbe, di pari passo con l’introduzione di pratiche non democratiche da parte dei governanti dell’Africa postcoloniale.
I numerosi regni precoloniali dell’area dei Grandi Laghi, erano governati e organizzati da gerarchie relativamente rigide di lignaggio, classi o caste che, pur con importanti meccanismi di integrazione sociale, escludevano buona parte della popolazione dall’accesso all’autorità politica e ai processi decisionali.
2. Il colonialismo europeo: dalla spartizione allo stato coloniale
Prima del 1875, i francesi e i britannici si erano insediati in modo stabile solo in zone molto circoscritte, le zone litorali. I portoghesi, da parte loro, erano presenti da tempo su strisce limitate della costa, occupata, in origine, in funzione della navigazione verso le Indie.
Nell’ultimo quarto del XIX secolo, le tensioni tra le potenze coloniali sfociarono in un’aspra competizione per il controllo dei traffici commerciali, ricchezze naturali e risorse umane. La conferenza di Berlino 1884 sancì l’accettazione di un approccio diplomatico e non conflittuale e definì i principi guida che i diversi paesi europei avrebbero dovuto seguire nella presa di possesso dei territori coloniali.
La storia del colonialismo europeo in Africa fu una complessa vicenda di incontri e scontri tra società profondamente diverse dal punto di vista socioculturale, economico e politico. Le potenze europee giunsero alla conquista del continente in un periodo in cui le popolazioni africane avevano iniziato dei profondi mutamenti.
La fase iniziale dell’esperienza coloniale in Africa, quella della conquista del continente, si era conclusa con l’avvento del primo conflitto mondiale. Il processo di occupazione portava con sé l’introduzione di nuove strutture di governo e di meccanismi di sfruttamento economico.
Il ventennio tra i due conflitti mondiali coincise con una seconda fase del colonialismo europeo in Africa. Fu un’epoca di ulteriore consolidamento degli apparati dello stato coloniale messi in piedi nel corso della fase precedente. Restava importante un principio fondamentale: l’impresa d’oltremare doveva portare guadagno alla madre patria, e non divenire un costo gravoso e un onere fiscale.
La fase finale del dominio coloniale in Africa fu quella degli anni successivi alla seconda guerra mondiale. I sistemi coloniali mutarono profondamente in un contesto internazionale volto a promuovere il principio di autodeterminazione dei popoli e alla decolonizzazione. Le politiche coloniali, francesi e inglesi, si orientarono verso lo sviluppo e il benessere delle popolazioni indigene, ma anche a riforme per integrare gli africani nelle istituzioni dei governi coloniali. Era il preludio del ritiro delle potenze europee e della concessione delle indipendenze che si avrà negli anni ’50 e ’60.
3. Penetrazione territoriale e modalità di organizzazione dello stato coloniale
L’Africa precoloniale non era caratterizzata da sovranità territoriali assolute e mutuamente esclusive, ma presentava invece poteri sovrapposti a ripartiti tra autorità diverse. Le potenze europee, decise a stabilire subito l’estensione del proprio dominio, calarono sul continente la griglia dei confini territoriali da cui sarebbero poi emersi gli stati africani indipendenti.
Alla conferenza di Berlino, i colonizzatori, si accordarono per un’occupazione formale, volta a minimizzare le spese finanziarie per le strutture amministrative dei nascenti stati coloniali. L’occupazione coloniale, non avvenne solo sulla carta, idea che rischierebbe di oscurare le violenze, le repressioni e le pesanti sofferenze patite dalle popolazioni africane.
Fino al ventesimo secolo, il principio dell’autosufficienza finanziaria imponeva che le colonie venissero amministrate con il minor dispendio possibile di personale occidentale e di costi per infrastrutture. Negli anni trenta fu poi la grande crisi a ridimensionare i progetti di espansione delle amministrazioni coloniali, che di fatto mantennero proporzioni molto contenute.
Dal 1945 in poi, diversi stati coloniali iniziarono rapidamente a crescere e ad acquisire apparati burocratici complessi e conoscenze tecniche. Tuttavia, questi sforzi non mutarono la sostanza delle cose.
Rispettivamente, francesi e inglesi, adottarono due strategie di governo:
- Quella britannica, nota come sistema del governo indiretto;
- Quella francese, imperniata sulla dottrina dell’assimilazione attraverso un’amministrazione centrale.
Tutti i territori in mano ai francesi furono organizzati in modo da essere interamente controllati da apparati burocratici con personale francese. Le strutture politiche, i meccanismi indigeni vennero soppiantati dall’introduzione di uno schema burocratico rigido e uniforme. L’ipotesi del governo francese era quella, una volta plasmate e trasformate le società assoggettate, di una elevazione al rango di cittadini della repubblica per gli africani. Tuttavia, questa naturalizzazione fu limitata a determinate categorie di africani.
Più popolosi e ricchi di risorse erano i possedimenti inglesi che furono organizzati secondo un modello e una logica differenti. L’idea era quella di utilizzare le strutture indigene in modo funzionale all’esercizio del potere coloniale sulle popolazioni locali. Questo metodo fu adottato con una certa flessibilità e adattato di volta in volta alle condizioni locali.
Il tentativo di legittimare l’autorità coloniale e minimizzare i costi tramite l’impiego delle “amministrazioni indigene” spinse i britannici fino a introdurre gerarchie di funzionari locali in aree in cui esse non erano mai esistite. La distinzione tra modelli di governo diretto e indiretto, con il tempo, lascia spazio a un tendenziale e generalizzato affidamento alle istituzioni “indigene” per la gestione degli affari locali.
Come la Gran Bretagna, anche la Francia non poteva fare interamente a meno di intermediari africani e, il ripensamento delle modalità di amministrazione dell’impero francese venne formalizzato dopo la prima guerra mondiale. Anche nei casi dei possedimenti di Belgio e Portogallo le amministrazioni indigene svolsero ruoli importanti.
4. Amministrazione coloniale, tradizioni e identità etniche
La rilevanza dei vincoli parentali, dei legami clanici e di lignaggio, delle relazioni comunitarie locali e delle differenze culturali per le popolazioni africane non ha certo inizio con l’arrivo degli europei. Tuttavia, nelle società dell’Africa precoloniale le appartenenze erano molteplici e spesso mutevoli. Sono sempre esistite situazioni in cui agli individui è stato concesso di cambiare appartenenza, in cui due o più gruppi si sono fusi in un diverso raggruppamento, rinunciando alle loro differenze per privilegiare un’identità comune, o, all’opposto, in cui nuovi gruppi hanno avuto origine dalla scissione di formazioni sociali che in precedenza apparivano coese.
Gli europei avevano però bisogno di appartenenze uniche, e questo ebbe profonde ripercussioni sulle identità di gruppo degli africani. Per configurare gli assetti amministrativi sul modello del governo indiano, occorreva infatti l’elaborazione di una mappa culturale che identificasse e distinguesse le diverse lingue, popolazioni e culture dei territori coloniali.
L’opera degli europei contribuì a innescare veri e propri processi di etnogenesi; lo sforzo di registrazione e di codifica portava con sé una cristallizzazione di tradizioni e costumi e la reificazione di identità. Con la codifica coloniale dei ruoli e delle norme delle comunità soggette, non solo capi e gerontocrati si assicuravano ampi poteri, ma l’uomo poteva stabilire “consuetudini” penalizzanti per le donne, l’anzianoria affermava la sua posizione di fronte ai giovani, e le comunità locali escludevano dall’accesso alla terra gli immigrati.
Capi e anziani, dunque, presero parte ai processi di manipolazione, rivisitazione delle consuetudini dei diversi gruppi; creando, unendo e separando gruppi diversi, i sistemi amministrativi del colonialismo europeo diedero vita a un processo di “etnicizzazione” delle società africane.
Capitolo 2: Autoritarismo, corruzione e instabilità politica nell’Africa indipendente
1. Le indipendenze africane e l'eredità del colonialismo
L’esperienza del colonialismo europeo si concluse rapidamente pochi decenni dopo il completamento della spartizione del continente. Alla fine degli anni sessanta solo un esiguo numero di territori restava ancora sotto il dominio straniero.
Il periodo coloniale lasciò al continente una importante eredità di confini e istituzioni amministrative e politiche, di trasformazioni sociali e nuove strutture economiche, di identità culturali e di legami con le ex madri patrie. Questi elementi sovrapponendosi alle caratteristiche delle società colonizzate contribuiranno a dare forma agli assetti politici postcoloniali. I confini dei nascenti stati africani, raramente prendevano in considerazione caratteristiche politiche, etniche, demografiche delle rispettive società, ma riflettevano esigenze e criteri estranei.
-
Riassunto esame Storia e istituzioni dell'Africa, prof. Carcangiu, libro consigliato L’Africa: gli stati, la politi…
-
Riassunto esame Storia e istituzioni dell’Africa, prof. Carcangiu, libro consigliato L’Africa: gli stati, la politi…
-
Riassunto esame Storia e istituzioni dell’Africa, prof. Carcangiu, libro consigliato L’Africa: gli stati, la politi…
-
Riassunto esame Storia e Istituzioni dell'Africa, prof. Volterra, libro consigliato Storia dell'Africa, Fage