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Il colonialismo in Africa

L'imperialismo nell'800

Nell'800, con la nascita degli Stati-nazione in Europa e la piena affermazione della borghesia, l'idea dell'espansione nazionale attraverso la creazione di imperi territoriali divenne un tratto caratterizzante della politica dei paesi europei. Il colonialismo in Africa inizialmente nacque con la pretesa da parte degli europei di civilizzare il continente con lo scopo di convertire le popolazioni ai modi di vita occidentali, e il dovere di farsi carico dei problemi dei continenti arretrati. Puntò poi al controllo del territorio e allo sfruttamento delle risorse, quali avorio, oro, legname, gomma, cacao, caffè, arachidi e olio di palma.

Un ruolo importante era svolto dalle compagnie commerciali mediante le quali venivano sottoscritte convenzioni o trattati per assicurare il libero commercio e la libertà di accesso di commercianti, missionari e prodotti europei, comportandosi come autorità dotate di una sovranità che talvolta era pretesa. Tali compagnie sfruttavano i territori senza assumere direttamente il controllo politico e senza responsabilità finanziarie. Le concessioni fatte agli europei comportavano talvolta una perdita di sovranità per l'Africa.

La guerra dei sette anni e la politica coloniale francese

La guerra dei sette anni fra Inghilterra e Francia rappresentò una forte battuta d'arresto per la politica coloniale francese. Il trattato di Parigi del 1763 aveva quasi azzerato le colonie francesi ma col trattato di Versailles del 1783, la Francia ne ritornò in possesso, riconoscendo in cambio l'insediamento inglese all'imboccatura del fiume Gambia. La politica espansiva francese era appoggiata dai mulatti e si spingeva sempre più verso l'interno attraverso i bacini del Niger e del Ciad.

Era stata messa in cantiere la costruzione della ferrovia Dakar-Saint Louis e si studiava il tracciato migliore per una transahariana. La Francia contava sulla fondazione di colonie in grado di fornire derrate alimentari per affrancarsi da ogni forma di dipendenza dall'estero. Le colonie dovevano produrre solo per la metropoli, dovevano consumare solo i suoi prodotti e dovevano commerciare solo con essa. Gli approdi sulle rotte internazionali si trasformano in postazioni militari allorché si sentì il bisogno di costruire un forte per la loro protezione o diventano colonie agricole per i rifornimenti alimentari.

Le rotte per l'India e il Congresso di Berlino del 1884-1885

Le rotte per l'India, che dopo l'apertura del Canale di Suez nel 1869 passavano per il Mediterraneo, erano una priorità assoluta per la Gran Bretagna e in via subordinata per la Francia. Nel bacino del Niger nel 1884, gli inglesi decisero di rafforzare il sistema di protezione del delta noto come Oil Rivers. L'Inghilterra difendeva il libero scambio scoraggiando l'espansione coloniale. A parte l'India, non aveva bisogno di colonie estere perché traeva il massimo profitto dalla sua egemonia nel mondo.

Nel 1878, a Berlino si era tenuto un primo congresso dopo la guerra fra Russia e Turchia dove si assecondò in modo esplicito l'espansione coloniale con atti come la ratifica della cessione di Cipro all'Inghilterra e il riconoscimento della rivendicazione della Francia sulla Tunisia. Tra il 15 novembre 1884 e il 26 febbraio 1885 si tenne il Congresso di Berlino per stabilire le modalità dell'occupazione. Vi presero parte Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Austria-Ungheria, Danimarca, Svezia, Russia, Turchia e Stati Uniti.

Venne stabilito che gli stati europei avrebbero dovuto occupare la fascia costiera e impegnarsi ad assicurare l'esercizio di un'autorità valida nell'interno corrispondente e dovevano notificare l'avvenuta occupazione e gli atti giuridici sottoscritti con i sovrani e i capi locali in tempo alle altre potenze. Nella pratica, possedimenti isolati vengono unificati invadendo i territori adiacenti; in certi casi con l'annessione di parti di stati africani, in altri con scambi e accordi fra potenze coloniali, in altri ancora aggirando o avvolgendo le enclave tenute da altre potenze europee.

Venne anche sancito il libero commercio nei bacini dei fiumi Congo e Niger, riaffermato un accesso libero per tutti al commercio stabilendo nel contempo delle sfere d'influenza esclusive e proclamata la nascita dello stato libero del Congo governato da Leopoldo del Belgio.

La spartizione del continente africano (Scramble for Africa)

Fra il 1876 e il 1914, le potenze coloniali si annessero territori in tutto il mondo e nei primi 15-20 anni tutta l'Africa fu assorbita negli imperi dei maggiori stati europei. La spartizione in Africa, il cosiddetto Scramble for Africa, prese le mosse come una sfida tra Gran Bretagna e Francia con l'interferenza tedesca a favore della Francia volta a contenere lo strapotere degli inglesi.

L'impero britannico, tenendo conto dell'Africa, dell'Asia e del Pacifico, arrivò a coprire un terzo della superficie del globo. Nel 1884, Gran Bretagna e Portogallo firmano un trattato col quale veniva riconosciuta la sovranità di Lisbona sull'estuario del Congo. Bismark, che si opponeva a un'ulteriore espansione della Francia, convocò un congresso sugli affari africani, il cui risultato fu che coprirà tutta l'Africa occidentale.

Opposizioni e ribellioni

L'occupazione comportò l'opposizione da parte degli africani arrivando anche a vere e proprie guerre coloniali per le quali gli europei reclutarono per i combattimenti anche forze indigene. Ne furono combattute dalla Gran Bretagna e dalla Francia: dalla prima in Sudan e Benin; l'Asante sconfitto nel 1896, lo stato del mahdi nel 1896-98 e il califfato di Sokoto nel 1903. Dalla seconda in Guinea, nel Macina, in Madagascar e negli odierni Costa d'Avorio e Ghana settentrionali dove l'impero di Samori Tourè fu sconfitto nel 1898. Al regno degli hova fu imposto un precario protettorato e la dinastia Merina fu costretta alla resa nel 1895. L'unico caso in cui prevalsero gli africani, fu in Etiopia dove le truppe italiane furono respinte ad Adua il 1o marzo 1896. Tuttavia, con il trattato di pace che ne seguì, Menelik riconobbe l'Eritrea come colonia italiana.

Le opposizioni al colonialismo furono limitate ad ambienti ristretti e anche chi denunciava le violenze non metteva in discussione il colonialismo in quanto tale. Ci furono poi delle ribellioni provocate dalla durezza della repressione, dall'odiosità dei tributi imposti, dal reclutamento coatto per l'esercito e le opere pubbliche, dall'alienazione delle terre o dal semplice ricordo della libertà e sovranità perdute. Gli africani si ribellarono agli inglesi in Rhodesia del Sud nel 1896-97, nell'Asante nel 1900 e nel Nyasaland nel 1915; ai francesi ad opera del sovrano del Dahomey nel 1889-93; ai tedeschi in Tanganika nel 1905-1906 con la rivolta Maji-Maji e nell'Africa del Sud-Ovest nei primi anni del '900 con la rivolta degli herero.

Accanto alle ribellioni, c'era l'élite africana che invece appoggiava il colonialismo perché ritenuto portatore di progresso e libertà. Dal 1891 fino alla prima guerra mondiale si svolse l'attività di occupazione sistematica con il raggruppamento dei territori e il loro riordino amministrativo.

Tutta l'Africa meridionale compresi Uganda e Kenya era di dominio inglese eccetto per il Madagascar di dominio francese, l'Angola e il Mozambico portoghesi e il Tanganika e l'insediamento di Angra Pequeña tedeschi. Tutta la costa occidentale da Brazzaville fino alla Tunisia era di dominio francese eccetto per il Camerun e Togo tedeschi.

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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

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