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Riassunto esame Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici, prof. indefinito, libro consigliato Africa: la Storia Ritrovata, Calchi Novati, Valsecchi

Riassunto per l'esame di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Africa: la Storia Ritrovata. Dalle Prime Forme Politiche alle Indipendenze Nazionali, Calchi Novati, Valsecchi. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i rapporti con l'Europa fra XV e XVIII secolo e la tratta... Vedi di più

Esame di Storia e Istituzioni dei Paesi afro-asiatici docente Prof. P. Scienze Sociali

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ESTRATTO DOCUMENTO

Tra gli obiettivi coloniali italiani, era oramai divenuto un chiodo fisso l'Etiopia. La posizione geopolitica

dell'Italia al centro del Mediterraneo e la larga generalizzazione del fenomeno coloniale, costrinsero i politici

italiani a spingere verso la conquista, per rimanere al passo con le altre potenze europee. Il 12 giugno 1882,

Mancini proclamò che “l'Italia aveva assunto una missione di pace e civiltà nel Mar Rosso” e si prodigò

affinchè il nostro paese fosse invitato al Congresso di Berlino nel 1884, dove l'Italia convertì la sua

astensione a programmi coloniali con contenuti politici. 1

2 – I primi possedimenti

L'Italia aveva da tempo una molteplicità di agganci e tradizioni coloniali: le glorie delle repubbliche

marinare, le iniziative economiche in Levante e nel Nord Africa, i grandi navigatori ed esploratori, il

trasferimento oltremare di minoranze che hanno dato prova di una non comune capacità di integrarsi nelle

società di accoglienza.

L'Insediamento dell'Italia in Africa orientale iniziò nel 1869, lo stesso anno dell'apertura del Canale di

Suez, con l'atto di compravendita di Assab (uno scalo di piccolo rilievo commerciale sulla costa) stipulato

tra la compagnia Rubattino di Genova e i sceicchi che ne detenevano la sovranità. Questa linea di

comunicazione diretta tra Mediterraneo e Mar Rosso consentì all'Italia di avvicinarsi all'Etiopia e nel

1882 permise la nascita del “ colonialismo ufficiale italiano ” , con la bancarotta del Rubattino e il

conseguente subentro dello Stato italiano.

Fondazione dell'Eritrea attorno ad Assab, venne creata una rete di interessi che culminò nella

fondazione dell'Eritrea, la colonia primigenia, ritagliata a spese di Turchia, Egitto e Etiopia. Nel 1885 l'Italia

occupò con una repentina operazione militare la città portuale di Massau e il relativo entroterra, con il tacito

consenso dell'Inghilterra e la morte di centinaia di soldati italiani, impegnati a consolidare il possedimento

prima dominato dall'altipiano abissino. La colonia Eritrea fu proclamata ufficialmente il 1° gennaio

1890 e Asmara come capitale.

Somalia altra direttrice di penetrazione nell'Africa orientale fu la regione costiera del Corno vero e

proprio, abitata da pastori islamizzati somali. L'Italia procedette per gradi, territorio dopo territorio e con vari

trattati di cessione firmati con sultani locali, potè prendere il controllo diretto della Somalia nel 1905,

fissando la capitale a Mogadiscio.

Etiopia Eritrea e Somalia erano tappe di avvicinamento. La posta più ambita del colonialismo italiano era

l'Etiopia. Con il Trattato di Uccialli (2 maggio 1889), firmato insieme all'imperatore Menelik II, l'Italia

presumeva di avere istituito sullo stato del negus un protettorato. Menelik invece attribuiva al trattato un

valore molto minore e e nel 1893 denunciò una delle clausole (art.17) le cui versioni in italiano e amharico

erano diverse. Si creò cosi un clima di diffidenza e tensione che portò Italia ed Etiopia alla guerra. Aiutata

anche da rifornimenti militari francesi, il 1°marzo 1896, l'Etiopia sconfisse l'Italia ad Adua, chiudendo

cosi l'avventura coloniale italiana. Con il Trattato di Addis Abeba del 26 ottobre 1896 che pose fine alla

guerra, l'Italia riconobbe a tutti gli effetti la sovranità dell'Etiopia, facendosi però confermare il possedimento

dell'Eritrea Per alcuni anni in Italia nessuno volle più sentire parlare di colonialismo e Africa, e fino

all'aggressione fascista del 1935, Adua è stata un'onta insopportabile per i nazionalisti di casa nostra.

3 – Gli anni della Prima guerra mondiale

Nella promozione di una ripresa d'interesse per il colonialismo, si distinse Ferdinando Martini, letterato e

politico, che divenne il primo governatore civile dell'Eritrea e che invito politici e stampa italiana al

1

Congresso di Asmara nel 1905, per sensibilizzare il pubblico e le autorità sul successo italiano in questa

colonia. Nacque cosi l'Istituto Italiano Coloniale (ICI) nel 1906.

Nonostante le sconfitte e l'impiego di forze nel Corno d'Africa, l'Italia non aveva rinunciato al

Mediterraneo, e prese spunto dalla crisi marocchina per far rivalere i propri diritti sulle province ottomane

di Tripolitania e Cirenaica. Per assicurarsi il controllo della Libia, l'Italia dovette combattere una

guerra contro la Turchia, che durò pochi mesi, e una successiva contro le formazioni politico-religiose che

Trattato

difendevano l'autonomia della Cirenaica e Tripolitania come parte delle terre dell'Islam di 1

Losanna 18 ottobre 1912 il governo ottomano abdicò e il territorio che passò sotto la sovranità italiana si

estendeva dal mare fin dentro il Sahara

La conquista della Libia segnò un salto di qualità e di quantità nell'azione coloniale italiana. L'Italia

ufficiale era oramai decisa ad imporre con tutte le forze le sue mire coloniali , e venne creato il ministero

delle Colonie, che formò competenze in ambito coloniale.

4 – La fondazione dell'Impero

L'occupazione effettiva dei possedimenti in Africa ebbe luogo nel periodo tra le due guerre, molto più tardi

rispetto alle costruzioni imperiali delle maggiori potenze europee e quando il colonialismo su scala mondiale

era oramai in regresso.

Le circostanze in cui si attuò l'opera coloniale dell'Italia fascista, prima il Libia e poi in Etiopia,

macchiò di infamia il nostro colonialismo. Il regime costituito da Benito Mussolini nel 1922, raccolse e

coordinò suggestioni ideologiche e ambizioni di potenza, di fierezza razziale e nazionalistica, che culminò

con l'occupazione dell'Etiopia e nella proclamazione dell'impero.

Libia L'azione militarmente più impegnativa prima dell'invasione dell'Etiopia, fu la lunga guerra contro

la Senussia in Libia. Dopo la prima guerra mondiale, l'Italia fu costretta a ritirarsi dal territorio libico,

tenendo la propria sovranità solo in poche città sul litorale. Dopo dieci anni, l'esercito italiano rinforzato da

truppe eritree, impiegò armi e rappresaglie contro i civili, istituì campi di concentramento e decimò il

bestiame dei pastori beduini per annientare il nemico. La sconfitta finale della Senussia fu sancita con la

cattura, condanna a morte ed esecuzione in pubblico del prestigioso Omar al Mukhtar, un patriota per tutti i

libici. La Libia fu poi organizzata per essere una colonia di popolamento, dove una massiccio trasferimento

di italiani aveva dotato di infrastrutture viarie, idriche e abitative il territorio. Lo scoppio della 2GM impedì

la completa realizzazione di queste grandi opere.

Somalia Negli anni 20, fu completata l'occupazione e ricomposizione della Somalia italiana, che aveva

già lo statuto di colonia dal 1908. I somali erano troppo dispersi e divisi da rivalità interne per far fronte

comune alla conquista coloniale. Con il consolidamento delle posizioni in Somalia, erano state poste le basi

per l'attacco all'Etiopia.

Etiopia Il pretesto per attaccare l'Etiopia, fu fornito dall'instabilità della frontiera con la Somalia italiana,

nella zona semidesertica dell'Ogaden. Il 5 dicembre 1934 nell'oasi di Ual Ual ci fu uno scontro a fuoco tra

le truppe etiopi e le truppe italiane che presidiavano il confine. Tutti i tentativi di conciliazione e di

mediazione caddero nel vuoto. L'imperatore Haile Selassie portò la questione davanti ad un arbitrato

internazionale e poi alla Società delle Nazioni. L'Italia però, senza aspettare nessun verdetto, penetrò in

territorio etiopico, ponendo tutti davanti al fatto compiuto.

1

I primi reparti italiani agli ordini di Del Bono e Badoglio, varcarono il 3 ottobre 1935 il fiume Mareb,

entrando in Etiopia dall'Eritrea. Altri reparti mossero invece dalla Somalia. L'Etiopia restò sola a difendere la

propria dipendenza, e l'esito sembrava scontato. Ma la resistenza etiope si fece molto dura e da Roma giunse

l'ordine di usare tutti i mezzi possibili, anche passando sopra le norme internazionali (gas tossici) per avere la

meglio. L'imperatore Selassie esiliò in Inghilterra, per cercare nuovi appoggi diplomatici, e cosi l'esercito

italiano al comando di Badoglio, il 5 maggio 1936 entrò ad Addis Abeba.

Il 9 maggio dal balcone di Palazzo Venezia, il Duce proclamò la fondazione dell'impero. 1

L'Eritrea e la Somalia furono riunite con l'Etiopia in un insieme che fu ribatezzato Africa orientale italiana

(AOI) e il primo vicerè fu Pietro Badoglio.

Dietro agli abusi commessi dagli italiani, che ebbero conseguenze ancora più pesanti dopo le leggi razziali

del 1938, fu condotta comunque una politica di sviluppo e di modernizzazione (strade, nuovi quartieri,

ospedali, scuole). La presenza italiana in Etiopia durò soltanto 5 anni e fu poco più di una occupazione

militare, che fu sempre contrastata dal popolo etiope e che rese il controllo del territorio sempre molto

precario.

5 – La perdita delle colonie

Tutti i possedimenti italiani in Africa vennero perduti nel corso della seconda guerra mondiale, sotto

l'offensiva degli eserciti alleati, in maggioranza inglesi.

L'Africa orientale fu persa nel 1941, quando Haile Selassie rientrò ad Addis Abeba al seguito delle

truppe inglesi vittoriose e riprese il potere in Etiopia, mentre Eritrea, Somalia e Libia (persa nel 1943)

vennero occupate dalle armate britanniche.

A parte l'Etiopia, che recuperò subito la sua indipendenza, sugli altri territori si aprì dopo la fine della guerra

una contorta vicenda in sede internazionale, fatta di trattative e baratti che ebbe come protagoniste le

potenze europee e non i popoli e le elitè politiche delle colonie. Il Trattato di pace prescriveva che il destino

ultimo delle ex colonie italiane doveva essere deciso dalle quattro superpotenze vincitrici e in mancanza di

un accordo entro un anno, dalle Nazioni Unite. I quattro grandi non trovarono mai un

accordo, perchè le ex colonie avevano una importanza strategica di primo rilievo nei nuovi equilibri

internazionali:

la Gran Bretagna aveva costruito basi in Libia

 gli Stati Uniti avevano aperto in Eritrea presso Asmara una stazione per il controllo delle comunicazioni

 che considerava essenziale, e poi aveva un interesse per l'Etiopia cristiana

la Francia era contraria a riconoscere con troppa fretta l'indipendenza delle ex colonie italiane, per la

 paura che questo potesse creare un precedente per i propri possedimenti e fomentare la voglia di libertà

dei popoli colonizzati

l'URSS era interessata a gestire uno dei possedimenti per accreditarsi come grande potenza alla pari e

 per assicurarsi un accesso ai mari caldi

Guerra Etiopia – Eritrea 1

La situazione in Eritrea si presentava molto intricata. La Gran Bretagna pensava ad una spartizione fra zone

cristiane da annettere all'Etiopia e zone musulmane da annetter invece al Sudan. Agli Stati

Uniti premeva dare soddisfazione all'Etiopia. I Paesi Arabi volevano difendere il carattere islamico

dell'Eritrea e non volevano rafforzare l'Etiopia cristiana. Nel fronte interno, c'era da una parte la vocazione

indipendentista dei musulmani e l'unionismo invece con la Chiesa e la dinastia etiopica dei cristiani.

La decisione fu presa dalle Nazioni Unite, spinta dagli Stati Uniti , che il 2 dicembre1950 costituì l'Eritrea

come “unità autonoma” federata all'Etiopia scelta di difficile attuazione, estranea alla cultura locale e 1

viziata dal fatto che la politica estera e le finanze erano controllate dal solo governo etiopico. Questo diverso

livello di potere intralciava l'inglobamento dell'Eritrea all'Etiopia. Intanto il governo autonomo

eritreo fu gestito dagli unionisti cristiani, finchè con un atto di forza mascherato da un voto del

parlamento di Asmara, nel 1962 l'Eritrea divenne a tutti gli effetti provincia etiope. Iniziò una guerra

che durò 30 anni fra i Fronti di liberazione eritrei per la dipendenza e la difesa ad oltranza dell'Etiopia,

soprattutto per non perdere lo sbocco al mare. L'Eritrea giunse alla

dipendenza nel 1991, con la caduta del regime militare dell'Etiopia.

Indipendenza della Libia

La sistemazione del caso libico fu meno contrastato rispetto al caso etiope.

L'Italia capì che sulla Libia non aveva più margini di manovra e si delineò cosi l'indipendenza, che fu

approvata dall'ONU il 21 novembre 1949. Capo dello stato diventò Idris es-Senussi, vecchio antagonista

dell'Italia, che governò lasciando una certa autonomia alle tre componenti della Libia indipendente

(Cirenaica, Tripolitania e Fezzan) e confermò la concessione delle basi militari a GB e Stati Uniti.

Indipendenza della Somalia

Nonostante la GB avesse accarezzato il sogno della “Grande Somalia”, proponendosi di unire tutte le terre

abitate dai somali su cui esercitare la sua alta influenza, l'ONU decise di affidare all'Italia

l'amministrazione fiduciaria della Somalia per dieci anni, a partire dal 1950. Il compito italiano era

quello di preparare , attraverso verifiche periodiche dell'ONU, la Somalia all'indipendenza , che avvenne nel

1° luglio 1960. Il bilancio italiano positivo, anche se erano pochi i capitali investiti e la Somalia rimase uno

dei paesi africani più poveri. Nei medesimi

giorni, la GB concesse l'indipendenza al Somalidad che potè così definitivamente fondersi con la Somalia,

formando la Repubblica Somala.

Per concludere, si può dire che l'Italia ha lasciato fragili tracce nel colonialismo. Non si è formato in

Africa un blocco di paesi italofoni: la Somalia ha provveduto a dotarsi di una lingua nazionale, la Libia è

divenuta un paese arabo a tutti gli effetti e in Etiopia e Eritrea l'italiano è parlato sempre meno man mano che

scompaiono le generazioni che sono venute a contatto direttamente con l'amministrazione italiana.

9) Origini e sviluppo del nazionalismo

1 – Vecchia e nuova statualità

Il colonialismo stabili una nuova mappa geopolitica dell'Africa. Il sistema coloniale privò le èlites del

potere e lo stesso quadro etnico-territoriale ne uscì sconvolto. La lista delle entità statali africane sparite o

spartite è lunghissima, molti sovrani e capi di stato vennero uccisi o esiliati e in breve si costituirono poche

decine di possedimenti più o meno ampi, retti da sistemi di governo europei che diventeranno poi i futuri

stati africani indipendenti. 1

Ciò che sopravvisse alla sconfitta generalizzata dell'Africa, è il senso di identità etnica o politica, che fece

nascere il movimento anticoloniale e il nazionalismo, proponendosi di ricostituire Stati e nazioni

indipendenti. La leadership di questi movimenti venne comunque assunta dalle piccole borghesie

burocratiche, commerciali ed intellettuali, cresciute nelle strutture del potere coloniale. Da qui

nasce il concetto scritto da uno storico ghanese in cui afferma che “Il nazionalismo africano fu uno dei

sottoprodotti accidentali del colonialismo”.

2 – Il mito dell'Etiopia e il caso della Liberia 1

La Liberia e L'Etiopia, e solo questi due Stati nel continente, conservarono l'indipendenza attraverso

tutta la fase della conquista e spartizione dell'Africa. Il grido che nell'era del nazionalismo e del

liberalismo si levò da tutta l'Africa e dagli africani era per i riscatto dei neri, ovunque si trovassero. Ad

Etiopia e Liberia spettava un compito speciale: la prima perché la sua immagine mitizzata di Madre Nera

dava sollievo ai neri oppressi; la seconda perché la sua stessa esistenza era una prima prova della liberazione

degli africani che avevano patito la schiavitù.

Caso Liberia Nasce tecnicamente nel 1822 , come colonia dell'American Colonization Society, allo

scopo di installarvi gli afro-americani liberi che desideravano sfuggire all'oppressione dello schiavismo e del

razzismo in America. La Liberia venne salutata come il nucleo originario di un più vasto Stato africano e il

suo nome teneva alta la torcia della libertà. Nel 1847 divenne

ufficialmente una repubblica indipendente con capitale Monrovia, governata da una minoranza di

americano-liberiani (chiamati “creoli”) di cultura apertamente Occidentale nello stile di vita, nella lingua

inglese, nella professione del cristianesimo e nelle istituzioni politiche. In un misto di realtà,

utopia e retorica, la Liberia era dipinta come la nuova Etiopia per la nuova Africa. Ma la costituzione della

Repubblica di Liberia era stata accompagnata da speranze esagerate, e già nel 1875-76 le illusioni di gloria

erano finite. Il governo di Monrovia era in mano ad una coalizione di uomini insensibili alle necessità del

paese e ai nativi del posto, ma preoccupati soltanto di dare potere alla minoranza dei neri “rimpatriati”.

Continuava poi a essere soggetta ad interferenze delle potenze europee, che con aiuti finanziari la poneva

sempre in posizione di dipendenza, tanto che venne percepita poi come colonia effettiva della Gran

Bretagna.

3 – Panafricanismo e Negritudine

Pur nella diversità delle rispettive situazione, Panafricanismo e Negritudine si rivolgevano agli africani e ai

neri al di là dell'Atlantico con finalità sempre orientate alla libertà, alla rivendicazione d'indipendenza e al

recupero dell'identità negata.

i

Panafricanismo suoi promotori sono neri americani che militarono nelle associazioni in difesa

 dei diritti dei neri e ha soprattutto carattere politico. Marcus Garvey è il fautore del “ritorno” dei

neri in Africa per creare uno Stato unitario e redimere l'Africa. Fondò la Universal Negro

Improvement Association e costituì una compagnia di navigazione per organizzare il trasporto dei

neri in Africa. Il suo nazionalismo però assunse un aspetto razziale. Du Bois invece andava alla

radice della discriminazione di cui erano vittime i neri e affermando che la liberazione era un

processo soprattutto culturale e sociale, organizzò una serie di congressi in città europee per abituare

i leaders neri e africani a discutere dei problemi del progresso e della libertà.

fu

Negritudine elaborata soprattutto da intellettuali francofoni, prevale quindi il movimento

 culturale. Agisce soprattutto sulla considerazione che i neri hanno di se e della propria civiltà, e

punta a riammetterli indipendenti e sicuri di se nella civiltà universale.

1

4 – Gli effetti delle due guerre mondiali

Per tutto il periodo coloniale, l'Africa restò ai margini della scena internazionale e non aveva titolo per

pronunciarsi sulle vicende della comunità delle nazioni. Non mancò comunque di subire i contraccolpi dei

più importanti eventi mondiali, dalle guerre ai progressi tecnologici e crisi finanziarie.

1° Guerra Mondiale

 1

Il coinvolgimento dell'Africa nella guerra fu duplice: come teatro bellico per lo scontro fra le varie potenze e

per l'impiego di soldati delle colonie sui campi di battaglia. L'Africa a causa della guerra subì gravi carestie

ed epidemie, soprattutto causate da malattie, fra cui l'influenza, portate dagli europei. Ma l'uso di soldati

africani impiegati anche nelle battaglie europee, ha permesso a molti giovani di prendere conoscenza diretta

con la realtà europea, in Francia soprattutto. I soldati africani colsero il loro padroni coloniali in un momento

di grande debolezza, e questo favorì poi l'emancipazione africana, smitizzando il mito dell'invincibilità

dell'uomo bianco . Alla fine della guerra, i paesi africani non

videro cambiare il proprio status di colonie, ma videro nascere i primi movimenti e partiti a tendenza

nazionalista. Associazioni politiche si formano soprattutto nelle città e nel 1922 nasce in Sud Africa il primo

partito africano , l' African National Congress , e nel 1927 a Bruxelles si tenne la Conferenza dei popoli

oppressi , il primo grande congresso afro-asiatico della storia, che proclamò i temi dell'indipendenza e

dell'emancipazione.

2° Guerra Mondiale

La Seconda guerra mondiale continuò e completò il processo iniziato con la Prima. Il principio

dell'autodeterminazione venne ufficializzato nella Carta atlantica redatta da Roosvelt e Churchill nel

1941: i popoli colonizzati furono prontissimi a cogliere la portata rivoluzionaria di quelle dichiarazioni e il

mito della supremazia dell'uomo bianco, già intaccato nella Prima guerra, non sopravvisse alla Seconda.

Guidata dai “reduci”della guerra, tornati nel proprio continente dai vari fronti europei, anche l'Africa

imboccò la strada dell'indipendenza.

10) Processo di decolonizzazione e indipendenza

1. Un evento di portata generale:

l’indipendenza dei paesi asiatici arabi e africani rispondevano a fattori e stimoli locali mentre la

decolonizzazione ha avuto una dimensione globale, perché:

 ha proceduto in modo pressoché simultaneo in tutti i continenti

 perché fu incoraggiata o appoggiata da mutamenti politici ed economici che si determinano nel

mondo per effetto della 2°GM.

 La guerra fredda con la scesa in campo delle due superpotenze sovvertì gli equilibri favorendo la

fine dell’imperialismo o quantomeno dell’imperialismo nella sua forma coloniale.

La guerra ebbe l’effetto di cancellare dall’Africa i possedimenti italiani e tedeschi, che persero le loro

colonie al termine della 2° o della 1° GM. Nelle conferenze di guerra fra gli Alleati fu messo apertamente in

discussione il diritto della GB e della FR a riprendere possesso dei territori dell’Asia, di cui avevano perduto

il controllo. 1

Le implicazioni generali della decolonizzazione favorirono il movimento verso l’indipendenza

dell’Africa come di tutti i popoli coloniali , anche se era dipeso dai calcoli di forze superiori.

Il principio e il diritto di autodeterminazione, fu impedito dalla guerra fredda. La decolonizzazione sconta

l’aporia di essere un grande processo dal basso per l’emancipazione e la liberazione dei popoli

colonizzati e nello stesso tempo una riaggregazione vigilata dall’alto per redistribuire il potere in base

ai rapporti di forza sanciti dalla guerra. 1

I paesi membri delle Nazioni Unite che erano 51 nel 1946, raddoppiarono nel 1960, anno passato alla

storia come “ l’anno dell’Africa ”, in cui 17 paesi proclamarono la propria indipendenza.

La decolonizzazione nel mondo ha avuto un andamento irregolare, a cerchi concentrici, per continente o

per potenza coloniale, un percorso che inizia dal Medio Oriente prosegue con l’Asia Meridionale, Sud-

Orientale e si conclude con l’Africa, prima quella araba e poi con quella del sud del Sahara. Gli stati

coinvolti furono la Gb, la Fr, il Portogallo, il Belgio e la Spagna. Rientrano nella decolonizzazione anche

rotture di carattere rivoluzionario in stati che non erano possedimenti coloniali in senso stretto. Si pensi al

Nasserismo in Egitto o alla proclamazione della Repubblica popolare cinese nel 1949.

Anche se la decolonizzazione si colloca logicamente nella dimensione nord-sud delle relazioni

internazionali, i suoi sviluppi interferirono con l’asse est-ovest e viceversa . I vari atti della

decolonizzazione furono tutt’altro che indolori e la sicurezza internazionale e la pace vennero continuamente

messe alla prova dalle tensioni e dalle guerre che l’hanno costellata.

Si può distinguere una decolonizzazione che segue procedure essenzialmente politiche, negoziali o

invece una decolonizzazione che ricorre all’azione diretta e alla lotta armata, esiste un’ampia tipologia

anche per le guerre di liberazione nazionale: Algeria, colonie portoghesi e africa australe nonché Palestina

o Vietnam.

L’ideologia alla base del movimento è il nazionalismo, che si autolegittima con il riferimento a una

nazione o ad un popolo che reclama la propria emancipazione in un territorio dato. In africa contribuirono

anche ideologie transazionali a carattere universaleggiante: come il panafricanismo e la negritudine

fungono da sfondo per l’indipendenza dei singoli territori africani.

2. Territori, nazioni e Stati:

Prendendo come data d’inizio del colonialismo il 1880, l’Africa ha subito l’impatto più marcato sul piano

della politica e della statualità. Con la decolonizzazione la storia non è ricominciata dove era stata

interrotta dallo Scramble. Le formazioni statali che hanno sostenuto l’urto del colonialismo europeo a sud

del Sahara non sono sopravvissute al colonialismo. Per questo viene a volte definito dagli storici con una

funzione oggettiva di Nation-building, l’ideologia dell’indipendenza si era richiamata solo minimamente al

passato precoloniale. Pur lottando contro il potere coloniale, le élite non avevano interesse ad abbattere

del tutto il mondo del colonialismo, perché la richiesta dell’indipendenza partiva dalla situazione coloniale

e da un ceto dirigente che conosceva solo quell’esperienza e si era formato in essa.

Lo stato africano indipendente è un insieme complesso, in esso convivono motivi, codici e modi di

derivazione europea e in parte riflettono la storicità africana. Gli stati della decolonizzazione hanno dato una

prova di durata insospettabile di fronte a difficoltà strutturali spesso disperanti e nell’insieme la diplomazia

africana è riuscita a mantenere la continuità ininterrotta di una cinquantina di Stati.

***La nascita degli Stati africani è avvenuta nell’arco di alcuni decenni.

1

L’indipendenza, negoziata ed ottenuta con la guerra, in generale non ha mai portato a una vera

rottura con la madrepatria.

L’evoluzione dell’Africa nera francese verso l’indipendenza è paragonabile a quella dei territori inglesi

dell’Africa occidentale, anche se è avvenuta successivamente ed è stata imposta alla Fr dalla necessità di

concentrare tutte la sue forza in Algeria. La legge quadro o legge Defferre stabilì un regime di autonomia

interna nel Giugno 1956. I governi locali, diretti da personalità africane elette a suffragio universale, avevano

la facoltà di decidere degli affari interni di ogni territorio; la madrepatria manteneva però sul posto un 1

proprio alto funzionario. Appena giunto al potere il generale De Gaulle propose la creazione di una comunità

francese che fu approvata il 28 Settembre 1958 con un referendum in Francia e nei paesi africani e malgasci;

soltanto la Guinea non accolse la proposta, diventando immediatamente indipendente. I territori godevano a

questo punto di una completa autonomia interna, ma la politica estera rimaneva competenza della Fr. Questa

soluzione non è duratura tuttavia a lungo, dato che a partire dal 1960 i governi locali si sono pronunciati a

favore dell’indipendenza, anche se poi hanno mantenuto rapporti con l’ex madrepatria attraverso

convenzioni bilaterali. Il tentativo di realizzare una struttura francese paragonabile al Commonwealth è così

fallito.

Nei territori britannici dell’Africa orientale e centrale, a differenza di quelli dell’Africa Occidentale, il

problema politico era reso ancora più difficile dall’esistenza di una popolazione eterogenea: colonizzatori

bianche, gruppi asiatici e una maggioranza nera in continuo aumento.

Il principio della partnership e dell’associazione delle razze, da realizzarsi sulla base del grado di

civilizzazione raggiunto, portò nel 1953 alla creazione della federazione dell’Africa centrale, che riuniva le

Rhodesie e il Nyansland.

Le indipendenze difficili: l’accesso all’indipendenza dei territori inglesi e francesi dell’africa nera ha creato

un contesto favorevole alle rivendicazioni nazionali dei territori ancora dipendenti.

Nel Congo belga i movimenti politici si sono sviluppati più lentamente a causa della politica attendista e

paternalista della madrepatria. La situazione si era sbloccata nel 1958, in seguito ad una serie di eventi

esterni: l’evoluzione del Congo dopo il discorso del generale De Gaulle a Brazzaville, la conferenza

panafricana di Accra nella quale Lumumba aveva incontrato alcuni dirigenti nazionalisti, l’esposizione

universale di Bruxelles, che aveva permesso a molti congolesi di uscire dal paese e di confrontare la propria

situazione con quella di altri popoli africani. Una sanguinosa sommossa nel gennaio 1959 “la giornata dei

martiri” diede luogo alla formazione di una commissione d’inchiesta e ad una dichiarazione di re Baldovino

all’indipendenza del Congo belga. Una tavola rotonda riunita nel Gen-Feb 1960 nono portò a nessun

risultato, i nazionalisti infatti si rifiutarono di accettare il regime parlamentare proposto dai belgi.

La loro richiesta di indipendenza fu accettata dalla madrepatria il 30 giugno 1960, di cui si parlò di

“indipendenza svenduta” per la rapidità della sua concessione, a questa popolazione che era stata sempre

lontana dalla vita politica. In seguito, l’esplosione di conflitti interni ha messo in pericolo l’esistenza del

nuovo Stato sin dalla sua nascita.

In Algeria, invece, l’indipendenza è stata raggiunta solo dopo la guerra scatenata dalla Francia in risposta

alle rivendicazioni nazionali. I contingenti militari impiegati dalla Fr furono aumentati progressivamente fino

a 400.000 dopo il voto che aveva concesso poteri speciali al governo Guy Mollet. Parallelamente il FLN,

fronte di liberazione nazionale algerino riorganizzò le proprie forza al congresso clandestino detto della

“Summam” il 20 agosto 1956, nel quale fu eletto un Consiglio nazionale della Rivoluzione algerina CNRA,

composto da 34 membri col compito di dirigere la politica del FLN, che doveva essere realizzata da un

comitato di coordinamento e di esecuzione di 5membri. Contemporaneamente l’armata di liberazione

1

nazionale ALN veniva unificata sotto la guida di Belquasem Krim. Le operazioni militari e rappresaglie si

intensificarono. Servendosi di metodi sbrigativi come la tortura, l’esercito francese aveva iniziato una caccia

ai terroristi che raggiunse il culmine con la “battaglia di Algeri” dal Gennaio al Settembre 1957. La

situazione era resa più difficile dal fatto che i francesi d’Algeria temevano di essere abbandonati dalla

madrepatria, dove una parte sempre maggiore della popolazione chiedeva che venissero avviate delle

trattative di pace. La manifestazione organizzata dai francesi d’Algeria il 13 maggio 1958 portò alla

creazione di un Comitato di salute pubblica diretto dall’esercito che reclamò l’avvento al potere del Generale 1

De Gaulle. Il 1 giugno vennero conferiti pieni poteri a De Gaulle che iniziò i suoi lavori per la 5° Rep. E

optò per un ritiro progressivo delle truppe francesi, in cui propose soluzioni graduali che portarono prima

all’apertura delle trattative e infine gli accordi di Evian 1962. Sull’altro fronte il FLN aveva costituito nel

marzo 1958 al Cairo il governo provvisorio della Repubblica algerina (GPRA), riconosciuto da 15 paesi e

portò all’indipendenza il 5Luglio 1962. L’indipendenza mise fine a 132 anni di colonizzazione, al

referendum per l’autodeterminazione previsto in base agli accordi di Evian del 18 Marzo 1962hanno vinto i

Si, la folla davanti alla prefettura di Algeri acclama Ben Keddha e i membri del GPRA che si era costituito il

18 Settembre 1958.

Anche nelle colonie portoghesi la nascita dei nuovi stati indipendenti è avvenuta in un contesto di

repressione e di guerra. La politica portoghese fu contestata sia da africano che da europei, l’amministrazione

instauré allora un regime di terrore e gli arresti si intensificarono nel 1959/1960, fra i quali spicca quello di

Neto, presidente del movimento popolare di liberazione dell’Angola che portò all’immediata conseguenza

della fuga dei nazionalisti verso paesi vicini. La situazione si è risolta in seguito alla rivoluzione dell’Aprile

1974, condotta da alcuni ufficiali portoghesi, che accettò l’indipendenza della Guinea Bissau, del

Mozambico e dell’Angola. I nuovi stati erano destinati a fare i conti con le divisioni ereditate dal periodo

della lotta anticoloniale.

Dopo il ritiro del Portogallo non rimanevano più possedimenti europei in Africa, a parte il Sahara occidentale

spagnolo. I confini ereditati dalla colonizzazione sono stati mantenuti per garantire la pace nel continente. È

su questa base che i nuovi stati danno vita a rapporti di cooperazione internazionale e interafricana.

Gli stati europei hanno comunque mantenuto una notevole influenza sulle loro ex colonie,

intervenendo talvolta anche nella loro politica interna, com’è accaduto per la Gb in Uganda e Kenya nel

1964 e per la Fr in Gabon nello stesso anno.

I paesi africani sono stati oggetto dei tentativi delle superpotenze di portarli nelle rispettive sfere

d’influenza, sia per il peso che assumevano nell’Assemblea dell’Onu sia per motivi di ordine geostrategico.

Il gioco delle rivalità internazionali si è manifestato in alcuni conflitti, come la crisi del Katanga 1960/1963 o

la guerra del Biafra.

Gli Usa già presenti in Liberia, hanno creato nuove basi in Etiopia, Libia e Marocco e hanno

accresciuto i loro rapporti economici in Sud Africa, Tunisia, Ghana e Nigeria.

L’URSS si è rivolta al continente africano più tardi, allacciando rapporti con l’Egitto. Assieme alle

democrazie popolari, ha approfittato dell’indipendenza della Guinea 1958, e quindi dei dissidi tra Mali e Fr

per cercare di sostituirsi a quest’ultima. La sua influenza si è poi accresciuta sulla spinta delle scelte

rivoluzionarie proclamate da alcuni governi, come quelli del Congo, del Madagascar, del Benin

dell’Etiopia.

Altri paesi hanno rafforzato la propria presenza in Africa per altri motivi: la RFT, i Paesi Bassi, l’Italia, il

Giappone per ragioni commerciali, Israele per cercare alleati contro i Paesi Arabi, le due Cine per

consolidare ciascuna la propria posizione internazionale. Il legame con i paesi africani, di solito

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accompagnato da aiuti e assistenza tecnica si basava su accordi bilaterali, oppure si realizzava attraverso le

relazioni multilaterali allacciate nell’ambito delle Nazioni Unite come la Fao, l’Unesco, l’Oms o attraverso la

CE.

A cavallo fra gli anni’60/’70 le rivalità internazionali in Africa si sono sempre più intensificate. I

rapporti di forza nel continente sono stati resi più complicati dall’intervento diretto di nuovi Stati come la

Cina e dalla politica aggressiva messa in atto da alcuni Stati come la Libia di Gheddafi. Lo scontro fra

le grandi potenze si svolgeva talvolta per via diretta come ad esempio in Angola, dove gli USA, l’URSS la 1

Cina e Cuba sostenevano ciascuno un partito diverso. Il continente africano costituiva per loro un importante

sbocco per la crescente vendita di armamenti. Nel periodo 1973/83 i paesi venditori erano: URSS ( 41,4%),

la Francia (12,5%), gli USA (9,6%) l’Italia (5,4%), RFT (4,8%) GB (3,7%) altri (22,6%).

Rafforzamento del potere personale, opposizioni imbavagliate, corruzione, repressione, l’evoluzione

degli Stati africani verso regimi autoritari si è compiuta col pretesto che le popolazioni non erano

“ mature ” per la democrazia.

Per superare l’handicap del sottosviluppo sono state sperimentate varie soluzioni economiche , in un

contesto di crisi mondiale di enorme divario tra la crescita demografica e un inadeguato aumento delle

risorse. Le caratteristiche dell’economia coloniale si ripercuotevano sull’intero sistema produttivo di

ogni territorio. Le madrepatrie avevano infatti ridotto le colonie a meri fornitori di materie prime ed

acquirenti di prodotti finiti ed avevano quindi dato vita ad infrastrutture destinate a rendere più agevole lo

scambio con l’estero. La maggior parte del Pil era costituita da prodotti primari vegetali o minerali, il

settore manifatturiero aveva un ruolo marginale, mentre il terziario era troppo sviluppato rispetto agli altri

settori produttivi, nel 1960 l’agricoltura occupava la maggioranza della popolazione attiva con percentuali

dal 52 in Congo al 95 in Ciad Ruanda e Niger. La produzione mineraria si concentrava in alcune zone, le

pochissime industrie appartenevano a stranieri.

Nonostante gli sforzi prodotti le economie africane sono rimaste dipendenti dall’estero. I redditi

agricoli e le entrate realizzate dagli Stati con le esportazioni dipendevano sempre dai prezzi delle

materie prime. E questi, in termini di valore reale, nel lungo periodo sono calati. Le difficoltà, in una

fase di crescita generale non sembravano insormontabili, ma l’aumento della pressione demografica,

maggiore di quello delle risorse, ha accentuato le debolezze strutturali di queste economie.***

3. L’anno dell’Africa:

Si produsse in senso opposto lo stesso andamento vertiginoso ed emulativo dello Scramble per il

processo di decolonizzazione in Africa. Partendo dal nord Africa, a parte l’Egitto formalmente

indipendente dal 1922, ottennero l’indipendenza la Libia, il Sudan e i possedimenti francesi di Marocco

(progetto del Grande Marocco) e Tunisia (1956).

Algeria, colonizzata dalla Francia dal 1830 è il possedimento di più antica data che era parte integrante del

territorio francese metropolitano, con l’assimilation che aveva sedotto con la prospettiva della

francesizzazione. Nel 1954, dopo lo shock di Dien Bien Phu che segnò la sconfitta dell’esercito francese

in Vietnam e in Indocina, iniziò l’insurrezione in Algeria la cui guerra finì solo nel 1962, con

l’indipendenza ma anche con migliaia di morti, distruzione e il crollo della 4° Rep. Fr., contraccolpi

analoghi avverranno in Portogallo logorato sui tre forti Angola, Mozambico e Guinea Bissau, che portarono

alla Rivoluzione dei Garofani nel 1974/1975.

La Gb si comportò differentemente durante il processo di decolonizzazione, infatti, fu un modello

gradualistico perseguito dal Colonial Office che consisteva nell’allargamento di funzioni e poteri degli

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Africa: la Storia Ritrovata. Dalle Prime Forme Politiche alle Indipendenze Nazionali, Calchi Novati, Valsecchi. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i rapporti con l'Europa fra XV e XVIII secolo e la tratta negriera, le due direttrici del traffico degli schiavi, il colonialismo francese e il colonialismo inglese.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e Istituzioni dei Paesi afro-asiatici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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