La tratta negriera e i rapporti fra europei e società africane tra il XV e il XIX secolo
Il Portogallo è stato il primo paese europeo a stabilire basi e insediamenti commerciali in Africa dalla fine del XV e durante il XVI secolo. Dal XVII secolo si aggiungono anche Olanda, Francia, Inghilterra e Danimarca. L'acquisizione dell'oro africano nel 1400 è stato l'obiettivo commerciale degli europei fino all'arrivo dell'oro meso-americano e peruviano agli inizi del 1500.
Gli olandesi negli anni '30 e '40 del 1600 occuparono temporaneamente molte basi portoghesi portando al tramonto dell'egemonia del Portogallo sulle vie di traffico nell'Atlantico meridionale e nell'Oceano Indiano. A fine 1600 iniziano ad occuparsi dell'esportazione di africani dall'Africa al fine di impiegarli come schiavi nel mondo islamico e nelle Americhe: la tratta negriera.
La tratta orientale e transatlantica
La tratta orientale si esaurisce nella seconda metà dell'800 con il colonialismo ed ebbe come principali destinazioni l'Impero Ottomano, il Nord Africa, il Medio Oriente e l'India. Mediante quella transatlantica, gli schiavi vengono impiegati nelle isole atlantiche dove i portoghesi introducono la produzione di canna da zucchero nei sistemi di piantagione e dove la manodopera indigena scarseggia a causa del declino demografico in seguito al dominio europeo. Limitato inizialmente alle colonie spagnole, l'introduzione degli schiavi si estende poi al Brasile dove il surplus viene impiegato nelle attività minerarie, e nel 1700 in America settentrionale con lo sviluppo della produzione cotoniera. Negli USA questo modello sopravviverà fino al 1865; in Brasile fino al 1888.
Diverse compagnie di navigazione europee e americane si specializzano in questo traffico; i loro interlocutori sono gli africani che procurano gli schiavi in cambio di beni e manufatti acquistati in Europa. Gli schiavi vengono rivenduti nelle Americhe e il ricavato dello scambio impiegato nell'acquisto di materie prime come cotone e zucchero di canna.
Movimento abolizionista e fine del commercio di schiavi
A metà del 1700 viene favorita la riproduzione della popolazione schiava nei luoghi di piantagione con la conseguente stabilizzazione delle comunità dei neri in America, portando a una riduzione della domanda di rimpiazzo con nuovi schiavi nell'ultimo decennio del secolo e alla nascita di un movimento abolizionista su basi umanitarie ormai maturo in molti paesi europei. Il commercio degli schiavi fu abolito nei primi anni '90 del 1700 dalla Danimarca e dalla Francia rivoluzionaria, che tuttavia riaprì la tratta nell'epoca Napoleonica, nel 1807 dall'Inghilterra, nel 1808 dagli USA, nel 1814 dalla Svizzera, tra il 1815 e il 1830 definitivamente dalla Francia e gradualmente dal Portogallo.
Impatto della tratta negriera in Africa
Gli europei che hanno operato in Africa hanno sviluppato una serie di relazioni molto complesse con le diverse società africane che li ospitavano influenzando tali società e venendo a proprio volta influenzati da molti punti di vista. Gli spostamenti di persone e di capitali messi in atto dalla tratta negriera concorrono a trasformare l'economia e le istituzioni dell'Africa. Nell'800 si assiste anche al rafforzamento delle istituzioni statali africane, all'estensione della loro capacità di controllo sul territorio e al ridimensionamento dei margini di autonomia delle comunità rurali, mentre nella seconda metà del XIX secolo molti stati africani cercano di attuare dei processi di modernizzazione; i gruppi dirigenti vogliono accedere a nuove tecnologie e a nuovi metodi di accumulo di risorse. La modernizzazione coinvolge principalmente il settore militare, minerario e agricolo di piantagione. In altri casi ci si avvia verso il cambiamento religioso e la diffusione di forme di alfabetizzazione e istruzione.
La regione Akan e altre aree di importazione di schiavi
Compresa tra gli odierni Ghana e Costa d'Avorio, vi era la regione akan, una delle zone dalle quali venivano esportati gli schiavi. Durante la seconda metà del 1600 la loro richiesta superava quella dell'oro. Gli schiavi venivano anche importati dall'odierna Nigeria e da altre aree dell'interno per lavorare nelle aree forestali del mondo akani. Altre aree di importazioni di schiavi erano il Sudafrica e gran parte dell'Africa meridionale. Nel 1700 la rete akani viene sostituita da grandi intermediari commerciali residenti specialmente nelle città costiere della regione fante. Vengono adottate nuove forme di organizzazione degli eserciti e viene impiegato il fucile in sostituzione delle armi bianche.
Imperi e stati africani dal XVI al XIX secolo
Tra il 1874 e il 1898, Samori Touré fonda due grandi imperi: uno negli odierni Costa d'Avorio e Ghana settentrionali che sarà in seguito occupato dai francesi, e l'altro negli attuali Guinea e Mali meridionale con capitale a KanKan dove attua una politica di conversione forzata all'Islam. Durante la prima metà del XVI secolo il Songhay tiene sotto la sua giurisdizione l'intero Sudan centro-occidentale e le metropoli di Gao, Timbuktu, Walata e Jenne conoscono un importante sviluppo urbanistico, demografico e culturale. Nel 1591 Gao viene invasa dai marocchini e privata del suo impero. Dalla metà del 1700 fino al 1811 Sidi Mokhtar al-Kunti propaga una versione riformata dell'Islam nella regione di Timbuktu e nelle aree desertiche a nord dell'ansa del Niger, che si diffonde anche in altre aree. Il dotto fulani Othman dan Fodio intentando uno jihad contro le città-stato hausa, se ne impadronisce insediandosi in una capitale di nuova fondazione, Sokoto. Questo califfato rappresenta una delle maggiori entità territoriali, demografiche e militari dell'Africa subsahariana e a metà 1800 rappresenta una delle maggiori società schiavistica del globo.
Tra il XVI e il XVII secolo, il Bornu è la potenza egemonica del Sudan centrale, ma verrà indebolito dopo il jihad intentato da dan Fodio in seguito alla creazione di Sokoto. Nell'attuale Camerun settentrionale vengono imposti importanti emirati in complessi centri urbani, e in Centrafrica si stabiliscono piccoli potentati islamici attivi nella tratta degli schiavi. Nella seconda metà del XIX, nel regno Bamun, il sovrano Njoya adotta l'Islam e inventa un sistema di scrittura di bamun ispirandosi all'alfabeto lingua araba e latino al fine di valorizzare il ruolo dell'istituzione monarchica che detiene il controllo del processo di trasformazione culturale e religiosa intrapreso dalla società anche dopo la conquista tedesca.
I fulani, a partire dal XIV secolo, hanno iniziato a migrare dalla regione del Toro lungo il basso Senegal. In origine erano pastori nomadi, ma molti gruppi andarono sedentarizzandosi e islamizzandosi. Alla fine del XIV secolo fondano il regno di Macina e nel 1700 si affermarono come gruppi di aristocrazia militare musulmana.
I regni dei bambara di Kaarta e Segu avevano sostituito l'antico Mali, e il Songhay era stato ridotto a un piccolo territorio. Il Kaarta fu fondato da Niangolo Diarra alla fine del XVII secolo separandosi dal Segu. Nel 1754 è sottomesso dal Segu ma riconquista l'indipendenza. Nella prima metà del 1600 i bambara del Segu con capitale Sikoro si estendono fino all'ansa del Niger. Il Segu sottomette Timbuktu e anche il Macina, il cui regno sarà poi tributario dei tuareg che si affermano nella parte orientale della valle del Niger. Dopo il 1815, il dotto fulani Ahmadu Lobbo riesce a sollevare i fulani del Macina contro l'egemonia dello stato bambara di Segu creando un altro califfato con capitale ad Hamdallahi. Negli anni '50 dell'800, il dotto al-Hajj Omar Tal della confraternita di Tijamiyya, riesce a conquistare gran parte del regno bambara del Kaarta, ma qualche anno più tardi verrà fermato dai francesi giungendo alla valle del Senegal. Nel 1857 venne fondata Dakar che diverrà la base della penetrazione francese nelle regioni sudanesi.
A sud dell'area del Niger, gli stati mossi conservano l'indipendenza. Ouadongon rimane quello più importante fino alla conquista francese alla fine del XIX secolo. A est del Niger e a nord del Benue le città-stato hausa rette da dinastia in parte islamizzate conservano un margine di autonomia. L'Asante nacque alla fine del XVII secolo tra gli akan delle regioni forestali della Costa d'Oro come confederazione difensiva e viene fondato da Orei Tutu. Durante il XVIII secolo conosce una forte espansione economica e demografica. L'Asante è il principale interlocutore commerciale e il più temibile concorrente politico-militare per le deboli presenze europee nella linea dei forti costieri e costituisce la maggiore e meglio organizzata vita politica dell'Africa forestale. Gli schiavi sono sempre più destinati alla produzione agricola specialmente per soddisfare le richieste delle città ed ecresce il loro impiego nell'estrazione aurifera dove vengono sostituiti da uomini liberi. Kumasi diviene uno dei principali terminali dei traffici.
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