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Taismo - Kirkland

Introduzione (di Norman Girardot)

Nel corso dei secoli lo studio sul taoismo dalla semplicità del vecchio ordine con il quale il taoismo veniva compreso in rapporto alla purezza filosofica di pochi testi è ora precipitato in un vasto labirinto di testi, idee e pratiche. Kirkland ha prodotto una sorta di istantanea interpretazione sintetica della storia e del significato del taoismo che ci costringe a guardare a tutta la tradizione in modo nuovo e inaspettato. Egli invita i lettori a confrontarsi e interrogarsi sulla complessità della tradizione.

L'approccio innovativo di Kirkland si può riscontrare in ambiti quali: il suo modo di affrontare il ruolo delle donne nel taoismo (capitolo 4), il suo rifiuto della semplicistica nozione di hsien in quanto fine/significato centrale della religione taoista, il suo rifiuto di accettare che gli ultimi movimenti religiosi taoisti derivassero dal buddhismo.

Prefazione (di Kirkland)

Le interpretazioni accademiche sono esse stesse il prodotto di uno specifico contesto storico-culturale, anche le mie riflessioni scaturiscono dai dati che ho a disposizione in questo particolare contesto storico. In generale le posizioni accademiche non sono altro che costruzioni intellettuali-culturali messe insieme e giustificate anche se siamo agli inizi di un pensiero critico che spiega come comprendere il taoismo. Queste posizioni verranno riesaminate e criticate in questo libro, così come i dati stessi derivanti dal taoismo. Si analizzano i discorsi sul taoismo in modo critico conservando solo quegli elementi che ci aiutano a percepire cosa sia veramente il taoismo. Si analizzano anche tutti quei dati provenienti da persone che si autoidentificavano come taoisti.

Propongo quindi determinate opzioni interpretative, fondate su determinate letture di determinati dati. Per esempio, sulla base delle scoperte dell'ultimo millennio posso ipotizzare che quello che fino ad oggi è considerato taoismo non lo è affatto, perché gli specialisti che avevano presupposto il taoismo si basavano su preconcetti mai dissipati.

Ricostruzione del taoismo

Vi sono dei problemi impliciti nel riconoscere la continuità all'interno del taoismo, perché è vero che la Cina ai tempi di Confucio non è la stessa di oggi, ma è vero pure che il taoismo non si è bruscamente interrotto. Molti ritengono che elementi taoisti antichi non sono gli stessi di oggi. Ad esempio durante la Rivoluzione Culturale studiosi fuori della Cina ritenevano che in quel periodo il taoismo fosse stato soppresso totalmente, invece era presente anche se soffriva terribilmente. Oppure gli studiosi del ventesimo secolo affermavano che non esisteva il taoismo sotto la dinastia Ming, ignorando gli scritti sopravvissuti dei taoisti Ming e le fonti su quei taoisti. La cosa è ancora più grave perché lo studioso non voleva dare neanche uno sguardo ai testi considerandoli assurdi, invece un buon studioso oggettivo deve vedere tutte le fonti a disposizione.

Bisogna però essere comprensivi nei confronti degli interpreti che non possono apprezzare le realtà non conosciute o non conoscibili ai loro tempi. Un altro modo vitale di percepire e penetrare a fondo queste continuità storiche e culturali è analizzare le differenze specifiche tra una tradizione con determinati elementi ed una tradizione che non ha in comune quegli elementi (esempio taoismo-confucianesimo).

Comprendere il taoismo

Realtà, costrutti e sfide ermeneutiche

I cinesi di oggi conoscono poco della tradizione taoista, mentre gli occidentali traggono solo quegli elementi che possono adattare alla propria vita. Una corretta comprensione del taoismo richiede di tener conto di tutte queste motivazioni per l'interpretazione. Inizialmente si aveva una concezione limitata: si basava sulla dicotomia tra tao filosofico e tao religioso, si prendeva in considerazione solo il periodo tra il 200-600 d.C. oppure si basava solo sulla storia della Cina.

Alla fine del 1900 questa visione orientalista viene meno e sorgono molte teorie di studiosi occidentali come la distinzione fatta da Livia Kohn e altri, comprese le varie pratiche del taoismo. Due modelli contrapposti: il misticismo del Chuang-tzu e la liturgia delle tradizioni successive a questo testo. Secondo Livia Kohn vi sono tre tipi di taoisti: l'élite colta che vuole influenzare il potere, i membri (attivi) della comunità che occupano posizioni diverse, membri (inattivi) della comunità che vogliono applicare solo la coltivazione interiore.

Nessuno dei modelli interpretativi ci aiuta a comprendere le forme diverse del taoismo che si sono sviluppate in Cina, anche perché solo ultimamente si riesce ad associare il taoismo in termini di storia politica e sociale. Dalla fine del ventesimo secolo gli studiosi cominciano a prendere in considerazione tutti i dati taoisti di tutti i periodi, leggendoli però come provvisori e non definitivi. Tuttavia, non prendono in considerazione le regioni geografiche in cui si è sviluppato il taoismo; ad esempio, nella regione settentrionale si hanno molti più dati che nel sud: nel sud si osservano modelli mistici di Alchimia Interna, nel nord si considerano le azioni rituali in quanto elementi della vita taoista.

Il taoismo non è stato messo in pratica da persone al di fuori dell'ordine sociale, da eremiti, anzi provenivano da ogni settore della società e sosteneva il governo imperiale. Erano conosciuti e rispettati dall'élite sociale e culturale della Cina, avevano contatti con le altre correnti quali confucianesimo e buddhismo. Ad esempio il taoismo del nord detto Chuan-chen - Quanzhen - aveva molti punti di contatto con il buddhismo zen. Durante il governo comunista le pratiche taoiste o vennero marginalizzate oppure vennero svuotate di significato.

Che cos'è il taoismo: realtà, tradizione e autoidentificazione

Nessuno ha mai pensato di chiedere ai taoisti stessi cosa fosse il taoismo, questo perché vi erano diversi problemi da fronteggiare (come quello linguistico, geografico, la spiegazione di concetti). Kirkland ritiene che la figura del taoista va rintracciata nel passato e nel presente da coloro che ne hanno trattato ed afferma che non è in grado di dare una risposta certa (sa di non sapere).

L'insieme dei dati sul taoismo: un approccio tassonomico

Innanzitutto bisogna valutare i criteri con il quale si definisce il taoismo; se si considerano gruppi rispetto che altri significherebbe delegittimare quest'ultimi rispetto ai primi. La posizione di Kirkland è quella che non si può fin da subito legittimare dati taoisti come normativi, invece si deve fare uno sforzo nel prendere in considerazione tutti i dati taoisti di tutti i tempi. Questo modo di approcciarsi va contro coloro che erano sicuri di sapere cosa fosse il taoismo e contro i teorici postmoderni che si basavano sul relativismo. Ci sono veramente molti fatti concernenti il taoismo e la scoperta di questi è un processo storico, infatti oggi si conoscono molti più fatti rispetto al secolo scorso. Una corretta comprensione del taoismo si deve basare su tali fatti e iniziare da ciò che i taoisti di ogni epoca, regione, hanno detto e messo in pratica.

Trascendere le reificazioni scorrette della tradizione

L'approccio di Kirkland sul taoismo si basa sull'approccio di Bernard Faure sul chan/zen nel secolo scorso: si ritiene che il chan/zen fosse un oggetto complesso attraverso il quale si arriva alla conoscenza che mutava in base alle realtà sociali. Così il taoismo. Le realtà sociali sono le azioni di centinaia di persone che possono portare sia a qualcosa di astratto (come il taoismo) ma anche a qualcosa di concreto (taoismo o come il chan/zen come alla costruzione del Tempio della Nuvola Bianca a Pechino, importante sia come costruzione sia per ciò che rappresenta ovvero luogo di incontro per dedicarsi alle pratiche di coltivazione interiore, da questo luogo si definì il codice per le pratiche di coltivazione interiore.

Ad esempio, il Tao-tsang è una raccolta di scritti dei taoisti e sui taoisti durante la Cina imperiale e pre-imperiale. Bisogna però comprendere che il taoismo non nasce come una tradizione ortodossa che i capi volevano far imporre ai propri adepti.

Autoidentificazione: il valore del Tao-tsang per identificare le realtà fattuali del taoismo

Non ci sono mai state idee o pratiche comuni a tutti i taoisti e già nella creazione del Tao-tsang i taoisti non si consideravano come seguaci di una stessa comunità religiosa, quindi non essendoci insegnamenti originari o pratiche originarie i taoisti non hanno mai sentito il bisogno di uniformare le loro credenze. A differenza delle altre correnti, il taoismo non nacque dalla volontà di mettere in pratica gli insegnamenti di una grande guida. Non è corretto dire che i taoisti sono coloro che credono nel Tao, altrimenti lo stesso Confucio sarebbe uno dei primi taoisti, cosa errata anche se in molti templi cinesi si vede Confucio abbigliato come il Signore Lao.

Da quali dati partire allora? Da quelli che nel corso dei secoli si proclamavano taoisti: taoisti autoidentificati! Ad esempio, le persone coinvolte nella produzione del Tao-tsang erano senza dubbio persone eminenti della dinastia Ming (1368-1644 d.C.), su ordine dell'imperatore raccolsero tutti i testi ancora esistenti di ogni epoca precedente che consideravano taoisti. Dato che l'ordine era imperiale si suppone che l'importanza del taoismo era riconosciuta anche dall'autorità. Questo materiale è di origini assai diverse e appartengono a gruppi ora distinguibili ora un po' meno, altre totalmente inventati per dare l'impressione di un gruppo sopravvissuto per secoli, e lo possiamo capire dai dati storici che abbiamo!

Tuttavia nel Tao-tsang confluirono una moltitudine di testi che talvolta non venivano neanche considerati taoisti dalle stesse persone che li inserirono. Oppure possiamo ricordare il testo di Mo Ti e il testo di Han Fei. Potrebbero esserci stati dei testi importanti per il pensiero taoista ma che non furono inseriti, ma che tuttavia sopravvissero altrove. Le ipotesi sono molte.

Nel ventesimo secolo si ritenne invece che il taoismo non andava al di là oltre i testi di Lao-tzu e il Chuang-tzu e tutto quello che era oltre era di religione popolare; ovviamente è una convinzione errata! Altri invece ritennero che il taoismo stesso andava contro un interesse reale per la vita sociale, il governo e la morale. Queste persone spesso non avevano mai letto il Tao-tsang, ritenendo il taoismo come corrente marginale rispetto alla corrente ufficiale cinese che è il confucianesimo.

La comunità taoista storica

I primi membri che si autoidentificarono taoisti risalgono alla Cina medievale del V secolo d.C., epoca nella quale il buddhismo aveva il favore politico in tutto il paese. Diverse persone, molto probabilmente aristocratici, che non volevano identificarsi come buddisti, mentre non avevano nulla contro i confuciani, anche se in seguito alcuni confuciani del XII secolo guidati da Chu Hsi ritennero che fosse la loro la giusta Via, ereditata direttamente da Confucio e Mencio ma semplicemente per avere un controllo politico sulla Cina tardo imperiale, accorparono tutte le tradizioni che rispettavano e veneravano e iniziarono ad organizzarsi. Tuttavia, quello che temevano i taoisti non era né il buddhismo né il confucianesimo, bensì l'illusione del sovrano di avere davanti dei culti indecenti! Quindi la loro prima raccolta Tao-chiao si basò soprattutto sul favore politico, includendo tutto ciò che era necessario per garantirsi una posizione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/06 Storia delle religioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shrewa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle religioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Bonola Gianfranco.
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