Approfondimento di alcuni aspetti della religione buddhista
Animali sacri
Molto importante è il leone, animale totemico dei Sakya, il clan di appartenenza di Siddhartha, simbolo di regalità. La letteratura fa molti paragoni tra Siddhartha e il leone, es. la voce del primo e il ruggito del secondo, l’inquietudine spirituale del primo paragonata alla condizione dell’animale ferito. Abbiamo poi l’elefante bianco, il cui avvistamento ancora oggi è presagio di eventi favorevoli nei paesi theravada, che è associato al concepimento del Buddha. Nel racconto del sogno di Mayadevi un elefante bianco a sei zanne penetra nel fianco sinistro della donna. Il cavallo Kanthaka è protagonista della fuga da palazzo nella notte in cui Siddhartha decide di lasciare per sempre la reggia paterno. Poi le gazzelle, le cui immagini coronano le sale di preghiera dei monasteri tibetani, evocano l’evento del primo sermone, quando il Buddha espose per la prima volta il Dharma a cinque discepoli riuniti nel parco delle gazzelle di Sarnath.
Cham
Si tratta di una danza rituale eseguita nei monasteri dai monaci esperti. Rappresenta le divinità evocate durante la meditazione, rendendole manifeste al pubblico laico che vi assiste. È una sorta di esorcismo per eliminare le forze ostili dai partecipanti, i quali contribuiscono economicamente alla realizzazione della cerimonia e assistendovi ricavano dei benefici spirituali. Gli attori danzanti si travestono con maschere e costumi che ricordano le divinità rappresentate, e a suon di musica e gesti teatrali, viene inscenata la vittoria e l’eliminazione del demone ostile, grazie alla divinità tutelare o all’officiante, l’unico insieme agli aiutanti a rimanere con il volto scoperto.
Dharma
Ad un primo livello è l’insegnamento del Buddha, lo svelamento della realtà nella sua vera dimensione condizionata e impermanente. Bisogna comprendere l’insegnamento, non accettarlo come un dogma, ma dargli seguito con l’esperienza personale, l’unica capace di rivoluzionare l’errata percezione della realtà e di portare alla liberazione. Ad un secondo livello il Dharma rappresenta gli elementi ultimi della realtà, ai quali si riconducono e riducono tutti i fenomeni; questi fattori sono impermanenti, esistono in maniera condizionata, ossia in virtù del contatto con altri dharma e la loro combinazione dà origine a fenomeni composti e temporanei.
Festività buddhiste
Nei paesi a tradizione theravada, verso il mese di maggio giugno vengono commemorati il primo sermone e l’inizio della stagione delle piogge che segnava il periodo di ritiro dei monaci dopo i loro spostamenti durante la stagione monsonica. In tale periodo hanno luogo le cerimonie delle ordinazioni temporanee e alcuni laici incrementano le pratiche religiose. Queste si celebrano tutto l’anno in coincidenza con i giorni di luna piena e nuova, ma in prossimità di festività importanti hanno un maggior valore meritorio. Nei paesi di tradizione buddhista tibetana si festeggiano gli eventi principali della vita del Buddha, ai quali si aggiungono la commemorazione di nascita e morte dei fondatori degli ordini religiosi, dei santi e i festeggiamenti in onore dei patroni locali. Molto importante è la festività del Monlam Chemno, che commemora nel corso di 15 giorni gli eventi prodigiosi compiuti dal Buddha a Sravasti. Nel buddhismo estremo orientale il calendario delle feste è molto più ridotto e molte celebrazioni fanno corrispondere usanze buddhiste con tradizioni locali.
Il corredo del monaco
L’elenco dei beni personali di un monaco si conformava all’idea della rinuncia, anche se lui non era legato da un voto di povertà e poteva disporre di proprie ricchezze. I beni erano:
- Ciotola per elemosine
- Tre indumenti: gonnellino, veste e mantello
- Cintura
- Rasoio per radersi il capo ogni due mesi senza l’ausilio dello specchio
- Filtro per l’acqua
- Ago per cucire gli abiti
- Ombrello per ripararsi dal sole
- Bastoncino di legno per ripulirsi i denti
- Ventaglio
- Un paio di sandali
- Bastone
- Rosario
In altri paesi ci furono modifiche rapportate ad usi e condizioni climatiche. L’abito monastico, tradizionalmente la veste tinta di giallo ocra, è andato incontro a varie trasformazioni.
Il rifugio nei tre gioielli
Si aderisce a tre principi, ossia gioielli, ed è un atto sia dei laici che dei monaci che poi si differenziano nella vita e pratica religiosa. Il laico, uomo o donna, deve rispettare 5 precetti:
- Non nuocere a nessun essere vivente
- Non rubare
- Non avere un comportamento sessualmente scorretto
- Non mentire
- Non assumere sostanze intossicanti
Essi hanno il compito di sradicare le cattive abitudini e sviluppare le azioni virtuose di corpo, parola e mente. L’assunzione del voto è individuale e facoltativa, ma molto importante perché osservandolo la persona acquisisce il merito. I laici possono assumere questi voti in occasioni particolari, per periodi limitati, in maniera parziale. Es alcuni voti di paesi theravada sono: non mangiare cibi solidi dopo mezzogiorno, non partecipare a feste con musica e danza, non vestirsi elegante e ornarsi, non dormire su letti alti.
I sei destini
I sei regni appartengono al kamadhatu, in cui tutti gli esseri vivono un’esistenza sul piano sensoriale e condizionata dai sensi. Al di là del kamadhatu, si può rinascere solo come deva di livello elevato:
- Come Brahma del rupadhatu, ossia divinità dotata di coscienza e di due soli sensi che sperimenta diversi stati meditativi
- Come Brahma del arupadhatu, ossia divinità di sola coscienza immersa nella meditazione
Il significato di tale suddivisione sta nel principio di simmetria tra cosmologia e psicologia. Un essere umano che vive con la mente contaminata dall’ignoranza rinascerà nel regno animale guidato dall’istinto. Dunque, quando si agisce correttamente, neutralizzando l’ignoranza, il desiderio e l’avversione, si avranno rinascite favorevoli, ma ancora legate alla sfera sensoriale, mentre esercitandosi nella meditazione e sperimentando stati di quiete e profonda concentrazione si rinasce come Brahma per esistere in una forma più pura. Tuttavia questi livelli più puri non rappresentano il fine ultimo di arrivo, infatti l’accesso al nirvana può trovarsi su qualsiasi piano della dimensione umana e non è necessario attraversare tutti gli stati superiori per raggiungerlo.
I sette gioielli del cakravartin
Secondo le fonti canoniche indiane i sette gioielli toccano in sorte a un monarca universale, il cakravartin, ossia colui che fa girare la ruota, perché in virtù della sua sovranità spirituale mette in moto la ruota della Legge. Si tratta dell’equivalente mondano del Buddha, esercita la sua funzione di sovrano temporale e incarna i principi di giustizia e ordine. I sette tesori sono i seguenti:
- La ruota, cakra
- L’elefante, hastin
- Il cavallo, asva
- Il gioiello che esaudisce i desideri, mani
- La sposa, sri
- Il ministro, parinayaka
- Il generale, senapati
I tre veleni
Sono le tre passioni che affliggono l’individuo e lo imprigionano nel samsara. Sono
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