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Le religioni del mondo - Huston Smith

Induismo

  • Il piacere: l'India non ha fatto del piacere il suo massimo bene, ma non lo condanna. L'India dice di ricercare il piacere, dato che in esso non vi è nulla di male, poiché è uno dei quattro fini legittimi della vita. Il mondo è colmo di bellezza e carico di godimenti sensuali. Ma come ogni cosa l'edonismo richiede buon senso. Soltanto gli stupidi mentiranno, inganneranno per un profitto immediato, o soccomberanno alle dipendenze. Finché si obbedisce alle regole morali si è liberi di perseguire tutti i piaceri che si vogliono. Se quindi il piacere è ciò che vuoi non sopprimere il desiderio ma perseguilo con intelligenza! Arriverà per tutti il momento in cui ci si accorgerà che il piacere non esaurisce il desiderio, è troppo banale per soddisfare la totalità della persona. Gli interessi si spostano allora a...

  • Successo mondano ovvero ricchezza, fama, potere: esso rappresenta un fine troppo degno di nota per essere disprezzato o condannato. Le soddisfazioni che procura durano più a lungo perché coinvolgono la vita di altri. Inoltre un briciolo di successo mondano è indispensabile per mantenere una famiglia e assolvere doveri civili. Ma anche queste soddisfazioni hanno un limite: ricchezza, fama, potere sono esclusivi, non si possono distribuire in maniera uguale e sono precari, sono in mano mia ma prima o poi passeranno ad altri; perseguire il successo è un impulso insaziabile. "La povertà consiste non nella diminuzione dei propri beni, ma nell'aumento della propria avidità" (Platone). Né le fortune materiali né lo status sociale riescono a oscurare la coscienza del resto che ci manca; le conquiste nel successo mondano sono effimere. Non sopravvivono alla morte fisica.

Gli hindu collocano il piacere e il successo sulla Via del Desiderio. Usano questa espressione perché i desideri personali sono i primi a delineare il percorso della vita di un individuo. Non bisogna denigrare questi preliminari. Non si guadagna niente a reprimere questi desideri o a fingere di non averli. Finché il piacere e il successo costituiscono ciò che pensiamo di volere, dovremmo perseguirli, tenendo a mente però prudenza e correttezza.

Dopo la Via del Desiderio vi è la Via della Rinuncia. La rinuncia può nascere dalla disillusione e dalla disperazione, ma anche dal dubbio che la vita riservi qualcosa in più di ciò di cui si ha fatto esperienza. Qui troviamo le persone che si liberano delle cose materiali e passerelle sociali. La Via della Rinuncia può venire solo dopo che uno ha percorso la Via del Desiderio (alcuni avendo ripetuto troppo il gioco provano noia e cercano altri mondi da conquistare). Non tutti gli individui troveranno insufficiente la Via del Desiderio, poiché le persone sono tutte diverse, possono avere uguale età anagrafica ma diversa età psicologica (vedi concetto reincarnazione).

La religione autentica comincia con la ricerca del senso e del significato al di là dell'egocentrismo. Essa rinuncia alle pretese finalistiche dell'ego. Si passa allora a...

  • Interesse nella comunità: si sostiene al contempo la nostra vita e quella degli altri. Le persone trasformano la volontà di ricevere in volontà di dare, la volontà di guadagnare in volontà di servire. Non per trionfare, ma per fare del proprio meglio. Il fedele assolvimento al dovere porta rispetto e gratitudine dei propri pari e il rispetto di sé nel fare la propria parte, però anche questi benefici si dimostrano insufficienti.

  • "Quaggiù non esiste alcun bene, e quanto appare in questo mondo come un bene è finito, limitato, si esaurisce, e una volta esauritosi mette a nudo la necessità" Simone Weil. Quando piacere, successo, servizio perdono il proprio fascino originario ci si arriva a chiedere "È tutto qui?" Quello che vogliamo veramente sono cose che si collocano a un livello più profondo. Vogliamo essere, nessuno vuole morire; vogliamo sapere, siamo insaziabilmente curiosi; cerchiamo la gioia, una tonalità sentimentale opposta alla frustrazione, noia, futilità. Queste sono cose che la gente vuole all'infinito. Una caratteristica peculiare della natura umana è rappresentata dalla sua capacità di pensare all'infinito. La scienza medica ha raddoppiato l'attesa di vita: il fatto di vivere il doppio però ha reso la gente pronta a morire? Ciò che la gente vuole è la liberazione, lo scioglimento della finitezza: l'essere, la consapevolezza e la beatitudine illimitati. L'induismo dice che ciò che le persone vogliono maggiormente lo possono avere e lo possiedono già. Per gli hindu l'uomo è composto da un corpo, una personalità e un Atman-Brahman (divinità) che non muore mai, non si esaurisce mai e non ha limiti in termini di consapevolezza. In ogni uomo è sepolta l'Eternità: l'uomo deve purificare le scorie del proprio essere al punto che il suo centro infinito possa risplendere in piena luce.

Limitazioni nell'uomo

  • Limitazioni alla gioia: il dolore fisico (è dovuto in parte alla paura e può essere accettato se è associato ad uno scopo, o superato da un obiettivo immediato; in casi estremi è possibile anestetizzarlo con farmaci o controllo dei sensi), la delusione derivante dalla frustrazione del desiderio (la vita è così piena di delusioni che siamo probabilmente propensi a pensare che esse siano insite nella condizione umana. Ad un esame attento si dimostra però che ciascuna delusione si oppone ad un'aspettativa dell'ego individuale; vedere le cose sotto l'aspetto dell'eternità renderebbe obiettivi verso se stessi, accettando il fallimento allo stesso modo del successo nel quadro immenso del dramma umano), noia dalla vita in generale (distacco da sé finito e dall'attaccamento a tutte le cose toglie la noia).

  • Limitazione dovuta all'ignoranza: bisogna raggiungere una conoscenza che non implica un'onniscienza in senso letterale, ma si riferisce ad un'intuizione che dischiude il senso di ogni cosa.

  • Limitazione legata a sentire la vita come limitata: se le persone riuscissero a identificarsi con l'essere nella sua totalità sarebbero illimitate, anche se morirebbero comunque. Ogni istante della nostra esistenza è un morire; se non mi identifico con i momenti singoli, non concepisco me stesso come qualcuno che muore a ogni istante, ma mi rappresento come un sé esteso che vive esistenze successive allo stesso modo in cui una vita singola vive momenti successivi. Vedo così la vita in un contesto più allargato.

Yoga

L'infinito si cela nelle profondità del nostro essere, per attingervi si usa lo yoga (unire/sottoporre a un addestramento disciplinato), un metodo formativo mirato a portare all'integrazione o all'unione. Mentre l'Occidente ha ricercato forza e bellezza nel corpo, l'India si è interessata alla precisione e al controllo su ogni funzione del corpo stesso. Ci sono quattro diversi tipi di yoga per entrare in contatto con il divino, poiché la gente si avvicina alla meta da direzioni diverse, dunque devono esserci molteplici percorsi. Il punto da cui si parte dipende dal tipo di persona che si è (ci sono quattro tipi di personalità; Jung fondò la propria tipologia sul modello indiano). Queste tipologie di yoga non sono distinte in compartimenti stagni, ogni essere umano possiede un tantum di tutti e quattro i tipi. Primo passo di ogni yoga è purificarsi dalle impurità grossolane: non fare del male, sincerità, non rubare, autocontrollo, pulizia, temperanza, autodisciplina, desiderio urgente di raggiungere la meta. I quattro tipi di yoga non sono esclusivi uno rispetto all'altro. L'induismo incoraggia le persone a provarli tutti e quattro e combinarli in maniera più confacente ai propri bisogni.

  • Jnana yoga: per chi ha una forte inclinazione alla riflessione, conduce a Dio tramite la conoscenza (non di tipo enciclopedico ma si tratta di un discernimento intuitivo che alla fine trasforma colui che sa in ciò che esso sa). Bisogna imparare a discernere tra il sé superficiale e il sé più ampio; ciò comporta l'attraversamento di tre stadi: l'apprendimento (attraverso l'ascolto di sapienti), la riflessione prolungata e intensa (l'Atman o Dio interiore deve trasformarsi da concetto in consapevolezza e vengono proposti una serie di modi per riflettere: esaminare il linguaggio quotidiano e meditare sulle sue implicazioni, liberare il sé dai suoi ruoli o meglio, recitare pienamente la nostra parte ma non confondere il ruolo che ci è assegnato con ciò che siamo realmente), trasformare la propria autoidentificazione in elemento di continuità (pensarsi come Spirito anche mentre ci si occupa di faccende di tutti i giorni, diventare un ponte tra il proprio ego rivestito di pelle e il proprio Atman; ad aiutare in questo vi è il pensarsi in terza persona).

  • Bhakti yoga: quando la forza motrice della vita non è il pensiero, ma l'emozione. È lo yoga più popolare. Mentre nello jnana yoga Dio è impersonale, qui si respingerà ogni insinuazione che il Dio che si ama sia il proprio Sé più profondo, poiché per questa visione, Dio è altro e deve restare distinto da noi. Il bhakta si sforzerà quindi di adorare Dio con ogni elemento del proprio essere. Per questo tipo di yoga bisogna amare Dio affettuosamente, soltanto per amore dell'amore, così il potere del mondo sarà minore su di noi. Bisogna provare ogni tipo di amore sia fraterno, materno, paterno, coniugale per rafforzare quello per Dio. Gli hindu hanno rappresentato Dio in innumerevoli forme, sostenendo che farlo sia appropriato, poiché nessuna forma esaurisce l'effettiva natura di Dio. È consigliabile che ciascun devoto instauri però un rapporto di attaccamento duraturo con una di esse (ista). Per la maggior parte delle persone la forma ideale sarà una delle incarnazioni di Dio (Cristo, Rama, Krisna, Buddha ecc) scese in terra quando l'equilibrio del mondo è gravemente minacciato.

  • Karma yoga: è per quelle persone che dimostrano una propensione all'attività, poiché si raggiunge Dio attraverso il lavoro. Rimane l'interrogativo se l'inclinazione che sostiene la persona sia prevalentemente affettiva (bhakti - trasferendo interesse e affetti verso un Dio personale distinto da sé) o riflessiva (jnana - identificandosi con l'Assoluto che risiede nel cuore del proprio essere). Il lavoro è un veicolo in entrambi gli approcci in quanto, secondo la dottrina hindu, ogni azione compiuta sul mondo esterno reagisce sull'agente: se io abbatto un albero che mi ostacola la vista, ogni colpo d'ascia scuote sì l'albero, ma lascia il segno anche su di me. Per le persone emotive il modo migliore per lavorare in modo disinteressato è lavorare per amore di Dio. La persona rimane altrettanto attiva quanto lo era prima ma per una ragione legata alla dedizione. Si diventa strumenti di Dio. Ogni compito diventa un rito sacro. Persone simili non sono colpite dallo scoraggiamento, perché non sono motivate dalla volontà di vincere; desiderano soltanto essere dalla parte giusta. Sanno che gli eventuali cambiamenti sono prodotti da Dio quando i cuori degli uomini sono pronti. Per le persone dotate di un'indole riflessiva, il lavoro viene sempre fatto in modo disinteressato, ma ci si identifica con l'Eterno: il lavoratore lavora, ma, nel momento in cui gli atti vengono compiuti dal Sé empirico, il Sé Autentico non ha nulla a che fare con essi, resta distaccato. Queste persone cercano di fare tutto come fosse l'unica cosa da farsi e al suo compimento si volgono al dovere successivo con lo stesso spirito: concentrandosi con calma su ciascun dovere nel momento in cui si presenta. Resistono all'impazienza e all'eccitazione, ma mettono tutta l'energia che possono perché se no la pigrizia sarebbe un'altra forma di egoismo. Una volta conclusa l'azione se ne separano. Accettano perdita, dolore, vergogna con equanimità sapendo che da essi si impara. Riposano nell'Eterno, esperiscono la calma, appaiono emotivamente fermi, anche quando sono intensamente impegnati.

  • Raja yoga: per persone che hanno un'indole scientifica, cercano Dio seguendo una modalità da laboratorio (solo che gli esperimenti sono eseguiti su se stessi, in particolare sulla propria mente). Per questo tipo di yoga il sé umano è un'entità stratificata: corpo, strato conscio, strato inconscio, Essere Eterno. L'intento dello yogi è spingere l'energia psichica del sé verso la sua parte più profonda, allo scopo di attivare il sé autentico. Si corrono dei rischi: nel peggiore dei casi si perderà moltissimo tempo, o ancora peggio si andrà incontro ad una psicosi. Se l'operazione sarà eseguita con precisione, sotto la guida di un direttore esperto, lo yogi emergerà con una potenziata conoscenza di sé.

Otto passi dell'esperimento:

  • Primi due preliminari morali: controllo pulsioni corporee e irrequietezza mentale. Astenersi da violenza, menzogna, furto, sensualità, brama e osservare purezza, continenza, autocontrollo, diligenza, contemplazione del divino.

  • Impedire al corpo di distrarre la mente mentre si concentra: si tenta di raggiungere una condizione corporea a metà tra la scomodità, che tiene svegli e disturba, e al polo opposto, un rilassamento così completo da sprofondare nella sonnolenza; ciò viene fatto tramite delle posture (asana), di cui solo 4 sono importanti per la meditazione, come la posizione del loto.

  • Controllo della respirazione: imparare ad inspirare da una narice ed espirare dall'altra, rallentare il respiro, renderlo omogeneo, ridurre la quantità di aria richiesta, trattenere il respiro.

  • Eliminare dati sensoriali: imparare a chiudere le porte della percezione. Imparare a trasformare la concentrazione da eventualità casuale in una facoltà controllata, che si può innalzare a un punto tale che perfino un tamburo suonato nella stessa stanza sia ignorato.

  • La mente non rimane mai ferma, è come una folle scimmia ubriaca affetta dal ballo di San Vito che è stata appena punta da una vespa. Bisogna insegnare alla mente irrequieta a concentrarsi incessantemente sull'oggetto a cui è rivolta. Questo è un percorso arduo: si comincia rilassando la mente, si sceglie poi qualcosa su cui concentrarsi, cosa non è importante, scompare poi la separatezza tra soggetto e oggetto di contemplazione.

  • Samadhi: stato in cui la mente umana è totalmente assorbita in Dio. L'attenzione è inchiodata sull'oggetto che si sta conoscendo, tutte le forme svaniscono. La mente non pensa a nessuna cosa, ma ciò non vuol dire che ci sia un vuoto completo. Il conoscente è stato condotto alla conoscenza dell'essere totale e si è dissolto in esso.

Stadi della vita

Le persone sono diverse l'una dall'altra e perciò gli uomini hanno bisogno di percorsi diversi per realizzarsi nella vita. Ogni individuo passa attraverso stadi diversi, ciascuno dei quali richiede una condotta appropriata:

  • Studentato (8-12 anni fino a 20): periodo in cui l'allievo abitava a casa del maestro mettendosi al suo servizio in cambio di istruzione. La responsabilità primaria stava nell'apprendere, non solo informazioni fattuali, ma andavano coltivate abitudini e acquisito il carattere.

  • Capofamiglia (inizio con il matrimonio): è questo il tempo per soddisfare il piacere attraverso matrimonio e famiglia, il successo attraverso la professione e il dovere attraverso la partecipazione civica. In questo stadio ci si scontra anche con il processo di invecchiamento: alcuni non lo fanno mai (queste persone non possono essere criticate dato che non vedono altro limite alla vita, non hanno altra scelta che rimanere abbrancati a ciò che sanno). Che la vita abbia un futuro al di là della mezza età dipende dai valori di una persona. Se si prediligono quelli del corpo e dei sensi, allora la vita dopo la giovinezza ha necessariamente una traiettoria discendente.

  • Ritiro: l'individuo (chiamati "coloro che dimorano nella foresta") può approfittare dei benefici concessi all'età e ritirarsi dagli obblighi sociali per evitare che la vita termini prima di capirne il significato. Scorgere un senso nel mistero dell'esistenza rappresenta la sfida finale e affascinante della vita. Questi individui si congedavano dai comfort e dalle restrizioni di casa e si immergevano nella solitudine per lanciare il proprio programma di scoperta del sé, le loro responsabilità vertevano solo su se stessi.

  • Samnyasin "colui che è equanime verso tutti gli esseri": il pellegrino è ora libero di tornare al mondo. Rimane una completa non-entità in superficie per essere unito a tutto alla radice. È il mendicante senza fissa dimora, taglia completamente i ponti con l'aspetto economico, senza alcun luogo fisso sulla terra, nessun obbligo, meta, proprietà, ambizione. Non si identifica con nessuna identità sociale poiché si identifica con l'Eterno.

Casta

La società è divisa in quattro gruppi: veggenti, amministratori, produttori e servitori. Apparve poi un quinto gruppo, gli intoccabili (molti riformatori come Gandhi cercarono di eliminare gli intoccabili dal sistema delle caste e l'attuale costituzione dell'India ne decreta l'illegittimità).

Vi sono divieti di matrimonio e di consumazione dei pasti nei confronti di persone di caste diverse.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia delle religioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Comba Rinaldo.
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