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Storia delle religioni

Le religioni del mondo antico

Le religioni del mondo antico si configurano come religioni etniche, così che l'appartenenza per nascita ad un preciso contesto etnico condizionava la partecipazione alla vita religiosa e questa stessa era garanzia dell'identità culturale. Il politeismo è la caratteristica comune delle religioni del mondo antico; inoltre nessuna di esse ha aspirazioni universalistiche, né si presenta come "religione del libro", in cui siano contenute verità rivelate. I popoli politeisti non separavano e non distinguevano la dimensione religiosa dal complesso delle altre attività umane: così questi sistemi religiosi sono strettamente imbricati su sistemi sociali articolati che si estendono dalla Mesopotamia a tutto il bacino del Mediterraneo, sino all'Europa centrale e settentrionale, tra IV-III millennio a.C. e l'editto di Teodosio del 380, con cui il cristianesimo veniva proclamato religione di stato.

La rivoluzione neolitica in area mediterranea

Per l'era neolitica, lo sviluppo dell'agricoltura e l'allevamento del bestiame stanno all'origine dei primi insediamenti stabili nell'VIII millennio a.C. per l'Oriente (Anatolia). La nascita di questo tipo di vita associata richiede forme di collaborazione: da ciò discende una progressiva elaborazione di tecnologie e di specializzazioni indispensabili a soddisfare i bisogni della società. Nel neolitico il fenomeno religioso principale è la pratica funeraria che prevede il trattamento dei crani, rimodellati in argilla e talvolta dipinti in rosso. In alcuni insediamenti esistevano anche edifici con una qualche funzione cultuale, come a Tell es-Sawwan, nella pianura mesopotamica, dove una di queste costruzioni conteneva delle statuine femminili. Queste possono rinviare al modello della Terra madre, essere supremo femminile garante della fertilità, tuttavia ancora un tipo, in quanto sprovvisto di consistenza ontologica. Da questo tessuto culturale sono decollate, a partire dal IV millennio, le grandi civiltà del Mediterraneo antico.

Area mesopotamica e vicino-orientale

In Mesopotamia, intorno alla metà del V millennio a.C., si diffusero le prime forme culturali, favorite dallo sviluppo dei commerci e delle tecnologie tra diversi popoli dei Sumeri (Golfo Persico), degli Accadi, dei Babilonesi e degli Assiri. I Sumeri si distribuirono sul territorio secondo il modello della città-stato ed entrarono in contatto con le popolazioni autoctone, prevalentemente semitiche. Tra IV-III millenni diedero vita a città come Uruk, Ur e Nippur, nelle quali cominciano a dominare delle dinastie.

L'ascesa di una dinastia semita nella città di Accad (III millennio) dà avvio ad una prima unificazione politica del territorio sotto il regno di Sargon I, che procede ad una espansione imperialistica. La durata di questo regno è però breve, perché una serie di invasioni di popolazioni iraniche vicine travolge il regno sumerico-accadico. Le città sumeriche si risollevano da questa crisi grazie al sovrano di Lagash, Gudea. È il periodo della terza dinastia di Ur, a cui seguirà, nel II millennio, la fase babilonese, dominata dalla figura di Hammurabi, e che vedrà in seguito il paese diviso in due blocchi contrapposti, Babilonia a sud e Assiri a nord.

Se il modello religioso in area mesopotamica è quello sumerico, tuttavia ogni cultura lo ha rielaborato in forma propria ed originale: a Uruk i templi compaiono nella tipica forma a terrazza, la ziqqurat, sulla cui sommità sorgeva il vero e proprio tempio; alla fine del IV millennio, la città è dotata di numerosi complessi templari, come quello dell'Eanna (E-an-na, tempio di An), il Tempio a Pilastri, il Tempio Rosso con al vertice il Tempio Bianco. Attorno al tempio gravitava l'intera vita della città: la gestione della vita religiosa ed economica passava attraverso il santuario, proprietario dei terreni coltivabili, che organizzava le attività produttive forse sotto la giurisdizione di un signore, detto En, capo politico e religioso insieme. En era però anche l'epiteto che designava l'essere extra-umano, conservatosi in alcuni teonimi come En-ki (Signore della terra) o En-lil (Signore del cielo meteorico).

Finché domina la concezione dell'En, l'essere extra-umano non trascende l'uomo, ma piuttosto marca la distribuzione territoriale dei consorzi umani che dal villaggio si organizzano nelle forme della città. Esso è superato nella direzione di un relativo trascendimento quando da una parte un lugal, "politico", "il grande uomo", sostituisce o affianca l'en umano, e quando dall'altra parte all'essere extra-umano viene associata la nozione di dingir, "stella".

Il dingir diventa il determinativo della divinità, mentre il lugal apre la strada alla monarchia. Il lugal si configura quindi come un re ed esercita un controllo sulla sfera religiosa: la regalità infatti origine divina: essa, prima del diluvio, era discesa dal cielo per la prima volta in Eridu di Sumer e, dopo il diluvio, era nuovamente discesa per la prima volta a Kish. Il lugal dunque è un vicario della divinità, alla quale compete di legittimarne il ruolo. Il re tuttavia non è un dio, e finché la regalità non diventa ereditaria, il lugal è tale in quanto sposo della dea Inanna, la "Signora del cielo". Solo con l'avvento del regno di Accad si ha per la prima volta la divinizzazione del re: il primo sovrano divinizzato è Naram-Sin (III millennio).

Città santa divenne Nippur, sede di En-lil, figlio di An, dio del cielo astrale. L'introduzione della monarchia comportò una organizzazione del mondo divino in senso monarchico, così come l'assunzione del principio dinastico determinò l'inserimento di una linea di discendenza nel pantheon. Il numero degli dei (più di duemila) fu organizzato in gruppi fondati su legami di parentela, ma questi non sempre sono omogenei tra di loro, e questa disomogeneità rivela un continuo processo di rielaborazione, che produce anche forme di scissione di figure divine in altre minori e meno complesse, ovvero forme di assimilazione, che trasformano i nomi di divinità, originariamente autonome, in qualità, aspetti ed epiteti di una sola figura divina. È il caso della "Tavola del quattordici Marduk", dove dei come Negal, signore degli Inferi, Samas, dio sole, En-lil o En-ki sono presentati come qualità di Marduk, divinità emergente legata alla famiglia di Hammurabi.

Accanto a queste forme di assimilazione si ha un'organizzazione degli dei in triadi, al cui vertice sta la "triade cosmica" formata da An, En-lil ed En-ki: An è il dio del cielo astrale, la sua sede è Uruk, ha come sposa An-tu; Egli è all'origine del potere regale ed è il garante dell'autorità, fondatore della dinastia divina e padre del re, En-lil, cui spetta l'esercizio dell'autorità regia. En-lil, in quanto signore del cielo meteorico, si colloca a metà strada tra cielo astrale e la terra; sua sposa è Nin-lil e la sua sede è Nippur. En-lil ordina e punisce, e per questo è il "Signore dei destini": da lui discende la decisione di punire gli uomini con il diluvio. En-ki, signore della terra, intesa come sottosuolo, affianca e consiglia En-lil nell'esercizio del potere.

La seconda triade o "triade astrale" è formata dal dio luna Nanna-Su'en (Sin), dal dio sole Utu (Samas) e dalla dea Inanna (Istar), identificata con la stella del mattino, Venere. Nanna-Su'en è figlio di En-lil e Nin-lil, governava il ciclo mensile e fissava i destini: pertanto l'eclissi lunare era interpretata come presagio funesto, segno dell'ira del dio. Attorno a questa divinità vi è una ricca mitologia che fonda anche l'esercizio del potere: nell'Enuma elis infatti, l'origine del mondo dalle membra sparse di Tiamat e la creazione dell'uomo, plasmato da En-ki per suggerimento di Marduk, sono associate alla conquista del potere da parte dello stesso Marduk. Dell'antropogonia si hanno diverse redazioni; in quella sumerica En-ki crea l'uomo per liberare gli dei dalle pene del lavoro, mentre in quella babilonese En-ki crea l'uomo attraverso il sacrificio di un dio, il cui sangue vivifica l'argilla mescolata dalla dea Nintu. Inizialmente quindi l'uomo è creato per servire gli dei e sostituirli nelle attività produttive. Ma la crescita demografica degli esseri umani, dopo una prima fase di obbedienza, favorisce la ribellione: gli uomini si rifiutano di lavorare per tre volte e vengono soffocati con epidemie, siccità e carestie. Quando però si ribellano per la quarta volta, En-lil decide di sterminarli con il diluvio e ciò sarebbe avvenuto se En-ki non fosse intervenuto per salvare almeno uno con la sua famiglia, Atrahasis.

Giglames: "Colui che vide ogni cosa ai confini della terra", per due terzi dio e per un terzo uomo, è il protagonista di un lungo poema, dove percorre il mondo alla ricerca della pianta dell'immortalità. Egli è figura del sovrano (è infatti re di Uruk), in grado di opporsi agli dei senza essere immortale, ma è anche immagine del potere non ancora temperato che si esprime brutalmente. Per questo gli dei danno vita a Enkidu, essere selvaggio e brutale, che si rivela un doppio di Giglames e che prima di affrontarlo deve subire una sorta di processo di culturizzazione nella forma di una iniziazione sessuale.

Sottratto in questo modo alla sfera della natura (dopo l'accoppiamento con una giovane donna non è più in grado di comprendere il linguaggio degli animali) Enkidu affronta Giglames, ma la lotta è pari. Allora i due eroi stringono alleanza e si avviano a una serie di imprese come l'uccisione del mostro Hawawa, che attira su Giglames le attenzioni di Istar. Successivamente muore Enkidu. La lunga ricerca di Giglames, che giunge sino al vecchio Utnapistim, sfuggito al diluvio e divenuto immortale per concessione divina, non ottiene l'esito sperato; l'eroe non conquista l'immortalità e deve rassegnarsi alla condizione umana. Il racconto di Giglames è un mito di fondazione dell'ineluttabilità della morte e del limite e della misura della regalità nel mondo umano.

Il culto

Il sistema cultuale era scandito da un ciclo festivo annuale, fondato sul corso lunare. Ogni mese e ogni giorno avevano una divinità tutelare, alla quale erano dedicati; il ciclo festivo e il calendario permettevano di esercitare un controllo sulla realtà e di rinnovarla, sottraendola al caos delle origini: il mondo umano veniva così ricondotto entro i confini gerarchici stabiliti dagli dei. Il complesso culturale prevedeva la presenza di un personale specializzato: nella fase sumerica al vertice sacerdotale era l'en umano e al di sotto di esso una serie di specialisti addetti al culto, governati dal sommosacerdote. Gli addetti alla divinazione erano in grado di leggere i segni che nella natura rivelano la volontà e i disegni segreti degli dei.

Siria e Palestina

Interessante per il suo ruolo storico è l'antica Ugarit, fiorita attorno alla metà del II millennio a.C., sulla costa siriana. Per la città sono documentati la presenza di congregazioni analoghe ai tiasi greci, un pantheon organico e strutturato, su cui dominano le figure di El, dio creatore, e Ba'al, divinità guerriera che alla fine di una serie di imprese e di lotte ottiene la regalità sul mondo. Ba'al, figura di dio meteorico, rapportabile al sumerico En-lil, al greco Zeus e al romano Iuppiter, compie due imprese decisive per l'ordinamento cosmico quando combatte contro Yam e contro Mot.

Lo scontro con Yam (mare) si configura come una lotta per il potere, attraverso la quale Ba'al assume la regalità e Yam viene collocato nella sua funzione di elemento indispensabile alla vita e all'armonia cosmica. Il conflitto con Mot (morte) è più complesso, perché Ba'al esce sconfitto e viene inghiottito dalla gola di Mot, che viene però poi annientato dalla dea Anat, scesa negli Inferi alla ricerca di Ba'al. Questi, sepolto da Anat, alla fine resuscita, facendo rifiorire la natura, che durante il suo soggiorno negli Inferi aveva arrestato il suo ciclo produttivo.

Anatolia

Prima dell'affermarsi dello stato ittita, tra il XVI e il XIII sec a.C., la regione risentì dell'influsso assiro, per la presenza di empori commerciali. Quando arrivarono gli Ittiti, all'inizio del II millennio, trovano un contesto etnico già stabilizzato al quale essi si sovrappongono, assimilandone le caratteristiche e le tradizioni ed usandone le lingue. La religione ittita è perciò il frutto di una sintesi. Prima del secolo XIII a.C. non è riconoscibile alcun tentativo di sistemazione del pantheon. Il re, invocato come "sole" è associato alla divinità solare: esso presenta una serie di tipologie, collegati con fenomeni naturali e funzioni umane: un "dio tempesta", titolare della pioggia sia benefica sia distruttrice; un "dio sole" luminoso, garante della giustizia; un "dio luna", che governa i giuramenti. Dal XV secolo a.C. la religione subisce un forte fenomeno di adeguamento a modelli hurriti, che sfocia nell'esaltazione del ruolo del re.

La religione ittita ha una frammentaria tradizione mitologica; probabilmente risente dell'influsso mesopotamico la vicenda di Telepinu, dio della tempesta e della vegetazione che abbandona la terra irato, determinando così una crisi cosmica, analoga a quella prodottasi con la morte della sumerica Inanna o dell'ugaritico Ba'al. Un altro mito, che narra la lotta del dio tempesta contro il drago Illuyanka (drago, serpente), custode delle acque sotterranee, presenta analogie con la vicenda babilonese che contrappone Marduk a Tiamat e con la vicenda di Ba'al contro Yam e Mot. In contatto con tutti i popoli del Mediterraneo, compreso l'Egitto che li affrontò nella battaglia di Qadesh, sull'Oronte, nel 1296 a.C., gli Ittiti, con un impero esteso dal Mediterraneo all'Eufrate, dal Mar Nero alla Siria, si rivelano un punto di convergenza e d'irradiazione di modelli culturali.

Egitto

L'età neolitica è caratterizzata dalla presenza di villaggi culturalmente omogenei, distribuiti tra il Delta e la Valle del Nilo. Secondo la tradizione, fino alla I dinastia il paese era diviso in due regni, il Basso Egitto e l'Alto Egitto. Con la terza dinastia inizia la storia del Regno Antico (2700-2200 a.C.), terminata con la VI dinastia. È il periodo delle grandi piramidi, in cui si consolida il carattere divino del potere del re, che assume il titolo di Horo d'Oro o Figlio di Ra. A questo primo periodo segue il "primo periodo intermedio" (2200-2061) in cui l'Egitto vede un indebolimento del potere centrale, cui segue una frammentazione del territorio.

Nel 2061 a.C. sale al trono Montuhotep II con il nome di Seankhibtaui, "Colui che vivifica il cuore delle Due Terre", che riunifica l'Egitto e sposta la capitale a Tebe. L'espansione politica e militare continua fino alla XIV dinastia. Con l'invasione degli Hyksos ha inizio il "secondo periodo intermedio", dominato da due dinastie (XV e XVI), che assunsero le caratteristiche culturali egiziane, introdussero nuove tecnologie. Il Nuovo Regno inizia nel 1550, con la XVIII dinastia: Ahmosis caccia gli Hyksos e stringe alleanze con i regnanti di Mitanni e con gli Ittiti: in questa fase assume un ruolo importante la Regina madre, mentre i rapporti tra re e casta sacerdotale conosce momenti di tensione soprattutto quando sale al trono Amenhotep IV, che cambiò il suo nome in Akhenaton, "Gradito ad Athon", dando l'avvio ad una riforma religiosa.

Di fatto si scontrò con il clero tebano di Amon-Ra, assegnando il ruolo supremo ad Aton, dio del disco solare: questi diventa il faraone celeste, visibile, contrariamente ad Amon, il dio nascosto. L'inconoscibilità di dio, fondamentale per il clero di Amon, con Aton si arrestava nella figura del re, "figlio di Aton", che diventava l'interprete del dio e responsabile del mondo. Scomparso Akhenaton, con il regno di Tutankhamon si riafferma il culto di Amon-ra. L'espansione politica e militare continua durante la dinastia dei Ramessidi, un periodo che vede eventi di grande rilievo, come lo scontro con gli Ittiti a Qadesh, durante il regno di Ramses II, e l'esodo degli ebrei. Con il secolo XI a.C. inizia un "terzo periodo intermedio", caratterizzato da lotte dinastiche e un progressivo indebolimento della potenza egiziana.

Il "dio-re"

Con titoli come "I Due potenti sono incoronati" o "Le due Signore sono in pace per mezzo suo", il re evocava l'unificazione raggiunta con la I dinastia. Tutta la religione egiziana è condizionata dalla concezione di una regalità divina e l'unità del paese è assicurata dalla continuità dell'istituto monarchico per cui, a sua volta, è necessaria l'assunzione del principio dinastico. Il faraone, finché è in vita e guida il paese, è Horo, figlio di Osiride; su questo legame di padre e figlio si regge la regalità che trova nel mito di Osiride la sua legittimazione. Osiride è il dio defunto, ucciso dal fratello rivale Seth, che vuole usurparne il trono e ne smembra il cadavere, spargendone le parti in tutto l'Egitto. Iside, sorella e sposa di Osiride, recupera e ricompone il corpo, riuscendone ad avere un figlio, Horo. Horo combatte e vince Seth, ottenendo il trono che gli spettava di diritto. Su questa vicenda mitica si fonda il diritto dinastico egiziano, in base al quale il re defunto diviene Osiride e regna sull'Aldilà, mentre il re vivente assume il nome di Horo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/06 Storia delle religioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ostakista di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle religioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Bonola Gianfranco.
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