Estratto del documento

EREDITARE IL FUTURO

L. Casini

(riassunto)

INTRODUZIONE

TUTELARE E VALORIZZARE IL PATRIMONIO CULTURALE:

UNA “CLAUSOLA” PER L’ETERNITA’?

1. Un patrimonio ricco di diritto

Nel Purgatorio di Dante , al canto XI, vv. 82-83, il poeta racconta di un uomo che guarda certi fogli

di un libro di diritto, miniati dal pittore Franco Bolognese , e si accorge che queste carte “ridono”.

Con questi versetti nasce in un certo senso la nostra critica d’arte, dimostrando lo stretto legame tra

diritto ed arte che ha radici antiche e che dimostra quanto il diritto abbia influenzato la formazione di

una consapevolezza circa l’esistenza di un patrimonio culturale e la sua valenza per la collettività.

Basti pensare alla stessa espressione “beni culturali”, che ha avuto origine grazie alla Convenzione

dell’Aja del 1954 e che ci parla della protezione di detti beni in caso di conflitto armato.

Una maggiore presa di coscienza di tutto ciò è avvenuta però solo negli anni Settanta del XX secolo

quando, ad esempio, in Italia è stato istituito il Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali.

Questa maggiore sensibilità ha avuto origine da due Convenzioni dell’UNESCO, la prima del 1970

che riguarda le misure da adottare per impedire l’illecita importazione ed esportazione dei beni

culturali, la seconda del 1972 che disciplina la protezione del patrimonio culturale mondiale.

Un altro fenomeno che velocizzò una disciplina in merito ai beni culturali non è stata una legge o

convenzione, bensì il suicidio di Mark Rothko, avvenuto a New York il 25 febbraio 1970 che apriì

delle conseguenze giuridiche in merito alla contesa sull’eredità dell’artista che portò a relazionarsi

diritto ed opera d’arte.

Da ciò nasce, negli anni successivi, l’urgenza di approdare ad una nuova visione giuridica che integri

insieme il “patrimonio culturale”, con le sue “funzioni” ed il suo “contesto”, determinando così il

conseguente regime di tutela, fruizione e valorizzazione. Per fare ciò, oltre alla scienza giuridica,

l’economia e la statistica, che rendono possibili

occorre anche il supporto di altre discipline, come

conoscere cifre e dati sulle reali condizioni in cui si trova l’amministrazione del patrimonio culturale

in Italia.

2. Il patrimonio culturale tra globalizzazione e mitologia giuridica

Per offrire una chiara lettura giuridica delle problematiche riguardanti il patrimonio culturale, è

innanzitutto necessario considerare la ricostruzione del contesto di riferimento. Abbiamo già detto

l’istituzione del Ministero

che in Italia si è iniziato a studiare i beni culturali negli anni Settanta, con

per i Beni Culturali. Questo ritardo ha determinato alcuni difetti di comprensione della messa a fuoco

dei problemi e istituti giuridici, portando alla diffusione di alcuni “miti” che ancora oggi condizionano

in questo settore. Un primo mito è quello del cosiddetto “benculturalismo” che

le scelte politiche

riguarda la eccessiva estensione della nozione di bene culturale e i relativi danni. Vi è poi il problema

della valorizzazione che attiene alla difficoltà di definire e regolare le funzioni in materia, ed infine

l’infinita riforma organizzativa (si pensi che il nostro Ministero ha visto ben 5 riforme nell’arco di 20

anni).

Un altro problema da prendere in considerazione è quello della cosiddetta globalizzazione, un

fenomeno già presente nel 1500 con gli imperi coloniali portoghese e spagnolo. Basti ricordare solo

l’attenzione internazionale per le distruzioni di beni culturali perpetrate dall’ISIS e l’attivazione dei

“caschi blu” per la cultura da parte dell’UNESCO.

La globalizzazione ci richiama a tre ambiti che riguardano altrettanti percorsi giuridici:

a) La creazione di un sistema globale per la protezione dei siti UNESCO dichiarati Patrimonio

mondiale dell’umanità;

b) La formazione di un quadro normativo internazionale per la circolazione dei beni culturali e i

suoi limiti;

L’adozione di regole globali riguardanti musei e mostre.

c)

E’ necessario altresì soffermarsi anche su quella che rappresenta una delle più importanti novità

legislative intervenute in Italia negli ultimi decenni, ossia il beneficio fiscale a favore del

mecenatismo culturale, il cosiddetto “artbonus”, introdotto con il Decreto Legge n. 83 del 2014.

3. Quattro dilemmi

Per meglio comprendere come l’analisi giuridica può offrire il proprio contributo in campo di beni

culturali, è utili considerare quattro dilemmi che riguardano appunto la regolazione del patrimonio

culturale. E’ un dilemma non solo italiano

Il primo dilemma è quello del rapporto tra pubblico è privato.

che riguarda il regime proprietario, il mecenatismo, le imprese e i cittadini, argomenti che ci fanno

capire come a fianco della tutela si sia progressivamente affiancata la valorizzazione.

Il secondo dilemma è quello tra “retenzione” (=trattenere) e circolazione internazionale di

opere d’arte. E’ una questione molto antica: basti pensare al noto caso della spoliazione di opere

dall’Italia alla Francia. Oggi l’analisi giuridica ci dice quali sono le norme che disciplinano lo scambio

delle opere.

Il terzo dilemma riguarda la progettazione di mostre. In Italia, ad esempio, negli ultimi 20 anni,

si è vista una certa esternalizzazione dei servizi cosiddetti aggiuntivi, compresa anche la progettazione

di mostre, cosa che ha portato lo Stato a non sviluppare una propria competenza nel settore museale.

Il quarto dilemma riguarda i limiti della nozione di patrimonio culturale, vale a dire il rapporto

E’ emersa soprattutto negli ultimi anni la necessità

tra beni culturali, beni paesaggistici e ambiente.

di inquadrare correttamente la funzione di valorizzazione del paesaggio in rapporto alla tutela.

4. Le soluzioni organizzative

Come si è organizzato lo Stato italiano per risolvere questi dilemmi?

Per capirlo è necessario conoscere l’evoluzione del Ministero per i Beni Culturali dalla sua istituzione

ad oggi, esaminando in particolare la riforma del 2014 che ha molto puntato su due ambiti: i musei e

gli archivi.

Infine, per meglio conoscere i limiti e le potenzialità dei modelli organizzativi usati per

l’amministrazione del patrimonio culturale, è necessario analizzare il Grande Progetto Pompei che

presenta uno straordinario esempio dove si intrecciano grandi temi come le implicazioni della

globalizzazione, la scelta del modello organizzativo, il ruolo dei privati, il distacco e lo spostamento

delle opere, la pianificazione urbanistica e paesaggistica del sito e delle aree limitrofe.

5. Quale eredità per il futuro?

Per poter affrontare queste complesse problematiche legate al patrimoni culturale, è necessario poter

discipline. Dal 2014 l’Italia sembra essersi resa

integrare la prospettiva giuridica con quella di altre

conto dell’importanza strategica del settore del patrimonio culturale. E’ stata introdotta una forte

agevolazione fiscale, è stata fondata una Scuola del Ministeri dei Beni e delle Attività Culturali e del

Turismo, sono stata previste nuove assunzioni tramite concorsi. Le leggi di stabilità del 2015 e 2016

hanno stanziato risorse significative per la cultura.

Tutti questi sono passi importanti, ma non bastano. Occorre partire dall’inizio, dall’educazione alla

tutela del patrimonio culturale e dal conoscere la sua storia. Ciò è sancito anche dall’art. 9 della nostra

Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica.

e artistico della Nazione”. Questo dettato costituzionale

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico

rappresenta uno di quei principi che non possono essere sovvertiti o modificati, una specie di

“clausola eterna” (eternal Ma se questa clausola può definirsi “eterna”, lo stesso vale per

clause). le

forze di distruzione dei beni culturali, che sono legate alla stupidità umana.

PARTE PRIMA

LA STORIA E IL CONTESTO: CRONACHE DI UN QUARANTENNIO

CAPITOLO PRIMO

LE POLITICHE DEL PATRIMONIO CULTURALE IN ITALIA:

POCHE STRUTTURE, MOLTE CONGETTURE

“svolta” degli anni Settanta

1. La

Nel 1974 grazie alla ferma volontà di Giovanni Spadolini è stato creato il Ministero per i Beni

Culturali e per l'Ambiente, successivamente denominato Ministero per i Beni Culturali e

Ambientali: con tale atto l'espressione beni culturali entra nella nostra legislazione e, oltre alla

tutela, prenderà sempre più forma la “valorizzazione”, proprio a causa dello stato di benessere che

concretizza l’art. 9 della Costituzione che vede il patrimonio storico ed artistico della Nazione non

solo quale oggetto “statico” da tutelare, ma anche come strumento “dinamico” essenziale per lo

sviluppo della cultura.

A partire dagli anni Settanta, quindi, il diritto del patrimonio culturale assume sempre più importanza

Dall’istituzione del Ministero si è passati all’approvazione

anche nella scienza giuridica e politica.

del Testo Unico e poi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, fino ad arrivare, nel 2014 e 2015,

ad importanti riforme.

Fino al 2014 ha prevalso l'attenzione verso la sistemazione dell'esistente rispetto al tentativo

di dotare il sistema del patrimonio culturale di nuovi mezzi.

2. Le strutture

Una breve carrellata di testimonianze d’autore, mostrano una delle principali caratteristiche del

patrimonio culturale e cioè la molteplicità di interessi pubblici ad esso ricondicibili.

Nel 1787 Goethe osservava che il fumo delle candele danneggiava l’opera di Michelangelo.

Tra il 1801 e il 1812 Lord Elgin trasportò i fregi del Partenone da Atene a Londra.

Nel 1829 Stendhal era turbato dal degrado delle colonne di San Lorenzo a Milano.

Nel 1916 Henry James denunciava l’incessante passaggio di quadri e statue dall’Europa agli Stati

Uniti.

Appare evidente un interesse al controllo della circolazione, al commercio, alla conservazione delle

cose di interesse storico ed artistico e alla loro restituzione.

Si parla anche di un interesse alla preservazione fisica del bene, cui si collega la conservazione o

meno del bene nel suo contesto originario. E’ il caso di intervenire con un giudizio sui benefici di un

ampio godimento, da parte della collettività, del valore espresso dal bene culturale rispetto ai danni

causati dalla decontestualizzazione del bene stesso. Ad esempio, nel 1965 il Tempi di Dendur, in

Nubia, risalente al 15 a.C. è stato donato dal governo egizio agli Stati Uniti ed è ancora oggi visitabile

nel Metropolitan Museum of Art di New York, mentre invece la Porta del mercato romano di Mileto

(120 a.C.) è stata ricostruita nel Pergamon Museum di Berlino.

Vi è poi l’interesse alla fruizione pubblica del patrimonio storico ed artistico ed alla diffusione della

sua conoscenza, legato anche all’uso della cosa, come ad esempio un luogo o un edificio.

Tutto ciò ha portato la scienza giuridica a fornire una classificazione dei diversi interesse pubblici

collegati al patrimonio culturale e tra queste vi è il cosiddetto “public interest” che può essere

scomposto in quattro componenti:

a) La conservazione fisica (preservation);

L’autenticità (cultural truth);

b) L’accessibilità (access);

c) L’identità nazionale (cultural nationalism).

d)

Altro tentativo è stato quello di distinguere cinque categorie:

L’interesse globale della società civile (accesso, libera circolazione per mostre ed esibizioni,

a) protezione dei diritti umani);

b) Gli interessi nazionali degli Stati nel conservare beni di rilievo nazionale;

c) Gli interessi privati dei proprietari e degli artisti;

d) Gli interessi dei beni stessi (funzione religiosa, conservazione nel contesto, integrità fisica)

e) Gli interessi di mercato.

La molteplicità degli interessi si riflette sul rapporto tra pubblica amministrazione e privati. La varietà

di interessi e la costante dialettica tra pubblico e privato rendono impossibile affidare ad un unico

potere pubblico tutti i compiti legislativi e amministrativi in materia. Questa pluralità di interesse

permettono di considerare il settore del patrimonio culturale come un vero e proprio sistema sociale

in cui art players e art supporters agiscono a livello sia nazionale sia internazionale.

Di conseguenza quindi accanto alla molteplicità di interessi, alla dialettica tra pubblico e privato, ci

saranno anche molteplicità di attori pubblici, ovvero più soggetti istituzionali (stato, regioni, enti

locali) fa si che vi siano spesso intrecci e dagli anni 70 questi intrecci cominciano a chiedere soluzioni

e risposte da parte dell'ordinamento.

3. Le congiunture e gli avvenimenti

L’aumento di problematicità che ha caratterizzato il patrimonio culturale negli ultimi 40 anni dipende

da numerose cause e concause.

Innanzitutto vi è l’affermazione dello Stato del benessere che, partito nel dopoguerra, si è sviluppato

intorno agli anni Sessanta. Si è passati dalla dicitura “cose d’arte” o “cose di interesse storico –

artistico” a “beni culturali”, proprio per rendere meno elitario questo settore. A ciò si aggiunge anche

l’esigenza di far conoscere, diffondere e rendere accessibile l’immenso patrimonio storico ed artistico

della Nazione.

A questo periodo, verso la fine degli anni Ottanta, ne seguo uno di crisi economico-finanziaria che

porta ad un contenimento della spesa e nel settore dei beni culturali i privati vengono visti come

produttori di reddito; si diffondono i cosiddetti servizi aggiuntivi, le erogazioni liberali e le

sponsorizzazioni. A partire dagli anni Novanta, poi, il patrimonio culturale di proprietà pubblica viene

inserito all’interno del programma di dismissione immobiliare, con il timore che si arrivasse ad una

sua possibile “svendita”.

Nel frattempo, il sistema amministrativo prosegue nel processo di decentramento che coinvolge anche

il patrimonio culturale: con il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004 vengono ripartiti i

compiti amministrativi tra il potere centrale e i poteri regionali e locali. Inoltre, con la realizzazione

del mercato comune europeo, viene presa in considerazione anche la circolazione dei beni culturali,

sino ad arrivare a riconoscere, proteggere e valorizzare un patrimonio culturale comune. Assistiamo,

quindi, da una parte al riconoscimento dei siti UNESCO all’interno del patrimonio mondiale

dell’umanità, e dall’altra al riconoscere valore alle singole identità nazionali.

4. Gli interventi normativi

Di fronte a questo panorama così variegato, le soluzioni trovate dal legislatore non sono state sempre

tempestive ed organiche e, pur se dal dopoguerra ad oggi le iniziative legislative in materia di

patrimonio culturale sono state molte, pochissime hanno avuto carattere sistematico.

Il lungo percorso verso le riforme

L’impianto delle leggi inerenti il patrimonio culturale sono quelli risalenti al 1939 e, fino agli anni

Novanta, si sono susseguite due categorie di misure: quelle di finanziamento e quelle di natura

organizzativa (prima fra tutte l’istituzione del Ministero). Nel mezzo ci sono state poche eccezioni,

come la Legge n. 310 del 1964 che istituiva la Commissione Franceschini, la Legge n. 800 del 1967

sugli enti lirici, la Legge n. 512 del 1982 sul regime fiscale dei beni culturali, la cosiddetta Legge

Galasso n. 431 del 1985 sui beni ambientali, la Legge n. 163 del 1985 sullo spettacolo con la

istituzione del Fondo Fus e la cosiddetta Legge Ronchey n. 4 del 1993 sui musei statali.

Dalla fine degli anni Novanta, poi, sono iniziati gli interventi di riassetto normativo. Si arriva

all’approvazione del Testo Unico del 1999 e poi al nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio

del 2004, corretto ed integrato nel 2006 e nel 2008.

Molti interventi normativi sono scaturiti dall’esigenza di recepire norme di rango internazionale,

come ad esempio la Convenzione Unidroit del 1995 sul ritorno internazionale dei beni culturali rubati

o illecitamente esportati. Tra gli sviluppi più recenti si ricordano le Convenzioni Unesco per la

salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, nonché la Convenzione di Faro che pone l’accento

sulla nozione di bene culturale e di cultura.

Possiamo quindi concludere dicendo che, negli ultimi 40 anni, la disciplina legislativa inerente il

patrimonio culturale si è articolata intorno a quattro filoni:

1) Il finanziamento straordinario e/o il supporto emergenziale;

2) Il recepimento di normative europee o internazionali;

3) La riorganizzazione del Ministero;

4) La continua ricodificazione.

Il patrimonio culturale tra (ri)organizzazione e codificazione

Dopo questa prima fase di interventi, soltanto alla fine degli anni Novanta il legislatore ha intrapreso

un cammino di riforma. Negli ultimi 15 anni la normativa in materia di patrimonio culturale si è

l’organizzazione e la codificazione, quest’ultima molto ardua come

polarizzata attorno a due priorità:

impresa a causa della strutturale complessità della materia. Si amplia in questo periodo anche il

concetto di valorizzazione che porta inevitabilmente ad un processo di decentramento amministrativo,

distribuendo la valorizzazione tra Stato, regioni ed enti locali.

5. Gli sviluppi della scienza giuridica

Il patrimonio culturale è stato più volte considerato, in Italia, un “terreno” adatto per indagare istituti

del diritto pubblico. Molto importante è stato il tema della proprietà, incentrando dopo le leggi del

sulla qualificazione giuridica delle cose d’interesse storico ed artistico e sui

1939 i

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 32
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tusini, libro consigliato: Ereditare il futuro, Casini Pag. 1 Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tusini, libro consigliato: Ereditare il futuro, Casini Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tusini, libro consigliato: Ereditare il futuro, Casini Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tusini, libro consigliato: Ereditare il futuro, Casini Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tusini, libro consigliato: Ereditare il futuro, Casini Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tusini, libro consigliato: Ereditare il futuro, Casini Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tusini, libro consigliato: Ereditare il futuro, Casini Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tusini, libro consigliato: Ereditare il futuro, Casini Pag. 31
1 su 32
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marinocarmine di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Tusini Gian Luca.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community